Il culo

Nell’antichità, una coppia di trogloditi soleva accoppiarsi esclusivamente sfruttando il condotto anale, a discapito di quello tradizionale. Capitò che la compenente femminile della coppia avesse un pesante ritardo nel ciclo mensile: i due primati erano dunque molto preoccupati, perché un figlio in quel periodo delle loro vite avrebbe costretto lei a rinunciare alla sua vita da donna in carriera e lui a cercare un posto dove fuggire.

I giorni passavano, e la donna, in preda all’ansia, decise di fare un test di gravidanza molto in voga all’epoca.  Recatasi dal suo compagno, gli chiese di prendere un masso di apprezzabili dimensioni e di scagliarglielo ripetutamente, con violenza, nella zona dell’utero, per poi sedersi sul vaso ed attendere le eventuali conseguenze. Molte ore dopo, la tanto temuta gravidanza era ormai scongiurata: la donna non aveva espulso alcunché, ma in compenso era deceduta per le ferite riportate. Per l’uomo, un grande sospiro di sollievo: la fecondazione per via anale non era quindi possibile. Di lì, il detto “avere culo”.

Boh, vabbè.

Qualche mese dopo, il cavernicolo non aveva ancora capito bene come funzionasse la procreazione, ed era ormai portato a pensare che la storia dei bambini sotto ai cavoli non fosse poi questa gran fesseria. Conobbe una nuova fiamma, ma quando egli le propose di farsi conoscere analiticamente lei negò l’accesso al suo prezioso didietro, costringendo il primitivo ad accontentarsi del sopravvalutato orifizio vaginale. Qualche settimana dopo, la donna cominciò ad accusare nausea e dolori al seno, ed alla proposta, da parte di lui, di un test di gravidanza scappò urlando in un villaggio lontanissimo dove, nove mesi più tardi, diede alla luce tredici gemelli. Nati i pargoli, la madre, insieme a loro, si recò dal padre (che, nel frattempo, aveva incontrato altre ventitré femmine che non gli avevano posto le terga, e le cui pance avevano curiosamente preso a levitare) e pretese assegni di mantenimento, cambi di pannolino e levatacce per placare i pianti. Di lì il detto “prima o poi il culo finisce”.

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Nella foto: il padre, con il numero 7, impegnato nel calcetto con gli amici

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.