Sliding doors

Partiamo dalla fine: minuto 94 di Roma Inter, Milito si avventa su un pallone vagante dentro l’area di rigore giallorossa e di sinistro scaglia un bolide che si stampa sul palo, rischiando di abbatterlo. La partita finisce, la Roma vince 2-1 e accorcia il distacco ad una sola lunghezza, portando a suo appannaggio la classifica negli scontri diretti. E non finisce qua, dato che il Milan, impegnato nel posticipo della  domenica contro la Lazio, in caso di vittoria aggancerebbe i giallorossi a quota 62 punti.
Adesso proviamo a fare un gioco. Come nel film “Sliding Doors”, proviamo ad ipotizzare cosa sarebbe successo nel caso in cui, invece di vederci sbattere la porta in faccia, quel pallone di Milito si fosse infilato nella rete di Julio Sergio, portando il punteggio sul 2-2. Inter a +4 dalla Roma, con vantaggio anche nella classifica degli scontri diretti in virtù dei 2 gol realizzati all’Olimpico. Nella serata, la Lazio ferma il Milan sul pareggio e anche i cugini restano a –4 dalla vetta.
Leggendo quanto scritto sopra, sicuramente la prima cosa che vi sarà balenata in testa sarà il vecchio adagio “se mia nonna avesse le ruote sarebbe un carretto” o eventuali varianti relative ad un sempreverde coin-op da bar.
Verissimo, con i se e con i ma non si va da nessuna parte. E questo mi trova perfettamente in sintonia dato che in fondo non ho mai amato troppo le classifiche virtuali.
Spostiamo però l’attenzione sull’impatto che quel gol avrebbe avuto sui nostri stati d’animo, sui commenti e le considerazioni lette e sentite sul blog, in rete, in tv, sui giornali e anche nella vita reale.
In primis, Mourinho sarebbe già stato eletto guru di tutti i guru, vista la geniale mossa della cosiddetta “fajolada” finale. Genio del calcio assoluto, in grado di gestire al meglio sia l’aspetto tattico della sua squadra, sia quello di tenere in pugno un gruppo coeso di giocatori, affrontando egregiamente anche alcuni casi spinosi come l’affaire Balotelli.
E invece no. Oggi Mourinho è un pirla, capace solo di affidarsi a mosse della disperazione ereditate dal vecchio, bellissimo, “sensible soccer”, nonché incapace di mettere da parte il proprio orgoglio, ostinandosi a lasciar fuori squadra Mario Balotelli, considerato (a ragione o torto) la panacea di tutti i mali.
Secondo punto, la prestazione. Sento di una partita giocata male, dove la Roma avrebbe strameritato di vincere, pur facendo due gol con due tiri e mezzo verso la porta di Julio Cesar, per l’occasione travestitosi da Babbo Natale in occasione della rete di Gabidan Futuro (cit.).
Se Milito avesse segnato al minuto 94, molto probabilmente in tanti si sarebbero ricordati di citare anche i due pali precedentemente colpiti dai nostri, nonchè un altro paio di occasioni clamorose create. E non sarebbero mancati i sostenitori della tesi che, dopo una simile sfortuna, senza quel gol la sconfitta sarebbe stata una beffa, dato che anche il pari ottenuto sarebbe stato risultato stretto. Di contro i giallorossi avrebbero (giustamente) consumato quintali di fazzoletti usa e getta, piangendo per ore sul fuorigioco di 20 cm di Pandev in occasione del gol dell’1-1.
Terzo, gli scenari futuri. Al momento a sentire alcuni sembrano nerissimi. Come sarebbero stati nel caso in cui quel tiro al minuto 94 ci avesse regalato il pari? Molto probabilmente, con 4 punti di vantaggio a 7 giornate dalla fine, avremmo già iniziato il count-down.

Insomma, pensate quale peso possa aver avuto quel palo. E qui vi chiedo: un singolo episodio può essere in grado di  condizionare tutti i giudizi? Può essere l’ago della bilancia per  valutare il lavoro fatto dal ritiro statunitense di  luglio ad oggi?
Personalmente credo di no. Sia in un senso che nell’altro. Al momento non nego che ci siano alcuni problemi, ma forse un pizzico di equilibrio in più nei giudizi non guasterebbe.
Stesso discorso nella valutazione dell’importanza delle competizioni. Ho sentito molti interisti che sino a qualche tempo fa “il campionato non vale niente e infatti in Europa ci massacrano”, affermare adesso che “non si può perdere il campionato per essere competitivi in Europa”. Insomma, di due l’una.
Chiudo, infine, con un dato statistico: le nostre 4 sconfitte sono arrivate tutte alla vigilia di partite di Champions. Sarà un caso?

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