Un solo obiettivo

Possibile parlare di Chelsea-Inter senza parlare di Mario Balotelli? Forse no, ma sicuramente necessario. Indispensabile. Mourinho e la squadra hanno scelto di prendersi tutti i rischi e le responsabilità del caso, noi avremo tempo e modo di parlare dell’ennesima questione-Balotelli: ciò che non può essere rimandato, ciò che deve avere la priorità assoluta è il match di stasera.

Chelsea-Inter, ritorno degli ottavi di finale di Champions League.

Blocchiamo sul nascere le facili illusioni: il Chelsea è più forte dell’Inter in valori assoluti, e ancora di più lo è dell’Inter vista recentemente. Lo sapevamo al momento del sorteggio, lo sapevamo a gennaio, lo sapevamo prima dell’andata. Non possiamo permetterci di dimenticarlo ora. La vittoria a San Siro non sposta di molto le percentuali di qualificazione, e sarebbe un errore imperdonabile dimenticare quello che era l’obiettivo subito dopo il sorteggio: una figura dignitosa, mettere paura al Chelsea, provare a giocarsela fino all’ultimo a differenza del recente passato. Non certo la qualificazione. E da questo dobbiamo ripartire.

Oggi, dopo i primi 90 minuti, l’obiettivo primario è stato raggiunto. Una vittoria ottenuta come premio forse eccessivo dei nostri reali meriti ci ha portati a mettere paura al Chelsea. Una vittoria in uno scontro ad eliminazione diretta non la vedevamo da tanto, tantomeno eravamo abituati ai due gol segnati o a vedere partite giocate con l’abnegazione e lo spirito di sacrificio visti all’andata. Oggi a Londra abbiamo due risultati su tre. Oggi a Londra abbiamo la possibilità concreta di passare il turno e di eliminare una delle grandi favorite alla vittoria finale. E sarebbe un delitto non sfruttarla. Sarebbe un affronto agli dei del calcio non provarci nemmeno.

E’ per questo che dobbiamo lasciare fuori ogni dissidio, ogni ombra, anche la più piccola e remare tutti dalla stessa parte. Come al solito.

La partita di contenimento, contro un Chelsea indiavolato che proverà a imporre il suo ritmo alla gara, è da escludere a priori. I numeri parlano chiaro: subiremo un gol, questo è sicuro, forse anche due. Dobbiamo farne di più. Non ci si può difendere contro una squadra che ha quei numeri in attacco, non si può puntare allo 0-0 contro chi solo in pochissime occasioni quest’anno ha lasciato inviolata la porta degli avversari. Non si può rinunciare ad attaccare contro una squadra priva di Cech e che schiera tra i pali addirittura la riserva di Hìlario (con l’accento sulla i, com’è stato ribattezzato a Londra): magari Turnbull farà la partita della vita, ma noi dobbiamo metterlo alla prova. Abbiamo l’obbligo di metterlo alla prova. Dobbiamo puntare all’over, perché è l’unica strada attraverso la quale può passare la nostra qualificazione.

Bando alle ciance, bando agli isterismi, bando ai pannoloni: dobbiamo segnare. O almeno dobbiamo provarci, perché non possiamo sputare sulla più grande occasione avuta negli ultimi anni. Questo è un esame di maturità, ma in palio non ci sono i quarti di finale. In palio c’è la rincorsa a un salto di qualità  che inseguiamo da troppo tempo e che, dopo Manchester, dopo Kiev, dopo il Rubin Kazan, dopo il Chelsea, non è mai stato così vicino. In palio c’è il futuro di questa squadra.

La qualificazione passa da troppi fattori (non ultimo l’arbitro Stark, per il quale parlano passaporto e precedenti), la nostra prestazione da uno solo: noi stessi. Questa squadra deve dimostrare a tutti, ma innanzitutto a sè stessa, di poter arrivare in alto. Deve dimostrare di essere compatta, di essere squadra, di essere allineata e concentrata verso un unico obiettivo, di non dipendere dalle lune del campione di turno. Deve capire e far capire che il nostro calcio si gioca in 11 e che in 11, insieme, non abbiamo paura di nessuno. Non del Chelsea, non dei giochi di potere troppo evidenti per non essere veri, non del pizzaiolo troppo prevedibile per essere onesto.

Nessuno. Lasciamo tutto questo fuori dal campo, allacciamo gli scarpini e concentriamo lo sguardo e i pensieri su una sola cosa: la rete avversaria.

Inter-Chelsea

Siamo in grado di farlo?

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.