Au revoir, Monsieur Patrick

Dopo Juan Sebastian Veron, Luis Figo e Hernan Crespo, un altro componente della prestigiosa FIFA100 lascia la maglia nerazzurra. Da oggi Patrick Vieira non è più un giocatore dell’Inter.

Patrick VieiraUna carriera ad altissimo livello sviluppata principalmente nell’Arsenal e due stagioni in Italia: una col Milan e una con la Juventus. No, un giocatore con la sua classe non poteva portarsi dietro una macchia simile. Un giocatore con la sua eleganza non poteva legare il suo nome a squadre del genere. Quella vergogna doveva essere lavata.

E’ il 2 agosto 2006 quando Vieira si rende conto della sua scabrosa situazione e decide di agire nell’unico modo possibile per rimediare a una macchia altrimenti indelebile nella sua luccicante carriera: è il 2 agosto 2006 quando Patrick Vieira diventa un giocatore dell’Inter.

Il debutto avviene nella finale di Supercoppa contro la Roma. L’Inter dopo mezz’ora è sotto per 3-0, ma col senno di poi sembra tutto calcolato, tutto già scritto in una sceneggiatura perfetta. E’ il momento di far capire all’Italia che la musica è cambiata, è il momento di urlare al mondo che da queste parti, dopo anni di buio, si torna a giocare a calcio. E’ il momento di lasciare spazio ai campioni veri. Patrick Vieira prende in mano il centrocampo nerazzurro: la mette dentro al 44’, poi assiste al gol di Crespo, poi al 74’ la firma finale. 3-3, e punto esclamativo di Figo per quello che sarà l’inizio della nuova epoca del calcio italiano. Un’epoca a forti tinte nerazzurre.

Giocatore troppo spesso etichettato come “di sostanza” a causa di un fisico impressionante, Patrizio di Francia è in realtà un distillato di classe cristallina, che nella rosa di quegli anni per tecnica resta alle spalle dei soli Figo e Ibrahimovic. L’intelligenza tattica al servizio di due leve lunghissime, dieci anni di esperienza per far funzionare spalle larghe come nessuno, la capacità di leggere il gioco per reinventarsi incursore a 30 anni, Vieira è un giocatore fondamentale nell’anno dello scudetto dei record e nel successivo: il perno di classe, eleganza, sostanza e esperienza sul quale si installa la mentalità della nuova Inter, la consapevolezza di essere i più forti, la coscienza di poter vincere su ogni campo e la capacità di farlo, e di alzare una serie impressionante di coppe e coppette.

Patrick Vieira

Sono stati quattro anni magnifici quelli del gigante di Dakar in nerazzurro. Quattro anni pieni di successi e di trionfi, quattro anni che hanno piano piano fiaccato il morale e tolto le parole a troppe persone che ancora non avevano ben chiaro quello che stava succedendo. E lui, Patrick, insieme a Ibrahimovic è stato spesso eretto a simbolo di questi trionfi: prima usato come “arma” dai gobbi per discorsi farneticanti, poi sbattuto in faccia agli stessi con tutta la sua superiorità tecnica, atletica e tattica. Superiorità mai vista in bianconero, esattamente come avvenuto per Ibrahimovic. Perché Vieira ha dato tanto all’Inter e l’Inter ha dato tanto a Vieira: in termini di successi, ma anche in termini di maturazione. Quello che oggi varca per l’ultima volta i cancelli di Appiano Gentile è un giocatore che, nonostante i 34 anni, è più completo e più decisivo di quando è arrivato: non più semplice baluardo davanti alla difesa ma anche regista, incursore e mezzala. E’ stato Roberto Mancini a reinventarlo interno di destra nel rombo, è stato Josè Mourinho a vederlo martoriato da una incredibile serie di infortuni nell’ultimo anno e mezzo e a crucciarsi di non poter sempre disporre di uno dei migliori centrocampisti del mondo.

Finisce oggi una splendida avventura, ma non finisce oggi il rapporto tra Patrick Vieira e l’Inter. Lui ha avuto l’onore di indossare i nostri colori in quattro anni pieni di trionfi, noi ci onoreremo, oggi e sempre, della sua amicizia.

Siamo certi, Patrick, che un po’ di nerazzurro scorrerà sempre nel tuo sangue. Così come nella nostra testa non svanirà mai il ricordo di quel gigante nero che ci ha riportati in alto.

Bonne chance, Monsieur Vieira.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.