Rapporto Inter-nazionale

Faccchettis1a“Si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo”. La nascita e la storia dellInternazionale FC ha come elemento caratterizzante lessere senza frontiere, il non focalizzarsi allinterno dei confini nazionali, ma avere una propensione naturale allintegrazione. Il fatto che gli italiani in rosa siano pochissimi deriva anche dallinput dato alla famosa cena di dissidenti al ristorante lOrologio il lontano 9 marzo 1908.

Questa la rappresentazione aulica. In realtà lo status quo dellinternazionalizzazione nerazzurra  è stato determinato soprattutto da una concorrenza sleale: dopo la sentenza Bosman lInter ha trovato uno sbocco diverso dal mercato italiano dominato da Lucky Luciano Moggi, dalle sue creature (non solo di derivazione genetica) e dai compagni di merende dalla cravatta gialla. Un mercato fatto di minacce e violenze, di do ut des, di Nesta che passa al Milan per permettere liscrizione della Lazio al campionato, di giocatori a cui viene stroncata la carriera solo per non aver scelto il procuratore giusto (vedi Grabbi), di società satelliti che in cambio di qualche favore in sede di mercato lasciano il pass per la vittoria (vedi Siena) e di allenatori parlanti che vengono invitati a star fuori dal sistema invece di criticarlo dallinterno (vedi Zeman). Questo ha spinto lInter a rivolgersi al mercato estero, dove il potere della combriccola non può essere esercitato.

UnInter straniera ha modificato anche il tifo per la nazionale. Un rapporto, per quanto mi riguarda, mutato col tempo anche a causa della consapevolezza dei personaggi di cui era composta. Con lavvento di calciopoli, nefandezze arbitrali  e collusione giornalistica a parte, la nazionale ne esce malissimo. Dalla federazione, allallenatore, ad alcuni giocatori. GrazieMarcello Lippi, quello che lallenatore non sono mica io (ma Moggi, ndr) ha la strana tendenza a convocare i nazionali gestiti dal figlio e dalla società per cui lavora, tra gli altri, Alessandro Moggi. Fabio Cannavaro, in arte Capitan Neoton, a prescindere dalle modalità del trasferimento alla J**e, ci regala una difesa in conferenza stampa di Luciano Moggi che da sola sarebbe bastata per cacciarlo dalla spedizione azzurra. Ricordo con piacere il diktat di Guido Rossi, commissario straordinario della FIGC, che allindomani della scandalosa intervista, ordinò a Cannavaro di smentire se stesso. Una figura barbina che avrebbe fatto vergognare chiunque. Non il capitano di una nazionale figlia di un sistema collaudato e un po lo specchio della stessa nazione.

balotelliunder21Lo stesso Cannavaro, pardòn, Capitan Neoton, nei giorni scorsi ha rilasciato unintervista sugli scudetti della J**e. 29, come il numero di maglia scelto per il ritorno alla Vecchia Signora. 29, in barba alle sentenze e allalbo doro. Dopo due anni non cè stato nessuno che lo abbia zittito, daltronde la restaurazione in FIGC è avvenuta da tempo. Ci ha pensato però, dalle colonne del Corsera, Gianfelice Facchetti, figlio del mito nerazzurro, chiamato Brindellone dalla feccia del calcio italiano e  appellato dallo stesso Cannavaro “Capitano dei Capitani”. Senza vergogna.

Ci ha pensato Gianfelice Facchetti, dicevo, con queste parole.


“Cannavaro insiste in maniera patetica sulla storia dei 29 scudetti, in barba alla giustizia sportiva. Lo fa senza ritegno, senza che nessuno dei vertici federali gli faccia presente quel che è stato e che il ruolo che oggi riveste comporta responsabilità; lo fa col tempismo giusto per tentare di riconquistarsi certe simpatie.

Quale maniera migliore, se non fare leva su rabbia e malcontento di alcuni rancorosi ancora in cerca di un paladino per rivendicare ad oltranza? Cannavaro si immola, forte del suo carisma misto a un poco di ruffianeria, come quando si dava da fare per cambiare maglia alle spalle della società di cui era dipendente. Nessuno stupore ieri né oggi, nessuna sorpresa nel campionario del gioco del calcio, sempre più spesso popolato di promotori della propria merce-immagine, più banderuole che bandiere, pronte a cogliere il vento giusto per voltare faccia.

L’Italia è un Paese con la memoria corta, con revisioni e negazioni storiche in atto ben più profonde e cruciali di calciopoli: tuttavia, il record di presenze azzurre meriterebbe di essere celebrato con un gesto davvero coraggioso, da capitano”.

Ovviamente Capitan Coniglio non si è degnato di rispondere, ci ha pensato per lui addirittura Roberto Beccantini, stimato giornalista de La Stampa, che però spesso non trova la giusta misura quando parla della squadra per cui fa il tifo. Gianfelice Facchetti ha replicato anche alle sue obiezioni, chiarendo il suo condivisibilissimo pensiero. Il botta e risposta lo trovate qui.

Dicevo di Lippi, che non ha perso la strana abitudine delle convocazioni telecomandate. Ha convocato Santon e per la prima volta dopo tanto tempo ho seguito con interesse una partita della nazionale, incitando davanti la tv (solo) “il bambino”, ma con il solito piacere alle reti dellavversario di turno. Manca allappello Balotelli, ufficialmente perché serve allUnder 21 in vista dellEuropeo svedese, ufficiosamente perché GrazieMarcello è incapace di gestire cavalli di razza puntando su asini alla Pepe, Pazzini e quantaltri. SuperMario è migliore di tutti gli attaccanti presenti a Pretoria. Sudafrica 2010 sarebbe una platea suggestiva anche per la sua storia personale. Lui è il futuro dellInter, in campo e fuori. La partenza di Ibra avrebbe come unico lato positivo la definitiva consacrazione del suo talento. Ma per lInter rappresenta già il simbolo di quellintegrazione indicata dallo statuto. Un italiano di colore alle prese con Fratelli dItalia, essendo già “Fratello del Mondo”.

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