Mantenere la parola

BalotelliLepisodio è stato riportato da tutte le testate on-line italiane, probabilmente farà il giro di quelle europee sulla scia del buon nome ita(g)liano recentemente rinverdito dal profeta della comunicazione in patria (saremmo tutti maghi della comunicazione se fossimo i padroni di Raiset).

Balotelli è stato oggetto di cori razzisti e di un gesto subumano. Un lancio di banane a Roma mentre partecipava ad un evento in compagnia di due compagni di squadra, quelli sì italiani veri. Perché gli eroi di Ponte Milvio, invece di seguire il suggerimento di Moccia e mettere un lucchetto ai lampioni e poi gettare la chiave (cit.) nel Tevere, hanno pensato bene di ribadire il concetto già cantato durante Inter-Roma dello scorso marzo. Non esistono negri italiani. Bisogna farcene una ragione, anche perché i decerebrati troveranno sempre qualcuno pronto a giustificarli e a fare distinguo. Come successo in passato. “Balotelli viene insultato perché è uno dei giocatori più forti dellInter e lo scopo è di intimidirlo”, la tesi che è andata per la maggiore. Ieri sera non cera alcuna partita in calendario. Chissà cosa inventeranno i negazionisti.

Prendendo spunto da un illuminate post di Segnaleorario, e guidati dalla breve rubrica dellex iena Sortino “Diamo un nome alle cose” abbiamo fatto un giro sui diversi siti per verificare se la parola magica razzismo o di un suo derivato fosse presente nel titolo, occhiello, o contenuto dellarticolo. Il risultato non è sorprendente. Il Corsera, Il Giornale, La Stampa, Sportmediaset, Il Messaggero, Tuttosport, Il Mattino non la utilizzano. Il Corsport lha inserita solo dopo il comunicato dellInter. Si potrebbe obiettare che abbiano preso spunto dal dispaccio dellAnsa. Ma, allo stesso modo hanno fatto Gazzetta, Libero, Repubblica e lUnità, sottolineando, però, linsulto razzista. Per dare, giustamente, il nome alle cose.

Gli ultmi due hanno intervistato Balotelli nei giorni scorsi (Repubblica, Unità). Le parole di SuperMario avevano dimostrato (anche a Lippi) come la testa fosse ben ancorata alle spalle. Alla domanda di Carmelo Cantone: “Se qualcuno in campo e fuori ti insultasse con frasi come “negro di merda”, reagiresti? Chiameresti i carabinieri? Gli diresti “bianco di merda”? Lo sorprenderesti con una risata? Ha risposto: “Con l’indifferenza“.

Si è dimostrato di parola.

* nella foto, lavvocato dei razzisti Panucci, difende lintegrità della sua automobile.

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