Una domenica indegna: servono 3 punti

L’indegno Carlo Ancelotti.
Cioè l’allenatore del Milan, che spalleggiato dal solito codazzo mediatico il giorno prima getta discredito su Mourinho, contando sulla notoria (s)copertura mediatica, e il giorno dopo fa la parte della vittima inventandosi un’aggressione del portoghese che in realtà era un replica. Ma nei giornali di sabato nessuna traccia degli attacchi di Ancelotti all’Inter e al suo allenatore (“spesso dice cose inutili”). Come al solito si è aspettata la replica di Mourinho per far passare Ancelotti come saggio e Mourinho come incendiario (è lui che “stuzzica“). Esattamente come con Ranieri, che dandosi del coglione, insieme al gemello Spalletti, accusò Mourinho di essere “quello che sta in mezzo”. Silenzio di tutti, fino alla famosa conferenza stampa del 3 Marzo. Giorno della Liberazione calcistica. Con tutta la prostituzione che c’è in giro fare il giornalista non dovrebbe nemmeno convenire… ma evidentemente, al netto della crisi, c’è sempre un’elevata e compiaciuta domanda di servilismo.

La relatività del punteggio.
La Juve guadagna quattro punti e passa al comando della classifica, con tanta voglia di scudetto e di Giovinco, che svirgola clamorosamente e infila al sette di un Antonioli, impegnato ma non protetto. E dire che pochi minuti prima Di Vaio aveva graziato Buffon da calcio d’angolo, autore di un miracolo che ha salvato la partita. Se la Juve è questa lo scudetto diventa un impegno morale a salvaguardia della storia del calcio mondiale. Calciopoli a parte, l’ultima squadra veramente scarsa a vincere uno scudetto è stato il Milan di Zaccheroni. Non se ne sente il bisogno. Diamoci dentro contro cagasotto Prandelli. L’uomo che a Milano ha sempre promesso calcio offensivo e schierate formazioni catenacciare.

Rombi, tridenti e variazioni tattiche.
Mourinho contro la Fiorentina si affiderà, come sempre, al manipolo di calciatori che ci sta conducendo al quarto scudetto consecutivo. Ci vuole pazienza, calma e voglia di rifarsi. L’Inter di questi anni raramente ha sbagliato partite di fila, e quando è successo molto si poteva imputare agli infortuni o alla scarsa forma. In senso generico la squadra sta bene, anche se non conosco le singole situazioni mediche dei difensori. Il problema sollevato opportunamente da Taribo sui 13-14 uomini è presente: sono un manipolo di soldati appunto. Ma l’impegno Champions non c’è più e la Coppa Italia è sacrificabile. Senza altri infortuni non solleverei il livello di allarme.

Sempre loro i Lobotomizzati.
Puntuali come le allergie della bella stagione ecco giungere le prime voci su Mourinho che parte. Non mi interessa sapere se siano vere o meno, l’importante, per la nostra carta stampata, è vedere che al Milan va tutto bene. Con la solita tattica: la squadra e la società fanno disastri? No problem, c’è pronta una intervista al Cravatta Gialla o a qualche giocatore che rilancia gli obbiettivi, sprizza ottimismo da tutti i pori e si attribuisce voti altissimi. Secondo voi chi ricordano? Poi si lamentano quando diciamo che sono fatti con lo stampino e riflettono una chiarissima filosofia governativ-aziendale da banana republic. Lobotomizzati reloaded.

E dopo?
Nel caso Mourinho decidesse di andar via dall’Italia sarebbe una grave perdita per il nostro movimento. Non per il personaggio o per il tecnico, ma per l’intelligenza, la maturità, la capacità di stare fuori dal coro e non recitare una parte. Mourinho non deve niente a nessuno. Se andrà via sarà per l’ambiente mafioso del nostro mondo calcistico (quello del “sistema è questo o ci stai dentro o ci stai fuori”, del “codice tra calciatori” e delle schede svizzere).

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