Carte in tavola – post lungo

Giochiamo a carte scoperte. Quanto vale questo primato dell’Inter? Quanto vale l’apporto di Mourinho? Come sarà il futuro immediato dell’Inter? Proviamo ad analizzare la questione seriamente, senza infingimenti e soprattutto senza integralismi.

Josè Mourinho è alla guida da 4 mesi, in campo ha disputato una quindicina di incontri. I risultati sono buoni, non certo ottimi, per due motivi: non ha vinto partite che poteva vincere. I motivi di queste mancate vittorie, a fronte di una sola evitabile sconfitta, sono da registrarsi proprio nella ricerca esasperata della novità tattica, che vorrebbe in campo una Inter diversa da quella manciniana. Ricordiamo cosa disse Mourinho il giorno della presentazione: che a lui l’Inter di Mancini, seppure vincente, non piaceva. Il motivo era chiaro: l’atteggiamento troppo prudente, che in Coppa era addirittura remissivo. Mourinho ha avuto quasi sempre ragione quando ha affrontato questo argomento, ma non rende onore ai meriti del Mancio, che era difensivo per forza di cose. Chi ha visto giocare la sua Lazio (esattamente con un modulo Mourinhano, con Cesar esterno che accompagnava Corradi, mica Ibrahimovic) non può parlare di una squadra difensiva o poco divertente. Faceva un bel calcio e se non sbaglio vinse la Coppa Italia, contro la Giuve, e arrivò quarto in campionato, dietro le grandi. Con l’Inter ha semplicemente deciso di sfruttare al meglio le proprie potenzialità e il rendimento di alcuni giocatori lo dimostra: Ibrahimovic è migliorato, Cruz è riuscito persino a partire titolare, Crespo ha dato il suo contributo, Cambiasso e Zanetti si sono esaltati. Da centrale Stankovic ha fatto una stagione clamorosa, in coppia con Vieira, assolutamente monumentale quando è stato disponibile. E ovviamente non parliamo dei difensori centrali, tutti in stato di grazia. Il modulo raccolto, che limitava gli spazi, aggrediva e teneva palla, sfruttando al meglio le individualità, ha permesso di giocare bene anche con le riserve delle riserve, come Pelè e Jimenez.

Mancini però appartiene al passato. E’ la storia dell’Inter e ha avuto, come Mourinho, un gruppo di giocatori veramente forti. Mourinho ancora tenta di impostare il suo credo tattico, ma siccome non è stupido si sarà reso conto, a questo punto, che insistere potrebbe essere deleterio. Vincere al 91° equivale a vincere al 1° minuto e ogni partita ha una storia a sè, da raccontare. Con l’Udinese non abbiamo certo sofferto, ma pochi giorni prima abbiamo disputato un pessimo secondo tempo con i ciprioti, per non dire della partita giocata male con la Reggina. Si può archiviare tutto sotto la voce distrazioni? Non penso. Un occhio attento sa riconoscere le difficoltà tattiche avute dalla squadra e che si sono ripetute, in lungo e in largo, nella maggior parte delle gare disputate.

Mourinho spesso non ha avuto a disposizione il giocatore che potrebbe tenere insieme il modulo, cioé Muntari. Un centrocampista che sa cucire i reparti, stringersi e allargarsi, fare filtro e ripartire, oltre che inserirsi. Ma la sensazione generale rimane quella dello scollamento tra i reparti. Non si creano situazioni offensive nitide, non si gioca sulle fasce con i classici triangoli che fanno salire tutta la squadra, per avere qualcuno che colpisca di testa o concluda in mezzo all’area, non si stringono le maglie difensive in soccorso dei terzini, messi di fronte a 40-50 metri di campo, che ogni volta vengono concessi non appena le ali cominciano a tirare il fiato.

Il modulo, in buona sostanza, è troppo dispendioso per le caratteristiche dei calciatori attuali. E la troppa corsa limita comunque la lucidità, imponendo ritmi massacranti a giocatori che hanno bisogno di un supporting cast per esprimersi al meglio. Ibrahimovic e Maicon rendono molto meglio se riescono a smazzare assist, oltre che concludere. Quindi è assolutamente controproducente, anche a riguardo dell’intera stagione, schierarli punta centrale e terzino basso isolato, senza un uomo che copra veramente, non un Mancini, un Balotelli o un Quaresma che lo fanno (discretamente) per 20 minuti, per poi sfinirsi e mancare nella fondamentale fase offensiva.

Il punto è questo. Per segnare dobbiamo mettere una squadra iper-offensiva, che però prende gol pazzeschi, come il terzo con l’Anorthosis o il pareggio della Reggina, per non dire dei fianchi scoperti in occasione dell’assist di Kakà a Ronaldinho. Se invece non vogliamo prendere gol finiamo per tornare asfittici in attacco, con gol fortunosi, trovati su calcio piazzato, dopo aver tirato la bellezza di due sole volte in porta.

Ora, i critici dibattono se il campionato è sceso di livello oppure si è alzato, vista la congestione davanti. A me sembra che non sia cambiato nulla, eccetto che le squadre mediane sono migliorate nel complesso.  Un cambiamento che deve però confermarsi sulla lunga distanza, cosa di cui dubito fortemente. Diverso è il fatto dei punti in meno ottenuti da Inter e Roma, rispetto all’anno passato. Ora, la Roma è in una fase disgraziata, ma l’Inter, se ci pensiamo bene, poteva avere anche 3-4 punti in più, riproducendo un campionato abbastanza simile a quello passato. E la sensazione che i punti siano stati persi a causa dell’eccessivo riformismo tattico non me la toglie nessuno. C’è stata finora troppa confusione.

Il fatto che siamo primi dice sostanzialmente che la squadra, nei valori tecnici, potrebbe essere persino migliorata dallo scorso anno. Ma adesso occorre dare stabilità al progetto tattico. I confronti con Mancini sono ingiusti e Mourinho fa bene a respingerli. La mia fiducia nei suoi riguardi è molto elevata, perché qualcosa si è visto. Ma ora deve saper riconoscere i limiti insiti nell’organico e procedere di conseguenza. Poi parleranno solo i risultati.

Ps.: Il mondo calcistico italiano con Mourinho si sta comportando veramente in modo vergognoso. Abbiamo accolto in Italia uno degli allenatori più apprezzati del mondo e seguitiamo a comportarci da villani, mostrandoci per quel che siamo: zoticoni, provinciali e tendenzialmente “mafiosi”. Quindi suggerirei di allargare quel dito davanti al naso anche al resto dei media che contestano. Tanto sono perle ai porci.

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