San Francisco, giugno 1967; Milano, gennaio 2010. Due città diverse, due realtà diverse, due periodi diversi. Ad unirle, un unico, grande, potentissimo filo conduttore: l’esplosione dell’amore.
In quell’estate di quarantadue anni fa, la zona di Haight-Ashbury si riempì di circa 100.000 giovani, che passarono le loro giornate facendo sesso, sperimentando ogni tipo di droghe ed ascoltando la miglior musica di tutti i tempi. Oggi, in un mondo impoverito, svuotato di quei valori di pace e fratellanza che avevano animato lo spirito dei ragazzi di San Francisco, una scintilla, inattesa ed improvvisa, è scattata a Milano, nello stadio Meazza. “Forse non tutto è perduto”, ha pensato chi, nella giornata di domenica, ha assistito alla straordinaria ondata di amore che si è sollevata dal prato dello stadio milanese.
“And here’s to you, Mrs. Robinson, Jesus loves you more than you will know..Wo, wo, wo”, cantavano Simon&Garfunkel sul palco del Monterey Pop Festival. “Cassu che legnata!”, pensava Ronaldinho dopo lo splendido gol del 4-0, quello che ha dato il là al proliferare della passione. Due modi diversi di giungere allo stesso risultato: al concerto ci si abbracciava e si cantava, a San Siro, con gli occhi colmi di lacrime di gratitudine, i tifosi scandivano i nomi dei loro beniamini, mentre i giocatori si scambiavano ripetuti attestati di ammirazione e di affetto reciproco.
Borriello (andando incontro a Ronaldinho): “Permettimi di abbracciarti, o incommensurabile campione”
Ronaldinho: “Per me è un onore essere accolto dalle tue braccia d’acciaio, insaziabile cannoniere. Sai bene quanta stima io nutra nei tuoi confronti, come calciatore ma soprattutto come uomo”
Beckham (unendosi all’abbraccio): “Vi sono grato per avermi accolto come un fratello, confermando le voci che mi erano giunte a proposito della bontà di questo ambiente. Grazie soprattutto a te, funambolico brasiliano, per illuminare le mie giornate con la tua contagiosa allegria”
Ronaldinho: “Essere apprezzato da un uomo della tua classe e beltà mi fa sentire orgoglioso del lavoro che sto facendo, e mi stimola ad impegnarmi sempre di più per aiutare i miei compagni a tagliare i traguardi che meritano”
Leonardo (spuntando da dietro con le braccia spalancate, pronto ad accogliere i suoi ragazzi in un caloroso abbraccio): “Per me è un onore poter dirigere un complesso di uomini della vostra caratura, e il calore col quale state ricambiando il mio affetto mi fa pensare che anche voi abbiate una notevole stima nei miei confronti. Su, presto, tornate a giocare: abbiamo di fronte un avversario coraggioso che merita rispetto, e dovremo tenere alta l’attenzione fino all’ultimo istante di gioco”
Tutti in coro: “Sarà fatto, Mister!”

L’amore ha trionfato, come nel 1967, ed è tutto merito della splendida armata rossonera. Di fronte ad una simile ondata di bellezza, viene da chiedersi se davvero ci meritiamo, tra non più di una settimana, di condividere il campo con degli eroi del genere.
Noi speriamo di sì: ora bisogna vedere se a loro andrà, o se sarà il caso di spostare la gara in un giorno più consono. In tal caso, ci adegueremmo rispettosamente.

