Quante volte ho detto queste parole per prenderti in giro, per sbeffeggiare te e quelli che ti portano in spalla da quattro anni perdonandoti qualsiasi nefandezza nel nome di una notte magica. Mai avrei pensato che queste parole le avrei dette davvero, col cuore in mano, ringraziandoti sinceramente. E invece eccomi qui:
grazie, Marcello.
Graziemarcello Lippi, ex ct dell'Italia
Non sai quanto siano stati duri gli ultimi due anni per me, quando si parlava di Nazionale. Quando facevo notare le tue nefandezze, il tuo gioco sporco, le tue convocazioni farlocche, il tuo squallido uso privato della Nazionale italiana, la devastazione morale e tecnica con cui stavi insozzando la gloriosa maglia Azzurra. E mi sentivo rispondere “eh, ma lui ha vinto i Mondiali”. “Eh, ma quattro anni fa festeggiavi”. “Eh, ma dobbiamo fidarci di lui”. Ebbene, oggi ovunque leggo le stesse identiche cose che ripeto da 2 anni a questa parte. Hai dimostrato al mondo che avevo ragione io, che aveva ragione quel piccolo gruppo di incompetenti che da 24 mesi anticipa tutti i commenti di oggi. Nessuno meglio di te poteva darci ragione, e tu lo hai fatto. E’ per questo che ti dico
grazie, Marcello.
Grazie, perchè in questi due anni ti sei assunto tutte le responsabilità delle tue scelte. Hai sempre detto che non dovevi spiegazioni a nessuno, che erano scelte tue ed eri l’unico responsabile, che non dovevi chiarire nè giustificare. Hai detto a chiare lettere che questa era la tua Nazionale -e solo tua- e lo era: lo era come e più del 2006, quando ancora dovevi dimostrare tutto. Adesso non avevi più niente da dimostrare e potevi andare libero per la tua strada, seguendo le tue scelte, il tuo istinto, la tua ragione, le tue capacità. Così hai fatto e l’hai urlato ai quattro venti. E ieri, 24 giugno 2010, hai mostrato a tutti definitivamente quanto incapace tu sia.
Grazie, Marcello.
Perchè non potevi trovare un modo migliore per certificare il tuo fallimento, nonostante tu e i tuoi ciechi devoti aveste già pronte tutte le giustificazioni del caso. “Più avanti di così non poteva andare, è stata colpa dell’arbitro, gli avversari sono stati più forti, questo è ciò che offre il calcio italiano”. No: hai fatto fuori una per una qualsiasi giustificazione, qualsiasi appiglio, qualsiasi considerazione e sei arrivato a una disfatta senza se e senza ma. Fuori al girone, fuori senza vittorie, fuori contro avversari di una pochezza imbarazzante, fuori soprattutto a causa dei tuoi uomini, quelli portati in spalla da te, i più controversi, i più sostituibili. Un fallimento totale e senza appello era il massimo che potessi regalarci, l’unico modo per cancellare definitivamente anche il più piccolo merito su quanto di buono fatto quattro anni fa: era necessario scrivere la pagina più nera della storia della Nazionale, e tu ci sei riuscito.
Grazie, Marcello.
Perchè ora tutti i tuoi adoratori si attaccano a quel pizzico di sfortuna che ci è stata addosso in questo Mondiale, e sono conseguentemente costretti ad ammettere il carico enorme di fortuna che ci aveva assistiti -che ti aveva assistito- quattro anni fa. Perchè hai riabilitato la figura di Roberto Donadoni, massacrata nel tuo nome oltre ogni limite: è un piacere vedere i salti mortali di tutti quelli che due anni fa lo aggredivano per risultati che sono oro colato in confronto alle imbarazzanti figure rimediate in queste due settimane. Appigli, giustificazioni, capriole, tentativi di cambiare discorso prima di ammettere che sì: tutto il male che dicevano di Donadoni andrebbe centuplicato parlando di questa ignominiosa spedizione in Sud Africa.
Grazie, Marcello.
Perchè ci hai mostrato ancora una volta la pochezza dei giornalisti italiani: quella stessa classe che forniva i pomodori da tirare a Valcareggi, quella stessa classe che umiliava Mondino Fabbri, quelle stesse persone che sferzavano attacchi senza freno e senza sosta a Donadoni e che ieri erano tutti lì, a incensarti e glorificarti nonostante tutto, a leccarti le ferite incuranti della loro dignità. A iniziare i loro interventi con “sei il solito signore”, “ti confermi un grande uomo”, addirittura a iniziarli come noi abbiamo iniziato questo post:
“grazie, Marcello”.
Tifo e seguo l’Inter da quasi 20 anni ormai, ho visto derby persi con risultati tennistici, ho visto partite in cui non si superava la metà campo, stagioni nelle quali si cambiavano allenatori a grappoli, eliminazioni europee ad opera di minatori e banchieri. Ho visto persino te seduto sulla nostra gloriosa panchina, e nonostante questo non mi sono mai vergognato per lo spettacolo offerto da una partita di calcio. Erano due concetti che proprio non collegavo, il calcio e la vergogna. Ebbene ieri, a 20′ dalla fine e sullo 0-1, ho imparato anche questo: ho imparato cosa significa vergognarsi per un indecoroso spettacolo offerto agli occhi del mondo. E me l’hai insegnato tu, è tutto merito tuo se ho imparato qualcosa di nuovo. Ed anche per questo ti ringrazio.
Grazie, Marcello.
Perchè mi hai ricordato ancora una volta, in un momento in cui ne avevo realmente bisogno, come il tempo sia galantuomo e quasi mai lasci impunite nefandezze, scorrettezze, affarismi e arroganza. Mi hai ricordato che tutti sono responsabili delle loro azioni e che niente resta impunito, neanche in un ambito sportivo e tutto sommato goliardico come quello del calcio.
Grazie, Marcello.
Perchè mi hai fatto riscoprire sorprendentemente dispiaciuto per l’eliminazione della Nazionale, sorprendentemente tifoso, sorprendentemente affezionato a questi colori. Perchè nel momento in cui è stata chiara la tua morte sportiva, è risorta in tutta la sua potenza la mia voglia di vivere e di gioire per quella maglia. Perchè nel momento in cui sei diventato passato mi sono riappropriato della mia Nazionale. Mia e di tutti gli italiani congiuntamente, non tua e dei tuoi congiunti.
Grazie, Marcello.
Perchè vederti uscire di scena così mestamente e così ignobilmente è stata l’ultima enorme soddisfazione che questa meravigliosa stagione calcistica mi ha regalato.
Grazie, Marcello.
E’ una gioia per me unirmi al coro dei tuoi tristi glorificatori e urlare insieme a loro per una volta: grazie, Marcello.
Grazie, Marcello.
Grazie davvero.
Ecco a voi i miei personalissimi et insindacabili (facciona) 10 motivi per tifare Olanda:
1) Wesley Sneijder, che mi piacerebbe veder sollevare altri trofei quast’anno anche quando non indossa i sacri colori.
Wesley con qualche capello in più e tre tituli in meno...
2) Robin Van Persie e Gregory Van Der Wiel, che magari un giorno, nei miei sogni calcistici…
3) Non è (più) allenata da ex giocatori del milan, quindi zero rischio di traslazione mediatica della vittoria da parte dell’astronave madre.
4) La traslazione di cui sopra non dovrebbe essere possibile nemmeno per Seedorf (a casa) ed Huntelaar (panchina). Ma se anche Huntelaar giocasse e segnasse, visto quante gliene han dette quest’anno, dovrebbero averci la faccia come il culo ad esultare con (per) lui.
5) Sylvie Meis e Yolanthe Cabau Van Kasbergen, rispettivamente moglie di Rafael Van Der Vaart e futura moglie del nostro Wesley.
La coppia di fantasiste dell'Olanda.
6) Ellen Hidding (che poi è il motivo “5″ declinato al passato prossimo)
La migliore commentatrice tecnica Oranje
7) in porta non c’è più Van Der Saar.
8) perchè hanno un gioco fantastico.
9) Per i quadri di Van Gogh.
10) …in Olanda xè legal… (cit.)
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…ed i 10 per cui tifare contro l’Italia (o almeno astenersi dal sostenerla):
1) Maaar-ceeel-looo-lippivaccagar…
2) il blocco juve (ampliato pure a PEPE, che non è un suono di brasilera memoria)
3) Capitan Caccavaro, le sue siringhe ed i suoi “consigli” di inizio stagione a Santon. E soprattutto per tutto il resto, telefonate incluse…
4) le esclusioni eccellenti, decise più per antipatia (o eccesso di riconoscenza verso altri) che non per meriti
5) Abete e le sue figure
6) perchè nella FIFA a rappresentare l’Italia sta ancora Carraro, ed è aggregato anche se informalmente alla spedizione azzurra.
7) perchè così Calderoli tace, anzichè sproloquiare pure dei premi Fifa, di cui verosimilmente non sa nulla.
8) perchè dopo aver esultato per una vittoria 4 anni fa, ho voglia di esultare pure per una sconfitta.
9) per quegli ani-mali che “non esistono negri italiani”
10) perchè “pooo-popopo-po-pooo-po” quattro anni fa mi ha rotto quasi quanto le vuvuzuelas ora. Quasi.
scritto da Mr Sarasa il 20 gennaio 2010 alle 22:00
E così dopo una settimana di polemiche, è finalmente noto il calendario definitivo di “un’edizione di Tim Cup che sta suscitando sempre più interesse”, per usare le parole proferite con profondo slancio di umorismo dal presidente della Lega Calcio Beretta.
Quindi facciamo un po’ d’ordine: resta tutto come cambiato da Galliani con il blitz del 15 Gennaio, cioè Milan-Udinese il 27/01 ed Inter-Juventus il 28/01. Si, proprio la soluzione giudicata inaccettabile, quella per cui si era ipotizzato di schierare la Primavera, quella che aveva fatto gridare alla follia delle due gare in 26 ore su un campo come San Siro… a sto punto, si poteva liquidare il tutto già Sabato scorso con qualche battuta sui traslocatori di Milanello, almeno per quanto riguarda la questione delle due gare in due giorni.
Non vi nascondo che il cambio di atteggiamento della nostra società mi ha lasciato perplesso, pensavo e penso tutt’ora che affianco alla questione di merito (le due gare di seguito) ce ne fosse una almeno altrettanto grande di metodo, cioè che Galliani che prende a braccetto Beretta ed in uno stanzino carbonaramente gli spieghi come rifare il calendario sia una cosa da pre 2006, qualcosa di stonato insomma.
Mi erano piaciute le dichiarazioni di Paolillo, poi di Mourinho, infine quelle di Oriali, mi sembrava ovvio che la misura fosse ormai colma, che avessero trovato le balle di rovesciare il tavolo in testa a questi arroganti che per propria storia personale ed aziendale fanno sempre confusione tra la cosa pubblica (nelle sue diverse accezioni) ed interessi particolari… ed ora la retromarcia su tutta la linea non la capisco.
Certo, un passaggio del comunicato di oggi è altamente Bauscia: “è disposta a mantenere la partita nella data già prefissata e inclusa nei palinsesti RAI, consapevole della differente importanza mediatica rispetto a Milan-Udinese”, perchè è giusto ricordare a questi poveracci del milan che la RAI (si, quella stessa azienda che non si preoccupa dell’emorragia di spettatori dal TG1) si è opposta all’inversione di date tirando in ballo il diverso livello delle partite ed in maniera vergognosamente strumentale niente popò di meno che la Giornata della Memoria… come se una partita ed un qualsiasi film sull’argomento, indipendentemente dal livello di regista ed interpreti, fossero spettacoli fungibili o comunque paragonabili.
Si dirà “l’importante era lanciare un segnale” o “ci siamo dimostrati dei signori”… ma temo che non sia questo il messaggio che passa. Galliani fa gli affari suoi, ed il resto della serie A si adegua. Attendiamo con ansia “che, nella prossima Assemblea della Lega Nazionale Professionisti, vi sia una riflessione comune a tutti i club al fine di avere in futuro regole certe sui calendari delle competizioni e sulle date di eventuali recuperi”, come richiesto “fermamente”, ma li aspettiamo al varco, che il lupo non diventa agnello, la volpe non perde il vizio e compagnia cantante.
In ogni caso una cosa resterà: comunque vada il Derby, noi non abbiamo perso la faccia a chiedere di spostare una gara con una squadra scarsa a righe bianconere.
E ALLORA, GENIO, COSA CAVOLO LE HAI POSTICIPATE QUESTE TRE PARTITE?
Mendichello Lippi
Chiuso sto capitolo, assolutamente indesiderato ma legato ai comunicati odierni, veniamo al nocciolo del post, che poi darebbe il titolo allo stesso.
Si avvisano i guardiani ai cancelli dei centri sportivi di molte squadre di serie A che quell’uomo dimesso che chiede di essere ospitato per pranzo e mendica giocatori per giugno non è un clochard ma Marcello Lippi. Finora ha scroccato da mangiare a milanisti e gobbi, ha già annunciato che lo farà con tutte le squadre in cui giocano suoi giocatori, non con l’Inter perchè “non ci sono molti italiani”.
Viene da chiedersi se i pochi che vi siano (sostanzialmente Balotelli e Santon, perchè Matrix e Toldo han chiuso da tempo con la nazionale, e Motta gode di un ostracismo inspiegabile, coi parametri di italianità amaureschi o camoranesiani) siano meno meritevoli di attenzioni di gente regolarmente convocata come Oddo, Gattuso, Zambrotta, Iaquinta, Pepe, Di Natale… ma pazienza, ce ne faremo una ragione, anche perchè vedere certe facce ad Appiano potrebbe far riaffiorare in noi pessimi ricordi, ed al Presidente quel suggerimento lanciato dall’allora allenatore su come fosse da trattare fisicamente un tecnico che con tanti giocatori fatti comprare fosse stato in grado di produrre quei risultati, tra Helsinborg e Reggina…
E’ curioso tuttavia che recatosi all’abbazia di Milanello il mendicante abbia pregato in ginocchio Nesta di tornare a reggere la difesa azzurra, non tanto per i QUATTRO anni di assenza, quanto per il fatto che dietro suo consiglio una certa squadra di Torino si sia accaparrata Capitan Neoton ed il terzino Infame, a far compagnia in difesa al Buffone, al Chiller ed al Pio. La stessa squadra che il CT aveva indicata come favorita per lo scudetto, ed invece continua ad incassare gol un po’ ovunque. Tu chiamale, se vuoi, intuizioni…
Ci risiamo. Ogni volta che si ritorna al Campionato dopo il turno di Champions, così come la domenica prima della Coppa bisogna dire, sembra prenderci un torpore soprannaturale, quasi a dire che in fondo non è poi nulla di speciale quello che ci aspetta nel week end.
E non va bene. Non va bene per niente.
Non tanto perché sarebbe un po’ come dare ragione a quei loschi figuri sull’altra sponda del Naviglio, che da anni ci martellano con il tormentone della “Coppa che è meglio del Campionato”, quanto per il fatto che gli avvoltoi sono sempre in agguato, ora più che mai.
Dopo la convincente vittoria in Champions, ma non senza qualche brivido tenendo sempre a mente che si trattava del Rubin di Kazan, sono tutti in attesa di un nostro passo falso, di un calo di tensione. Capitan Zanetti ha scaramanticamente esorcizzato questa eventualità parlando di una Giuve (cit.) ancora in corsa. Un modo come un altro per suonare la sveglia dopo tre giorni in cui non si è parlato d’altro che delle possibili avversarie agli ottavi e di Mario in Nazionale.
A proposito, Capello Grigio, non ha perso tempo e dopo le candidature di Balotelli in azzurro, giunte da più parti in settimana non ha perso tempo e ha pensato bene di ricordare a tutti che è lui il tizio che comanda: QUI.
Il parallelo con il caso Cassano è talmente evidente che non ho nemmeno bisogno di andare a spulciare negli archivi per dimostrare che Lippi aveva usato le medesime parole. Ci pensa lui ad accostare le situazioni nella stessa intervista.
Tranquillo Mario! Vai avanti per la tua strada, ché tanto sappiamo bene dove andrà a finire Lippi, non dovrai aspettare troppo per vestire l’azzurro.
Capello Grigio non manca di suonare la carica alla sua prossima squadra; impegnata in trasferta contro l’ottimo Bari. Reduci dalla batosta di Champions incontrano forse la migliore rivelazione del torneo, insieme al Cagliari di Allegri, che non a caso li ha pettinati alla grande. Si vede che il pastore manca da casa da troppo tempo, perché i Gobbi hanno dimostrato di non sentirci e invece di partire alla carica hanno suonato la ritirata. Nonostante abbiano giocato decisamente meglio rispetto alle ultime uscite (compresa la illusoria vittoria contro di Noi sabato scorso), non riescono a portare a casa neanche un punto e anzi incassano tre belle pere, riuscendo a segnare grazie alla prontezza del solito Trezeguet. Lo stesso che dichiarano bollito e cedibile all’inizio di ogni mercato estivo, ma che quando serve gli salva sempre la ghirba.
La nostra domenica è molto più tranquilla, almeno sulla carta. L’Atalanta è un avversario più che abbordabile e non solo per la sua posizione in classifica, a ridosso della zona retrocessione, ma anche perché il cambio di allenatore, in favore di Conte non ha dato la scossa e le vittorie si contano veramente sulle dita di una mano.
Ragione di più per non fidarsi.
Da un annetto a questa parte molte delle così dette “piccole” affronta in modo diverso le partite contro squadra più blasonate. Invece del buon vecchio catenaccio, che va benissimo sia chiaro, ma che spesso interpretavano in modo tremebondo, sfoderano aggressività, pressing e, quando ne hanno i mezzi, anche una buona organizzazione di gioco. Segno che forse qualche cosa sta cambiando nel calcio Italiano.
La squadra dell’altra sponda del Naviglio incontra un Palermo che non sembra pericolosissimo, anche dopo l’esonero dell’Uomo Ragno in favore di Delio Rossi, e in questo momento sembra proprio il Milan l’avversario più pericoloso in chiave scudetto. Il dubbio è solo quanto a lungo possano reggere questi ritmi, considerando le scarse alternative che hanno alla squadra titolare, ma fino ad ora la loro proverbiale fortuna li ha sostenuti.
Meglio pensare a noi quindi e portare a casa una vittoria, che è veramente il minimo sindacale a Bergamo.
Si tratta di un imperativo categorico, tanto più se consideriamo che qualunque squadra normale nelle nostre condizioni cavalcherebbe l’onda dell’euforia, mentre noi siamo costretti a fare i conti con le voci messe in giro da chi sa chi sulla solidità della panchina di Mourinho.
Va detto che in questo momento è solo TuttoJuve a continuare a battere su questo ferro, ma non ci sarebbero di questi problemi se alcuni azionisti (?), ex-dirigenti pensassero ai fattacci loro e serrassero la loro baffuta boccaccia.
Proprio ieri sera, a Sabato Sprint, su Rai Due, interpellato dai giornalisti, Mazzola è tornato sullo scambio di colpi a distanza con José, archiviando il tutto come un semplice scambio di battute e stando bene attento a non proferire parola in merito a un presunto cambio di allenatore. Piuttosto si è limitato a parlare genericamente di un approccio molto più critico dell’ambiente Interista (inteso come società, ma anche come tifosi), che porta a non riuscire a essere mai troppo sereni nemmeno dopo quattro anni di vittorie consecutive.
Forse, forse anche in questo atteggiamento conciliante del baffino possiamo vedere la mano della società, che in settimana si era espressa in modo molto secco e ironico in tal senso, come a ricordare che Mazzola non ha alcun ruolo né nella gestione ordinaria né in consiglio di amministrazione della società; di fatto dando ragione a Mourinho.
A quanto pare la società Inter sta iniziando a seguire la scia del suo Presidente, che, almeno in pubblico, non sbaglia un intervento da più di un anno. Come dovrebbe essere del tutto normale del resto.
Vincere quindi e basta. Per nessun altra ragione se non per il fatto che è del tutto normale.
scritto da Mr Sarasa il 17 ottobre 2009 alle 12:37
…sono quelle fortunatamente concluse, finalmente è di nuovo Campionato, così potremo lasciarci alle spalle questi giorni conditi da situazioni a dir poco bizzarre.
In ordine sparso abbiamo visto:
Cannavaro apicoltore, e si che si pensava che non avendogli fatto granchè una flebo, cosa poteva esserci di male in una punturina?
Trap versione mondiali 2002: quando l’acqua santa si scontra con il culo dell’allenatore avversario, vince la superstizione più inspiegabile.
Casiraghi e Domenech ancora in panchina con l’accredito da “Commissario Tecnico”.
i dolori del giovane De Santis (di cui ha già detto tutto Luis)
Lippi versione “Maggio ’98″ (“ci hanno tirato addosso tanta merda”), 11 anni dopo: peccato che le critiche fossero ampiamente motivate, allora come oggi.
Maradona che, smesso il grembiule da barbiere, è diventato allievo di Ibra (“que siguen chupando”, peccato che lui “sigua dormiendo”)… sarà divertente vederlo ai mondiali, se già ora si permette di dirgli chi deve convocare persino Burdisso..
Ibra uscito anzitempo dalla sfida stellare con l’Albania (doppietta di Mellberg, non credo servano aggiunte) per la rottura del legamento penicolare: s’è rotto il cazzo di una nazionale che non gioca il calcio del 2015, ma nemmeno il mondiale del 2010, ed a differenza della Bosnia neppure gli spareggi; magari grazie all’interessamento dello sponsor tecnico riesce a cambiare pure quella casacca..
Gilmar Rinaldi che parla del nuovo progetto di Adriano (non Galliani) insieme ad Adriano (Galliani): mettere su un complesso con l’ex Imperatore come cantante, l’ex pallone d’oro Ronaldinho ai bonghi, l’ex posteggiatore Apicella alla chitarra, gli exGatti di vicolo dei Miracoli a fare se stessi e l’ex calciatore Esajas a cucinare per tutti; Berlusconi si è detto entusiasta e pronto a venire incontro alle esigenze del gruppo, rimodernando lo stadio, purchè possa mettere lui l’ultima parola sul nome: gli Ex-cort.
Mezza Inter in giro per il mondo, ma non per le nazionali: nel caso vi fosse sfuggito, durante questa sosta abbiamo praticamente ceduto Julio Cesar, sua moglie, Maicon (a due-tre squadre, in una va il giocatore, nelle altre Caliendo piazzerà Ederson, Elano o Gilberto), Vieira, Balotelli, Santon, Muntari e Quaresima (magari… solo Mansini invece non se lo piglia nessuno)… ovviamente c’è anche da considerare che gli altri sono tutti rotti, insomma, la solita crisi Inter; avevano provato a condirla con un immotivato “Oriali al Napoli”, però evidentemente lo scoop è durato giusto un ciak, De Laurentis ha preferito affidarsi al più esperto Montali…
Una me(/i)nzione speciale spetta però a Carletto Porcellotti, a cui non basta allenare una grande squadra per liberarsi dai complessi di vecchia data: ospite da Chiambretti, l’ex allenatore dell’ex squadra di calcio “Milan” è caduto nel più classico dei lapsus: a domanda tendenziosa di Chiambretti, “Mourinho si è paragonato a Gesù Cristo, e lei?” (N.B.: Mou NON si era paragonato all’ispiratore del cristianesimo, aveva detto “nemmeno Gesù era amato da tutti, figuriamoci io”), il malcapitato mostrava tutta la sua frustrazione rispondendo con risata a denti stretti “Se Mourinho è Gesù Cristo, non sono il suo discepolo”: come se qualcuno l’avesse mai ipotizzato… evidentemente non basta stare a circa 1.000 km per dimenticare di essere arrivati a 10 punti dal nostro allenatore.
Mourinho: si, sono un Bauscia
Il mister qualche giorno fa ci ha fatto un gradito omaggio dicendo di essere un “Bauscia“… non ne avevamo dubbi, la cosa ci fa molto piacere, così come la conferma che non ha alcuna intenzione di mollare la baracca (per Ruggero Palombo)… chissà che con questa serenità in più, continui a migliorare anche il gioco ed i risultati soprattutto in ottica Champions.
Che dire, ora sotto con il Genoa dell’ex Crespo, che in settimana si è espresso con belle parole nei confronti dell’Inter ma anche dell’allenatore, (“sono stato fortunato ad essere stato allenato da lui”), spero che per una volta resti a secco.. buon Genoa-Inter a tutti, e sia di lezione per le prossime due settimane senza campionato, a Novembre: vale tutto.
P.S.: (per Narya) c’ho pensato e ripensato, al di là dei numeri (circa 10.000 bambini sottratti a situazioni pazzesche in 19 paesi) o del bel servizio su Sportweek di qualche settimana fa, credo che il seguente video, tratto dal documentario di Gabriele Salvatores, Guido Lazzarini e Fabio Scamoni, valga più di mille parole per rendere l’idea di cosa sia Inter Campus, che a mostrare solo i bambini felici durante il mundialito organizzato in Toscana può sfuggire il dettaglio di quali siano le realtà da cui vengono:
Nulla da aggiungere, qualcosa che rende orgogliosi di questa società, in quest’altro video trovate alcune delle loro storie.
P.P.S.: dalla regia mi dicono che anche Montali sia sfumato, preferendo Trigoria a Cinecittà…
Più che quel traumatico divorzio, però, i tifosi interisti non hanno somatizzato la dichiarazione (di Marcello Lippi, ndl) simil-kennedyana: “Sono sempre stato j**entino“. “Colgo l’ occasione per chiarire. Sfido chiunque a sostenere che a Milano non ho svolto il mio mestiere con serietà e impegno. Quella dichiarazione di j**entinità è stata la difesa del lavoro e dei risultati ottenuti nei precedenti cinque anni alla J**e, i più importanti della mia vita, messi in discussione da sospetti di ogni genere, dal doping agli arbitri. Questa mia j**entinità la rivendicherò in qualsiasi squadra dovessi andare“.Corriere della Sera, 9 marzo 2002.
“Io non tifo nessuno. Anzi, tifo Italia”. Marcello Lippi, 10 settembre 2009.
Dopo 7 anni possiamo dire a Lippi che i sospetti su doping e arbitri sui risultati della J**e sono diventati certezze. Anche perché finge sempre di dimenticare il suo torbido passato. E la sua amnesia è possibile grazie ad un sistema mediatico che l’ha assolto da qualsiasi peccato dopo la vittoria del Mondiale.
Il paradosso è avvenuto un anno fa: è stato un detenuto di Rebibbia a porgere a Lippi una della domande più scontate (“quanti scudetti ha rubato la Juve?”) in seguito alll’esplosione di calciopoli, un sistema che non può nascere e svilupparsi in due sole stagioni, soprattutto se gli attori protagonisti siano rimasti gli stessi nel corso del tempo. Non sappiamo se quel detenuto abbia scontato la sua pena, ma difficilmente troverebbe posto in una redazione sportiva.
Della sua j**entinità eravamo a conoscenza, ma forse crede davvero di essere il Paul Newman italiano e quindi continua a recitare, stavolta nei panni del selezionatore imparziale.
“La mia J**entinità la rivendicherò in qualsiasi squadra dovessi andare”. Noi, per fortuna, non soffriamo di amnesie.
scritto da Mr Sarasa il 8 settembre 2009 alle 18:09
Faccio outing, sono un Oriundo.
Ma mica un oriundo da poco, con due soli passaporti, io posso essere convocato per la nazionale friulana di bevute di vini e superalcolici, per la squadra veneta di Spritz, per i mangiatori di cannoli siciliani e pure per un qualsiasi altro team su base umbra, laziale o campana, pur avendo attualmente la residenza a Milano.
In realtà, sono fieramente cittadino (e consumatore agro-eno-gastronomico) del mondo, senza bisogno di particolari etichette, come convocazione mi basta un invito e partecipo al “match” di sorta senza problemi…
Ma lasciamo da parte queste facezie e veniamo alla sostanza, cioè cosa c’è dietro la parola “oriundo” (letteralmente “che trae origine da” – participio futuro del verbo latino “oriri” cioè nascere)?
Cosa giustifica le levate di scudi di autentiche cariatidi & perdenti di successo (come Azeglio Vicini), i fastidi di Lippi ed Abete nel parlare del tema, nonchè molti ignoranti che parlano di pancia, dal basso della loro frustrazione per i mille motivi che la vita ti può offrire per essere invidioso di qualcun altro?
E’ una parola che in ambito pallonaro prende piede a fine anni ’50 per descrivere i cosidetti “angeli dalla faccia sporca” (gli argentini Angelillo, Mascio e Sivori) ed altri sudamericani sottratti dalla nazionale azzurra alle rispettive squadre d’appartenenza, in un’italietta (calcisticamente parlando) che solo una decina di anni dopo, nel ’66, avrebbe chiuso le frontiere ai calciatori stranieri per l’atavica incapacità di ammettere i propri errori, soprattutto se scaricabili sul mondo esterno…
Non si dimentichi che qualche decennio prima molte navi partivano da Napoli e Genova alla volta del Nuovo Mondo, carichi di italiani carichi di speranze, altre tornavano dal Sud America portando nel Bel Paese giovanotti dai cognomi immutati rispetto ai nonni e bisnonni, con altre speranze tutte pallonare, ma nessuno si sognava di mettere in dubbio che tali giovanotti fossero “italiani” a tutti gli effetti, soprattutto nel momento in cui indossavano la maglia della nazionale e facevano vincere i mondiali del ’34 e del ’38.
Il problema di certi soloni brizzolati di oggi, che passano per giornalisti o che farfugliano di calcio in quanto rientranti nella mitica categoria dell’EX, è che nella migliore delle ipotesi vivono in un mondo non dico precedente al (non) millennium bug, ma al 1989, mentre i casi più gravi, alla Gino Bacci o Umberto Colombo, sono dei veri rottami usciti da quell’italietta di provincia degli anni ’50 e ’60, che con il mondo di oggi non c’entra nulla.
E’ gente che ragiona ancora in termini di “scuola italiana”, come se l’Italia fosse condannata dalla propria storia a giocare sempre con 6-7 giocatori che si occupano di distruggere il gioco avversario, di “brasiliani buoni ma non in difesa” (7 gol subiti in tutto il girone sudamericano, per la cronaca), di “giocatori di colore che puntano sul fisico più che sull’intelligenza” (giuro, sentita pure questa) ed altre amenità del genere.
Spesso queste persone associano al loro scarso spirito d’osservazione della realtà una conoscenza praticamente nulla di regole sportive e norme della legge, hanno un ventaglio di categorie concettuali probabilmente misurabile con due mani e tutto deve in qualche modo rientrarvi.
Ecco quindi che nei loro articoli e discorsi è presente una confusione massima, riconducibile ad uno schema fondamentalmente xenofobo, poco importa che si stia parlando di cittadini comunitari non italiani, extracomunitari, cittadini con passaporto italiano in virtù di antenati italiani ed i cosidetti “naturalizzati”.
Già, perchè la categoria degli “oriundi”, come ha giustamente sottolineato Abete in un’intervista di ieri, andrebbe totalmente abbandonata nei discorsi calcistici, sia se da bar sport, sia se fatti dal temporaneo Commissario Tecnico: esistono giocatori con un passaporto, che sono automaticamente convocabili per una sola nazionale, e giocatori in possesso di più di un passaporto, che quindi devono decidere a che rappresentativa nazionale rispondere. Questo, a prescindere da come abbiano ottenuto il passaporto o la Carta d’Identità, se grazie al nonno, al trisavolo, ad un matrimonio con un cittadino italiano, se residendo in Italia per oltre 10 anni o perchè adottato da una famiglia italiana…
L’unica altra regola posta dalla FIFA è che una volta giocato anche un solo minuto con una nazionale (maggiore, non a livello di Under 21 e simili), non si può fare marcia indietro. Fine delle discussioni, non esistono seghe mentali sull’essere o meno italiano, al di là dei documenti ufficiali che seguono le leggi dello stato, sono supercazzole che valgono addirittura meno di quelle sul numero di scudetti dei gobbi.
Ci sono dei documenti, a quelli ci si attiene, in uno stato di diritto.
Sarebbe il caso che qualcuno lo spiegasse anche al CT a cui sorride la sorte, che dire “non vogliamo molti giocatori di questo tipo”, riferendosi ad un italiano nato a Rio de Janeiro, ha la stessa base concettuale di uno che dicesse “non vogliamo troppi terroni in nazionale” o “non esistono ne(g)ri italiani”.
Ed è una base causata dall’ignoranza, ma d’altra parte evidentemente non si può chiedere al calcio di essere “più avanti” del resto del paese, nè nella comprensione e rispetto delle regole, nè nel superamento di certi pregiudizi.
scritto da Mr Sarasa il 4 settembre 2009 alle 11:51
Nel giorno del ricordo dell’indimenticabile Capitano dell’Inter e della Nazionale, sempre presente nei nostri pensieri, mi vengono in mente alcune domande, che girerei a qualcuno in Federazione, se solo sapessi a chi…
1. Marcello Lippi, mi può chiarire se il giocatore Cannavaro Fabio, quando consiglia a due tesserati dell’Internazionale F.C. di “fare in modo di giocare” da Gennaio, per non perdere il mondiale, esprime un pensiero da Lei condiviso?
2. Il giocatore Cannavaro Fabio ha asserito che, benchè stimi Antonio Cassano, bisogna rispettare chi al momento c’è al suo posto, cioè Giuseppe Rossi.
Egregio Commissario Tecnico, ci conferma che Antonio Cassano non viene convocato per fare spazio a Giuseppe Rossi e non anche ad altri giocatori?
Esplicito la domanda: è automatico che in caso di convocazione di Antonio Cassano, non verrebbe più convocato proprio Giuseppe Rossi e non il meno in forma o meno necessario tra gli attaccanti a disposizione e finora convocati?
3. Qualora condivida quanto detto dal giocatore Cannavaro Fabio, Le chiedo come mai nella Nazionale abbiano trovano spazio anche nel recentissimo passato riserve (nei loro club) come Grosso e Le Grottaglie, qualora non lo condivida Le domando come mai il giocatore di cui sopra possa indicare al pubblico chi rischi di non essere convocato al mondiale e per quali motivi, essendo tale compito di competenza del Commissario Tecnico.
4. Esattamente, quali sono i criteri in base ai quali Lei convoca un attaccante? comprendono, per esempio, il numero di gol o di assist fatti?
5. Recentemente Lei ha affermato, in risposta ad una domanda su giocatori come Motta e Taddei che pubblicamente hanno dichiarato che sarebbero entusiasti di giocare con la maglia azzurra, che “È bellissimo lo spirito di questi giocatori con il doppio passaporto che avvertono questo richiamo verso la maglia azzurra, ma non vogliamo fare una Nazionale con tantissimi elementi con queste caratteristiche”, mentre su Amauri “È diverso, è una cosa che ormai va avanti da un anno”.
Può spiegarmi in cosa consista la diversità di preciso, e come si possa giustificare una diversità di trattamento discriminante ed ai limiti dell’incostituzionalità nei confronti di giocatori che già hanno il passaporto Italiano, in quanto nipoti diretti di emigrati italiani in Brasile, rispetto ad un cittadino brasiliano che tra qualche mese entrerà in possesso del passaporto Italiano grazie alla permanenza della moglie per più di 10 anni nel nostro Paese?
6. Ritiene che tra i giocatori italiani si possano trovare almeno otto centrocampisti convocabili migliori di Taddei e Motta?
7. Ritiene che non siano presenti almeno 6 attaccanti italiani, nel ventaglio offerto dai principali campionati europei, migliori di Amauri?
8. Come mai in passato, anche durante la Sua gestione, i giocatori convocati in Nazionale si concentravano sulla partita ufficiale da giocare con la maglia azzurra, mentre adesso parlano di campionato, numeri di scudetti della propria squadra, calciomercato e quant’altro?
9. In un’intervista di Agosto Lei ha dichiarato “Nelle nostre under ci sono ottimi giocatori, nonostante i molti stranieri, forse troppi, che continuano ad arrivare. Ben vengano gli stranieri bravi, ma non vedo nessun bisogno d’importare giocatori di medio livello: li possiamo benissimo costruire noi, con i nostri settori giovanili anche delle squadre minori”. Nella Stessa intervista ha riconosciuto che comunque Lei può scegliere tra il 70% dei giocatori della Serie A, a differnza del C.T. dell’Inghilterra Fabio Capello, visto che nella Premier League sono convocabili per l’Inghilterra il 38% dei giocatori tesserati.
Non Le sembra di perdere di vista l’attuale dimensione Europea dei movimenti calcistici Italiano, Inglese, Spagnolo… visto che non può scegliere SOLO tra il 70% dei giocatori della Serie A (comunque pari a circa 450 giocatori), ma anche su buone individualità che giocano in formazioni di Premier League, Liga Spagnola e Bundesliga (in quest’ultimo caso vincendo anche il titolo nazionale ma senza trovare spazio tra i convocati..)?
10. Si sente di escludere le numerose voci ed indiscrezioni circolanti a mezzo stampa che Le attribuiscono comunque, per la prossima stagione, un ruolo dirigenziale nella società Juventus F.C. e che vedono Lei come ispiratore di almeno due movimenti di calciomercato avvenuti quest’estate, ovvero l’approdo dei giocatori Fabio Cannavaro e Fabio Grosso al medesimo Club?
Grazie, con immutata stima.
UPDATE: evidentemente, questo tipo di domande non sono venute in mente solo a me, l’ottimo Gabriele-Watch ne ha rivolte altrettante nel suo post di oggi, “Dieci Domande a Giancarlo Abete”
SuperMario Balotelli e Pepe. Andiamo al sodo e mettiamo a confronto le scelte di Lippi con il valore dei calciatori. Ieri Capello – un tecnico fin troppo conservatore – ha schierato ancora una volta Theo Walcott, che sicuramente ha dei numeri, per esempio l’impressionante velocità, ma non può considerarsi in senso assoluto meglio di Balotelli. Eppure in nazionale gioca. Da noi mister “Carta Bianca”, che da oggi può vantarsi di aver raggiunto il record di 30 partite consecutive senza sconfitte appartenuto a Pozzo, può facilmente ignorare il gioiello nerazzurro, lasciando che la stampa sportiva si lamenti del fatto che l’Inter non offre alcun contributo alla Patria. Noi Balotelli l’abbiamo: è l’allenatore che ha la colpa di ignorare e non integrare da subito il miglior talento azzurro degli ultimi 10 anni.
Josè Mourinho per Balotelli deve risolvere l’equivoco tattico, ma naturalmente sa che deve farlo crescere anche dal punto di vista caratteriale. Un conto è gestirlo a Coverciano, un conto è farlo tutti i giorni ad Appiano. In compenso Casiraghi ieri ha avuto la riprova che metterlo centrale, come perno dell’attacco, significa andare a nozze. E si è subito capito che nell’Under 21 c’è un giocatore che ha numeri, ma che è troppo ingombrante, in quanto pompato dalla stampa di regime. Parlo di te Giovinco, gelosone che non sei altro, metti da parte le tue gerarchie: alla prima punizione tentata SuperMario ha fatto centro. Lo capisci o no che sei il Burruchaga della situazione?
Nel frattempo il mercoledì si è tinto di giallorosso. Totti ha segnato due gol in allenamento, Aquilani e Vucinic li hanno fatti in partita ufficiale, l’infermeria si svuota. Da Trigoria partono già i proclami tipici degli anni passati: “ora sotto con l’Inter”, “ora battiamo l’Inter, “Spalletti sorride” e blablabla. Dalle nostre parti abbiamo Burdisso che ha preso una pesante botta in testa nella sconfitta contro il Cile. Speriamo non sia nulla di grave e che per la Legge di Trinità, un secondo colpo in testa abbia fatto guarire le normali amnesie difensive del Padroncito.
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