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scritto da ex-collaboratori il 26 ottobre 2008 alle 9:15
Inter-Genoa è una partita che serve a ribadire un concetto: noi siamo primi e vogliamo restarci. In una settimana nella quale la stampa e la tv faziosa e schierata di Mediaset è riuscita a far dimenticare il roboante 0-4 di Roma, dando in pasto agli spettatori del circo la notizia di Beckham al Milan (per due mesi), e mettendo in risalto una ridicola vittoria esterna in coppa Uefa, non è facile ristabilire queste gerarchie.
Ora, il discorso è molto delicato perché ha coinvolto direttamente Mario Balotelli, usato dalla suddetta stampa faziosa e schierata come fulmine da scagliare contro l’Inter di Moratti, reo di aver criticato la scelta di farsi imprestare David Beckham per 8 settimane e mezzo. Non è la prima volta che capita: ogni volta che l’Inter lancia qualche frecciata al Milan, prontamente arriva il redattore zelante che tiene ferma la preda, mentre i compagni cominciano a picchiare duro, all’americana. In campo, dal punto di vista tecnico e non mediatico, dobbiamo dimostrare che come al solito non ce n’è. E che noi scendiamo con i nostri strumenti dorati in campo, non ce li facciamo prestare dagli altri per due mesi (e con 10 anni di ritardo).
Da tre anni a questa parte succede questo, a noi che lottiamo perennemente su tre fronti, quindi analizziamo un po’ questa partita odierna, che conta di più rispetto a chi porta più spettatori (l’ultimo mantra di Milanello, per mettersi davanti all’Inter). Giochiamo alle 15 ed è già qualcosa, perché solitamente ci mettiamo in abito da sera. Da Mourinho c’è da aspettarsi poco turnover, ma l’atteggiamento tattico sarà senz’altro quello delle ultime giornate, con il dubbio sulla fascia sinistra dove è tornato disponibile Maxwell. Giocherà Materazzi? In attacco solite supposizioni, ma non mi sorprenderei di una riconferma totale del trio Quaresma – Adriano – Ibrahimovic. L’assenza di Cambiasso dovrebbe essere tamponata da Zanetti, Dacourt non è stato nemmeno convocato. Ma il Genoa cosa farà? Gasperini in trasferta non rende quanto in casa, dove sfrutta molto le ali per ficcare con violentissimi contropiede. Se giocherà più chiuso, rinunciando al suo modulo con le ali larghe, avremo diverse difficoltà, in quanto troveremo una squadra compatta, chiusa, corta e diciamo speculare alla nostra.
Se avrà il coraggio di affrontarci a viso aperto verrà fuori una partita molto divertente, anche perché loro possono schierare giocatori rapidi e creativi. Milito è la punta di diamante, ma Palladinho, Jankovic, Sculli e Gasbarroni non sono da meno. Come al solito conterà sbloccare il risultato abbastanza presto, proprio come contro la Roma e trovare subito il raddoppio, mettendo il silenziatore a tutti i sacerdoti dell’effimero calcistico.
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scritto da ex-collaboratori il 23 ottobre 2008 alle 15:28
Tre punti volevamo e tre punti sono arrivati, nel modo più normale possibile, con un gioco a tratti fluido, veloce, altre volte complicato, alla ricerca del tocco pregiato che ha spesso portato le nostre punte a scegliere le soluzioni difficili invece di comodi passaggi laterali.
Ma la partita è stata quella che è stata: una squadra che difendeva in 10 dietro la linea della palla e che non ne voleva sapere di alzare il capo e scoprirsi, anche sotto di un gol. Un avversario ostico, non tanto per il fatto che si chiudeva, quanto per l’ordine che l’allenatore Ketsbaia ha saputo dar loro. Una disciplina forgiata sulla stazza fisica e la voglia di soffrire.
Così l’Inter ha sbattuto contro un muro, tentando in tutti i modi di trovare la serratura dove infilare la chiave. Eppure il gioco, nel suo complessivo sviluppo, suggeriva come opzione favorevole quella di allargare sulle fasce, possibilmente con Ibrahimovic, causa la sonnolenza di Amantino Mancini. A volte dimenticato, a volte nascosto. Ci sarebbe stato pure un rigore, che avrebbe evitato ulteriori preoccupazioni. Ma la partita, né il risultato sono apparsi mai in discussione. Troppo evanescenti le punte dei ciprioti, di fronte a gente come Cordoba e Chivu, affiatati e alti come non lo sono mai stati.
Con questo successo ci apriamo la strada verso la qualificazione agli ottavi. A questo punto, dato che l’incontro fondamentale è a Brema, io mi aspetto che Mourinho cominci a sfruttare un po’ di più la rosa, lasciando a casa i sentimentalismi pro-Toldo o pro-Dacourt. A centrocampo abbiamo problemi, con l’infortunio di Cambiasso e il ritardo di Vieira. Una buona notizia è il recupero di Maxwell. Anche ieri abbiamo potuto notare l’assoluta differenza tra le corsie opposte: Maicon viaggia che è una meraviglia, Zanetti non supera mai la propria trequarti. Così facendo avremmo una risorsa in più per il settore nevralgico, dove siamo carenti.
Tornando alla più stretta attualità, Moratti ha parlato dell’acquisto di Beckham da parte del Milan e l’ha fatto usando una delle più belle e veritiere frasi mai pronunciate negli ultimi anni: “Il Milan considera futuro quello che ha già fatto, e quindi può fare scelte diverse”. Tradotto: il Milan può sempre raccontare ai suoi tifosi che hanno vinto tanto e giustificare la collezione di figurine. “Noi – ha proseguito il presidente – stiamo percorrendo un’altra strada… puntiamo su giocatori giovani e cerchiamo di costruire il futuro”.
E queste ultime parole – mi sembra – sono confermate dalle scelte di Mourinho, che sta lentamente facendo capire che non servono troppi rinnovi di contratto, da qui a gennaio.
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scritto da ex-collaboratori il 22 ottobre 2008 alle 11:40
Stavolta non c’è la bufala alla diossina. E’ tutto vero! Il geometra Galliani vuole trasformare Milanello nella Sunset Boulevard della Brianza, acquisendo le prestazioni di David Beckham, centrocampista della nazionale inglese e dei L.A. Galaxy (l’unica squadra di Los Angeles che anziché essere seguita dalle celebrità, le compra per farsi seguire dai comuni mortali. Roba che nemmeno i Los Angeles Clippers!). L’integrità fisica e le capacità tecniche non si discutono, l’operazione di marketing è chiarissima. Ma è l’idea di prendere un 33enne centrocampista offensivo che non mi torna sul piano tattico. Chi starà fuori adesso?
Una cosa è certa. Questo ennesimo acquisto mediatico – annunciato nel giorno di ferie infrasettimanale del Milan – sembra volto a rastrellare il denaro mancante, dopo il quinto posto dello scorso anno e i 25 milioni promessi al Barcelona per i servigi di Ronaldinho. La sensazione più chiara è che a Silvio Berlusconi il Milan non serva più: può arrivare tranquillamente al Quirinale mettendo all’angolo il PD. Una volta che Silvio avrà passato la mano, la società verra gestita da Pier Silvio, Braida, Galliani e Costantino, con Maria De Filippi deputata (in tutti i sensi) a far la voce grossa. Scherziamo… ma non troppo. L’ideale sarebbe stato mettersi nelle mani di Moggi, che Berlusconi lodò pubblicamente per la capacità di vincere senza spendere soldi (al netto delle schede telefoniche, si intende). Ma a meno di una legge salvacul… condotto, dovrà aspettare per altri tre anni.
Intanto l’house organ del moggismo in esilio, quello che riporta gli umori degli juventini in rete e non solo, viene accusato da Ranieri di fare critiche premeditate. Stavolta ha ragione Ranieri. La Juventus di ieri ha giocato un buon primo tempo, il Real ha fatto un buona ripresa. E probabilmente i bianconeri si sono regalati la qualificazione agli ottavi, mettendosi l’animo in pace, vista l’inconsistenza dello Zenit.
Qualificazione che dovrà ottenere l’Inter stasera, se non nei numeri nelle sensazioni. Mourinho ha già anticipato che schiererà Francesco Toldo in porta e, Ibrahimovic a parte, è possibile che si faccia turnover nelle caselle dell’attacco, dove è previsto l’inserimento di Mancini, Cruz o Balotelli. L’imperativo è uno solo: vincere, magari giocando bene, per mettere la qualificazione al sicuro e imprimere la prima vera accelerazione in campionato. Sinceramente penso che Mourinho ci sorprenderà con una formazione più rimaneggiata del previsto.
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