Insomma Samuelino Eto’o deve ancora smaltire le scorie dell’inutile partecipazione alla competizione per nazionali più inutile e dannosa del mondo, cioè la Coppa d’Africa…
Poco male, contro il Parma (al quale il Camerunese ha forse segnato il gol più bello da quando gioca con i nostri colori) scenderanno in campo almeno due tra Balotelli, Milito e Pandev, che hanno fatto molto bene in questo mese di gennaio che si va a concludere.
Il nostro numero 9 magari potrà mettere dei minuti nelle gambe in coppa italia, che ci aspetta la prossima settimana (andata) e quella successiva (ritorno)… una bella accozzaglia di partite, quella che ci aspetta nelle prossime settimane: Parma-Inter il 31, Inter-Fiorentina il 3/02, Inter-Cagliari il 07/02, Fiorentina-Inter il 10/02, Napoli-Inter il 14/02 e poi una settimana di riposo prima di affrontare Sampdoria (20/02), Chelsea (24/02), Udinese (28/02), altra pausa per le nazionali, Genoa (07/03), Catania (12/03) e Chelsea (16/03).
Peggio di noi andrà alla Fiorentina, che in ogni caso oltre alle due gare di champions si troverà in mezzo alle balle un recupero di peso contro il Milan, e qui casca l’asino: i viola han cercato di posticipare il ritorno della semifinale di Coppa Italia al 14 Aprile, ricevendo un sonoro rifiuto da parte nostra.
E ci mancherebbe pure altro!
Quella settimana infatti è giusto in mezzo tra Fiorentina-Inter (ma di campionato) ed Inter-juve. La prossima volta, pensateci meglio quando cravatta gialla vi sconvolge il calendario, nonesiste che siamo noi a pararvi il sederino complicandoci la vita…
A Parma, luogo che da 3 anni è impossibile non associare ad un pomeriggio da leggenda, con i due lampi del Genio, andremo anche senza Carneade Fernandes, giovanotto un po’ tamarro portoghese che pareva destinato ad arrivare in prestito per rilanciarsi dopo un lungo infortunio.
Peccato (soprattutto per la Miss, che aveva raccolto abbondante documentazione, anche testimoniale…) che non abbia passato le visite mediche… in compenso sembra sempre più vicino ò’arrivo del laziale Ledesma, fresco sconfitto nella vertenza con Lotirchio.
So che a molti non piace, viene giudicato troppo lento, ma a me sembra migliore di Muntari e comunque viene per essere una riserva (come dovrebbe essere pure il ghanese, in un mondo sensato). Inoltre è un buon modo per ricucire i rapporti con il presidente laziale in vista di giugno, quando l’obiettivo per rafforzare la difesa potrebbe chiamarsi Kolarov…
Probabili formazioni:
Inter: Julio Cesar; Maicon, Samuel, Materazzi (o Cordoba), Santon; Zanetti, Cambiasso; Balotelli, Motta, Pandev; Milito.
Qualche appunto sparso: contro un centrocampo così folto, non è da escludere la variante che preveda l’inserimento anche di Muntari al posto di uno tra Mario e Goran, anche se penso che con il giusto sacrificio in fase difensiva, andrebbe bene anche la formazione di cui sopra; uno sguardo particolare merita Biabiany, che è ancora un nostro giocatore e sta facendo davvero bene in questo campionato; l’outsider mancato di giornata sarà Crespo, di ritorno a Collecchio 10 anni dopo un trasferimento a cifre da record alla Lazio, ma non convocato per questa gara… meglio, perchè il buon Hernan sebbene a fasi alterne ha ancora un discreto fiuto per il gol. Ed in abbinata con “Parma”, mi evoca sempre brutti ricordi.
UPDATE: come comunicato dal sito ufficiale, Parma-Inter non si disputerà “per motivi di ordine pubblico relativi alla sicurezza di impianti e spalti messa in pericolo dopo la nevicata che si è abbattuta sulla città”. La partita verrà recuperata mercoledì 10 febbraio alle 20.45.
scritto da Mr Sarasa il 30 gennaio 2010 alle 10:25
Perchè Materazzi è stato ammonito per la mascherata post derby? una fonte di Bauscia Cafè ci ha rivelato come è avvenuto il dibattimento…
L’Aula è stracolma, per lo più di giornalisti ma c’è anche qualche tifoso. Tutti si alzano in piedi quando fa il suo ingresso il giudice per l’occasione, un Maurizio Mosca in toga e parrucchino.
“Clamoroso! mi hanno tirato giù dal letto prima delle 12! e per giudicare chiiii??”
“Marco Materazzi, vostro onore” dice il suo aiutante
“Non lo conosco!”
“Ma come, il difensore dell’Inter, quello del mondiale 2006…”
“Ehhhhhh, avessi detto Beckenbauer! vabbè, facciamo in fretta che devo andare a pranzo con Bargiggia…”
“Entrino le parti: per la pubblica accusa, Franco Ordine, per la difesa, Ignazio La Russa”
M.M: “due bei mignottoni insomma! La parola all’accusa.”
F.O.: “Vostro onore, siamo qui oggi, e avremmo voluto proprio indubbiamente farne a meno, perchè il reo qui presente Materazzi Marco ha commesso un crimine gravissimo, una mancanza di rispetto senza precedenti, una villaneria inaudita, un vilipendio in piena regola…
M.M.: “Che cosa?”
F.O.: “..insomma, ha messo una maschera del presidente del Consiglio dopo la partita!”
M.M.: “e allora???? tutto qua?”
F.O.: “Cooooome tutto qua! ?!?! E’ gravissimo, inaudito, vostro onore, soprattutto considerati i precedenti del soggetto!”
M.M.: “allora si spieghi meglio”
F.O.: “il Materazzi Marco, sono ANNI che con le sue azioni danneggia il milan. Dapprima, quando era titolare, con falli di ogni tipo, gravissimi, spesso addirittura non sanzionati… poi nel 2005-2006, con la “fama” ormai acquisita, cosa fa? si propone al milan!! Era un chiaro tentativo di gettare discredito sull’immagine del club più titolato al mondo!”
M.M.: “beh, messa in questi termini in effetti…”
F.O.: “ennonsooolo, nel 2006 il Materazzi ha di fatto messo in ombra una COLONNA della Nazionale e del Milan come Sandrone Nesta, con le sue prestazioni… ha avuto la faccia tosta di entrare al suo posto e sottrargli non solo il posto in campo, ma anche nell’immaginario collettivo! si è permesso di segnare due gol decisivi, di cui uno in finale, E ha fatto espellere Zidanne… no, dico, ZIDANNE! Uno che non ha giocato a calcio, uno che EEEERAAA IL CALCIOOO!”
M.M.: “ahhhhhhh, come giocava Zidann….”
F.O.: “Pooooi, non contento, ha segnato al derby del famoso 4-3, facendosi buttare fuori apposta sul 4-2 per perdere tempo, ha segnato il gol scudetto del 2006-2007, ha festeggiato con un abito bianco ad insinuare che tutti gli altri fossero sporchi, elllaltroggiorno, infine, quest’atto che siamo ad esaminare”
M.M.: “ellamiseria, ma è incorreggibile! mi dica un po’, ma è sicuro che volesse offendere?”
F.O.: “eccome nooooo??? innanzitutto c’è una chiara presa in giro della statura del premier: la faccia del premier a due metri d’altezza non si è mai vista! In secondo luogo, c’è l’ironia sulla capigliatura del presidente del consiglio: quella maschera non è aggiornata, ha troppo pochi capelli… infine c’è la questione dell’abbinamento faccia ridente-maglia nerazzurra. Un vero danno d’immagine, per Berlusconi, accostarlo a colori diversi da quelli della squadra dell’amore!”
M.M.: “vabene vabene, ho capito tutto, quanto chiede di condanna?”
F.O.: “mah, come MIIIIIINIIIMO’, la radiazione. Sempre che il Presidente sia clemente e non voglia spedirlo alle patrie galere per vie ordinarie, e poi BUTTARE LA CHIAAAAAAVE!!
M.M.: “chiarissimo. La parola alla Difesa.
I.L.R.: “Vosdro odore, siamo qui ber valudare un gìesdo azzoludamende non gaddivo, una goliardada si dige, ma noi ziamo disbosdi a ghiamarla bersino una goglionada…
(Materazzi prova a richiamare l’attenzione del suo difensore, perchè non capisce la linea intrapresa)
I.L.R. “Dranguillo Madrigs, è duddo inn bugno, gli sbagghiamo il gulo a guesdi milanisdi… vingere, evvingeremo”
M.M. “ma come si permette??? ma è impazzito? rintracciate la telefonata! Ordine in aula!
F.O.: “e io già qua sono!!”
M.M.: “mi dicono che hanno già identificato la chiamata, e stanno andando a prenderlo per portarlo in galera!”
I.L.R.: “vosdro odore, nonn g’ho gabido una mazza, so solo ghe scdavo barlando gonn il mio assisdido. Ghe dra l’aldro è berzona di sbiggada mmoralità e zenzo di Badria, gonn laBBi maiusgola! subbendrado al divenzore dai lineamendi assai poco virili ozerei dire vemminei, gioè Nesda, da subbido ha gondribuido al broseguimendo dell’Idalica sbedizione nella vraderna ggermania, gulminada gonn una bresdazzione maiusgola evvirile, abbaddudo zolo da una desdada del barbaro edde ingivile Vrangese Zidanne, unn vero e brobrio bleggheblogghe…”
M.M.: “ahhhhhhh come picchia Zidann….”
I.L.R.: “Egguindi vosdro odore, è sdada ghiaramente una raggazzada, diggiamolo, il Bresidende si sarà vaddo una rrrisada…”
M.M.: “va bene, quindi lei cosa chiede per il suo assistito?”
I.L.R.: “io penzo ghe sia sufficende una zqualiviga di diegi giornade, con frusdade ed olio dirrigino, berghè gomunque gli si dembra il garaddere!”
Materazzi si alza e prende la parola: “gentili signori, mi avrebbe difeso meglio Burdisso assistito da Rivas, ed ho detto tutto… mi appello alla clemenza del giudice Mosca, in fondo non c’era alcun intento politico nel mio gesto. Quindi chiedo l’assoluzione piena senza aspettare la prescrizione!”
M.M.: “ma è una roba che non si capisce niente, e tra mezzora devo dire quattro puttanate a Bargiggia che poi le spaccia per notizie! ma ho la soluzione, fermi tutti, usiamo il Pendolino!”
"Guarda come gira!"
Tirato fuori il prezioso oggetto, inzia il rito: “guarda come gira… clamoroso! due testimoni inchiodano Materazzi, faceva parte dei giovani comunisti…condannato! colpo di scena: i due testimoni sono bondi e cicchitto ubriachi… materazzi assolto in appello! ma vedo una mischia, in cassazione succede di tutto, la corte è spaccata tra milanisti ed interisti, due rigori non fischiati per parte, espulso Mourinho con tutta la panchina, ma attenzione… l’arbitro guarda il cronometro… PAREGGIO! in Cassazione finisce con un pareggio!”
Materazzi: “ma che cazzo vuol dire? è un processo o una partita?”
Mosca: “giovanotto, ti invito ad essere più rispettoso della corte, ed intanto ti ammonisco! ed ora toglietevi dalle balle, che devo andare a pranzo.”
(anche questo post è una “goliardada”, al massimo ammonitemi, please)
scritto da Mr Sarasa il 23 gennaio 2010 alle 15:24
Ed alla fine arrivarono le convocazioni: tutti recuperati tranne Stankovic (ed ovviamente gli assenti già noti, Eto’o, Chivu e Khrin).
Pare scontato il modulo che adotteremo, ovvero il collaudato rombo, con Sneijder trequartista e Zanetti, Cambiasso, Muntari e Motta a contendersi gli altri tre posti a centrocampo (probabile in particolare una staffetta tra l’italo-brasiliano ed il ghanese); in difesa Maicon-Lucio-Samuel, con il ruolo di terzino sinistro in dubbio tra Santon, Cordoba e Muntari, in attacco sicuro Milito, meno chiaro chi lo affiancherà dall’inizio tra Balotelli e Pandev.
I nostri avversari si schiereranno con il modulo che li ha rilanciati, il 4-3-3 atipico in cui un occhio di riguardo va riservato ai tre davanti, Ronaldinho-Borriello-Beckham, trio che ha fatto a pezzi le difese incontrate nelle ultime giornate; il centrocampo è probabilmente il loro attuale tallone d’achille, si affida alla forza fisica (ormai calante) di Gattuso ed al sacrificio di Ambrosini, mentre Pirlo si limita a poche illuminazioni per partita. L’importante è non rimanerne accecati, sennò anche quelle poche, possono far male. Rispetto all’andata il vero salto di qualità è stato fatto in difesa, dove affianco a Nesta e Thiago Silva hanno trovato continuità Abate ed Antonini (detto il non-giovane), purtroppo Kaladze e Jankulowsky sono solo un ricordo…
Che dire, ce la giochiamo, sulla carta non abbiamo proprio nulla in meno rispetto a questo milan, ma le partite non si giocano sulla carta, ci sta sempre la botta di culo, la svista arbitrale… davvero, non ha senso perdersi in troppe previsioni, il bello del calcio è anche la sua imprevedibilità.
Ed a proposito di sviste e casualità, dal brasile Adriano, probabilmente dopo una bella serata alcolica, ha rilasciato delle dichiarazioni senza senso a calciomercato.com in riferimento all’episodio chiave del derby di ritorno dell’anno scorso:
Ci sveli l’arcano? Era fallo di mano o no? “Volevo colpire di testa, ma mancai la palla ed allora provai ad aiutarmi con la mano . Non è stato un gesto molto plateale, e l’arbitro ha optato per l’involontarietà. Era fallo, ma mi è andata bene . Era una rete importante sia per me che per la squadra”
Ora, ciò basta a qualche gonzo per riaprire sui forum interminabili discussioni sul potere dell’Inter, gli arbitraggi a favore, ed altre scemenze di sorta, peccatoche questa “ricostruzione” dell’acolista ex attaccante nerazzurro cozzi con una cosa molto semplice: la realtà.
Basta riguardare l’episodio infatti per notare subito che NON mancò la palla, la colpì anche se decisamente male e la palla carambolò sul suo braccio già largo.
Poi, se Adriano vuole dire qualcosa di più complesso, cioè che in una frazione di secondo si è reso conto che non l’avrebbe girata in rete e quindi l’ha colpita così male apposta per fare sponda sul braccio, allora gli chiedo scusa. Ho sempre pensato che fosse un deficente, invece era proprio un genio del male.
Va bene così.
scritto da Mr Sarasa il 22 gennaio 2010 alle 23:51
Ci siamo quasi, mancano due giorni scarsi al Derby… nell’attesa, vogliate gradire questo piccolo gioco in simpatia, non si vince alcun premio diverso dalla vittoria in se stessa.
IL PERSONAGGIO MISTERIOSO
Che la classe arbitrale in Italia non sia sempre stata il massimo in quanto a trasparenza, si sapeva… la storia che però a distanza di 30 anni viene alla luce oggi, ha dell’incredibile: un giovane e promettente arbitro, stroncato dai massimi vertici federali IN QUANTO INTERISTA E NON GOBBO (come loro).
Certo, a giudicare dalla foto pervenutaci, il soggetto in questione non è esattamente rassicurante, pare uno studente (marxista) di filosofia dell’epoca, ma la sua preparazione calcistica è indiscutibile. A voi individuare questo personaggio misterioso, oggi discretamente famoso in barba a quei vertici oscurantisti… JUVENTINI.
sembra un fattone, ma era una vera promessa dell'arbitraggio
P.S.: più tardi di sicuro un post serio, non vi preoccupate…
scritto da Mr Sarasa il 20 gennaio 2010 alle 22:00
E così dopo una settimana di polemiche, è finalmente noto il calendario definitivo di “un’edizione di Tim Cup che sta suscitando sempre più interesse”, per usare le parole proferite con profondo slancio di umorismo dal presidente della Lega Calcio Beretta.
Quindi facciamo un po’ d’ordine: resta tutto come cambiato da Galliani con il blitz del 15 Gennaio, cioè Milan-Udinese il 27/01 ed Inter-Juventus il 28/01. Si, proprio la soluzione giudicata inaccettabile, quella per cui si era ipotizzato di schierare la Primavera, quella che aveva fatto gridare alla follia delle due gare in 26 ore su un campo come San Siro… a sto punto, si poteva liquidare il tutto già Sabato scorso con qualche battuta sui traslocatori di Milanello, almeno per quanto riguarda la questione delle due gare in due giorni.
Non vi nascondo che il cambio di atteggiamento della nostra società mi ha lasciato perplesso, pensavo e penso tutt’ora che affianco alla questione di merito (le due gare di seguito) ce ne fosse una almeno altrettanto grande di metodo, cioè che Galliani che prende a braccetto Beretta ed in uno stanzino carbonaramente gli spieghi come rifare il calendario sia una cosa da pre 2006, qualcosa di stonato insomma.
Mi erano piaciute le dichiarazioni di Paolillo, poi di Mourinho, infine quelle di Oriali, mi sembrava ovvio che la misura fosse ormai colma, che avessero trovato le balle di rovesciare il tavolo in testa a questi arroganti che per propria storia personale ed aziendale fanno sempre confusione tra la cosa pubblica (nelle sue diverse accezioni) ed interessi particolari… ed ora la retromarcia su tutta la linea non la capisco.
Certo, un passaggio del comunicato di oggi è altamente Bauscia: “è disposta a mantenere la partita nella data già prefissata e inclusa nei palinsesti RAI, consapevole della differente importanza mediatica rispetto a Milan-Udinese”, perchè è giusto ricordare a questi poveracci del milan che la RAI (si, quella stessa azienda che non si preoccupa dell’emorragia di spettatori dal TG1) si è opposta all’inversione di date tirando in ballo il diverso livello delle partite ed in maniera vergognosamente strumentale niente popò di meno che la Giornata della Memoria… come se una partita ed un qualsiasi film sull’argomento, indipendentemente dal livello di regista ed interpreti, fossero spettacoli fungibili o comunque paragonabili.
Si dirà “l’importante era lanciare un segnale” o “ci siamo dimostrati dei signori”… ma temo che non sia questo il messaggio che passa. Galliani fa gli affari suoi, ed il resto della serie A si adegua. Attendiamo con ansia “che, nella prossima Assemblea della Lega Nazionale Professionisti, vi sia una riflessione comune a tutti i club al fine di avere in futuro regole certe sui calendari delle competizioni e sulle date di eventuali recuperi”, come richiesto “fermamente”, ma li aspettiamo al varco, che il lupo non diventa agnello, la volpe non perde il vizio e compagnia cantante.
In ogni caso una cosa resterà: comunque vada il Derby, noi non abbiamo perso la faccia a chiedere di spostare una gara con una squadra scarsa a righe bianconere.
E ALLORA, GENIO, COSA CAVOLO LE HAI POSTICIPATE QUESTE TRE PARTITE?
Mendichello Lippi
Chiuso sto capitolo, assolutamente indesiderato ma legato ai comunicati odierni, veniamo al nocciolo del post, che poi darebbe il titolo allo stesso.
Si avvisano i guardiani ai cancelli dei centri sportivi di molte squadre di serie A che quell’uomo dimesso che chiede di essere ospitato per pranzo e mendica giocatori per giugno non è un clochard ma Marcello Lippi. Finora ha scroccato da mangiare a milanisti e gobbi, ha già annunciato che lo farà con tutte le squadre in cui giocano suoi giocatori, non con l’Inter perchè “non ci sono molti italiani”.
Viene da chiedersi se i pochi che vi siano (sostanzialmente Balotelli e Santon, perchè Matrix e Toldo han chiuso da tempo con la nazionale, e Motta gode di un ostracismo inspiegabile, coi parametri di italianità amaureschi o camoranesiani) siano meno meritevoli di attenzioni di gente regolarmente convocata come Oddo, Gattuso, Zambrotta, Iaquinta, Pepe, Di Natale… ma pazienza, ce ne faremo una ragione, anche perchè vedere certe facce ad Appiano potrebbe far riaffiorare in noi pessimi ricordi, ed al Presidente quel suggerimento lanciato dall’allora allenatore su come fosse da trattare fisicamente un tecnico che con tanti giocatori fatti comprare fosse stato in grado di produrre quei risultati, tra Helsinborg e Reggina…
E’ curioso tuttavia che recatosi all’abbazia di Milanello il mendicante abbia pregato in ginocchio Nesta di tornare a reggere la difesa azzurra, non tanto per i QUATTRO anni di assenza, quanto per il fatto che dietro suo consiglio una certa squadra di Torino si sia accaparrata Capitan Neoton ed il terzino Infame, a far compagnia in difesa al Buffone, al Chiller ed al Pio. La stessa squadra che il CT aveva indicata come favorita per lo scudetto, ed invece continua ad incassare gol un po’ ovunque. Tu chiamale, se vuoi, intuizioni…
scritto da Mr Sarasa il 13 gennaio 2010 alle 20:47
Sarò onesto: domenica sera speravo in un bel pareggio e tanto brutto gioco, tra gobbi e biretrocessi… Pazienza, non si può avere tutto dalla vita, bisogna sapersi godere però anche i più piccoli piaceri: in questo caso, la situazione dei gobbi.
Che dire, una partita giocata oscenamente, un centrocampo ridicolo, tre attaccanti su tre impalpabili, Del Piero che sbaglia le punizioni, Ferrara che dopo aver perso una partita 0-3 non trova di meglio da fare se non polemizzare con l’unico allenatore che in 20 anni abbia fatto peggio di lui… ma può bastare tutto ciò a chi sportivamente desidererebbe la cancellazione dalle società professionistiche della Juventus F.C. s.p.a.?
No.
...e poi toccati!
Ieri la gazzetta in prima pagina titolava “Vedi il Napoli e poi”.
Ferrara avrà fatto scorta di cornetti, aglio e gesti apotropaici, visto che per chi non lo sapesse la frase (senza “il”) si completa con “muori”, ma la possibilità che effettivamente questa sera la squadra della sua città segni il capolinea della prima avventura in serie A (ma non certo l’ultima, come si conviene ad ogni raccomandato) di Ciruzzo il Troppo Buono esiste.
Ed allora, in un mero esercizio di stile (juve), vediamo quali meravigliosi scenari potrebbero aprirsi, considerando quali maestri pedatori sono attualmente liberi (di far danni):
L’era glaciale. Scongelato dal freezer, Dino Zoff è disorientato dal salto temporale essendo fermo al Maggio 2.006; crede che non sia successo nulla e si meraviglia delle piccole differenze che nota, soprattutto negli arbitraggi, mette Grygera trequartista scambiandolo per Nedved, non capisce perchè Moggi ora porti il parrucchino e si faccia chiamare Alessio, ed altri dettagli del genere. Ciò nonostante, qualifica una squadra non trascendentale alla Champions League, e quindi i dirigenti lo esonerano con una motivazione qualunque, tipo che bastava far marcare Zidane da Felipe Melo. Il Dino nazionale si rimette sotto ghiaccio in silenzio.
Il Calcio Champagne-League. Dopo aver letto la mirabolante intervista di Maifredi Gigi che si è detto in grado di vincere lo scudetto con questa squadra, solo una persona che col calcio non centri NULLA può credergli: ed infatti, ecco che Blanc lo nomina nuovo allenatore.
La brillante intuizione dell’allenatore (?) bresciano consiste nel far subito tesserare tutto il Maifredi Team (quei poveracci ex calciatori che per pagare debiti e cambiali non avevano di meglio da fare che mimare per Simona Ventura i gol segnati in serie A), per far capire ai giocatori quanto ridicoli sono i gol subiti.
Meno brillante invece l’idea di far giocare la juve come il milan di sacchi, ma con Grygera a chiamare il fuorigioco e Amauri (con i rasta) a trombare la moglie di Le Grottaglie: la squadra chiude il girone di ritorno con il triplo dei gol subiti in quello d’andata, ma riesce a salvarsi. Riscongelando in tempo Zoff.
La Gentile Signora. Claudio il Libico mette da subito in chiaro le cose: chiunque non termini gli allenamenti con un qualche pezzo (di maglietta, di pelle, o altro) di altri compagni tra i denti è fuori rosa. Della cura beneficia soprattutto Melo, che trova finalmente riconosciuta la sua ars randellandi, mentre ne fanno le spese i vari Marchisio, Diego, Del Piero e Giovinco, che finiscono smembrati. Blanc è soddisfatto, infatti pur senza guardare la classifica (Gentile porta la squadra ad una tranquilla salvezza) vede finalmente lo spirito giusto, e per ricompensarlo decide di investire nuovamente nel mercato estivo: Cassano arriva a Vinovo, Gentile viene ricoverato alla neuro il giorno dopo.
Cosa resterà di questi anni ’80. Lippi & Tardelli, ormai inseparabili, sbarcano a Torino reduci dai fasti irlandesi. I giocatori imparano a memoria tutti i proverbi possibili ed immaginabili, ma sbagliati. In campo il gioco latita, ma uno show del Trap a partita mette sempre tutti d’accordo, regalando titoli robanti a Tuttosport. Ai tifosi invece, i soliti sseru. Europa League.
L’inzaccherata. Alberto da Cesenatico ha giusto bisogno di sistemarsi definitivamente la vecchiaia con il consueto metodo: allenare sei mesi (o meno) ma in modo così incolore da poter fare quel che vuole nei restanti 24 mesi di contratto, che tanto in panchina andrà qualcun altro. Rivoluziona la squadra all’insegna del 3-4-3, ne subisce 5 dall’Ajax ma riesce a regalare anch’egli il 4° posto alla vecchia signora, per poi lasciar posto ad un De Biasi qualunque.
L’olandese al volante. Non paghi di aver speso 50 milioni per i Samba Brothers Melo & Diego, oltre a svariati bruscolini negli anni precedenti per i Thiago, Poulsen, Andrade, Amauri etc, si spendono gli ultimi soldi per garantire un lauto pasto quotidiano a Hiddink. Che forse è l’ipotesi più vicina alla realtà, intendiamoci, ma nemmeno quel vecchio marpione di Guus può fare miracoli con il materiale umano a disposizione. Non viene accolto bene tuttavia perchè gli ultras lo scambiano per Ancelotti: een varken niet kan trainen.
Ciro, un consiglio spassionato: vedi Napoli e poi… cerca De Laurentis. Un posto nel prossimo cinepanettone non si nega a nessuno.
scritto da Mr Sarasa il 10 gennaio 2010 alle 12:20
…ha un sapore stupendo. Certo, ti diventano bianchi i capelli troppo presto, a lungo andare, ma è un sacrificio ampiamente giustificato.
Soprattutto perchè mentre Samuel esulta togliendosi la maglietta per il suo primo gol da centravanti aggiunto, e non da difensore su corner o punizioni, tra un delirio e l’altro uno guarda il cronometro, vede che è comunque finita, e nei trenta secondi successivi può già immaginare le rosicate di molti, che riverseranno la loro bile nelle mail e nei commenti da semianalfabeti a trasmissioni locali e siti sportivi.
Sarebbe bello, per una volta, non vedere nemmeno UNO tra i tifosi interisti, rompere le palle su questa partita… ma oltre alle prostitute intellettuali, è da tempo che conosciamo pure i loro clienti, ovvero chi se ne beve le balle ed i ragionamenti della minchia. E quindi li lasciamo nel loro brodo a prendersela con Mourinho, con la Società, coi giocatori… pur ammettendo che il secondo tempo non è stato, per 43 minuti, un grande spettacolo (eufemismo), per come la vedo io anche solo il finale ne valeva la pena, senza dimenticare le azioni del primo tempo che con un po’ di maggiore cinismo avrebbero instradato meglio la gara.
La gara appunto… quando hai solo 12 giocatori “con esperienza” a disposizione, più il secondo portiere, più Arnautovic che ha esordito giocando pochi minuti a Verona mercoledì, e 4 primavera, la formazione diventa pressochè obbligata, ed infatti si è vista quella anticipata nel precedente post… è forse una colpa di Mourinho? spero bene che nessuno sia così malato di mente da pensarlo.
Non ha funzionato al meglio però la disposizione in campo, soprattutto a centrocampo in quanto nè Quaresma nè Pandev, a causa della lunga inattività, non si inserivano nè ripiegavano con le giuste tempistiche, facendoci soffrire spesso la superiorità numerica dei Senesi. Al primo, bellissimo, gol di Maccarone però la sensazione era più di sorpresa che altro, ancora non immaginavo la sofferenza che ci aspettava…
Lancio di Sneij perfetto, il Principe aggancia con eleganza, ne fa secco uno e poi scarica alla sinistra di Curci, poi la seconda perla di Sneij, la prima su punizione: dedica sentita a Chivu, una di quelle cose “da squadra”, e pensavo che tutto si fosse sistemato (anche perchè prima della punizione c’erano state comunque altre due occasioni abbastanza limpide, una sui piedi di Pandev, un’altra prima ancora sui piedi di Motta, che inspiegabilmente anzichè tirare la passa a Milito in evidente fuorigioco).
Macchè, palla al centro-via, e con una serie di buchi della nostra difesa, questi trovano il pareggio con tale Lapo Ekdal, non a caso gobbo, per la gioia di tre suoi connazionali (forse parenti?) elegantissimi che iniziano a fare foto con una specie di cannone dalla balaustra. Iniziano le perdite di tempo sistematiche, in particolar modo da parte di Rosi e Curci, la scuola Roma che non tradisce mai, da questo punto di vista, e mestamente finisce il primo tempo.
Alla ripresa, il cambio che ti aspetti, cioè Samuel per Quaresma, per dare più sostanza al centrocampo spostando Zanetti, e quello che NON si aspettava nessuno, cioè fuori Deki per un infortunio nel tunnel (alla faccia di chi dice che abbiamo solo culo, verrebbe da dire) e dentro Arnautovic.
I cambi hanno un senso, la scelta di mettere Samuel terzino lasciando Cordoba in mezzo, a sollecitare le mie coronarie insieme a Lucio, molto meno: ogni volta che su quella fascia partiva Reginaldo, c’era da soffrire, non a caso il gol del 2-3 nasce in questo modo.
Fuori Motta, dentro Stevanovic, e lì ho riposto le mie ultime speranze in qualche giocata da Campione di Wesley o di Milito, perchè sinceramente non si vedeva più alcuno schema in campo, però qualcosa l’hanno tentata, soprattutto il trio Arnautovic-Pandev-Stevanovic, con scarso esito e purtroppo una scarsa propensione anche a rientrare… due su tre devono crescere, e l’altro deve solo riprendere la forma migliore, quindi nessuna bocciatura comunque.
Ma sto divagando: si arriva al minuto 43′, checchè ne dica l’abbacchiato Malesani, il fallo c’è, poi noi a batterle abbiamo uno dei migliori europei in materia, e San Siro esplode. Luis affianco a me inizia ad urlare “e andiamo a vincerla”, io guardo quelli che se ne stavano già andando ritornare sui loro passi, e penso che forse un “Inter-Sampdoria” o “Inter-Roma” dal vivo finalmente è toccato pure a me… altra punizione, quelli del Siena sono evidentemente nervosi, spostano di continuo la palla a Wesley, ma 3 su 3 sarebbe stato troppo anche per lui.
4 minuti di recupero sembrano davvero pochini, viste le continue sceneggiate a cui già ho accennato, ma ci bastano. Faccio appena in tempo a rendermi conto che Stevanovic, centrocampista offensivo, è il nostro terzo terzino sinistro di giornata, che Samuel è stato spostato alla Materazzi, ed inizia l’azione più bella della partita.
No, non ho fatto colazione a base di grappa o cannoni, per me l’azione che completa la nostra rimonta è davvero la più bella di tutto il match, Lucio-Arnautovic-Milito-Pandev-Samuel. Tutto di prima. Tutto perfetto.
DELIRIO.
Gli ultimi secondi sono seguiti dalla balaustra, con la panchina del Siena a cui rode tutto, per aver perso così tre punti pesantissimi, per la loro classifica, e qui c’è un episodio da segnalare: il signor Reginaldo (a proposito, grazie Malesani per averlo tolto, visti i pericoli che partivano dalle sue parti…) è tra i più nervosetti, diciamo che mal sopporta le nostre esultanze lì dietro (condite da diversi riferimenti alla Canalis, va detto)… non trova di meglio da fare che girarsi e farci un gesto poco carino, avete presente quello con le due braccia a scendere, a fare una specie di “V” verso e parti basse? ecco, quello.
Sarebbe equo che venisse segnalato pure questo, al signor Tosel, che se Mario deve pagare certe cifre per tre secondi di applausi, lo show dell’ex mister Canalis vale un po’ di più direi. Anche perchè in mano, avevo l’ombrello di Luis, e se io sono una personcina a modo, magari qualcun altro al posto mio poteva perdere il lume della ragione e tirarglielo…
Un altro spettacolare da vedere è Rosi, che da solo ha fatto entrare i barellieri 3 volte. Sulle ginocchia, totalmente sconfortato. Come si merita.
Partite come questa, comunque, danno una carica che va ben oltre il gioco espresso, o i tre punti. Sono vittorie del gruppo, prima ancora che dei singoli campioni autori delle giocate, della voglia di sacrificarsi, della capacità di adattarsi in posizioni diverse dalle abituali. Come nel 2007-2008 (ma speriamo che si arrivi un po’ più sereni alla meta, con meno infortunati soprattutto).
Stasera al Meazza si affrontano le uniche due squadre mai retrocesse in serie B, a differenza di quanto avverrà 24 ore dopo…
Che Inter vedremo? beh, dire “rimaneggiata” è un eufemismo, rispetto alla sfida di tre giorni fa mancheranno il ceduto Vieira, lo squalificato Balotelli e soprattutto Christian Chivu: dico “soprattutto” perchè nel bailame di questi giorni un po’ è passato in secondo piano quanto accaduto al difensore rumeno dopo lo scontro con Pellissier, un infortunio di quel tipo può avere conseguenze ben più gravi che non uno stop di un paio di mesi… ancora in bocca al lupo ed un sincero grazie ai medici che l’hanno operato, le premesse non erano delle migliori.
Questi tre si aggiungono agli infortunati Santon, Materazzi (operato ieri, fuori un mese anche lui), Cambiasso, Muntari e Khrin, oltre al probabile partente Mancini ed Eto’o, che speriamo sia in condizioni di sicurezza migliori, con la sua nazionale, rispetto alla squadra del Togo (ce ne sarebbero troppe da dire per affrontare seriamente questo discorso, e francamente non ne sono in grado oggi)…
Di contro, recuperiamo due giocatori squalificati (Deki e Motta), e Pandev ha messo nelle gambe un importante minutaggio contro il Chievo, quindi non bisogna fare drammi ed affrontare senza timori il Siena, con la forza del gruppo, come ha giustamente sottolineato in conferenza Mourinho.
Una forza che si esprime quasi ogni domenica, con giocatori che costantemente giocano fuori-ruolo, direbbero i miopi, io dico “dove servono”: certo, la nostra è una rosa importante (“siamo l’Inter, non è mica l’oratorio eh…”, per usare le parole di Mario), ma senza il giusto spirito di sacrificio e la voglia di vincere propria dei veri campioni non si andrebbe da nessuna parte.
Ed allora, con ogni probabilità, la formazione anti-Siena è quasi già pronta: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba (o Samuel), Zanetti; Stankovic, Motta; Quaresma, Sneijder, Pandev; Milito. In panca sono pronti al loro debutto molti giovani della primavera, in caso di bisogno, insieme all’estroso Arnautovic che è l’ennesima testimonianza di come Mourinho sia un allenatore che riconosce l’impegno ed è pronto a dare una seconda possibilità a chiunque, in special modo ai bambini un po’ naif, l’altroieri Mario, ieri Santon, oggi il buon Marko appunto.
Di fronte il Siena, ultimo, che ha 30 punti meno di noi ed un allenatore abituato a dare spettacolo… fuori dal campo. Perdere punti in questa occasione, sarebbe un vero delitto, è il momento giusto per allungare ulteriormente su una (o perchè no, entrambe) le inseguitrici.
Della conferenza stampa di ieri infine sottolineerei il richiamo deciso ai pecoroni che tifano questi stessi colori ma non hanno evidentemente chiaro che il razzismo è qualcosa di inconciliabile concettualmente con una società che si chiama “Internazionale”.
Il nostro allenatore (e la società) è in grado di fare questo discorso chiaramente, e gli altri?
Campedelli, Ferrara, Blanc, Di Carlo, ci dite qualcosa su chi apostrofa Mario Balotelli in quel modo?
Buona partita a tutti.
scritto da Mr Sarasa il 31 dicembre 2009 alle 13:54
Estate 2006, il campionato più (ri)pulito di tutti i tempi va affrontato presentandosi bene, per non fare brutte figure.
Per un Mihajlovic che si ritira, per affiancare il Mancio in panchina, il giovane Andreolli che già aveva esordito in prima squadra viene aggregato stabilmente, per due terzini tutto sommato modesti come Ze Maria e Wome, che non vengono confermati, i sostituti sono un fresco Campione del Mondo, Fabio Grosso, e due brasiliani già sgrezzati in europa da Ajax e Monaco, Maicon e Maxwell (con quest’ultimo che può giocare anche più avanti); a centrocampo Veron decide che dal calcio europeo ha gia avuto (e dato) abbastanza, ed è ora di fare ritorno a casa per seguire le orme paterne: il sostituto più logico sarebbe già in rosa, quel Pizarro che non ha trovato molto spazio finora ma gioca proprio in quel ruolo. Ed invece, il cileno cede alle lusinghe del suo ex tecnico Spalletti che gli promette un posto da titolare a Roma, così che la strategia nerazzurra cambia radicalmente: dentro i centimetri e la forza fisica dell’ex stella dell’Arsenal e vice capitano della Francia, Patrick Vieira, i polmoni di Olivier “martello” Dacourt dalla capitale (per sostituire quelli di Cristiano Zanetti, andato a giocare in serie B), e la scommessa argentina Mariano Gonzalez a prendere il posto dei poco impiegati Cesar e Kily Gonzalez.
Il vero capolavoro tuttavia è l’arrivo a Milano del Genio, lo svedese Zlatan Ibrahimovic lanciato nel calcio che conta dall’Ajax qualche anno prima, insieme al ritorno della vecchia conoscenza Hernan Crespo, bomber umile e scottato dall’essere stato trattato come un pacco postale da Chelsea e Milan ma di sicuro affidamento (cosa che non si poteva certo dire di Adriano o Recoba). Arrivederci e grazie (per i gol e per la plusvalenza realizzata) invece ad Obafemi Martins.
La prima partita stagionale (26/08) inizia coi botti: nel giro di mezzora siamo sotto di 3 gol e la Supercoppa sembra decisamente diretta verso Roma; sono Vieira e Crespo con 3 gol a caricarsi la squadra sulle spalle, preparando la tela per la pennellata finale su punizione di Luis Figo. Guardando le facce dei giallorossi, completamente distrutti, mi viene in mente un altro 4-3, di 6 anni prima.
Il giorno dopo, Materazzi porta il trofeo dal Presidente Facchetti in ospedale come già fatto con la Coppa del Mondo qualche tempo prima: ancora non è di dominio pubblico la cosa, ma la Bandiera nerazzurra si sta per ammainare, prematuramente, contro un male incurabile. E’ il 4 Settembre quando i tifosi nerazzurri e gli amanti del calcio pulito, a prescindere dal tifo, piangono la scomparsa del Cipe, calciatore gentiluomo e soprattutto persona perbene, ed è a lui che Cambiasso dedica la sua doppietta alla prima giornata di campionato, contro la Fiorentina.
La squadra ha bisogno di pochi semplici aggiustamenti, per spiccare il volo: se Julio Cesar è una scoperta dell’anno prima, bastano poche gare per capire il valore di Maicon o il fatto che Materazzi dopo il Mondiale di Germania è ancora in stato di grazia (chiuderà l’anno con anche 10 reti all’attivo); il Mancio sperimenta e poi sposa il “rombo” con Figo trequartista puro, mentre davanti si consuma l’involuzione psicofisica di Adriano ed il terzetto Ibra-Crespo-Cruz mostra ottime intese.
La svolta, senza dubbio, sabato 28/10/2006: derby vinto 3-4 con gol di Crespo (torsione implacabile), Stankovic (sassata), Ibrahimovic (tocco sotto per fumarsi Nesta e siluro), Seedorf, Materazzi che segna e viene espulso, semi-rimonta finale dei rossoneri con Gilardino e Kakà al 90°, Vieirà che, rimasto in campo pur da infortunato per la fine delle sostituzioni si prende a parole con Sinisa… una sofferenza incredibile, dopo un dominio assoluto. Una volta sarebbe stata una gara da Pazza Inter e basta, ora invece scatta l’interruttore nella testa di molti giocatori che diventano consapevoli dei propri mezzi. Non ce n’è per nessuno, a quel derby seguono altre 15 vittorie consecutive per un totale di 17, record per la serie A e per tutti i maggiori campionati europei. E’ anche, vale la pena ricordarlo, la gara in cui Javier Zanetti rientra da un infortunio per non uscire più.
Si potrebbe chiudere il discorso nel recupero della gara con la Roma, il 18/04/2007, ma ci viene stranamente il braccino e perdiamo la prima gara del campionato proprio in casa nostra contro i capitolini… per non essere troppo poco originali, tutto rimandato di una settimana, a Siena: un rigore di Matrix, mentre la Roma perde a Bergamo, dice che gli scudetti nerazzurri sono 15.
Finalmente la festa è anche per strada, in tutta Italia, gli interisti festeggiano al grido di “noi vinciamo senza rubare”, come i ragazzi negli spogliatoi di Siena. E’ il secondo scudetto dei Record, dopo quello dell’89: 5 giornate d’anticipo, 97 punti, 15 vittorie in trasferta (di cui 11 consecutive, altro record), 30 vittorie su 38 gare, 17 vittorie consecutive, maggior vantaggio sulla seconda, miglior media inglese (+22)… inoltre, anche se non è un record, segnano almeno un gol ben 20 giocatori, praticamente tutta la rosa tranne i portieri ed i poveri Mariano Gonzalez e Choutos, a cui nell’ultima giornata viene negato di tirare un rigore per concedere un’altra ovazione a Figo che sembrava doversi ritirare…
Altre istantanee di quel campionato: il gol di Ibra al Torino a Gennaio, il Derby di ritorno con il Traditore Ronaldo a segnare (ed esultare) il suo gol più inutile in un derby, Inter-Empoli 3-1 con la perla del Chino da calcio d’angolo in una stagione che l’aveva visto decisamente in disprte, un altro 4-3, stavolta ai danni della Lazio a scudetto già conquistato, mattatore della rimonta Hernan Crespo, la festa con la consegna dello Scudetto all’ultima giornata con Mataerazzi vestito completamente di bianco, ed ogni riferimento era chiaro.
Purtroppo l’Inter non riesce ad essere altrettanto schiacciasassi in Champions, dove inizia male con due sconfitte (Sporting Lisbona e Bayern a S.Siro) il girone, salvo rifarsi con tre vittorie consecutive (Spartak Mosca e di nuovo Sporting) e pareggiare l’ultima, ininfluente sfida in Baviera. Agli ottavi l’urna dice Valencia, ma dopo tre incroci a loro sfavorevoli nei precedenti 4 anni, nel 2006-2007 siamo noi ad avere la peggio in una notte che verrà ricordata, più che per l’indolenza dei nostri attaccanti o per il fatto che usciamo per la terza volta in 5 anni per la regola dei gol in trasferta, per l’ignobile scazzottata finale scatenata dal pugno del valenciano Navarro a Burdisso a match già concluso, con inseguimenti successivi allo spagnolo che richiederebbero di essere montati con la musica di Benny Hill in sottofondo.
La finale di Coppa Italia, per il 3° anno consecutivo, è Inter-Roma, tuttavia questa volta è giunto il momento della rivincita per Spalletti & Co., oltre che il momento del digestivo dopo i bagordi-scudetto per i nostri. L’andata all’Olimpico è semplicemente un tiro a segno, 6-2 per loro e la domanda se fossimo su Scherzi a Parte per noi, mentre al ritorno non basta la grinta messa in campo dai soliti noti (su tutti, Crespo), sia per la costante applicazione dell’antichissima arte della perdita di tempo dei romanisti, sia perchè in attacco per noi c’era Recoba. L’espulsione di Cordoba ed il gol di Perrotta all’84° fissano il risultato sul 2-1, e tanti saluti alla toppa tonda sulla maglietta, dopo due anni. Non ci lamentiamo comunque, per la stagione conclusa.
Un’ultima partita va segnalata in quell’anno, si gioca il 28 Maggio a Novi Sad per beneficenza e l’occasione è l’addio al calcio (giocato) di Sinisa Mihajlovic: pazienza se in realtà il grande difensore ha smesso già da mesi di giocare, è sempre stato un po’ matto anche lui.. la partita resterà nella storia, in ogni caso, anche perchè è la prima e unica del Mancio con la maglia numero 10 nerazzurra.
Pochi ritocchi ma mirati: questa la richiesta dell’allenatore, e la società esegue.
Nell’estate2007 partono Grosso, che non ha legato al meglio con lo spogliatoio, Recoba alla ricerca di maggior minutaggio di scioco, Gonzalez, Choutos ed Andreolli.
I sostituti sono nomi di tutto rispetto, cioè il terzino/centrale della Roma Chivu, l’attaccante Suazo dal Cagliari, il fantasista cileno Jimenez e due giovani dai soprannomi curiosi: il difensore colombiano “Tyson” Rivas ed il centrocampista portoghese “Pelè”; ritorna inoltre dopo un prestito Cesar.
La stagione inizia nel segno degli infortuni, cosa che proseguirà fino a Maggio, in tutti i reparti. La Roma fa subito capire in Supercoppa (che vincono 1-0) che non sono più gli spreconi dell’anno prima, ma che faranno di tutto per contendere lo scudetto fino alla fine. Ciononostante, fino a Dicembre la strada sembra quella conosciuta, con l’Inter a prendere il largo dopo la vittoria di Roma per 1-4 del 6° turno, passando per gare come Inter-Genoa, Inter-Lazio o Inter-Torino vinte con 3 o 4 gol di scarto ed un dominio assoluto anche come gioco.
In Champions di nuovo si inizia con una sconfitta in casa del Fenerbahce, ma chiudiamo il girone primi davanti ai turchi, al PSV Eindhoven ed al CSKA Mosca, con 5 vittorie anche rotonde. Dai sorteggi di Nyon a Dicembre l’Inter nonostante pesca un avversario ostico, il Liverpool di Benitez, Gerrard e Torres.
L’anno solare si chiude con l’esordio in prima squadra di un giovane di Brescia di cui parlano tutti gli osservatori, si chiama Mario Balotelli e fa una doppietta in Coppa Italia alla Reggina, e con il Derby del 23/12/2007: preceduta da polemiche sul valore del Mondiale per Club appena conquistato dai rossoneri dissolte con un gesto di Fair Play dal nostro allenatore che fa tributare ai cugini un applauso sincero da parte dei nostri giocatori, la partita rimarrà scolpita nella memoria per la gigantesca cappella del loro portiere, Dida, sul tiro centralissimo di Cambiasso che ci consegna la vittoria. Il vantaggio sulla Roma sembra una sicurezza assoluta, anche se in quella gara si è fatto male Samuel, la nostra colonna portante in difesa visto il grave infortunio patito in nazionale ad inizio stagione da Matrix.
Il 2008 è l’anno del Centenario, e si apre con una discreta sequenza di 7 partite in cui raccogliamo 17 punti, giusto per arrivare senza patemi allo scontro diretto del 27/02 contro la squadra di Totti. Prima però c’è da segnalare la doppia sfida con la neopromossa juventus di Ranieri nei quarti di Coppa Italia, due partite caricate oltremodo di tensioni dall’ambiente bianconero con dichiarazioni al limite del patetico quali “vale uno scudetto”: lo scudetto 15-bis, se dobbiamo seguire queste farneticazioni, ce lo aggiudichiamo senza problemi con un pareggio all’andata (doppietta del nostro antijuventino preferito, Cruz) e schierando il già citato Balo al ritorno a Torino causa penuria in attacco, con risultati devastanti per la psiche collettiva gobba, che non si è neancora ripresa dall’uno-due ad alto tasso spettacolare rifilatole dal giovane bresciano…
A proposito di assenze, arrivi e partenze, ad inizio 2008 se ne va in prestito al San Paolo l’ormai abdicante Imperatore Adriano, travolto da problemi personali non risolvibili con un gol, mentre con la stessa formula arriva dall’Atletico Madrid il centrocampista tuttofare Maniche, viste le assenze prolungate di Dacourt e Vieira (quest’ultimo in particolare si specializza nel farsi male in nazionale, guarire ad Appiano e rifarsi male in nazionale…) ed il fatto che Deki Stankovic giochi ormai da mesi con un problema al tallone. Più in generale, i continui infortunii ed i lunghi tempi di recupero dei giocatori fanno deteriorare i rapporti tra allenatore e staff medico, aggiungendo benzina ad un’ambiente già ad alto rischio incendi e sul quale iniziano i loro voli concentrici i soliti avvoltoi noti come “giornalisti sportivi”.
27/02/2008, Inter-Roma, il vantaggio sulla seconda è di 9 punti, l’Inter ha già rimediato una sconfitta pesante nell’andata degli ottavi di Champions a Liverpool che stanno monopolizzando i pensieri nerazzurri ed i giallorossi scendono in campo decisi a riaprire il campionato: la partita è combattuta, poi verso la fine del primo tempo il vantaggio di Totti che cambia gli equilibri, ed inizia un’autentica passione per gli spettatori nerazzurri; a nulla valgono gli sforzi per pareggiare perchè la Roma tiene bene, in più esce pure Maxwell per infortunio lasciandoci in 10 per aver esaurito i cambi… è in casi come questi che si dice “buttare il cuore oltre all’ostacolo”, e noi in questo abbiamo uno specialista, che non avrà la visione di un Veron o il senso tattico di Cambiasso, ma ne ha viste troppe per non provarci, a tre minuti dalla fine, su quel pallone che finiscee dalle sue parti al limite dell’area… carica il destro… SAN SIRO (e svariati pub e salotti in tutta Italia) ESPLODE!
Ovviamente vanno in scena i soliti piagnistei degli eterni sconfitti, per un’espulsione subita dal poco intelligente Mexes che non sa controllarsi, mentre ci si tocca scaramanticamente i maroni avendo già esultato molto dopo un’Inter-Roma anni prima, quando mancavano meno giornate alla fine… la gara di ritorno con il Liverpool diventa un macigno per la concentrazione dei nostri, che perdono a Napoli e giocano un match bruttino ben al di là del risultato contro la Reggina nella partita che celebra ufficialmente i 100 anni di storia del Club, l’08/03. E’ una serata emozionante comunque per il contorno allestito, con quasi tutti gli ex importanti (almeno quelli non ingrati) che fanno una capatina, se non fisicamente almeno con un video messaggio… tre giorni dopo, il patatrack.
L’Inter gioca meno peggio dell’andata, ma anche a San Siro vince il Liverpool; negli spogliatoi succede qualcosa, mai chiarito del tutto, si dice un diverbio tra tecnico e Presidente causato dal rifiuto ad entrare di Luis Figo nel finale, ma non è certo.. a differenza di quello che dice Mancini davanti alla stampa di mezzo mondo: “penso che tra due mesi non sarò più l’allenatore dell’Inter”.
E’ un vero shock, annunci di questo tipo o compattano, o mandano tutto a remengo, nel calcio. Ma non lo si può certo sapere prima, piccolo dettaglio.
Nei giorni successivi pare ricomporsi la frattura, in ogni caso la squadra è decimata (abbiamo perso pure Cordoba, contro il Liverpool, gli unici centrali rimasti sono Burdisso, Rivas ed il rientrante Materazzi, visto che anche Christian “crystal” Chivu è perseguitato dalla sfiga, mentre davanti Ibra soffre di problemi al ginocchio), e settimana dopo settimana le patte dei nostri pantaloni si consumano.
La Lazio ci da una mano vincendo il Derby, ci complichiamo la vita perdendo contro i gobbi in casa nostra, con regali a profusione dei nostri centrali… nucleari, ed a Roma contro la stessa Lazio, che due punti li porta via pure a noi; fortunatamente le successive 4 gare contro Atalanta, Fiorentina, Torino e Cagliari ci dicono bene, siamo sostenuti dal giovane Balotelli, dal redivivo Vieirà e dai vari Highlanders argentini.
Si arriva così al derby di ritorno, mancano 3 giornate e ci serve UNA vittoria, o 3 pareggi: come dirà dopo la gara Deki, “voi pensavate che avremmo vinto il derby, lo scudetto, tutti felici… no, siamo l’Inter, a noi queste cose non succedono!” Lo dice sorridendo perchè nonostante una sconfitta che da molto fastidio, la settimana dopo c’è Inter-Siena, scaramanticamente ci dice bene (nel mondo del calcio, questi dettagli irrazionali contano eccome), si può essere ottimisti, anche se gli avvoltoi di cui sopra continuano a sganciare sacchi di immondizia a mezzo stampa, stavolta sottoforma di gatti neri…
In vantaggio due volte, due volte ci facciamo raggiungere come polli. E’ un assedio, ma il Siena si difende con le unghie e con i denti, caricata a mille da una settimana di battage mediatico non indifferente. Al 78′ gli sforzi sembrano premiati, rigore per noi: l’incaricato è il Jardinero Cruz (quello che come vede bianconero, segna), ma per l’irrazionalità di cui abbiamo già parlato, Marco Materazzi sente di dover ripetere la storia di 12 mesi prima, e pretende di battere il penalty. Va a botta sicura, è un rigorista dai tempi del Perugia, e per lui è stata un’annata di sofferenze: in effetti, mancherebbe il suo timbro su questo scudetto.
E Manninger para.
Mancini è furibondo, a nulla valgono gli ultimi sforzi, la Roma è a meno uno e gli interisti non hanno più nemmeno la forza di ravanarsi, l’incubo si sta rimaterializzando.
Nell’ultima settimana, come se non bastasse, escono voci su discutibili rapporti tra il tecnico e mezza squadra ed un pregiudicato latitante, poco importa che nessuno sia coinvolto in fatti penalmente rilevanti, ricordate i sacchi di cui sopra? ecco. La ciliegina finale è che per i problemi tra tifosi di Catania e Roma, viene vietata la trasferta di Parma agli Interisti, pur in assenza di oggettivi pericoli, per una supposta (in tutti i sensi) par condicio.
A Parma viene esonerato l’allenatore, che per gli scherzi del destino era don Hector, per vergognosi sospetti dell’inesperto presidente dei ducali (che se non vincono, sono quasi sicuri della retrocessione) di combine… da noi si sussurra che può tornare disponibile finalmente lo Svedesone, anche se solo per uno spezzone.
Nel pantano del Tardini il 18/05, due lampi del subentrato Ibracadabra vanificano ogni velleità romanista, E’ DI NUOVO SCUDETTO, il benedetto 16° (si, perchè in questa stagione non ci facciamo mancare una visita propedeutica in vaticano…). Si sentono fegati esplodere un po’ ovunque, ma soprattutto a Roma e Torino, mentre il Mancio esplode senza più voce un “è dedicato a tutti gli Interisti, e solo a loro” e dalla squadra arriva la conferma del fatto che certa stampa è ormai malsopportata dalle parti di Appiano Gentile (“gufi” ai giornalisti lo ripetono un po’ tutti, ognuno col proprio meraviglioso accento di fratello del mondo).
Una settimana dopo, nella finale unica di Coppa Italia, la rivincita della Roma contro una squadra che nonostante abbia dato già tutto nelle ultime settimane non si arrende facilmente. Tutto come l’anno prima? non proprio…
Le parole del post-Liverpool, i rapporti deteriorati con lo staff medico, i deludenti risultati in Europa… c’è tutto questo, senz’altro, nella decisione di Moratti pochi giorni dopo: un freddo comunicato non condiviso dalla stragrande maggioranza degli interisti comunica la fine di 4 anni ad alta intensità.
Ma c’è soprattutto, secondo me, anche la possibilità da cogliere in quel momento o mai più (almeno nell’immediato) di affidare la squadra a Josè Mourinho, tecnico in ascesa liberatosi in autunno dal Chelsea che ha portato per due anni di seguito a primeggiare in Inghilterra, dopo il ciclo vinci-tutto con il Porto, ed è questa scelta a rasserenare almeno in parte i tifosi, sicuri per lo meno di non essere caduti nelle mani sbagliate.
L’impatto mediatico è spiazzante, fin dalla prima conferenza stampa. Non ci saranno le rivoluzioni evocate dalla stampa, ovviamente senza riscontri effettivi, perchè è lui la rivoluzione. Le ali Mancini, Obinna e soprattutto il tanto richiesto Quaresma, oltre al centrocampista Muntari (arrivato dopo la decisione di Lampard di rimanere al Chelsea) sono i rinforzi, Balotelli viene aggregato definitivamente alla prima squadra e Figo prolunga per un altra stagione. Si fa inoltre un ultimo disperato tentativo di ridare un abito decente, se non è più possibile un manto imperiale, ad Adriano.
Pelè, Solari, Suazo e lo svincolato Cesar gli inevitabili partenti.
La stagione 2008-2009 si apre con il primo “titulo”, la Supercoppa contro la Roma, in una gara tirata, 2-2, conclusasi solo dopo i calci di rigore. Con la dedica più bella che proprio lo Special One manda a Roberto Mancini.
Il racconto di come è proseguita la stagione fino al 17° Scudetto, inutile dirlo, lo trovate qua sotto nei post del blog, il ricordo è forse anche troppo fresco per poter diventare “storia”, anche se non seria… su tutto, ricordiamo l’esplosione di un altro giovane, il terzino Santon, il rapporto non esattamente lineare tra l’allenatore e Mario Balotelli, la bocciatura di Quaresma e della sua trivela, la cessione definitiva di Adriano dopo altre sbandature, la festa di Inter-Siena, e soprattutto i molti, bellissimi gol del Genio di Malmoe, che diventerà capocannoniere in una giornata triste per motivi extracalcistici (le vittime in uno stabilimento della Saras, che inducono il Presidente a contenere le celebrazioni per lo scudetto).
E’ comunque una festa toccante, perchè salutano la squadra autentici Campioni e degni comprimari, che a causa dell’età o salutano il calcio giocato (Luis Figo), oppure prendono altre strade (Crespo, Cruz, Jimenez, Obinna).
Non è un colpo di sole, infine, la trattativa che un mese dopo porta Zlatan Ibrahimovic e Maxwell al Barçelona, ed a Milano Samuel Eto’o più molti soldi: lo svedese ed il suo procuratore, a differenza dell’ingrato brasiliano nel 2002, agiscono di concerto con la società che ne ottiene un ottimo guadagno, in parte reinvestito per altri giocatori di livello mondiale come Lucio, Snejder, Motta e Milito.
Saranno loro i protagonisti del prossimo decennio nerazzurro? una toccata è d’obbligo, anche perchè nel 2012 moriremo tutti (cit.).
2000-2009, non è stata una passeggiata… prima di lasciarvi a brindisi, botti e quant’altro, vi lascio con la mia, personalissima e discutibilissima, Inter del decennio (per ogni giocatore, sia chiaro, si intende comunque il suo periodo di forma migliore, il modulo è il rombo):
La prima campagna acquisti ispirata da Roberto Mancini (estate 2004) tinge l’Inter di albiceleste, colori dell’Argentina di Veron, Cambiasso e Burdisso e dell’ex squadra dell’allenatore jesino, la Lazio da cui arrivano Mihajlovic e Favalli; altri acquisti sono il terzino Ze Maria, il centrocampista Edgar Davids ed il terzo portiere Carini, che qui si menziona solo in quanto contropartita di uno scambio con il sempre “rotto” cannavaro in una delle tante pagine della vergogna non interista ma del calcio italiano, come si è scoperto in seguito. Del progetto non fanno più parte Brechet, Helveg, Lamouchi, Farinos, Okan e Kallon, quest’ultimo protagonista di una stagione precedente travagliata, tra cartellini per nervosismo ed una squalifica per doping, viene sostituito in attacco da un greco simpatico ed anonimo, Choutos.
L’allenatore viene da un’esperienza più che positiva, ha portato una Lazio in ristrettezze economiche che è al massimo una lontana parente della squadra piena di campioni costruita da Cragnotti a vincere la Coppa Italia contro la juve di Lippi ed al 6° posto con un gioco altamente spettacolare, le aspettative su di lui sono elevate da parte di un ambiente che non vince da tanto, troppo tempo.
La prima Inter da lui progettata si schiera con un classico 4-4-2, con Deki esterno a sinistra, Veron ad illuminare con affianco i polmoni di Davids (ma per poche partite) e Van Der Meyde a destra, con l’ambizioso progetto di far convivere in attacco senza pestarsi i piedi due attaccanti dalle caratteristiche simili come Vieri ed Adriano, pur con Martins prima alternativa e Cruz che come entra, segna.
Il progetto resta sostanzialmente lo stesso, ma viene presto modificato negli interpreti, grazie all’inaspettata esplosione del Cuchu Cambiasso, prelevato a parametro zero dal Real Madrid, che in breve scalerà le gerarchie per formare con la brujita connazionale una coppia di centrocampo ad alto tasso di fosforo, ed a destra l’involuzione dell’ala olandese fa spostare a centrocampo l’impiego di Capitan Zanetti.
Talvolta sulla fascia sinistra trova spazio Recoba, mentre il tridente è riservato alle situazioni d’emergenza, quando c’è un gol da recuperare. O due, come capita in quella che è forse la partita emblematica della cosidetta “Pazza Inter”, un Inter-Sampdoria del 09-01-2005 in cui sotto di due gol, nel giro di pochi minuti (gli ultimi), Oba-Oba, Tritolone ed il Chino ribaltano il risultato.
Quell’Inter gioca bene, ma è comunque un cantiere aperto per troppo tempo, specialmente all’inizio quando rimedia 10 pareggi nelle prime 12 partite ed al tecnico viene dato il nomignolo, da stampa e qualche tifoso, di “Mister X”: alla tredicesima giornata Inter-Juve non è affatto uno scontro diretto, ma finisce comunque 2-2 grazie ai gol nel finale di Vieri ed Adriano.
In Europa, il girone di Champions ci vede superare agevolmente Anderlecht, Werder Brema e soprattutto l’eterno ritorno, il Valencia: questa volta però il Mestalla non ci vede assediati ma assolutamente straripanti, il tabellino recita Stankovic-Vieri-Aimar (V)-Van Der Meyde-Adriano-Cruz. 1-5, l’Imperatore in stato di grazia, Ranieri sulla panchina dei padroni di casa.
Agli ottavi affrontiamo il Porto, campione in carica e fresco vincitore dell’ultima Intercontinentale ma già privo del suo condottiero, quel Josè Mourinho che dopo aver vinto con esso in due anni tutto quello che poteva, in Europa, è andato al Chelsea, e di Deco e Carvalho: abbiamo facilmente la meglio di quella squadra, il cui elemento di spicco, Ricardo Quaresma, fa una prova abbastanza incolore.
Ai quarti va in scena una brutta storia, il remake in chiave horror dell’Euroderby di due anni prima: male all’andata la squadra, malissimo al ritorno gli spettatori, che dopo un gol annullato a Cambiasso (ingiustamente, ma non è rilevante) fanno partire un fitto lancio di fumogeni, uno dei quali colpisce l’allora portiere milanista Dida che da quella serata in fondo non si è mai ripreso del tutto. Vittoria a tavolino per i diavoli, 4 turni a porte chiuse per noi, da scontare l’anno dopo.
Non può finire così, penso, mentre il 25/05/2005 vedo i cugini sopra di tre gol sul Liverpool, che caspita, un’altra stagione partita con grandi attese, in cui però alla fine festeggiano gli altri..
Ed infatti, pure qualche dio del calcio si rende conto che è ora di finirla, di cambiare un po’ il vento: ad Istambul il Liverpool fa il Perugia (o la Lazio) della situazione, ma soprattutto arriviamo di nuovo in fondo ad un torneo, pazienza se è solo la Coppa Italia da contendere alla Roma di Spalletti. Gli abili geni che gestiscono la federcalcio avevano piazzato la doppia finale praticamente oltre la fine della stagione agonistica tradizionale, il 12 e 15 Giugno, quando, per esempio, le squadre nazionali impegnate per la Confederations Cup avevano già ampiamente iniziato i propri ritiri…
Fortunatamente la professionalità della società riesce a metterci una pezza, convincendo i CT di Brasile ed Argentina a concedere, almeno per la gara d’andata, che Adriano, Cambiasso e Zanetti si uniscano in seguito alle rispettive nazionali, e lo sforzo diplomatico viene ampiamente ripagato in campo: l’Imperatore segna una doppietta delle sue, all’Olimpico di Roma, i due centrocampisti fanno il loro, e più di mezza Coppa è in cassaforte; tre giorni dopo, a nulla valgono gli sforzi della Roma perchè una punizione di Sinisa Mihajlovic al 52′ chiude i giochi.
E’ un’esperienza strana, quasi irreale, tornare ad esultare per un trofeo vinto… subito mi metto nei panni di Zanetti, che aveva festeggiato la Uefa 97-98 e poi solo tanta amarezza, che viene chiamato in diretta televisiva per partecipare, almeno telefonicamente, alla festa…
Quando il giorno dopo compro la Gazza, al paginone centrale con la squadra che esulta mi stupisce solo un’assenza, quella di Bobone Vieri, infortunato certo, ma che mi fa comunque strano non vedere nemmeno in abiti “civili”. In realtà, le solite voci parlano da qualche tempo di un feeling ormai finito tra l’ariete protagonista di molte battaglie e l’ambiente nerazzurro, anche con quell’allenatore che solo dieci mesi prima lo ospitava sullo yacht da amicone… non faccio in tempo a realizzare la notizia dello scioglimento del contratto (scioglimento? – penso – e che vuol dire? non poteva prima trovare una squadra, e poi far trattare l’Inter in modo da intascare qualcosa?) che il giorno dopo già si da per fatto il suo accasamento al milan. Sono un po’ stranito, ma dopo Ronaldo non mi stupisco granchè.
La campagna acquisti dell’estate 2005 porta in nerazzurro un paio di campioni affermati troppo presto ceduti dal Real Madrid (come Cambiasso l’anno prima): Walter “the wall” Samuel in difesa e l’ex pallone d’oro Figo, ala-trequartista-marito; nella stessa spedizione postale è compreso Santiago Solari (da molti tifosi interisti ed internauti ricordato soprattutto per la splendida sorella Liz, che in quell’estate contende il titolo di miglior “acquisto” alla moglie di Figo), mentre da Udine arriva il regista cileno Pizarro, dal Brescia il terzino camerunense Wome, il terzo portiere Orlandoni dal Piacenza ma cresciuto proprio nelle nostre giovanili e dal Chievo, dove era in prestito, un giovane portiere brasiliano di belle speranze, Julio Cesar, che si segnala subito per essere il compagno della prima, storica Ronaldinha.
Sembra incredibile, ma la stagione che ci porterà il tanto atteso 14° scudetto, almeno in rete, era iniziata con queste considerazioni altamente specialistiche… intanto lasciano Appiano Gentile due estrosi ma troppo discontinui Emre e Van Der Meyde, i poco utilizzati Gamarra e Karagounis, la delusione Davids, il secondo portiere Fontana (reo di alcune polemiche di troppo, per un secondo…) il desaparecido Coco e l’ex promessa Pasquale, che in un paio di occasioni ha ricordato il tragico Gresko e da allora non ha più ritrovato la fiducia necessaria per percorrere quella maledetta fascia sinistra.
Pronti-via, il primo trofeo della stagione cioè la Supercoppa è nostro, lo timbra la Brujita concludendo una splendida azione. I gobbi, battuti, trovano il coraggio di lamentarsi anche in seguito per un paio di dettagli di fuorigioco, l’ultima volta anche in presenza di Facchetti, che ha la pronta risposta su Giraudo e Moggi “guardate che se lo tiriamo fuori noi, il foglietto dei torti…”. In effetti, da qualche mese, qualcuno lo ha proprio tirato fuori, un certo foglietto. Non sono semplici lagnanze, ma intercettazioni da sbobinare e verso Maggio-Giugno capiscono quasi tutti (gli scemi no, non capiscono nemmeno se gli dai ripetizioni) come andava completata la frase.
Nel frattempo, la stagione in campo ci vede in corsa su tutti i fronti: in campionato gli innesti si rivelano azzeccati e fino a dicembre-gennaio teniamo il passo della juve di Capello nonostante la sconfitta nello scontro diretto a Torino, in Champions dopo il preliminare con gli ukraini dello Shaktar Donetsk dell’ex Lucescu ci tocca un girone facile con Artmedia, Rangers e Porto, che superiamo da primi senza alcun problema.
Tra le varie partite della prima parte di stagione, due meritano di essere ricordate, ovvero il derby dell’11/12/2005, finito 3-2 per noi con inzuccata decisiva su corner all’ultimo minuto di Adriano, sul palo “presidiato” dal fratello grasso del Vieri nostro ex giocatore, e due turni dopo Inter-Empoli 4-1 del 21/12: in questa gara c’è un’altra incornata del nostro centravanti brasiliano, che però centra un giocatore avversario; Adriano perde conoscenza, viene accompagnato fuori… dicono che sia tutto a posto, ma che sia una coincidenza o meno, questa è l’ultima vera apparizione dell’Imperatore che per due anni e mezzo era immarcabile dalle difese di Serie A.
Il 2006 si apre con l’Inter (arricchita dell’esterno mancino brasiliano Cesar, dalla Lazio) che pur sotto di 8 punti, tiene il passo dei bianconeri o quasi fino al secondo scontro diretto, che affronta da -9 e perde riponendo i propositi scudetto, perdendo progressivamente terreno; in Champions non va meglio, in quanto battuto l’Ajax agli ottavi, il sorteggio ci mette davanti al “sottomarino giallo” di Spagna, il Villareal: all’andata 2-1 per noi, con una delle DUE reti complessive segnate da Adriano tra gennaio e giugno di quell’anno, al ritorno una brutta prestazione, con Veron impegnato più a bisticciare con l’ex amico Sorin (che gli aveva rotto mezza casa a Roma, ok, ma non era lo stesso un buon motivo per scegliere QUELLA sera per regolare i conti…) che non ad illuminare il campo come sapeva fare, ed Adriano e Recoba semplicemente irritanti.
Pazienza, la consolazione sul campo arriva con il re-match della finale dell’anno prima in Coppa Italia, sempre con la Roma di Spalletti. 1-1 all’Olimpico, 3-1 al Meazza con gol di Cambiasso, Cruz e Oba-Oba Martins (alla sua ultima anche se inconsapevole presenza in nerazzurro), e stavolta può essere il Capitano ad alzare il trofeo.
Il terzo trofeo di quella stagione invece viene alzato da dei pagliacci vestiti da carcerati a Bari, nell’ultima farsa dei taroccatori di campionati prima dello scoppio pubblico del più grande scandalo del calcio italiano, Moggiopoli. Quando il 14 Luglio viene fatta finalmente giustizia (o almeno in parte, diciamo), l’Inter è già in ritiro per la stagione a venire, e festeggia negli spogliatoi ma con moderazione uno scudetto atteso evidentemente oltre i propri demeriti.
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