Operazione Cotoletta

Cammino per la metro guardando tutti con l’aria di chi tiene in mano una micidiale arma sterminatrice. Scruto le espressioni delle persone che mi incrociano, e noto che alcune di loro mi guardano effettivamente con l’aria di chi sta guardando uno che tiene in mano una micidiale arma sterminatrice.
Questo mi dà un certo appagamento.

In realtà, ciò che sto brandendo con la mano destra a mo’ di mitra è il manico del mio (ormai ex) trolley, che ha deciso di staccarsi irrimediabilmente dalla valigia mentre scendevo dall’Italotreno 9920 con fare alla George Clooney.

Avete presente com’è fatto il manico di un trolley se lo si stacca dal trolley, no? E’ tipo un ferro di cavallo, solo squadrato. Un rettangolo, ma senza uno dei lati corti. Dai, su, immaginatevelo, che non riesco a trovare altre similitudini. Prendetelo in mano per il lato corto serrando il pugno e puntatelo contro il prossimo: ecco che, effettivamente, potreste sembrare un terrorista, o male che vada Wolverine monco.

Ma ora basta parlare del mio trolley. Diciamo piuttosto che mi sto recando in Piazzale Lotto per la prima tappa della gloriosa #operazionecotoletta, imponente manifestazione dell’orgoglio interista organizzata sul suolo milanese dalla coppia glamour Sgrigna-Miss Green che prevede più o meno questo programma:

1) giocare una partita di calcetto nel primo pomeriggio di una giornata uggiosa;

2) mangiare un panino di merda;

3) recarsi a San Siro a vedere l’Inter mentre si fa stuprare da Pinzi e Gabriel Silva.

A rileggerla così c’è da stupirsi che non fossimo in diecimila.

Quando giungo a destinazione, la rappresentanza di Bauscia Cafè è già folta: ad attendermi ci sono il bad boy Sgrigna, che tra una marachella e l’altra trova anche il tempo di salutarmi, e poi MissGreen, AnimaMigrante e la coppia Gigi Di Biagio-Iperappa, il duo più ignorante dell’emisfero boreale. Ci sono poi molte altre persone che non conosco ma che sembrano avere tutta l’intenzione di scendere in campo, e di farlo con la maglia di Bauscia Cafè; per il momento non mi faccio troppe domande, con un tipo come Sgrigna in giro è bene farsi gli affarracci propri.

Pochi minuti dopo, accolto da un folto coro di pernacchie e di ululati, arriva pure Nk, in compagnia di un amico.
Vista la massiccia presenza di sconosciuti, cerco di capire meglio che cosa stia succedendo: ne viene fuori che il team di Bauscia conta la bellezza di nove (nove!) giocatori, ossia

Io;

Sgrigna;

Gigi Di Biagio;

Iperappa;

il cugino di Sgrigna;

due ragazzi svedesi che hanno un blog;

un amico del cugino di Sgrigna;

l’amico di Nk.

Amici, cuggini, conoscenti di terzo grado, blogger scandinavi, Gigi Di Biagio: date un’occhiata a questi nomi e ditemi se non sembra il prototipo della lista dei raccattati per il calcetto del giovedì.
Balza subito all’occhio, inoltre, che i giocatori effettivamente militanti nel blog sono soltanto tre: gli altri, ovvero Nk, AnimaMigrante, MissGreen e compagnia bella, se ne stanno seduti al fresco a grattarsi la panza ed a discorrere amabilmente. Insomma, quando c’è da scendere in campo e sudare, i rappresentanti di Bauscia latitano; quando, invece, si tratta di sedersi a tavola ed ingozzarsi di tagliatelle come sette mesi fa a Bologna, arrivano in corsa come rinoceronti.

Secondo gli accordi, ognuno di noi avrebbe dovuto portare una maglietta dell’Inter: 8 su 9 ne hanno una nerazzurra. Gigi, che evidentemente non aveva capito un cazzo, è l’unico ad aver portato una maglia bianca (peraltro d’annata). Spiccano divise di una certa importanza: c’è chi ha optato per una del recente passato, e chi invece mostra orgogliosamente lo sponsor Fiorucci; c’è chi, come Iperappa, esce dagli spogliatoi con la maglia originale numero 6 di Djorkaeff, giurando inoltre che sia stata indossata dal grande Youri in persona in un vittorioso Inter-Juve di diversi anni fa. Io, invece, esco dagli spogliatoi con la maglia super tarocca numero 5+4 di Hakan Sukur, giurando che sia stata indossata dal grande Hakan in persona mentre mi imbiancava il salotto in un vittorioso pomeriggio di diversi anni fa.

Ci avviamo verso il campo, e Sgrigna dà subito dimostrazione della sua debordante classe: nel tentativo di colpire in testa Nk, lascia partire una tremenda ciabattata che finisce in un parchetto adiacente al campo, poi guarda tutti come a dire “e questo non è che l’inizio”.

Una volta scesi scesi sul terreno di gioco, ci troviamo faccia a faccia con un particolare di non poco conto:

non ci sono gli avversari.

Ok, forse è perché mancano ancora trenta minuti all’inizio della partita, e magari gli altri non sono maniacali professionisti come noi che si presentano con largo anticipo per preparare al meglio la gara. Comunque sia, sfruttiamo questa mezz’ora per riscaldarci a dovere: poderose macchine da guerra come Gigi Di Biagio e Sgrigna necessitano una lunga ed attenta ricognizione muscolare per poter sprigionare tutto il proprio spaventoso potenziale.
A pochi minuti dal fischio d’inizio, arrivano finalmente gli avversari. Essendo noi davvero troppi per stare tutti insieme in una squadra, decidiamo di mandare uno dei nostri dall’altra parte, anche in modo da riequilibrare numericamente le due squadre. Con la facilità con cui ci si libera di una vecchia ciabatta, senza pensarci su un attimo, Sgrigna manda Gigi Di Biagio fra le fila nemiche, adducendo come flebile motivazione il fatto che il pirla in questione fosse l’unico ad indossare una maglietta bianca (che, guarda caso, è il colore della divisa di Dopolavorointer). Si consuma così l’atroce tradimento: nonostante la rappresentanza effettiva di Bauscia Cafè fosse già risicatissima, ancor prima dell’inizio della gara riusciamo a ridurla ulteriormente con una rocambolesca operazione di mercato.

Rifilato il pippone ai nostri rivali, la partita può cominciare. A Cecilia, camerawoman coraggio, viene affidato il compito di riprendere il gustoso spettacolo col mio cellulare: a testimonianza della passione profusa in questa delicata operazione, la suddetta, dopo 32 secondi di filmato, afferma

“Ok io mi sono rotta”,

e prova subito a sbolognare il telefono ad uno qualsiasi dei presenti, che però non si fanno abbindolare.

La squadra di Bauscia Cafè schierata prima della partita: da sx verso dx, in alto Domenico, Siatoush, Frailmari, Grappa e Vinci; in basso, O'Animal Sgrigna, Pierluigi, Iperappa, Mateo

La squadra di Bauscia Cafè schierata prima della partita: da sx verso dx, in alto Domenico, Siavoush, Frailmari, Grappa e Vinci; in basso, O’Animal Sgrigna, Pierluigi, Iperappa, Mateo

Nel frattempo, sul terreno da gioco, le squadre si studiano: la tifoseria Bauscia, capitanata da Miss Green, si fa subito notare per ripetuti cori di ingiurie indirizzati al giuda Gigi Di Biagio, ex indimenticato che da buon mercenario si mostra fin da subito attaccatissimo ai nuovi colori. Per lui, un’accoglienza simile a quella dedicata dal Camp Nou a Figo, nel suo primo Barça-Real da avversario: Sullina, nota hooligan pluridaspata, lancia addosso al traditore quella che pensava essere una testa di maiale, salvo poi accorgersi che si trattava di Sgrigna.

La situazione di stallo dura pochi minuti. Dopolavorointer, infatti, si porta quasi subito in vantaggio, infilando il portiere improvvisato Iperappa dopo una bella azione corale. Subita la mazzata decidiamo di riorganizzarci tatticamente, con l’amico di Nk, Frailmari, che si posiziona stabilmente a capo della retroguardia. Proprio quest’ultimo merita una menzione speciale: dopo una tremenda vita trascorsa nell’inganno e nella bugia di un milanismo di pura facciata, in questo giorno di festa ha finalmente trovato il coraggio di uscire allo scoperto e di indossare la maglia nerazzurra che da sempre gli appartiene. Benvenuto a casa, Fra.

Ecco invece il team di Dopolavorointer: in basso a sinistra, potete notare l'infingardo Gigi Di Biagio

Ecco invece il team di Dopolavorointer: in basso a sinistra, potete notare l’infingardo Gigi Di Biagio

Col nuovo assetto e con i ragazzi svedesi che iniziano a macinare calcio, l’inerzia della partita pende ora a nostro favore. Prima è Siavoush, vecchio cuore Bauscia, a firmare il pareggio; a portarci in vantaggio invece ci penso  io con un sinistro da fuori alla Georgatos.

Messo dentro il 2-1 – nonostante manchino ancora cinquanta minuti alla fine – decidiamo di chiuderci nel più squallido dei catenacci, lasciando completamente l’iniziativa a quelli di Dopolavorointer e giocando sulle ripartenze con l’obiettivo di innescare uno Sgrigna affamato di gol.

E’ proprio durante uno dei nostri micidiali contropiede che quest’ultimo mette la sua firma sul match: repentina transizione offensiva, palla all’Hugo Sanchez di Viadana che vede il portiere fuori dai pali e, con la freddezza del killer, scaraventa la palla in rete, per poi lasciarsi andare ad un’esultanza polemica alla Robbie Fowler. Sugli spalti si balla la samba, MissGreen e Nk invadono il campo e vanno ad abbracciare il campione, Cecilia in uno slancio di operatività riesce addirittura a riprendere il tutto. Ecco la testimonianza del caravaggesco sigillo del fuoriclasse mantovano:

Da qui in poi è pura accademia. Facilitati anche da Gigi Di Biagio, autentica spina nel fianco di entrambe le squadre, nel giro di pochi minuti prendiamo il largo. Nonostante Dopolavorointer si faccia preferire sul piano del palleggio, i gol li facciamo noi. Il 4-1 è opera di Iperappa, ma quella che scalda il cuore dei presenti è la rete del 5-1: Frailmari, con indosso la maglietta del suo idolo Cassano, realizza il sogno di sempre e mette dentro il primo sigillo della sua nuova vita da interista.

Nel frattempo, in panchina, c’è anche tempo per fare conoscenza: dopo quasi un’ora di partita, scopro che quello che pensavo essere il cuggino di Sgrigna è in realtà Pierluigi Avanzi, del blog biografienerazzurre.com, mentre il suo amico è effettivamente suo amico e si chiama Domenico. Più tardi scoprirò che quest’ultimo lo conoscevo virtualmente da anni. Insomma, scopro un sacco di cose.

A questo punto, su un punteggio quasi tennistico, iniziano gli sbeffeggiamenti. Su Twitter si chiedono se il mister di Dopolavorointer voglia il recupero, mentre sul campo si vedono numeri da circo: Sgrigna fa la foca, Gigi il facocero, Nk e AnimaMigrante invece continuano a non fare una sega.
Per dare un po’ di pepe alla contesa vengo spedito in porta. Nel giro di due minuti, Claudio Benford si scatena e mette a segno una repentina tripletta (secondo le malelingue, anche grazie alla mia involontaria complicità). Da 5-1 ci ritroviamo quindi sul 5-4, e la nostra tifoseria inizia a rumoreggiare. MissGreen tenta di farci capire cosa c’è che non va con un velato consiglio:

“Ma lo togliete quel pirla dalla porta?”

Nonostante mi stessi disimpegnando più che dignitosamente, la mozione della Miss viene inspiegabilmente accolta, ed io torno a sfrecciare per il campo con il mio 5+4 sulle spalle. Ora però bisogna chiudere la partita: ci pensa Domenico, che con un micidiale uno-due porta il risultato sul 7-4 e spegne del tutto le velleità di rimonta di Dopolavoro. Dopo il gol del 7-5, arriva infatti il mio sigillo conclusivo, che mette la parola fine all’incontro.

E’ 8-5, è festa Bauscia al termine di una partita più sofferta di quanto non dica il risultato (ci tengo a precisare che considero quella che ho appena scritto la frase più paraculo che esista, e che sognavo da tempo di utilizzarla), considerati gli svariati legni colpiti dai giocatori di Dopolavoro e considerato anche il fatto che siano stati costretti a schierare Gigi Di Biagio. Per lui, prestazione di sostanza, impreziosita da tre quasi gol e da diverse bestemmie, oltre che dal nuovo record europeo di insulti ricevuti e dall’appellativo di “Pereira belloccio” affibbiatogli dai compagni del suo blog di adozione.

Dopo la doccia, la festa prosegue con un succulento panino di merda che consumiamo nel più vicino McDonald. Sgrigna, uomo tutto d’un pezzo dalle latenti simpatie bolsceviche, si rifiuta di fomentare la multinazionale americana e sparisce nel nulla. Le voci si rincorrono: Sgrigna è scomparso, e nessuno sa dove sia finito. Gigi, mentre rulla una canna di sei metri, mangia due panini insieme e trangugia Peroni, ipotizza che sia fuggito al Soviet Burger, e poi inizia ad intonare canti tipici della Madre Russia. Io ed AnimaMigrante conveniamo che si sia recato in una qualche bottega a mangiare delle cipolle; gli altri, invece, se ne sbattono il cazzo di Sgrigna e delle sue derive no global e civettano intorno ad un tavolo mentre si ingozzano con altezzosità capitalista.

Consumato il panino, è ora di recarsi allo stadio in vista dell’annunciato stupro friulano, al quale avevo già precedentemente deciso di sottrarmi. Davanti al Meazza ci raggiunge anche Roberto Monzani, col quale conversiamo tutti amabilmente per una mezz’ora abbondante scambiandoci le reciproche perplessità per la tremebonda stagione che sta finalmente per concludersi, per le ancora peggiori prospettive future ed anche per il tradimento di Gigi Di Biagio, la cui notizia si è sparsa ormai in tutto il globo.

Quando gli altri stanno per entrare, io, AnimaMigrante e la camerawoman Cecilia salutiamo commossi la truppa e ci defiliamo. La Cotoletta, così densa di emozioni, giocate di fino, trolley morti, colpi di scena e rivendicazioni dell’orgoglio comunista, per noi termina qui. Per Frailmari invece, che si fionda in curva nord ad abbracciare i suoi fratelli, l’avventura continua.

Durante il tragitto verso la metro, Cecilia mi racconta del suo recente cambio di taglio di capelli, e mi spiega accuratamente cosa sia uno shatush.

Colgo l’occasione per informarla che non me ne fregava un cazzo.

No dai, non è vero: alla fine gliel’ho chiesto io. Diciamo che me ne fregava quasi quanto del mio ombrello.

Che ho dimenticato in metro il giorno seguente.

Saliamo sul treno mentre scorrono i titoli di coda di questo secondo ritrovo Bauscia, forse dagli esiti ancor più trionfali dell’ormai leggendaria Operazione Tagliatella. Alla fermata di Pagano, afferro armi e bagagli con tristezza e già con un po’ di nostalgia, saluto Cecilia ed Anima e mi avvio verso una succulenta cena.

Se a qualcuno interessasse, ho cucinato del petto di pollo.

Ben speziato.

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.