Pazzo Inter

Ci voleva una partita così, per fargli capire in che razza di casino s’è cacciato.

Vedi Pazzini e non puoi non ripensare al Chino Recoba, buttato da sconosciuto nell’inferno di un Inter-Brescia raddrizzata semplicemente mostrando il suo biglietto da visita. Un po’ come il Pazzo, che corricchia per dodici minuti e poi stop, piedi piantati in piena area, corpo e braccia a difesa del pallone, controllo spalle alla porta e tiro. Dentro il primo. E poi giù con la seconda riga del biglietto da visita: calcio di punizione dal limite, testa bassa e distratta ad allontanarsi dal pallone mentre Thiago Motta e Milito iniziano a fargli da scudo, poi cambio di direzione bruciante, terzo tempo, testa più in alto della traversa e palla a fil di palo. Dentro il secondo. Due gol da pazzi. O meglio, da Pazzini. E ancora, all’ultima riga: scatto sul filo del fuorigioco su una palla in profondità, calcio di rigore. Un biglietto da visita che raddrizza una partita.

Vedi Inter-Palermo e non può non venirti in mente Inter-Sampdoria, quell’Inter-Sampdoria. Ancora il Chino Recoba protagonista, insieme a Bobo Vieri e Oba Martins. Più incredibile quella, sicuramente, ma ugualmente Pazza, ugualmente da Inter. Ripensi con un tuffo al cuore a Roberto Mancini che esulta verso i tifosi dietro la panchina, poi non fai a tempo a girarti che vedi Leonardo fare la stessa cosa, solo senza polemica. E’ ancora ammantato d’Amore, Leo, ma gli passerà. La pazzia è più forte dell’amore.

Giampaolo Pazzini è piombato a cento all’ora sulla partita e sull’Inter, e anzichè schiantarsi ha gettato una spruzzata d’entusiasmo e si è portato tutti dietro. Vedere Zanetti e Julio Cesar festeggiare con il “suo” gesto di esultanza, con quella V stampata in faccia, dice tanto, tantissimo. Vedere lui, il Pazzo, saltare in braccio a Maicon e stringere il pugno più felice di un bambino non è solo una gioia per gli occhi e per il cuore: è una speranza per il futuro.

Un futuro che con Pazzini e Ranocchia si è tinto di verde prima che di azzurro, un futuro che si colora di nuovo mentre altri si affannano a comprare mezze figure in quella che per loro prende sempre di più i contorni dell’occasione unica, irripetibile, che non capiterà di nuovo troppo in fretta. Ma potrebbe sfuggire anche stavolta.

L’arrivo di Leonardo ha riportato un nuovo entusiasmo e una nuova voglia di lottare. I punti ottenuti grazie a questo diverso atteggiamento sono già difficili da contare: Napoli, Catania, i due turni di Coppa Italia, ora Palermo. Eppure l’impressione che dava, questa Inter, era quella di gettare ogni volta il cuore oltre l’ostacolo. Era quella di non reggere una partita ogni tre giorni, di restare aggrappata ai nervi come e più dell’anno scorso, di essere in costante debito di energie e risorse. Ieri no, ieri si rideva. Non inganni il risultato, in una partita che è stata folle da entrambi i lati, in una partita in cui la palla sembrava non volesse entrare mai.

Pensiamo, piuttosto, al fatto che quattro giorni dopo il tiratissimo match di Napoli, supplementari e rigori inclusi, questi giocatori abbiano tirato fuori la forza per disputare il secondo tempo che abbiamo visto. Pensiamo a Zanetti, a Cambiasso, a Lucio, a Thiago Motta, al solito Eto’o: gente che ha vinto tutto e che continua a sbattersi fino al limite delle forze, gente che sta prendendo questa rincorsa come un qualcosa di dannatamente personale e infinitamente importante. Pensiamo, ancora, al fatto che rispetto all’undici iniziale del San Paolo Leonardo ha potuto cambiare 5 uomini, più i due nuovi acquisti entrati a partita in corso: segno che la panchina inizia a essere affidabile in termini qualitativi, e non solo quantitativi. Segno che le energie in questo tour de force non sono necessariamente spese invano, segno che le possibilità per riprendere fiato potrebbero moltiplicarsi. Segno che l’ondata di entusiasmo portata da Leonardo prima e da Ranocchia e Pazzini poi potrebbe spegnersi con molta più difficoltà di quanto sperano in tanti.

Perchè l’Inter vista ieri è una squadra che stiamo iniziando a vedere un po’ troppo spesso, ultimamente. Una squadra di cui tutti hanno paura, che non permette a nessuno di dormire sonni tranquilli.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.