Diciannove

E’ dal terzo minuto di Inter-Napoli che voglio dire una cosa. E me ne sbatto di scaramanzie varie, quindi iniziate pure a grattugiarvi lo scroto (per voi, signore, non so quale possa essere il succedaneo) perché non lascerò le frasi a metà.

Allora. Se il campionato di serie A venisse vinto dall’A.C. Milan, ossia da quella roba che sta in testa alla classifica da un paio di mesi a questa parte, l’UEFA dovrebbe togliere all’Italia quel poco di coefficiente che le resta e far sì che le prime classificate del nostro campionato, invece delle competizioni europee, giochino la Congo League a fianco del Mazembe. Quel che è grave per il movimento calcistico italico è che, se l’Inter giocasse in un altro campionato, lo scudetto andrebbe certamente al Milan, il che renderebbe davvero necessario il provvedimento pro-Congo. Ma questo è un altro discorso.

Ciò che mi preme dire è che, come ero certo che saremmo finiti in Duomo con le trombette quattro, e tre, e due, e un anno fa, lo sono anche quest’anno. Perché basta dare un’occhiata un attimino attenta a questo campionato per capire che è follia pura pensare che non possiamo vincerlo. Un campionato dove il Napoli (!!!!!!!) e la Lazio, il 18 gennaio, sono a quattro punti dalla vetta.

Un campionato dove la capolista è potenzialmente in grado di soffrire contro chiunque, e solo in due-tre occasioni ha realmente dato l’impressione di avere la partita in pugno e di poterne disporre come meglio preferisce, mostrandosi in grado di chiuderla e talvolta di riposarsi a risultato acquisito come l’Inter degli anni scorsi. Ha vinto il derby contro la peggior Inter degli ultimi n anni solo grazie ad una follia del nostro amico Sceriffo, ed è in testa solo grazie all’ecatombe (irripetibile) di infortuni dei nostri giocatori ed ai sei mesi di gestione del Vigile Urbano Messer Ciccio. In panchina c’è uno che in vita sua, sommando le esperienze da giocatore e da allenatore, ha, a stento, raggiunto le semifinali della Coppa Konami. E che si dimostrerà senza dubbio incapace di tenere saldo un gruppo con personalità forti come quello del Milan quando le cose inizieranno ad andare male (come ora).

Da Ibra in giù, poi, in campo ci sono i soliti che l’anno scorso abbiamo preso a scudisciate come mai era successo prima. I soliti che, quando quella domenica a San Siro col Napoli potevano scavalcarci, sono entrati in campo con le mutande ripiene, e sono rimasti dietro. E possiamo dire quel che ci pare, ma l’innesto di un solo giocatore non può trasformare una squadra perdente in una in grado di dominare un campionato. Perché ok, sono arrivati anche altri giocatori, ma è ovvio che sia Zlatan l’unica vera differenza fino all’anno scorso (Cassano-Dinho è un cambio alla pari, tra Pato e Robinho ne gioca uno solo e non c’è più Inzaghi. Sì, hanno più ricambi, ed infatti faranno qualche punto in più). Ed è una differenza che porterà inevitabilmente dei punti, da scontare però con quelli che l’invecchiamento (anche se solo di un anno) di una squadra logora in molti punti cardine farà perdere.

Detto ciò, posso affermare con discreta sicurezza che il Milan non è una squadra in grado di oltrepassare gli 80 punti. Ed oltrepassare gli 80 punti è l’unico modo per tenerci al 100% fuori dalla lotta-scudetto.

Bene, adesso parliamo dell’Inter. Che è di gran lunga la compagine migliore del campionato (non che questa sia una grande scoperta, basta andare sulla pagina di Wikipedia dedicata alla nostra squadra e guardare in alto a destra), si è liberata di un fardello grasso e pesante e da una decina di giorni viaggia finalmente ai suoi ritmi. In più, “grazie” a Benitez, molti dei nostri uomini sono pressoché all’inizio della stagione, freschi come rose, avendo passato più tempo in infermeria che in campo. E, statisticamente, è davvero difficile che, da qui in avanti, gli infortuni possano di nuovo rappresentare un problema.

In più, il dolore del distacco dal Signore si è attenuato, per non dire dissolto, dal primo allenamento di Leonardo. Uno che, a differenza del predecessore, ha capito dopo dieci secondi ciò di cui ha bisogno questa squadra, uno che è entrato nelle teste dei giocatori fin dalla prima chiacchierata. Uno che, sapendo che è pura blasfemia discostarsi dalla parola del Sommo, ha restituito a questa squadra l’entusiasmo e la voglia di vincere, le uniche cose che servivano ad una corazzata come la nostra.

Portando a casa i due recuperi, partite non particolarmente difficili (ok, magari a Firenze non sarà semplice), ci ritroveremmo a soli tre punti dalla vetta. Tre. Punti. Se dovessimo pareggiare a Firenze, dando per scontata la vittoria col Cesena (se vuoi vincere il campionato DEVI battere il Cesena in casa), i punti sarebbero 5. Il che significa che, comunque vada, saremmo in scia. E in una volata tra Milan e Inter, su chi scommettereste?

Andiamo, è come quando Valentino partiva male, faceva i suoi novanta sorpassi ed arrivava all’ultimo giro col solo Biaggi da superare. Era chiaro come sarebbe finita. E’ sempre finita allo stesso modo. Biaggi non era certo scarso, ma quando sentiva che Rossi gli era vicino cedeva, sempre. Perché sapeva che Valentino avrebbe potuto superarlo in qualsiasi momento, sapeva che per vincere avrebbe dovuto essere più che perfetto e non ci riusciva, perché aveva paura.

Una squadra che è pronta per vincere il campionato, anche se con qualche difficoltà, di fronte ad un primo tentativo di rimonta dell’unico avversario credibile deve piazzare un paio di vittorie che spengano ogni altrui speranza. Vincere con Udinese e Lecce significava bloccare sul nascere l’entusiasmo dell’Inter, tenerla a tredici punti e dare al gruppo la sicurezza di cui si ha bisogno per arrivare in fondo ad un torneo di 38 partite. Ma pareggiarle, queste due partite, è come sbagliare l’entrata alla prima curva dell’ultimo giro, e guardarsi indietro preoccupati per vedere quanto vantaggio si è perso.

E poi, andiamo, vogliamo far vincere il campionato ad una squadra che è riuscita a perdere in casa contro la Juve di Sissoko ala destra e Pepe terzino? Contro la squadra che andava in tilt sulle scorribande di Giaccherini e Ceccarelli? Vogliamo umiliarci a tal punto?

Io ci credo. Io voglio il diciannovesimo. E so che la mia squadra se lo andrà a prendere.

Prima di chiudere, se i vostri scroti non sono ancora a brandelli e non necessitate di qualche ambulanza, vorrei aggiungere due cose (avrei anche voluto parlare un po’ di più di Leonardo ma sto andando veramente per le lunghe, magari lo farò in un altro post):

1) La dimostrazione che Mourinho ha pensato a tutto l’anno scorso sta nel fatto che, vincendo la Champions League, ci ha permesso di andare ad Abu Dhabi a dicembre, scampandoci così da altre due partite di campionato con Benitez in panchina. Quei sei punti, se presi, alla fine si riveleranno decisivi;

2) “Sono molto felice per Leonardo, per i ragazzi e per gli interisti perché mi sembra che la storia finirà uguale: scudetto all’Inter”. Non sono io a parlare. E’ Lui.
E se non vi fidate di me, fidatevi di Lui.

Ultimissima cosa: voglio segnalarvi l’articolo dell’anno.

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.