La svolta

Benitez, definendo nei giorni scorsi la partita di ieri sera come “il derby della svolta”, ha dimostrato a tutti di non essere uno che racconta frottole: dopo anni di vittorie, imprese, trionfi, una svolta più decisa non poteva arrivare.

Rafa, determinato a mangiare il panettone, per la grande sfida corre ai ripari ed opta per il rombo, anche se rispetto alla famosa “sciarpa” messa da Mourinho a Palermo due anni fa il suo è più un bavaglio, di quelli con le paperelle ricamate sopra. Lo spagnolo punta sulla vecchia guardia dietro e lancia Obi in mezzo al campo, con Eto’o largo a sinistra e Milito nella morsa dei centrali rossoneri. A destra, nessuno, in modo da lasciare spazio alle scorribande di Cordoba.
Dei nuovi acquisti, in campo solo Plusvalença, talento lusitano sul quale la società scommette molto. Spiccano le assenze di Mancini e Suazo, che il panettone l’hanno mangiato da un pezzo e già pensano all’uovo di pasqua.

Se non altro, l’undici nerazzurro, per quanto poco rinnovato, non manca d’esperienza: è proprio di questa che si arma Materazzi quando, dopo una palla persa dopo una sortita offensiva di Chivu – salito a ridosso dell’area avversaria per tenere basso il temibile Abate -, dapprima tenta un improbabile anticipo a centrocampo in stile Rivas, poi insegue caracollando Ibra e lo stende in area proprio quando lo svedese era riuscito ad incartarsi, regalando al Milan un goloso rigore dopo appena cinque minuti di gioco. Sul dischetto, sconsolato, va lo stesso Ibra, che ci teneva a non lasciare alcun tipo di traccia anche ieri sera ed invece mette dentro, poi guarda la nord e sembra quasi rammaricarsi della realizzazione.

La reazione dei nerazzurri è veemente: Cordoba riceve palla a centrocampo, si gira verso la sua porta, ci pensa un po’ e poi passa a Castellazzi che spedisce in fallo laterale. Il Milan, squadra coriacea capace di perdere in casa contro la Juve di Pepe terzino e Sissoko ala destra, viaggia su ritmi insostenibili per i nerazzurri, che comunque possono vantare rispettabili percentuali di possesso palla. Dopo una mezz’ora da brivido dei ragazzi di Benitez, Obi, uno dei pochi in grado di deambulare come si conviene ad un essere umano, si rompe ed è costretto ad uscire: la compagine nerazzurra dichiara lo stato di emergenza, ed entro pochi giorni verrà indetta la gara d’appalto per ricostruire la rosa interista. Già da oggi è possibile donare due euro mandando un sms al t814g0m0tt4.

Al posto del giovane nigeriano entra Coutinho, inserendo il quale Benitez si toglie il bavaglio e torna al 4-2-3-1, preparandosi a pappare. L’Inter riesce finalmente a mettere insieme tre passaggi di fila ed un tiraccio da lontano, score che ovviamente non basta ad impensierire i rossoneri, che vogliono i tre punti per confermarsi al primo posto. Tra i tifosi nerazzurri c’è il timore che una possibile sconfitta possa avere pesanti ripercussioni sul cammino dei campioni d’Italia, ed è solo grazie a Cordoba che questi dubbi vengono spazzati via. Il colombiano prende palla, si fa sessanta metri di progressione saltando tre uomini, crossa e riapre il campionato, chiarendo ai presenti che una squadra che permette ad Ivan di andarsene in dribbling arando la fascia non può rappresentare una concreta minaccia nella lotta per il tricolore.

Durante l’intervallo, Milito viene punto da un insetto e contrae il morbo di Thiago Motta. La malattia lo inchioda negli spogliatoi ed al suo posto entra Pandev.
Se il primo tempo era stata una discreta tragedia, nella ripresa le squadre si mettono d’impegno e producono uno spettacolo di una bruttezza così sconvolgente da risultare quasi ammirevole. Castellazzi riesce a non toccare il pallone con le mani, mentre Abbiati ha il suo ben daffare a respingere tiri della disperazione scagliati da settanta metri.
La partita stagna, e prima Pirlo, con un tacco alla Felipe Melo davanti alla sua area, e poi Abate, guadagnandosi il secondo cartellino giallo dopo una baruffa con Pandev, cercano di mettere un po’ di pepe nell’incontro, senza però riuscirci: l’Inter, nonostante la superiorità numerica, non pare in grado di costruire nemmeno la parvenza di un’occasione da gol. Il fatto che sia una serata storta appare lampante quando Materazzi, dopo aver firmato una prestazione natalizia, ne busca pure, da Ibra oltretutto, ed esce in barella. Benitez non sa più che fare, e con il talentuoso argentino Bilàncio ancora indisponibile non può che mettere dentro Biabiany, che con Cordoba va a comporre il binario di destra più memorabile dai tempi di Vivas e Conceiçao.
Nonostante l’uomo in meno, il Milan riesce anche a ripartire, ed è solo grazie alla mollezza di un Ibrahimovic che non pare essere sceso in campo esattamente con gli occhi della tigre che la maggior parte dei contropiedi non va in porto. La gara si trascina stancamente, con un’Inter formato Emilio Fede che non solo non riesce a concludere, ma nemmeno a provarci, ed un Milan arroccato che rinuncia ad ogni velleità offensiva per proteggere il generoso dono di Matrix.
Benitez, negli ultimi minuti, carica a mille la squadra dicendo ai suoi di star calmi e di far girare il pallone, dando così la spinta necessaria per il colpo di reni finale. Una scarica di adrenalina pura per l’Inter, che produce l’occasione più chiara: un cross alto, lento e nel vuoto di Coutinho abbrancato agilmente da Abbiati, sul quale termina l’incontro. Il fischio finale ufficializza così la svolta dell’Inter, che taglia di netto col passato e si concede un allegro derby di merda, come non accadeva dai tempi dell’hombre verticàl.

Il Milan batte dunque i campioni d’Italia e d’Europa correndo per una mezz’ora scarsa e non tirando mai in porta. Un bello spot per il calcio italiano, che, stando a quel che si è visto nelle ultime giornate, sembra aver perso anche l’ultima squadra rimastagli.
A Benitez restano ora poche settimane per raccogliere i cocci ed andare a vincere un torneo che, per quanto caratterizzato da una discreta atmosfera di amicizia, rappresenta un crocevia fondamentale per tutta la stagione.

About Grappa

Il mio sogno è vedere Klopp a San Siro con una tutaccia nerazzurra che si fa espellere ad ogni partita per aver staccato la testa al quarto uomo. Passo il mio tempo a ciarlare di santoni calcistici o presunti tali, ma in realtà mi ispiro a Fassone. Inoltre faccio una carbonara che te dico fermate.