Bauscia Cafè

Interisti si diventa?

Conosco tanti interisti, per fortuna. O purtroppo.
Appartengono a generazioni diverse, ma molti di loro hanno iniziato a tifare Inter andando allo stadio col padre, o con un parente o amico/nemico di tifo, scoprendo un mondo che non avrebbero abbandonato mai più. Alcuni hanno avuto il privilegio di godersi l’Inter di Helenio Herrera, altri lo scudetto di Invernizzi, e possono raccontare di campionissimi che io ho potuto ammirare soltanto su dvd o su qualche almanacco uscito decenni dopo.

Io invece appartengo a tutt’altra generazione, e oggi vi racconto come un ragazzetto ignaro di cosa fosse un pallone sia diventato interista e lo sia rimasto per 32 anni, nonostante tutto: magari alcuni voi avranno avuto un percorso simile, o forse no, non è importante. L’importante è essere nerazzurri, sempre.

Sono un classe ’82, nato pochi mesi prima che l’Italia trionfasse al Santiago Bernabéu l’11 Luglio: in prima elementare ignoro cosa sia il gioco del calcio, so che tutti lo praticano, tutti lo tifano, e i miei coetanei vogliono assolutamente diventare Calciatori di Serie A con la maglia della loro squadra del cuore. Che io non ho.
Io faccio nuoto, per correggere i miei problemi posturali e perché mi piace sguazzare, tuffarmi, adoro l’acqua e quelle tavolette rosse che mi insegnano a stare a galla; non ho un calciatore preferito, a malapena so dare una pedata al pallone, non mi pongo neanche il problema, e sto bene così.

È il 1988, quando grazie a un gemellaggio tra il mio paese natale e un paesino teutonico, mio padre, ai tempi assessore all’urbanistica, conosce Olaf Thon, che quell’anno sta passando dallo Schalke 04 al Bayern Monaco e che successivamente avrò modo di odiare smisuratamente durante la finale di Uefa del maggio 1997 tra Inter e, appunto, Schalke 04, squadra dove Thon tornerà nel 1994 e con la quale segnerà uno dei rigori decisivi di quella partita ancora oggi oltremodo indigesta al sottoscritto. Thon però è un bravo ragazzo e una persona piacevole – o almeno così racconta mio padre, che lo ha incontrato altre volte e anche 20 anni dopo, ribadendo il concetto – e, soprattutto, dice a mio padre una cosa che al NicolinoBerti del tempo non avrebbe creato il minimo sussulto, ma che di fatto annunciava uno dei tasselli di una delle Inter più forti di sempre: parlano di calcio e di calciomercato e lui fa il nome di un certo Andreas Brehme.

Brehme ha già una carriera importante tra nazionale e Bayern Monaco, ma non ha mai avuto ancora modo di esprimersi al meglio in campo, schierato come centrocampista con la maglia della Germania e come terzino destro con gli attuali campioni in carica della Bundesliga: Thon sta approdando al Bayern proprio quando Brehme si apprestava a lasciare la squadra della capitale bavarese per approdare in Italia. Mio padre è italiano e juventino, quindi non approfondisce più di tanto la cosa, ma il nome di Andy gli resta in testa e ne parla anche a casa, di ritorno dal viaggio in Germania.

E quel nome, a casa mia, resta in testa anche a me. Perché comincia a circolare in tv, nei tg sportivi, sui giornali (che non leggo, perché ho pur sempre 6 anni), e perché il suo trasferimento avviene in coppia con un altro signore di nome Lothar Matthäus, che da lì a pochi anni diverrà leggenda totale, per noi interisti e per il calcio mondiale.

Quindi non so come, non so perché, ma anch’io, spinto dall’ardore teutonico e forse dal suono così rutilante e concreto di quei due cognomi, inizio a fare quella cosa dai più conosciuta come “Seguire il Calcio”. Che, in quel periodo, significa scoprire l’Inter, scoprire i colori nerazzurri, scoprire la nascita di quella che, a mia totale insaputa, diventerà una delle Inter più solide e concrete di sempre, l’Inter dello scudetto dei record, l’Inter del Trap, l’Inter dell’orgoglio bauscia.

Divento Interista nell’estate del 1988, pensate che culo.

Festeggio uno scudetto – e che scudetto! – pochi mesi dopo, senza clacsonare e senza urlare come un pazzo, perché ho comunque 7 anni, non guido e ho ancora un atteggiamento sobrio verso il mondo del calcio e le vittorie dell’Inter. E sbaglio, perché ancora non sapevo quanto avrei dovuto soffrire negli anni a venire. L’Inter mi resta addosso come una seconda pelle: compro le prime maglie Misura, mi iscrivo alla scuola-calcio della mia cittadina e mi impongo di diventare un bravo terzino, proprio come il mio idolo Andy Brehme, che nel frattempo è diventato uno specialista del ruolo e tra i migliori al mondo. Fallirò, ma con orgoglio.

Da lì a poco avrei cominciato a conoscere gli alti e bassi che rendono l’Inter non una semplice squadra da tifare, ma una vera e propria esperienza di vita.

Anzi, una metafora della vita stessa, o della donna che amate e che decidete infine di sposare: periodi di amore totale e senza filtri alternati a mesi di amarezza e odio, momenti nei quali molleresti tutto sbattendo la porta e altri dove ringrazi il destino per averti regalato la possibilità di avere ciò che hai e che mai e poi mai vorresti abbandonare, neppure nei momenti più bui. Perché ce l’hai dentro, è parte di te, ti rende orgoglioso di quello che sei e della scelta fatta quando tutto sembrava perfetto.

Avrei conosciuto l’orrida Inter di Orrico, l’assurda stagione 93/94 con la quasi retrocessione della tragicomica Inter di Jonk e Bergkamp e la clamorosa cavalcata vincente in coppa Uefa, avrei testimoniato la nuova era Moratti e ammirato le gesta del Fenomeno nell’altra finale Uefa del 1998 e in una Serie A dove Ceccarini mi avrebbe fatto capire che non tutti i livornesi nascono con la camicia, avrei subìto gli scherni di compagni di classe milanisti nel periodo d’oro di Berlusconi e gli insulti dei gobbi nell’era pigliatutto (medicine comprese) per poi prendermi le dovute rivincite, tra scudetti del Mancio, Triplete e sentenze di Calciopoli che mi e ci avrebbero fatto capire che non eravamo soltanto dei piangina. Ma questa è un’altra storia.

L'importante è aver capito che c'è solo l'Inter.E sempre ci sarà.E voi, siete nati interisti o lo siete diventati? E come? twittalo
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NicolinoBerti

Coglione per vocazione, interista per osmosi inversa dal 1988 grazie a un incontro con Andy Brehme. Vorrei reincarnarmi in Walter Samuel, ma ho scelto Nicola Berti per la fig...ura da vero Bauscia.

MVP INTER – ROMA

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