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Eredivisie 2012-2013: dove sono adesso? Top e Flop

Mi è stato fatto notare come ormai quasi sette anni or sono (Minchia! Sette anni! – semicit. cult) scrissi il mio primo “rapporto” sui migliori giocatori del campionato olandese, secondo il mio spassionato ed insindacabile parere: ai tempi, speravo che l’Inter si fiondasse su una serie di acquisti futuribili in quanto mi sembrava evidente che le contingenze finanziarie non avrebbero permesso alla squadra non solo di replicare l’allora recentissimo passato triplettato, ma che anche con una serie di acquisti che andavano da Mudingayi a Kuzmanovic e da Vidic a M’Vila e Gargano, molto difficilmente i nerazzurri avrebbero potuto centrare la chimera della qualificazione in Champions League. Ovviamente, i talenti futuribili avrebbero potuto provenire da qualsiasi parte del globo, ma è noto come l’Eredivisie sia da molti anni a questa parte una sorta di campionato “espoirs” in cui i talenti prodotti in casa o scovati in giro per i campionati di terzo o quarto livello si mettono in vetrina per squadre di livello superiore. Avendo la fortuna/passione di osservare il calcio olandese e la sua massima serie molto da vicino, scrissi quei brevi profili sperando di vederne prima o poi qualcuno preso dall’Inter. 

L’Ajax campione d’Olanda 2012-2013: c’è qualche indizio…

Per chi gioca a Football Manager, una delle cose molto divertenti da fare è vedere, dopo qualche stagione giocata, che fine hanno fatto i giocatori che si sono venduti o lasciati andare via, e capire se hai fatto male i tuoi conti. Ecco, ci sono state un paio di interazioni social negli ultimi giorni che mi hanno fatto venire voglia di capire che fine hanno fatto quei giocatori che a quel tempo pensavo fossero molto forti, o molto promettenti, e vedere se magari qualcuno di loro è finito da noi…

Per cui, per ogni nome scriverò l’anno di nascita del giocatore, dove giocava allora in quell’estate del 2013 e dove gioca adesso, con un lapidario commento personale e un breve excursus su come gli sono andate le cose. Insomma, vediamo un po’ quante patacche avrei rifilato ai direttori sportivi italiani se avessero seguito i miei consigli.

La lista era composta complessivamente da 36 nomi: non vi ammazzerò facendoveli vedere tutti in dettaglio, ne ho scelto qualcuno. Iniziamo dai difensori, a seguire centrocampisti e attaccanti. In chiusura, i miei tre nomi speciali presi da quel mio vecchio pezzo.

Daley Blind, 1990, allora all’Ajax, oggi pure – TOP

Alla fine della stagione 2012/13, la sua terza da titolare della fascia sinistra, il figlio di Danny era stato nominato “giocatore dell’anno” dai tifosi dei Lanceri, autore di un campionato strepitoso. Passerà ancora un anno prima che Blind vada a Manchester, sponda United, prima con van Gaal e poi con Mou, arricchendo al sua bacheca con varie coppe ma non con la Premier. L’Ajax lo riporta a casa nel 2018 e, col senno del poi di una semifinale CL da perno della difesa nonché la sua titolarità indiscussa in nazionale, possiamo dire che è stato sbolognato troppo facilmente dai Red Devils. I recentissimi guai cardiaci sembrano aver messo a rischio il proseguo della carriera, ma visto lo stato tecnico e in qualche caso anche quello di salute dei terzini nerazzurri 2013-2020, non faccio fatica a dire che è un rimpianto.

Douglas, 1988, allora al Twente, oggi allo Sporting Lisbona – FLOP

Il centrale brasiliano di Florianopolis, naturalizzato olandese (ma non ha mai giocato con gli Oranje, anche se convocato una volta nel 2012), era stato anche concretamente accostato all’Inter quell’estate del 2013 in cui era un parametro zero. Ma Douglas Franco Teixeira a Milano non c’è mai arrivato, se non per giocare contro l’Inter nella CL 2011/12. È andato invece a Mosca, sponda Dinamo, e c’è rimasto due stagioni per poi finire al Trabzonspor. Un anno in Turchia e poi passaggio allo Sporting Lisbona dove è tutt’ora, a fare quel che faceva da noi Lisandro Lopez (no, non gli afterhour con Icardi a base di Fernanditos come se non ci fosse un domani).

Bruno Martins Indi, 1992, allora al Feyenoord, oggi allo Stoke City – FLOP

Sembrava uno Juan Jesus molto più forte, ma già questo avrebbe dovuto aprirmi gli occhi. Reduce da una stagione fenomenale, il centrale d’origini portoghesi rimane a Rotterdam un’altra stagione e gioca ancora alla grande, conquistando così la titolarità nella Nazionale di van Gaal che lo schiera in ogni partita dei mondiali brasiliani conclusi col terzo posto, e con una serie di episodi che fanno diventare il difensore olandese uno dei meme più usati quell’anno, il più famoso dei quali è l’occhiata omicida con cui omaggia l’arbitro che passa lo spray per segnare il limite della barriera sulle sue scarpe. A fine torneo si fa avanti il Porto che lo prende per 8M€, ma con i lusitani Martins Indi si rivela un mezzo disastro. Dopo due stagioni, i Dragões lo danno in prestito allo Stoke City, che lo riscatta alla fine del campionato. Martins Indi è ancora lì, a proteggersi le preziose scarpe dagli arbitri di Championship.

Martins Indi mentre cerca di uccidere con lo sguardo Diego Costa, Handanovic è molto invidioso di questa cosa

Toby Alderweireld, 1989, allora all’Ajax, oggi al Tottenham – TOP

Il centrale belga cresciuto nell’Ajax aveva visto partire la stagione precedente il suo “gemello”, Jan Vertonghen, destinazione Tottenham. Quell’estate tocca a lui e viene preso per 7M€ dall’Atletico Madrid, ma Simeone non lo vede molto bene e quindi gioca poco. Viene mandato poi in prestito al Southampton per la stagione 2014/15, e lì si fa notare convincendo il Tottenham a riunire la coppia belga dell’Ajax. Alderweireld è ancora a Londra dove sta giocando da titolare la sua quinta stagione con gli Spurs ed è titolare nella sua nazionale. Quell’anno noi prendemmo Silvestre dal Palermo per 6M€, nel caso in cui ve lo stiate chiedendo.

Leroy Fer, 1990, allora al Twente, oggi al Feyenoord – FLOP

Di lui se ne parlava già da tempo ed era un nome di quelli che ogni hipster calcistico conosceva, sin dai suoi anni al Feyenoord. Io mi sbilanciai in una trasmissione della fu Inter Channel di pochi mesi prima in cui il buon Roberto Monzani mi chiese due nomi da portare all’Inter presi dall’Eredivisie. Uno era lui, fresco di convocazione e presenza in nazionale. Per fortuna non seguirono il consiglio.

Lo seguì invece il Norwich che pagò 5 milioni e mezzo per averlo titolare in Premier e retrocedere alla fine della stagione. Lo compra quindi il Q.P.R. sempre in Premier, e sempre per retrocedere a maggio. Mezza stagione in Championship e poi di nuovo in Premier, allo Swansea, in cui gioca tre stagioni senza infamia e senza lode per poi, naturalmente, retrocedere. Gioca anche la quarta in Galles, in tutto questo tempo rimane però nel giro della nazionale e fa in tempo a partecipare alle due spedizioni in Brasile e Russia. Infine, proprio la scorsa estate, torna a Rotterdam, là dove aveva iniziato.

Leroy Fer è il paradigma di quel che spesso si dice sui giovani calciatori olandesi: fortissimi a 18 anni, promettentissimi a 20, flop a 25. Non è sempre vero, ma bisogna ammettere che tante volte è così. A Rotterdam è titolare e non gioca neanche male, ma è lontanissimo dai livelli in cui giocava al Twente. Nel frattempo, i tifosi del Feyenoord naturalmente stanno cercando un esorcista: la retrocessione non dovrebbe essere roba che li riguardi, ma non si sa mai.

Kevin Strootman, 1990, allora al PSV, oggi all’Olympique Marsiglia – TOP, nonostante la sfiga

Della “lavatrice” della Roma di Rudi Garcia sappiamo più o meno tutto perché l’abbiamo visto da vicino, e più volte è stato accostato all’Inter nella prima sessione di mercato spallettiana. Proprio quell’estate, infatti, dopo aver concluso la sua seconda stagione al PSV sfiorando il titolo, Strootman viene acquistato dalla Roma dove, dopo una prima stagione eccezionale, si infortuna gravemente con l’aggiunta di una prima operazione sbagliata, cosa che alla fine gli costerà due anni di inattività e l’impossibilità di tornare ai livelli pre-infortunio. Strootman su questa cosa non concorda, dicendo anzi come la qualità del suo calcio sia migliorata e come la stagione in cui la Roma ha raggiunto la semifinale di CL con lui in mezzo al campo sia stato il suo top in carriera.

Sta di fatto che i 16 milioni spesi dai giallorossi li avrei spesi volentieri per lui, senz’altro uno dei migliori centrocampisti d’ordine (parlandone da sano) in circolazione negli ultimi anni.

Costosa, ma una gran bella lavatrice

Jordy Clasie, 1991, allora al Feyenoord, oggi all’AZ – FLOP

Mi sembra ancora impossibile che uno così non abbia fatto la carriera che sembrava dovesse fare. A parte forse un po’ di centimetri, aveva tutto il resto per diventare uno dei centrocampisti migliori del panorama internazionale. Al Feyenoord era il capitano a 22 anni, e chiunque abbia giocato lì vi potrà dire che fare il capitano dei Rotterdammers non è un mestiere per tutti.

Sta di fatto che Jordy rimane ancora due stagioni (giocate sempre alla grande) a casa, e poi nel 2015 va a Southampton acquistato dai Saints per una decina di milioni, richiesto espressamente da Koeman che altri non era se non l’allenatore che aveva deciso di portarlo in prima squadra al Feyenoord quand’era nelle giovanili. Tutto sembrerebbe preparato al meglio per uno step di carriera pieno di successi e soddisfazioni, quindi, ma Clasie prima si infortuna, poi Koeman se ne va, e insomma sarebbe servito quello che a Rotterdam sembrava avere in abbondanza, il carattere, per uscirne fuori. Non ci riesce, fa due stagioni anonime, poi il prestito al Brugge e il ritorno al Feyenoord, sempre in prestito.

La scorsa estate, svincolato, firma un contratto con l’AZ e sta facendo da balia alla generazione di talenti che sta facendo sfracelli ad Alkmaar. Chissà se spiegherà ai suoi giovani emuli cosa è andato storto e come fare per evitare che succeda anche a loro.

Tonny Vilhena, 1995, allora al Feyenoord, oggi al Krasnodar – DA DEFINIRE

Debutta in prima squadra a 17 anni, e la stagione 2012-13 è la prima da titolare o quasi. Sta di fatto che questo ragazzino strega tutti, perché unisce corsa e randellate ad un piede sinistro da trequartista. La giovane età lo porta poi al solito saliscendi formativo nelle prestazioni, e rimane a Rotterdam fino alla scadenza del contratto, nel 2016.

Qui entra in gioco l’Inter, e Ausilio gli offre un contratto e un piano di sviluppo: il primo anno in prestito in serie A per capire il nostro calcio ed ambientarsi, e dal secondo anno in poi a Milano per vestire il nerazzurro. Vilhena ci pensa su un bel po’ ma poi non accetta, non convinto della soluzione proposta dai nostri. Firma quindi un nuovo contratto col Feyenoord, e sportivamente è la mossa giusta, perché Tonny Emilio Trinidade de Vilhena è tra gli assoluti protagonisti del titolo vinto dal Feyenoord nel 2017: una vittoria attesa a Rotterdam per diciotto lunghissimi anni. Raccoglie in tutto anche due coppe d’Olanda e due supercoppe, ma l’offerta giusta dall’estero che a quel punto lui è prontissimo a raccogliere, invece non arriva. Arriva solo nel 2019, dal Krasnodar. Non una prima scelta del panorama internazionale, e francamente, anche alla luce delle sue prestazioni in nazionale, rimane abbastanza incomprensibile capire come nessun altro club si sia fatto avanti per spendere 9M€ su di lui. ha però, in fondo, ancora solo 25 anni, e dare un giudizio ora sarebbe un po’ ingiusto.

Nemanja Gudelj, 1991, allora al NAC Breda, oggi al Siviglia – TOP no, ma neanche FLOP

Questo centrocampista serbo, capace come tutti i centrocampisti slavi di fare tutto, era al NAC perché l’allenava il padre. Mi spiego: aveva rifiutato l’anno prima un’offerta del Newcastle perché voleva rimanere a giocare con la squadra allenata da Nebojsa. In quell’estate, Gudelj passa all’AZ per 2 milioni e mezzo, e due anni dopo va all’Ajax. Nel 2017 viene raccattato dalla pesca a strascico miliardaria del calcio cinese ed approda al Tianjin. Come molti altri si pente amaramente della scelta, e finisce col mettersi nei guai col club. Però gli va bene, visto che lo spediscono in prestito allo Sporting Lisbona dove non solo gioca titolare ma vince coppa di Portogallo e coppa di Lega. Svincolato, la scorsa estate firma col Siviglia dove svolge ottimamente il ruolo di centrocampista di complemento. Rimango dell’idea che questo è il tipo di giocatore che avremmo dovuto cercare in quei momenti bui, gente come Gudelj e Borja Valero, centrocampisti che sanno dare del tu alla palla e che potessero alzare immediatamente il tasso tecnico. Anche perché noi, quell’estate, spendemmo il doppio di quanto spese l’AZ per lui acquistando Taider. Fate voi.

Georginio Wijnaldum, 1990, allora al PSV, oggi campione d’Europa – TOP TOP TOP

Potrei fare un copia-incolla di quel che scrissi allora: “ha disputato una stagione superlativa, prendendosi sulle spalle il PSV orbato di Narsingh e Toivonen per lunghissimi mesi, con van Bommel fuori per più di un mese nel momento topico della stagione. Non si poteva pensare che questo ragazzo potesse fare tutto da solo, ma il finale di stagione amaro non può fare altro che aumentarne l’esperienza e la maturità. Geroginio Wijnaldum è uno di quei rari casi in cui il talento calcistico si esprime al massimo indifferentemente dal ruolo: ha giocato come trequartista dietro la punta e poi all’ala da Natale in poi, dopo che Narsingh ha chiuso in anticipo la stagione. Ha anche giocato in un centrocampo a tre quelle rare volte che l’allenatore ha derogato al suo schieramento base: ma Wijnaldum ha fatto benissimo sempre. Tiro, posizione, passaggio, dribbling, questo giocatore è il vero erede di Clarence Seedorf e non mi stupirei vederlo vincere in carriera altrettanto”

Ora, il punto è che Wijnaldum non è andato al Liverpool quell’estate: è rimasto a Eindhoven altri due anni, poi l’ha preso il Newcastle per 20M€ con il quale incredibilmente retrocede. Però a Liverpool usano gli analisti già da un po’, e il moneyball dei Reds dice a Klopp che quel centrocampista va assolutamente preso, e lo prendono. Il resto è storia.

Qual è quindi il mio punto? È che se un pirla come me scrive nel 2013 quelle cose, e Wijnaldum rimane a Eindhoven altri due anni, vuol dire che nel mondo del calcio c’è davvero un sacco di gente che dorme.

Ecco, questo tizio è davvero un gran rimpianto

Rajiv van la Parra, 1991, allora all’Heerenveen, oggi alla Stella Rossa – FLOP

Il fratellastro di Georginio e Giliano Wijnaldum (l’anno scorso allo Sparta Rotterdam), nonché il cugino di Royston (Sparta Rotterdam) e Giovanni Drenthe (Excelsior), si è poi trasferito l’anno dopo in Championship al Wolverhampton. Da lì in poi qualche buona stagione in Championship con l’Huddersfield Town con cui poi ha raggiunto la Premier. La scorsa estate ha firmato un triennale con la Stella Rossa Belgrado. Insomma, nel talento calcistico sparso a piene mani nel DNA familiare, il suo parente al Liverpool ha fatto un po’ meglio di lui.

Jozy Altidore, 1989, allora all’AZ, oggi all’FC Toronto – FLOP

Una delle grandi speranze del football a stelle e strisce, in quell’estate è stato acquistato per 10M€ dal Sunderland approdando così in Premier League dove ha fallito miseramente. Dopo due stagioni è volato a Toronto dove gioca ancora oggi e dove ha vinto una coppa MLS . La stagione all’AZ rimane ancora la sua migliore anche a livello internazionale (5 partite consecutive a segno con la sua nazionale, record ancora imbattuto). Con quel fisico che si ritrova avrebbe dovuto fare molto meglio, ma forse rimane il fatto principale che non era e non è tutto ‘sto granché.

Alfreð Finnbogason, 1989, allora all’Heerenveen, oggi all’Augsburg – FLOP

Dopo l’estate in questione è rimasto un altro anno in Frisia, raggiungendo complessivamente 70 presenze con l’Heerenveen tra campionato e coppa, segnando 59 gol. La Real Sociedad lo ha acquistato quindi nel 2014 per 7M€ e io pensavo allora che era un furto bello e buono acquistare per soli 7 milioni per il futuro Pichichi. Naturalmente a quel punto Finnbogason ha pensato bene di spernacchiarmi segnando 4 gol in tutta la stagione, 2 in campionato e 2 in coppa. Prestito all’Olympiakos, poi all’Augsburg, che lo ha riscattato. Da 5 anni in Germania, segna i suoi gol, anche in numero abbastanza cospicuo se messo in relazione alle presenze, ma deve centellinarsi perché facile all’infortunio.

Questo giocatore rappresenta un ottimo esempio della vera difficoltà del valutare i calciatori in Eredivisie: non sai mai se saranno dei Luis Suarez, degli Zlatan Ibrahimovic oppure degli Alfreð Finnbogason, nonostante i numeri dicano che non siano poi così distanti l’uno dall’altro

Madonna quanto ci credevo in quest’uomo…

Wilfried Bony, 1988, allora al Vitesse, oggi a casa sua – FLOP

Per l’appunto, in Eredivisie i numeri sono traditori, perché non sai mai se l’attaccante sarà uno Zlatan o un Wilfried Bony. Certo, anche Bas Dost e Mark Uth hanno segnato moltissimo, ma i numeri non erano così splendenti, e si potevano vedere i limiti tecnici di quei due cecchini. Insomma, lo dico subito: Bony è uno degli sprechi più clamorosi del calcio internazionale degli ultimi anni. I numeri dell’ivoriano al Vitesse sono stati qualcosa di mai visto: 58 gol in 77 partite tra campionato e coppe in due anni e mezzo. Solo Suarez e, appunto, Zlatan Ibrahimovic hanno fatto qualcosa di leggermente, ma davvero di poco, meglio in Eredivisie: però loro giocavano nell’Ajax, non ad Arnhem.

Nell’estate in questione lo Swansea si fa avanti e porta Wilfried Guemiand Bony in Premier League per circa 14M€. Bony replica le prestazioni date col Vitesse: 17 gol in 34 partite, e stavolta in Premier, non in Olanda. A quel punto, ecco l’errore – giustificatissimo, per carità: chi è nato povero, ma anche chi è stato più fortunato, e ha lottato con le unghie e con i denti per arrivare in Europa, partendo da un pallone calciato per le strade di un sobborgo di Abidjan, difficilmente non accetta l’offerta milionaria di un Manchester City. Ed è così che nel gennaio del 2015, i Citizens lo prelevano per 35 milioni, ed è l’inizio della fine. Bony è quel tipo di giocatore che deve giocare sempre per rendere al massimo, con quell’andatura stranissima che sembrava sempre portarlo fuori tempo, e invece lo conduceva sempre lì al posto giusto, al momento giusto, per colpire e metterla dentro.

Poche presenze, pochissimi gol al City, poi prestito allo Stoke e ritorno a Swansea, ma il campo visto sempre meno. Ultima stagione a Doha, dall’estate scorsa è senza squadra. Bony è il classico caso di “sliding door” visto mille volte nel calcio: sarebbe bastato finire in un’altra realtà, e probabilmente oggi staremmo raccontando un’altra storia.

Nacer Chadli, 1989, allora al Twente, oggi all’Anderlecht – TOP

Alla fine del terzo anno al Twente, il belga di origine marocchina è un giocatore ormai completo: esterno non solo talentuoso e di grandissima classe, ma anche con l’esperienza giusta grazie alle sue presenze in Champions League (l’esordio proprio contro l’Inter nel 2010, nel 2-2 di Enschede) e la quindicina di presenze con i “Diavoli Rossi”. Quell’estate il Tottenham se lo porta a Londra per 6 milioni e mezzo di euro, e giocherà titolare lì tre anni. Poi viene ceduto al West Bromwich, bene la prima stagione, poi la serie di infortuni che lo lascia fuori praticamente un anno intero. Ceduto al Monaco, un anno tra campo e fastidi fisici, oggi è all’Anderlecht dove sta facendo un buon campionato nonostante il disastro delle prestazioni della squadra. Nel frattempo, il C.T. Martinez non rinuncia a lui e questo trentenne dalle indubbie qualità tecniche continua a rimanere nel giro della nazionale. Uno Chadli, nel 2013, ci avrebbe fatto estremamente comodo.

Dušan Tadić, 1988, allora al Twente, oggi all’Ajax – TOP

L’altro nome che feci a Inter Channel fu il suo. Dopo due anni eccellenti a Groningen, l’anno al Twente fa vedere che questo ragazzo è pronto anche per sfide più grandi. Giocatore di grande tecnica e anche grande personalità, Tadic può coprire i tre ruoli dietro la punta nel 4-2-3-1 di Jansen. Il secondo anno ad Enschede serve solo a confermarsi e a mettersi in vetrina. Lo prende il Southampton di Koeman per 14M€.

Ci sono molte opinioni diverse sulle 4 stagioni in Inghilterra del numero 10 serbo: qualcuno dice che non è stato un granché. Io non sono d’accordo, e anche i numeri dicono che ha fatto bene. In generale, credo ci si aspettasse qualcosa di più dal Southampton come prestazioni complessive. Ma i Saints hanno ottenuto i mgliori risultati della loro storia in EPL proprio mentre Tadic era tra le loro fila, e non credo che, alla fine, fosse realistico aspettarsi qualcosa di meglio dei sesti-settimi posti effettivamente conseguiti.

L’Ajax l’ha riportato in Olanda nel 2018 con un’operazione molto intelligente e sfruttando la voglia del serbo di tornare in un posto dove lui ha detto di trovarsi benissimo: il resto è storia recente.

In chiave nerazzurra, rimane il rimpianto di non averlo preso, perché sarebbe stato un grande punto d’appoggio da cui ripartire.

Mettiamola così: senza Tadic, col cavolo che sarebbero arrivati in semifinale…

Prima della chiusura col botto, ecco la lista degli altri nomi:

  • Ricardo van Rhijn, 1991, allora all’Ajax, poi Brugge, AZ, oggi all’Heerenveen – FLOP
  • Daryl Janmaat, 1989, allora al Feyenoord, poi Newcastle, oggi al Watford – UN KARSDORP CHE CE L’HA FATTA
  • Tomas Kalas, 1993, allora al Vitesse ma di proprietà del Chelsea, credeteci o meno ha fatto ogni anno in prestito da allora ad oggi, al Bristol City, cambiando ottundicimila squadre. Ed è ancora del Chelsea – EXPRESS COURIER
  • Jeffrey Gouweleeuw, 1991, allora all’Heerenveen, poi AZ, oggi all’Augsburg – MEH
  • Marco van Ginkel, 1992, allora al Vitesse, poi Chelsea, poi più operazioni al ginocchio che prestiti, incluso uno al Milan, ha giocato l’ultima partita nel maggio del 2018 al PSV festeggiando il titolo dopo un anno da protagonista. Oggi senza squadra, ma temo non ne avrà più una – FLOP, MA SFIGATISSIMO
  • Adam Maher, 1993, allora all’AZ, poi PSV, Osmanlispor, Twente, di nuovo AZ, oggi all’Utrecht – FLOP IMPERDONABILE
  • Michael de Leeuw, 1986, allora al Groningen, poi Chicago Fire, oggi all’Emmen – FLOP INTELLIGENTE
  • Siem de Jong, 1989, allora all’Ajax, poi Newcastle, PSV, ancora Ajax, Sydney, oggi all’Ajax – FLOPPONE SPECIALIZZATO
  • Jens Toornstra, 1989, allora all’ADO Den Haag, poi Utrecht, oggi al Feyenoord – FLOP INGIUSTO
  • Lerin Duarte, 1990, allora all’Heracles, poi Ajax, Heerenveen, NAC Breda, ancora Heracles e oggi all’Aris Salonicco – FLOPPISSIMO
  • Jean-Paul Boëtius, 1994, allora al Feyenoord, poi Basilea, Genk, ancora Feyenoord, oggi al Mainz – ASPETTIAMO
  • Leandro Bacuna, 1991, allora al Groningen, poi Aston Villa, Reading, oggi al Cardiff City – HA FATTO IL SUO
  • Luciano Narsingh, 1990, allora al PSV, poi Swansea, oggi al Feyenoord – FLOP CROCIATO (il classico giocatore che senza i legamenti saltati sarebbe stato un top: purtroppo per le sue finanze gli è saltato quando era ancora al PSV)
  • Graziano Pellé, 1985, allora al Feyenoord, poi Southampton, poi Shandong Luneng e oggi miracolato – ANCHE SE SUONA STRANO, TOP perché le sue fortune sono (ri)cominciate tornando in Eredivisie
  • Viktor Fischer, 1994, allora all’Ajax, poi Middlesbrough, Mainz, oggi al Copenaghen – FLOP, ma anche per lui gli infortuni sono stati la discriminante vera tra una carriera al top e quella che sta facendo
  • Alex Ibarra Mina, 1991, allora al Vitesse, oggi al Club America – FLOP, MA SECONDO ME LUI NON LA PENSA UGUALE
  • Jeremaine Lens, 1987, allora al PSV, poi Dinamo Kiev, Sunderland, Fenerbahce, oggi al Besiktas – TOPPINO
I tre botti finali: eccoli qua

PRIMO BOTTO

Dries Mertens, 1987, allora al PSV, oggi al Napoli, domani chissà – TOP TOP TOP

Il paragrafo potrebbe essere cortissimo: nell’estate del 2013, il Napoli ha pagato 9 milioni di euro al PSV e si è portato in casa colui che, ad oggi, ha fatto più gol in maglia azzurra di Diego Maradona.

Inutile dire che quei nove milioni avremmo potuto e dovuto spenderli noi, per lui, visto che l’Inter lo conosceva bene sin da due stagioni prima, quando ancora militava nell’Utrecht con l’etichetta di “nuovo Sneijder”, e quando l’Inter aveva approcciato il club biancorosso per sentire il prezzo di quel ragazzino dai piedi vellutati.

Oggi è in fase calante e la carta d’identità gli gioca contro, ma a quanto sembra è uno dei maggiori indiziati per ricoprire il ruolo di punta di scorta nell’Inter 2020/21. Con sette anni di ritardo, potrei quasi essere soddisfatto.

SECONDO BOTTO

Stefan de Vrij, 1992, allora al Feyenoord, oggi titolare della cattedra all’università degli studi di San Siro nel corso di “Teoria e Pratica della difesa a tre” – TOP TOP TOP

Alla Lazio ci è finito l’anno dopo, sette milioni e mezzo per il difensore titolare della nazionale arrivata terza ai mondiali del 2014. Io sono felice di averlo all’Inter, anche se con ritardo (ma a zero, che se l’avesse preso qualcun altro con la stessa spesa farebbero degli speciali a reti unificate ogni settimana). Datemi altri due o tre come lui, e son certo che potremmo tornare a parlare senza imbarazzi di competitività al top, anche in ambito europeo. Riporto di seguito cosa dissi allora di questo ragazzone con la faccia giusta, che ci ha fatto innamorare tutti quanti del suo modo di stare in campo e anche del suo comportamento verso noi tifosi, sempre irreprensibile.

“Questo difensore può essere considerato il migliore per rendimento nella stagione appena conclusa insieme al belga Alderweireld, a Douglas del Twente e al suo collega di reparto Martins Indi. Ha già attirato le attenzioni dei grandi club europei e non potrebbe essere altrimenti visto la grande reattività e la sicurezza con cui gioca in difesa. Van Gaal l’ha già chiamato in nazionale completando con lui il blocco difensivo del Feyenoord. Scommessa facile da vincere, questo ragazzo”.

Esattamente: scommessa facile da vincere

TERZO E ULTIMO BOTTO

Christian Dannemann Eriksen, 1992, allora all’Ajax, oggi nelle teste di tutti i tifosi interisti suscitando un misto di gioia, euforia, speranze, bestemmie, cristoni, un po’ tutto assieme – TOPPISSIMO, NONOSTANTE STIANO TUTTI CERCANDO DI FARLO PASSARE COME UNO NORMALE E ANZI, CHISSÀ SE SERVE A CONTE

Quell’anno Eriksen era stato semplicemente il miglior giocatore dell’intera Eredivisie, trascinando l’Ajax al titolo, giocando da interno di centrocampo e non più da trequartista come all’inizio della sua avventura nella prima squadra dei Lanceri. Il Tottenham ha pagato 12 milioni di euro il suo giocatore-chiave (perché questo è stato negli ultimi sette anni Christian Eriksen per gli Spurs, almeno fino all’esplosione di Harry Kane), e oggi sembra, pare, si dice, si mormora, che stia per venire da noi.

Per un numero incredibile e vario di ragioni, sarebbe l’acquisto più importante dell’Effecì Internazionale dal 2010 ad oggi, anche se qualcosa mi dice che tra dieci anni ci diremo tutti che quello più importante è stato l’acquisto di Romelu Lukaku. In ogni caso, il suo acquisto rimarrebbe un punto di svolta per l’immagine e la competitività futura della squadra.

E se Christian Eriksen verrà all'Inter, giuro che non mi lamenterò mai più del fatto che sia arrivato sette anni dopo. Mi va benissimo così. twittalo
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Hendrik van der Decken

Il capitano dell'Olandese Volante, condannato a guardare il calcio per l'eternità senza mai vedere il 433 in nerazzurro. Posso toccare terra solo quando l'Inter vince in Europa, perché quando accade c'è sempre un "Oranje" in squadra. Mentre navigo, guardo l'Inter, un sacco di Eredivisie, Jupiler League e Keuken Kampioen Divisie, bestemmiando l'Inter e il N.E.C.

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