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Spallata al primato

Lunedì. Quel mortifero giorno della settimana dove tutto ricomincia e la voglia di scendere dal letto è ai minimi storici. Questo però ha un gusto diverso: ha il sapore del primato in classifica. Nella scala dei Lunedì sicuramente uno dei migliori. Non possiamo lamentarci. L’Inter con una prova di forza e di maturità approfitta del passo falso della Juventus e si porta meritatamente al primo posto. Quanti interisti vedendo la possibilità di tornare in vetta ieri pomeriggio avevano messo in preventivo un passo falso? Qualcuno vuole confessarsi? Il sottoscritto – per esempio. Non si trattava di una mancanza di fiducia, né di un profondo ragionamento logico. Nelle ultime stagioni eravamo arrivati tante volte ad un appuntamento da non sbagliare e molto raramente eravamo riusciti a raggiungere quanto sperato. Ieri la nostra squadra ha dimostrato – invece – di essere nel pieno di un importante percorso di crescita, tecnico e soprattuto caratteriale. Ripercorriamo insieme quello che è accaduto e proviamo a riordinare le emozioni di quella che è la dodicesima vittoria nelle prime quattordici giornate di campionato, vale a dire il nostro record storico.

Le squadre scendono in campo giocando – come da programma – praticamente a specchio, sebbene con atteggiamenti completamente diversi. La Spal sceglie di non pressare l’Inter e di attendere, lasciando il pallino del gioco agli uomini di Conte, mentre l’Inter fa la gara con pazienza e appoggiandosi sui suoi grandi attaccanti. In fase di non possesso è Brozovic ad alzarsi su Valdifiori, regista avversario, che non ha brillato per tutto l’arco della partita. Proprio su una pressione portata con ferocia dal croato, l’Inter infatti riconquista il possesso e Lautaro, sfruttando il movimento di Lukaku, pilota palla verso destra e anticipa un pregevole tiro a incrociare che si insacca sul secondo palo. Ennesimo gol nei primi minuti per il Toro di Bahia Blanca e Inter in vantaggio dopo poco più di quindici minuti.

Per tutto il primo tempo non cambia il canovaccio tattico, tanto che è l’Inter a costruire altre occasioni e a trovare il gol del raddoppio con un’azione nata nuovamente dalla pressione alta di Lautaro su Igor e conclusa sempre dall’argentino su un preciso cross di Candreva, liberato da Lukaku sulla destra. Da sottolineare la grande partecipazione per tutti i primi quarantacinque minuti di D’Ambrosio allo sviluppo del gioco, mentre Vecino alternava movimenti in ampiezza per creare superiorità numerica sulla destra e in avanti per creare un potenziale 3vs3 con i centrali di difesa avversari. Spal che per tutto un tempo non si affaccia dalle parti di Handanovic, ad eccezione di una girata di Petagna, autore complessivamente di una partita generosa.

All’intervallo si è affacciato alla mia mente un pensiero sibillino e ingannevole. A fronte di quanto visto nella prima frazione di gara, pensavo che il secondo tempo sarebbe potuto essere tutto sommato sereno. Magari non tranquillo, certamente non rilassante, ma almeno gradevole e non dannoso per le mie coronarie. Pensavo di potermi godere quarantacinque minuti senza quella sensazione di fregatura imminente che di tanto in tanto riaffiora sinistra.

Semplici già nella prima parte di gara aveva cercato di correre ai ripari inserendo Cionek, fisicamente strutturato, al posto dello smarrito Strefezza e la Spal inizia la ripresa con un piglio diverso, pressando alta nella metà campo dell’Inter. Dopo cinque minuti ecco che mi trovo tristemente costretto a riformulare le mie aspettative di gara: Mattia “Lionel Messi” Valoti parte da lontano, salta Skriniar, si insinua in area di rigore e tira a incrociare di destro infilando l’incolpevole Handanovic.

Azione di qualità e forza, ma ancora una volta difesa poco reattiva e passiva nonostante fossimo di fatto schierati. L’errore più vistoso è di Skriniar che si fa saltare secco, quando saggiamente sarebbe stato opportuno accompagnare Valoti: la postura dello slovacco è rivedibile e il fatto di giocare sulla sinistra non lo ha certamente aiutato.

“Dovessi togliere qualcosa da questa partita toglierei il momento in cui abbiamo preso gol. E’ stato troppo facile per il giocatore della Spal fare gol e quel momento ci ha un po’ destabilizzato”

Antonio Conte

Primo gol da inizio stagione in trasferta della Spal, che comincia a prendere coraggio e a farsi vedere dalle parti dell’area di rigore, con un paio di situazioni che generano qualche brivido ai tifosi interisti. Superato un attimo di appannamento, l’Inter torna più volte vicina al terzo gol senza concretizzare le occasioni. Su un pallone giocato in modo sublime di prima da Lukaku, Lautaro si trova solo davanti al portiere, ma si fa letteralmente ipnotizzare da Berisha.

Non riuscendo a segnare il gol della potenziale sicurezza, si comincia a temere la beffa, che sembra addirittura materializzarsi quando, dopo una intelligente spizzata di Petagna, Tomovic si trova in posizione ottimale per concludere al volo da pochi passi: il magistrale e fantasmagorico liscio volante del serbo sigla positivamente un armistizio tra il tifoso interista e la religione.

Sebbene la Spal nel secondo tempo cerchi con le sue forze di inseguire il pari, inserendo anche Floccari al posto di uno spento Valdifiori, l’Inter gioca, superato il momento di sbandamento, una buona partita. Ci sono stati momenti di sofferenza, minuti in cui la gestione di palla è stata meno qualitativa, ma si è sempre fatto tutto “di squadra”.

Questo gruppo sa soffrire, sa stare dentro anche ai momenti di difficoltà e ha intrapreso un percorso che con grande convinzione vuole davvero portare fino in fondo. twittalo

Quando il tiro da fuori area di Kurtic sibila alla destra della porta difesa di Handanovic, si percepisce che ormai la battaglia sta per finire. L’Inter gestisce con perizia gli ultimi minuti, con le due punte sugli scudi insieme a Brozovic e riesce a condurre la nave in porto. Al fischio finale siamo in testa al campionato in solitaria, cosa che in campionato non ci riusciva dopo la quattordicesima giornata dalla stagione 2009/2010.

Andando oltre la narrativa ed il mero ripercorrere i fatti salienti, voglio sottolineare il lavoro svolto anche oggi dalla nostra coppia di attaccanti. Senza nulla togliere a tutta la squadra, credo che in questo momento il lavoro delle due punte rappresenti davvero quello che ci fa spostare l’asticella verso l’alto, anche sotto il profilo strettamente tattico.

Lukaku non ha segnato, ma è cresciuto moltissimo nel dialogare con la squadra e nel fungere da riferimento per i compagni. Il belga, che in passato avevo definito primariamente come un “finalizzatore”, in realtà sta dimostrando partita dopo partita di potersi calare in molteplici interpretazioni del ruolo con una completezza che onestamente non immaginavo. Protezione di palla, attacco alla profondità, ricerca dell’ampiezza, assist di grande qualità al compagno di attacco e tutto questo senza fare mancare l’apporto realizzativo. Dopo diversi mesi non possiamo non apprezzare la crescita e l’approccio assolutamente positivo che questo giocatore ha avuto con la Serie A e con il mondo nerazzurro più in generale.

Lautaro, oltre alla doppietta, rappresenta un incubo per i difensori avversari per la ferocia che mette nell’andare a pressare e anche oggi ha svolto un lavoro fantastico nel lavorare palloni sulla trequarti e nel farsi sempre trovare negli ultimi minuti, guadagnandosi falli preziosi in un momento delicato della gara. Si tratta di un ragazzo di soli ventidue anni che continua a crescere di partita in partita e che francamente mi auguro possa davvero rimanere a lungo con questi colori: non vedo altri centravanti U23 – fatta eccezione per Haaland, molto diverso da Lautaro – con queste qualità tecniche e fisiche, in grado di trovarsi a suo agio dentro e fuori dall’area di rigore.

Anche tatticamente le punte dell’Inter pongono una scelta a tutte le squadre che affrontano la Beneamata: come comportarsi? Andare a pressare alto questa squadra significa assumersi il rischio di giocare 2vs2 (centrali difensivi vs attaccanti) e lasciare più spazio a Lautaro e soprattutto Lukaku. Se in Europa certi club possono vantare difensori di grandissimo spessore, in Italia pochissime squadre dispongono di difensori in grado di battagliare ad armi pari contro questi attaccanti, specialmente in campo aperto. Molti allenatori preferiscono quindi (vedasi Parma, Verona e SPAL, ad esempio) rimanere bassi e lasciare il gioco all’Inter per poi provare a ripartire, con tutte le conseguenze del caso. Questo è un aspetto che volevo fare emergere, per apprezzare ulteriormente l’impatto che questi due giocatori hanno ad oggi nel definire l’andamento di una gara. Chiuderei il discorso attaccanti con le parole di Conte, sicuramente la persona più idonea ad inquadrare le nostre punte.

“Lautaro sta crescendo tanto. Viveva in funzione del gol ma gli attaccanti top sono quelli che giocano per la squadra. Voi parlate di Lautaro ma oggi Lukaku ha fatto una grandissima partita. O segna o fa assist. E sono ancora giovani e possono crescere”

Antonio Conte

Infine vorrei concludere evidenziando la prova di un altro giocatore chiave della nostra Inter: Marcelo Brozovic. Due anni fa di questi tempi era ad un passo dall’essere spedito a Siviglia, oggi è il perno della nostra squadra. Non salta una partita, macina chilometri ed il lavoro che gli viene chiesto è importantissimo con e senza palla. Pensiamo alla gara di ieri: gli venivano domandate lucidità e qualità in fase di possesso, dovendo prendere per mano la squadra in costruzione e sviluppo, mentre in fase di non possesso faceva sempre quei dieci/quindici metri in avanti per andare a prendere il mediano avversario. Quanti registi – giocando ogni tre giorni – sono in grado di svolgere un lavoro di questo genere per tutta una gara? Ambidestro, dotato di grande resistenza fisica, cresciuto tatticamente e in questo momento – con Vecino e Gagliardini come mezz’ali – fulcro qualitativo insostituibile del nostro gioco.

Happy Brozovic
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Il_Casa

Interista, fratello del mondo. Dal 1992 un'unica fede a tinte rigorosamente nerazzurre. Sobrio come Maicon, faticatore come Recoba.

MVP INTER – ROMA

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