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Il sospiro di sollievo

Inter – Verona è l’ultima partita di un ciclo logorante. Il match appare come la fatica finale, un sospiro di sollievo, per un affanno vissuto anche dai tifosi. Normale conseguenza di queste settimane passate a stringere i denti, tra numerosi successi e qualche frustrazione. Non so se per tutti i tifosi nerazzurri sia stato così, ma io la aspettavo con ansia, e con la speranza di mettere un ultimo accento sui numerosi punti in cascina.

La partita inizia con squilli da entrambe le parti, per lo più legati a ribaltamenti di fronte. Faraoni e Salcedo creano qualche apprensione ad inizio partita, il topos del gol del giovane canterano è uno spettro ricorrente nella nostra storia recente, e quindi, per quanto i pericoli siano piuttosto sterili, i brividi sono reali. Sul lato opposto ad essere frizzante ed ispirato nei primi minuti è Lazaro. L’austriaco prende qualche iniziativa e si dimostra propositivo ed a suo agio, non solo sulla fascia, ma anche ad attaccare il centro del campo (qualità importante), anche complici i limiti dei terzini avversari. Confermati i dubbi quando costretto a giocare il pallone nella propria metà campo, nella trequarti avversario il giocatore invece ben figura per la sua capacità di saltare l’uomo e di effettuare passaggi chiave. Arriva al 18′ il momento che cambia la partita e la indirizza in salita: su un filtrante scaligero Handanovic non riesce a frenare la corsa in uscita e causa il rigore. La risposta nerazzurra è veemente, l’Inter irrompe nella metà campo avversaria e schiaccia in pressione i gialloblu. Il baricentro del Verona è talmente basso che De Vrij arriva al tiro dalla lunetta dell’area avversaria. Questo riversarsi dei tre centrali sulla trequarti avversaria si ripeterà anche per tutta la seconda frazione.

Il secondo tempo si apre così come si era chiuso il primo. Skriniar e Lazaro vanno vicini al gol con due colpi di testa. Il terzo, quello vincente, è di Vecino (che già aveva assaporato la gioia di segnare nel primo tempo, con la palla che però aveva danzato sulla riga di porta). Il gol arriva su cross di Lazaro, ma soprattutto da una bellissima apertura di Bastoni, autore di un ottima gara, che ci ricorda l’importanza di avere un mancino in quella posizione di campo. Il gol non scuote il Verona, che probabilmente, dopo il vantaggio, pensava potesse bastare rimanere raccolti in un passivo catenaccio. La pressione dell’Inter spaventa gli avversari, consapevoli di come sia ormai solo questione di tempo. Tuttavia i gialloblu hanno perso precisione, ritmo e veemenza. Dopo un’improvvisata di Bastoni, un errore grossolano di Lukaku è una prodezza di Barella a chiudere la partita. Un gol bellissimo, un tiro che si insacca nel sette della porta del Verona, strappando i 3 punti, necessari e meritati.

Sospiriamo soddisfatti, il Verona è l’ultima fatica, dicevamo. Il novantesimo è uno sbuffo di sollievo. Ho provato a ragionare sulla natura di questo rilassamento. Questo sentimento nasce dal fatto che ci è stata prospettata la necessità di lavorare con tempi dilatati, con settimane intere a disposizione. Ci è stato detto che si sarebbe dovuto dare riposo ai giocatori più utilizzati. Ma è davvero questo ciò che ci attende? Esistono ancora questi tempi dilatati nel calcio? Potranno i titolari finalmente tirare il fiato?

Ciò che aspetta i titolarissimi sono 2 settimane di trasferte (anche transoceaniche) per giocare ogni 4 giorni, e infine il ritorno in Italia per una nuova tornata di match con la nostra gloriosa maglia. Insomma, una prospettiva tutt’altro che riposante. Il calcio moderno è questo. Non facciamo finta di non saperlo. C’è un modo per avere intere settimane per oliare i meccanismi: non qualificarsi o snobbare l’Europa. Ultima alternativa, fare come il Milan e farsi escludere/rinunciare.

Il filotto di partite che si sono dovute affrontare, insomma, sono la norma. Anzi le partite in questione si sono giocate contro avversari più che alla portata: Sassuolo, Dortmund, Parma, Brescia, Bologna, Dortumnd e Verona. Il calendario quest’anno, fortunatamente, non ci mette di fronte a tour de force veramente impegnativi, come era stato invece in passato. Questi impegni non hanno nulla di eccezionale in un calcio che, piaccia o no, vuole essere vissuto 24 ore su 24, portando le squadre a giocare ogni 3 giorni.

A rendere il percorso così travagliato e faticoso sono stati appunto gli infortuni. Questa chiosa non serve a sminuire l’incredibile lavoro fatto da giocatori e staff, almeno in campionato, serve anzi a sottolineare due fattori che per me vanno tenuti a mente.

Il primo è il percorso che abbiamo intrapreso ed il punto in cui ci troviamo. L’entusiasmo che vedo sgorgare dal popolo interista è motore e nutrimento (meritato per tifosi che a lungo sono stati costretti a confrontarsi con una realtà cruda). Tuttavia la sensazione è che questo entusiasmo porti ad un distacco dalla realtà. Durante Borussia-Inter il tifoso ha passato momenti di grande entusiasmo nel primo tempo, incensando oltremisura le prove di tanti giocatori (Candreva), per poi crocifiggerli con crudeltà inaudita dopo la sconfitta. Lo stesso viene fatto con Vecino oggi (acciaccato autore di 2 gol in 2 partite dal ritorno dall’infortunio), o con Gagliardini e Politano prima del loro infortunio. Questi nomi però sono nomi su cui si è deciso di puntare e che saranno i protagonisti almeno di questa annata. Impensabile giubilarli o sostituirli in massa a Gennaio. Questi nomi sono ancora in rosa perché l’Inter va inquadrata ancora all’interno di un percorso. L’entusiasmo mi pare porti ad una perdita di focus su questo aspetto. Per me la rosa ha fatto più di quanto era lecito attendersi in campionato, e meno in Champions. Conte e Marotta faranno di tutto per accelerare il percorso.

Lo stesso Conte fa benissimo a settare l’asticella sempre un poco più avanti, la sua è strategia, e questo è il suo ruolo. Spero che il tifoso però abbia non solo la stessa ambizione del suo allenatore, ma anche la stessa lucidità che il mister dimostra di avere nelle conferenze stampa più prudenti e morigerate. 

Il secondo aspetto è la sfortuna. Non ritengo la rosa inadeguata dal punto di vista numerico, se non forse nel reparto avanzato. Certo la qualità delle seconde linee è inferiore a quella dei titolari, ma anche questo può essere un buon segnale, visto che molti degli insostituibili arrivano dall’ultimo mercato (leggasi ancora “percorso”). Una annata ti mette di fronte a tante difficoltà, che arrivino a Ottobre o a Febbraio. L’aspetto incoraggiante è che, a dispetto della sorte avversa, quest’anno, almeno in campionato, si è stati più forti, più uniti, più volitivi e si è superato un momento di difficoltà insieme. Negli anni passati lo spogliatoio prima aggiungeva alle problematiche esterne i propri capricci, infine si ricompattava solo a 3 giornate dal termine, quando la posta in gioco era troppo grande per essere ignorata. Insomma quando si dice “gli altri hanno aggiunto, noi si è sostituito”, si può concludere con un “bene“.

La stagione tuttavia è ancora lunga, ci saranno tanti altri momenti del genere, tanti altri tour de force da affrontare. E’ determinante che si sappia e si voglia superarli assieme

Non voglio più considerare l’Inter un fragile malato. Non voglio guardare a degli eventi che in una stagione possono capitare, siano infortuni o stanchezze, come difficoltà insormontabili, quando in realtà sono solo la prassi (se si guardano le statistiche dei top player dei top team europei si contano 50 partite all’anno). Voglio avere piena fiducia anche nel turnover dei Vecino, Politano e Gagliardini, che fino ad anno scorso erano titolari. Poi a fine anno si tireranno le somme. E sarò magnanimo, perché sono consapevole che si è all’interno di un percorso. Considerarci fragili e inconsistenti però è il primo passo per ruzzolare nelle vecchie abitudini.

Potete stare certi però che dopo la pausa non ci sarà nessuna situazione ideale, solo un altro ciclo di partite, ancora più dure e determinanti. Qualcuno ripeteva due parole ad un gruppo di uomini ben meno coesi, spiegava che in un anno ci sono tante difficoltà, che ci lasciano senza tregua.

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Nic92

Nato dall'incontro tra l'unico tifoso cagliaritano non isolano e una grande tifosa di Batistuta, fortunosamente incontra l'Inter e se ne innamora. Ha in Julio Cesar il suo spirito guida.

MVP INTER – HELLAS VERONA

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