Bauscia Cafè

Due per tutti, e tutti per due.

Romelu Lukaku. Lautaro Martinez. Romelu Lukaku. Lautaro Martinez. Lautaro Martinez. Romelu Lukaku.

Ci sono prestazioni difficili da commentare a caldo. Di fronte ad una eccezionalità tanto marcata la celebrazione più adatta è la semplice invocazione. Questa è la sensazione che mi rimane dentro dopo la partita di oggi: la superiorità dei due attaccanti di questa Inter, che da inizio anno giocano quasi tutto il minutaggio di cui la squadra necessità con generosità, impegno e una continua e crescente qualità.

I nomi dell’argentino e del belga sopra tutti gli altri. Assoluti nel vero senso del termine, “slegati” dal resto della squadra che fatica a tenerne il passo, eppure così autosufficienti. Perché in effetti quello che è accaduto stasera è stato nei fatti vederli a dover risolvere una partita da soli, li davanti, abbandonati in una metà campo enorme da riempire in due, tra una mezza dozzina di maglie biancorosse. Con le spalle abbastanza grandi da farsi carico del peso dell’attacco.

La partita infatti inizia confermando le sensazioni della vigilia riguardo all’inadeguatezza del centrocampo: i primi 10 minuti sono una prova di intensità e di maturità da parte dei giocatori cechi. Gli avversari liberi da ogni pressione psicologica vogliono dare una gioia al pubblico di casa e mettono una grinta propositiva al servizio di una qualità non eccellente. La qualità rosso-bianca risulta infatti inadeguata ad essere finalizzata, ma sufficiente a tenere il campo ed anche il possesso creando apprensioni all’Inter e limitando la manovra nerazzurra.

La serata è complicata, il reparto più importante, che dovrebbe assicurare collante ed equilibrio alla squadra, è incerottato, le alternative in panchina languono e gli interpreti in campo forniscono una prestazione insipida. La squadra fatica a tenere il pallone e a presentarsi con continuità nei pressi della porta avversaria. Con lo stesso centrocampo degli anni passati la partita si sviluppa con le stesse problematiche degli anni passati. Dimenticando per un attimo la cronologia degli eventi, a complicare la serata ci si mette il più subdolo dei rigori: il VAR (utilizzato come sempre vorremmo fosse utilizzato anche entro i confini nazionali) annulla il primo gol di Lukaku in Champions League per assegnare un rigore ai padroni di casa. Lo Slavia ringrazia e realizza dal dischetto, forse l’unico modo per i cechi di superare Handanovic.

La decisione di trascendere la cronologia della partita, durante il suo racconto, è legata alla natura dei 3 gol che ci fanno vincere l’incontroe tornare in patria con la soddisfazione dei necessari 3 punti. Sono 3 gol che vanno oltre l’organizzazione di squadra e che rispecchiano quella che è stata la partita del nostro tandem di attaccanti. Gol che potevano nascere in qualsiasi momento, e che sono arrivati per via dell’incredibile lavoro e qualità che Lukaku e Lautaro hanno messo in campo.

Sono 3 gol, ma potevano essere 5. La rete infatti si gonfia 5 volte alle spalle di Kolar ed ogni volta a sancire il lavoro fantastico di una coppia di punte eccezionale ed eccezionalmente ben assortita.

Uno. Lukaku in pressione sporca il disimpegno avversario. Addomestica un pallone difficile e poi, in mezzo a 3 avversari, gestisce ottimamente la sfera procurando a Lautaro tutto il tempo necessario a farsi trovare nella posizione da cui finalizzare.

Due. (annullato) Lautaro riconquista il pallone in una buona pressione sull’avversario, il passaggio è facile e il favore è restituito al gigante belga

Tre. Quando la situazione si sta complicando, e i minuti scarseggiano, un velo di Lautaro ed uno scivolone di Takacs lanciano in velocità Lukaku, che scarta il portiere e insacca.

Quattro. Dopo un paio di brividi difensivi Romelu decide di reinventarsi trequartista. Recupera palla defilato sulla destra e con un delizioso tocco di esterno serve Martinez che realizza una volè altrettanto bella e difficile.

Cinque. (annullato) Un gran lancio di Skriniar trova Lukaku, che fredda Kolar, purtroppo partendo da posizione irregolare.

Oltre a questi 5 acuti, che rimangono negli occhi e ci restituiscono l’idea di quanto la produzione offensiva sia stata interamente generata da questa incredibile coppia, si contano tante altre occasioni con protagonisti gli stessi interpreti (con soli due squilli ulteriori di Brozovic). Sponde, spizzate e cross, con Lukaku a favorire la corsa o la conclusione di Martinez, e viceversa.

Contro questi avversari, a questi livelli, Romelu e Lautaro possono fare reparto da soli. Se poi sono insieme il risultato è una sublime sinfonia.

La partita di oggi è stata paurosamente simile a quella degli anni passati. Con un Valero intelligente ma neanche minimamente determinante, un Brozovic allontanato dalla sua posizione prediletta e costretto a predicare nel deserto e un Vecino costante ma nulla più che discreto. All’appello mancano a tutti gli effetti un Biraghi assente ed un Candreva impreciso.

Si è sentita la mancanza della qualità di cui si è infarcito il reparto quest’estate, e attualmente tutta in infermeria.

Tuttavia il grande salto questa stagione lo si è fatto anche in avanti. E stasera la partita lo ha dimostrato. In un contesto asfittico la squadra si è affidata a due punte vere, capaci di fare tutto seppur mantenendo le loro eccellenze.

Il rendimento dei due attaccanti nerazzurri ci dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che non esiste alcuna dicotomia tra il segnare e l'essere utili alla squadra. twittalo

Si può essere eccellenti finalizzatori anche toccando centinaia di palloni a distanze siderali dalla porta avversaria.

Domenica ci aspetta la Spal, poi quasi una settimana di lavoro ininterrotto (preziosissima visto quanto si è enfatizzato questo aspetto), la Roma ed il Barcellona.

La partita di Milano, l’ultima del girone, è incredibilmente simile a quella che giocò il Tottenham anno scorso, e che ci escluse dalla Champions. Questa volta siamo noi nelle condizioni degli Spurs, sperando questo sia d’auspicio per un cammino simile a quello della squadra di Pochettino. Simile in tutto e per tutto ma solo fino all’ultimo atto. Sognare non costa nulla.

Un mio personale omaggio ai due ragazzi qui sopra.
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Nic92

Nato dall'incontro tra l'unico tifoso cagliaritano non isolano e una grande tifosa di Batistuta, fortunosamente incontra l'Inter e se ne innamora. Ha in Julio Cesar il suo spirito guida.

MVP INTER – ROMA

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