Bauscia Cafè

Almeno per oggi… salutate la capolista!

Se solo questo post fosse stato scritto dal buon Maurizio Sarri, avreste letto di una partita giocata ingiustamente dopo aver già saputo il risultato della Juventus o, ancora, di una squadra scesa in campo palesemente condizionata dal risultato di Torino. Eppure, Compagni e lettori tutti, oggi la storia ci racconta qualcosa di differente.

Poteva – doveva, a sentire alcuni – esser la partita dell’arresto, la partita che avrebbe confermato l’immaturità di un’Inter ancora troppo acerba per tener botta a questo tira e molla fatto di sorpassi, rallentamenti e contro-sorpassi con la Juventus, eppure, ancora una volta, la Beneamata sembra aver acquisito sempre più i connotati del proprio mister, Antonio da Lecce, tanto da uscire indenne da un pomeriggio che, complice una Spal in piena lotta salvezza, tutto era fuorché semplice.

Con i ricambi ridotti all’osso, con Sensi e Barella ai box e con i soliti noti in campo, la partita della Beneamata è stata preparata bene ed interpretata meglio: quel 3-5-2 che troppi sapientoni della carta stampata hanno paragonato al 3-7-0 di Mazzarriana memoria e che invece tutto pare fuorché un assemblaggio difensivista, sembra oramai assimilato e cucito egregiamente sulla pelle di ogni interprete in campo. Dal reparto difensivo che, sinceramente, gol subito a parte – condizionato per la verità dalla diffida di uno Skriniar troppo intimorito da un eventuale giallo che gli avrebbe fatto saltare Roma-Inter – appare sempre più solido ed affiatato, al centrocampo puntuale e presente con il geometra Brozovic preciso come pochi e con i due Vecino e Gagliardini bravi a non far pesare le assenze ed ottimi nell’azzerare il palleggio spallino. Con due corridori così ne beneficiano palesemente anche i due esterni, non più chiamati a ripiegare il vuoto delle zolle centrali e dunque liberi di correre a campo aperto e fornire palloni che chi è lì davanti alla porta ha solo l’onere di spinger dentro.

Se il lavoro per gli esterni e per il reparto centrale oggi è stato certo non impossibile, tuttavia, il merito è senz’altro di quei due ragazzi che la Beneamata ha il lusso di schierare in attacco: un Lautaro che si trova a meraviglia ad agire di fianco, dietro e davanti all’intelligentissimo Lukaku – no, mister, non si parla di un amplesso, sta tranquillo – e che cresce a vista d’occhio di partita in partita. Il Toro e il gigante Romelu s’intendono senza neppure il bisogno di guardarsi, si sentono come solo i grandi attaccanti sanno fare e lavorano reciprocamente l’uno per l’altro: quando Lukaku sgobba ed apre gli spazi è Lautaro a far gol, viceversa, quando Lautaro fugge e salta l’uomo palla al piede, è Lukaku ad esser decisivo…come successo a Praga per quest’ultimo, come successo oggi per il Toro.

Proprio questi due, difatti, sono gli artefici e gli emblemi del filotto di vittorie avuto sino ad ora…alla faccia di chi, in malafede o meno, continuava sino a ieri a chiedere se un attaccante di ventisei anni da 10 gol in 14 partite valesse o no l’investimento di 65 milioni in cinque anni (e non 83 sull’unghia, cara rosea igienica), tacendo tuttavia sugli scempi domenicali commessi da un difensore pagato sì 75 milioni e che dimostra d’esser protagonista, in negativo, in almeno la metà dei gol subiti dalla propria squadra.

 Si potrebbe scrivere di tattica, di moduli e di statistiche, ma la verità è che dal primo all'ultimo minuto il leitmotiv è stato soltanto uno: dominio territoriale, possesso dell'Inter e ripartenza della Spal… non c'è altro da dire. twittalo

Alla faccia, ancora una volta, di chi tra gli addetti ai lavori e alla carta stampata preannunciava e sperava in arresti e prove d’immaturità.  

BANDIERA NERAZZURRA LA TRIONFERA’, EVVIVA L’INTERISMO E LA LIBERTA’.
[Interisti Stalinisti per InterSpal, 1 dicembre 2019]

Ciononostante, più che nei moduli, Compagni e lettori tutti, il vero capolavoro di società e allenatore risiede nell’atteggiamento, in quella fame di punti, vittorie e sorpasso che permette alla Beneamata di scendere in campo sanguigna e cinica, tanto da regalare il vantaggio al pronti-via e il raddoppio dopo venti minuti.

L'Interista Stalinista - Giustiziere sportivo e politico, militante

L'Interista Stalinista - Giustiziere sportivo e politico, militante

Perché non c’è nulla di più giusto di uno che si chiama Acciaio, che odia la Juventus e che non concede bis a democristiani e juventini.
Giusto e cattivo per antonomasia, da demonizzare e da prenderci le distanze. Perché in un universo mediatico tristemente pop, gridare “Viva Inter e Viva Stalin” è dannatamente punk.
O Inter o muerte!

MVP INTER – ROMA

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