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E quindi stasera che si fa?

E quindi stasera che si fa?
Non c’è nemmeno da metterlo in dubbio, non c’è nemmeno da pensarci: si tifa Inter perché “si chiamerà Internazionale, perché noi siamo fratelli del mondo”.
Purtroppo il correntismo da due soldi tra noi tifosi, tipo prima repubblica, sta anche peggiorando una situazione già difficile di suo, e su questo tutti dobbiamo fare un po’ di mea culpa. E forse non ci è ben chiaro quando ci si divide in sottogruppi di lesione mentale, tipo tifosi da divano vs tifosi da tablet, tifosi da social vs tifosi da trasferta, tifosi da S.Siro vs tifosi Prèmiùm (cit Tevez), tifosi pro o contro il mister, disfattisti vs economisti FPFinisti…fa solo male, e forse qualcuno si è dimenticato che la vera differenza è quella tra chi tifa Inter e chi no. Da esprimere nella miglior forma possibile, con lo stile e la pazienza che ci ha contraddistinto nei decenni per essere quelli che non mollano mai, come ci ha insegnato un signore di nome Zanetti: il perdente di lusso per 15 anni diventato Campione di tutto.
Il Triplete per molti (nessuno immune) si è trasformato in veleno che scorre nelle vene facendo perdere la visione di quel che realmente siamo, forse non si è capito…questa è la storia dell’Inter, se si pensava di vincere facile per 20 anni modello ladri forse è meglio cambiare aria: qui si soffre sotto la PI, sotto le girandole di allenatori, sotto le sconfitte assurde in attesa delle vittorie altrettanto assurde, vere e indimenticabili. Se dovessimo rivivere emozioni simil-2010 prima di 45 anni potremo ritenerci molto fortunati. L’Inter è sofferenza, oltre al Triplete. È Lugano, l’Helsinborg, il 5 maggio, Enyinnaya, Winter che sbaglia il rigore. L’inter passa più tempo a evitare di farsi distruggere che a costruirsi, purtroppo è così…eppure nessuno è mai riuscito: i nemici, i bidoni, i motorini, Ceccarini, Tagliavento, Moggi. E nemmeno noi tifosi.
Per questo dovrebbe interessarci poco chi veste maglia, dovrebbe interessarci poco chi l’allena (e non è per niente facile), dovrebbe interessarci poco chi la gestisce (non troppo, perché se ci compra BB è un problema). Dovrebbe interessarci che è la squadra che sosteniamo, senza doverne esserne per forza i guardiani, senza esserne per forza i proprietari morali, senza esserne per forza i depositari di chissà quali diritti di veto: quello lo fanno gli azionisti (avanti prego mettere il cash), i lucratori (gente cha fa solo interessi del proprio borsello) ed, erroneamente, i meri consumatori.
Perché forse lo si dimentica: l’errore è considerarsi consumatori di Inter. No, siamo diversi. Siamo e saremo tifosi interisti, anche senza una lira, ad una partita nel cortile sotto casa con la maglia nerazzurra di lana fatta dalla nonna o ad una partita in spiaggia (Italia 3 – 10 Marocco).
Stasera al fischio d’inizio, tra quelli che si saranno fatti ore di treno o 10 minuti a piedi per essere in tribuna, quelli che la guarderanno a casa in famiglia mentre lavano i piatti, quelli che la vedranno in Indonesia, in Canada, in Svezia, in Cile, in India o a Gallarate, quelli che sbirceranno il cellulare mentre il capo si gira, quelli che a malapena potranno ascoltare la radiolina, quelli tanto anziani che guarderanno inutilmente la tv a causa della cataratta e quelli talmente giovani che non sanno ancora parlare…non ci sarà nessuna differenza.
Perché noi siamo fratelli del mondo.
E tifosi dell’Inter.10424324_10152563299775178_8247471007692571468_n

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