Bauscia Cafè

Quella Irresistibile Voglia di Ingiustizia

Avevo promesso a me stesso ed ai miei venticinque lettori che non avrei più trattato l’argomento arbitri, avendo qualche anno fa scritto tutto quello che mi sembrava giusto dire sull’argomento. 

Tristezza vuole che da quell’otto marzo 2017 non sia cambiato niente, e del resto non mi aspettavo certo che cambiasse. Per cui, in fondo, l’articolo potrebbe essere incollato qua sopra modificando quel poco di datato che si può leggere in quel pezzo, prendendo magari altri episodi come campione dell’analisi che si vuol fare.

Però non è proprio vero che non sia cambiato nulla: nel marzo del 2017 non c’era il VAR, e l’Inter era in balia dell’ennesima stagione fallimentare.

Oggi, invece, c’è un bel pezzo di tecnologia che dovrebbe (dovrebbe…) aiutare gli arbitri a sbagliare di meno, e soprattutto c’è un’Inter spietatamente efficiente nel fare punti in serie A, essendo di fatto l’ultima concorrente che ancora si frappone tra quelli là e il loro ennesimo scudetto. Ed ecco che, quindi, mi accingo a rompere la promessa, perché se aspettassimo di leggere certe domande sulla stampa “mainstream” o se attendessimo di sentirle in qualche consesso televisivo più o meno prestigioso, diventeremmo tutti molto vecchi. Quindi le domande le faccio qua, ben conscio che saranno liquidate come scempiaggini, tanto quanto accadeva alle domande che facevo al bar negli anni precedenti al 2006.

Partiamo con la prima: qualcuno, sinceramente e senza polemica, può ricordarmi un episodio dubbio in una partita “pesante” giocata in campionato dalla Juventus, decisa dalla decisione avversa dell’arbitro che abbia condannato i bianconeri ad una sconfitta con molte recriminazioni? Perché limitandomi all’Inter, io solo negli ultimi due campionati ho una lista lunga come le finali di Champions perse dai bianconeri di decisioni dubbie (eufemismo) per le quali i nerazzurri hanno pagato dazio lasciando tre punti agli avversari, punti che hanno rischiato di essere molte volte decisivi per i piani societari della Beneamata. Se poi estendo l’indagine agli ultimi dieci-dodici anni, ci vorrebbe un libro, per quanto la statistica curiosamente smette di proporre casi clamorosi proprio nelle (molte, va ammesso) stagioni in cui eravamo fuori dai giochi già a novembre. Chissà perché. Ma non divaghiamo: per quanto mi sforzi di tirar fuori episodi in cui la Juventus possa, legittimamente sia chiaro, lamentarsi e dire che quella partita s’è persa perché l’arbitro ha preso una topica, non me ne ricordo neanche uno.

The Horror… The Horror…

Cerchiamo di definire cosa intendiamo per “episodi pesanti”: detto che i bianconeri hanno vinto molti campionati per manifesta superiorità, ci sono comunque state alcune stagioni che hanno visto la Juventus lottare fino all’ultima giornata o quasi per vincere il titolo, o una in cui hanno dovuto fare una rincorsa oggettivamente da applausi dopo essere stati distanti dalla vetta moltissimi punti. Ecco, io parlo di questo tipo di situazioni: momenti in cui un fischio contro o a favore può davvero fare la differenza tra alzare un titolo o perderlo, prendere l’abbrivio decisivo per la vittoria finale o crollare in una pozza di disperazione sportiva.

Rimaniamo alla stretta attualità: non è importante l’episodio in sé, questo deve essere chiaro per chiunque stia leggendo e deve rimanere in testa fino alla fine dello scritto, semmai ci si arrivi. È solo per estrema comodità che parlo di partite giocate pochi giorni fa, in quanto tutti ci ricordiamo cosa è avvenuto allora, mentre magari è più difficile ricordarsi di quel Juve-Inter di cui parlai due anni e mezzo or sono in quel pezzo ricordato all’inizio, o fare mente locale su un episodio dell’anno scorso. Prendiamo gli episodi di una partita pesante come Atalanta-Juventus: campo inzuppato di pioggia, avversario molto forte e pericoloso, sosta delle nazionali appena finita, partita di Champions League di lì a pochi giorni. Questa partita ha offerto una serie di episodi e di spunti molto controversi.

Voglio essere estremamente chiaro, perché anche in un’analisi che è ovviamente di parte, non intendo rinunciare al massimo della mia onestà intellettuale per quanto ne abbia o creda di averne: quindi dico subito che tutti gli episodi controversi accaduti sabato scorso a Bergamo hanno visto ricevere decisioni assolutamente accettabili, nel senso che ogni decisione ci può stare: il calcio all’aria di Higuain che sfiora Palomino, la palla che sbatte su un gomito abbastanza vicino al corpo di un difensore bianconero, la mano di Cuadrado che corregge la traiettoria di un pallone, la cui volontarietà ovviamente rimane indimostrabile, il giallo al pestone di Higuain su Gollini in uscita.

Ma ovviamente c’è un “però” molto grosso: considerando l’errore arbitrale un fattore casuale, ci si aspetterebbe di vedere una distribuzione dell’esito di queste decisioni che vada nella direzione di un errore ogni tanto, magari anche marchiano, contro la Juve, così come Abisso si è inventato un rigore per colpo di petto di D’Ambrosio in una gara che poteva costarci la partecipazione alla Champions League 2019/20. E quindi, dico io, potrei aspettarmi che, una volta ogni tanto, in Atalanta-Juventus l’arbitro Rocchi fischi il fallo ad Higuain per aver colpito l’aria, esattamente come aveva fischiato il rigore a Meret per aver solo tentato di colpire Cristiano Ronaldo.

L’arbitro va al VAR, guarda tutta l’azione all’indietro, non considera il tocco degli atalantini come un cambio di possesso, annulla il gol. Questo sarebbe potuto accadere, ma non è andata così. Non ci va mai.

O magari il rosso ad Higuain per quel pestone così simile a quello di Vecino su Mandzukic di un anno e mezzo fa. O dare il secondo rigore all’Atalanta per quel gomito un po’ staccato dal corpo. Il giorno dopo ci sarebbero state molte polemiche per il gol annullato, per l’espulsione, per il secondo rigore, e magari molte rimostranze valide da parte dei miei amici bianconeri con cui posso parlare (esistono, ve lo giuro). “Ecco, ci avete superato in classifica per una serie di orrori arbitrali nettissimi!”, e io, magari con un sorrisetto un po’ da stronzo, ad ammettere che sì, in effetti magari la Juve avrebbe dovuto avere tre punti in più in classifica, e quei tre punti mancati sarebbero probabilmente rimasti molto pesanti da qui alla fine del torneo.

Ecco, io di episodi del genere non me ne ricordo manco mezzo. E senz’altro in parte questo accade perché c’è un pregiudizio favorevole al nerazzurro, ma secondo me la triste verità è che non ce ne sono. Ho cercato, chiesto, controllato: non riesco a trovare una partita che contava davvero in un dato momento della serie A, in cui l’esito decisivo è stato determinato da una chiamata arbitrale controversa o da un errore netto ai danni dei bianconeri. La mia memoria va a Perugia e all’oggettiva, discutibile, decisione di non rinviare la partita giocata in un campo chiaramente impraticabile e costata lo scudetto (Calori, sempre sia lodato). Sono certo che da allora in poi ci devono essere necessariamente stati episodi del genere, ma negli ultimi quattro-cinque anni non me ne viene in mente nessuno. Magari qualche lettore meno distratto me li farà presente, e ci presenteremo quindi prontamente a correggere il pezzo.

La seconda domanda riguarda il VAR: più che una domanda è un ragionamento a voce alta, perché le ultime uscite (vale a dire tutto questo campionato, la stragrande maggioranza di quello scorso, e dulcis in fundo la chiamata arbitrale di Slavia Praga-Inter sul rigore per i cechi) hanno minato alla base non solo la credibilità ma lo scopo stesso dello strumento. Quindi la domanda è:

A cosa serve, veramente ed in ultima analisi, il VAR? twittalo
La stazione VAR centralizzata di Zeist, dove ogni gara dell’Eredivisie viene video-assistita dagli arbitri della KNVB, la federazione calcistica olandese

Perché quest’anno tra protocolli, regole d’ingaggio, depotenziamenti, differenze tra Italia e gli altri paesi, interpretazioni, terremoti, le maree, le cavallette, del VAR si è parlato più riguardo alle prerogative che dovrebbe lasciare agli arbitri in campo che della sua funzione principale, la quale mi sembra che sa stata ampiamente dimenticata e sorpassata nel dibattito pubblico sportivo italiano, e chissà come mai: curiosamente, non dovrebbe essere neanche troppo difficile da capire.

Il VAR ha lo scopo di dirimere i dubbi su decisioni arbitrali su azioni di gioco dinamiche durate pochi centesimi di secondo, o catturare azioni irregolari completamente sfuggite all’occhio umano. E questo perché si vuole tutelare la giustizia sportiva insita in un risultato frutto dell’abilità dei giocatori e non dell’inadeguatezza della fisiologia oculare

Non ci vuole un master in neuroscienze a Stanford né essere il dottor House: l’occhio umano ha dei limiti, molto evidenti tra l’altro. Questi limiti hanno generato nella storia del calcio molti errori, che hanno lasciato rimpianto negli atleti, negli allenatori, nei tifosi, ma che hanno sempre fatto parte del gioco e che sono stati più o meno accettati sapendo che non erano disponibili opzioni migliori. Quando il calcio ha cominciato ad essere sempre più un business milionario e sempre meno uno sport, quegli errori hanno cominciato non solo e non tanto a far incazzare maree di tifosi, ma anche a far perdere soldi, tanti soldi, a qualcuno e a farne guadagnare altrettanti a qualcun altro. In Italia, come ciliegina sulla torta, abbiamo anche avuto quell’incresciosa situazione accaduta una quindicina di anni fa (15, non 150) che ci ha permesso di scoprire che molte di quelle topiche decisive non erano neanche errori.

Uno strumento tecnologico che permette all’arbitro di tornare sui suoi passi ha lo scopo di sanare situazioni errate e sportivamente ingiuste. Lo scopo dovrebbe essere tutto qua, semplice e lineare. Certo, bisogna stabilire dei limiti per evitare che la gara perda di fluidità e che non diventi un continuo consulto del monitor a bordo campo, e quindi un protocollo semplice e il più lineare possibile, con regole d’ingaggio (soprattutto queste, visto l’ultimo anno e mezzo di serie A) chiare ed inequivocabilmente uniformi.

Tutto questo perché, banalmente (per chi ha una certa età direi “alla Catalano”), una partita decisa da un errore arbitrale, anche in buona fede, lascia l’amaro in bocca a chi l’ha subita e, in fondo, in un mondo fatto da gente normale con certi principi di buon senso, leva anche un po’ della legittima soddisfazione che di solito prova il vincitore; e questo è altrettanto ingiusto.

È meglio una partita con zero errori arbitrali, dove quelli accaduti vengono tutti corretti dal VAR, che non causerà alcuna polemica, piuttosto che una partita con dieci errori tutti decisivi , senza che il VAR intervenga mai, che causeranno scontri verbali tra i tifosi per giorni”

Quindi, se me lo chiedete, e nonostante sia quasi impazzito dalla rabbia, la mia risposta è sì, il VAR che vorrei io dovrebbe funzionare esattamente come a Praga: un rigore nell’economia della partita – ed in special modo nel calcio di oggi – è assolutamente decisivo, e se l’arbitro non ha visto o ha visto male, è giusto che venga corretto da chi dietro un monitor non sta facendo la fatica fisica di correre su un campo di calcio usando uno strumento così imperfetto come gli occhi umani. Anche se il prezzo è quello di annullare il gol avvenuto un minuto dopo il fallo non visto.

Il VAR deve essere quello strumento che annulla il gol per fallo di mano di Cuadrado, qualora le regole di ingaggio lo permettano. Il VAR deve essere quello strumento per il quale, se Biraghi anticipa Darmian e questi lo tocca in ritardo, l’arbitro assegnato al VAR o chi per lui impone una revisione del contatto all’arbitro in campo, e se l’arbitro ribatte “ho visto io”, le regole debbono poter permettere a chi di dovere di dirgli che ha visto male e che deve andare a rivedere meglio. Se lo strumento serve solo a dirimere il fuorigioco (ed è già tanto, visto che senza ci avrebbero annullato tre o quattro gol buoni in appena tredici giornate, ed avremmo i punti del Cagliari o giù di lì), che lo si dica. Certo, sarebbe la certificazione di ogni maligno retro-pensiero sulla classe arbitrale italiana e su quel che ogni interista o quasi pensa di loro da Calciopoli in poi, ma almeno sarebbe coerente con quanto si vede in campo.

Il problema che le mie due domande pongono è un semplice problema di credibilità. Non è possibile che lanciando una moneta cento volte venga cento volte testa, o cento volte croce. Invece, quel che sta accadendo è proprio questo, sotto il naso di tutti. E come mi è recentemente accaduto su Twitter, anche chi parte dialogando animatamente e poi impazzisce insultando me e questa posizione di pensiero, ebbene non ha saputo estrapolare dalla propria memoria un singolo evento in cui una certa squadra abbia perso due o tre punti grazie ad un errore arbitrale evidente o ad un’interpretazione molto dubbia. Nonostante abbia chiesto più volte di darmi un esempio, pronto a rimangiarmi e riconsiderare la mia posizione in quel caso, o almeno ad attenuarla, non c’è stato verso di ottenerlo.

Le stucchevoli polemiche sulla impreparazione degli arbitri stranieri rispetto a quelli nostrani difetta sempre di quel piccolo dettaglio decisivo: quegli arbitri sono dei somari, ma sono dei somari sempre, non ad intermittenza; la loro somaraggine ricade randomicamente su ognuna delle squadre che finiscono sotto il loro fischietto. Le altrettanto stucchevoli discussioni sul VAR finiscono sempre per virare sul potere dell’arbitro e sulla sua discrezionalità, quando a me da sportivo, francamente, che decida l’arbitro in campo o quello dietro al monitor interessa davvero poco: a me interessa che l’errore venga sanato. Il paradosso in cui siamo ormai caduti, personalmente parlando, è quello di sperare in un’ingiustizia sportiva ai danni dei bianconeri (perché un errore marchiano dell’arbitro alla fine quello è) per essere, se non sicuri, almeno fiduciosi che ci sia una giustizia sostanziale nell’amministrazione delle gare in campo da parte degli arbitri italiani. Questo mi piacerebbe sapere ogni volta che mi capita di vedere un episodio controverso in casa nerazzurra e in casa bianconera: essere intimamente convinto che sia un errore, e che possa capitare più o meno in proporzioni uguali a tutti, e non pensare sempre al fatto che una cosa che accade statisticamente sempre o non accade statisticamente mai, non è più statistica.

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Hendrik van der Decken

Il capitano dell'Olandese Volante, condannato a guardare il calcio per l'eternità senza mai vedere il 433 in nerazzurro. Posso toccare terra solo quando l'Inter vince in Europa, perché quando accade c'è sempre un "Oranje" in squadra. Mentre navigo, guardo l'Inter, un sacco di Eredivisie, Jupiler League e Keuken Kampioen Divisie, bestemmiando l'Inter e il N.E.C.

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