scritto da il 9 novembre 2008 alle 13:44

Ultime dal campo

Anche stavolta non è mancata la sorpresa: tutti avrebbero scommesso in un rientro di Adriano nella lista dei convocati, invece il brasiliano è ancora fuori. E’ successo che l’(ex?) Imperatore si è allenato bene in settimana, non ha fatto stravizi, è arrivato puntuale agli allenamenti ed ha anche ben figurato nell’amichevole con il Watford B, ricevendo una stretta di mano dal Mou. Credendo che quella stretta di mano fosse una riabilitazione, Adriano ha parlato con il suo procuratore che, in un’intervista, ha dato per certa la sua convocazione domenica senza che Mourinho proferisse parola. Ma l’allenatore lo aveva detto in tempi non sospetti: Adriano ha “una grande strada” da fare per riconquistare la convocazione, e non basta certo una settimana passata decentemente per cancellare tutto. Giusto così, secondo me: il tempo delle carote è ormai finito, e l’unico mezzo che resta a Mourinho, all’Inter e a noi per sperare di rivedere un Adriano atleta è solo il bastone. Appuntamento a domenica prossima o addirittura, secondo alcuni, al Panathinaikos.

Per quanto ri guarda la formazione che affronterà l’Udinese, le mosse di Mourinho si sono sempre rivelate abbastanza imprevedibili. Cominciamo dalle certezze: Julio Cesar in porta, Maicon, Cordoba e Maxwell in difesa, Cambiasso in mezzo e Ibrahimovic davanti. In coppia con Cordoba non ci sarà sicuramente Burdisso (“normale rotazione”, ha detto l’allenatore) ma uno fra Materazzi e Samuel. Più il secondo a giudicare dalle parole di Mourinho in conferenza…ma visti i precedenti, proprio quelle stesse parole potrebbero far pensare a un Samuel in panchina per la più classica delle pretattiche. Rientrare in una partita così delicata potrebbe in effetti essere difficile per l’argentino, ma le sue caratteristiche si sposano meglio di quelle di Matrix con gli attaccanti bianconeri. Anche se, comunque, Cordoba-Materazzi è una coppia collaudatissima, qualla che abbiamo visto più spesso negli ultimi 7 anni di Inter.

Il centrocampo sarà quasi sicuramente a 3, e vicino al Cuchu non dovrebbe mancare Patrick Vieira. Per l’altro posto c’è il dubbio fra Zanetti e Stankovic, con il primo che dovrebbe prevalere in virtù di più spiccate caratteristiche difensive e, soprattutto, di una maggiore capacità di copertura della fascia anche partendo da una posizione più interna, come richiede il modulo asimmetrico che probabilmente vedremo in campo. Sull’esterno, inizialmente a destra, vedremo quasi sicuramente Quaresma che ultimamente ha visto la sua costante crescita accompagnata da un altrettanto costante calo di Amantino Mancini, apparso completamente fuori dal gioco. Davanti con Ibrahimovic quasi scontata la conferma di Mario Balotelli, alla sua terza partita consecutiva da titolare: segno che il lavoro, con Mourinho, paga, che il chiarimento dopo Genoa non ha lasciato strascichi e che, soprattutto, tutte le chiacchiere sul difficile rapporto fra Mario e l’allenatore erano basate sul nulla. Del resto Mourinho lo diceva: “Con Mario stiamo lavorando per portarlo a dare un contributo importante alla squadra”. Quei giorni sembrano arrivati, e non c’è stato neanche da aspettare tanto.

Questi gli undici di oggi dunque. Il Meazza ci aspetta.

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scritto da il 7 novembre 2008 alle 12:40

Ma le coppe hanno detto che noi siamo indietro

La metafora del bivio l’ho usata in altri post e voglio evitare. Altre volte ho auspicato che Mourinho incominciasse a fare il turnover, per restituire un po’ di lucidità a Ibrahimovic, Maicon e Zanetti. Purtroppo non so cosa aspettarmi, per cui veniamo al dunque: l’Udinese.

Se c’è una squadra rognosa questa è l’Udinese. Non siamo riusciti a batterla nemmeno quando abbiamo distrutto tutti – nel campionato record di due anni fa. Certo, in casa abbiamo spesso vinto, ma ultimamente non ci gira proprio bene, come l’esordio della scorsa stagione, contrassegnato da un autogol al novantesimo abbondante.

Il problema resta comunque l’Inter. Se la squadra interpreta in modo giudizioso i propri compiti, ammesso che ne abbia, l’Udinese, per quanto temibile non può rappresentare un ostacolo. Altrimenti è meglio riporre i sogni di gloria in qualche valigia e aspettare i tempi migliori.

Di sicuro c’è che le coppe hanno parlato chiaro: l’Inter è la più indietro di tutte. Il Milan è entrato nel classico circolo vizioso del culo, che non è un ritrovo di sfaccendati a caccia di emozioni proibite. Se giocano male arrivano gli arbitri, quando non ci sono gli arbitri arrivano le invenzioni di uno dei loro abbronzati. Ieri nella contesissima Uefa Cup, i nostri parenti rinnegati hanno giocato veramente male, asfissiati dal calcio assonado dello Sporting Braga (e ho detto tutto, dato che l’unica Braga che io ricordi sia quella benedetta chiappona che faceva Dona Flor e i suoi due mariti e sapeva come cucinarsi il suo amante fantasma). La Roma è un enigma: nel senso che può vincere a Bordeaux, può surclassare il Chelsea, poi magari torna in Italia e le prende sonoramente. Se avessero avuto Galliani al posto di Rosella Sensi, avrebbero potuto dire che loro si allenano per la Champions e giocano bene solo con la musichetta.

Maggiore impatto ha avuto la prestazione della Juventus, che sinceramente mi ha colpito. Nel primo tempo non ha giocato splendidamente, ma non ha fatto nulla per incasinarsi la vita, ha tenuto botta e alla prima vera possibilità (leggi: autostrada del Brennero lasciata libera da Cannavaro) sono passati in vantaggio, sfruttando bene le abilità di Del Piero, che sul gioco da fermo rimane un interprete di primo livello.

La Fiorentina conferma di essere una squadra in qualche modo incompiuta, ma in campionato ha i mezzi per emergere e penso che sarà così. L’Udinese, per tornare a noi, ha dimostrato tutto il suo valore: hanno saputo tener botta prima di portare a casa una vittoria che ci sta tutta. E vincere in Russia, di questi tempi e nonostante le abbronzature, non è molto semplice.

Il problema dunque rimane l’Inter. A proposito dell’atteggiamento tattico di Mourinho m’è venuto da pensare ultimamente. Ma non è che essendo stato preceduto dalla meritata fama di allenatore difensivista, il nostro non abbia deciso di sconvolgere tutti con il suo alter ego zemaniano? Perché non è questione di equilibri tattici, di distanze o di interpreti. Se metti quattro punte e due centrocampisti, dopo un’ora ti trovi la squadra in asfissia e il centrocampo in mano all’avversario, a meno che non schieri Ray Misterio e Schwarzenegger, con la licenza di stroncare a vista le carriere degli avversari. Dico questo perché tutte le squadre di Mourinho, e quindi anche l’Inter-fotocopia-del-Chelsea, avevano nell’accortezza difensiva il primo grande valore. Cosa che era venuta fuori alla grande nelle prime uscite, quando infarciti di terze linee affrontavamo avversari di un certo tenore senza subire gol e nemmeno troppe occasioni. Questa grande qualità è stata consumata dalla voglia di stupire e di dimostrare che in Italia si può fare calcio offensivo. Meglio farebbe, a mio parere, se riprendesse il discorso interrotto a settembre: che cioé si può fare un calcio più compatto degli allenatori italiani.

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