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scritto da sgrigna il 4 dicembre 2011 alle 0:49
Formazioni:
Inter: 1 Julio Cesar; 4 Zanetti, 23 Ranocchia, 25 Samuel, 26 Chivu (35′ st Stankovic); 37 Faraoni (17′ st Zarate), 8 Thiago Motta, 19 Cambiasso, 11 Alvarez (1′ st Nagatomo); 7 Pazzini, 22 Milito
Udinese: 1 Handanovic; 17 Benatia, 5 Danilo, 32 Ferronetti; 8 Basta, 3 Isla, 66 Pinzi, 20 Asamoah, 27 Armero; 25 Torje (17′ st Floro Flores); 10 Di Natale (46′ st Ekstrand)
Ranieri dopo essere riuscito a collezionare 2 vittorie consecutive, decide di cambiare lo schema con due ali larghe e una sola punta per proporre un classico 442 con Milito e Pazzini davanti e Alvarez e Faraoni sulle fasce.
Il primo tempo trascorre lento, l’Inter controlla il possesso palla ma fatica a rendersi pericolosa con dei cross dal fondo, succede qualcosa a destra dove Faraoni è molto diligente e disciplinato nel suo ruolo, Alvarez invece non riesce a rimanere largo sulla sinistra e si accentra sempre, finisce così per occupare le zone che dovrebbero essere di Cambiasso o di una delle due punte rendendosi poco utile alla causa.
L’Udinese è come sempre molto attenta in copertura e pronta a colpire tutte le volte che i nostri perdono palla, le occasioni capitano sui piedi di Torje, Di Natale e Armero soprattutto nella prima metà del primo tempo, poi le palle perse dimuiscono e di conseguenza anche le occasioni Friulane.
L’Inter crea qualche pericolo con Milito che in una occasione tira alto dai 16 metri, in un’altra mette Motta solo davanti ad Handanovic che blocca il debole tiro e con Zanetti, sempre dal limite dell’area, troppo poco però per una squadra che deve assolutamente vincere questa partita. La manovra è sempre molto lenta per cui non troviamo mai i difensori dell’udinese fuori posizione, inoltre i due esterni non hanno la capacità di saltare l’uomo e creare la superiorità numerica per cui il muro bianconero regge senza troppi problemi.
L’idea di gioco, nonostante il cambio di formazione rimane quello delle ultime partite: tenere il ritmo basso con il possesso palla senza scoprirsi troppo viste le difficoltà a recuperare le posizioni difensive, davanti poi qualcosa si spera che succeda.
All’inizio del secondo tempo Ranieri mette Nagatomo al posto del deludente Alvarez, è difficile pensare che il giapponese possa fare peggio ma anche che la partita possa essere risolta da una sua giocata, Guidolin non cambia nessun giocatore ma chiede ai suoi di stare un po’ più alti e di pressare di più.
Il tecnico tifoso dell’Inter indovina la mossa e i bianconeri diventano padroni del campo, annullano i rifornimenti a Pazzini e Milito e ripartono sempre più velocemente, dal canto suo l’Inter non riuscendo a controllare il possesso del pallone è sempre più lunga e sfilacciata.
Ranieri inserisce Zarate al posto di Faroni e passa al 4312 chiedendo al nuovo entrato di farsi dar palla tra le linee per poi servire i due attaccanti, il risultato è che la pressione dell’Udinese cresce ancora di più e le occasioni aumentano sia in quantità che in qualità: prima Isla in contropiede solo davanti a Julio Cesar ci grazia passando il pallone a Di Natale in fuorigioco, 5 minuti più tardi ancora in contropiede il cileno servito da Floro Flores fa tutto da solo e realizza il gol dello 0 a 1.
Siamo al ’73 e Handanovic non si è ancora sporcato i guanti.
Entra Stankovic per Chivu per provare a mettere un po’ di pressione e alzare un po’ il baricentro della squadra: nuovo contropiede, Zanetti si fa sorprendere dal più veloce Asamoah e lo atterra in area, il capitano già ammonito viene espulso e salterà così la sua prima partita di campionato sabato prossimo. Di Natale va sul dischetto e Julio Cesar para regalandoci ancora 5 minuti di speranza. Samuel si porta in attacco e nella confusione generale Milito trova il rigore per un fallo di Ferronetti che viene ammonito per proteste.
Pazzini si incarica dell’esecuzione del tiro dagli undici metri ma al momento di calciare scivola e tira alto.
Siamo così a 14 punti in 12 partite: le assenze si fanno sicuramente sentire, i problemi del centrocampo sono noti e la soluzione non sembra a portata di mano. Che fare?
 

scritto da Nk³ il 2 marzo 2010 alle 12:39
Lucio chiude una settimana stratosferica: unico difensore puro con la Sampdoria, in compagnia di Samuel contro l’attacco atomico del Chelsea, ancora da solo contro l’Udinese. Risultato: 3 gol subiti, di cui uno su rigore. E prestazioni da urlo: il capitano del Brasile si afferma, contro molte previsioni, acquisto prezioso e di livello altissimo. Puntuale in ogni chiusura, muro insormontabile sia fisicamente che in velocità, sa benissimo quando può avanzare palla al piede -creando sistematici scompensi agli avversari- e quando deve invece piantarsi in difesa. In più, dà alla squadra una carica e una sicurezza preziosissime, da vero capitano. Fenomenale.
Poi c’è Maicon, che da alcune partite sembra essere tornato ai suoi livelli o quasi. Sicuro in difesa, ma questo non era mai mancato, torna a coprire dopo ogni discesa senza fermarsi avanti a recriminare o protestare. Fa vedere di nuovo due-tre anticipi dei suoi, dai quali partono puntualissimi contropiedi: nasce così l’azione del secondo gol, è nata così una pericolosa sortita offensiva col Chelsea. Torna ad applicare gli schemi con puntualità e regolarità: il movimento sul gol è devastante per qualsiasi difesa ed è lo stesso movimento che libera spazio a Balotelli per il tiro dell’1-1. Come previsto, si avvicina il mondiale e torna il Colosso. Sarà utilissimo nel finale di stagione.
Su Milito resta veramente poco da dire: potrebbe insegnare calcio in qualsiasi spogliatoio del mondo. Un attaccante completo, un giocatore totale che non si spiega per quale motivo abbia dovuto aspettare 30 anni per arrivare a questi livelli. 39 gol in 55 partite dicono tanto ma non tutto: El Principe non è solo cecchino da area di rigore come mostrato nel terzo gol, ma è anche maestro della tattica come si vede nel secondo gol e in tutto il resto della partita. Capace di tenere in scacco da solo una difesa intera (ce lo ricordiamo Leonardo che tiene in campo 4 difensori per marcare solo lui?), di farla impazzire, di farsi inseguire, di toglierle ogni punto di riferimento, di far saltare in aria ogni linea difensiva: da lì, poi, diventa quasi elementare servire un compagno -per esempio Pandev- e lasciare aperta una voragine per l’inserimento di un difensore -per esempio Maicon-. E poi stare lì e godersi lo spettacolo di un gol. Per esempio il 2-1.
E infine c’è lui, naturalmente: Mario Balotelli. Un gol, un assist, una partita sontuosa. Le parole iniziano a diventare superflue, inutili. Le chiacchiere da bar, o da blog se preferite, stucchevoli. Ha numeri da campione ma deve aggiustare la testa, alterna grandi giocate a gesti stupidi, va bene il gol ma l’ammonizione, ma la reazione, ma il nervosismo con la panchina, ma, ma, ma….ma che cosa? Ci permettiamo di metterlo noi un “ma” grosso quanto una casa: ma ha 19 anni. Fermiamoci a pensare, a decontestualizzare tutto. Abbandoniamo l’idea e l’immagine di Balotelli che abbiamo e pensiamo a un ragazzino che a 19 anni fa una partita come quella di domenica. 19 anni, 76 presenze e 26 gol con la maglia dell’Inter. 19 anni, attaccante esterno da un gol ogni 155′ in campionato. 19 anni e Inter-Rubin Kazan alle spalle. 19 anni e due scudetti da protagonista. No, sul serio: di cosa vogliamo discutere?
scritto da SNIS il 28 febbraio 2010 alle 23:30
La vittoria ottenuta ad Udine è di quelle pesantissime, che lasciano il segno. I motivi sono molteplici. L”emergenza derivata da infortuni e squalifiche che ha costretto il Mister a schierare un undici inedito, con Motta nell’inusuale ruolo di difensore centrale e il giovane Mariga a centrocampo dal primo minuto, non lasciavano sicuramente tranquilli. Se poi pensiamo che, dopo una manciata di secondi, al primo affondo dei friulani ci siamo trovati sotto, la prestazione della squadra assume un’importanza ancora maggiore. Dopo il gol di Pepe saremmo potuti naufragare, ma invece i ragazzi hanno tirato fuori grinta e determinazione, riuscendo nel giro di venti minuti a ribaltare la situazione. I gol di Mario e Maicon sono state due perle assolute, intermezzate da un paio di conclusioni su calcio piazzato in cui Sneijder e lo stesso Balotelli hanno sfiorato i pali difesi da Handanovic. Allo scadere del tempo è arrivato poi il solito guizzo del Principe, bravissimo a insaccare di testa su un perfetto cross di Balotelli dalla sinistra. A questo punto la partita sembrava chiusa, ma un veemente avvio di ripresa dei bianconeri ha fatto sì che il match si riaprisse. Il gol su rigore di Di Natale è stato il risultato di 10 minuti di pressione dei friulani, che più di una volta ci hanno messi in difficoltà, chiamando Julio Cesar ad un paio di interventi decisivi. Dopo la sfuriata iniziale che ha portato al gol, l’Udinese ha poi rallentato, permettendoci di riprendere in mano il gioco senza correre troppi rischi. Anzi, nella fase centrale del tempo abbiamo avuto un paio di occasioni per chiudere il match, purtroppo non sfruttate per imprecisione e per la bravura dell’estremo difensore friulano. Gli ultimi 10 minuti, complice anche la stanchezza dei nostri, l’Udinese ha tentato il tutto per tutto, riuscendo a metterci in difficoltà, creando alcuni pericoli alla nostra porta. Un grande intervento dell’Acchiappasogni su tiro dal limite di Pepe e la traversa colpita dai friulani su un tiro deviato all’ultimo secondo di recupero avrebbero potuto toglierci due punti, ma fortunatamente così non è stato.
Si ritorna quindi a vincere in trasferta, nonostante le difficoltà che sapevamo tutti avremmo incontrato. Tre punti pesantissimi, conquistati con forza, carattere e voglia di soffrire, visto anche il non perfetto stato di forma di alcuno dei nostri.
I voti: Julio Cesar 7; Maicon 7; Lucio 7; Thiago Motta 6; Zanetti 6; Stankovic 5,5; Mariga 5,5; Sneijder 6,5; Balotelli 7,5 (Materazzi S.V), Pandev 5 (Eto’o 5,5); Milito 7 (Krihn S.V.).
scritto da Nk³ il 28 febbraio 2010 alle 12:44
Qualche considerazione in vista di Udinese-Inter. Perchè non è una partita come le altre.
 Luca Caldirola: debutto?
Silenzio - Continua, anche se non ufficialmente, il silenzio stampa “italiano” iniziato subito dopo il furto con scasso per il quale Tagliavento resta denunciato a piede libero: approfittando della squalifica di Mourinho, che quando non può sedere in panchina non va giustamente neanche in sala stampa, la società annulla la classica conferenza stampa del prepartita. Tutti si aspettavano Beppe Baresi e si sono ritrovati al suo posto soltanto uno scarno comunicato. Abbassare i toni o inondare l’ambiente di un assordante silenzio? Il popolo nerazzurro non dimentica i recenti fatti, la società nemmeno: l’interpretazione giusta è la seconda.
Uniti sul campo – Ivan Cordoba, Walter Samuel, Sulley Muntari, Esteban Cambiasso: tutti convocati. Il messaggio è chiaro: la squadra è unita, compatta, decisa ad andare avanti per la propria strada e a continuare a incanalare sul versante agonistico la rabbia che monta nel vedere certe situazioni fuori dal campo. Si va a Udine tutti e 24 (ma come? non avevamo una rosa di 638 giocatori?) più Luca Caldirola e Giulio Donati, per aggiungere la forza del gruppo a quella dei singoli. Per combattere insieme, come al solito.
 Materazzi e Donati: chi in campo oggi?
La formazione - In questa situazione la convocazione di Materazzi non è evidentemente indicativa dello stato di salute del nostro 23 e nulla ci dice sulle effettive possibilità di vederlo in campo. Al contrario di Santon però, anche lui tra i convocati, probabilmente a Matrix verrà chiesto l’ennesimo sacrificio di un recupero-lampo per tappare la falla aperta dalle squalifiche. Straordinari per Lucio dopo la prestazione-monstre in Champions e porte chiuse per il debutto di Caldirola o Donati quindi, almeno dal primo minuto. E a meno che Zanetti non tornerà a centrocampo lasciando il posto sulla sinistra proprio a Giulio Donati. La soluzione però sembra improbabile: Zanetti dovrebbe restare dietro e neanche Deki dovrebbe prendere fiato a centrocampo, dove farà da balia al debuttante (dal primo minuto) MacDonald Mariga. Confermato Thiago Motta, confermatissimo Sneijder, a partita in corso ci dovrebbero essere minuti per Quaresma o Krhin. In avanti il ballottaggio dovrebbe essere fra Balotelli e Milito, visto che il Mou sembra orientato a provare la strada del campo per arrivare al recupero di Eto’o.
I postumi della Champions – Ieri, Chelsea-ManCity è terminata con un 2-4 ben più rotondo di quanto dicano i numeri. Questo dal punto di vista strettamente tecnico è l’unico pericolo che ci troveremo ad affrontare oggi pomeriggio: un calo conseguente non solo alla sfida di mercoledì ma anche all’enorme dispendio di energie di sabato scorso. Bisogna scendere in campo concentrati e cercare di indirizzare la partita sin dal primo minuto per non subire il ritorno, con il passare del tempo, dell’Udinese e di “motorini” come Sanchez, Di Natale e Inler
Il vento recente – A seguito della partita con la Sampdoria e delle brillanti prestazione degli arbitri a Bari e Firenze, in settimana si è scatenato un finimondo. Alle nostre orecchie sono arrivate addirittura voci circa ingenti capitali “investiti” dalla mafia albanese in un giro di scommesse sulla Serie A. Baggianate. Ma anche no: quello che è successo nell’ultimo mese è allarmante, e la splendida prestazione in Champions non deve farcelo dimenticare. Non dobbiamo dimenticare quello che abbiamo visto fischiare a Tagliavento, nè la serie di eventi precedente e successiva a quei fischi. E dobbiamo stare con gli occhi aperti. L’impressione è che il pubblico italiano – e non solo gli interisti – sia rimasto scottato da calciopoli e guardi tutto con una certa diffidenza: da più parti si sono infatti alzati dubbi sulla regolarità del torneo e discorsi che vanno ben al di là del “favore al Milan perchè vogliono farli vincere”. L’appassionato medio è ora più sveglio, meno propenso a farsi prendere in giro. Da questo, scaturiscono due correnti di pensiero:
- l’interista che sta per morire: morire insieme a tutti gli altri, ovvio. La fine del mondo è vicina, è tutto deciso, e gli arbitri ci porteranno a perdere lo scudetto con decisioni sempre più assurde, sempre più scandalose e sempre nella stessa direzione, in un vortice di vergogna senza fine. Lo scudetto è già di fatto assegnato al Milan e non ci sono speranze neppure per un’armata come la nostra. Prepariamoci a subire un altro scippo a Udine.
- il complottista ad ampio respiro. Figura nuova nel campionario del tifo italiano e, ad opinione di chi scrive, diretta discendente di calciopoli. Questo appassionato vede tutti coinvolti in un enorme calderone, un “chiagn’e fotti” formato gigante nel quale, a turno, ognuno ha i suoi vantaggi e nel quale, soprattutto, si sa già il vincitore finale. Lo scenario dice Inter, con un distacco minimo sul Milan e il conseguente allontanamento di Mourinho “spina nel fianco” di un sistema di cui fa parte fino al collo la stessa Inter. In quest’ottica, previsto in arrivo da Udine un favore arbitrale nel caso la partita dovesse mettersi male.
Noi, annoiati e disillusi, preferiamo più modestamente scegliere una terza via: nessun complotto. Diciamo, per il momento, una imbarazzante e preoccupante serie di errori. Diciamo che da Udine ci aspettiamo un arbitraggio equo e onesto. Diciamolo e urliamolo pure, anche se in fondo pensiamo tutt’altro e a questo crediamo poco. Per il momento stiamo così: aspettando ulteriori evidenze, ulteriori verifiche, ulteriori conferme.
Ci sediamo sulla riva del fiume e aspettiamo di vedere che succede.
E se qualcuno che a questo campionato ci crede veramente ci chiedesse che cosa ci aspettiamo dalla partita, la risposta sarebbe ovvia: i 3 punti. Mancano da troppo tempo, contano solo quelli.
Per ora.
scritto da Nk³ il 6 ottobre 2009 alle 11:54
Ai tempi d’oro delle pay tv, quando c’era ancora TelePiù, i commentatori non giudicavano gli episodi ma si limitavano a illustrare il regolamento concludendo con il classico “giudicate voi”. L’intento di questa piccola rubrica è quello di darvi i mezzi per farlo: dopo le partite, quando ce ne sarà bisogno, analizzeremo gli episodi “da moviola” riportando il regolamento e cercando di ricondurci a una interpretazione inequivocabile dello stesso. Giudicheremo insieme insomma, ma senza gli occhi bendati del tifo. O almeno ci proveremo.
Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.
 Mauro Bergonzi, della sezione di Genova
Inter-Udinese è la classica partita in cui il risultato “aiuta” l’arbitro: Bergonzi commette alcuni errori che, anche se non clamorosi, avrebbero potuto dare adito a infinite polemiche.
Sull’1-0 per l’Inter, serpentina in area di Eto’o che supera un paio di avversari prima di essere anticipato da un difensore dell’Udinese: il pallone rinviato finisce sul braccio di D’Agostino. La distanza tra D’Agostino e il compagno che calcia è molto ridotta, ma il braccio è decisamente staccato dal corpo (“ad aumentarne il volume”, come dicono quelli bravi che però non conoscono nè la fisica nè il regolamento): rigore? No.
Il concetto chiave del fallo di mano non è la posizione del braccio, ma la volontarietà dell’intervento: tra le interpretazioni e le linee guida della Regola 12 (Falli e scorrettezze) a pagina 124 del regolamento troviamo infatti tra i criteri necessari per determinare la volontarietà dell’intervento “il movimento della mano in direzione del pallone (non del pallone in direzione della mano)” e “la distanza tra l’avversario e il pallone (pallone inaspettato)“, mentre la posizione della mano “non implica necessariamente che ci sia un’infrazione“. Non sembra esserci volontarietà, fa bene quindi Bergonzi a lasciar proseguire.
Così come fa bene il guardalinee a non alzare la bandierina sul gol di Di Natale: Chivu sale in ritardo e tiene in gioco l’attaccante dell’Udinese. Sale bene invece il rumeno pochi minuti dopo, quando il guardalinee, stavolta sbagliando, non chiama il fuorigioco e concede a Sanchez una grande occasione a tu per tu con Julio Cesar.
Fuori Basta dentro Zapata, si apre un’autostrada sulla fascia destra dell’Udinese e iniziano i dolori per Bergonzi. Il difensore colombiano si trova infatti per due volte a stretto contatto con Balotelli in area e per due volte commette fallo, non sanzionato dall’arbitro. La prima volta aggancia da dietro con il piede destro il tallone e la scarpa di Mario, che cade e perde il controllo del pallone: secondo la già citata Regola 12, un calcio di punizione diretto (o un calcio di rigore, in questo caso) deve essere accordato quando un calciatore “in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata [...] colpisce o tenta di colpire un avversario“. Difficile non riscontrare la negligenza e la vigoria sproporzionata in un intervento da dietro con scarsissime possibilità di arrivare al pallone: calcio di rigore.
Al minuto 93 Eto’o mette in mezzo un pallone dalla trequarti: arriva in corsa Balotelli con Zapata alle sue spalle. Il difensore alza il gomito destro alle spalle di Mario e lo spinge, rovinando a terra insieme a lui: tra le sette infrazioni commesse “in un modo considerato dall’arbitro negligente, imprudente o con vigoria sproporzionata” della Regola 12 compare anche “spinge un avversario“, ed è esattamente questo il caso. Rigore anche qui, fra l’altro in tutto e per tutto simile a quello concesso al Cagliari per fallo di Maicon.
Con Balotelli a terra, la palla arriva a Sneijder che tra una selva di gambe la infila nell’angolino sul secondo palo: Suazo, probabilmente in posizione irregolare, tenta di intervenire in scivolata senza però toccare il pallone. Entriamo nel fantastico mondo della Regola 11: il fuorigioco. E ci entriamo tenendo ben presente la prima frase di questa regola: “essere in posizione di fuorigioco non è di per sè un’infrazione“. Al contrario il calciatore commette un’infrazione “solo se, a giudizio dell’arbitro, nel momento in cui un suo compagno gioca il pallone o è da questo toccato, egli prende parte attiva al gioco“. In che modo il calciatore può “prendere parte attiva al gioco”? “Intervenendo nel gioco; oppure influenzando un avversario; oppure traendo vantaggio da tale posizione“.
Tra le interpretazioni e le linee guida alla regola (pagina 106) si chiarisce che ““intervenire nel gioco” significa giocare o toccare il pallone passato o toccato da un compagno; “influenzare un avversario” significa impedire a un avversario di giocare o di essere in grado di giocare il pallone, ostruendogli chiaramente la visuale o i movimenti o fare gesti o movimenti che, a giudizio dell’arbitro, ingannino o distraggano un avversario; “trarre vantaggio da tale posizione” significa giocare un pallone che rimbalza dal palo o dalla traversa o giocare un pallone rimbalzato da un avversario, essendo stati in posizione di fuorigioco“. E’ evidente che Suazo non interviene nel gioco nè trae vantaggio dalla posizione, non arrivando a giocare o toccare il pallone. Ma è altrettanto chiaro come l’honduregno non influenza nessun avversario: innanzitutto perchè è alle spalle di tutti i difensori e quindi non può, evidentemente, ostruire la visuale a chicchesia nè distrarre o ingannare qualcuno, e in secondo luogo perchè non entra in contatto con nessun avversario e quindi non fa nulla per impedirgli di giocare o di essere in grado di giocare il pallone.
Nè deve ingannare il fatto che Suazo si diriga verso il pallone: il punto 7 della guida pratica AIA per la regola in questione (pagina 109) chiarisce infatti il caso esplicitamente: “Un calciatore in posizione di fuorigioco che non influenza un avversario, corre verso il pallone giocato da un compagno. L’arbitro deve attendere che tocchi il pallone per sanzionarne il fuorigioco? Il calciatore può essere sanzionato prima di toccare il pallone, se nessun altro compagno in posizione regolare ha la possibilità di giocare il pallone. Altrimenti l’arbitro deve attendere e vedere se il calciatore in posizione di fuorigioco interviene nel gioco toccando il pallone“. Notare la differenza fra il “può” del primo caso e il “deve” del secondo: fino a quando il giocatore in offside non tocca il pallone l’arbitro può attendere gli sviluppi dell’azione (un compagno in posizione regolare che interviene sul pallone nel caso del regolamento, la destinazione del tiro di Sneijder nel nostro caso).
Ammesso che il guardalinee abbia visto la posizione irregolare di Suazo, dunque, ha fatto benissimo a non segnalarla: gol regolare.
scritto da Luis il 4 ottobre 2009 alle 2:22
 Testimonial Durban's
Julio Cesar 7 Se fosse vissuto qualche secolo fa avrebbe riscritto la storia di Roma ipnotizzando Bruto. Zanetti 5 Solo Maradona lo può far giocare da terzino. Anzi, a pensarci bene, neanche lui. Forse aveva il divieto di sorpassare la metà campo, in ogni caso vedeva una pampa davanti ma non ha voluto beccare sanzioni dal sergente Mou. Compit(in)o. Lucio 5,5 In collaborazione con Cambiasso confeziona l’autostrada per il pareggio di Di Natale. Ha sulla coscienza anche l’ammonizione di Chivu. Per il resto solita fisicità. Samuel 6+ Sbaglia meno del compagno grazie ad un senso della posizione innato, ma non è in serata no-way. Chivu 6 Non ha la fase offensiva nel DNA. Insieme a Muntari costituisce la fascia sinistra più naif degli ultimi anni nerazzurri.
Stankovic 7,5 Rete bellissima. E tanta corsa. Raggiunge i gradi di “fedelissimo” del Mou. Qualora il tecnico dovesse andar via a fine anno, potrebbe far finta di accettare la proposta dalla nuova squadra per ricattare Moratti in sede di rinnovo. Cambiasso 5,5 Aggirato da Floro-Flores come l’ultimo dei birilli, viene spesso superato in velocità. Non è al massimo della condizione e si vede. Qualche buona chiusura, ma non è ancora lui. Muntari 5 Corsa a/e volontà, testa e piedi da dimenticare. Insulti ingenerosi. Purtroppo deve esserci sempre un Quaresma da fischiare. Non cambieranno mai. Emozionante la risposta dei compagni. Sneijder 7,5 (il migliore) La rete è la degna conclusione di una partita giocata con impegno e lampi di classe. Deluse le escort che speravano in un nuovo Quaresma. Scontento anche Pelé, voleva di nuovo leggere il suo nome sulla Gazzetta. Peccato per la simulazione.
Milito 8 Maradona si salverà grazie a Datolo. Eto’o 6,5 Spero vivamente che non abbia visto il Barça in questo periodo. La moglie avrebbe sussurrato ad un settimanale camerunense che il consorte parli nel sonno. Due le parole ricorrenti: Xavi e Iniesta. Gioca troppo spesso spalle alla porta e avrebbe una voglia matta di qualche lancio in profondità. Bravo Handanovic nella percussione sul finale. Balotelli 6+ Entra col rimbrotto di Mou e si dà da fare. Guadagnerebbe anche due rigori, ma Bergonzi non vuole passare per anti-j**entino dopo l’errore di Napoli due stagioni fa. Suazo sv Spettatore privilegiato del colpo da biliardo di Wesley. Santon sv Tornerà di nuovo a contare le ammonizioni di Maicon, Chivu e Zanetti. Per Chivu c’è sempre l’opzione Svarowsky.
Mou 6 Primo tempo da salvare in memoria, secondo da dimenticare. La fatica si è fatta sentire, ma la squadra ha mostrato carattere. Esultanza mai vista a San Siro, segno del momento non proprio semplicissimo. Non ha bisogno della polemica e offre lo zuccherino a Ferrara. Massimo Mauro, invece, ha ricevuto un acconto.
Bergonzi 9 Quel controfallo fischiato dà il là alla vittoria.
scritto da ex-collaboratori il 2 ottobre 2009 alle 14:45
 Mou ha sempre ragione
Nella conferenza stampa odierna, vigilia dell’importante sfida di campionato contro l’Udinese, Josè Mourinho attacca a testa bassa i giornalisti sportivi, rei di sottolineare in maniera differente i risultati dell’Inter.
“Non mi dà fastidio quando si sottolinea il fatto che l’Inter non vinca in Europa da 7 partite, me ne dà il fatto che Mourinho sia ritenuto responsabile del fatto che non vinca la Champions League da 40 anni. Io sono tranquillo, ma il mio comportamento è la conseguenza del fatto che se l’Inter non vince da 7 partite, sembra che non vinca da 70, mentre se la stessa cosa accade a un’altra squadra non è così; se l’Inter pareggia, il risultato è un dramma, se pareggia un’altra squadra diventa fantastico“.
Sempre sui giornalisti italiani, il suo disprezzo (pari al mio), è sempre più marcato:
“Non sono nervoso, ma assolutamente adattato alla situazione. Se mi vedi nello spogliatoio io rido e scherzo. Certo di fronte ai giornalisti non posso essere felice, non ne ho ragioni particolari“.
Dichiarazioni forti che chiudono una settimana difficile, contrassegnata dal passo falso di Kazan’ e dalla sconfitta di Genova (in un modo o nell’altro immeritata, ma inattesa). Il tecnico nerazzurro affida alla conferenza stampa alcune considerazioni sulle lacune di gioco mostrate dall’Inter, apparsa alle corde in qualche frangente:
“L’Inter ha comprato Thiago Motta e Sneijder non perché voleva spendere soldi, ma perché aveva bisogno di giocatori di qualità diversa a centrocampo. A Genova e a Kazan sono mancati e in fase d’attacco sicuramente abbiamo avuto meno qualità di gioco. Con Sneijder e Thiago insieme abbiamo vinto quattro partite e pareggiato col Barcellona, unica squadra a riuscire a fermarli in questa stagione. Senza, abbiamo faticato, anche perché a Kazan mancava mezza squadra: era la squadra dell’anno scorso senza Ibra“.
Difficile dargli torto. Resta infatti la convinzione che una volta assenti due o tre giocatori chiave, soprattutto nel settore nevralgico di movimento, la squadra si inceppi clamorosamente, conoscendo una sterilità offensiva troppo inedita per poter essere mascherata con la genialata di un singolo. In modo molto paradossale e tipicamente interista, l’Inter soffre più l’assenza di Stankovic (e la presenza di mezzo Cambiasso) che quella di Ibrahimovic, il quale è vero “produceva” gioco, ma solo in funzione egoistica, essendo lui un tutt’uno tra creatore e finalizzatore. Contro i friulani si valuterà il rientro di Diego Milito: l’attuale condizione offensiva della squadra, minata dalle assenze in contemporanea nel reparto di mezzo, potrebbe suggerire di forzare i tempi, ma dall’emergenza vera e propria si sta uscendo. Sneijder dovrebbe giocare, mentre bisogna pazientare un po’ per Muntari, che almeno porta dinamismo e corsa e sa buttarsi in avanti.
L’Udinese gioca molto a fasi alterne. Ho potuto seguirla contro il Napoli e ha giocato una gara dai due volti, come se dipendesse un po’ dalle sfuriate del momento. Gli uomini pericolosi sono tutti davanti: Di Natale è in gran spolvero, Alexis Sanchez potrebbe essere la carta a sorpresa, mentre non va mai trascurata la duttilità di D’Agostino, capace di giocare davanti alla sua difesa e quella avversaria. Serve una vittoria, perchè bene o male in questo momento la condizione fisica dice Juve, mentre noi siamo ancora lì a tirare la carretta di uno strano settembre, vissuto con i sintomi di una gigantesca sbornia post-derby. C’è poco da fare: ottobre è arrivato. Se l’istinto non mi tradisce, con i rientri delle tessere mancanti dovrebbe iniziare il nostro sprint autunnale che mette k.o. i nostri nemici. Intellettuali e sportivi.
I convocati contro l’Udinese. I convocati di Pasquale Marino.
scritto da Luis il 6 aprile 2009 alle 11:47
INTER 5 - E’ sempre più in fuga, eppure sul piano del gioco convince sempre di meno. Un tiro in porta per chi ha il miglior attacco del campionato è troppo poco e non basta nemmeno per vincere. Per battere l’Udinese ci vuole un autogol, anzi un autogollonzo. E se anche la fortuna si schiera dalla parte dell’Inter, chi la ferma più?
UDINESE 6,5 - Vincitrice morale del confronto con l’Inter, con meritati applausi finali. Meriterebbe anche 7 pensando a come gioca senza 8 giocatori, a cominciare da Di Natale, ma le togliamo mezzo voto perché al di là dell’arbitraggio e della sfortuna, ha la colpa di non sfruttare le numerose occasioni per segnare.
MILAN 6,5 - Fatica troppo per battere il Lecce, ma i due gol finali sono il frutto del carattere della squadra e delle qualità individuali. Con un grande protagonista: il troppo discusso Ancelotti che trova la formula giusta dopo un primo tempo opaco. E così il Milan, con il nuovo 4-2-4 di stampo brasiliano, difende il terzo posto dall’assalto del Genoa. Alberto Cerruti.
La partita di ieri non è stata una delle più brillanti della gestione Mourinho, ma la squadra ha portato a casa un risultato preziosissimo in virtù dell’obiettivo realistico della stagione: vincere lo scudetto con un vantaggio in doppia cifra. Il gioco non è stato entusiasmante, ma al di là di qualche occasione estemporanea concessa agli avversari, soprattutto nei primi minuti di gara, la difesa non ha corso pericoli eccessivi. Il goal è stato fortunoso, ma pochi minuti prima Stankovic aveva sbagliato la palla goal più nitida dell’incontro.
E’ chiaro che di fronte ad un campionato ufficiosamente chiuso, occorre trovare il modo per screditare la squadra con il miglior attacco e la miglior difesa. Come? Alberto Cerruti prova a fornire qualche suggerimento. Innanzitutto la fortuna che si schiera dalla parte dell’Inter. Citiamo Beccantini a proposito della J**e: “Non c’entra la iella (anzi: l’ingresso di Camoranesi è stato dettato dalla resa di Salihamidzic, il due a due era un’autorete)”, poi si appropria indebitamente della categoria dei “vincitori morali”. Categoria che guardiamo da qualche anno con una certa simpatia mista a compassione. Non saranno contenti Totti e De Rossi*.
Poi gli infortuni dei Friulani, ben 8. Il nostro, la scorsa settimana dava 9 alla J**e per i 4 goal rifilati ad una Roma che contava 11 assenti. Questo il giudizio: “Vola a forza 4, come i gol rifilati prima al Bologna e poi alla Roma. E pazienza se i punti di distacco dall’Inter sono tornati 7. Una Juve così fa bene a sperare nello scudetto e intanto consolida il secondo posto a più 7 sul Milan. E allora giù il cappello di fronte a Ranieri”. Pazienza. Mentre l’assenza di Maicon, l’infortunio di Julio Cesar e gli impegni delle nazionali non vengono nemmeno citati. Due highlander fuori, per citare Taribo. Con tutto il rispetto per Di Natale.
Poi l’arbitraggio, un must. Il contatto c’è, ma citando Casarin: “A velocità normale l’avrei dato, ma più lo vedo meno ne sono convinto”. Quagliarella sembra aspettare Julio Cesar per poi emulare la bravissima Tania Cagnotto. La sceneggiata facciale è degna del miglior Mario Merola.
Il Milan vince grazie al carattere, come del resto scrissero della J**e a Catania (Una J**e da 10, il famigerato titolo). Ancelotti che aveva l’obbligo di vincere lo scudetto è sempre “troppo discusso”, ma fa entrare un imbarazzante Ronaldinho e vince grazie ad un goal, un gollonzo (cit.), di Senderos, altro elemento di una campagna acquisti delirante ma avallata dal tecnico più aziendalista della Serie A. Le partite come quella di ieri dal Milan vanno viste, perché ricordano la situazione dell’Inter di qualche anno fa. Incontri di fine stagione senza un grande obiettivo da raggiungere, con esultanze inutili a goal che valgono ancora meno.
* Del tuffo di Julio Baptista che ha portato al rigore partita non si parla. Mihajlovic, d’altronde, non è Mister Kleenex. Il Bologna, comunque, per il nostro Cerruti, merita il 6. Moratti tornerà a Miami.
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scritto da ex-collaboratori il 4 aprile 2009 alle 16:27
Prima o poi capiterà. Anche da quelle parti passerà e saranno costretti a salutarla. Il giorno che la vedranno non la riconosceranno, perché non l’hanno mai vista. Peggio: quando potevano vederla hanno deciso che non valeva la pena di stringerle la mano. Da quelle parti, a Torino, l’hanno sempre snobbata. Ma quando saranno costretti a riconoscerla, troveranno sempre una scusa per farne a meno.
Non sto parlando della superiorità tecnica dell’Inter. Sto parlando della Sportività. Quella cosa che Ranieri e gli Juventini ignorano completamente.
A Claudio Ranieri, che nelle sue noiosissime conferenze stampa si diverte a fare il compiaciuto di terzo livello, noi interisti possiamo rispondere che si, lo scudetto l’Inter può “solo” perderlo, ma anche “vincerlo”.
Vincerlo. Vincerlo. Vincerlo. Vincerlo.
Quattro volte di fila. Come si conviene alle squadre più forti di sempre. Ranieri è indubbiamente un valido allenatore, ma non è con i titoli vinti che si giudica una persona. Mourinho ha vinto molto, ma a noi e a tanti non piace per il suo curriculum. Piace perché è schietto, dice cose intelligenti, non è banale, né inutilmente provocatorio. Inoltre ha grande memoria, notevole preparazione e una capacità di saper distinguere le cose importanti da quelle ridicole, che sembrano tanto interessare alla stampa. Di Ranieri non giudico il curriculum da allenatore mediocre che non ha vinto con squadre che, guidate da altri, hanno dominato i campionati (Chelsea e Valencia), io giudico e condanno il finto buonismo, che strizza l’occhio a quei giornalisti con i quali potrebbe benissimo andare a cena. In cambio c’è poca critica, se non quella risentita di chi ancora sogna Moggi e i bei tempi delle schede telefoniche agli arbitri.
Insomma, quando Ranieri si renderà conto dell’antisportività della frase “può solo perderlo l’Inter”, forse il calcio italiano, nella sua miseria complessiva, avrà fatto un passo in avanti. Di Ancelotti e del suo finto “distacco” non parlo: lo sappiamo tutti che lui e Galliani e Ordine e gli altri leccapiedi dell’Invicibile Armada soffrono alla grande quando gli si sbatte la realtà in faccia: LOBOTOMIZZATI AD HONOREM.
10 passi in avanti li ha fatti oggi Mourinho, durante la consueta conferenza stampa, quando si è riferito con parole chiare e nette sulla vicenda Adriano. Io ho poco da aggiungere alle parole del mister: il problema travalica l’aspetto tecnico o i semplici rapporti giocatore-allenatore o giocatore-società. Nondimeno penso che questi problemi, per quanto possano apparire gravi, non debbano in nessun modo costituire un’eccezione rispetto al progetto tecnico. Adriano è da sostituire tecnicamente: l’aspetto umano fa sorgere la preoccupazione in persone come Josè Mourinho, come me, come chiunque veda un giovane lasciarsi andare. Ma il campo dice che non ci serve e che faremmo meglio a chiedere la risoluzione del contratto: i motivi dell’inadempimento cominciano a essere concreti.
La partita con l’Udinese è certamente tra quelle decisive e il Friuli è sempre stato campo ostico: l’anno scorso si celebrò uno dei tanti furti ai nostri danni che la prostituzione intellettuale ha occultato con sapienza, all’atto dei bilanci. Quest’anno non cambia molto: l’infortunio di Maicon è grave, ma dovremmo giocare una partita attenta, difensiva ma vogliosa, certamente marchiata a fuoco dalla voglia di vincere mostrata a Catania, Lecce, Genova e altre trasferte vittoriose. Le sensazioni di Mourinho sono positive, la squadre merita credito, nonostante gli acciacchi.
Un’ultima cosa la dedico a Quagliarella. Non mi esprimo su quello che succederà domani. Dico solo che dichiarazioni così antisportive dovrebbero trovare spazio ogni volta che serve. Non esiste il “bene supremo del campionato”. Se poi aggiungiamo il classico schema-Iaquinta il gioco è fatto. Esiste l’impegno da metterci dentro in ogni partita, contro l’Inter e contro la Juve. Un tempo esistevano le squadre materasso, oggi esistono quelle “scendiletto”. E non dico altro per carità di patria.
I convocati:
Portieri: 1 Francesco Toldo, 12 Julio Cesar, 22 Paolo Orlandoni;
Difensori: 2 Ivan Cordoba, 6 Maxwell, 16 Nicolas Burdisso, 23 Marco Materazzi, 25 Walter Samuel, 26 Christian Chivu, 39 Davide Santon;
Centrocampisti: 4 Javier Zanetti, 5 Dejan Stankovic, 7 Luis Figo, 14 Patrick Vieira, 19 Esteban Cambiasso, 20 Sulley Muntari;
Attaccanti: 8 Zlatan Ibrahimovic, 9 Julio Cruz, 18 Hernan Crespo, 21 Victor Obinna, 45 Mario Balotelli.
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scritto da errek il 10 novembre 2008 alle 11:39
Tempi di recupero: siamo ancora fiduciosi!
Quella fiducia che non ci ha abbandonato per tutti i novanta minuti. Sapevamo che avremmo segnato: un’invenzione di Ibra, un inserimento di Cambiasso, una discese delle sue di Maicon, o Cruz!
E Cruz è stato.
Ora possiamo discutere fino a domenica prossima se abbiamo giocato bene o male, meglio delle precedenti o se ci stiamo involvendo. Se il 433 è meglio del 424 o del 4231 anomalo. Era da vincere e abbiamo vinto.
Non è stata una bella partita, ma credo che ci dobbiamo abituare a non vedere molte belle partite con questa Inter e con questo allenatore.
Ed evitiamo per favore squallidi paragoni con l’Inter del Mancio.
L’unico paragone che io accetto è come i due trattano i giornalisti. E mi pare che entrambi sappiano il fatto loro.
Note positive io ne ho viste (ma io sono ottimista per natura; scrivo infatti queste due righe sperando che tutti capiscano):
Samuel! Ve lo aspettavate così? Lui in campo non solo è una garanzia ma succedono altre due cose estremamente positive: la prima è che non gioca Burdisso; la seconda che Cordoba ha un punto maggiore di riferimento e i suoi interventi ne guadagnano in efficacia e precisione.
Julio Cesar! Non serve quasi mai, ma quando serve è là. Puntuale.
Cambiasso e Zanetti da par loro, inutile ripetere le stesse cose ad ogni partita.
Fine delle note positive.
Ibra è stanco, Maicon pure, Maxwell sa e può fare molto di più. Vieira che si perde in un bicchiere d’acqua. Balotelli senza infamia e senza lode. Quaresma… Quaresma chi…?
Eppure, se ci fate caso, ognuno di questi ultimi, con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto segnare, e allora i commenti, le pagelle e il primato in classifica (ve lo ricordo sennò ce lo scordiamo) avrebbero avuto un altro sapore.
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