scritto da il 2 dicembre 2010 alle 14:11

Pensieri in libertà.

Dopo un’po’ di tempo di assenza, causa vicissitudini varie, finalmente torno a scrivere sul blog. Come dite? Frega niente? Ok, me ne farò una ragione…

Di cose ne sono successe tante, ma negli ultimi giorni ce ne sono state alcune che mi hanno particolarmente stuzzicato la fantasia. In primis, fresca di giornata, l’eliminazione della J**e dall’Europa League. I bianconeri escono mestamente dalla prestigiosa competizione impattando per 1-1 contro i temibilissimi avversari del Lech Poznan, compagine conosciuta principalmente, più che per il blasone sportivo, grazie alla presenza all’interno del datato videogame Sensible Soccer. E pensare che proprio al team allenato dal sosia dell’ispettore Clouseau era stato assegnato a più riprese il gravoso compito di salvare l’onore dell’Italia in Europa.

A margine del big match Barcellona-Real di lunedì scorso, conclusosi con la disfatta dei madrileni, arrivano le dichiarazioni di Xavi Hernandez su Mou e l’Inter. Come non dar ragione al giocatore azulgrana? E’ vero, Mou e l’Inter non entreranno nella storia, semplicemente perché nella storia ci sono già. Ed entrambi ci sono arrivati varcando l’ingresso principale. Lo Special One aggiudicandosi a sorpresa la Champions con il Porto, vincendo poi con il Chelsea la Premier League dopo un digiuno durato più di 50 anni e, infine, riportando a Milano la coppa dalle grandi orecchie seduto sulla panchina dell’Inter. E mi fermo qui,  limitandomi a citare queste tre vere e proprie imprese, tralasciando la parte restante della miriade di traguardi raggiunti dall’allenatore di Setubal. E scusate se è poco. Il perché F.C. Internazionale sia già nella hall of fame del calcio mondiale invece lo sapete tutti, quindi evito di dilungarmi elencando tutti i trofei conquistati dalla Beneamate nei suoi 102 anni di storia. E di sicuro nella storia c’è già entrato anche il Barca in virtù delle tante vittorie ottenute, ma anche per essere stata l’unico club al mondo ad accendere gli idranti sotto il settore ospiti durante i festeggiamenti dei giocatori avversari che avevano appena raggiunto la finale di Champions. Motivi per i quali invece il signor Xavi Hernandez debba entrare nella storia del calcio mondiale, al momento, non me ne vengono in mente. La remuntada mettila nel culo (semicit.).

E veniamo agli affari di casa nostra. Domani sera si giocherà Lazio-Inter, gara valida per la quindicesima giornata di Serie A. L’insolito anticipo al venerdì sera impedirà a molti (tra cui il sottoscritto) di recarsi allo stadio per assistere all’incontro, ma come se ciò non bastasse anche il CASMS ha pensato bene di vietare la vendita dei tagliandi ai residenti in Lombardia sprovvisti di tessera del tifoso. Ora, signori miei, notoriamente esiste da moltissimo tempo un gemellaggio tra le tifoserie di Lazio e Inter e negli anni passati non si sono mai registrati disordini a margine di questa partita. Quindi, che senso ha questo provvedimento? All’Olimpico, impegni lavorativi permettendo, si riverseranno centinaia di tifosi nerazzurri provenienti dalle regioni limitrofe al Lazio e arriveranno comunque esponenti dei gruppi ultras della curva nord che, essendo sicuramente abbonati a S.Siro, sono di conseguenza in possesso di tessera del tifoso. A cosa serve allora impedire l’accesso all’impianto ai lombardi che seguono la squadra saltuariamente e, magari, sfruttando il ponte dell’immacolata, volevano abbinare la trasferta al seguito dei ragazzi ad un soggiorno nella capitale? Perché questa chiusura, quando invece poco meno di quattro mesi fa si è autorizzato l’esodo di massa dei tifosi romanisti per la finale di Supercoppa italiana disputata a S.Siro, avallando di fatto che si verificassero disordini sia all’interno dello stadio che in altri luoghi?  Spiegatecelo.

Aggiornamento: come fatto notare dall’utente Daniele (che ringrazio) nei commenti, il divieto è stato fortunatamente revocato. Chissà, magari al CASMS ci leggono…

Se qualcuno se lo stesse chiedendo, si, in questo periodo sono arrabbiato, nervoso, acido. Si nota molto?

scritto da il 11 giugno 2010 alle 12:21

Orgoglio interista

tripleteCome più volte ribadito,  questa è stata una stagione absolutamente fantastica (cit.). Abbiamo realizzato un incredibile ed inedito “triplete”, abbinando alla conquista dei due titoli nazionali la vittoria della Champions League, trofeo che mancava nella nostra bacheca da troppi anni.

Personalmente, nonostante sia trascorso diverso tempo, non passa giorno in cui non riveda immagini o ripensi ad alcune delle partite della meravigliosa cavalcata a cui abbiamo assisto quest’anno. I due derby, la partita di Kiev, l’incredibile rimonta-sorpasso ai danni del Siesiena2na nella diciannovesima giornata, la finale di Coppa Italia dell’Olimpico, il 3-1 al Barcellona, la vittoria casalinga con i goBBi in un inusuale match del venerdì sera, l’assedio del Camp Nou, l’ultima giornata a Siena, la finale di Madrid, sono solo alcune.

tortaNormale direte voi, ma c’è una cosa però che più di tutto mi sorprende: inebriato dal sapore della vittoria,  non sono ancora riuscito ad interessarmi al resto. L’addio di Mourinho, i mondiali imminenti, le possibili partenze di alcuni nostri giocatori, il paventato arrivo di altri, la ricerca del nuovo allenatore, mi lasciano quasi indifferente. Assisto agli eventi quasi da estraneo, come se tutto ciò non mi tangesse. Sono completamente assuefatto dalla stagione appena terminata e dai trofei conquistati. E se devo essere sincero, la cosa non mi dispiace affatto, visto che me la sto godendo, alternando cene e pranzi di festeggiamento. Il tutto alla faccia dei gufi-rosiconi.

Nella mia mente restano indelebili i ricordi e le emozioni legate ad alcuni di quei matches, vissuti sia davanti alle tv che dagli spalti di uno stadio. siena1Ed ogni volta che ci penso mi viene la pelle d’oca e  non posso fare a meno di emozionarmi. Rivivere le gioie, le ansie, le preoccupazioni, le esultanze per un gol o un rigore parato, adesso ha un sapore dolcissimo. Rendersi conto di aver, seppur indirettamente, preso parte a questa incredibile impresa, mi rende estremamente orgoglioso di essere interista. E, come me, tutti quelli con i quali l’ho condivisa. Perché tifare Inter, nel bene e nel male,  ti segna per la vita. E’ qualcosa di inspiegabile, che viene da dentro, impossibile da reprimere. Quella maglia è una vera e propria seconda pelle, che ti condiziona e ti sconvolge, sino al punto di arrivare a programmare la vita di tutti giorni in funzione degli impegni della squadra. Spendere l’equivalente di uno stipendio per abbonamento, biglietti  e trasferte, andare in ufficio dopo aver dormito poco più di due ore, rimanere sugli spalti di S.Siro ad una temperatura di –11, prenotaretatoo un volo da Lisbona a Milano semplicemente per vedere una partita in un pub, aspettare sino all’alba l’arrivo dei ragazzi allo stadio o davanti alla tv, ne sono la dimostrazione tangibile. Si, perché queste cose sono successe davvero. Se non fossi in buona compagnia sarei preoccupato per il mio stato mentale, ma in questi anni ormai ho potuto constatare che di malati come me ce ne sono tanti. Perchè  c’è addirittura chi, dopo aver vinto sul campo uno scudetto atteso per diciotto anni, arriva a tatuarsi sulla pelle, indelebilmente e per sempre, il simbolo di questa incrollabile fede, per poi quattro anni dopo completare l’opera con l’aggiunta del tassello della Champions.

“Perché noi l’Inter l’abbiam dentro al cuore, è la mia vita, è l’unico mio amore!”. Proud to be Inter!

scritto da il 11 gennaio 2010 alle 1:13

Il dodicesimo uomo

La partita di sabato sera è una di quelle destinate a rimanere nella mente del tifoso interista con l’etichetta di epica, al pari di quel famoso Inter-Samp di qualche anno fa, vinto per 3-2 con una rimonta incredibile negli ultimi otto minuti.

Viverla allo stadio è stato bello, soprattutto per come è andata a finire, ma personalmente non appagante come in occasione di altre vittorie raggiunte inaspettatamente sul filo di lana. Si, perché vedere il comportamento di parte del pubblico mi ha amareggiato, fatto arrabbiare e lasciato molto perplesso. Non è assolutamente mia intenzione assegnare patenti di interismo, lungi da me farlo, ne tantomeno pretendere di negare il diritto di critica a chi, come me, paga profumatamente un biglietto o un abbonamento per assistere alle partite. Certi atteggiamenti però mi hanno veramente sconcertato e mi sono ritrovato a battibeccare con chi mi sedeva dietro o nelle immediate vicinanze. Solitamente evito di lasciarmi andare a certe esternazioni ma quando, al gol del 2-3 del Siena, ho sentito gridare per ben cinque volte consecutivamente “siete una squadra di m***a” all’indirizzo dei ragazzi, non sono riuscito a trattenermi. E già che c’ero me la sono presa anche con chi stava criticando le scelte dell’allenatore. In una situazione di emergenza come quella, contestare la formazione o il tipo di assetto tattico mi è sembrato quantomeno naif (cit.), visto che le uniche alternative possibili erano l’inserimento di alcuni giovani della primavera. Nel resto dello stadio la situazione è stata pressoché simile, con critiche e fischi all’indirizzo di tutto e tutti.

Spesso si sente dire che il pubblico sugli spalti può diventare il dodicesimo uomo in campo. L’altra sera al Meazza lo è stato, ma per gli avversari. A venticinque minuti dal termine, sotto per 3-2 e con una squadra approssimativa a causa di assenze ed infortuni, ti aspetteresti uno stadio che inciti e sostenga i suoi alla ricerca della rimonta. E invece no, anzi. Mugugni continui ogni qual volta che alcuni nostri giocatori entravano in possesso palla, con l’effetto di mandare ancora più in confusione chi già lo era ampiamente. Anche la curva, solitamente l’unico settore dello stadio a cantare sempre, ha lesinato il proprio apporto, con un flebile contributo a livello di tifo. Per fortuna la squadra ha dimostrato di avere carattere da vendere e, nonostante le grandi difficoltà che presentava la situazione, non si è persa d’animo provando con poco gioco e tanto carattere a recuperare la partita. Riuscendoci.

La punizione-gol del 3-3 di Sneijder è quella che ha rianimato gli spettatori, me compreso, trasformando completamente l’aria che si respirava nello stadio. A rigor di logica dovrebbe essere il pubblico a trascinare gli undici in campo, non viceversa. Questo non è accaduto, per via dell’atteggiamento di molti che, dopo quello che poteva essere un comprensibilissimo momento di sconforto, avrebbero quantomeno potuto esimersi dal contestare tutto e tutti per venti minuti buoni. Mi sembra superfluo dire che al 4-3 di Samuel gli stessi personaggi non hanno evitato di esultare come se il gol della vittoria l’avessero segnato loro. Questo è, purtroppo, la realtà di una buona percentuale del nostro pubblico. Un pubblico incapace di dare un apporto significativo nei momenti di difficoltà. Come ho detto prima, nessuno pretende di togliere il diritto di critica a chi paga il biglietto, ma quantomeno  sarebbe da auspicarsi un atteggiamento meno tafazzista. Sto chiedendo troppo?

scritto da il 2 dicembre 2009 alle 8:32

Le 10 (più una) cose che non ho capito domenica

(sottotitolo: post semiserio su un’uggiosa domenica allo stadio)

1) Gli striscioni della nord ponevano l’amletica domanda “Kiev o Barca, qual’è la vera Inter?” -  chi l’ha scritto non conosce gli alti e bassi della beneamata? e soprattutto chi gli doveva rispondere?

2) Perchè nel colorato mondo del calcio debbano essere eccessivamente coloriti i cori… a me i fiorentini stanno pure simpatici, sono anche ironici (penso ad un “non si sente niente” che sovrastava il resto dello stadio), perchè apostrofarsi a vicenda al grido di “fiorentino/interista pezzo di m….”?

3) La storica canzoncina “la gente vuol sapere/chi noi siamo/eccetera ecctera…” viene cantata da qualche decennio, penso che la gente lo sappia già, in ogni caso, si ha sempre l’impressione che ognuno canti col suo ritmo, così che alla fine della fiera IO, non “la gente”, non riesco a distinguere le parole. Occorre un serio maestro di canto.

4) Ogni volta che dalla Nord partiva l’urlo “Inter”, dall’altra parte rispondevano con un poco simpattttico “merda”, ora va bene cascarci una volta, ma alla terza volta che ripartiva lo stesso urlo nostro, ho avuto la conferma di quanto penso già da tempo su certe menti curvaiole.

5) Al posto di farsi prendere per il culo nel modo sopra descritto, possibile che non siano stati capaci di riadattare UN coro per lo sciaugurato Ricardo? Andava bene anche un “Ri-car-do-Qua-res-ma-eh-e-oh-o” di recobiana memoria… in fondo, se lo meritava.

6) dov’erano i terribili fischiatori del primo rosso domenica? lo chiedo perchè visto il primo tempo in quel settore ed il secondo tempo al primo verde, non ho proprio dubbi sul “da dove” venissero i moccoli maggiori. In particolare nel secondo tempo c’era un signore con cappellino dei Boston qualcosa che dava il meglio di se…

7) quante ore passerà al trucco il ministro più cingolato d’italia quando va in televisione? lo chiedo perchè visto da vicino, sembra un attore del videoclip di Thriller..

8) come mai sia stato annullato il gol di Samuel. Almeno questo l’ho capito leggendo il post di Nk qui sotto.

9) da quello che ho capito per riferita, a Cagliari si sono sentiti buu razzisti contro Sissoko… ma come, non ci aveva spiegato Cellino che quel pubblico non è razzista?

10) Perchè si canta “ed è la nord che te lo chiede, tizio/caio/sempronio facci un gol”? non può chiederglielo l’intero stadio? provateci, è un po’ tirata ma ci sta anche come metrica: “ed è il Meazza che te lo chiede, Diego Milito facci un gol”. In realtà in metrica ci starebbero pure altri nomi, per esempio: “ed è Mourinho che te lo chiede, Balotelli facci un gol” o “ed è Moratti che te lo chiede, forza Quaresma facci un gol”…

11) (seria) ma porca puttana, le partite non si possono vedere seduti, o anche in piedi, ma comunque in situazioni di sicurezza? cioè, in bocca al lupo al ragazzo in coma, ma non è il primo che cade per questo motivo. Ed è un motivo abbastanza idiota.

Errata corrige: dai commenti sotto apprendo (scusate, ma in sti giorni sono in apnea) che il ragazzo non era a cavalcioni, che ha ricevuto una spinta e quindi si tratterebbe di una fatalità, quindi correggo l’ultimo punto, rinnovando l’in bocca al lupo al ragazzo ma chiedendomi se è accettabile dal punto di vista della sicurezza una situazione del genere, in cui basta un’esultanza altrui per finire in coma. E non è ansia giustizialista, ma solo l’auspicio che queste sfortunate combinazioni di eventi possano essere minimizzate dall’intervento di chi si occupa della questione.

scritto da il 1 dicembre 2009 alle 15:46

Un lunedì di ordinaria follia

1. Il nostro lunedì di ordinaria follia inizia domenica sera, con un imbarazzante Paolo Ziliani che nelle sue “temutissime pagelle” (temutissime da chi, non l’ha mai capito nessuno) fa vedere le uniche due palle perse domenica da Quaresma e dipinge il tutto così: “Quaresma, Inter, voto 5,5. Chissà cosa prova Moratti ripensando ai 24,6 milioni pagati al Porto per portare in nerazzurro il popolare Trivela, che guadagna come un Kakà per fare cose tipo: intestardirsi in dribbling ubriacanti che alla fine ubriacano solo lui, oppure incespicare nell’erba prima e nella palla poi prima di finire come i bambini a girotondo, tutti giù per terra. Per Mourinho valeva Garrincha. Macario“. Chi ha visto la partita di Quaresma sa quanto sia in malafede un commento di questo tipo, chi non conosce le vicende contrattuali del portoghese non merita di essere annoiato con altre precisazioni sul suo prezzo e sul suo stipendio. “Guadagna come un Kakà” è, quella sì, un’uscita degna di Macario. Ziliani, Sportmediaset, voto 4 di incoraggiamento. Coraggio, anche questo mese i bambini a casa avranno di che mangiare. Stachanov.

2. C’è Gigi Maifredi ad accompagnarci nel prosieguo del nostro viaggio negli abissi della mente umana. “Io al posto di Ferrara sarei già sopra l’Inter ed in testa alla classifica. Con una squadra con 4/5 di difesa della Nazionale, Sissoko, Camoranesi, Diego, Melo ed il parco attaccanti che la Juve si ritrova io mi metterei a fumare, mi siederei con calma in panchina ed a fine gara chiederei solo con quanti goal di distacco si è vinto. Calciopoli? Meglio stendere un velo pietoso su questa vicenda. Ve lo dico, Moggi e Giraudo avevano già comprato Gerrard e Cristiano Ronaldo.  Si erano gettate le basi per un dominio bianconero che sarebbe durato almeno 20 anni ed allora hanno dovuto per forza inventarsi uno scandalo che uccidesse una squadra del genere. E la nuova proprietà Juve ne è stata complice. Ma dove si è visto mai un avvocato difensore che ancora prima di esser giudicato va davanti alla giuria e patteggia una pena congrua?“. Sono parole che non hanno bisogno di commento. Fantastico un altro pezzo passato sotto silenzio: “L’unica analogia che vedo tra questa e la mia Juve è la mancanza alle spalle dell’allenatore di una società esperta e competente“. Noi ne vediamo un’altra, Gigi. La mancanza di un allenatore.

Josè Mourinho durante l'ultimo colloquio con Balotelli

Josè Mourinho durante l'ultimo colloquio con Balotelli

3. Proprio quando pensiamo di poter finalmente andare a letto, di poter mettere un punto a una giornata tanto stressante, ecco che gli abissi della mente umana si ripropongono davanti a noi in tutta la loro profondità. Su Antenna3 si dà spazio nientepopodimenochè a un gruppo di ultrà della Juventus, Viking e Drughi, che ci spiegano che “Il coro ‘Se saltelli muore Balotelli’ è un coro assolutamente non razzista. E’ nato da alcuni tifosi che cantavano contro Lucarelli. Non se ne è mai parlato. Adesso che è stato fatto a Balotelli è nato il caso. Anche lo stesso giudice sportivo ha scritto nella motivazione della multa che il coro era becero o istigava alla violenza, ma non ha parlato di razzismo. Balotelli non è un personaggio molto simpatico. I cori allo stadio si sono sempre fatti. Il caso Balotelli è stato fomentato dai media perché è un ragazzo di colore. Se Balotelli avesse avuto un comportamento meno provocatorio, non sarebbe accaduto nulla“. Coro assolutamente normale e non razzista. Istiga “solo” alla violenza. Caso fomentato dai media. Gli stessi media che, armati di megafoni e travestiti da ultrà, fra un “se saltelli muore Balotelli” e l’altro si esibivano in “non esistono negri italiani”, “un negro non può essere italiano” e vari “buuuu” di contorno. Anche quelli cori assolutamente non razzisti, va da sè.

4. Un lunedì che inizia di domenica sera, non può che concludersi di martedì mattina. E la follia si ripropone infatti dalle pagine del primo web giornalista sportivo!, che nella sua ormai mucciniana ricerca dell’originalità non trova niente di meglio da fare che accusare l’Inter di razzismo nei confronti di Balotelli. Si potrebbe scrivere un post intero contestando parola per parola tutto quello che scrive questo signore…ma in fondo non ne vale la pena: ancora, come per Maifredi, ogni parola sarebbe superflua.

5. Neanche il tempo di chiudere un articolo sugli abissi del lunedì che subito il martedì, invidioso, ci mostra di non voler essere da meno. All’interno del Winterstore di Piazza San Babila è stato inaugurato oggi il Caffè De Santis. Prossime aperture: l’UNESCO Point “Drughi” e il Vodafone Store “Luciano Moggi”.

scritto da il 28 ottobre 2009 alle 18:04

Inter-Palermo & Indovina l’intruso

Che dire, il numero abnorme di commenti al post sottostante testimonia il non-aggiornamento del blog per un paio di giorni.. proviamo a rifarci con un post doppio.

Primo concorso “Indovina l’intruso” aperto a tutti, anche agli ultras, si tratta di individuare il personaggio o la situazione che sembra provenire da un altro pianeta rispetto alle altre:

  • Capello, Fabio (Commissario Tecnico dell’Inghilterra, già allenatore in Italia e Spagna per più di 15 anni) “Purtroppo gli ultrà fanno tutto quello che vogliono. Allo stadio si può insultare tutto e tutti. In Spagna invece c’è grande rispetto e le famiglie vanno allo stadio con i propri bambini: è un altro mondo [...] Mi rammarico molto di quanto sta succedendo in Italia, il declino sarà sempre più evidente, basterebbe solo applicare la legge. Bisogna prendere una decisione da parte delle autorità e dei club affinchè la gente torni negli stadi e questi siano più accoglienti”.
  • Petrucci Gianni (Presidente del Coni) “Comandano gli ultrà? Assolutamente no. Capello ha allenato in Italia, sono un suo amico, e non mi va che quando si è all’estero si danno dei giudizi sul proprio paese. Sono dichiarazioni che non mi intusiasmano e che lasciano il tempo che trovano. È facile parlare dall’alto” e Abete Giancarlo (Presidente FIGCI) “Alcune volte l’immagine che si trasferisce del nostro tifo può essere tale da confondere il comportamento di pochi, col comportamento di tanti. I risultati dimostrano che gli episodi di violenza sono diminuiti. La tessera del tifoso è un’opportunità importante per le stesse società. Se coloro i quali hanno problemi con la giustizia non sono d’accordo non è un problema”.
  • 27/10/2009: allenamento interrotto a Formello per la contestazione a squadra (Lazio), presidente ed allenatore, da parte degli ultras biancocelesti, il tutto con contorno di cori, striscioni e soprattutto petardi; ma siccome non paghiamo le tasse invano, sappiate che polizia e carabinieri in assetto antisommossa supportati da quattro blindati tenevano sotto controllo la situazione…
  • Ranieri Claudio (ex allenatore Juventus F.C.) “Posso dire che l’anno scorso volevamo Stankovic alla Juventus e non l’abbiamo preso perché non stava bene ai tifosi. Poi si è visto che campionato sta facendo…”
  • da Calciomercato.com: Venerdì prossimo i 42 presidenti di A e B diranno no alla tessera del tifoso e lo comunicheranno al ministro Roberto Maroni: come noto, il numero 1 del Viminale voleva renderla obbligatoria per le trasferte dal prossimo gennaio. Ma di fronte al no compatto dei club e alle proteste degli ultrà, è pronto a fare slittare tutto all’inizio della stagione 2010-’011. Sempre che il progetto, nel frattempo, non venga definitivamente accantonato. Intanto il senatore e giurista del Pdl, Domenico Benedetto Valentini, si è fatto firmatario di un disegno di legge presentato alla Commissione Affari costituzionali del Senato: nel nuovo articolo 9 della legge 41/2007 si specifica infatti che il Daspo deve essere “in atto”. Solo in quel caso non si possono acquistare biglietti e avere la tessera del tifoso. Prima era una norma assurda e troppo penalizzante. Chi ha sbagliato e pagato, non deve essere bollato a vita. “Con le regole attuali-sostengono infatti gli ultrà-un daspato sarebbe privato a vita della tessera del tifoso”. Lo stesso Maroni si era accorto che l’articolo 9 (voluto da Amato) era sbagliato, e quindi da cambiare. Detto questo, il progetto tessera del tifoso subirà uno stop, forse definitivo. I tifosi l’hanno capito e difatti non protestano nemmeno più.

Veniamo a noi, ovvero al posticipo della decima giornata, quell’Inter-Palermo che pare inizi all’insegna del tarallucci e vino tra Zenga e Mourinho, dopo le iniziali incomprensioni post Inter-Catania di un anno fa (“questa partita poteva finire 5-1″ e “mi sembra un’esagerazione”).. in effetti, un Mou più tenero di così con un allenatore della serie A mi sembra di ricordarlo solo con Leonardo prima di bastonarlo in campo nel derby d’agosto e pieno di elogi tattici a Gasperini prima dell’ultima goleada, ma addirittura stavolta si è spinto ad auspicarne un’eventuale successione!

In conferenza stampa, l’allenatore portoghese ha sottolineato il dato più curioso e meritevole della carriera da allenatore del più forte portiere della storia nerazzurra: la gavetta; è innegabile infatti che Zenga abbia girato mezzo mondo (con risultati in crescendo) prima di approdare a quella serie A che sembra un posto adeguato ad uno che non si ritiene già “imparato” per essere stato un grande campione sul campo, ma si migliora costantemente osservando chi ha più esperienza di lui.

Se poi questo lo porterà sulla panchina di una grande, magari addirittura a quel sogno chiamato Inter per Walterone, ce lo dirà solo il tempo, per ora resta un avversario ostico di tutto rispetto, capace di sorprendere per esempio la juventus con formazioni stile fine anni ’90 (con il 3-4-1-2)…

Da parte nostra, pare che siano tutti abili e arruolati tranne il solo Sneijder (che ritroveremo solo per Inter-Roma), si va verso un turn-over minimo (infatti i più han riposato durante l’ultimo turno) visto che il Palermo con il Catania ha in comune solo la regione d’appartenenza.
Probabile formazione: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel,Chivu; Zanetti, Cambiasso, Motta; Stankovic; Eto’o, Balotelli.

Note a margine:
1) prosegue il divertente teatrino con Balotelli, dopo i problemi “generassionali” abbiamo visto prima un Mario che esce dagli allenamenti con una “macchinina” (cit.) e lo fa notare (“non è mica una Ferrari” – vero, tra l’altro, risulta che il ragazzo abbia una Bentley…) ed oggi un Mou più accondiscendente “sabato avrà fatto quel che doveva fare dopo la partita, domenica si è riposato, da lunedì ha lavorato bene”… tutto nella norma quindi.
2) nel rispondere al settantenne già citato nel concorso di cui sopra, Mou ha detto che il primo giocatore con cui ha parlato una volta arrivato all’Inter è stato Stankovic, che gli ha detto di voler rimanere, e da quel giorno per lui era un giocatore su cui contare; non solo, l’allenatore indica chiaramente anche la data di questo colloquio, il 16/07, quindi qualsiasi contestazione da parte degli ultras bianconeri successiva, era una colossale perdita di tempo!
3) il nuovo presidente gobbo è Jean Claude Blanc, che risulta già in scia ai predecessori, i mitici Cobolli Gigli, ma su questo torneremo più nello specifico in futuro…

scritto da il 20 febbraio 2009 alle 0:12

La mano in faccia

Virgilio è uno della Banda Bagaj. Virgilio ha una bambina di sei anni che si chiama Alice e che insieme a tanti altri bambini porta ogni volta allo stadio. Virgilio domenica sera era a San Siro per il derby, insieme alle amiche, amici e bambini del suo Inter Club. Virgilio adesso rischia di restare cieco da un occhio per il resto dei suoi giorni.

Il fatto

BBPoco prima dell’inizio della partita, un grosso striscione esposto dalla curva rossonera ostruisce la visuale degli abbonati dell’Inter nell’anello sottostante. Qualcuno da sotto tenta di danneggiare lo striscione, e dalla curva parte un manipolo che scende nel primo anello blu per vendicare l’affronto. Per ritorsione, un gruppo di ultrà milanisti tenta di impossessarsi dello striscione della Banda Bagaj, che in occasione del derby ha trasferito i suoi iscritti -tra cui donne e bambini- in quel settore. Volano i pugni. Gli steward sono pochi e presi in contropiede: Virgilio e i suoi amici si difendono, e i milanisti non riescono a sottrarre lo striscione. Nella colluttazione Virgilio è colpito da un pugno a un occhio, ed è subito evidente che sia successo qualcosa di grave. Viene trasportato al Fatebenefratelli nel reparto Oftalmico: il pugno –probabilmente con l’ausilio di un tirapugni o di un anello- gli ha letteralmente tagliato l’occhio in due. Viene operato il giorno dopo: il nervo ottico non è stato leso, scongiurando l’asportazione dell’occhio. Ma dopo l’intervento le condizioni restano critiche, al punto che in questa fase lo staff medico non azzarda previsioni sul recupero graduale della vista.

La notizia

La stampa ha riferito il fatto limitandosi a qualche dispaccio ANSA, liquidando la faccenda quasi con un senso di fastidio: la cosa importante era il fallo di mano di Adriano. Esempio eclatante: a pagina 8 della Gazzetta Dello Sport di lunedì 16 febbraio compare un trafiletto sulle coreografie delle curve, che dedica le seguenti quattro (quattro di numero) righe finali all’incidente: “C’è stata pure una rissa tra interisti e milanisti, finita a cazzotti, proprio a causa di alcuni striscioni”. Tutto qui. A caldo, sarà anche difficile capire con chiarezza cosa sta succedendo in un settore dello stadio in subbuglio. Ma nel corso delle ore, quando il tam tam inizia a ricostruire la dinamica dei fatti e le conseguenze per Virgilio, per i media cambia poco: si va avanti con qualche comunicato che accenna a ‘incidenti’ e ‘scazzottate’ tra tifosi, sette dei quali sarebbero finiti all’ospedale, con il più grave che ha riportato la frattura del setto nasale. Ragazzate, insomma.

Poi, ieri fa la comparsa il seguente comunicato: “(ANSA)- MILANO, 18 FEB – Ha riportato gravi lesioni all’occhio uno dei tifosi interisti feriti negli scontri con gli ultras del Milan all’inizio del derby. Lo ha riferito la Digos di Milano in una conferenza stampa sugli arresti di sette supporter rossoneri. Nel complesso i feriti sono sei, tutti tifosi dell’ Inter non appartenenti a gruppi ultrà. Uno di loro ha subito la frattura del setto nasale. La polizia prosegue l’esame dei filmati delle telecamere per identificare altri partecipanti ai tafferugli”. Imbarazzo generale, misto a silenzi infastiditi. Come a dire: vabbè, succede, se la sono voluta, e adesso non andiamo avanti a menarla con queste storie tra teppisti.

In attesa degli sviluppi, non possiamo non sottolineare qualche aspetto sconcertante e vergognoso dell’intera vicenda.

1) In primis, l’assurdità del fatto in sé: un gruppo di ultras che per quattro strappi al bordo di uno striscione troppo largo decidono di ‘vendicarsi’ attaccando fisicamente un gruppo di tifosi notoriamente pacifici e benemeriti come la Banda Bagaj -tra cui donne, ragazze e bambini-, contravvenendo a ogni codice di curva, di ogni provenienza e colore;

2) Il derby a Milano è vissuto da molti anni in un’atmosfera tranquilla, senza scontri e tafferugli tra le fazioni più estreme del tifo: una ‘non belligeranza’ che ha evitato sin qui tensioni e guai, al contrario di quanto si è visto in altre città (ricordate gli appelli contro la ‘genovesizzazione’ del tifo a Milano?). Fatti come quelli del 15 febbraio possono ingenerare una reazione a catena estremamente pericolosa;

3) Il modo in cui la situazione è stata affrontata dagli steward nel settore blu è stato a dir poco imbarazzante: erano in pochi, spaesati e soprattutto non preparati a fronteggiare casi del genere. Si fa un gran parlare di violenza negli stadi e di modello inglese: bene, che i cosiddetti addetti ai lavori (giornalisti ed ‘esperti’ compresi) vadano a farsi una full immersion in Gran Bretagna a constatare preparazione e reali mansioni di polizia e soprattutto stewards. Ma che ci vadano davvero, ad Upton Park o al Den, senza accompagnatori italiani e possibilmente non tra una visita e l’altra alla sala massaggi più vicina;

4) Il modo in cui i media -e soprattutto le TV- si sono occupati frettolosamente della vicenda è stato scandaloso. Che una persona corra il rischio di non vederci più da un occhio è un particolare irrilevante,da riferire in coda e in cinque secondi di orologio. Una affermazione in diretta TV su tutte: “La colpa è dell’Inter: non si possono spostare i propri abbonati nel settore sottostante la curva del Milan in un derby”. Si rimane talmente esterrefatti da non riuscire a rispondere. Si finisce davvero col tacere dall’imbarazzo, ed è proprio quello che vogliono: il silenzio.

BB“Non so come reagirei, al pensiero che i miei bambini vedano una scena del genere allo stadio, e che magari la vittima di tutto questo possa essere loro padre. Non riesco davvero a immaginare la mia reazione”. Me lo ha detto un amico stasera. Penso alla piccola Alice e alla paura che ha provato vedendo il suo papà ridotto in quello stato, e non riesco a immaginarlo nemmeno io, che non ho figli. Mentre il pensiero e tutta la nostra solidarietà vanno a Virgilio, resta una nota di fondo molto simile alla beffa, sfogliando i titoli dei giornali di questi ultimi giorni. “La Mano Sullo Scudetto”, “La Porta In Faccia”, “La Mano E’ Pulita”. Una mano in faccia, appunto.

“Cosa resta di un bel derby?”. Resti tu in un letto d’ospedale, con la paura del giorno in cui ti leveranno le bende.

[Glezos Alberganti su La Settimana Sportiva]

[Qui il comunicato ufficiale della Banda Bagaj]

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scritto da il 10 novembre 2008 alle 18:14

Questione di stile

Premessa: sono moderatamente soddisfatto del primato temporaneo in classifica, “moderatamente” perchè a differenza degli ottusi che si sono sparati seghe nell’ultima settimana sono consapevole che conta essere primi alla fine dell’ultima partita e non solo una volta ogni 3 anni, in autunno, ma comunque non triste; per questo il post non credo sia ispirato da pessimismo, tafazzismo, o simili.
Premessa bis: non parlerò della partita di ieri dal punto di vista tecnico-tattico perchè ne ho visto solo gli highlights, e so che non bastano per capire se una squadra ha vinto, convinto o stravinto… quindi NON PARLERO’ di questo, ma di quanto avvenuto prima e “a lato”, rispetto alla partita.

Questione di stile, dicevo nel titolo…
c’è chi ce l’ha, e chi non se lo può dare. Posto che anche uno stile di merda è uno stile.
Tra chi proprio “non ce l’ha” annovero Mauro, di SKY, ieri alla ricerca di polemiche pretestuose (a cosa serve ricordare che Simoni è stato cacciato in testa alla classifica, è tutto da scoprire) dopo essere stato tra gli iniziali “affascinati” dal messia di Setubal, o Setu-ballista…
Tra gli stili invece che non apprezzo ma riconosco, almeno a livello di coerenza, metto sullo stesso piano quello dell’allenatore e quello di chi ieri lo ha contestato, beccandosi la risposta stizzita dopo il gol togli-castagne-dal-fuoco di Julio Ricardo Cruz.

Un biglietto dello stadio dà diritto ad assistere alla gara, non garantisce il risultato nè la soddisfazione per il “gioco” espresso, l’unica forma di rivalsa concessa all’acquirente è il mancato rinnovo dell’abbonamento o semplicemente il non tornare allo stadio; ciò ricordato, aggiungo però che allo stadio si può tifare “per”, ma anche esternare la propria insoddisfazione per lo spettacolo a cui si assiste, purchè nei limiti dell’ordine pubblico ed in ogni caso non impedendo ai vicini di vedere la partita.
E’ assolutamente legittimo quindi sfanculare, fischiare, stare zitti, finanche abbandonare prima lo stadio, è legittimo per gli altri tifosi considerarti un pirla, è legittimo per te considerarti superiore al loro modo di pensare… Mi sembra un esempio di coerenza però farlo PER ANNI, con qualsiasi clima, da ottavi o da primi, a prescindere dall’allenatore; significa spendere una discreta dote di tempo, soldi ed energie, chapeaux (il tono è sarcastico).

E’ altrettanto legittimo che l’allenatore si giri e faccia loro segno di tacere, anche se pagato un bordello di soldi, anche se il gol salvaculobeghelli l’ha fatto uno che aveva messo fuori rosa, anche se, in parole povere, quei tifosi avessero tutte le ragioni del mondo per contestarlo (avessero, congiuntivo, perchè appunto NON SO se ce le avessero, lo dico per ipotesi).
Ma certo non dà il buon esempio, nè aiuta il calcio italiano a fare quel salto di qualità (nei comportamenti extra-campo, non certo nella tattica…) che i suoi ammiratori gli attribuiscono estasiati, si chiamino Ordine, Jacobelli o Joe l’idraulico.

A maggior ragione non mi sembra una grande prova presentarsi in conferenza stampa pre gara col foglietto delle statistiche manipolate ad arte, e fare un confronto assurdo tra i questi primi mesi ed un’Inter totalmente diversa come qualità dell’organico, in un campionato falsato, e che veniva dal disastro tattico della stagione Cuper-Zac. Confronto che non si pone, dicevo, ma se proprio lo vuoi fare metti anche l’osannata Champions: dopo quattro giornate i punti erano 2 in più, a pari posizione e con un girone senzaltro non più facile di questo. A inizio stagione tra l’altro il confronto lo faceva spavaldo con l’anno scorso… do you remember Sampdoria-Inter?

Ecco, caro signor allenatore, faccia un po’ come crede, dal punto di vista tecnico-tattico/scelga chi vuole per giocare finchè la pagano per questo, ma potrebbe cortesemente evitare queste cadute di stile?
Sennò poi i maligni potrebbero ricordarle che nel 2004-2005 Inter-Udinese finì 3-1, guarda un po’ come sono malleabili ‘ste statistiche…

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scritto da il 14 ottobre 2008 alle 12:52

Fascisti su Marte, Mourinho sulla Luna, FIGC sulle nuvole, Brasile nella jungla

Ad un primo sguardo, il week end dedicato alle nazionali si è rivelato una palla galattica, pochi gol, poche emozioni, molta noia, ma soprattutto niente Inter. Ancora una volta dunque dobbiamo rifugiarci nella strana selva che circonda il mondo del calcio, per trovare spunti di riflessione (e se ne trovano parecchi).

Il primo animale in cui ci imbattiamo si chiama “Ultras Italia”: si muove in branchi di 50-100 esemplari, e fino a sabato non se n’era occupato alcun giornalista / esploratore calcistico. Erano tuttavia già noti all’osservatorio per la sicurezza, alla Digos, nonchè alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che da 4 anni prenota biglietti in giro per l’Europa per consentire a questa specie gli spostamenti al seguito della nazionale. Improvvisamente si è scatenato l’interesse antropologico dei media nei loro riguardi, ieri ad esempio su Antenna3 – Telelombardia il giornalista Signorelli spiegava di aver comunicato con uno di questi esemplari, ed abbiamo appreso che evidentemente soffrono di alterazione delle percezioni perchè è stata data una versione dei fatti totalmente inedita, di quelle in cui i lupi diventano agnelli.

Seguono disquisizioni socio-culturali del giorno dopo, con tanto di intervento di Fiore (europarlamentare di Forza Nuova, partito di riferimento di molti di questi animali) che ci tiene a sottolineare che non è a capo di un partito fascista, e che non “approva” la politica negli stadi. Ne prendiamo atto, ma in questo caso devo essere io a soffrire di alterazione delle percezioni… oltre a questi “ultras Italiani”. Ecco, in realtà devo parzialmente correggermi, non è una specie totalmente nuova, ma solo una nuova tappa dell’involuzione del “Tifosus Ultrasicus”, parassita delle società di calcio che attacca soprattutto beni dello Stato, oltre che causare forti nausee nelle persone normali appassionate di calcio.

Animale strettamente correlato alla vicenda è il “Mazzillius Tranquillius”, appartenente alla macro classe degli invertebrati, professione: osservatore di teste di minchia. Dal carattere mansueto, prova in realtà serio fastidio per i fischi all’inno, al punto da giustificare pertanto le reazioni “preventive” (nel senso che avvenute qualche ora prima!) degli “ultras italiani”. Non se ne conoscono gli studi intrapresi prima di giungere all’attuale occupazione, ma quando corregge un giornalista dicendo che gli animali sopracitati sono “non fascisti, di destra” si consiglia come minimo una visita combinata alla vista ed all’udito, se risultasse tutto ok, qualche buon libro di storia del ’900 glielo si può consigliare. Che pure tra i baristi ci sono persone di “destra”, ma ci metto la mano sul fuoco che nessuno qua canta Faccetta Nera, nè l’inno col braccio teso.

halle berryAltre volte i giornalisti sportivi tuttologi si presentano in forma di roditori/scavatori ciechi, tipo talpe: la notizia non c’è? nessun problema, si scava a fondo finchè non la si trova. Domenica sera sempre su Telelombosciatalgia sono stati capaci di fare più di un’ora di trasmissione sui “problemi” dello spogliatoio dell’Inter, tutto partendo dalle dichiarazioni di Ibrahimovic, la risposta di Cordoba e l’intervista del Mou in cui si domandava se deve vincere sulla Luna per avere un minimo di rispetto in Italia. Tengo a precisare che Halle Berry bardata di pelle mi ha distolto piacevolmente dalla trasmissione, conosco la durata abnorme del dibattito grazie alle pause pubblicitarie. Ieri sera altra puntata degli “scavi” per andare alla ricerca di chissà quale battaglia tra Mancini e l’Internazionale F.C., sulla base della richiesa danni fatta dal Mancio contro “il Giornale”. Mah!

Infine terminiamo questo tour stile National Geographic con la disavventura stile-jungla capitata al Brasile e denunciata da Dunga: l’avvelenamento alimentare non è una novità contro il Brasile, l’avevano già sperimentato con successo gli Argentini ad Italia ’90, altre volte i paesi Andini sono ricorsi all’altura per cercare di colmare il gap tecnico. Restano due fatti:
- in Sud America magari all’inizio delle qualificazioni una delle due “big” può anche stentare, ma sulla lunga distanza (il girone prevede 18 partite a squadra) non ce n’è.
- i Brasiliani stanno sulle palle a tutto il resto del continente (me lo raccontava un conoscente proprio Venezuelano già nel 2002), possiamo in parte capirli, queremos argentinos e tutto il resto, ma se si possono evitare questi scherzi a Maicon sarei più contento. Non potevano scegliere come bersaglio le ostie di una messa degli amici di Kakà?

Potete segnalare altri animali nei commenti, oppure arricchire questo excursus con delle immagini di quelli sopracitati.

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scritto da il 2 ottobre 2008 alle 12:43

Avanti così

Miracolo WieseE’ sorprendente paragonare a 7 giorni di distanza i commenti dei tifosi nerazzurri in giro per la strada e per il web. Solo una settimana fa, dopo le vittorie con Catania, Panathinaikos, Torino e Lecce, era tutto un fiorire di cori di ammirazione per Mourinho e per la sua Inter che “ha già ipotecato il campionato”. Sette giorni e due partite dopo, la situazione si è buffamente stravolta. Sono arrivati una sconfitta e un pareggio, d’accordo, ma la reazione del tifoso medio è stata spropositata. D’improvviso lo spumeggiante 4-3-3 è diventato un modulo improponibile, quelli che fino a 3 partite fa erano fenomeni sono diventati brocchi da cedere il prima possibile, lo spirito di squadra è stato disintegrato, il genio della panchina è un pirla da esonerare immediatamente. La solita schizofrenia del tifoso medio nerazzurro, insomma.

Calma. Vediamo un attimo come stanno veramente le cose. E partiamo da un paio di punti fermi. Primo: rispetto alla scorsa trionfale stagione abbiamo un punto in meno in campionato e un punto in più in Champions League. Dunque i numeri ci sono favorevoli. Secondo: in un periodo evidentemente poco brillante, siamo primi nel girone di Champions e davanti a tutte le dirette avversarie in campionato. Terzo: al di là dei numeri, fra alti e bassi nessuna delle nostre avversarie ha fatto globalmente meglio di noi. Quarto: abbiamo un nuovo allenatore, un nuovo sistema di gioco e nuove tecniche di allenamento che, inevitabilmente, hanno bisogno di un po’ di tempo per essere assimilate. Chi a luglio pensava il contrario era un illuso. Per quanto riguarda la partita di ieri sera, poi, si aggiunge anche un Quinto: sul fatto che abbiamo giocato meglio del Werder non c’è neanche da discutere, e ogni paragone col derby è assolutamente privo di ogni fondamento.

Veniamo alla partita di ieri, dunque. Le note negative, inutile negarlo, ci sono. Innanzitutto per l’ennesima volta abbiamo visto una squadra incapace di chiudere l’incontro quando invece sembra averne tutte le possibilità: non solo nelle palle-gol di Stankovic e Balotelli, ma in una supremazia territoriale pressochè totale che non lasciava spazio a fantasie di rimonta del Werder. E’ una squadra che però va ancora troppo a sprazzi, con una manovra offensiva che sembra affidarsi più alla giocata dei singoli e alla loro capacità di saltare l’uomo che non ad una manovra ben ragionata. Fisicamente, inoltre, sembrano esserci lacune importanti: vedere un finale di partita con la squadra spezzata in due -cinque dietro e cinque avanti- non è stato certo edificante. E poi c’è la difesa, che prende l’ennesimo gol-fotocopia: cross dal fondo e attaccante lasciato libero di colpire. Come Plasmati, come Abbruscato, come Ronaldinho. Stavolta le responsabilità maggiori sono di Julio Cesar, ma la storia si ripete troppo spesso per essere archiviata come “errore individuale”.

Sull’altro piatto della bilancia, però, vanno messe le note positive. E ce ne sono, almeno in questa partita. Se nel derby eravamo stati messi indubbiamente in difficoltà, infatti, ieri la partita l’abbiamo fatta noi. Dominando il gioco dal trentesimo secondo (spettacolare acrobazia di Adriano) a trenta secondi dalla fine (ingenuo fallo di Muntari) non abbiamo lasciato spazi al Werder che si è affacciato dalle parti di Julio Cesar solo allo scadere del primo tempo con Pizarro che -anticipato- vedeva sbattere la palla sul palo. Poi l’azione del gol e allo scadere la punizione di Naldo: il Werder è stato tutto qui. E non è poco, per una squadra che fa del gioco d’attacco la sua arma e che aveva segnato 10 gol nelle due partite precedenti. I tre attaccanti, come detto, non si cercano tanto. E’ altrettanto vero però che i movimenti sembrano ormai perfettamente rodati, con cambi di posizione rapidissimi fra tutti e tre che creano un effetto centrifuga a tratti devastante per le difese avversarie che, private di ogni punto di riferimento, finiscono per lasciare praterie a disposizione dei centrocampisti e di Maicon. A questo si aggiunge un centrocampo che, fino a quando ha retto fisicamente, non ha patito per niente l’inferiorità numerica.

Insomma, fra Werder e Milan c’è un solco notevole. E, come detto a fine partita dal capitano, l’impressione è quella di essere su un’ottima strada che dovrà inevitabilmente portare a dei risultati. Checchè ne dicano piangina e disfattisti che, evidentemente, ancora rimpiangono le domeniche pomeriggio passate a leggere i libri di Severgnini mentre gli altri si giocavano lo scudetto. Poi, mentre noi ci lamentiamo, la Roma perde con il Cluj e la Juventus viene messa sotto dal Bate Borisov. Certo, quel Milan che accede trionfalmente al girone di Coppa UEFA eliminando il temibile Zurigo non può non far paura…

Piccola postilla sui fischi: dalla televisione si sentono solo le reazioni del primo rosso. E quelli del primo rosso, si sa, son dei pirla.

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