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scritto da Fonz77 il 30 ottobre 2009 alle 0:57
Mario Balotelli. Questa vittoria porta la sua firma marchiata a fuoco, con acciaio al calor rosso. Tutte le azioni passano da lui. Riceve palloni nelle situazioni più impossibili e li addomestica con dei tocchi di pura magia. SuperMario oggi era in serata strepitosa, virtualmente immarcabile. Vero protagonista della partita. Regia, Montaggio e Recitazione. Tutta farina del suo sacco.
Si procura il rigore del primo vantaggio facendo l’otto intorno ai difensori del Palermo, neanche fossero i birilli della prova per il patentino dello scooter. Vorrebbe tirare il rigore e si allontana stizzito quando il Capitano lo porta via prendendolo per mano, il primo rigorista è Eto’o (scusaci Mario, avresti anche ragione, ma le regole sono regole e ci ricordiamo ancora cosa succede quando si infrangono… come dici? Tu non tiri come Materazzi? Obiettivamente è un punto a tuo favore!).
Subito pace tra le punte nerazzurre, grazie all’azione diplomatica di Capitan Zanetti e del maestoso Deki, ed ecco così regalato anche il siparietto “volemosse bbene”. Poi dicono che lo Stadio non è più un posto per famiglie! Mario, dillo ad Abete che ti deve una birra.
Di nuovo da solo contro tre nell’occasione del raddoppio. Sovrasta tutti i difensori e insacca sul primo palo, andandosi a prendere l’ovazione di San Siro che non aspettava altro.
Da vero rapinatore il suo secondo goal, va a ribadire in porta un colpo di testa del Cuchu. Probabilmente sarebbe finito in porta lo stesso, Sirigu sembrava troppo in ritardo per poter recuperare, ma va bene così. Per quello che ha fatto in campo è ancora a credito.
Infine ancora protagonista sul goal del 4-0. Lanciato da solo verso l’area si porta sul fondo trascinandosi dietro i due centrali del Palermo. Difende palla si gira e la appoggia per Eto’o, che non deve fare altro che calare il poker sul piatto.
Quando all’inizio del scondo tempo accusa un malore ed è costretto a uscire la differenza si nota subito. Passa un minuto e il Palermo accorcia le distanze. Il nostro ritmo cala, la concentrazione dei nostri pure. Difficile mantenerla quando chiudi il primo tempo con 4 reti di scarto sull’avversario. La manovra rallenta e diventa prevedibile, il Palermo prende coraggio e gli svarioni di Cordoba e del Bambino, in coabitazione con Muntari mettono a dura prova le nostre coronarie.
La temperatura scende, il Severgnini Inter Club inizia a mugugnare alle nostre spalle. La febbre del mio vicino di posto sembra aumentare, cerco di tranquillizzarlo, ma io stesso ho dimenticato la sciarpetta a casa e non ho molto conforto da offrire. Non sento ancora il tragico odore della beffa, ma confesso di aver lanciato un paio di occhiate all’orologio.
Si fa male anche Eto’o, però ritroviamo il Principe Milito e Thiago Motta. Sono al rientro e si vede, manca la velocità e un po’ di lucidità, ma c’è la classe a sopperire. Motta inizia ad amministrare il possesso palla a centrocampo, mandando fuori giri i giocatori del Palermo.
Maicon, fà il Maicon e manda in goal il Principe che battezza nel modo migliore il suo ritorno.
Potremmo dirne tante ancora su questa emozionante partita: potremmo parlare dello strepitoso momento di Deki che anche oggi ha giocato in modo esemplare.
Potremmo compiacerci della potenza di un Maicon che a tratti continua ad essere irritante, talvolta lento a rientrare o svogliato nell’alimentare l’azione certo, ma che quando scala di marcia e affonda sul gas, non ce n’è proprio per nessuno. Semplicemente immenso.
Potremmo, appunto, ma scusate questa sera è tutta per lui. Mario Balotelli.
Segna e fa segnare. Terrorizza gli avversari. Incanta i tifosi con numeri di pura magia.
Per caso vi ricorda qualcuno?
scritto da Mr Sarasa il 19 ottobre 2009 alle 0:15
24 ore dopo, a mente fredda, possiamo dirlo: è stata una grande serata, quella del Marassi.
Non per il primo posto in solitaria, con Sampdoria staccata di 2 punti e Fiorentina e Juventus di 4, ma per alcune impressioni che si sono viste confermate in questi due giorni:
- la possibilità di applicare differenti assetti tattici, a seconda degli uomini a disposizione, il classico”di necessità virtù”; ieri è toccato al 4-5-1 o 4-3-2-1 come piace ai più sofisticati, un modulo che già in passato ci aveva dato qualche soddisfazione ma che raramente aveva visto come interpreti contemporaneamente in campo gente che si intendesse così velocemente come ieri sera.
- Sneijder: il gioiello della campagna acquisti, più di Milito ed Eto’o, perchè è uno che mette in condizione di segnare, facile facile, persino un Vieirà d’annata, perchè ha praticamente le chiavi del centrocampo, nessun pallone dato a lui è perso, detta i tempi di ogni manovra… e, scusate se è poco, di ciò beneficia pure chi non è esattamente un fulmine di guerra, cioè Zanetti e Muntari, che vengono sgravati da qualsiasi compito di “costruzione” potendosi esprimere al meglio sul loro campo, quello della fisicità (da cui tra l’altro nascono due gol)!
- La mentalità: fatto il primo gol, si cerca con ordine il secondo, poi il terzo… e quando c’è un pallone vagante, qualcuno prova a trasformarlo in un’azione pericolosa comunque; e l’attaccante torna, copre, riparte, che si chiami Balotelli o Eto’o è così che vuole Mou, e così rendono al meglio… mai più “palla a tizio e ci pensa lui”, e se non proprio “mai”, almeno per un bel po’; è giusto citare, perchè sennò poi sembra tutto scontato, il carattere di giocatori come Stankovic, che non si tira mai indietro dal provare qualche “tiro ignorante” di galandiana memoria… cito lui per l’intera “vecchia guardia”, quella che ha vinto anche il primo scudetto, il più bello, perchè da un contributo in termini di carica che fa la differenza tra un gruppo di spocchiosi senza prospettive ed un gruppo vincente.
- Lo stato di salute delle altre squadre di vertice: la Sampdoria oggi scontava la Cassanite all’Olimpico (intesa come sindrome non scientificamente spiegata che impedisce all’attaccante barese di rendere al meglio in quello stadio da circa 4 anni) contro una buona Lazio ma soprattutto dovrà fare a meno a Pazzini per un mesetto, i gobbi continuano a perdersi in troppe dichiarazioni che puntualmente disattendono per vari motivi, dagli acciacchi muscolari all’inesperienza di Ferrara, la Fiorentina è un buon progetto con delle ottime individualità… da circa 5 anni; altre squadre credibili non ne ho viste, nella parte alta della classifica, e nemmeno nel posticipo di stasera… Preghierina della sera: Libera nos a Burdisso, definitivamente…
- Le prospettive future: a questa squadra, che ha dato 5 gol al Genoa a Marassi (segnare, please, che voglio vedere quanti sapranno fare altrettanto o semplicemente vincere), presto andranno riaggiunti in rigoroso ordine temporale Eto’o (a cui vanno i complimenti per essere in lizza per le primissime posizioni del Pallone d’Oro, anche se lo vincerà Messi), Motta e Milito; non so voi, ma a me non pare la stessa cosa che dire “eh, ma abbiamo recuperato Sissoko (quello coi denti a posto)” o “aspettiamo Del Piero” .. soprattutto se, mentre li aspetti entrare, dalla porta girevole dell’infermeria ti accorgi che stanno per darsi il cambio con un certo portiere…
Ma questa è un’altra storia, come pure le grottesche prime pagine di Tuttosport ed i bizzarri propositi dell’espero di governance Luciano Moggi: “Parteciperò alla prossima assemblea degli azionisti della juve, voglio capire perchè non si sono difesi da calciopoli; posso farlo perchè anch’io possiedo delle azioni della società”.
Certo, la maggior parte di quelle azioni le possiede come parziale compenso per esserne stato un alto dirigente, protagonista di calciopoli… era un po’ difficile che l’assemblea che lo confermava anno dopo anno difendesse la società o almeno il suo buon nome (vabbè…si fa per dire) dalle sue malefatte.
Se la cosa non mi facesse profondamente schifo, comprerei anch’io qualche azione della vecchia megera, per andare all’assemblea, intervenire e domandare alla nuova dirigenza come mai non fosse partita una bella azione di responsabilità per danni alla cosidetta “triade”.. magari l’han già spiegato, magari la risposta la intuiamo tutti, ma se vale tutto uno si adegua…
P.S.: non ho seguito la Formula 1 quest’anno, ne sono strafelice perchè di campionati con le regole che valevano un tot al kilo ne ho già seguiti troppi nel calcio, però complimenti a Jenson Button, neo campione del mondo.
Intendiamoci, è probabilmente il più scarso dai tempi di… boh, non seguivo ancora quello sport, però per il solo fatto che abbia vinto nell’anno in cui Briatore lo aveva definito “un paracarro”, per poi essere mollato lui sul ciglio della strada dalla compagnia di mattacchioni che governa la Formula 1, mi è molto simpatttico.
scritto da ex-collaboratori il 1 novembre 2008 alle 10:31
La trasferta di Reggio Calabria dello scorso anno mise la parola fine all’esperienza di Adriano all’Inter, almeno sotto l’egida di Roberto Mancini. Un pallone appena sfiorato su punizione di Figo, con la successiva sostituzione e la sfuriata a fare da contorno a una partita maschia e complicata.
Proprio quella Inter di Mancini stava già attuando un robusto turnover, limitato solo dagli infortuni, che nel tempo sarebbero aumentati, costringendo la squadra a una lunga resistenza in primavera. Escluso Adriano, le cose oggi sono diverse: Mourinho ha una rosa lunga, tanti infortunati, ma fa poche scelte. Che questo sia un tratto distintivo dello Special One lo sapevano tutti, presumibilmente anche Branca e Moratti, che come prima richiesta non hanno avuto quella di comprare Lampard, ma di sfoltire la rosa (concetto espresso più volte, anche a riguardo della disciplina). Tuttavia, gli incontri ravvicinati nel tempo non consentono altre dilazioni: dobbiamo fare turnover, perché la poca brillantezza di Ibrahimovic, Zanetti e Maicon è apparsa evidente a chi ha l’occhio clinico, per queste cose.
Che Mourinho sia del nostro avviso non è scontato, anche se qualcosa ha fatto trapelare nel corso della conferenza stampa di ieri. Vieira è al rientro dal primo minuto, mentre Cambiasso verrà impiegato martedì, se tutto va bene. Diversa è la situazione dell’attacco, dove gli esclusi Cruz e Adriano, soprattutto il secondo, faticheranno parecchio a trovare spazio. In compenso tra oggi e martedì è quasi scontato che vengano impiegati tutti: Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Crespo e Balotelli. Obinna può essere la carta per stasera, ma non ne sarei tanto sicuro. Per la difesa Mourinho ha ribadito che guarda alla qualità e che si sente rassicurato dai recuperi di Materazzi e Samuel, ancora parcheggiati. Cordoba e Burdisso partiranno centrali, Chivu a sinistra, con Maxwell impiegato in Champions (una soluzione che non mi soddisfa per niente!). A centrocampo le scelte sono obbligate: Dacourt non è stato convocato, perciò saranno Zanetti, Stankovic e Vieira a spartirsi i compiti. Con i primi due apparsi davvero sfasati nelle ultime uscite.
C’è comunque una sola esigenza, che ci riporta alla ruvida vittoria di un anno fa: conta vincere e portar via tre punti, sperando che il tempo faccia assorbire le incomprensioni con Cruz (che per un anno è utile alla causa) e il modulo dell’allenatore. Il suo credo l’ha ribadito ieri: i giocatori devono applicarsi. Per Mourinho conta questo e dobbiamo provare a seguirlo.
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scritto da ex-collaboratori il 29 ottobre 2008 alle 23:16
Dopo questo pareggio di Firenze scivoliamo dietro il Milan in classifica, che di dritto o di rovescio ha vinto la sua partita col Siena. L’Inter invece deve ritenersi ampiamente fortunata se ha chiuso con la porta inviolata, e non tanto per il possibile rigore negato su Pazzini (ma l’arbitro ha ignorato due gomitate contro Cordoba e Burdisso), quanto per il numero di cross concessi dalle fasce.
E questo dato, in controtendenza rispetto al numero di calci d’angolo concessi, la dice tutta sul reale momento della squadra. Difendiamo bene, anche con ordine, ma siamo comunque troppo leziosi. In più non sviluppiamo un autentico gioco di rimessa. Ma quello che manca attualmente è il gioco offensivo.
In particolare, come anticipato nei commenti, non riusciamo a portare nella tre quarti avversaria quei 5 o 6 uomini necessari per fare una manovra avvolgente. Quando l’abbiamo fatto abbiamo sprecato la più grossa occasione da gol, nella ripresa: Mancini ha spedito alto dopo un cross in mezzo di Maicon. Ma l’azione era partita da Maxwell.
La squadra è ossessivamente lunga, confusa, non gioca di prima e sullo stretto. In poche parole: non copre il campo e dunque non sale, lasciando fatalmente isolate le punte. Non porta la palla avanti con tocchi avanti e indietro, che consentirebbero ai terzini di farsi raddoppiare e salire in tranquillità, offrendo delle opzioni offensive attualmente sconosciute.
L’insistenza di Mourinho sul modulo a una punta, tra l’altro notoriamente poco ficcante, non fa altro che peggiorare la situazione. Così aumenta la sensazione di avere reparti slegati, ed è un peccato, perché l’abnegazione, da Obinna a Burdisso, da Ibrahimovic a Stankovic non manca. Il rischio è quello di far correre inutilmente la squadra a vuoto, sfiancandola in lunghi scatti in avanti, gestiti da difensori che non brillano per intelligenza calcistica.
Quando sono entrati Vieira e Crespo c’è stato un miglioramento dovuto alla maggior copertura del centrocampo. Nel caso contrario, la squadra rimaneva troppo scoperta sulle fasce, non concedendo calci d’angolo, ma cross puliti. La situazione si è ripetuta con l’ingresso di Quaresma e il tentativo di approfittare della stanchezza dei Viola, che avevano assenze pesanti. Considerando che abbiamo incontrato una squadra che gioca ed è in forma potremmo dirci mezzo soddisfatti. Ma non possiamo. Proprio a Firenze abbiamo visto giocare l’Inter in modo spettacolare, con Chivu a centrocampo e Jimenez in cabina di regia… quindi serve un momento di assoluta chiarezza.
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scritto da Mr Sarasa il 29 ottobre 2008 alle 12:58
Un uomo distante anni luce non solo dallo sbruffone che non era un pirla alla presentazione, ma anche dal nevrotico che domenica ha sparato alzo-zero su tre giocatori, ecco l’impressione che mi ha fatto J.M. nella conferenza stampa i ieri. Quasi che qualcuno in società gli avesse fatto capire che era sulla strada sbagliata, e lo avesse consigliato di usare altri toni ed un altro linguaggio…
In ogni caso l’esclusione di Julio Ricardo Cruz c’è e resta come un macigno (dell’altro non parlo perchè per me è un ex-giocatore da vendere anche al robivecchi, purchè se lo porti via insieme al contorno di puttane, papponi e tossici) sulla fin qua breve storia dell‘uomo delle caramelle all’Inter. Per fortuna il Jardinero ha un tale credito di fiducia nei tifosi e nella società da non abbattersi facilmente, soprattutto se allo special no-one passano in fretta le mestruazioni (cit.) e lo reintegra già da giovedì.
Ma adesso le chiacchere stanno a zero, ci sono 90 minuti di fuoco in casa di una Fiorentina motivatissima, che vive (a torto) come un’ingiustizia la sacrosanta squalifica di Gilardino. 90 minuti in cui il cocco dell’allenatore dovrà dimostrare di essere un giocatore da Inter, se Mourinho continuerà a schierarlo titolare, ed Ibra provare ad immedesimarsi nel ruolo che sarebbe di altri, cioè la prima punta… a scanso di equivoci, se dovesse essere chiamato dalla panchina superMario, sarà un’occasione da non sciupare: e per favore, se ti dice di fare anche il difensore centrale stavolta dagli retta, si coprirà lui di ridicolo ma almeno non avrà scuse per romperti le palle!
Sulla carta, il centrocampo è in emergenza, speriamo di non sentire troppo l’assenza di Cambiasso e Stankovic, alla peggio si potrebbe provare Chivu regista basso, anche se questo vorrebbe dire affidarsi a Burdisso dietro (ma che fine ha fatto Samuel?).
Chiusura semi seria: il titolo di questo post è stato preso in prestito dal Ruttosporc, potevo usare anche un “mourinho via”, ma me lo tengo eventualmente per altre occasioni.
Più per scaramanzia, diciamo. ;-)
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scritto da Nk³ il 24 ottobre 2008 alle 10:27
Toldo 6,5 - Pronti via, si scalda le mani con una punizione di Dellas. Poi ordinaria amministrazione, ma la difesa con lui alle spalle è tranquilla. Regala un brivido con un’uscita spericolata su Hawar. Comunque, nonostante le 37 primavere, Toldone c’è.
Maicon 7 - Non finisce mai di sorprendere. L’assist per Adriano è un incredibile mix di sapienza tattica e capacità tecnica. Altri terzini in passato sono stati così determinanti, ma loro perdevano tempo a dribblare gli avversari. Lui li travolge.
Cordoba 6 – Solita tranquillità in difesa, dove non patisce minimamente i 30 centimetri di differenza con Sosin. Con Mourinho per la prima volta in carriera intravede la linea di centrocampo e, quando può, non disdegna di scavalcarla.
Chivu 6 – Serata tranquilla. Gli attaccanti ciprioti non creano ansie, e lui non si complica la vita. Ottima la gestione della linea difensiva.
Zanetti 6,5 – Non inizia bene, poi esce alla distanza. Dopo più di 600 partite sempre sugli stessi livelli iniziano a mancare le parole.
Cambiasso 6,5 - E’ un piacere vederlo giocare. I ciprioti difficilmente arrivano dalle sue parti, e ancora più difficilmente lo superano. L’infortunio fa preoccupare molti, ma non dovrebbe essere niente di grave.
Stankovic 6,5 - Su alti livelli per tutta la partita, a differenza di Roma. Ordinato in fase difensiva, veloce nel far girare la palla, perfettamente sincronizzato con i movimenti di Muntari. Ottimi segnali.
Muntari 6,5 – Mezzala, mezzapunta, mezzo centrocampista e mezzo esterno: in totale fa due. Se questi sono i livelli ai quali dobbiamo abituarci, il futuro non è niente male.
Mancini 5,5 – Di stima. E’ un corpo estraneo: zero cross, zero spunti, zero pericoli, inesistente il feeling con Ibrahimovic visto nelle prime partite. Sbaglia un aggancio solo davanti al portiere. Su punizioni e calci d’angolo meglio stendere un pietosissimo velo.
Adriano 6,5 - Arruffone quando non ha lo spazio per partire palla al piede, ma quando lo trova lascia intravedere sprazzi dell’Adriano che fu. Impreciso alla conclusione, perfetto senza palla (chi l’avrebbe mai detto?). La torsione sul gol è roba da palati finissimi. Dicono di lui: “Alla sua età e con il suo fisico, se dorme e beve acqua può fare grandi cose”. 18 gol in Champions, mai nessuno come lui.
Ibrahimovic 7 - Un’iradiddio. La palla fra i suoi piedi è come in cassafore, fa sempre la cosa migliore e la fa con una classe da stropicciarsi gli occhi. Imperdonabile l’errore a tu per tu con Beqaj, ma se fa una stagione intera così…chissà.
Quaresma 6+ - Stavolta entra di più nel vivo del gioco. La trivela non manca mai e sbaglia uno stop solo davanti al portiere, come Mancini. Di più, rispetto al brasiliano, mette dentro un paio di cross e batte decentemente un calcio d’angolo.
Cruz sv – Pochi minuti, spedisce fuori di un niente la palla che potrebbe chiudere la partita. Tatticamente perfetto, come al solito.
Burdisso sv - Non giocava a centrocampo da Valencia, ma quello di mercoledì era un ruolo diverso. Semplice e pulito, cerca di mettersi in evidenza il meno possibile.
Mourinho 7 – Tiene alta la concentrazione con 8/11 della squadra di domenica, e non era facile. L’Inter sa quello che deve fare e lo fa dal primo all’ultimo minuto, con pochissime pause. Toldo titolare, dicono, è una delle classiche mosse con cui tiene in pugno lo spogliatoio e si fa amare dai giocatori. Avanti così.
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scritto da Mr Sarasa il 21 ottobre 2008 alle 14:40
Commentata l’ottima intervista di Deki nei commenti al post precedente, che altre parole non servono, mi voglio soffermare sulle ultime news che provengono dalla famiglia (allargata) Mancini, quella che gli interisti non ingrati guardano ancora con affetto e riconoscenza ma che pesa tuttora sul bilancio della società fino al 2011.
Dopo aver respinto l’arrivo immaginario di Stankovic quest’estate, mi aspetto nuove raccolte firme “mulini a vento – style” da parte degli orfani di Moggi per prevenire l’altrettanto improbabile affidamento della Giuve al Mancio o al suo braccio destro Mihajilovic.
Un’ipotesi che persino il direttore di Juve Channel, Rossi, ha definito ieri sera “grottesca”, scatenando le ire del cazzaro Giulio Mola a Lunedì di Rigore; l’aspetto più grottesco della vicenda è che, nel presentarla, il cazzaro stesso aveva parlato di voci non confermate, visto che il Mancio è in Inghilterra per migliorare l’inglese (ufficialmente, altri rumors parlano di contatti con Arsenal al posto di un Wenger pronto a sostituire Domenech o il ritorno di fiamma del Manchester City), aggiungendo però che in caso di chiamata dalla giuve, il Mancio accetterebbe di corsa. E pazienza se da 6 Milioni passerebbe a meno di uno, secondo Mola-tov! Per altri fenomeni da circo presenti in studio il Mancio comunque verrebbe pagato prima forfettariamente da Moratti per chiudere il rapporto. Ma per favore!
Poi nuova telefonata di Sinisa, però Ravezzani deve aver fatto male i suoi calcoli se sperava di aizzare il serbo contro l’Inter, anzi, stavolta sono uscite solo parole di riconoscenza “io devo solo ringraziare l’Inter e Mancini se mi hanno preso a 35 anni e per due anni ho giocato e per altri due sono stato vice-allenatore; senza quei due anni oggi non riceverei nessuna proposta”; per la cronaca, ha pure lui smentito qualsiasi contatto con la Giuve (“non ho l’esperienza adeguata, ho fatto solo il vice per due anni”), non di aver ricevuto altre proposte (leggere tra le righe: Bologna, Torino, Samp); il conduttore prova a metterlo contro Mourinho tornando addirittura alle dichiarazioni dopo la prima partita di campionato, ma niente da fare, quindi desiste e tronca il siparietto tra Sinisa e Becca sulle punizioni. Evidentemente la telefonata era a carico della sua rete.
In definitiva, mentre stasera Raniero friggerà sulla panchina dell’Olimpico, mentre Blanc (quello che di calcio non capisce nulla, non il nostro ex) friggerà sulla poltroncina pensando ad un buen retiro nelle campagne della Provenza, possiamo essere certi che nè Cobollo, nè Gigli, nè gli altri del c.d.a. hanno una benchè minima idea di come/quando/se sostituire il settantenne.
Inutile dire che io “tifo” per un bel periodo ponte affidato ad un (ex) membro del cda. Perchè se è vero che “ancora non è arrivato il LORO Tardelli” (cit. da NK), potrebbe bastarci anche il “modello” originale…
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scritto da Nk³ il 21 ottobre 2008 alle 0:57
Julio Cesar 7 - Le sue pagelle sono sempre una piacevole ripetizione: subisce pochi tiri ma è sempre impeccabile. Inizia con una spettacolare parata su Riise dopo 3 minuti, poi un miracolo su Cicinho e una grande risposta a Aquilani sul 2-0, infine chiude la porta ancora a Riise su punizione. Caricandosi come se avesse parato un rigore decisivo. C’è la sua firma, anche in un 4-0.
Maicon 7,5 - Quello dei terzini è spesso un ruolo marginale, ma quando chi lo occupa appare così decisivo si capisce che si ha a che fare con un fenomeno. Al solito colossale apporto aggiunge un errore che poteva chiudere la partita dopo un quarto d’ora e il palo nell’azione del possibile pokerissimo. Immenso.
Cordoba 6,5 – Guidato da Chivu, non sbaglia praticamente niente e grazie alla sua velocità sa farsi trovare sempre nel posto giusto al momento giusto. Sua la palla per l’1-0 di Ibra, suo un insospettabile tiro da fuori nel secondo tempo. I critici sono sempre numerosi, ma cambiano gli allenatori e lui è sempre lì. Un motivo ci sarà.
Chivu 6,5 - Impeccabile. Ferma Totti e guida i compagni di reparto come se avesse sempre ricoperto quel ruolo. Da ovazione la tranquillità con cui resta alto mandando in fuorigioco Perrotta sull’azione del possibile 1-1. Prende un giallo che non capisce nessuno.
Zanetti 6,5 - Si vede pochissimo, ma sappiamo per esperienza che questo è il segno che le cose vanno bene. Le sue caratteristiche non gli permettono di spingersi in attacco con efficacia, ma Taddei deve aspettare il 90′ per scoprire che in campo c’è anche un pallone.
Cambiasso 7 - Sovrasta Perrotta, copre su Totti, guida il centrocampo con intelligenza e precisione sublimi. Il tutto al rientro da Santiago del Cile, mentre altri non erano al meglio perchè stanchi del viaggio Lecce-Roma. Un centrocampista arretrato così possono vantarlo in pochissimi. Teniamocelo stretto, in quello che è il suo ruolo.
Muntari 7 - Risponde a tutti quelli che non capivano come potesse essere un’alternativa a Lampard. Perfetto in interdizione, continuo e preciso negli inserimenti, serve l’assist a Ibrahimovic per il 2-0. Sbaglia qualcosa in impostazione e nelle conclusioni a rete, ma se continua così sono dettagli. Per annichilire la Roma bastano lui e i suoi due compagni di reparto.
Stankovic 6,5 - Finalmente una sufficienza piena e fuori discussione per il Drago, dopo più di un anno di tormenti. Come dice Mourinho, una partita è troppo poco per esaltarsi…ma già da qualche tempo la strada imboccata sembra quella di una decisa risalita. Ordinato nel primo tempo, devastante nei decisivi 10 minuti iniziali del secondo. Alla faccia di chi lo voleva “uomo contro”, rischia di diventare titolare nel centrocampo ideale del tecnico portoghese.
Quaresma 6 - In lento ma costante miglioramento, copre ordinatamente dietro e si propone in avanti incaponendosi, a volte, alla ricerca di un gol che gli servirebbe come il pane. Gioca forse la sua migliore partita in nerazzurro e lancia splendidamente Obinna nell’azione del 4-0, ma lui è capace di ben altro. E deve riuscire a dimostrarlo.
Obinna 6,5 – Gioca titolare perchè c’è bisogno di disciplina e ordine tattico. Chiedere una cosa del genere a un attaccante nigeriano che fa le capriole sembra una bestemmia, invece lui se la sbriga bene. Qualche errore di troppo nel primo tempo, ma tutto sommato fa quello che gli si chiede. Coronando il tutto con il gol che dà il via all’allenamento.
Ibrahimovic 8,5 - Devastante. Pronti via, sfrutta un errore della premiata ditta Cicinho-Doni per chiarire l’andazzo che prenderà la serata. Poi dismette i panni della prima punta per iniziare il ballo degli attaccanti ormai tipico del tridente nerazzurro, salvo rivestirli con un movimento perfetto quando si tratta di spegnere i sogni di gloria giallorossi. Gioca la tredicesima partita consecutiva con una efficacia e una continuità che non si erano mai viste nella sua carriera. Merito di Mourinho, merito del nuovo ruolo, merito di una maturazione che speriamo possa essere definitiva. Esce per una botta alla gamba, ma non dovrebbe essere niente di grave.
Mancini sv – 25 minuti quando la partita non ha più niente da dire. Prova a mettersi in mostra, ma forse il risultato gli toglie più di un problema.
Dacourt sv - Fondamentale nel lavoro svolto in settimana al posto di Cambiasso, si prende la prima presenza come premio alla professionalità dimostrata in questi tempi per lui non certo felici. Gli avrà fatto piacere la valanga di complimenti ricevuta da Mourinho in ogni intervista.
Cruz sv – 10 minuti per cercare di graffiare la partita con un destro al volo che, nel cuore di tutti, avrebbe meritato miglior fortuna.
Mourinho 8 – Bissa il primo tempo di Supercoppa e lo estende per 80 minuti, senza voler considerare il garbage time finale. Questa è la sua Inter: difesa alta, esterni ordinati, centrocampo dinamico e propositivo. Concentrazione, rapidità e ripartenze. Resta il dubbio che possa funzionare bene in trasferta a Roma e meno bene a Milano contro il Lecce, ma il tutto è funzionale a ben altri progetti. Ora deve dare continuità a questo gioco, con la coscienza che se si esprime a questi livellli l’Inter resta irraggiungibile per tutti in Italia. E per molti in Europa.
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scritto da Mr Sarasa il 20 ottobre 2008 alle 9:24
L’Inter ieri sera non ha vinto il campionato, ma non ha neppure vinto “solo una partita”: ha mandato dei precisi messaggi alle altre squadre, e – guarda un po’ – sono molto simili a quelli mandati nello stesso periodo degli anni scorsi dopo le sfide con la Roma.
1. Si parte dalla cosa più ovvia, dopo un 4- 0: l’inter nel corso di una partita può andare in gol con quasi ogni giocatore, un po’ come avvenuto nella trionfale stagione dei record in cui a fine anno lo score era di 17 marcatori diversi.
2. Solidità difensiva: l’Acchiappasogni è in stato di grazia, quando viene interpellato, Chivu – Cordoba sono dei centrali che ci invidia tutta la serie A, sulle fasce non si vedono più certe amnesie e Cambiasso vertice basso riesce a trasformare velocemente le azioni avversarie interrotte (da un Muntari in stato di grazia) in nuove trame.
3. La mentalità della squadra: dopo il gol, si cerca il successivo, non di addormentare la gara; se sul 4-0 esce Ibra, stiamo tranquilli che non entrerà mai un “deceglie”, ma Cruz o un altro attaccante; sembrano banalità ad alcuni, sbruffonaggini ad altri, per me sono mosse logiche, se non vuoi ridare fiato agli avversari; senza contare l’effetto “pubblicità preventiva” verso i prossimi avversari.
4. La versatilità dei giocatori: il capitano continuna a dare saggi di onnischierabilità, ormai gli manca da giocare solo centrale difensivo, attaccante e portiere.. Cambiasso torna a centrocampo dopo l’emergenza-difesa, Chivu può fare degnamente il centrale ed il terzino… insomma, tutto normale, per noi.
Accanto ai messaggi “collettivi” però, ieri sera sono state spedite quattro cartoline più specifiche, una per gol:
1. “Ciao Ronaldinhi, foche monache, e zarate-kid, i gol della madonna stanno di casa da noi”.
2. “Cari detrattori di Matrix: lui una vaccata come quella di Loria non la fa da mo’, quindi pensateci prima di volerlo imbarcare a destra e a manca”.
3. A quelli che “la tallonite è incurabile, Stankovic è finito, Stankovic partirà di sicuro perchè uomo del Mancio… e si potrebbe continuare”. Adesso zitti tutti.
4. Il quarto gol, invece, ha due destinatari: JerryBauscia, che da subito ha puntato sull’esterno nigeriano, e Quaresma. Perchè o impara ad usare i piedi, oppure l’ala forte ce l’abbiamo già, non si possono azzeccare due passaggi giusti in tutta la partita (ma rimarranno più impressi gli angoli inguardabili e la trivela che potrebbe trovare ampi spazi nel suo didietro) e poi uscire con la faccia dei bambini che non hanno trovato il regalo sotto l’albero
P.S.: Siparietto all’uscita del locale, protagonisti un gobbo (con morosa figa), L********z (non possiamo dire il nome completo o rischia il posto), Dagola, io ed altri due bauscia:
Gobbo (guardando lo schermo dove c’è Mourinho): “ma almeno questo ne capisce di calcio…” il malcapitato inizia a sfogare tutta la delusione repressa degli ultimi tre anni, arrampicandosi sugli specchi e facendo casino a ripetizione sulle sentenze dei farmaci, di calciopoli… insomma, il classico repertorio da troll internetiano. Si ritira senza rispondere alla domanda di L********z. “Ma con quelle SIM che ci dovevano fare?” Non-risposta: “mah, boh, non lo so, bisogna dimostrare, insomma, tu mi sembri sicuro di quell’uso”. Eh già, a quale altro uso potevano essere destinate, forse i messaggi gratis?
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scritto da ex-collaboratori il 19 ottobre 2008 alle 23:04
La strabiliante vittoria odierna all’Olimpico ha detto, a mio parere, cinque cose fondamentali sull’Inter di Mourinho, che possono essere prese come un traccia per il prossimo futuro.
1. Un centrocampo privo di Zanetti,ma con giocatori che stanno alti, sono veloci e ripartono, come Stankovic, Cambiasso e Muntari (o Vieira) è connaturato alle esigenze del modulo. Il calcio-melina, lento e ruminato del Derby, appartenuto all’Inter della seconda parte della stagione scorsa, è da archiviare per sempre.
2. La squadra, se schierata col 4-1-4-1 come oggi, con Ibra libero di fare male, e giocatori che rientrano e ripartono sempre, con la difesa corta, soffre poco, concede solo tiri da fuori e va via centralmente. La difesa non va in affanno, soprattutto da quando è rientrato Cordoba, che è sempre il nostro difensore più affidabile.
3. Il dinamismo di Vieira e Muntari serve a ficcare in profondità, inutile utilizzarli per battagliare in mezzo a due all’ora. Col finto 4-3-3 si può giocare! E giocare bene, perché non abbiamo visto solo uno strepitoso Ibrahimovic o il solito infinito Maicon. Cambiasso e Muntari hanno ridicolizzato Aquilani e De Rossi, mentre persino Quaresma e Obinna hanno tenuto le consegne tattiche, coprendo e ripartendo negli spazi.
4. Ergo: la vera forza della squadra non è più nella forza fisica, ma nella qualità e nella velocità, che possono dare elementi come Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Cambiasso, Muntari, Maxwell, Balotelli e Maicon. Siamo passati da una dimensione atletica a una tecnica, con giocatori meno possenti, ma più agili. Oggi i soli colossi in campo erano Ibrahimovic e Maicon.
5. La voglia di ripartire in contropiede costringe i giocatori a voler ricercare sempre il risultato. Se cominciamo ad adagiarci o finiamo per farci rimontare o non giochiamo per nulla, come nel derby. Ma se c’è la squadra corta, che ha fiato, sta attenta all’ordine tattico e riparte centralmente, anziché rallentare (come nel derby!) allora diventiamo pericolosi e il problema del gol svanisce. La squadra deve perciò completare l’evoluzione tattica: dai muscoli alla fantasia. Oggi abbiamo visto aperture di campo radenti davvero illuminate.
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