scritto da il 19 maggio 2010 alle 10:39

Se fossi un tifoso del Siena

La prima cosa da dire, onestamente, è che se fossi un tifoso del Siena mi sarei anche rotto le balle di vedere ogni anno da spettatore non interessato i festeggiamenti e i giri di campo dei Campioni d’Italia in nerazzurro.

Ma questa è davvero l’ultima cosa.

Perchè se fossi un tifoso del Siena, soprattutto, sarei incazzato nero con i giocatori della mia squadra: pecore senza fegato per un anno intero, virtualmente retrocessi dopo neanche un girone, e pronti a sguainare le palle quando è tutto finito in cambio di una manciata di euro. Questo non mi starebbe bene, davvero.

Un tifoso del Siena

Un tifoso del Siena

Se fossi un tifoso del Siena mi girerebbero non poco a vedere Alejandro Rosi sputare l’anima in campo nell’ultima mezz’ora dell’ultima partita. E solo in quella.

Se fossi un tifoso del Siena, francamente, non so cosa penserei nel vedere la mia curva tappezzata di microfoni e altoparlanti per dar voce a noi -un migliaio di persone contro 15mila tifosi avversari- quando ormai non conta più niente.

Se fossi un tifoso del Siena qualche domanda me la farei: perchè tutto questo? Per fare un favore a chi? Cosa c’è dietro?

Non so quanto accetterei, se fossi un tifoso del Siena, di piegarmi a logiche più grandi di me e fare il tifo per quella squadra i cui supporter ho allontanato neanche tre giorni fa, rifiutando una richiesta di gemellaggio.

No, non credo che tiferei per quelli se fossi un tifoso del Siena.

Di certo, se fossi un tifoso del Siena, non esulterei a un gol della Roma (dando voce agli altoparlanti di cui sopra) per poi mettermi a cantare un minuto dopo “Roma merda alè”. Questo lo farei se fossi schizofrenico, non certo se fossi un tifoso del Siena.

Se fossi un tifoso del Siena avrei un brutto pensiero. Penserei che la salvezza sarebbe stata tranquillamente a portata di mano, se avessi visto tante partite come quella di domenica.

Un tifoso del Siena. Forse.

Un tifoso del Siena. Forse.

Se fossi un tifoso del Siena oggi non mi tornerebbero tante cose. E avrei più di una domanda da fare. Al presidente, ai dirigenti, ai giocatori: dov’eravate quando i punti contavano davvero? Dov’era la vostra voglia di giocare, dov’era la vostra rabbia agonistica? Dov’erano le vostre palle?

Se fossi un tifoso del Siena avrei questi pensieri, ma i 5 minuti persi a immedesimarmi sono stati anche troppi. Perchè non sono un tifoso del Siena: sono un tifoso dell’Inter.

E oggi mi godo il mio Scudetto e l’ennesimo trionfo, lasciando il marciume di certe domande e di una meritatissima retrocessione ai tifosi del Siena e alle loro maglie bianconere.

scritto da il 18 maggio 2010 alle 18:04

A Siena, quattro anni dopo.

Quello di Siena è uno stadio fortunato. Su sei presenze il mio personalissimo bilancio conta due pareggi, quattro vittorie e due scudi portati a casa. Quel 22 aprile 2007 mi è rimasto nel cuore. Tornare a vincere il tricolore dopo tanto tempo, in maniera quasi inaspettata, è stata un’emozione fortissima. E inevitabilmente temevo di rovinare un così bel ricordo, associato a quel luogo nel quale a fine partita avevo sciolto l’emozione piangendo di gioia. In quell’occasione fu una splendida, calda, giornata di sole, molto diversa da quella uggiosa e piovosa di domenica scorsa. E allora, in preda all’ansia, la  mente vaga nelle più disparate considerazioni: un segno del destino? O semplicemente un ripetersi del finale di stagione vissuto a Parma nel 2008? Nel dubbio si va comunque a sostenere i ragazzi, perché dopo una stagione così se lo meritano, comunque vada.

Il pre-partita è di quelli infiniti, trascorsi ad immaginare tutti i possibili finali e a indossare e togliere l’impermeabile ogni qual volta dal cielo comincia a cadere acqua. Poi finalmente i ragazzi entrano in campo per il riscaldamento: 4-2-3-1, con Mario e Matrix dall’inizio. Si arriva alle 15.00 e si parte. Lo stadio, nonostante si giochi in trasferta, è per tre quarti nerazzurro, ma la prima sorpresa non arriva dai 22 in campo, bensì nel vedere e sentire che incredibilmente, per contrastare lo strapotere a livello canoro dei nostri tifosi attesi a migliaia,  sono state piazzate alcune pile di altoparlanti sulla pista di atletica, che amplificano il tifo dei cento o poco più ultras della curva Robur. Il carnevale dura sino a quando dalla tribunetta del settore ospiti collocata dietro la porta, nella quale si assiepano anche alcuni tifosi laziali con tanto di bandiere e vessilli biancocelesti al seguito, qualcuno riesce a raggiungere e staccare il filo dell’alimentazione. Quello che Mezzaroma aveva messo a disposizione della causa giallorosa, viene, per una sorta di legge del contrappasso, tolto dalla rappresentanza dell’altra mezza Roma giunta alla Montepaschi Arena (con un nome così avessi detto il Maracanà).

Intanto, come previsto, in campo sono i nostri a fare la gara. Il Siena cerca di rispondere in contropiede e la prima occasione è proprio per un bianconero che da dentro l’area calcia malamente a lato. Pericolo scampato e si riparte. I ragazzi, seppur un’po’ contratti, riescono a creare alcuni pericoli, senza però trovare il gol del vantaggio. Un tiro di Milito di poco fuori, un paio di parate di Curci ed una traversa colpita con una splendida rovesciata di Super-Mario, ci negano il meritato vantaggio. In mezzo a tutto ciò, Julio Cesar è bravo a disinnescare un’ottima conclusione da fuori di Maccarone. Si arriva agli ultimi minuti della prima frazione e da Verona arrivano pessime notizie: la Roma è in vantaggio per 0-2. Per la serie “misteri del tifo”, ai gol dei giallorossi gli ultras del Siena esultano, per poi però intonare subito dopo un coro non proprio gentile nei confronti della squadra capitolina. Si va al riposo, col batticuore e la Roma virtualmente campione d’Italia.

Nell’intervallo qualcuno ipotizza che i ragazzi abbiano evitato di segnare, in modo da mettere dentro il pallone decisivo nella porta sotto il nostro settore. Scongiuri ed insulti vengono rivolti nei confronti dell’insano malcapitato.

Si ricomincia e la musica non cambia. Siamo sempre noi a fare la partita ed il Siena, con il pullman parcheggiato davanti alla porta (cit.), prova a ripartire in contropiede. Nei primi dodici minuti sprechiamo malamente un paio di opportunità, poi al minuto 13’, finalmente, la situazione si sblocca: il Capitano ruba palla a centrocampo e con una serpentina delle sue arriva al limite. Passaggio filtrante per Milito che controlla, protegge palla col corpo dal ritorno del difensore e con una puntata di destro indirizza il pallone nell’angolo basso. La rete si gonfia e nello stadio esplode il finimondo. All’improvviso mi ritrovo disteso sui seggiolini della curva, abbracciato ad un ragazzo mai visto e conosciuto. Intorno c’è il delirio e la gioia è immensa. Dopo trenta secondi buoni riesco a rialzarmi, avvolto dalla nebbia artificiale dei fumogeni: altro abbraccio prolungato con i soliti amici di trasferta, ma subito il pensiero torna alla partita. Adesso c’è da resistere e possibilmente chiuderla. Il canovaccio non cambia, ma adesso gli stati d’animo sono completamente ribaltati. Magicamente, dopo un’po’ di pioggia, esce il sole e l’ansia lascia il posto ad un misto di gioia e timore per quello che potrebbe o non potrebbe essere. I ragazzi attaccano, ma non riusciamo a raddoppiare. L’imprecisione, il portiere e i legni, come nella prima frazione di gara, ci negano ancora il gol. Passano i minuti e ormai c’è come la consapevole, dolcissima, angosciante rassegnazione di dover soffrire fino all’ultimo. Ad una manciata di minuti dalla fine arriva il brivido: Julio Cesar esce in presa alta su un pallone crossato da Rosi e lo tocca senza riuscire a trattenerlo, ma poi, dopo due interminabili secondi, felino, si getta sulla sfera abbrancandola. E’ un attentato per le nostre coronarie che comunque reggono, ma la tensione è ai livelli di guardia. Negli ultimi minuti gestiamo il possesso palla, sino a quando Milito decide di scaricare alto verso la porta difesa da Curci. L’ex(?) giallorosso, dopo essersela presa comoda per circa un’ora, corre a recuperare il pallone per affrettare la rimessa, come se stesse giocando la finale di Coppa del Mondo. Piovono insulti dalle tribune e Toldone pensa bene di soddisfare i desideri del collega senese, concedendogli l’imbarazzo della scelta e calciando nella sua direzione ben altre 2 sfere. La bravata costerà al nostro numero 1 un insolito giallo dalla panchina.

La sfera è di nuovo in gioco, ma è subito preda dei nostri, con Cambiasso e Pandev che, seguendo le mie indicazioni urlate a squarciagola, portano il pallone sulla bandierina, facendo venire l’ennesimo travaso di bile ad un indiavolato Rosi, che nel tentativo di recuperare la sfera, la fa terminare oltre il fondo. Neanche il tempo di battere l’angolo e, finalmente, Morganti fischia la fine! Esplode la gioia dei cuori nerazzurri. Ci si abbraccia, si gioisce, si esulta e si piange. Si, perché anche stavolta, come in quel 22 aprile del 2007, ho pianto. Abbracciato a Marco, amico e fedele compagno di trasferte, ho sfogato tutta la mia gioia, liberando finalmente la tensione accumulata in quest’ultimo mese, calcisticamente parlando, molto intenso. Marco andrà a Madrid e la speranza è di poter ripetere quell’abbraccio al suo ritorno dalla Spagna.

E, come sempre, un pensiero è andato anche a chi avrei ma non ho potuto abbracciare. Da lassù gioite con noi!

scritto da il 16 maggio 2010 alle 4:25

L’ultima curva

Siamo arrivati, dunque. L’ultima partita, il verdetto definitivo, la decisione finale. Il primo incontro con la Storia.

37 partite di campionato per ritrovarci qui, punto a punto, senza che nulla sia stato ancora deciso. 37 partite, per affidare tutto agli ultimi 90 minuti.

Su Siena-Inter potremmo dire e raccontare tante cose: dal sigillo sullo Scudetto dei Record alla delusione -mista a terrore- dell’anno successivo, passando per le polemiche su uno dei gol più contestati degli ultimi anni o per la festa Scudetto della stagione scorsa fino ad arrivare all’ultima incredibile partita, quella dell’andata, con il gol di Samuel a tempo scaduto che speriamo possa rivelarsi fondamentale per i destini di questo campionato. Potremmo persino metterci a parlare di tattica: 4231 o rombo? Sneijder o Stankovic? Lucio o Materazzi? E Balotelli?

Ma sappiamo che, in fondo, non avrebbe alcun senso.

Siena-Inter è una partita che si gioca sulle motivazioni, sui nervi, sulla voglia di vincere. Siena-Inter è una partita che va giocata e vinta con la testa, prima che con i piedi. Avremo davanti un avversario più che motivato -non foss’altro che per la presenza del presidente in panchina- ma oggettivamente inferiore. Nonostante questo, non basteranno il nostro maggior tasso tecnico, la nostra migliore preparazione tattica, la nostra difesa imperforabile: ci vorranno soprattutto concentrazione massima e nervi d’acciaio.

Dimenticare Madrid, dimenticare le tensioni di quella partita e abbandonare la paura di farsi male. Non tirare indietro la gamba, mai: sarebbe un peccato mortale.

Dimenticare Verona, dimenticare la Roma, dimenticare le radioline e le notizie che vengono dagli altri campi. Non ci interssano, non devono interessarci. Non abbiamo cosa farne.

Focalizzare testa e gambe su Siena e sul Siena. 3 punti. Gli ultimi 3 di un miniciclo che abbiamo dichiarato prima ancora di iniziarlo e che prima ancora di iniziarlo, nonostante la matematica dicesse il contrario, sapevamo che ci avrebbe portato sicuramente a diventare Campioni: 12 punti nelle ultime 4 giornate, ricordate? Siamo a quota 9, e gli ultimi 3 punti valgono esattamente quanto i precedenti. Di più, perchè sono gli ultimi. Gli ultimi 3 punti sono quelli da conquistare sul campo del Siena.

Siamo padroni assoluti del nostro destino: vincere la partita e non preoccuparsi di nient’altro e nessun altro. Fare i 3 punti e festeggiare. Battere il Siena ed entrare nella Storia.

E’ la nostra ultima curva. E’ tutto quello che dobbiamo fare.

Forza, Ragazzi.

scritto da il 14 maggio 2010 alle 23:54

Questione di punti

Domenica 9 maggio 2010, Milano, Stadio San Siro.Al minuto 28 del secondo tempo Inter e Chievo Verona sono sul risultato di 4 a 2 e in campo non sta succedendo niente di particolare quando, all’improvviso, lo stadio esplode in un urlo di gioia incontenibile. I più svegli lo hanno capito subito, i più scaramantici non volevano crederci, ma l’evidenza era lampante: a Roma, il Cagliari era passato in vantaggio. Gol di Lazzari. A un quarto d’ora dalla fine della penultima partita, l’Inter -sopra di due gol in casa- è Campione d’Italia e la Roma deve fare due gol per riaprire i giochi.

Cosa succede al gol di Lazzari?

Lo stadio intero inizia a gioire e a cantare ininterrottamente per alcuni minuti, sentendosi già lo Scudetto in tasca. I ragazzi in campo, un po’ esaltati un po’ distratti, iniziano a passeggiare pensando ai 15 giorni di preparazione per Madrid. Javier Zanetti (dico: Javier Zanetti!) fa una cappella leggendaria regalando palla a Pellissier che, solo davanti a Julio Cesar, mette dentro il 4-3. San Siro ammutolito. Nel frattempo da Roma arrivano a raffica le notizie: palo di Totti, gol di Totti, rigore di Totti, 2-1 di Totti. In 5 minuti il sogno si spegne, i cori si tacciono, la gioia scompare.

Che cosa è successo al gol di Lazzari?

Il gol di Lazzari ci ha messo in una condizione potenzialmente devastante, i cui effetti si sono visti nel brevissimo periodo e, speriamo, abbastanza presto da poter essere combattuti nel lungo periodo. Il gol di Lazzari ci ha fatto sentire Campioni d’Italia. Ci ha consegnato lo Scudetto, ci ha liberati di un peso, ci ha fatto staccare la spina. Ci ha illusi. E i risultati si sono visti immediatamente. Soprattutto, il gol di Lazzari ci ha infilato nella testa il pensiero dell’inevitabilità di questo Scudetto. Ci ha fatto pensare che in fondo è nostro, che in fondo manca solo una partita, che in fondo ce lo siamo meritato, che in fondo faremo il nostro dovere perchè, in fondo, non può andare diversamente. Il gol di Lazzari ci ha detto che per lo Scudetto è solo questione di tempo.

Niente di più falso.

Lo Scudetto non è questione di tempo: è questione di punti. I punti che mancano alla certezza matematica, i punti necessari a restare davanti alla Roma, i punti che ci permettono di disinteressarci completamente del risultato di Verona. Ecco cosa manca per arrivare allo Scudetto: punti. Non ci pioverà dal cielo, non ci basterà calpestare l’erba e giochicchiare, non ci sarà nessuno a regalarci niente, non faremo una passerella trionfale.

Dobbiamo scendere in campo e strappare i 3 punti. Con la rabbia, col coraggio, con le unghie, con i denti. Con la tattica, la tecnica e la consapevolezza di essere i più forti o, se sarà necessario, con la forza e la disperazione di chi deve raggiungere l’unico risultato che conta.

Non abbiamo scelta, se non quella di compiere l’ultimo passo e di guadagnarci quello che vogliamo ottenere.

Non è questione di tempo: è questione di punti.

Dobbiamo prenderli.

Ne siamo in grado?

scritto da il 11 gennaio 2010 alle 1:13

Il dodicesimo uomo

La partita di sabato sera è una di quelle destinate a rimanere nella mente del tifoso interista con l’etichetta di epica, al pari di quel famoso Inter-Samp di qualche anno fa, vinto per 3-2 con una rimonta incredibile negli ultimi otto minuti.

Viverla allo stadio è stato bello, soprattutto per come è andata a finire, ma personalmente non appagante come in occasione di altre vittorie raggiunte inaspettatamente sul filo di lana. Si, perché vedere il comportamento di parte del pubblico mi ha amareggiato, fatto arrabbiare e lasciato molto perplesso. Non è assolutamente mia intenzione assegnare patenti di interismo, lungi da me farlo, ne tantomeno pretendere di negare il diritto di critica a chi, come me, paga profumatamente un biglietto o un abbonamento per assistere alle partite. Certi atteggiamenti però mi hanno veramente sconcertato e mi sono ritrovato a battibeccare con chi mi sedeva dietro o nelle immediate vicinanze. Solitamente evito di lasciarmi andare a certe esternazioni ma quando, al gol del 2-3 del Siena, ho sentito gridare per ben cinque volte consecutivamente “siete una squadra di m***a” all’indirizzo dei ragazzi, non sono riuscito a trattenermi. E già che c’ero me la sono presa anche con chi stava criticando le scelte dell’allenatore. In una situazione di emergenza come quella, contestare la formazione o il tipo di assetto tattico mi è sembrato quantomeno naif (cit.), visto che le uniche alternative possibili erano l’inserimento di alcuni giovani della primavera. Nel resto dello stadio la situazione è stata pressoché simile, con critiche e fischi all’indirizzo di tutto e tutti.

Spesso si sente dire che il pubblico sugli spalti può diventare il dodicesimo uomo in campo. L’altra sera al Meazza lo è stato, ma per gli avversari. A venticinque minuti dal termine, sotto per 3-2 e con una squadra approssimativa a causa di assenze ed infortuni, ti aspetteresti uno stadio che inciti e sostenga i suoi alla ricerca della rimonta. E invece no, anzi. Mugugni continui ogni qual volta che alcuni nostri giocatori entravano in possesso palla, con l’effetto di mandare ancora più in confusione chi già lo era ampiamente. Anche la curva, solitamente l’unico settore dello stadio a cantare sempre, ha lesinato il proprio apporto, con un flebile contributo a livello di tifo. Per fortuna la squadra ha dimostrato di avere carattere da vendere e, nonostante le grandi difficoltà che presentava la situazione, non si è persa d’animo provando con poco gioco e tanto carattere a recuperare la partita. Riuscendoci.

La punizione-gol del 3-3 di Sneijder è quella che ha rianimato gli spettatori, me compreso, trasformando completamente l’aria che si respirava nello stadio. A rigor di logica dovrebbe essere il pubblico a trascinare gli undici in campo, non viceversa. Questo non è accaduto, per via dell’atteggiamento di molti che, dopo quello che poteva essere un comprensibilissimo momento di sconforto, avrebbero quantomeno potuto esimersi dal contestare tutto e tutti per venti minuti buoni. Mi sembra superfluo dire che al 4-3 di Samuel gli stessi personaggi non hanno evitato di esultare come se il gol della vittoria l’avessero segnato loro. Questo è, purtroppo, la realtà di una buona percentuale del nostro pubblico. Un pubblico incapace di dare un apporto significativo nei momenti di difficoltà. Come ho detto prima, nessuno pretende di togliere il diritto di critica a chi paga il biglietto, ma quantomeno  sarebbe da auspicarsi un atteggiamento meno tafazzista. Sto chiedendo troppo?

scritto da il 10 gennaio 2010 alle 12:20

Inter-Siena: svangarla così…

…ha un sapore stupendo. Certo, ti diventano bianchi i capelli troppo presto, a lungo andare, ma è un sacrificio ampiamente giustificato.

Inter-Siena, SamuelSoprattutto perchè mentre Samuel esulta togliendosi la maglietta per il suo primo gol da centravanti aggiunto, e non da difensore su corner o punizioni, tra un delirio e l’altro uno guarda il cronometro, vede che è comunque finita, e nei trenta secondi successivi può già immaginare le rosicate di molti, che riverseranno la loro bile nelle mail e nei commenti da semianalfabeti a trasmissioni locali e siti sportivi.

Sarebbe bello, per una volta, non vedere nemmeno UNO tra i tifosi interisti, rompere le palle su questa partita… ma oltre alle prostitute intellettuali, è da tempo che conosciamo pure i loro clienti, ovvero chi se ne beve le balle ed i ragionamenti della minchia. E quindi li lasciamo nel loro brodo a prendersela con Mourinho, con la Società, coi giocatori… pur ammettendo che il secondo tempo non è stato, per 43 minuti, un grande spettacolo (eufemismo), per come la vedo io anche solo il finale ne valeva la pena, senza dimenticare le azioni del primo tempo che con un po’ di maggiore cinismo avrebbero instradato meglio la gara.

La gara appunto… quando hai solo 12 giocatori “con esperienza” a disposizione, più il secondo portiere, più Arnautovic che ha esordito giocando pochi minuti a Verona mercoledì, e 4 primavera, la formazione diventa pressochè obbligata, ed infatti si è vista quella anticipata nel precedente post… è forse una colpa di Mourinho? spero bene che nessuno sia così malato di mente da pensarlo.

Non ha funzionato al meglio però la disposizione in campo, soprattutto a centrocampo in quanto nè Quaresma nè Pandev, a causa della lunga inattività, non si inserivano nè ripiegavano con le giuste tempistiche, facendoci soffrire spesso la superiorità numerica dei Senesi. Al primo, bellissimo, gol di Maccarone però la sensazione era più di sorpresa che altro, ancora non immaginavo la sofferenza che ci aspettava…

Lancio di Sneij perfetto, il Principe aggancia con eleganza, ne fa secco uno e poi scarica alla sinistra di Curci, poi la seconda perla di Sneij, la prima su punizione: dedica sentita a Chivu, una di quelle cose “da squadra”, e pensavo che tutto si fosse sistemato (anche perchè prima della punizione c’erano state comunque altre due occasioni abbastanza limpide, una sui piedi di Pandev, un’altra prima ancora sui piedi di Motta, che inspiegabilmente anzichè tirare la passa a Milito in evidente fuorigioco).

Macchè, palla al centro-via, e con una serie di buchi della nostra difesa, questi trovano il pareggio con tale Lapo Ekdal, non a caso gobbo, per la gioia di tre suoi connazionali (forse parenti?) elegantissimi che iniziano a fare foto con una specie di cannone dalla balaustra. Iniziano le perdite di tempo sistematiche, in particolar modo da parte di Rosi e Curci, la scuola Roma che non tradisce mai, da questo punto di vista, e mestamente finisce il primo tempo.

Alla ripresa, il cambio che ti aspetti, cioè Samuel per Quaresma, per dare più sostanza al centrocampo spostando Zanetti, e quello che NON si aspettava nessuno, cioè fuori Deki per un infortunio nel tunnel (alla faccia di chi dice che abbiamo solo culo, verrebbe da dire) e dentro Arnautovic.

I cambi hanno un senso, la scelta di mettere Samuel terzino lasciando Cordoba in mezzo, a sollecitare le mie coronarie insieme a Lucio, molto meno: ogni volta che su quella fascia partiva Reginaldo, c’era da soffrire, non a caso il gol del 2-3 nasce in questo modo.

Fuori Motta, dentro Stevanovic, e lì ho riposto le mie ultime speranze in qualche giocata da Campione di Wesley o di Milito, perchè sinceramente non si vedeva più alcuno schema in campo, però qualcosa l’hanno tentata, soprattutto il trio Arnautovic-Pandev-Stevanovic, con scarso esito e purtroppo una scarsa propensione anche a rientrare… due su tre devono crescere, e l’altro deve solo riprendere la forma migliore, quindi nessuna bocciatura comunque.

Ma sto divagando: si arriva al minuto 43′, checchè ne dica l’abbacchiato Malesani, il fallo c’è, poi noi a batterle abbiamo uno dei migliori europei in materia, e San Siro esplode. Luis affianco a me inizia ad urlare “e andiamo a vincerla”, io guardo quelli che se ne stavano già andando ritornare sui loro passi, e penso che forse un “Inter-Sampdoria” o “Inter-Roma” dal vivo finalmente è toccato pure a me… altra punizione, quelli del Siena sono evidentemente nervosi, spostano di continuo la palla a Wesley, ma 3 su 3 sarebbe stato troppo anche per lui.

4 minuti di recupero sembrano davvero pochini, viste le continue sceneggiate a cui già ho accennato, ma ci bastano. Faccio appena in tempo a rendermi conto che Stevanovic, centrocampista offensivo, è il nostro terzo terzino sinistro di giornata, che Samuel è stato spostato alla Materazzi, ed inizia l’azione più bella della partita.
No, non ho fatto colazione a base di grappa o cannoni, per me l’azione che completa la nostra rimonta è davvero la più bella di tutto il match, Lucio-Arnautovic-Milito-Pandev-Samuel. Tutto di prima. Tutto perfetto.

DELIRIO.

Gli ultimi secondi sono seguiti dalla balaustra, con la panchina del Siena a cui rode tutto, per aver perso così tre punti pesantissimi, per la loro classifica, e qui c’è un episodio da segnalare: il signor Reginaldo (a proposito, grazie Malesani per averlo tolto, visti i pericoli che partivano dalle sue parti…) è tra i più nervosetti, diciamo che mal sopporta le nostre esultanze lì dietro (condite da diversi riferimenti alla Canalis, va detto)… non trova di meglio da fare che girarsi e farci un gesto poco carino, avete presente quello con le due braccia a scendere, a fare una specie di “V” verso e parti basse? ecco, quello.
Sarebbe equo che venisse segnalato pure questo, al signor Tosel, che se Mario deve pagare certe cifre per tre secondi di applausi, lo show dell’ex mister Canalis vale un po’ di più direi. Anche perchè in mano, avevo l’ombrello di Luis, e se io sono una personcina a modo, magari qualcun altro al posto mio poteva perdere il lume della ragione e tirarglielo…

Un altro spettacolare da vedere è Rosi, che da solo ha fatto entrare i barellieri 3 volte. Sulle ginocchia, totalmente sconfortato. Come si merita.

Partite come questa, comunque, danno una carica che va ben oltre il gioco espresso, o i tre punti. Sono vittorie del gruppo, prima ancora che dei singoli campioni autori delle giocate, della voglia di sacrificarsi, della capacità di adattarsi in posizioni diverse dalle abituali. Come nel 2007-2008 (ma speriamo che si arrivi un po’ più sereni alla meta, con meno infortunati soprattutto).

E sono vittorie, infine, da Pazza Inter.

scritto da il 9 gennaio 2010 alle 13:30

Inter-Siena, con la forza del gruppo

Stasera al Meazza si affrontano le uniche due squadre mai retrocesse in serie B, a differenza di quanto avverrà 24 ore dopo…

Che Inter vedremo? beh, dire “rimaneggiata” è un eufemismo, rispetto alla sfida di tre giorni fa mancheranno il ceduto Vieira, lo squalificato Balotelli e soprattutto Christian Chivu: dico “soprattutto” perchè nel bailame di questi giorni un po’ è passato in secondo piano quanto accaduto al difensore rumeno dopo lo scontro con Pellissier, un infortunio di quel tipo può avere conseguenze ben più gravi che non uno stop di un paio di mesi… ancora in bocca al lupo ed un sincero grazie ai medici che l’hanno operato, le premesse non erano delle migliori.

Questi tre si aggiungono agli infortunati Santon, Materazzi (operato ieri, fuori un mese anche lui), Cambiasso, Muntari e Khrin, oltre al probabile partente Mancini ed Eto’o, che speriamo sia in condizioni di sicurezza migliori, con la sua nazionale, rispetto alla squadra del Togo (ce ne sarebbero troppe da dire per affrontare seriamente questo discorso, e francamente non ne sono in grado oggi)…

Di contro, recuperiamo due giocatori squalificati (Deki e Motta), e Pandev ha messo nelle gambe un importante minutaggio contro il Chievo, quindi non bisogna fare drammi ed affrontare senza timori il Siena, con la forza del gruppo, come ha giustamente sottolineato in conferenza Mourinho.
Una forza che si esprime quasi ogni domenica, con giocatori che costantemente giocano fuori-ruolo, direbbero i miopi, io dico “dove servono”: certo, la nostra è una rosa importante (“siamo l’Inter, non è mica l’oratorio eh…”, per usare le parole di Mario), ma senza il giusto spirito di sacrificio e la voglia di vincere propria dei veri campioni non si andrebbe da nessuna parte.

Ed allora, con ogni probabilità, la formazione anti-Siena è quasi già pronta: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba (o Samuel), Zanetti; Stankovic, Motta; Quaresma, Sneijder, Pandev; Milito. In panca sono pronti al loro debutto molti giovani della primavera, in caso di bisogno, insieme all’estroso Arnautovic che è l’ennesima testimonianza di come Mourinho sia un allenatore che riconosce l’impegno ed è pronto a dare una seconda possibilità a chiunque, in special modo ai bambini un po’ naif, l’altroieri Mario, ieri Santon, oggi il buon Marko appunto.

Di fronte il Siena, ultimo, che ha 30 punti meno di noi ed un allenatore abituato a dare spettacolo… fuori dal campo. Perdere punti in questa occasione, sarebbe un vero delitto, è il momento giusto per allungare ulteriormente su una (o perchè no, entrambe) le inseguitrici.

Della conferenza stampa di ieri infine sottolineerei il richiamo deciso ai pecoroni che tifano questi stessi colori ma non hanno evidentemente chiaro che il razzismo è qualcosa di inconciliabile concettualmente con una società che si chiama “Internazionale”.
Il nostro allenatore (e la società) è in grado di fare questo discorso chiaramente, e gli altri?
Campedelli, Ferrara, Blanc, Di Carlo, ci dite qualcosa su chi apostrofa Mario Balotelli in quel modo?

Buona partita a tutti.