scritto da il 24 aprile 2009 alle 4:33

Inter-Samp: a calcio bisogna volerci giocare in 23

A meno di catastrofi cosmiche, ad Agosto non incontreremo nuovamente i campioni di anticalcio che vengono dal mare, bensì la Lazio, nella Supercoppa Italiana.

Delle diverse partite a cui abbiamo assistito stasera a San Siro, la più penosa è stata quella della Sampdoria contro il tempo: per far capire lo stato d’animo, gli educatissimi tifosi blucerchiati han pensato bene di coprire la parte di campo davanti alla curva sud di carta igienica, per evitare che il terreno semi consacrato del Meazza venisse sporcato dal loro CAGARSI SOTTO.

Che Wa(l)ter Mazzarri fosse un piccolo allenatore in una squadra a lui pari, lo sapevamo già dalle due sfide di campionato, i suoi giocatori si buttano sempre per terra e perdono un sacco di tempo, niente di nuovo sotto il sole e lo si sapeva…

Però credo ci sia un limite a tutto, e mi pare venga ampiamente superato se si vedono a 5 minuti dalla fine ancora applicati ossessivamente gli schemi per far passare più tempo su rimesse e punizioni, perchè di schemi veri e propri provati chissà quante volte in allenamento si può parlare (giocatore che finge di avvicinarsi alla palla, poi si allontana, e un altro giocatore che arriva direttamente dagli spogliatoi se ne incarica), oppure usare una sostituzione al 3° minuto di recupero.

Nessun vittimismo, intendiamoci, la finale ci è sfuggita di mano nella gara dell’andata, però pur sapendolo io e molti altri abbiamo fatto un biglietto per vedere GIOCARE A CALCIO, io personalmente allettato dal fatto che Mourinho se la sia giocata con una coppia d’attacco coi contro fiocchi (Ibra+Mario… che numeri… sotto gli occhi dello spettatore non pagante Cruz) ed il portiere titolare… Amen, mi sono divertito lo stesso e le occasioni per chiudere il primo tempo sul 2-0 ci sono state eccome, purtroppo con stasera credo sia chiaro a tutti che gente come Vieira (1 pallone giusto in tutto il primo tempo), il fantasma di Cruz, persino il volenteroso Crespo, non hanno più le doti fisiche per giocare nell’inter in maniera affidabile.

C’è stata poi la partita di Orsato, riassumibile nelle parole del mitico Vasco: “e sei protagonista“: questo figuro poco noto ha cercato di battere il regord di fischi FATTI e SUBITI (dallo spazientito pubblico) da un arbitro in un’unica partita: non tanto per il fatto che a volte a parità di fallo, se veniva subito da noi si poteva proseguire mentre per la samp c’era sempre punizione, ma per il continuo spezzettare la partita… inglese al contrario, con la ciliegina sulla torta del rosso assurdo a Materazzi.

Ultimo appunto, la querelle Balotelli: detto che dopo Ibra per me è stato il migliore in campo, e che l’anno prossimo chiunque arrivi là davanti viene per giocare INSIEME a questi due, non certo al posto di uno o l’altro, va segnalato che anche stavolta si sono sentiti i cori contra personam, da parte degli srotolatori di carta igienica.

Orgoglioso di averli fischiati, insieme a tutto lo stadio, così come non mi pento di aver fatto il verso della scimmia ai vari stronzi BIANCHISSIMI che perdevano tempo e provocavano Mario o Matrix.

Alla faccia delle opinioni comuni…

Un saluto a Egle, tifosa che alla vista del nostro mini striscione (presto una foto) ha detto “vi leggo sempre”, ed a parang e vitarob, andrà meglio la prossima volta!

PS: è un piacere vedere i fegati ormai devastati dei milanisti che si esaltano per una nostra sconfitta, visto che chiuderanno la stagione con szszeru tituli.

O gli stessi ignoranti che accusano in malafede Balotelli di essere provocatore godersi Cassano il giullare, perchè arringa la folla (come fa l’altro sub umano Gattuso a volte, in questo c’è coerenza, va riconosciuto)…

Non vado oltre, perchè vi commentate da soli.

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scritto da il 5 marzo 2009 alle 15:22

Le due Genova

L’ossessione limita la concentrazione.
L’Inter dipende molto da un mix di condizione fisica e concentrazione. Se cala la prima, ci si salva con la seconda, se cala la seconda ci si deve affidare al portiere e non sempre basta. Questo in sintesi ciò che sta succedendo da quando il calendario ha cominciato a lampeggiare con la scritta a intermittenza MANCHESTER UNITED. C’è poco da fare: dopo aver vinto gli scudetti manca solo l’Europa. Un ciclo italiano può essere coronato con la consacrazione europea e in società lo sanno, anche perché la storia dell’Inter lo pretende. Non abbiamo nemmeno i giocatori ideali per sviluppare un’idea di gioco alternativo. Non si può dire che Mourinho non le abbia provate tutte, e persino Mancini, alla fine, girava tra il rombo e il 4-4-2, nonostante alla Lazio e alla Fiorentina giocasse con tutt’altro modulo. In particolare alla Lazio giocava con un 4-3-3 o 4-5-1 che sarebbe molto piaciuto a Mourinho. Detto questo si può anche andare oltre questo calcio deconcentrato che ci ha fatto imbarcare un po’ troppi gol, al netto delle super-prestazioni di Julio Cesar.

Ieri ad esser sinceri ha vinto la nostra deconcentrazione. Onore alla Samp, certo, ma due gol sono regalati, loro hanno fatto al massimo 4 azioni offensive e Castellazzi ha salvato la baracca. Disdicevole la caccia all’uomo di Gastaldello,classico giocatore Gea che si è girato Juventus, Siena e Crotone prima di trovare casa a Marassi: ha steso Balotelli e picchiato duro Adriano.

Con il Genoa serve ben altro. Ciò che io pretendo dall’Inter non è il bel gioco, quello lo lascio ai piangina giallorossi. Ciò che voglio è aggressività, velocità, voglia di sistemare l’avversario con due cazzotti e tener palla, cosa che dovevamo fare a Bologna, contro un’avversaria molto più debole del Grifone. Lo scorso anno a Genova assistemmo a una delle classiche partite derubricate dalle PROSTITUTE INTELLETTUALI, con un arbitraggio pessimo, l’espulsione ingiusta di Pelè, che ci portò via due punti. Gasperini mira alla zona Champions, è un allenatore che si può permettere il bel gioco e amministra un gruppo di giocatori mediamente buoni. Possiamo vincere, siamo più forti, a patto di scendere in campo dal primo minuto. Con la testa dico.

Voci su Mourinho.
Mourinho in Inghilterra dice che il suo futuro è all’Inter, ma le voci su un possibile addio all’Italia si rincorrono. Vere o false che siano, dico che fossi Mourinho andrei via al volo, rinunciando al ricco contratto. L’Italia è un paese che non lo merita. L’Italia è il paese dei Lippi, degli Spalletti, dei Ranieri. Persone intellettualmente mediocri che non nuocciono e sanno dar di gomito agli amici giornalisti. Persone che parlano di “codici” interni, “sistemi” e “comportamenti in campo” per giustificare la loro debolezza d’animo. Gente che ha sempre fatto compromessi e deve molto ad altri per il proprio successo. Mourinho si è costruito da sè, deve al suo talento il successo. Josè non è il tipo da far siparietti con Varriale, un pessimo giornalista, che si comporta come se fosse il padrone della tv di stato. Se dovesse andar via non lo biasimerei, ma in compenso avrei molti dubbi su un possibile ritorno di Mancini. A meno che non sia una donna particolarmente vivace e acculturata, io sono contrario alle minestre riscaldate.

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scritto da il 3 marzo 2009 alle 13:04

Mourinho, riportaci all’Olimpico

Ci sono tre ottimi motivi per non sottovalutare la Coppa Italia. Il primo è l’inevitabile confronto con le 4 finali (su 4) dell’Era Mancini. Il secondo è che questa finale si giocherà all’Olimpico il 13 maggio, tre giorni dopo Milan-Juventus (e Chievo-Inter) alla vigilia della terzultima di campionato. Il terzo è che sarebbe bello chiudere la bocca agli juventini in una finale secca.

Se la Lazio eliminasse la Juve, nessuno di noi si strapperebbe i capelli per un’eventuale eliminazione ad opera della Samp, ma sappiamo bene come verrebbe enfatizzata la finale dell’Olimpico se ci fosse la Juve e mancasse l’Inter. La “coppetta” diventerebbe importantissima, prestigiosissima, e per la Juventus potrebbe essere la decima (già pensano come segnalarlo sulle maglie, l’anno prossimo). Dunque, caro Mourinho, è proibito distrarsi, esagerare col turn-over, giocare a Genova con sufficienza. Oltretutto, fra Inter e Samp è cresciuta una formidabile rivalità a livello giovanile, con un’ultima puntata favorevole ai doriani, che ci hanno eliminati in semifinale nel torneo di Viareggio.

La Samp con Pazzini è un’altra squadra. Tiene la difesa chiusa (rafforzata dall’arrivo di Ferri e Raggi e dal recupero di Campagnaro), alza un ulteriore steccato con Palombo (uno che vedrei bene all’Inter), e occupa il campo in tutta la sua larghezza (Padalino, Stankevicius, Ziegler, Pieri, Franceschini), puntando sulle incursioni centrali di Delvecchio e sugli spazi aperti da Cassano. E’ la tipica squadra che intasa il centrocampo e, se passa in vantaggio, si difende in 10.

L’Inter dovrà dare un po’ di respiro ad alcuni fra i più usurati: Maicon e Zanetti, forse anche Stankovic e Cordoba; la partita servirà ad aggiungere minuti nelle gambe di Vieira, è probabile che venga data un’altra occasione a Crespo, forse giocherà Toldo – che ha appena rinnovato fino al 30 giugno 2011 – e magari rivedremo all’opera Amantino, Jimenez e/o Obinna. Tutto lecito, purché i cambi non siano più di 3 fra i 10 calciatori di manovra, altrimenti diventa impossibile valutare i nuovi e si comincia dando un segnale sbagliato, di scarso interesse verso la competizione.

Nemmeno un nerazzurro dovrebbe dimenticare che nelle ultime tre partite (Bologna, Manchester e Roma), la squadra ha regalato il primo tempo agli avversari. Non bisogna entrare in campo per lo 0-0, ma per segnare almeno un gol nei primi 45 minuti. Poi, vada come vada.

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scritto da il 26 gennaio 2009 alle 17:24

Il punto dopo Inter-Sampdoria

Vive la sudditance! Si potrebbe dire, parafrasando non so bene che cosa. Ebbene si, 3 giornate dico 3 giornate ad Adriano, che immagino si stia già organizzando le vigilie a questo punto. Diciamocelo: è sfigato il nostro attaccante, così come sembra essere sfigata l’Inter con la prova tv. Tre giornate a Muntari, tre giornate ad Adri, una volta ne diedero tre a Samuel per essersi raschiato la gola a 57 metri di distanza da una bambola ceca misteriosamente sdraiata in terra. Per concluderla in bellezza: c’est la vie…

Veniamo alle polemiche e ai commenti del dopo Inter-Sampdoria. Non siamo stati brillanti, la critica ci vede bene nel dire che l’Inter non gioca tutto sto gran calcio. Anzi, rispetto all’inizio del mese di dicembre, siamo proprio indietro e non ne azzecchiamo una. L’impressione è quella di settembre insomma: mezza squadra corre, l’altra metà cammina, per un motivo o per l’altro. Diverso è il discorso sulle avversarie, le cui prestazioni sono enfatizzate, nonostante i fatti dimostrino il contrario. La Juventus, c’è da dirlo, sta correndo molto, ha fiato ed energia, vanno a benzina agricola che è un piacere. Ma non hanno un benedetto schema offensivo, e Ranieri presto potrebbe essere denunciato per atti pubblici in luoghi osceni (fornire la distinta della formazione nello spogliatoio della Juve). E il Milan? I casciavit hanno vinto nettamente a Bologna e facendo belle azioni… in contropiede. Un Bologna in dieci, messo K.O. da un ridicolo rigore su Zambrotta (non ce l’hanno detto, ma i rigori in favore del Milan sono una fiction, siccome ha successo, la produzione continua), che a Bologna trova sempre della gambe invisibili a fermarlo. Insomma, l’esaltazione per lo show del Milan è ridicola, se paragonata, per esempio, a una vittoria molto più significativa quale quella ottenuta dal Cagliari all’Olimpico. E la Roma? Dopo aver pianto inutilmente tutta la settimana per essere stata esclusa dall’unica competizione che gli consentivamo (noi e altri…) di vincere, strappa una bella vittoria a Napoli, che guarda caso non perdeva al San Paolo dall’ultimo scontro con i capitolini. Della serie: abbassiamoci le braghe e facciamoli passare.

In buona sostanza della prestazione dell’Inter rimane l’impressione di una grinta che va oltre i nostri reali limiti di gioco, siamo stati presi letteralmente a pugni dalla Sampdoria sul piano fisico, ma paga il solo Adriano. In compenso con due o tre azioni veloci abbiamo fatto nostro il risultato. Segnalo pertanto: lo scambio volante che a destra innesca Maicon per il cross dell’uno a zero; l’azione veloce che porta Mancini sul fondo, mette in mezzo per Stankovic che tira sul portiere e l’azione di pressing che libera Deki al tiro, con una spettacolare traversa. Da questi sprazzi si capisce quali sono le potenzialità e i limiti attuali della nostra squadra: ci manca il cambio di passo a centrocampo e una certa energia per far girare il pallone o recuperarlo nei momenti di stanca. Con venti minuti per tempo di corsa e scambi veloci, al contrario, potremmo sistemare chiunque.

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scritto da il 26 gennaio 2009 alle 9:19

Mourinho dopo Inter-Sampdoria

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scritto da il 24 gennaio 2009 alle 15:20

Mourinho non convoca SuperMario

Agli aspetti extra-calcistici ha pensato direttamente Ze Mario, per cui, incolliamo direttamente dal sito ufficiale dell’Inter i punti salienti della conferenza stampa, in attesa del video integrale:

Mourinho: dopo ventotto partite, non ci sarà Zlatan Ibrahimovic. Come si può fare a meno di lui?
“Uno come lui non si può sostituire in modo automatico, un giocatore come lui che è unico e ha dato un contributo fantastico in tutte le partite. Però sarà sufficiente giocare come squadra, in modo compatto, con la consapevolezza che questa è un partita molto importante per noi. In un certo senso sarà opportuno dimenticare Ibrahimovic: lui per noi è importantissimo, ma oggi non è utile parlare molto di lui perché domani non ci sarà ed è senza di lui che dobbiamo affrontare la Sampdoria e conquistare questi tre punti”.

Adriano è pronto a farsi carico del peso del reparto offensivo?
“Adriano è un giocatore molto importante, con grandi capacità. Ha giocato grandissime partite contro Roma, Atalanta e Genoa. Sembra che questo sia un momento molto importante per lui. Il principio di ‘giocare come squadra’ vale anche per lui: se la squadra gioca come tale è molto più facile per i singoli fare bene. In questo momento abbiamo fiducia e sappiamo che potrà raggiungere risultati importanti”.

Mario Balotelli non è tra i convocati perché non si è allenato nel modo opportuno?
“È stata una scelta tecnica”.

Si parla di un accordo per la cessione in prestito al Betis Siviglia di Obinna: è vero?
“Non parlo di mercato”.

Preferisce che si parli di tutto quello che ha fatto discutere in settimana o preferisce lasciar perdere?
“Non parlo, parlerà il mio avvocato. Io lo farò quando toccherà a me, in tribunale. Non so se la procedura giudiziaria in Italia è veloce, se ci vorranno due mesi o due anni. So solo che mi piacerebbe poter parlare in tribunale già domani”.

Mourinho è stato infastidito da queste voci?
“No”.

L’Inter giocherà anche sulle assenze che accusa la Sampdoria, quella di Antonio Cassano per esempio?
“Noi vogliamo sapere quello che vogliono anche gli altri, chi gioca e chi no. Se sapremo che Cassano non sarà in campo, al suo posto ci saranno Pazzini e Bellucci o Pazzini come unica punta con un uomo in più a centrocampo. È importante sapere se Cassano sarà in condizione di giocare o meno perché ha grandi qualità e se non ci sarà lui ci sarà qualcun altro”.

Mourinho: è impossibile pensare che l’Inter domani possa rinunciare al rombo a centrocampo e schierare tre punte?
“Capisco la domanda, la curiosità. L’importante è giocare come squadra e farlo bene: se questo succederà, potranno scendere in campo una o due punte o Adriano e un altro attaccante o due esterni. L’importante sarà comunque l’atteggiamento e, come ho già detto, giocare come squadra. Se faremo così, con più o meno difficoltà, riusciremo a vincere la partita”.

In questi ultimi giorni ha detto spesso che l’Inter deve giocare come squadra: è un messaggio che vuole lanciare al gruppo dopo la partita di domenica scorsa a Bergamo?
“A Bergamo è stata l’unica volta… Forse un po’ anche contro il Panathinaikos in casa, invece nella sconfitte contro il Milan o con il Werder Brema abbiamo sempre giocato come squadra. Forse l’abbiamo fatto qualche volta meglio e qualche volta peggio, ma c’è sempre stato il concetto di squadra, di collaborazione psicologica, di pensiero collettivo e di empatia posizionale”.

Stiamo assistendo all’ennesima rinascita di Adriano, ma questa sembra la volta buona. Mourinho ha detto qualcosa di particolare al ragazzo al rientro delle vacanze?
“No, sta facendo tutto da solo. Noi facciamo il nostro cercando di aiutarlo per prepararsi nel modo migliore possibile. Gli abbiamo concesso qualche attenzione in più, principalmente sotto il punto di vista fisico, ma tutto quello che sta succedendo a lui in questo momento è merito della sua responsabilità, assolutamente”.

Ieri Claudio Ranieri ha dichiarato che l’Inter sta iniziando a scricchiolare, invece il c.t Domenech ha detto che, a volte, le cose che dice sono talmente provocatorie che si trasformano in comiche. Ha qualcosa da rispondere?
“La prima parola che ha detto non la conosco (ndr.: scricchiolare), il mio italiano non è abbastanza forte per capirla… (ndr.: sorride). Domenech, invece, è diventato importante per me perché l’ultima volta che ho pianto è stato dopo la sua conferenza stampa al termine della finale del Mondiale contro l’Italia. Ho pianto perché è stata una conferenza stampa emozionante e mi ha toccato il cuore. Ho pianto, pianto e pianto per una conferenza stampa che non dimenticherò mai. Un allenatore che dopo una sconfitta è stato assolutamente meraviglioso”.

Sembra di vederla un po’ arrabbiata, è vero?
“No, sono solo stanco, ho fatto un po’ di palestra e un po’ di sauna. La sauna mi ammazza… ‘.

C’è qualcosa che in questa settimana l’ha delusa dopo la sconfitta contro l’Atalanta?
“Nel calcio niente mi delude”.

Negli altri paesi era abituato a sentir parlare addirittura di dossier sulle sviste arbitrali? È abituato a questa filosofia?
“In Portogallo sì, in Inghilterra no. La mia formazione sportiva nasce in Portogallo, paese nel quale il calcio non è molto diverso rispetto a quello italiano. Anch’io sono cresciuto in un ambiente nel quale, dopo una sconfitta, si parla di arbitri, guardalinee, la pioggia, la palla dentro o fuori, il campo che era troppo duro… Questa è la nostra filosofia e per questo non posso criticarla. Ci ho vissuto tanti anni e la accetto. Posso dire però che forse mi piace di più quella inglese”.

Ha già preso una decisione in relazione al possibile inserimento di Patrick Vieira nella prossima lista Champions che presenterà a fine mese?
“Aspetto che ritorni Patrick, dobbiamo parlare insieme. Se lui avrà la possibilità di giocare in Champions sarà sicuramente in lista, perché è un giocatore importante. Se lui non potrà giocare in coppa, allora sarà meglio che occupi il suo posto un calciatore che è nelle condizioni fisiche per scendere in campo. Ma ripeto: se Patrick è nelle condizioni di giocare sino alla partita contro il Manchester United, e visto che poi speriamo di avere anche i quarti, ovviamente sarà in lista”.

Sempre Patrick Vieira ha dichiarato a ‘L’Equipe’ che sta valutando la possibilità di lasciare la nazionale francese. Pensa che questa possa essere una scelta utile per il giocatore?
‘Non saprei, non parlo di queste cose. Dovete parlarne solo con Patrick’.

Sente un po’ la pressione della Juventus che questa sera, dovesse vincere contro la Fiorentina, raggiungerebbe momentaneamente l’Inter in testa alla classifica?
“Quale pressione? Pressione di che cosa? Non capisco… “.

Dopo la partita contro l’Atalanta ha detto che ci sono alcuni problemi da risolvere e ha parlato di un Adriano in netta crescita. Ma è Adriano in netta ripresa o è la squadra ad aver fatto qualche passo indietro dopo la pausa natalizia?
“In Champions League l’Inter potrebbe essere in una situazione migliore di quella nella quale è ora? No, perché o siamo qualificati per gli ottavi di finale o siamo eliminati. E noi siamo qualificati. Nella Supercoppa italiana, l’Inter potrebbe aver fatto meglio del risultato che ha ottenuto? No, perché o la vinci o la perdi. E noi l’abbiamo vinta. In Coppa Italia potremmo essere in una situazione migliore dopo avere ottenuto la qualificazione in semifinale? No. E in Campionato? Siamo primi. Potremmo essere in una posizione migliore? No. L’unica cosa è che potremmo avare un maggior vantaggio rispetto alle avversarie, ma questo è l’unico parametro del quale si può parlare. Infatti, delle quattro competizioni nelle quali l’Inter è impegnata, una l’abbiamo già vinta e delle altre abbiamo ottenuto in tutte il massimo risultato raggiungibile sino a questo momento. Allora è una crisi incredibile la nostra e come qualcuno di voi mi ha detto prima ho addosso una pressione che non mi fa dormire. La mia vita è un vero dramma in questo momento… ‘.

Dopo la partita contro l’Atalanta, Maicon ha detto che l’Inter è l’unica squadra che, nonostante sia prima in classifica, è sempre criticata…
‘Allora vi dico questo: dopo la partita contro l’Atalanta tutte le critiche sono possibili, ammissibili e giustificate. Punto. Perché stiamo parlando di una partita, di 90′ nei quali si può fare una critica su tutto e tutti. Si può dire che la squadra ha fatto una partita orribile, si può parlare dell’allenatore che è responsabile della sua squadra, insomma si può dire di tutto e di tutti. Ma questa è solo una partita e, dopo uno o due giorni, si torna nella situazione reale e si vede che a tutte le squadre del campionato dietro di lei, che ci sono solo tre squadre come noi in Tim Cup, che solo noi abbiamo vinto la Supercoppa italiana, e che in Champions League ci sono 15 squadre agli ottavi con l’Inter. Questa è la realtà del momento. Ripeto: se vogliamo parlare della partita contro l’Atalanta, facciamolo e critichiamo pure, io sarò d’accordo con voi sotto tutti i punti di vista. Perché secondo me è giusto che si parli in certi termini di una squadra quando questa si esprime in modo negativo. Ma dopo la gara di Bergamo, c’è stata una gara contro la Roma e io non capisco perché si parla della penultima. Per me non ci sono problemi, comunque, neppure di parlare dell’Atalanta, perchè non sono una persona che dimentica subito le situazioni negative’.

I temi tattici:

La rinuncia a Balotelli significa un ritorno al 4-3-3?
E se invece si gioca ancora col rombo chi mette affianco ad Adriano?
E in difesa? Cordoba e Maxwell giocheranno?

Per me, comunque, proverà un modulo misto, già visto in questo campionato. Anche se non mi sorprenderebbe la rinuncia ad uno tra Zanetti e Muntari.

Io vi propongo questa formazione: Julio Cesar, Maicon, Samuel, Cordoba, Chivu; Cambiasso; Zanetti, Muntari; Stankovic; Mancini, Adriano con Amantino a fare da pendolo tra le fasce in appoggio alla punta.

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