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scritto da SNIS il 22 febbraio 2010 alle 8:34
Una vergogna. Questa è l’unica parola che mi viene in mente. L’arbitraggio di Tagliavento è stato veramente indegno. Nel post precedente NK ne ha già spiegato in maniera molto esauriente i motivi, quindi evito di ritornarci sopra. Pensavo che con alcune direzioni di gara viste all’epoca di Moggi & co. si fosse toccato il fondo. Mi sbagliavo. A Bari, nel derby, a Napoli e sabato sera con la Samp, si è percepito nettamente quale sia l’aria che tira nel nostro campionato. Ai tempi in cui i vari Ceccarini, Bertini, De Santis imperversavano con decisioni al limite del grottesco, mi sono sempre rifiutato di credere al complotto. Allora mi sbagliavo, visto che il tempo e i fatti emersi mi hanno dato torto, nonostante qualcuno cerchi sistematicamente di negare quella che è stata poi l’evidenza. Adesso mi sorgono moltissimi dubbi sull’operato e la buona fede di alcuni direttori di gara.
Dopo essere uscito disgustato dallo stadio per quanto visto, oggi rimango ancor più schifato dall’atteggiamento di alcuni pseudo-giornalisti-commentatori, che stanno facendo di tutto per continuare a negare l’evidenza. Non chiedo a questi signori di prendere le difese dell’Inter, assolutamente. Ma quantomeno pretenderei un’analisi razionale dei fatti. Perché se si dice che, seppur severa, l’espulsione di Samuel può starci, allora bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che contatto Pazzini-Lucio a palla lontanta è da rosso. Se si ha la faccia tosta di affermare che il secondo giallo a Cordoba è sacrosanto, bisognerebbe essere altrettanto coraggiosi nel dire che lo stesso Pazzini fa un tuffo da far invidia agli storici Cagnotto e Dibiasi. Ma la cosa ancor più vergognosa è ridurre l’analisi del match di sabato sera esclusivamente al nervosismo dell’Inter, di Mourinho, del pubblico. Addirittura ho sentito attribuire alla cosiddetta “panolada”, assoluto inedito per il nostro campionato, l’aggettivo di violento. E non ci stò. Perché, cari miei, io ero tra quelli che agitavano il fazzoletto e non accetto assolutamente che per questo mi venga appioppata tale etichetta. Non c’era nessuno a San Siro che si è messo a giocare a ping-pong con i fumogeni, come ad esempio accaduto la settimana scorsa a Torino in occasione di J**e-Genoa. Come mai questo fatto non è stato sottolineato con la stessa veemenza con cui è stato evidenziato lo sventolio di fazzoletti bianchi? Perché i pochi che ne hanno parlato hanno liquidato l’episodio con un semplice racconto, senza presa di posizione alcuna contro quei “signori”? Dobbiamo attendere a breve un provvedimento che impedisca al pubblico di entrare allo stadio portando con sè un fazzoletto, ma nel contempo autorizzando l’accensione di fuochi pirotecnici?
In barba ai pareri di questi pseudo-luminari del calcio e della moralità, voglio invece fare i complimenti sia alla squadra che al pubblico del Meazza.
I ragazzi meritano un elogio per come hanno giocato per circa cinquanta minuti in doppia inferiorità numerica, senza concedere praticamente nulla agli avversari. La nostra squadra ha dimostrato un carattere eccezionale. Nessuno ha lesinato impegno, correndo ininterrottamente per tutto il tempo e sacrificandosi in compiti e ruoli non proprio congeniali. Cambiasso difensore centrale ed Eto’o centrocampista di copertura a sinistra ne sono il manifesto. Un paio di tiri da fuori area che non hanno impensierito Julio Cesar e qualche cross puntualmente preda dai nostri sono stati gli unici pericoli creati ai blucerchiati. La Samp, seppur con due uomini in più, non ha mai dato la sensazione di poterci impensierire, forse più preoccupata di togliere due punti all’Inter che di provare a portare a casa il bottino pieno. Vederli in undici dentro l’area di rigore in occasione degli angoli a nostro favore ed i cambi per difendere il pari effettuati da Del Neri ne sono la prova. E alla fine, nonostante tutto, l’occasione migliore è capitata sui piedi di Eto’o, con risposta miracolosa di Storari.
Anche ai presenti allo stadio, con i quali proprio su queste pagine sono stato in alcuni casi molto critico, va rivolto un grande plauso. L’incitamento alla squadra è stato costante per tutto il match ed è arrivato da tutti i settori. Nonostante qualcuno evidentemente non l’abbia gradito, lo sventolio di fazzoletti bianchi per protestare nei confronti dell’arbitro è stata una maniera molto civile e spettacolare e in un certo qual modo originale ed elegante. Evidentemente qualcuno gradisce più che il dissenso venga espresso ululando alla luna (cit.), incendiando i seggiolini dello stadio, oppure indirizzando raggi laser negli occhi dei giocatori avversari. L’applauso finale, puntualmente contraccambiato, che ha salutato l’uscita dal campo dei ragazzi è stata la dimostrazione di come il pubblico si sia stretto intorno alla squadra, cercando di aiutarla a resistere all’assedio e addirittura trascinarla nell’impresa di portare a casa tre punti. Bravi.
Infine, concedetemi un saluto ai soliti amici che, come sempre, ho avuto il piacere di incontrare prima della partita, facendo la conoscenza di Sergio65 e signora, della figlia del Presidente e della piccola erede di Ziorinco.
scritto da Grappa e Vinci il 21 febbraio 2010 alle 15:56
 Giustizia è fatta
Il vigile urbano Ventotaglia camminava con passo svelto nelle strade del quartiere di sua competenza, blocchetto in mano e fischietto in bocca. Aveva uno strano modo di lavorare: egli, infatti, era inflessibile nei confronti dei guidatori di vetture scure, e comprensivo ed indulgente verso i guidatori di vetture chiare.
Giunto ad un incrocio, ebbe subito modo di sfoggiare la sua disparità di trattamenti. Esaminando attentamente il traffico, notò che la pressione di una delle gomme di un’auto blu notte era al di sotto dei livelli consigliati: senza indugio, il Ventotaglia tirò un soffocone nel fischietto e fermò l’incauto automobilista, al quale si accinse a comminare una pesante sanzione da 381,44 euro pagabili in comode rate. Mentre stava sputando sulla multa, per farla aderire meglio alla fronte del gaglioffo, accanto al vigile passò una candida Vespa cilindrata 3000 con dodici ragazzini a bordo, dei quali uno, munito di fionda, tirava castagne in testa alle vecchie, e un altro si disfaceva dei caschi usandoli come palle da bowling per colpire i passanti. Ventotaglia guardò amorevolmente la comitiva sul motorino e sorrise, dicendo, tra sé e sé, “Son ragazzi”. Poi, volse gli occhi al malvivente che aveva appena acciuffato, e il suo sguardo, da benevolo, divenne di nuovo di ghiaccio. Ligio al dovere, non si allontanò finché la multa pregna di saliva non fu perfettamente assicurata alla fronte del briccone.
Sereno, Ventotaglia proseguì il suo giro di ronda, deciso a far rispettare la sua legge. Nei pressi di un semaforo, assisté ad una brutta scena. Scattato il verde, il signor Ivano, alla guida della sua tinozza grigio topo, inserì la prima e partì placidamente. Mentre stava occupando l’incrocio, però, una temibile McLambochevrolatti color diarrea tenue, passata col rosso al semaforo attiguo, gli tagliò la strada, sfiorandolo di un millimetro. Il signor Ivano, visibilmente irritato, si tolse la cintura per sporgersi dal finestrino ed inveire contro il pirata della strada; successivamente, colmo di rabbia, gli rivolse un lungo applauso ironico, a cui il pirata, che guidava nudo e con gli sportelli aperti, rispose con un imponente dito medio. Ventotaglia, alla vista del sarcastico battito di mani, partì a tutta velocità verso il signor Ivano, lo fece uscire dalla macchina, gli spezzò una costola e gli sequestrò tinozza, cellulare, pantaloni, chiavi di casa e portone di casa. Al pirata, che teneva ancora il medio ben eretto, rivolse uno splendido sorriso berlusconiano, facendogli più volte cenno di andare tranquillo per la sua strada.
Col tempo, il modo di operare di Ventotaglia divenne di dominio pubblico, e i possessori di auto scure cominciarono a minacciare rappresaglie. La voglia di far la festa all’iniquo vigile era tanta, e il suo passaggio era spesso salutato con un insistito sventolare di fazzoletti bianchi, quasi ad irridere i suoi criteri di favoritismo. Dopo svariati attentati, tra i quali un fischietto-bomba, una trappola sotterranea e una fucilata nelle palle, nei piani alti capirono che la situazione si stava facendo pesante. I Grandi Detentori Delle Verità, allora, si mobilitarono per difendere l’operato del vigile, sostenendo che egli applicava il codice della strada alla lettera e che non aveva alcun tipo di condizionamenti, ma solo un problema alla vista che gli impediva di metter bene a fuoco gli oggetti chiari.
Gli automobilisti-scuri, udendo queste parole, si sentirono alquanto presi per il culo, e presero a lamentarsi come e più di prima. Per i Grandi Detentori Delle Verità, questa non era che l’ennesima dimostrazione di come gli Scuri soffrissero di manie di accerchiamento e fossero in realtà dei poveri pazzi paranoici, capaci di criticare qualsiasi cosa, anche le decisioni legittime a norma di regolamento. La Gente, ovviamente, sposò con gioia questa linea ed acclamò Ventotaglia come eroe e coraggioso maestro di vita, pregandolo di continuare sulla sua strada. Di lì a poco si diffuse un generale sentimento di repulsione generale nei confronti degli Scuri, che si vedevano così costretti a sopportare la non piacevole condizione di cornuti e mazziati.
Anche se…c’è da dire che le macchine scure arrivavano a destinazione, mentre, per dire, la Vespa coi dodici scugnizzi si schiantò contro un’autocisterna pochi chilometri dopo la mancata multa, e la Mclambochevrolatti esplose all’improvviso nel mezzo di una gita a Montecarlo. Le auto bianche, anche se favorite da Ventotaglia prima, e da tutti i vigili poi, fornivano assai poche garanzie di affidabilità: la loro qualità era scarsa, nemmeno paragonabile a quella delle auto “rivali”.
Per questo, nessuno degli Scuri cambiò macchina: sì, erano cornuti, erano mazziati, ma arrivavano sempre dove volevano.
Gli altri, no.
scritto da Nk³ il 21 febbraio 2010 alle 0:34
Ne abbiamo viste tante di partite così. Abbiamo fiutato l’aria immediatamente dopo il triplice fischio, abbiamo sentito le prime dichiarazioni, abbiamo recepito la linea-guida che si diffonderà nei commenti: Mourinho ha innervosito la squadra, le espulsioni potevano starci, il nervosismo è ingiustificato, l’arbitro ha visto bene sui falli.
 Paolo Tagliavento, della sezione di Terni
Per l’analisi della partita e le ripercussioni in classifica possiamo aspettare. Oggi non abbiamo bisogno di link al regolamento e di troppe spiegazioni per analizzare l’arbitraggio di Tagliavento.
Sì, è vero: le espulsioni potevano starci. Sì, è vero: sui singoli episodi l’arbitro aveva più di una giustificazione. Il problema non è questo.
Il problema si chiama conduzione di gara. Il problema si chiama metro di arbitraggio. Il problema si chiama due pesi e due misure.
- Pozzi entra da dietro con violenza su Stankovic: giallo o rosso? Nel dubbio, giallo.
- Samuel corre in vantaggio su Pozzi e allarga il braccio: lasciare correre, giallo o rosso? Nel dubbio, rosso diretto.
- Pazzini a palla lontana sgambetta Lucio in uscita dall’area: giallo o rosso? Nel dubbio, giallo.
- Cordoba appena ammonito interviene in ritardo su Pozzi ma non affonda il tackle: lasciar correre o giallo? Nel dubbio, giallo. E secondo rosso.
- Guberti controlla male il pallone e si aiuta con un braccio: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Guberti trattiene Lucio a palla lontana per non farlo partire in contropiede: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Stankovic contrasta Pazzini a centrocampo con un intervento al limite: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, fallo.
E ancora:
- Pozzi si tuffa e reclama la punizione dopo un intervento regolare di Lucio: giallo per simulazione o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Eto’o si tuffa in area dopo un intervento regolare di Lucchini: giallo per simulazione o lasciar correre? Nel dubbio, giallo.
Ecco a cosa abbiamo assistito stasera. Abbiamo visto 4-5 falli sistematici di Lucchini su Milito regolarmente impuniti. Abbiamo assistito a una serie di falli, scorrettezze e scenate da parte di Pozzi che in almeno 3 occasioni potevano portare al secondo giallo. Secondo giallo che è rimasto regolarmente nel taschino di Tagliavento. Abbiamo assistito a quello che alla luce di quanto appena elencato definiamo senza timore di smentita “arbitraggio scientifico”. E perfetto, aggiungiamo: perchè permette a chiunque di cianciare di episodi controversi, decisioni giuste e altre amenità simili. Di giusto, nella partita di stasera, non c’era niente. Tagliavento resta ingiustificabile, tutte le parole a sua discolpa restano ingiustificabili: abbiamo assistito a un arbitraggio vergognoso.
Si fa un gran parlare dell’arbitro che deve “interpretare la partita”, che deve “capire il momento”, che deve “applicare il regolamento con intelligenza”. E poi? E poi Samuel, appena ammonito, si prende un rosso diretto per una sbracciata. Ci può stare? Certo. E poi? E poi Cordoba, appena ammonito, si prende il secondo giallo per un intervento solo irruente sull’ennesimo tuffo di Pozzi. Ci può stare? Certo. Ma allora dov’è l’intelligenza dell’arbitro? Dov’è la sua capacità di leggere la partita? Dov’è, soprattutto, la sua capacità di condurla in porto tranquillamente e senza esasperare gli animi? Non c’è, semplicemente.
Nel giro di un mese, abbiamo visto due rigori nella stessa partita assegnati contro la capolista, abbiamo visto il capolavoro del derby, abbiamo visto due espulsioni in 5 minuti ai danni della capolista. Cose senza precedenti in un campo di calcio. Una “sudditanza psicologica” al contrario.
Questa rubrica nasceva per analizzare regolamento alla mano gli arbitraggi delle partite dell’Inter. Non per dimostrare che l’Inter è sfavorita o danneggiata dagli arbitri: semplicemente per rispondere a tutte le voci di “aiutini” e “aiutoni”, di “favoritismi” e, appunto, di “sudditanza psicologica”. Semplicemente per dimostrare che, sfavorita o meno, sicuramente l’Inter NON è favorita in alcun modo.
Oggi probabilmente questa rubrica ha fatto il suo tempo. Bari, Milan e Sampdoria, Rosetti, Rocchi e Tagliavento, hanno tolto ogni dubbio sul punto in questione.
Andiamo a prenderci questo Scudetto. Senza aiutini, zittendo tutti.
Come al solito.
scritto da Nk³ il 20 febbraio 2010 alle 23:11

“Soltanto in sei possono batterci”
scritto da Nk³ il 20 febbraio 2010 alle 23:01
scritto da Nk³ il 20 febbraio 2010 alle 11:45
Uno Josè Mourinho in grande spolvero presenta perfettamente in conferenza stampa la partita con la Sampdoria, non senza rispondere ad alcune domande sulle principali avversarie -morali o reali che siano- dell’Inter.
REAL MADRID – In Spagna il quotidiano “Marca” ha pubblicato l’indiscrezione secondo la quale ci sarebbe stato un contatto tra il Real Madrid e i rappresentanti di Mourinho nei giorni scorsi.
“Non entro in questo gioco, non è mio”
Ennesima smentita, stavolta ben poco amichevole, su un possibile divorzio dall’Inter a fine stagione. Lo ha detto in mille modi, lo ha ripetuto in ogni lingua: lui non se ne andrà. La sua volontà è quella di restare fino alla scadenza del contratto, nel 2012. L’importanza della Champions League? La volontà di Moratti? Non può certo rispondere Mourinho. L’impressione, quasi la certezza salvo catastrofi, è che a luglio ci troveremo di nuovo a Los Angeles, con Josè da Setubal.
ROMA – “La Roma in campionato sta bene, ha raccolto tanti risultati positivi, è un avversario che rispetto veramente. L’ho detto sempre. Sono forse stato uno dei pochi che non ha mai perso il rispetto e l’ammirazione per i giocatori fantastici che hanno. Inoltre la Roma è anche una società furba: nel momento del mercato prima sa piangere e dopo sa dire di no. Piange perché ha bisogno di un giocatore e non ha soldi per avere quel giocatore, però dopo quando qualcuno vuole comprare uno dei suoi sa dire di no. È una società molto intelligente. Ho rispetto per loro, per le loro qualità e per i loro risultati”
Proviamo a tradurre? Il riscatto della comproprietà di Burdisso si fa complicato, per i giallorossi.
NAPOLI - Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha dichiarato che non la prenderebbe come allenatore. Andrebbe mai ad allenare una squadra con De Laurentiis come presidente?
“Non ha soldi per me… ” (ridendo)
Ultimo pensiero per l’omino che crede di essere a Hollywood. Preveniamo quelli che “Mourinho chiama sempre in causa qualcuno per fare polemica”: come si vede da queste due righe, rispondeva a una domanda. E inoltre era una semplice battuta. Sembra assurdo doverlo sottolineare, ma siamo arrivati a questo.
JUVENTUS – “Per quale ragione quando si parla di calcio italiano, in quello che succede nel calcio italiano, dobbiamo fare tutti come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia? O c’è coerenza o non c’è coerenza. Se oggi il signor Bettega dice che dobbiamo stare tutti zitti perché non si può parlare di Bayern-Fiorentina, perché di quella partita devono parlare solo Rumenigge, Van Gaal, Prandelli e Della Valle, allora siamo coerenti e stiamo tutti zitti… Però di area con 25 metri ce n’è solo una in Italia…”
Messaggio chiaro: nessuno può permettersi di dirgli cosa può o non può dire. Messaggio fra le righe: state a cuccia, che fino ad oggi è stato fin troppo tenero sull’argomento.
SAMPDORIA – La maggior parte della conferenza stampa, però, ha come protagonista la squadra di Del Neri, in campo stasera a San Siro. Innanzitutto Mourinho chiarisce il suo punto di vista sugli ultimi due non esaltanti pareggi contro Parma e Napoli: pareggi che il tecnico bolla come “positivi” non in sè stessi ma nell’ottica della continuità del campionato. Partendo dal presupposto che un momento di calo ci può stare e, soprattutto, che eravamo in un periodo in cui abbiamo giocato 4 partite in 10 giorni, il Mou non si lascia preoccupare da questa breve striscia negativa e guarda con tranquillità e fiducia alle prossime partite. O meglio: alla prossima partita, quella con la Sampdoria, perchè di Chelsea non vuole sentir parlare. “È una partita di campionato, abbiamo bisogno di punti, è la partita più importante che abbiamo in questo momento perché è la prossima. E io non cambio niente, non faccio turnover, non lascio giocatori a casa per riposare, non penso al Chelsea. Penso solo a questa partita, che rispetto. E rispetto l’avversario, per questa ragione farò giocare la squadra che mi sembra migliore: per vincere“. Più chiaro di così non poteva essere.
E allora dopo aver analizzato il momento della Sampdoria, che sta vivendo un campionato fatto di alti e bassi ma, come all’andata, viene da 4 vittorie consecutive, Mourinho chiarisce che giocheranno i migliori e ci prepara a vedere una formazione abbastanza prevedibile (a meno di pretattica, che il Mou potrebbe adottare per “vendicarsi” di Del Neri all’andata): Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti in difesa (con il capitano in preallarme nel ruolo anche per il Chelsea), Cambiasso, Stankovic, Motta e Sneijder in mezzo e Milito-Eto’o davanti. L’unico dubbio è fra Motta e Muntari a centrocampo, con Mariga che dovrebbe sostituire Stankovic quando il Drago, al rientro dall’infortunio, avrà finito le pile.
Le ultime parole del Mou sono sui casi più spinosi in rosa: Balotelli e Santon. Entrambi non convocati per la Samp, entrambi in forte dubbio per il Chelsea. Santon è in condizione di giocare a patto di dare per scontata la seguente infiammazione del ginocchio e aumentare, quindi, il rischio-operazione. Balotelli potrebbe giocare con un tutore ma non è al meglio. Per entrambi il tecnico si è detto pessimista, perchè non si sono allenati per tutta la settimana e, a quattro giorni dalla sfida, non è il modo migliore per prepararsi.
L’ultima considerazione riguarda l’Inter in generale. Una certezza, quasi una promessa: “l’Inter di oggi è una squadra migliore di quella della passata stagione“.
Chiaro, no?
scritto da Nk³ il 19 febbraio 2010 alle 13:00
Inter 45, Milan 37, Roma 32. Più 8 sul Milan, più 13 sulla Roma: questa era la classifica all’inizio del girone di andata. Oggi, 5 partite dopo, la stessa classifica dice Inter 54, Roma 47, Milan 45: più 7 sulla Roma, più 9 sul Milan (che ha ancora una partita in meno). In 5 partite abbiamo perso 6 punti dalla Roma e, nonostante la vittoria nel derby, ne abbiamo guadagnato uno solo sul Milan. In 5 partite il vantaggio sulla seconda è passato da 8 a 7 punti.
Nessuna tragedia, nessun grido di dolore, nessuna disperazione: ma un campanello d’allarme sì. Giusto due giorni fa mettevamo in evidenza la brutta serie di risultati ottenuti in trasferta: com’è ovvio, quei risultati hanno lasciato un segno sulla classifica. Il pareggio di Bari, il pareggio di Parma, il pareggio di Napoli, seppure non disprezzabili singolarmente, non sono figli di un trend accettabile. Lo sarebbero se alle spalle ci fosse ancora un Milan capace di fare addirittura peggio (8 punti in 5 partite), non lo sono dal momento in cui dietro di noi c’è una Roma reduce da 6 vittorie consecutive: 18 punti contro i nostri 12. 9 punti in 5 partite, banalmente, non sono un ritmo da scudetto.
Poi naturalmente la classifica si fa su 38 partite e non su 5, e quella classifica -non a caso riportata all’inizio- dice che davanti a tutti c’è l’Inter e le altre devono inseguire. Ma il campanello d’allarme va ascoltato e bisogna invertire in fretta la tendenza. Ricominciare a vincere in trasferta ma, intanto, ricominciare a vincere tout court: i 3 punti con la Sampdoria, in questo quadro, diventano un imperativo imprescindibile. Non ci saranno Balotelli e Santon, la sfida col Chelsea incombe? Nessuna scusa. La testa e le gambe devono essere pronte per affrontare i genovesi. Non conta ciò che viene dopo, non vale farci condizionare da un’altra competizione e da un altro avversario che nulla c’entrano con la rincorsa alla storia, al Quinto scudetto consecutivo. Domani c’è la Sampdoria, domani servono i tre punti. Al Chelsea penseremo dalle 22.45.
scritto da Nk³ il 17 febbraio 2010 alle 14:13
1. Napoli-Inter 0-0. Niente drammi, niente tragedie, niente allarmi: il Napoli ha giocato la partita della vita, noi siamo stati un po’ sottotono, non si può vincerle tutte e via discorrendo. Con questo, però, arriviamo a 7 punti nelle ultime 6 trasferte con una vittoria, quattro pareggi e una sconfitta. Ruolino che inizia a creare qualche punto interrogativo sull’Inter lontano da San Siro. Punto interrogativo da risolvere in fretta: la prossima trasferta è a Udine, poi si vola a Londra. Quali sono i motivi di questa differenza di rendimento? Solo casualità dovute al calendario?
2. Le condizioni della rosa. Si avvicina la doppia sfida Sampdoria-Chelsea, e qualche domanda su formazione e turnover è d’obbligo. La difesa sembra ormai bloccata sulla linea Maicon-Lucio-Samuel-Santon, che dovrebbe presentarsi così in entrambi gli incontri con l’unica variabile del terzino sinistro (con la Samp potremmo vedere in quella posizione Cordoba o Zanetti, con Santon titolare designato per la Champions). A centrocampo, visti i precedenti soprattutto in Europa, gli unici sicuri della maglia sono Zanetti e Sneijder, con Stankovic che dovrebbe fare almeno un tempo sabato e poi partire titolare mercoledì. Il resto è un po’ un rebus: Cambiasso, Muntari, Mariga e Thiago Motta si giocano il posto. Cambiasso sicuramente titolare sabato ma non altrettanto con il Chelsea, e nella sua scia Mariga che, anche per la sua inesperienza a certi livelli, sembra proiettato più sul campionato. Alla fine la differenza la farà l’atteggiamento che il Mou vuole dare alla squadra contro i londinesi: Cambiasso per un rombo più ordinato, Thiago Motta a sinistra (con Zanetti vertice basso) per un maggiore controllo della palla, Muntari per la distruzione del gioco avversario. In attacco, invece, i dubbi sono amletici. C’è la media-gol di Milito, il momento d’oro di Pandev, l’Eto’o da grandi palcoscenici e il Mario fenomeno designato: qui Mourinho dovrà metterci tanto del suo. Balotelli sembra non riuscire a recuperare per sabato, e questo probabilmente pregiudicherà le sue chance di avere una maglia da titolare contro il Chelsea. Eto’o, al contrario, ha bisogno di minuti nelle gambe per ritrovare fiato e condizione. Probabile il ritorno della coppia Milito-Eto’o in entrambe le partite, con Pandev e Mario pronti a entrare e sparigliare le carte…magari al posto di Eto’o con la Samp e al posto di Milito con Chelsea
3. La mentalità europea. 2-3 e arrivederci a Manchester: questo dice la mentalità europea dopo la partita di ieri sera. In giro è tutto un fiorire di “cuore Milan”, di “ha provato a giocarsela” e di “lo United era più forte”, va da sè, ma dalla partita di ieri potremmo trarre qualche buon insegnamento anche noi. Il Chelsea non è imbattibile e non è impenetrabile: sicuramente è più forte dell’Inter ma altrettanto sicuramente non è quella corazzata che, nel recente passato, erano Barcellona, Manchester United e Liverpool. Scendiamo in campo guardandoli negli occhi, scendiamo in campo per giocarcela e coscienti di potergli mettere paura. Un 2-3 non è un risultato da invidiare e, ovviamente, qualsiasi risultato ottenuto in qualsiasi modo sarebbe preferibile a quello. Ma per la nostra situazione e per scacciare via un po’ di streghe, un pizzico di sfrontatezza in più potrebbe non guastare.
4. La Sampdoria. Prima del Chelsea, però, c’è la sfida di sabato sera, assolutamente prioritaria per mille motivi. Il successo in campionato manca da troppo tempo, la Roma -che pure è vicina all’interruzione della sua striscia positiva- ha guadagnato troppi punti nelle ultime partite ed è ora di rimettere in chiaro le cose. Non possiamo farci distrarre dagli impegni successivi: prima i 3 punti contro i blucerchiati, poi tutto il resto.
scritto da ex-collaboratori il 27 settembre 2009 alle 8:57
 La Samp torna in vetta
Se c’è una cosa che ha insegnato la trasferta a Marassi (per l’ennesima volta, per quanto mi riguarda) è che non si va fuori casa a prendere lo 0-0, perché può sempre capitare qualcosa che non va e finisci col perdere partite che con un po’ più di coraggio andavano vinte.
Non piangeremo per questi due punti persi. Lo scorso anno abbiamo lasciato molto più terreno in casa e quest’anno, tra assenze e incognite, dobbiamo ricostruirci un’identità. La vera differenza è la pressione della Juventus, che sta correndo molto e che sullo stesso campo, giovedì, ha giocato per vincere (rischiando di perdere).
L’errore macroscopico di Santon non deve trarre in inganno. La partita, impostata bene, era stata comunque interpretata male. I cambi del secondo tempo, soprattutto, hanno a mio parere trasmesso il messaggio che il pareggio a reti bianche andava bene. E tutto questo in una partita nella quale la nostra difesa aveva vaporizzato i temutissimi Cassano e Pazzini e proprio nel momento in cui si stava cominciando a prendere campo, per assestare il colpo finale.
L’aspetto più negativo è un altro: il fatto che abbiamo pochissime varianti tattiche al terzinismo. O c’è uno Stankovic in forma, o c’è Sneijder, o c’è Mario super-frizzante oppure siamo condannati a schierare un centrocampo nel quale nessuno fa un passo in avanti senza la palla. Cambiasso mediano-fisso è un lusso che con Zanetti in campo Mourinho non può più permettersi, anche se garantisce copertura e facilita il lavoro della coppia di difensori centrali.
Ieri si è visto chiaramente che se non andiamo sugli spazi otteniamo l’effetto di annullare noi il nostro potenziale offensivo. Ogni azione si risolveva in un uno-contro-uno nel quale ovviamente si è esaltata la forza di Mario, ma per il resto si viaggiava in orizzontale. Sono d’accordo con chi richiede la strigliata a Maicon, le cui lune non sono compatibili con l’idea di schema offensivo: troppo volte fa il cavallo pazzo, attacca quando vuole e soprattutto non si sa gestire, almeno in questo periodo in cui non è al 100%. Pertanto occorre che lavori per ritrovare la forma e correre per 90 minuti. Quante volte ieri è mancato il suo appoggio? Tantissime, per non sottolineare il fatto che non garantisce mai la copertura difensiva (gli unici guizzi di Cassano sono stati ai suoi danni). Occorre che riprenda la crescita tattica che l’ha portato a diventare il numero uno nel suo ruolo, altrimenti serve un difensore dietro di lui, cosa che ne snaturerebbe le sue qualità visto che sa correre con spazio davanti e non con spazio dietro.
Le punte sono penalizzate da questo mancato movimento. Vedere Eto’o che cerca la palla a centrocampo e tira da fuori per cercare il gol della domenica non è molto confortante, anche se lui ha la predisposizione al sacrificio. Penso che ieri, in fin dei conti, si è giocato per il pareggio. Sbagliato. Si deve sempre giocare per la vittoria. Sempre, soprattutto contro squadre infinitamente più deboli di noi come la Sampdoria. Perché se non mi arrabbio, a mente fredda, di sicuro mi annoio.
scritto da Luis il 26 settembre 2009 alle 13:19
 Manca solo l'interprete
Se l’Udinese può essere considerata a pieno titolo la squadra bestia nera dell’Inter (non basterebbero nemmeno 3 autoreti di Isla propiziate da Vieira e 4 reti allo scadere di Cruz per pareggiare la rete di Goitom), Gigi Del Neri potrebbe esserne l’allenatore ideale.
Da tecnico del Chievo, con i vice Racalbuto e De Santis, ricordiamo una sconfitta ed un pareggio al Bentegodi che costarono punti importanti nella rincorsa al titolo ed una brillante prestazione a S.Siro che rovinò il sabato di commemorazione per l’ascesa nella tribuna Sky di Peppino Prisco. Seguirono un pareggio a Roma per 3-3, il primo anno del Mancio e la sonora sconfitta di Palermo l’anno successivo con Julio Cesar acquistato dalla Marvel per farne la controfigura del proprio personaggio più famoso. Lo scorso anno inflisse la prima severa lezione di gioco a Mourinho che negli spogliatoi si lascia andare in tutta la sua creatività motivazionale.
Complice il primato in classifica ha rilasciato numerose interviste questa settimana, facendo, tra l’altro, i complimenti all’Inter per le 4 stagioni di successi. Il minimo comun denominatore delle parole rilasciate dal tecnico friulano è stata la composizione della frase: periodo ipotattico o paratattico che fosse, ogni 5 parole compresi gli articoli ricorreva il nome di Antonio Cassano, divenuto addirittura “il più grande giocatore che abbia mai allenato”.
Una bugia buona, volta a motivare il valore aggiunto della Samp. Un Cassano che sta confermando le attese della piazza doriana in una squadra fatta su misura per le sue caratteristiche. Un Cassano che evidentemente deve aver migliorato l’udito dal famoso: “non si capisce quando parla”, scritto nel libro che riporta le sue avventure calcistiche e non. Anche Cassano potrebbe trasfersi ad Udine, viste le reti segnate all’Inter in carriera. L’importante è che resti lontano dalla Pinetina, anche se oggi dovesse timbrare il cartellino.
In questo breve amarcord, è impossibile non citare Diego Milito, 4 reti negli ultimi 2 derby della Lanterna. Visto il suo stato di forma è lecito aspettarsi che ricambi il favore di Hernan Crespo. El Principe è stato l’unico nerazzurro ad essere convocato dal ct (cercasi tutor) Maradona. La speranza è che si qualifichi, possibilmente senza bisogno di spareggio. Un altro selezionatore che lasci a casa Samuel, Cambiasso e Zanetti non lo ritroveremmo nemmeno pagando.
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