scritto da il 9 dicembre 2009 alle 15:50

Voglia di normalità

Nel quadro del desolante spettacolo offerto dal calcio italiano in Europa, arriva finalmente il nostro turno in una partita dal sapore strano, che non sentivamo da tanto tempo.

Wesley Sneijder reteInter-Rubin Kazan è una partita da dentro o fuori che non ha in palio nulla. Non è uno scontro diretto, non assegna un titolo, non è un derby. Inter-Rubin Kazan è la classica ultima spiaggia. L’ultima spiaggia per un’Inter che ha sprecato troppe occasioni in questo girone: schiava delle sue ossessioni e ingabbiata nelle sue paure si ritrova ad essere costretta a vincere nell’ultima partita della serie, contro un avversario ancora indecifrabile.

Costretta a vincere, perché giocare per un pareggio che potrebbe essere letale sarebbe un errore gravissimo. Una squadra indecifrabile, perché nonostante ormai sia chiaro a tutti che il Rubin non è quella cenerentola che molti immaginavano a settembre, ancora non si capisce la vera forza di questa squadra. Non se ne capisce il livello assoluto, da grande squadra che con due scudetti alle spalle ha dimostrato di potersela giocare con tutti. Non ci si capacita di come quel Dominguez spuntato fuori dal nulla possa essere in grado di gettare scompiglio in qualsiasi difesa. Non si individuano i veri punti di forza di questa squadra, non si vede quanto corrono, e quanto bene, né quanto poco banale sia il bagaglio tecnico a loro disposizione.

Alejandro DominguezE allora questa Inter non è solo costretta a vincere, ma anche a farlo giocando a mosca cieca. Senza sapere fino in fondo cosa aspettarsi dagli avversari, senza poter giocare sui loro punti deboli. E questo forse è un bene: significa semplicemente essere costretti a dare il 100%, a imporre la propria forza, a imporre il proprio gioco. Sono tante le cose su cui può contare l’Inter stasera: il rientro di Maicon dopo un’assenza troppo lunga, le chiavi del gioco di nuovo tra i piedi di Sneijder, la ritrovata vena realizzativa di Eto’o, Balotelli che non ha mai sbagliato due partite di fila. C’è addirittura chi vede come fondamentale l’apporto di Muntari e del suo dinamismo.

Più probabilmente la verità è solo che in Champions da quest’Inter non si sa mai cosa aspettarsi. Si è provato da protagonisti, si è provato da sfavoriti, si è provato a giocare sulla tecnica, sulla forza, sull’orgoglio…troppe delusioni nel recente passato per fare proclami, troppo altalenanti i risultati per dare certezze, troppe follie per sapere cosa aspettarsi. Basterebbe in realtà un’Inter normale, cosciente della propria forza, capace di sfruttare il vantaggio a sua disposizione. Basterebbe l’Inter vista decine e decine di volte in Italia, e altrettanto spesso vista evaporare in Europa. Basterebbe una squadra normale e un po’ meno pazza del solito.

Più di tutto basterebbero, mai come questa volta, i tre punti. Non importa come, non importa con chi, non importa quando. Basterebbe andare avanti. Basterebbe vestirsi di normalità e puntare all’unica cosa che conta: la vittoria. Tappandosi occhi e orecchie, continuando a testa bassa il cammino sulla propria strada. Oggi, a febbraio e oltre.

E’ così difficile?

scritto da il 29 settembre 2009 alle 17:46

Champions League: Rubin Kazan – Inter 1-1

Seconda giornata del girone di Champions. Fuori Milito per un risentimento muscolare, dentro Amantino Mancini, per un tridente anomalo con Super Mario Balotelli in versione guastatore. Per il resto formazione confermata, considerate le assenze di Muntari (in tribuna), Motta e Sneijder.

Rubin Kazan: 77 Ryzhikov; 9 Salukvadze, 76 Sharonov, 4 Cesar Navas, 3 Ansaldi; 15 Ryazantsev, 16 Noboa, 7 Semak, 61 Karadeniz; 10 Dominguez; 11 Bukharov;
A disposizione: 29 Revishvili, 5 Bystrov, 23 Balyaikin, 24 Popov, 32 Gorbanets, 42 Murawski, 88 Kasaev;
Allenatore: Kurban Berdyev

Inter: 12 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu; 4 Zanetti, 19 Cambiasso, 5 Stankovic; 45 Balotelli; 9 Eto’o, 30 Mancini;
A disposizione: 1 Toldo, 21 Orlandoni*, 2 Cordoba, 7 Quaresma, 14 Vieira, 15 Krhin, 39 Santon;
Allenatore: José Mourinho

Arbitro: Terje HAUGE (Norvegia)

*NB Per indisponibilità di Diego Milito e Sulley Muntari, in panchina va il terzo portiere titolare. Il regolamento UEFA lo consente perché richiede di segnalare nella distinta solo il portiere titolare, il portiere di riserva e il capitano della squadra.

(fonte: inter.it)

LA PARTITA – Partita complicata per l’Inter che si presenta a Kazan’ in formazione rimaneggiata e non può sfruttare al meglio le proprie qualità.

LE NOTE NEGATIVE – Ancora una volta la squadra latita paurosamente nella costruzione. Cambiasso non è in forma, patisce ancora l’infortunio, e lascia la zona centrale più sguarnita che mai, creando i presupposti per il gol subito a là Milan. Samuel e Lucio sono forti quando agli avversari vengono concessi pochi metri, altrimenti, puntati, vanno in difficoltà come difensori normali, benché sappiano recuperare e commettano pochi errori.

Ma la pecca principale è nella manovra. Balotelli è anarchico e in quanto tale si accende quando capita, facendo cose importanti alternate a una indisciplina tattica (e motivazionale) che se non si risolve nell’immatura espulsione odierna, sbocca sempre in rimbrotti e sostituzioni anticipate. Deve crescere e non può essere lui il perno sul quale costruire la squadra per l’Europa. Mancini, che negli ultimi 8 mesi avrà giocato si e no 4 partite intere, è totalmente amorfo, privo di cinismo e cattiveria e tendente alla giocata irritante. Sempre meglio di Quaresma, un cambio sprecato e inutile in un contesto tattico oramai compromesso.

IL TRIDENTE NO – Il tridente non funzionava bene con Ibrahimovic, almeno come fluidità di gioco, e funziona peggio con Eto’o come punta centrale, soprattutto se questo tridente vive isolato rispetto al contesto di una squadra difensiva, zeppa di mediani e giocatori o fuori forma o senza passo o comunque incapaci di fare l’elastico e assicurare la verticalità. L’unico che può davvero creare un raccordo con le punte è Sneijder, ma per adesso è un corpo estraneo che ha necessità di integrarsi. Tra l’altro affidarsi a Balotelli e contemporaneamente a Mancini, rinunciando alla presenza anche fisica di Vieira in mezzo (per quanto deficitaria rispetto a ciò che servirebbe) è una scommessa molto facile da perdere, che si trasforma lentamente in azzardo quando si capisce che gli avversari hanno due marce in più da innestare.

L’EQUIVOCO – Se vogliamo giocare offensivi, con un tridente davanti, da chiunque sia formato, dobbiamo farlo sul serio. Non si possono schierare tre punte e spomparle in ruoli di copertura sulle fasce, a questo punto meglio un 4-4-2 in linea, se per il rombo non abbiamo abbastanza uomini. Se 4-3-3 dev’essere che sia coraggioso: difesa alta, pressing in avanti per recuperare palla e ripartire velocemente. In soldoni: fuori Zanetti, dentro Stankovic e Motta (o Muntari) e in attacco spazio a Milito, Sneijder ed Eto’o disposti a raggiera sul fronte d’attacco, con Maicon e Santon schiacciati sulla linea mediana, per creare gioco e fare triangolazioni rapide. E’ un sogno, ma manca anche questo tipo di vocazione. Mettere tre punte che ritornano è qualcosa che fa venire in mente la duttilità del calcio di Sir Alex Ferguson, ma la differenza è che il suo United ha martelli a centrocampo (Carrick, Scholes, Anderson) che a noi mancano.

IL FUTURO – Mentre scrivo queste parole la Fiorentina sta smazzolando il Liverpool con ordine e tagli spettacolari, giocatori che si muovono negli spazi e affondano i colpi. Magari perde perchè si stanca e sappiamo tutti che Prandelli è un catenacciaro, ma se noi non corriamo non riusciremo a battere avversari validi, ma inferiori come il Rubin Kazan. La soluzione dei nostri attuali problemi, che dipendono in massima parte dall’incapacità di correre e quindi da una condizione precaria, minata anche dagli infortuni, passa dalla credibilità che ci siamo conquistati negli anni. Possiamo e dobbiamo giocare meglio rifugiandoci nelle nostre qualità: grande solidità difensiva, predisposizione al sacrificio ed esperienza, soprattutto in campionato.

LA NOTA POSITIVA – In Champions il discorso è aperto: il Barcellona sta vincendo contro la Dinamo Kiev di Sheva (squadra superiore al Rubin, a mio parere). Non c’è più margine d’errore però. Bisogna fare punti e cambiare direzione, facendo fuori gli equivoci tattici e intraprendendo la via della risolutezza. Con qualche infortunio in meno e con un po’ di attributi in più.