scritto da il 8 marzo 2010 alle 14:48

“Anti-Inter”, la finale. Ed altro

il ritratto di Adrian Gray

il ritratto di Adrian Gray

Dopo mesi di sfide, ballottaggi ed avvicendamenti che hanno mietuto vittime eccellenti,  va finalmente in scena la finale di “Anti-Inter”, il talent-show che da tenuto col fiato sospeso l’Italia intera. Milioni di telespettatori in estasi davanti alla tv, le premesse per uno spettacolo senza precendenti: lo share decolla quando loro, Roma e Milan, scendono in campo a contendersi lo scettro di antagonista unica ed indiscussa dei nerazzurri. In questi lunghi mesi, hanno superato la concorrenza di corazzate come la Juventus di Felipe&Melo, la Sampdoria di Pozzi e Pazzini e il magico Napoli di Mazzarri, l’uomo che in proporzione alla sua dotazione ne ha stese più di John Holmes. Qualità al top anche per quanto riguarda il direttore di gara: tocca a Tagliavento, che si è assicurato sul filo di lana il contest per i fischietti deliziando il paese con le sue ormai celeberrime “intepretazioni alla lettera”. In lacrime, in un angolino buio e puzzolente, il secondo classificato Rocchi, che dopo la sontuosa prestazione nel derby si sentiva già in tasca la designazione.

La gara è una parata di stelle. In campo, va in scena l’orgia degli esteti, l’orgasmo dei sensi, un trionfo di beatitudine le cui sintesi spodesteranno presto tutti i threesome su Youporn. Le telecamere, per concedere qualche attimo di tregua ai goderecci spettatori, indugiano sulla tribuna, dove un Ferguson terrorizzato ma allo stesso tempo visibilmente eccitato segue con ansia gli sviluppi di questa appassionante finale.

Alla fine di un primo tempo elegantemente concluso senza reti, va in scena la testimonianza di Jankulovski, scampato per pochissimo alla deportazione ad Appiano Gentile. La ripresa conferma quanto detto durante la settimana: è in scena il top del calcio italiano. Un sabato per ghiottoni, quello della ventisettesima giornata: oltre alla supersfida dell’Olimpico, grande spettacolo anche a Firenze, dove torna in auge lo Zico del terzo millennio, l’uomo che aveva infiammato le prime puntate di “Anti-Inter” a suon di piroette e giravolte. D’obbligo, per i sostenitori viola, porsi alcune domande: contro la loro squadra, Quaresma si è esibito in giocate da campione e Diego e Grosso (ed Amauri all’andata!)sono riusciti a segnare nella stessa partita. Che ci sia, forse, qualcosa che non va?

A Roma, comunque sia, si va sul velluto fino al novantesimo. Gli spettatori di sesso maschile sono costretti a mascherare con imbarazzo evidenti gonfiori intimi, mentre le donne, incantate dalle invenzioni di Dinho e dalle cannonate di Borriello, si producono in ammiccamenti e sfregamenti più o meno voluti. L’atmosfera è così calda che deve intervenire Galliani in sandali, calzini bianchi e canotta sporca di ragù per placare l’incendio di passione.

La grandezza delle due contendenti non permette che il risultato si sblocchi: finisce pari, con uno 0-0 molto chic e trendy che non placa affatto i bollori del pubblico, ma che anzi favorisce le congiunzioni tra tifosi di opposte fazioni. Beltà e raffinatezza anche nel dopo-partita, con Leonardo che piangiucchia per il non-rigore non concesso dopo un pur leggiadro decollo di Ambrosini e Ranieri che gongola per il punticino guadagnato.

A designare la vincitrice del talent show sarà dunque il televoto: vista l’altissima posta in palio, ci si aspettano telefoni bollenti per settimane. Oltre alla possibilità di contendere lo scudetto all’Inter, infatti, la squadra vincitrice si porterà a casa uno stock di pompose targhe celebrative, corredate da pratiche istruzioni per apporle facilmente sulle maglie da gioco. Tra i votanti, verranno estratti cinque fortunati che riceveranno un cd di grugniti, ululati e bestemmie, per esercitarsi a casa e non farsi trovare impreparati la prossima volta allo stadio.

Nella partita di domenica sera, Inter e Genoa si ritrovano addosso l’enorme pressione di dover mettere in campo uno spettacolo tale da non far rimpiangere le leccornie della serata precedente. Prodigandosi in un grande sforzo, però, le due compagini riescono nell’intento: dopo novanta minuti di ciabattate, scazzi ed imprechi, il risultato è un altro godibile zero a zero, assolutamente all’altezza di quello dell’Olimpico. Migliore in campo Quaresma, che ha infiammato il pubblico con qualche tocco dei suoi e che ha svegliato la squadra dal misterioso torpore nel quale era rimasta intrappolata fino al suo ingresso in campo: che anche alla luce di questo fatto ci sia da porsi qualche domanda?

L’impressione, e qui divento serio per un attimo, è che la sfida di Champions stia catalizzando su di sé molte energie, soprattutto mentali: non è un caso, secondo me, che da un mese a questa parte gli approcci alla partita non siano più gli stessi. Anche un po’ di stanchezza, certo, e magari anche un comprensibile e fisiologico calo di prestazioni dopo 5 mesi da schiacciasassi: l’avvicinarsi del ritorno col Chelsea, però, è sicuramente un elemento di cui tenere conto, sebbene la tesi del “eh ma la mente è al [temibile avversario di turno]” mi sia sempre sembrata niente di più che una pessima giustificazione per dei brutti risultati.

Un’altra impressione che ho è che questa squadra si esalti nelle difficoltà, come testimoniano il trionfo nel derby, gli splendidi sessanta minuti in nove contro la Samp, la reazione immediata al gol di Kalou e la bella vittoria della scorsa settimana con una formazione a dir poco rimaneggiata. Ieri sera era tutto “normale” o quasi, ed era una delle classiche partite che vengono affrontate senza troppo mordente e con la presunzione del “prima o poi tanto un gol lo troviamo”. Abbiamo iniziato a far benino soltanto quando la gara era agli sgoccioli ed avevamo in campo ottantatré punte, e anche questo per me non è un caso.

Che dire, venerdì prossimo a Catania le difficoltà saranno parecchie, in un ambiente caldo e con davanti una squadra tra le più in forma del campionato. Speriamo che la mia tesi si riveli fondata.

A Stamford, poi, ci saranno più difficoltà che in ogni altra occasione.

E qui ci aggiungo un bello “sgrat”, che non fa mai male.

scritto da il 10 novembre 2009 alle 5:27

Quel muro che non viene giù…

Mi perdoneranno la Storia e qualche milione di tedeschi, presenti e passati, per l’associazione di idee che può apparire blasfema in questo giorno di commemorazioni, però quando ieri sera è entrato il gol di Eto’o il popolo interista era lì, in trepidante attesa… come se da un momento all’altro la formazione-martello pneumatico con tre punte più  Sneijder fosse destinato inesorabilmente ad abbattere il muro giallorosso che per 45 minuti (non qualche decennio, ma comunque un’eternità calcistica) ci aveva resistito.

Un “muro” fatto di evidenti simulazioni, pianti plateali e perdite di tempo indecenti, ma anche, per onestà intellettuale va riconosciuto,  di una buona tecnica individuale ed una discreta manovra di squadra.
Il nostro problema maggiore, per restare in tema “demolizione”, è stato voler provare ad abbatterlo con testate e spallate, anzichè con un’azione ragionata e con in mano gli strumenti giusti, così che già stanchi per un’altra faticaccia (un altro ecomostro post sovietico) in settimana, i nostri non sono riusciti a completare l’opera.

La delusione sul momento è grande, come potrebbe essere diversamente? la serata ideale per chiudere la striscia di risultati utili dei romanisti a san siro (solo con noi, tra l’altro) in campionato, aperta con il ricordo veramente suggestivo del più grande Presidente dell’Inter più Grande, ma basta capire che ci saranno altre occasioni goderecce più avanti, occasioni che magari nascono proprio dalla consapevolezza che dopo un partitone a Kyev bisogna concentrarsi sul nuovo match dal primo minuto, e passa anche questa mini delusione.

Ho citato la Grande Inter, che come ricordato da vitarob domenica sera fuori dal baretto giocava contemporaneamente con due ali-attaccanti esterni come Corso e Jair, Mazzola, un altro attaccante e Suarez: la tentazione, dopo aver visto le immagini sul teleschermo, è pensare a chi potrebbe giocare in quel modo nei vari ruoli, ma è un mero esercizio stilistico, niente che possa essere provato al di là di ogni ragionevole dubbio per esempio sulla tenuta fisica nel calcio moderno di una squadra del genere… ma si sa, il calcio è bello anche per questo, ognuno può immaginare la sua formazione ideale, essere libero di pensare che con Tizio dall’inizio era tutta un’altra storia: basta un giro nei commenti al post precedente per mostrare l’incrollabile certezza che tutti noi abbiamo di una qualche idea tattica.

Io per primo, credo di aver detto tre volte nel giro di un’ora “ma perchè ha tolto Muntari, si stava proponendo almeno..”, per tre volte chi avevo vicino mi ricordava dell’ammonizione già presa ed allora annuivo, poi dopo un po’ ripetevo la domanda. E vi assicuro che non avevo bevuto nessun alcolico ieri!

Lasciamo però da parte l’imponderabile, l’emozione e l’irrazionalità che circondano quei giocatori nel rettangolo verde, e veniamo a qualcosa di meno prosaico:  i nuovi piagnistei del settantenne e dei romanisti.
Evidentemente insaziabili,  anzichè rallegrarsi del punto conquistato continuano a sputare veleno con accuse ridicole del tipo che l’Inter è una squadra fallosa, che gli arbitri non ci ammoniscono a dovere.. intendiamoci, ieri siamo stati un po’ troppo fallosi, ma la cosa nonè certo andata a nostro favore visto che per ogni fallo i giallorozzi si rotolavano tarantolati per un minuto o due, chiamando le barelle per poi non salire.

Però intanto il tarlo è lanciato, c’è un intero ambiente che non aspettava altro, ovvero un finto imparziale “denunciante”. Peccato che se si va a guardare il numero di falli commessi fin qua si può notare come i gobbi siano ad una ventina in più…

scritto da il 8 novembre 2009 alle 13:29

Il ritorno del settantenne (a San Siro)

Lo ammetto: quando la squadra più asteriscata d’italia lo esonerò la scorsa primavera, un po’ mi dispiacque… povero Raniero, in fondo mica era colpa solo sua per le innumerevoli figure da peracottari di quella squadretta nelle ultime due stagioni: come minimo, qualche responsabilità andava pur condivisa col tutor-sport, con la badante e con Cobolli, Gigli, Blanc e Secco, i Quattro Moschettieri del mercato.

Temevo inoltre che non ci sarebbe stata più occasione di vedere all’opera su una squadra importante questo genio della comunicazione… masochistica, ed in effetti ora è tornato ma solo sulla panchina della Roma.
La differenza tra il settantenne dell’anno scorso e quello attuale è evidente, senza nessuno che lo prenda in giro parlandogli di vincere scudetto e/o champions, o che gli facciano credere che un ex giocatore sia imprescindibile solo perchè sa battere le punizioni, anche il comandante Claudio contiene la propria esuberanza verbale.

Nessun “Deco e Carvalho a me Abramovic li avrebbe dati”, per intenderci, nè sopraffini ed eleganti paragoni anatomici come il celebre “noi siamo coglioni, lui [Mourinho] sta in mezzo”.. in compenso ha trovato altri modi di rendersi protagonista, prima polemizzando con Blanc (quello che col calcio non c’entra nulla) sull’affaire Stankovic (non voluto dai tifosi), poi dicendo che è dura condurre una squadra non costruita da lui (e sono già tre anni che gli capita, in effetti, se chiedi Stankovic e ti danno Thiago..): insomma, dopo averci fatto divertire per due anni con balle, ora sortisce lo stesso effetto dicendo la verità, impagabile.

Va detto che rispetto all’ultima volta che Ranieri ha vinto contro di noi a San Siro mancherà il suo miglior uomo assist: Burdisso.
Ieri sulla gazza c’era un’interessante ipotesi di calciomercato in tal senso: lasciare Burdisso-errore-fisso alla corte di Rossella Sensi e riprenderci un giovane cresciuto nel nostro vivaio e che qualche apparizione nella stagione dei record l’aveva fatta: Andreolli.

Oggi ha 23 anni, è maturato al Sassuolo superando i problemi alla schiena che avevano caratterizzato la stagione 2007-2008 tra Roma e Vicenza, continua a “vedere” la porta durante corner e punizioni e – particolare più importante – pare che sia uno di quei giocatori che l’allenatore portoghese non capisce come sia stato possibile cedere, di quelli provenienti dalle giovanili (l’altro è Pandev).
Se son rose, fioriranno, ma non vi nascondo che farei lo scambio seduta stante..

In ogni caso, non è questo il tempo per il mercato, oggi la Roma è solo l’avversario da battere dopo 4 anni che non riusciamo a farlo a San Siro in Campionato, vediamo di stoppare questa fastidiosa tendenza (anche se certe rimonte in extremis tipo quelle con i gol di Zanetti, Balotelli e Crespo occupano un posto speciale nella mia personale galleria delle emozioni forti regalate da questa squadra negli ultimi tempi..)!

scritto da il 3 marzo 2009 alle 10:51

Cronaca di un lunedì di ordinaria follia

E’ difficile dire cosa si provi dopo una giornata di ordinaria follia e demenza tricolore come quella vissuta ieri. So solamente che mi sono vergognato di essere italiano. Il caso Balotelli è la summa di tutta la vigliaccheria, la codardia, l’ipocrisia, la maleducazione, l’ignoranza, il becerume, la scompostezza, la miseria, l’asservimento etico e morale dell’intera classe giornalistica italiana. Con le dovute eccezioni. Che sono pochissime e sfortunatamente si possono citare in un pezzo, evitando di riempirlo di collegamenti ipertestuali.

Ieri abbiamo assistito alla sfascio morale di una intera categoria, che ha fatto di tutto per squalificare se stessa e non raccontare la realtà dei fatti. A partire dal rigore calciato da Balotelli, per finire alle sensazionali (per quantità di stupidaggini dette) dichiarazioni di Spalletti e Ranieri, due fini pensatori del pensiero occidentale.

Molto della maleducazione e dell’asservimento potrebbe essere risolto regalando cassette di libri a questi protagonisti della nostra domenica pallonara. Ma hai voglia a far notare le cose. La sensazione che il mondo che circonda certi calciatori sia peggio dei calciatori stessi – soprattutto a Trigoria e dintorni – aumenta di giorno in giorno ed è confermata dai fatti.

La vicenda Balotelli è così netta che non vale nemmeno la pena tornarci. Riceve una provocazione da Panucci, nella cornice di una partita nella quale ha ricevuto una serie di insulti pesanti da parte della curva romanista, tutti a sfondo razzista, che primi i commentatori della partita, poi i pennivendoli delle seconde serate domenicali, hanno volutamente, volontariamente, scientificamente ignorato.

E a questi livelli chi ignora volontariamente, per asservimento morale, ha la stessa immoralità di quei borghesi cittadini tedeschi che in silenzio, dalle loro case, osservavano i vagoni pieni di Ebrei e non facevano nulla, perché non volevano fastidi. Codardia, ignoranza, viltà… questo è quello che si dimostra quando si condanna un diciottenne che reagisce con una linguaccia anziché chi insulta con toni razzisti e pesanti, confermati dal fenomeno internet nel giorno seguente.

Peggiori gli editoriali di ieri, coi soliti giornali della Capitale a dare addosso a Balotelli. Nemmeno 24 ore di riflessione sono bastate ai vari direttori per rendersi conto di ciò che stavano facendo: avallando per l’ennesima volta una curva che sa come tenere in pugno giornalisti e calciatori. In un ambiente melmoso nel quale i maitre-à-penser sono nientemeno che Spalletti e Conti, che dall’alto della loro esperienza dovrebbero capire che di fronte al razzismo e agli insulti, alle minacce e alla violenza il colore di una maglia di calcio conta meno di zero. Ma si sa, il cuor di leone non lo si compra nemmeno con un contratto milionario.

Ancora più visionarie e assurde le parole del giorno dopo dette da Ranieri, sulle quali giornalisti di Repubblica, che per metà di questo paese passa per essere un giornale serio, hanno ricamato l’ennesimo, ridicolo, totalmente inesatto e inopportuno articolo di attacco a Josè Mourinho. Accusato da Ranieri di lamentarsi troppo e di non saper riconoscere gli errori a proprio favore. Dico Ranieri, il perbenista che imitò Mourinho quando a Bergamo la Juventus rubò il risultato, esattamente un giorno dopo le dichiarazioni oneste dell’allenatore nerazzurro che aveva riconosciuto il netto fuorigioco di Maicon a Siena.

In questa bailamme di cose ridicole, che sarebbero dovute costare licenziamenti a nastro, non c’è stato un solo giornalista che si sia alzato per ricordare le cose come veramente stanno. Nessuno che abbia provato a mettere in dubbio la competenza in materia di fair-play di personaggi come Totti e De Rossi, che farebbero meglio a circoscrivere la loro filosofia esistenziale e la loro pedagogia al pallone di cuoio, piuttosto che lanciarsi in pamphlet orali sulla scienza del comportamento.

Di certo non poteva mancare chi come Mediaset ama gettarsi a pesce su queste polemiche, che vanno sempre bene quando si devono mascherare le innumerevoli figuracce della squadra dell’astronave madre. Vergogna, vergogna, vergogna.

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scritto da il 2 marzo 2009 alle 15:44

Se Zoro è più nero di Balotelli…

… e De Rossi è meno futuro è più gabidano.
Si poteva scommettere ad occhi chiusi sulla reazione che tv e carta stampata avrebbero avuto all’episodio favorevole successivo all’ultimo goal di Adriano, ritenuto, tra l’altro, regolare dal designatore. L’attacco mediatico è stato acuito dal fatto che la controparte fosse una società che ha la lacrima nel DNA. Nella sua storia e nei suoi giocatori simbolo. Le parole del gabidano, rivolte al suo successore (“Fai casino, non possono negare l’evidenza”) sanno di consapevolezza che la protesta avrebbe avuto tutto il risalto sperato.

gabidan futuro, durante un travaso di bile di proporzioni gigantesche, rincara la dose mettendo in dubbio la regolarità del Campionato e delle ultime quattro trasferte a San Siro. Il tutto finalizzato al paragone imprensentabile di Moratti come nuovo Moggi. E dell’Inter come la nuova (vecchia) J**e. Fa sorridere De Rossi, fanno sorridere Spalletti e Bruno Conti i quali sono già stati costretti a fare retromarcia dopo la rete di Mexes in netto fuorigioco appena quattro giorni dopo il goal di Ibra con off-side di Samuel nei quarti di Coppa Italia.

Gli arbitri, rispetto al passato, hanno dimostrato di sbagliare in tutte le direzioni. Muntari espulso in quel di Catania, un rigore solare di Ibrahimovic a Lecce spacciato per simulazione, il rigore di Ambrosini su Stankovic con tanto di rosso e il mancato secondo giallo per il centrocampista pesarese sono glli ultimi episodi che si possono citare. Il problema è che quasi nessuno li ha sottolineati (se non Mourinho). Come sono passati sottotraccia i regali dal dischetto forniti al Milan ad inizio stagione. Il rigore di Balotelli, se avesse vestito la casacca rossonera, sarebbe passato quasi inosservato sotto uno dei titoli rosei della Gazzetta. Senza dimenticare le decisioni favorevoli contro AtalantaFiorentina e Catania della J**e catalogati come prova di forza e d’orgoglio della banda Ranieri.

A Mediaset non è parso vero di avere a disposizione la decisione di Rizzoli per oscurare la figura (l’ennesima) barbina di un Milan letteralmente imbarazzante che ad inizio stagione aveva l’obbigo di vincere lo scudetto e che passerà la prossima settimana col dubbio “Beckham resta, Bechkam non resta”. Con la certezza di essere fuori da tutti gli obiettivi stagionali, terzo posto a parte. Addirittura uno scribacchino celebra con un articolo i 365 giorni dalla concessione dell’ultimo rigore fischiato contro l’Inter. A Napoli, proprio da Rizzoli. Dimenticando come fosse un rigore inesistente, visto che JC tocca prima il pallone, e che in questa stagione abbiamo ricevuto solo due rigori a favore. Per una analisi della gara questo è il post di Taribo.

Il caso-Balotelli.
Rigore a parte, le polemiche sorte dopo la realizzazione del rigore per aver “zittito” i tifosi romanisti e per aver aver fatto una linguaccia a Panucci che era andato a redarguirlo per quel gesto, sono di una faziosità ai limite del credibile. Il problema non è la reazione di Balotelli, ma i soliti insulti razzisti dei tifosi (in questo caso romanisti). Come scrivono i ragazzi di Interisti.org, “ieri abbiamo scoperto che Zoro è più nero di Balotelli”. Tre stagioni fa si iniziavano trasmissioni sportive con le immagini della reazione del difensore del Messina e con le accuse di razzismo alla tifoseria interista. Lo stesso polverone sollevato per gli striscioni apparsi in curva contro il Napoli lo scorso Campionato. Un po’ di coerenza sarebbe gradita. Aspettiamo sul tema l’opinione di Graziano Cesari, arbitro di un Cremonese-Inter 2-4 che ammonì Paul Ince reo di aver applaudito ai cori razzisti della curva avversaria (leggi).

Qualche riga la merita il signor Parodi. Caressa è ormai la parodia di un giornalista-telecronista a cui andrebbe almeno evitato il commento per la squadra di cui è tifoso sfegatato. Anche lui ha stigmatizzato il gesto di Balotelli, preferendo tacere suibbuuuu razzisti. Braveheart.

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scritto da il 2 marzo 2009 alle 0:49

Ci rivediamo l’anno prossimo, piagnoni

Rieccoci, piagnoni de Roma, dove c’eravamo lasciati, in campionato?
Alle 4 papine a domicilio?
Bene, anche oggi ve ne tornate a casa piangendo, De Ros(s)icone in testa.
C’avevate creduto, e l’avevamo temuto per un po’ anche noi, dopo 45 minuti, ma avete fatto male i vostri calcoli.
Non vi è bastata un’annata piena di infortuni per toglierci lo scudo, non vi è bastata una formazione da casa degli orrori del Luna Park messa su da Mourinho (cambi annessi), non vi sono bastati i soliti ululati di quelle scimmie che chiamate “ultras”, quelli “d’aaamaggica”. Che ora tornano nella capitale con un cazzo nel culo delle dimensioni di Rocco Siffredi. E bello “abbronzato”, MERDE.

Ehm, mi ricompongo.
La partita di oggi ha molte ombre e delle luci importanti, che sarebbe un peccato lasciar inghiottire dalle tenebre.
Si parte dalla formazione-thrilling, con Burdisso centrale a far paura pure a Cordoba, ed ancora l’ex atleta titolare, più l’apprensione per Ibra.
Ma pazienza, vedo Super Mario in campo, sarà la sua occasione d’oro, contro la squadra ha cui ha già fatto versare molte lacrime, con i suoi gol nel finale dell’anno scorso ed in supercoppa, appena entrato.
E fino al primo filmato di Paperissima, quando De Rossi sfugge a Zanetti (e Burdisso resta a guardare, senza aver pagato il biglietto), non aveva giocato male, eravamo tornati a battere decentemente angoli e punizioni grazie al suo piedino, e le palle che riceveva non venivano mai buttate via.
Poi appunto il vantaggio giallorozzo, e poco dopo il secondo “Scherzo a Parte“, vittima il pubblico di S.Siro, “complici della regia” Maicon e J.Cesar, autore: Riise.

Lì Balotelli si involve in maniera paurosa (non prima), scivola di continuo, si fa anticipare.
Sentire che si stanno scaldando Vieirà ma anche Nonno Figo, non rasserena.
A quel punto lo ammetto, ho pensato (e detto a Luis, che mi è testimone) che visto COMPLESSIVAMENTE il primo tempo di super mario, non meritava di giocare la prossima, ma con un MA grande come una casa, anzi DUE MA:
1) “però se è intelligente Mourinho non lo toglie ora, che ha pure preso dei fischi, o lo riperdiamo
2) “il suo primo tempo non sarà stato sufficiente, ma quello di Adriano è stato pure peggio, ed è l’ennesimo consecutivo

Devo riconoscere a Mourinho di non avermi deluso, da questo punto di vista, mostrando coerenza.
Ed il secondo tempo di Super Mario è stato di un’intensità agonistica e di un tasso tecnico che si sognano tutti gli altri nostri attaccanti, con l’eccezione di Ibrahimovic.
Non ne ha sbagliata una, sempre preciso negli appoggi, ogni palla per lui da un’impressione di pericolosità che non si riesce a percepire nemmeno sforzandosi, quando invece arriva al Panzer brasiliano (che tuttavia oggi ha fatto un assist e meritava un rigore).
E si procura un rigore SA-CRO-SAN-TO.
Perchè, cari rosiconi, il fallo non è di piede, ma di Motta che allarga il braccio.
Messaggio da tatuare alle solite MERDE di moviolisti, che anche adesso mentre scrivo stanno sproloquiando.
Lo batte, freddo, e giustamente zittisce i fascistelli de roma che cantano “non esistono negri italiani”.
Checchè ne dica Panuzzi ai Mediaservi.
Uno così non deve uscire più, se Mou riesce ad insegnare a lui ed Ibra come convivere, Manchester mi farà meno paura.

Altre note positive: il rientro di Vieirà (anche se ancora distante dalla forma migliore, torniamo ad avere un paio di PIEDI a centrocampo), il piedino di Figo (vorrei dire altrettanto dei suoi muscoli e polmoni, ahimè), e soprattutto il ritorno al gol (e che gol, porca puttana…) del nostro Sansone, che ai rosichelli la mette quasi sempre.

Titoli di coda, continuate a piangere.

P.S.: indecente la sceneggiata del gabidan vuduro contro Deki.
P.S.2: ancora più indecente il solito Circo Barnum, da Casarin in giù (se più in giù si può scendere).
P.S.3: scusate, non ho capito, che ha fatto il bbilan? ha vinto o pareggiato? perchè Ruiu ieri sera… ;-)

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scritto da il 1 marzo 2009 alle 9:03

Anteprima: Inter-Roma

Contro la Roma Josè Mourinho annuncia esperimenti.
Analizzando la lista dei convocati vien fatto di pensare che oggi uno tra Figo, Mancini e Balotelli sarà a supporto di Ibrahimovic, nel duo o trio d’attacco. I cambiamenti tattici annunciati potrebbero riguardare l’abbandono temporaneo del rombo, in favore di un modulo simil-4-3-3, largo, teso a ridurre al massimo le sgroppate offensive della Roma. Anche se i giallorossi quest’anno hanno fatto poco bel calcio e sono apparsi più volte in difficoltà.

L’Inter con gli infortuni vinse lo scudetto. La Roma?
Campionato in rincorsa quello dei giallorossi, nostri rivali nelle due stagioni precedenti. Ma mentre l’Inter lo scorso anno, con un numero simile di infortunati, riuscì a contenere la rimonta, la Roma è andata alla deriva, staccandosi immediatamente dalla vetta e provando a rientrare. Che non sia la stessa Roma lo si intuisce dalla Champions: lo scorso anno diede una severa lezione al Real Madrid, quest’anno faticherà a passare il turno con un Arsenal ugualmente azzoppato e privo dei giocatori migliori.

C’è la Coppa Italia: il turnover non serve.

Salvo qualche risparmio in difesa, settore che ha ballato parecchio col Manchester a causa dell’improvvisazione, Mourinho utilizzerà la sfida con la Sampdoria (Marassi, 4 marzo) per far rifiatare i titolari. Il nostro calendario si irrigidisce, domenica si rimane a Genova, per lo scontro con il Grifone, mentre poi riceveremo la Fiorentina. Nel mezzo, appunto, c’è la sfida con i red devils. Conto sul recupero di Vieira in queste due partite che ci separano dall’Old Trafford.

Involuzione, non-gioco o mentalità?
La sfida col Manchester è stata sceverata e distillata in ogni singolo ambito, in questo blog. Ho letto posizioni estremamente discordanti ed è veramente difficile riassumerle tutte. Io ribadisco di non credere nel discorso sulla mentalità europea, è un classico concetto sacchiano, utile per giustificare certe ridicole sconfitte con l’Ascoli o il Piacenza, nel mentre di un nebbione a Belgrado. Piuttosto sono convinto che la squadra sia come un piccolo esercito, dove ciascuno ha dei compiti diversi: c’è l’artiglieria, c’è la fanteria pesante, ci sono gli incursori e la contraerea. Perchè tutto funzioni a dovere è necessario che ci sia un buon generale per coordinare il tutto. A volte siamo forti nella contraerea, ma non spazziamo bene il campo nemico. Talvolta ci accontentiamo di un’incursione e via. E’ capitato spesso di schiacciare gli avversari con la fanteria pesante. Le soluzioni non mancano, e nemmeno il generale. A me sembra che taluni giocatori difettino di personalità. Sono come quei classici caporali che non riusciranno mai a sostituire i sergenti, quando questi vengono messi fuori combattimento. Ottimi nelle consegne, un po’ meno nel prendere il comando, quando si verifica una necessità. Nel prossimo mercato mi auguro che si guardi, oltre alla cifra tecnica, anche alla capacità di portarsi dietro la squadra. Perchè questo mi pare il peggior difetto dei nostri migliori giocatori. Non si chiedono dribbling e gol di tacco. Ma due gigantesche palle e una voglia matta di trascinare tutti.

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scritto da il 24 gennaio 2009 alle 12:05

Assumetevi le vostre responsabilità

UltrasA Vocalelli, al Romanista, ai signori di RaiSport che sembra Roma Channel, a De Paola, a Studio Sport, ai parlamentari trombati che presiedono ancora il “Roma club Montecitorio” e che sosterranno «qualunque azione che l’A.S. Roma deciderà di intraprendere per la propria tutela dopo la partita di Coppa Italia Inter-Roma», alla presidente Rosella Sensi e alla società che sforna dossier a tutto andare, a tutti coloro che spargono veleni per giustificare l’ennesima prestazione negativa della Roma con tanto di calci e calcioni

DICIAMO FIN DA ORA CHE

dal momento che la finale di coppa italia è a Roma, se l’Inter dovesse giocarla e dovessero accadere incidenti da parte dei ben noti accoltellatori della capitale,

VI CONSIDEREREMO MANDANTI MORALI.
scritto da il 21 gennaio 2009 alle 22:56

Avanti in Coppa Italia, ora il campionato

L’Inter gioca una partita di grinta e impegno, mostrando progressi rispetto alle ultime uscite, soprattutto affrontando un avversario di rango, ben lontano dalla passeggiata dell’Olimpico dell’autunno scorso. Oggi siamo in pieno inverno e si vede: la squadra ha qualche problema di gioco, di fluidità della manovra e tende a subire abbastanza, prima sulle fasce, poi al centro. Ma nel complesso la prestazione è molto più che sufficiente, perché abbiamo creato occasioni, abbiamo reagito al pareggio e abbiamo trovato qualche novità sul cammino che ci può far sperare bene.

Santon merita una menzione particolare. E’ un esterno destro alto, che Mourinho, fin dall’estate, ha provato a impostare sulla linea di difesa. Messo in quarantena Maxwell si è fatto valere sulla fascia opposta, mostrando tutte le sue qualità: corsa, dribbling, coraggio. Sembra assurdo doverlo ribadire, perché da anni abbiamo il miglior settore giovanile italiano, ma ragazzi così vanno portati in prima squadra e devono pesare sul mercato. Al diavolo gli Angeleri e tutti i misteriosi parametri zero che potrebbero arrivare. Santon è un capitale da investire già da questa stagione: è fresco, ha voglia e può solo migliorare.

Adriano è in lento, ma progressivo miglioramento. Ha lottato con le sue armi, peso e prepotenza, contro una difesa di primo livello, scardinandola. Ha offerto un sublime assist per Ibrahimovic e ha sempre coperto la sua zona. Certo, dovrebbe dimagrire di dieci chili e mantenere promesse che non hai mantenute, ma cosa dobbiamo dire? Meglio avercelo, perché almeno ha peso e riesce a liberare spazi per Ibra.

Nella prestazione odierna mi piace sottolineare la prova di Toldo e Burdisso ha giocato persino meglio di Samuel, se vogliamo. Quello che sembra evidente è che per un motivo o per l’altro la difesa è indebolita: ha preso gol e ha rischiato, mentre sovente ha battagliato, ma ripeto che ciò dipende dal centrocampo. Cambiasso poco in forma? Zanetti idem? No, direi che è un discorso di atteggiamento tattico, di equilibrio. Appena c’è qualcuno che corre a un passo diverso dai colleghi di reparto, le distanze saltano: Stankovic, pur sempre uno dei migliori, non è ancora quello di un mese fa e Muntari sembra aver oltrepassato il picco di forma. Un po’ come all’inizio del campionato quando le distanze erano lunghissime: per questo invoco il turnover, qualcuno riposa ed entro un mese abbiamo la squadra pronta per la rincorsa finale.

La partita, nel complesso, è stata equilibrata, la vittoria va a nostro merito, contro questi maledetti piagnoni romanisti. Non come i giudizi dei due telecronisti, probabilmente nascosti in una cabina segreta di Trigoria. Veramente patetici.

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scritto da il 7 novembre 2008 alle 12:40

Ma le coppe hanno detto che noi siamo indietro

La metafora del bivio l’ho usata in altri post e voglio evitare. Altre volte ho auspicato che Mourinho incominciasse a fare il turnover, per restituire un po’ di lucidità a Ibrahimovic, Maicon e Zanetti. Purtroppo non so cosa aspettarmi, per cui veniamo al dunque: l’Udinese.

Se c’è una squadra rognosa questa è l’Udinese. Non siamo riusciti a batterla nemmeno quando abbiamo distrutto tutti – nel campionato record di due anni fa. Certo, in casa abbiamo spesso vinto, ma ultimamente non ci gira proprio bene, come l’esordio della scorsa stagione, contrassegnato da un autogol al novantesimo abbondante.

Il problema resta comunque l’Inter. Se la squadra interpreta in modo giudizioso i propri compiti, ammesso che ne abbia, l’Udinese, per quanto temibile non può rappresentare un ostacolo. Altrimenti è meglio riporre i sogni di gloria in qualche valigia e aspettare i tempi migliori.

Di sicuro c’è che le coppe hanno parlato chiaro: l’Inter è la più indietro di tutte. Il Milan è entrato nel classico circolo vizioso del culo, che non è un ritrovo di sfaccendati a caccia di emozioni proibite. Se giocano male arrivano gli arbitri, quando non ci sono gli arbitri arrivano le invenzioni di uno dei loro abbronzati. Ieri nella contesissima Uefa Cup, i nostri parenti rinnegati hanno giocato veramente male, asfissiati dal calcio assonado dello Sporting Braga (e ho detto tutto, dato che l’unica Braga che io ricordi sia quella benedetta chiappona che faceva Dona Flor e i suoi due mariti e sapeva come cucinarsi il suo amante fantasma). La Roma è un enigma: nel senso che può vincere a Bordeaux, può surclassare il Chelsea, poi magari torna in Italia e le prende sonoramente. Se avessero avuto Galliani al posto di Rosella Sensi, avrebbero potuto dire che loro si allenano per la Champions e giocano bene solo con la musichetta.

Maggiore impatto ha avuto la prestazione della Juventus, che sinceramente mi ha colpito. Nel primo tempo non ha giocato splendidamente, ma non ha fatto nulla per incasinarsi la vita, ha tenuto botta e alla prima vera possibilità (leggi: autostrada del Brennero lasciata libera da Cannavaro) sono passati in vantaggio, sfruttando bene le abilità di Del Piero, che sul gioco da fermo rimane un interprete di primo livello.

La Fiorentina conferma di essere una squadra in qualche modo incompiuta, ma in campionato ha i mezzi per emergere e penso che sarà così. L’Udinese, per tornare a noi, ha dimostrato tutto il suo valore: hanno saputo tener botta prima di portare a casa una vittoria che ci sta tutta. E vincere in Russia, di questi tempi e nonostante le abbronzature, non è molto semplice.

Il problema dunque rimane l’Inter. A proposito dell’atteggiamento tattico di Mourinho m’è venuto da pensare ultimamente. Ma non è che essendo stato preceduto dalla meritata fama di allenatore difensivista, il nostro non abbia deciso di sconvolgere tutti con il suo alter ego zemaniano? Perché non è questione di equilibri tattici, di distanze o di interpreti. Se metti quattro punte e due centrocampisti, dopo un’ora ti trovi la squadra in asfissia e il centrocampo in mano all’avversario, a meno che non schieri Ray Misterio e Schwarzenegger, con la licenza di stroncare a vista le carriere degli avversari. Dico questo perché tutte le squadre di Mourinho, e quindi anche l’Inter-fotocopia-del-Chelsea, avevano nell’accortezza difensiva il primo grande valore. Cosa che era venuta fuori alla grande nelle prime uscite, quando infarciti di terze linee affrontavamo avversari di un certo tenore senza subire gol e nemmeno troppe occasioni. Questa grande qualità è stata consumata dalla voglia di stupire e di dimostrare che in Italia si può fare calcio offensivo. Meglio farebbe, a mio parere, se riprendesse il discorso interrotto a settembre: che cioé si può fare un calcio più compatto degli allenatori italiani.

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