scritto da il 13 ottobre 2008 alle 11:36

Verso l’Olimpico

adriano leite ribeiroNegli ultimi due anni Roma-Inter all’Olimpico è sempre servita per mettere in chiaro le cose: dopo le partenze migliori dei giallorossi l’Inter ha zittito i propri critici sfoderando prestazioni convincenti e iniziando a mettere i paletti. Lo scorso anno cominciammo molto male, ma fu la gara interna contro la Sampdoria a dare il la alla grande cavalcata autunnale, inaugurata proprio sul campo della Roma. Due anni fa la partita fu più bloccata, ma giocammo addirittura meglio, con il gol di Crespo, il rigore fallito da Ibra, il palo di Zanetti.

Quest’anno ci arriviamo in condizioni diverse: l’Inter ha un po’ zoppicato, pagando dazio al cambio di allenatore, ma è comunque prima in classifica. La Roma viene da un inizio di campionato veramente disastroso, con tre sconfitte brucianti, a fronte di un calendario tutto sommato abbordabile. Questo è il vero test per la squadra di Spalletti, dovesse perdere entrerebbe in una fase involutiva con difficili vie di uscita. Per l’Inter può essere la gara che ci rilancia in testa al campionato, sia sul piano del gioco, sia su quello dei risultati, con una continuità di vittorie che ancora non abbiamo trovato.

Il dilemma riguarda, tuttavia, l’arrivo e la condizione dei nazionali. Ne abbiamo troppi e quasi tutti determinanti. Ieri Dunga ha schierato Julio Cesar, Maicon ed Adriano (grande prova del portiere e buona dell’Imperatore), facendo entrare Mancini al 78° minuto. Vieira si è infortunato ed è una grave perdita, considerando che era il centrocampista più in forma. Cambiasso e Stankovic giocheranno certamente altri novanta minuti. Il Cuchu contro l’Uruguay è stato schierato appena davanti a Mascherano, proponendosi in azioni pericolose, affermando il proprio diritto a non esser considerato un semplice volante. Chivu, Zanetti e Ibrahimovic sono stati capitani delle rispettive squadre, mentre Burdisso ha disputato una gara ordinata. Per l’Olimpico dovrebbero rientrare Maxwell e Samuel e questo è sicuramento un vantaggio, in termini di opzioni.

Se Spalletti non attuerà particolari rivoluzioni, dovute alle assenze, che stanno iniziando a riassorbire, il modulo adatto sarà ancora una volta il 4-3-3, con squadra corta e pressing alto. Mancini lo scorso anno sorprese tutti inserendo Figo davanti e spostando Ibrahimovic al centro. E’ curioso segnalare il fatto che i due grandi protagonisti delle ultime sfide sono stati Crespo e Cruz, che attraversano uno strano periodo della loro carriera. Crespo ha addirittura commentato Inghilterra-Kazhakistan per Sky! Se vinceremo faremo un passo in avanti verso la conquista del quarto scudetto consecutivo.

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scritto da il 5 ottobre 2008 alle 12:24

Tra una magia e l’altra indicazioni positive

In questa Inter di inizio stagione ancora viviamo tra eccessi di spettacolo e solidità puri e piccoli momenti di smarrimento che conducono a risultati incerti. Questa partita stravinta col Bologna è stato il paradigma di questo scorcio di campionato. Abbiamo schiacciato gli avversari con un modulo superoffensivo, abbiamo sbagliato una caterva di gol facili, andando in rete con un gol da missione spaziale, abbiamo raddoppiato e ci siamo avvicinati alla goleada pura e semplice. Poi si è come spenta la luce, ma stavolta per un millisecondo e dentro la testa di Zanetti, che piazzato male prova a evitare un fallo di mano, rimandando la palla sui piedi del meravigliato Moras. Ma al di là del predominio totale, del rigore fischiato e di quei due non concessi, l’Inter è apparsa decisamente più veloce rispetto alle ultime uscite, con un gioco convincente sulle fasce, dove spesso Ibra si è spostato per aprire i varchi centrali per le percussioni di un ormai rinato Vieira. Un aspetto veramente negativo è l’infortunio di Rivas, ma la difesa, con giocatori rapidi, ha dimostrato di sapersi mantenere più alta, comprimendo l’avversario nella propria metà campo. Questo dato potrebbe dir molto sull’utilizzo di Materazzi, troppo lento a salire e abituato a stare dietro, per respingere gli spioventi.

La differenza maggiore tra l’Inter di Mancini e questa di Mourinho sta proprio nella filosofia difensiva. Mancini, conoscendo le caratteristiche dei suoi difensori, ha sempre preferito difendere sulla propria trequarti, sfruttando le caratteristiche aeree dei nostri centrali, unite alle doti acrobatiche di Cordoba, insuperabile nel campo aperto. Con Mourinho la difesa, parole sue, deve assolutamente accompagnare il pressing e salire. Noi con l’occhio abituato all’Inter di Mancini abbiamo l’impressione che sia l’attacco a rimanere slegato dal resto della squadra, invece è quasi sempre la difesa a rimanere piantata, attirando verso di sè il centrocampo. E’ successo col Milan e in tutti gli spezzoni giocati male, o per debito d’ossigeno o per confusione. Ma la debordante prestazione di ieri, in termini di gioco e occasioni, piuttosto che illuderci, dato che il Bologna è quello che è, può essere indicativa nell’individuazione degli uomini migliori adatti al gioco di Mourinho. Perché anche per questo serve tempo.

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