scritto da il 26 dicembre 2009 alle 22:23

Blue Moon: l’ora del debutto

Manchester CitySono passati un anno e sei mesi dall’ultima partita. O meglio, visto il soggetto di cui parliamo, sono passati un anno e sei mesi dall’ultimo trionfo. E’ il 26 dicembre 2009, e Roberto Mancini torna a sedere sulla panchina della sua squadra. E’ il Boxing Day, e Roberto Mancini fa il suo debutto alla guida del Manchester City.

Quello che c’è stato nell’ultima settimana lo sappiamo tutti: annunci, polemiche, dure prese di posizione, voci amplificate dai soliti media: i giocatori sono con Hughes, i colleghi non vogliono Mancini, i tifosi sono in rivolta. Alle 16.57 lo speaker dello stadio lo presenta ai citizens, alle 16.57 al City of Manchester Stadium risuona il suo nome, alle 16.57 Roberto Mancini esce dal tunnel degli spogliatoi. E’ un trionfo. Applausi scroscianti, il pubblico acclama il suo nome, volti sorridenti sugli spalti, grande soddisfazione dei dirigenti in tribuna.

Roberto Mancini al debuttoLa prima formazione di Mancini viene messa in piedi in pochi giorni e risente pesantemente degli infortunati: fuori Adebayor e Wright-Phillips, fuori Bridge e Lescott, fresco di rientro Richards. E il Mancio ci mette del suo: solo panchina per Bellamy, uno degli idoli dei citizens ma anche uno di quelli che si sono esposti di più per perorare la causa di Hughes. Il modulo non viene rivoluzionato, si continua col 4-3-3 del vecchio tecnico: il rombo (ops, scusaci Mancio…da oggi dobbiamo chiamarlo diamante) ha bisogno di più tempo per essere digerito dai giocatori. Il Mancio però ci mette del suo: Kompany torna al suo ruolo originale in mezzo alla difesa, si rivedono Silvinho sulla corsia di sinisitra e Petrov davanti, Ireland fa da raccordo tra De Jong e Barry da una parte e i tre davanti dall’altra, chiavi del gioco tra i piedi di Robinho. E’ Tevez però la vera chiave di volta della partita: l’Apache prima mette dentro una palla che Petrov deve solo spingere alle spalle di Sorensen e poi, con una splendida acrobazia, mette il sigillo sul 2-0 finale. Alla fine del primo tempo i giochi sono fatti, nel secondo il Mancio può dedicarsi a qualche esperimento (si rivede Richards che va a giocare a destra, con Zabaleta a sinistra), a tante pubbliche relazioni (entra in campo Bellamy fra gli applausi del pubblico, e fra lui e il mister il dialogo è costante: scommettiamo che sarà il primo alfiere del nuovo tecnico?) e a registrare i tanti punti da sistemare nella sua nuova squadra.

Sì, perchè la vittoria è netta e la prestazione buona, ma i lati oscuri sono tanti. Proprio come all’Inter da lui presa in consegna nel 2004, il problema principale è la difesa: sembra paradossale se hai a disposizione quelli che fino a poco tempo fa erano considerati i due migliori prospetti del reparto a livello europeo -Richards e Kompany- vicino a un mostro sacro come Kolo Tourè, ma il pur ottimo Given è spesso costretto agli straordinari, e solo il peggior attacco della Premier oggi poteva riuscire a non mettere una palla alle spalle di una difesa immobile, arruffona e spesso ai limiti dell’imbarazzante. Il centrocampo è il reparto con meno “nomi nobili” ma con più soluzioni: come detto, Bellamy nonostante le apparenze sembra avviato verso il ruolo dell’insostituibile e pronto a calarsi nei panni di Stankovic, Barry -oggi migliore in campo là in mezzo- è giocatore di qualità e quantità, Ireland è molto discontinuo ma dotato di grandi doti, De Jong una garanzia, anche se non di altissimo livello. L’attacco è sicuramente il punto di forza della squadra, ma anche quello che darà i maggiori grattacapi al Mancio: come da tradizione di tutte le squadre che vogliono tutto e subito, infatti, anche al City c’è un grosso affollamento di grandi nomi lì davanti. Secondo il nuovo tecnico Robinho è quello che può fare da crack in molte partite, ma l’indolenza e la scarsa affidabilità del brasiliano potrebbero facilmente portare Carlitos Tevez a scalare le gerarchie. Adebayor è una certezza e Santa Cruz un ottimo sostituto, ma sarà difficile lasciare fuori Wright-Phillips.

Insomma, i punti interrogativi di questa nuova avventura sono tanti e le certezze poche, ma una di queste, forse la più importante, è che il traguardo del quarto posto è tutt’altro che irraggiungibile: il City è sesto (ma gli Spurs hanno una partita in più) a soli 3 punti dal quarto posto. Il rientro degli infortunati e il mercato di Gennaio potrebbero dare un grosso aiuto alla squadra degli sceicchi, ma soprattutto un grosso aiuto può darglielo Roberto Mancini. Qualsiasi nerazzurro sano di mente ricorda cosa ha fatto il Mancio per la nostra squadra: difficile non vedere come alcune condizioni si stiano ripetendo, oggi come allora, a Manchester come a Milano. Difficile immaginare Roberto Mancini limitarsi al ruolo di comparsa in Premier League. Difficile, oggi, guardare in faccia Garry Cook e non convenire con lui sul fatto che sì, una persona migliore del Mancio a cui affidare un progetto del genere non poteva trovarla. Una migliore garanzia di successo in quelle condizioni, oggi, non esiste.

E allora avanti Mancio. Noi, oggi come allora, siamo con te.

scritto da il 8 aprile 2009 alle 10:09

Confessioni

Moggi: “Ah senti un po’ ti volevo chiedere una cosa”
Gavallotti: “Dimmi”
M: “Tu hai fatto quella commissione che giudica i procuratori no?”
G: “Sì”
M: “Bò sensibilizzali un po’ perché il 20 hanno chiamato per una cosa di 2 anni fa…”
G: “Alessandro sì”
M: “Alessandro , ma digli che andassero a fan culo che non rompessero i coglioni (risata) insomma dai”
G: “Ci parlo ci parlo”
M: “Ma che ci parli, pensaci te e digli che non rompessero le palle”.

Luciano Moggi, nel periodo di massimo splendore, cerca (ed ottiene) di evitare una squalifica di tre mesi al figlio procuratore, accordandosi per una multa con l’avv. federale Gavallotti, colui che aveva scelto la commissione giudicante (leggi). Moggi alle prese con l’imperativo del verbo “sensibilizzare” sembra un ossimoro, ad ogni modo, registriamo con piacere che ieri il prode Alessandro è stato condannato dalla giustizia sportiva a 4 anni di squalifica. Con lui Zavaglia (18 mesi) e Gallo (12 mesi). La corte federale era presieduta da Giovanni Coraggio. Nomen omen.

Le prime parole di Alessandro Moggi dopo la sentenza sono state: Quattro anni è assurdo. Ho forse falsato un campionato o comprato una partita?. Il riferimento ai 5 anni con proposta di radiazione inflitti al padre reo di aver falsato (più di) un campionato diventa il metro di giudizio della sua sentenza. Lo riconosce colpevole o crede che la condanna al padre sia stata troppo lieve? Fantastico, in ogni caso.

Manuel Fantoni
Le parole di Mancini sui tituli (“due scudetti e mezzo”) vinti all’Inter sono state utilizzate dalle vedove intellettuali per portare acqua al mulino dei nostalgici. Prima di esprimere qualsiasi giudizio occorre vedere il Chiambretti Night di giovedì sera, anche perché il Mancio è stato sempre coerente sull’argomento Moggi. Infatti alla constatazione del presentatore: “si poteva rifiutare lo scudetto assegnato”, risponde: “Caso mai dovevano essere cancellate cose che altri hanno fatto e non dovevano, anche perché non serviva, vista la forza della Juventus”. Quindi è probabile che il suo sia un riferimento all’assegnazione dello scudetto alla società a mo’ di risarcimento per anni di furti subiti e che il 16esimo titolo sia da condividere con Simoni e Cuper che proprio nel 2006 hanno avuto giustizia. Un giornalista alla Cesare Cuticchia, alias Manuel Fantoni, che millanta amicizie tramite fotografie sul suo sito, arriva a scrivere: “Mancini è stato il più acerrimo accusatore di Calciopoli prima che Calciopoli venisse alla luce, è anche un ragazzo intelligente e la sua frase sui due scudetti e mezzo sicuramente non è stata detta a casaccio. Da ragazzino tifava Juve e questo l’ha influenzato, oppure le sue parole nascondono qualcosa?”. In effetti potrebbe esserci qualcosa dietro ma non ci va di parafrasare i.org su Totti.

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scritto da il 23 marzo 2009 alle 11:15

Parole in libertà

Non ci resta che piangere

Dopo aver assistito dal vivo ad una delle prodezze più spettacolari di Ibrahimovic in maglia nerazzurra, in una partita con meno storia di Javi Moreno al Milan, nella serata di ieri abbiamo appreso che Ibra si appresta a vincere “il suo settimo titolo nazionale sul campo”, che il rigore di Mancini in realtà era “un contatto voluto dal brasiliano che cambia direzione di corsa alla ricerca della gamba di Valdez” e che esistevano ben due rigori a favore della Reggina. A scanso di equivoci, non era la Brandi’s Band, ma il gruppo concorrente(?). Il tutto mentre a Napoli veniva in soccorso del Milan un errore arbitrale, l’ennesimo a vantaggio delle inseguitrici. La rete di Hamsik era regolare, non mancano le proteste dei partenopei, mentre attendiamo Godot, il polverone mediatico. La speranza è affidata a Totti e De Rossi, gli unici in grado di “fare casino” (cit.) per un terzo o quarto posto negato da “Rizzoli e la banda Collina” (altra cit.).

Aggiornamenti

Nel momento in cui Galliani torna il presidente (meno) occulto della Lega, compaiono le care vecchie abitudini di beoti che al San Paolo lo insultano con sputi a seguito, arrivando a bucargli le ruote della vettura. Per umiliarlo davvero, basta meno: due filmati. Il primo con le sue parole: “Ancelotti deve vincere lo scudetto” ed il secondo con un Mourinho d’annata: “Milan bene, Pato bene, Beckham bene, Kakà bene. Squadra con qualità… 14 (quattordici) punti di meno”, secondo l’ultimo aggiornamento Istat. Per la classifica alla moviola, invece, il primato è ancora saldo.

Ibrahimovic

Tornando all’Inter, inutile girarci intorno, sono le parole di Ibrahimovic a tenere banco. Non è il “vediamo” della scorsa settimana, ma un “vedremo” ribadito, ad esplicita domanda sul suo futuro, a Sky, Mediaset, Raiset e tv private. Resterà all’Inter tenendo fede al contratto fino al 2013? Se ne andrà verso altri lidi dorati? Non è questo il problema, se davvero ci fosse qualcuno disposto ad offrire i 100 milioni di cui parla Raiola (ma anche 70) e ad accollarsi i 22 milioni del suo ingaggio lordo annuo (a salire, ndl) si faccia avanti. Moratti non ha mai lesinato sui campioni da farci tifare, non sarebbe né primo, né l’ultimo. Siamo vaccinati. Viene solo da chiedersi il perché di una esternazione che aggiunge legna al fuoco sul marciapiede delle prostitute intellettuali che stavolta non devono pescare più di tanto nell’immaginazione per parlar (male) dell’Inter. Risentimento per le critiche di Moratti post-Manchester (“se hai 5 occasioni da goal devi buttarla dentro”)? Voglia di un ritocco all’ingaggio faraonico (“Sono abituato al fatto che il suo procuratore si faccia sentire con noi ogni anno”, sempre Moratti)? Desiderio di capire (ed indirizzare) le strategie societarie sulla prossima campagna acquisti (“per la Champions bisogna giocare in maniera diversa”, Ibra)? Il terzo motivo avrebbe più senso degli altri, ma fornire assist del genere ai mediaservi non è ammissibile.

Vari(al)e ed eventuali

Altre perle della giornata. Massimiliano Nebuloni che intervista Ibra sul “mal di pancia” risponde “Grazie” dopo che lo svedese gli dice: “Mi viene quando vedo te”. Sodomita. Mourinho dice a Varriale che in Italia ha capito che “Essere un po’ ipocrita in un mondo ipocrita non fa male”. Varriale risponde: “A noi piace il Mourinho non ipocrita”. A Varriale piace quando gli si dà della prostituta intellettuale… sulla strada di Nebuloni. Nel frattempo, con 7 punti di vantaggio sulla seconda, decide di inchinarsi (leggi). No comment.  Nell’intervista a “L’era glaciale” (parte uno, due, tre, quattro) Mancini risponde con una battuta alla domanda “Meglio Moratti presidente del consiglio o Berlusconi allenatore del Milan”? (Berlusconi è già l’allenatore del Milan). Mourinho invece precisa uno dei modi per perdere la dignità professionale: “Squadra in campo faccio io, tanti non la fanno”.  La differenza (mediatica) tra i due è tutta qui.

Pagelle

L’intervista polemica di Moratti appena rientrato da Miami tirava in ballo in maniera evidente le pagelle di Alberto Cerruti (video). Ieri su un giornale sportivo ho letto un’analisi su tutte e 20 le squadre di A. Quella del Bologna che è al 16esimo, 17esimo posto, è migliore di quella dell’Inter” ha detto un Moratti visibilmente irritato a microfoni e taccuini. Oggi Cerruti, condizionato dalle parole del presidente, modifica il tiro. Alla J**e dà 9, all’Inter 7, ma castiga il Bologna con un 4 che non lascia spazio alle interpretazioni (leggi). Così, per ripristinare le distanze.

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scritto da il 10 febbraio 2009 alle 12:38

10 febbraio 2008 – 10 febbraio 2009. Per non dimenticare.

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scritto da il 17 novembre 2008 alle 21:40

Panchine d’oro, monete d’argento e facce di bronzo

Con un anno di ritardo, quindi in perfetto orario per gli standard della Federazione Italiana Giuoco Calcio (e suoi prodotti derivati), Roberto Mancini vince la Panchina d’Oro.
Se volessimo essere buoni, potremmo dire che è il risarcimento per aver premiato Prandelli l’anno scorso, anzichè il vincitore dello scudetto dei record.

Però non siamo affatto buoni, preferiamo essere “smaliziati” e allora ci viene naturale pensare alle due ipotesi più verosimili: Mourinho suscita più invidia nei suoi colleghi del Mancio, oppure è un modo per sbeffeggiare la società, ancora una volta; in ogni caso intendiamoci: Roberto Mancini la meritava ANCHE quest’anno, avendo portato allo scudetto una squadra ridotta all’osso da una serie di infortuni che farebbe perdere le lacrime persino a Spalletti… quindi congratulazioni al vincitore, e ancora grazie di tutto.

A lato, rispetto alla premiazione solita fauna da italia pallonara. La cosa più vistosa è stata ovviamente la “rinconciliazione onerosa” tra Walter Zenga e Varriale, con quest’ultimo che da par suo ha voluto comunque dire l’ultima parola… “onerosa”, ovviamente, è un riferimento alla multa che il cementificatore Lo Monaco ha pensato bene di dare al proprio allenatore: è una cosa che può apparire fuori dal mondo a persone con raziocinio, ma è perfettamente coerente al personaggio, non pazzo ma semplicemente figlio di quel sistema che ha (anche) messo Varriale alla conduzione di un programma RAI; o vi eravate dimenticati dell’amicizia tra Lo Monaco e Moggi? Zenga non è stupido, ma capita l’antifona non credo vorrà soffermarsi a Catania più del dovuto; in fondo è un signor allenatore in rampa di lancio, non un uomo-GEA alla De Canio.

Altro tipo di fauna è rappresentato dal padre di Davide Lippi (genere: paraculus fantasiosus), che ha dichiarato “anche Udinese e Napoli in lotta per lo scudetto” ceeeeeerto, come no, e a domanda sui sassolini che il 70enne Ranieri dovrebbe togliersi nei confronti di Mourinho (ricordiamo ancora una volta al giornalista che al massimo sarebbe il contrario…) se ne esce di scena “non conoscendo le scarpe di Ranieri”. Verissimo, lui conosceva benissimo i piedi. Di Moggi.

A Mourinho infine è stata fatta una domanda su come veda il nostro calcio, e lui ha fatto un’analisi assolutamente condivisibile… però come si fa a rinnovare sto calcio se i protagonisti sono sempre gli stessi? Hai voglia a vendere in Asia un calcio che tra Zenga e Varriale, sceglie 99 volte su 100 il secondo. Insomma, meno Varriale e più Barriales!

Ps: e le monete d’argento del titolo che c’entrano? Assolutamente niente, consideratele una plusvalenza :-)

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scritto da il 7 novembre 2008 alle 23:46

Saluti dall’Imperatore

Ebbene sì, lo ammettiamo. Con i soldi del porcellino appena rotto, quelli della tredicesima anticipata dal nostro editore e soprattutto con quelli incassati dalle scommesse abbiamo deciso di acquistare un Vertu, Vertuper essere all’altezza dei calciatori che frequentiamo. Conoscete i telefoni Vertu, no? Non sono esattamente a buon mercato: 4.800 euro il modello base, ma ne è uscito ultimamente uno che costa 10.000 cucuzze, per parlare come i magnaccia (oltre ai calciatori frequentiamo anche loro: i posti sono gli stessi…). Ebbene, con la saccoccia piena di contanti (potevamo permetterci il modello base e basta) siamo andati felici e leggeri verso la boutique monomarca di Vertu, in Via Montenapoleone a Milano. Il negozio è piccolo, per cui ci puo’ stare poca gente e soprattutto è impossibile non vedere chi si trova accanto a te. A meno che non ti chiami Roberto Mancini.

Proprio l’ex (si fa per dire, i soldi di Moratti correranno almeno fino al 2012) allenatore dell’Inter, che seduto per guardare l’ultimo modello del telefono non ha degnato nemmeno di un saluto un suo ex giocatore. Più ex che giocatore, secondo qualcuno: in ogni caso si trattava di Adriano, quello che l’anno scorso non veniva capito da Mancini e quest’anno non viene capito da Mourinho. Il personale del negozio conosce bene entrambi, in quanto clienti affezionati come tanti altri dell’Inter. Muntari l’ultimo della lista (Cruz, Mihajlovic, Chivu, Vieira, Ibra sono gli altri e forse ci siamo dimenticati di qualcuno: scommettiamo su Amantino Mancini e Quaresma come nuovi clienti). Nemmeno un saluto fra i due: Mancini seduto e quasi schifato dall’ingresso dell’ex attaccante, Adriano in piedi a tre metri di distanza.

Ora, che Mancini non abbia voglia di salutare uno per il quale ha fatto troppo ricevendo zero in cambio, lo si capisce. Ma che Adriano, in campo per due anni senza meritarlo, non salutasse l’uomo che lo ha utilizzato sempre per noi è stata una sorpresa. Domanda all’Imperatore delle disco (insieme all’amico Ronaldinho, ma si sa il rapporto che ha il Milan con i giornali di gossip: tutti padri di famiglia…), che arriva tardi e in ciabatte all’allenamento: costa molto dire buongiorno? Alla fin fine Mancini ti ha dato non una mano, ma tre, prima di farti rispedire in Brasile per disperazione (e per non far rovinare qualche compagno). Mourinho ti sta giustamente bastonando per i tuoi errori, per di più in pubblico, mentre Mancini non lo aveva mai fatto. Insomma, uno come il futuro protagonista della Premier League non lo troverai più.

Per la cronaca, ognuno dei due è uscito dall’angusto negozio con un nuovo telefono in tasca. Adriano ha preso quello che costa sui 10.000. Ci hanno detto che fra le varie funzioni abbia anche la sveglia: forse l’ha comprato per questo.

[Dominique Antognoni su Indiscreto]

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scritto da il 1 novembre 2008 alle 10:31

Reggina-Inter: scatta l’ora del turnover?

nicolas burdissoLa trasferta di Reggio Calabria dello scorso anno mise la parola fine all’esperienza di Adriano all’Inter, almeno sotto l’egida di Roberto Mancini. Un pallone appena sfiorato su punizione di Figo, con la successiva sostituzione e la sfuriata a fare da contorno a una partita maschia e complicata.

Proprio quella Inter di Mancini stava già attuando un robusto turnover, limitato solo dagli infortuni, che nel tempo sarebbero aumentati, costringendo la squadra a una lunga resistenza in primavera. Escluso Adriano, le cose oggi sono diverse: Mourinho ha una rosa lunga, tanti infortunati, ma fa poche scelte. Che questo sia un tratto distintivo dello Special One lo sapevano tutti, presumibilmente anche Branca e Moratti, che come prima richiesta non hanno avuto quella di comprare Lampard, ma di sfoltire la rosa (concetto espresso più volte, anche a riguardo della disciplina). Tuttavia, gli incontri ravvicinati nel tempo non consentono altre dilazioni: dobbiamo fare turnover, perché la poca brillantezza di Ibrahimovic, Zanetti e Maicon è apparsa evidente a chi ha l’occhio clinico, per queste cose.

Che Mourinho sia del nostro avviso non è scontato, anche se qualcosa ha fatto trapelare nel corso della conferenza stampa di ieri. Vieira è al rientro dal primo minuto, mentre Cambiasso verrà impiegato martedì, se tutto va bene. Diversa è la situazione dell’attacco, dove gli esclusi Cruz e Adriano, soprattutto il secondo, faticheranno parecchio a trovare spazio. In compenso tra oggi e martedì è quasi scontato che vengano impiegati tutti: Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Crespo e Balotelli. Obinna può essere la carta per stasera, ma non ne sarei tanto sicuro. Per la difesa Mourinho ha ribadito che guarda alla qualità e che si sente rassicurato dai recuperi di Materazzi e Samuel, ancora parcheggiati. Cordoba e Burdisso partiranno centrali, Chivu a sinistra, con Maxwell impiegato in Champions (una soluzione che non mi soddisfa per niente!). A centrocampo le scelte sono obbligate: Dacourt non è stato convocato, perciò saranno Zanetti, Stankovic e Vieira a spartirsi i compiti. Con i primi due apparsi davvero sfasati nelle ultime uscite.

C’è comunque una sola esigenza, che ci riporta alla ruvida vittoria di un anno fa: conta vincere e portar via tre punti, sperando che il tempo faccia assorbire le incomprensioni con Cruz (che per un anno è utile alla causa) e il modulo dell’allenatore. Il suo credo l’ha ribadito ieri: i giocatori devono applicarsi. Per Mourinho conta questo e dobbiamo provare a seguirlo.

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scritto da il 28 ottobre 2008 alle 14:40

Benvenuto nel tritacarne

logo interCome è possibile che una squadra campione in carica, prima in classifica in Champions e in campionato riesca a farsi del male da sola fino a mettere in dubbio la bontà di un progetto tecnico? E’ normale se si tratta dell’Inter e, se non ve ne siete accorti, Mourinho sta semplicemente varcando le porte dentate del tritacarne nerazzurro, quello che divora gli allenatori, anche se decorati e pluriscudettati.

Il problema è sempre il solito. L’incapacità della società di dare pieno supporto ad una causa, che sia una. Invece, ad Appiano Gentile prevale sempre la “teoria della ragazza solare”: quella che tiene un piede in due scarpe, per aver maggior libertà di movimento. Dividere le colpe per non incolpare nessuno, mettendo in crisi l’unico principio che nel calcio non può essere messo in discussione: la gerarchia.

Moratti, col suo fare naif, un quarto borderline e tre quarti bordello, non ha ancora capito che nel calcio la democrazia non esiste e che i calciatori sono subordinati all’allenatore, perché è lui che persegue l’obbiettivo (che coincide col mezzo) di far andare un gruppo di 30 persone in una univoca direzione.

Questo cancro che ha divorato anche altri in passato (e non dico Lippi, ma Mancini, Simoni, Zaccheroni) si è ripresentato puntualmente dopo qualche settimana, non appena si sono verificati i primi screzi tra alcuni giocatori e l’allenatore (nuovo anche rispetto a un certo tipo di informazione criptata, che filtra verso organi di stampa e tv non propriamente allineati alla nostra causa). Ricordate il caso Figo? Una società decente, preso atto del fattore squisitamente tecnico, avrebbe ceduto il portoghese all’istante, dando potere a Mancini, che invece fu depotenziato negli ultimi mesi, provocando – insieme ad altre cause – una caduta libera nelle prestazioni della squadra.

La storia si ripete con Cruz, Adriano e Balotelli a titolo diverso idoli di Casa Moratti, là dove regna l’utopia dei miliardi. Senza dimenticare che certi malumori provengono da un sottoutilizzo provocato dalla rosa che la società non è riuscita snellire, per colpa di ingaggi troppo onerosi e fuori mercato, devoluti dalla stessa società.

Mourinho a questo punto ha poche carte da giocare: ristabilire l’ordine interno, assumendo una disciplina più ferrea. Una disciplina che privilegia un nucleo forte, con il rischio di spaccare in due il gruppo. Tuttavia, se conta di poter andare avanti con 16-18 uomini va incontro a gravi problemi, determinati dai troppi infortuni. Intanto per domani rinuncerà ad Adriano, che sembra ricascare negli antichi vizi, in compagnia del censurato Ronaldinho.

Ad oggi il bilancio di Mourinho è positivo ma non troppo. Ci sono i punti, la difesa migliora, abbiamo alcuni giocatori che si stanno esprimendo bene. Ma la sensazione generale è che la squadra non abbia ancora assorbito le sue direttive tattiche e che il portoghese debba velocemente rendersi conto che in Italia c’è una cultura tattica estrema, che predilige sempre il risultato. Quindi non può far altro che insistere nel dare alla squadra una identità che, per adesso, sembra più figlia delle improvvisazioni che altro. E la società piuttosto che lasciar fare, deve dargli pieno supporto: pubblico, e soprattutto privato.

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scritto da il 21 ottobre 2008 alle 14:40

Scilafi brafa ggente (cit.), giornalisti meno

Commentata l’ottima intervista di Deki nei commenti al post precedente, che altre parole non servono, mi voglio soffermare sulle ultime news che provengono dalla famiglia (allargata) Mancini, quella che gli interisti non ingrati guardano ancora con affetto e riconoscenza ma che pesa tuttora sul bilancio della società fino al 2011.

Dopo aver respinto l’arrivo immaginario di Stankovic quest’estate, mi aspetto nuove raccolte firme “mulini a vento – style” da parte degli orfani di Moggi per prevenire l’altrettanto improbabile affidamento della Giuve al Mancio o al suo braccio destro Mihajilovic.

Un’ipotesi che persino il direttore di Juve Channel, Rossi, ha definito ieri sera “grottesca”, scatenando le ire del cazzaro Giulio Mola a Lunedì di Rigore; l’aspetto più grottesco della vicenda è che, nel presentarla, il cazzaro stesso aveva parlato di voci non confermate, visto che il Mancio è in Inghilterra per migliorare l’inglese (ufficialmente, altri rumors parlano di contatti con Arsenal al posto di un Wenger pronto a sostituire Domenech o il ritorno di fiamma del Manchester City), aggiungendo però che in caso di chiamata dalla giuve, il Mancio accetterebbe di corsa. E pazienza se da 6 Milioni passerebbe a meno di uno, secondo Mola-tov! Per altri fenomeni da circo presenti in studio il Mancio comunque verrebbe pagato prima forfettariamente da Moratti per chiudere il rapporto. Ma per favore!

Poi nuova telefonata di Sinisa, però Ravezzani deve aver fatto male i suoi calcoli se sperava di aizzare il serbo contro l’Inter, anzi, stavolta sono uscite solo parole di riconoscenza “io devo solo ringraziare l’Inter e Mancini se mi hanno preso a 35 anni e per due anni ho giocato e per altri due sono stato vice-allenatore; senza quei due anni oggi non riceverei nessuna proposta”; per la cronaca, ha pure lui smentito qualsiasi contatto con la Giuve (“non ho l’esperienza adeguata, ho fatto solo il vice per due anni”), non di aver ricevuto altre proposte (leggere tra le righe: Bologna, Torino, Samp); il conduttore prova a metterlo contro Mourinho tornando addirittura alle dichiarazioni dopo la prima partita di campionato, ma niente da fare, quindi desiste e tronca il siparietto tra Sinisa e Becca sulle punizioni. Evidentemente la telefonata era a carico della sua rete.

In definitiva, mentre stasera Raniero friggerà sulla panchina dell’Olimpico, mentre Blanc (quello che di calcio non capisce nulla, non il nostro ex) friggerà sulla poltroncina pensando ad un buen retiro nelle campagne della Provenza, possiamo essere certi che nè Cobollo, nè Gigli, nè gli altri del c.d.a. hanno una benchè minima idea di come/quando/se sostituire il settantenne.

Inutile dire che io “tifo” per un bel periodo ponte affidato ad un (ex) membro del cda. Perchè se è vero che “ancora non è arrivato il LORO Tardelli” (cit. da NK), potrebbe bastarci anche il “modello” originale…

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scritto da il 14 ottobre 2008 alle 12:52

Fascisti su Marte, Mourinho sulla Luna, FIGC sulle nuvole, Brasile nella jungla

Ad un primo sguardo, il week end dedicato alle nazionali si è rivelato una palla galattica, pochi gol, poche emozioni, molta noia, ma soprattutto niente Inter. Ancora una volta dunque dobbiamo rifugiarci nella strana selva che circonda il mondo del calcio, per trovare spunti di riflessione (e se ne trovano parecchi).

Il primo animale in cui ci imbattiamo si chiama “Ultras Italia”: si muove in branchi di 50-100 esemplari, e fino a sabato non se n’era occupato alcun giornalista / esploratore calcistico. Erano tuttavia già noti all’osservatorio per la sicurezza, alla Digos, nonchè alla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che da 4 anni prenota biglietti in giro per l’Europa per consentire a questa specie gli spostamenti al seguito della nazionale. Improvvisamente si è scatenato l’interesse antropologico dei media nei loro riguardi, ieri ad esempio su Antenna3 – Telelombardia il giornalista Signorelli spiegava di aver comunicato con uno di questi esemplari, ed abbiamo appreso che evidentemente soffrono di alterazione delle percezioni perchè è stata data una versione dei fatti totalmente inedita, di quelle in cui i lupi diventano agnelli.

Seguono disquisizioni socio-culturali del giorno dopo, con tanto di intervento di Fiore (europarlamentare di Forza Nuova, partito di riferimento di molti di questi animali) che ci tiene a sottolineare che non è a capo di un partito fascista, e che non “approva” la politica negli stadi. Ne prendiamo atto, ma in questo caso devo essere io a soffrire di alterazione delle percezioni… oltre a questi “ultras Italiani”. Ecco, in realtà devo parzialmente correggermi, non è una specie totalmente nuova, ma solo una nuova tappa dell’involuzione del “Tifosus Ultrasicus”, parassita delle società di calcio che attacca soprattutto beni dello Stato, oltre che causare forti nausee nelle persone normali appassionate di calcio.

Animale strettamente correlato alla vicenda è il “Mazzillius Tranquillius”, appartenente alla macro classe degli invertebrati, professione: osservatore di teste di minchia. Dal carattere mansueto, prova in realtà serio fastidio per i fischi all’inno, al punto da giustificare pertanto le reazioni “preventive” (nel senso che avvenute qualche ora prima!) degli “ultras italiani”. Non se ne conoscono gli studi intrapresi prima di giungere all’attuale occupazione, ma quando corregge un giornalista dicendo che gli animali sopracitati sono “non fascisti, di destra” si consiglia come minimo una visita combinata alla vista ed all’udito, se risultasse tutto ok, qualche buon libro di storia del ’900 glielo si può consigliare. Che pure tra i baristi ci sono persone di “destra”, ma ci metto la mano sul fuoco che nessuno qua canta Faccetta Nera, nè l’inno col braccio teso.

halle berryAltre volte i giornalisti sportivi tuttologi si presentano in forma di roditori/scavatori ciechi, tipo talpe: la notizia non c’è? nessun problema, si scava a fondo finchè non la si trova. Domenica sera sempre su Telelombosciatalgia sono stati capaci di fare più di un’ora di trasmissione sui “problemi” dello spogliatoio dell’Inter, tutto partendo dalle dichiarazioni di Ibrahimovic, la risposta di Cordoba e l’intervista del Mou in cui si domandava se deve vincere sulla Luna per avere un minimo di rispetto in Italia. Tengo a precisare che Halle Berry bardata di pelle mi ha distolto piacevolmente dalla trasmissione, conosco la durata abnorme del dibattito grazie alle pause pubblicitarie. Ieri sera altra puntata degli “scavi” per andare alla ricerca di chissà quale battaglia tra Mancini e l’Internazionale F.C., sulla base della richiesa danni fatta dal Mancio contro “il Giornale”. Mah!

Infine terminiamo questo tour stile National Geographic con la disavventura stile-jungla capitata al Brasile e denunciata da Dunga: l’avvelenamento alimentare non è una novità contro il Brasile, l’avevano già sperimentato con successo gli Argentini ad Italia ’90, altre volte i paesi Andini sono ricorsi all’altura per cercare di colmare il gap tecnico. Restano due fatti:
- in Sud America magari all’inizio delle qualificazioni una delle due “big” può anche stentare, ma sulla lunga distanza (il girone prevede 18 partite a squadra) non ce n’è.
- i Brasiliani stanno sulle palle a tutto il resto del continente (me lo raccontava un conoscente proprio Venezuelano già nel 2002), possiamo in parte capirli, queremos argentinos e tutto il resto, ma se si possono evitare questi scherzi a Maicon sarei più contento. Non potevano scegliere come bersaglio le ostie di una messa degli amici di Kakà?

Potete segnalare altri animali nei commenti, oppure arricchire questo excursus con delle immagini di quelli sopracitati.

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