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scritto da Nk³ il 30 novembre 2009 alle 16:29
E’ il momento di piazzare un colpo importante. Di fiaccare il morale dei gobbi e di fargli capire definitivamente chi è che comanda. Di costringerli a guardare la testa della classifica, lunedì prossimo, e pensare “va bene…se ne parla l’anno prossimo”.
 Frey si arrende a Milito solo su rigore
Certo, lo sappiamo che non è elegante citarsi…ma questa era la conclusione del post precedente. E un passo importante verso il lunedì di cui si parla è già stato fatto: andiamo a Torino con 8 punti di vantaggio e con la seria possibilità di dover iniziare a guardare al Milan piuttosto che alla Juve. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro per dileggiare i gobbi. Lo schema di questo campionato sembra quello visto e rivisto negli ultimi anni: noi andiamo su regolari e due squadre dietro si alternano al secondo posto, perdendo punti altrettanto regolarmente. Merito di Marchisio che resta a bocca aperta a guardare Biondini che batte una punizione dal limite, merito di Nenè che un gol così non l’ha mai fatto neanche ai videogiochi, merito -grande merito- di Cannavaro e di chi lo considera ancora un giocatore di calcio. Merito soprattutto nostro, perchè in campo ci siamo scesi e il nostro l’abbiamo fatto.
Convinzione, si chiedeva, per riscattare la non-prova di Barcellona: e convinzione è stata. Per la prima volta Prandelli non viene con l’intenzione di fare catenaccio, ma quello che vede probabilmente rafforza le sue convinzioni sulle pavide scelte degli anni passati: viola completamente annichiliti, che si esibiscono in UN tiro verso la porta di Julio Cesar (su una splendida azione personale di Gilardino…peccato che in Nazionale sia chiuso da Amauri) e per i restanti 89 minuti guardano i nostri violentare il campo, violentare la loro difesa e, soprattutto, violentare il gioco del calcio con una serie di errori sottoporta mai visti prima.
 El Principe mette ancora la sua firma
E’ stata una partita strana, Inter-Fiorentina: una partita in cui Milito sbaglia due gol solo davanti al portiere tanto per cominciare…e già questo basta a fare notizia. Una partita in cui Zanetti non solo gioca veramente bene, ma si esibisce addirittura in un lancio in verticale (roba che non si vedeva dai tempi del Banfield), una partita in cui Eto’o tocca il punto più basso della sua esperienza in nerazzurro, quello dal quale ripartire e riaffermarsi sui livelli che tutti conosciamo. Ancora più incredibile, è stata la partita di Ricardo Quaresma: forse non il migliore in campo, sicuramente uno dei migliori. Pulito, semplice, convincente, istintivo: cose mai viste dal portoghese negli ultimi due anni. Forse il suo ingresso in campo a Barcellona non era un “segnale” da mandare a qualcuno, forse qualcosa sta veramente cambiando nella testa del nuovo numero 7 nerazzurro. Sicuramente San Siro ha capito che riempiendolo di fischi dopo 30 secondi non si ottiene niente, e quindi chissà…vedremo nelle prossime partite – senza aspettarci niente, per carità, che una rondine non fa primavera – se davvero possiamo contare in un elemento in più per il prosieguo della stagione. Non vogliamo un fenomeno: ci basta un giocatore di calcio.
Il rigore battuto dal Principe non finisce solo nella rete di Frey, ma anche in quella di Buffon. Sarà una settimana lunga, questa di avvicinamento a Juventus-Inter. Una settimana in cui ci si trova a contare 8 punti di vantaggio e la possibilità di spegnere definitivamente i sogni di gloria bianconeri già sabato prossimo a Torino. O, cosa forse ancora più importante, a valutare la possibilità di poter fare un po’ di turnover all’Olimpico in vista del Rubin Kazan. Sicuramente una settimana in cui il tifoso interista avrà più di un argomento sul quale interrogarsi: lo scarso rendimento di Eto’o innanzitutto, qualche frizione di troppo che si intravede tra il Mou e la società in secondo luogo. Soprattutto, l’ennesimo caso-Balotelli: tribuna con la Fiorentina, allenamento con la primavera (e con Arnautovic: non è un caso) oggi, prospettive tutt’altro che rosee nell’immediato futuro. Nella speranza che tutto questo porti a un’altra affermazione sul campo di Mario, nella speranza che tutto questo non intacchi la concentrazione dei ragazzi in vista di uno degli “scontri diretti” più inutili della storia della Serie A, noi ci mettiamo comodi e aspettiamo sabato con il sorriso sulle labbra.
Perchè, come dicevamo neanche una settimana fa, noi possiamo permetterci di prendere una lezione di calcio dai migliori del mondo e continuare a goderci vittorie presenti e, soprattutto, future.
scritto da Narya il 17 novembre 2009 alle 11:26
Ed ecco che ciò che si paventava nei commenti del post precedente si concretizza.
Un raccontino spero né lungo né tedioso sull’eroica trasferta dei nostri eroi in quel del Liechtenstein, ameno Principato situato tra Austria e Svizzera che con le Cayman Islands si gioca l’invidiabile (?) primato di luogo geografico dove son presenti “più banche che ristoranti”.
 Alibec serve a Arnautovic la palla dello 0-1
I nostri entrano in campo con una formazione mista “vecchie glorie”, “reduci prima squadra” e “giovani virgulti”, l’avversario milita nella serie B svizzera ed è reduce da cinque risultati positivi…un po’ come i bbretrocessi più famosi che partecipano al campionato nazionale italiano.
Si parte con ritmi da dopolavoro anche perché i pretoriani che formano il “frangifrutti” (cit. vialli dixit) davanti alla linea difensiva sono Thiago Motta e Patrick Vieira: piedini sempre deliziosi ma non proprio sapienti interpreti di Blitzkrieg. Però però…davanti al portiere dei ragazzoni del Vaduz che si chiama Rosamina incomincia a intravedersi qualche movimento interessante. Interpreti principali l’oggetto misterioso del mercato estivo Marko Arnautovic e soprattutto Denis Alibec, ancora più giovane dell’austriaco e ciò che più conterà agli occhi del MOU fisico (e carattere) da sportellatore.
E il ragazzone rumeno infatti diventa protagonista nel primo gol: al 16′ Vieira e Motta recuperano e lanciano Alibec sul filo del fuorigioco (da quanto sognavo di poter scrivere “sul filo del fuorigioco”!!), il giovane virgulto salta il portiere in uscita e serve palla al cachemire al centro per la rete dell’Arnautovic nostro. Una decina di minuti dopo il pareggio dei ragazzotti in tenuta rossa, avvenuto in modo tale che ci fa sperare che il Julione vero n.1 al mondo possa godere sempre di una salute di ferro.
Le azioni che chiudono il secondo tempo vedono come protagonisti i nostri improbabili terzini Samuel a sinistra e il giovane Donati a destra per i movimenti sempre interessanti di Alibec. Ah no: Quaresma fa in tempo a sbagliare un gol a porta vuota. Nulla di nuovo sotto il sole, penserete giustamente, anche se il ragazzo è stato vivace.
Intervallo. Si ricomincia con Paolone Orlandoni al posto del sempreverde Toldo e Obi che prende il posto del Muro. Arna si sposta sull’altra fascia: evidentemente il catechismo del MOU deve aver funzionato perché nel primo tempo a destra e nel secondo a sinistra il lungagnone torna sempre a dare una mano in fase difensiva. Anche Obi a sinistra è bello che vivace. Poi l’azione più bella da gol che gol non è: combinazione Vieira-Quaresma-Arnautovic-Alibec: il gol del centravanti della primavera è, secondo il guardalinee, salvato da un difensore del Vaduz. Il dubbio rimane tutto ma niente da fare…peccato per Alibec che stava già esultando.
Ma come dicono i sapientoni della tv “il gol è nell’aria” ed eccolo: Arnautovic lanciato da Alibec mette a sedere il portiere e appoggia in porta, poi provvede anche a mandare in luoghi ameni chi vorrebbe un fuorigioco che non c’è. Bei caratterini là davanti. Ci piace.
Successivamente continuano a fioccare le azioni da gol e i relativi errori sottoporta (evito di segnalarvi i protagonisti perché la vostra fervida immaginazione li avrà già identificati). Fa in tempo a farsi male Obi e fanno in tempo ad entrare tutti i bambini portati in gita dal MOU, che alla fine della partita come sempre spende sapide parole per le p.i. e le amenità distribuite a piene mani durante la giornata su calcio e longevità sulle panchine nella terra d’Albione.
La sensazione che mi ha lasciato questa amichevole è che coloro che dovevano mostrare colpi e volontà hanno centrato l’obiettivo. Certo c’è bisogno di testarli con più continuità, però i segnali sono buoni. Teniamo d’occhio Alibec: su di lui ci son più che sensazioni. E spero pure che non si “cassi” Arnautovic. I colpi li ha. Il temperamento pure. E hanno l’età dalla loro parte.
Nell’auspicio che il raccontino non sia stato né lungo né tedioso passo e chiudo.
scritto da Luis il 3 febbraio 2009 alle 1:49
“Dove può giocare? Può giocare ala destra, ala sinistra, può giocare nel 4-4-2, può giocare nel 4-3-3, può giocare in panchina, può giocare in tribuna”. José Mourinho, conferenza di presentazione di Quaresma.
Questa battuta di Mourinho letta oggi sembra la parodia della mitica descrizione che Cuper fece di Recoba (Recoba? E’ una prima punta? No, io credo che no. E’ un centrocampista di fascia? No. E’ un trequartista? Dondolio con la testa. E’ una seconda punta che si muove su tutto il fronte d’attacco? Sì). Comunque conteneva un qualcosa di profetico, ma che nessuno si sarebbe immaginato 5 mesi or sono. La panchina e la tribuna, luogo quest’ultimo dove ha potuto studiare da vicino i tifosi che lo avrebbero fischiato le poche volte che ha giocato da ala nel 4-4-2 e che lo fischiavano prima quando costituiva il tridente con Ibra e Mancini nel 4-3-3.
Le cause del fallimento.
La causa principale del fallimento è senza dubbio l’equivoco tattico che Mourinho aveva in mente per tradurre sul campo i suoi principi di gioco. Arrivato solo l’ultimo giorno di mercato ha avuto subito la fiducia del tecnico che lo ha schierato titolare contro Catania, Panathinaikos, Milan, Roma, Genoa, Anorthosis e Reggina, probabilmente la sua miglior partita con un palo, un assist e una trivela telecomandata sulla testa di Crespo. Il passo indietro fatto da Mourinho in quel di Palermo con il ritorno al rombo ha fatto venir meno anche la ragione del suo acquisto. Dalla trasferta siciliana il ruolo di Quaresma diventa quello di 12esimo (a volte 13esimo o 14esimo) uomo da far entrare in caso di stravolgimanti tattici e/o fagiolata finale causa risultato negativo. Nel frattempo lo spirito di Gilardino rimasto senza un corpo dopo l’addio al Milan decide di impossessarsi di lui ed i fischi di cui sopra accentuano una personalità non proprio di primissimo piano. Forse per protezione, forse per delusione, forse per eccessiva coerenza, Mourinho gli preferisce in diverse circostanze addirittura Obinna, per non parlare di Figo, l’interprete del 4-3-3 estivo che era arrivato a “sostituire”. La sua reazione è mancata, anche se alcuni giudizi dati dallo stesso tecnico alle sue prestazioni sono sembrati condizionati dal fatto che fosse un suo pupillo. Ciò che resta di lui, a parte lo 0 nella casella reti segnate, è il numero di falli subiti: secondo dietro Ibra che ha saltato poco più di 100′ dall’inizio della stagione.
Il rapporto Mourinho-Mendes-Moratti
A memoria si fa fatica a ricordare un valore economico (24 milioni, quello strettamente finanziario è stato di 17) di queste proporzioni “gettato” in prestito dopo 150 giorni e poche partite disputate. Senza contare che è stato espressamente voluto dal tecnico, che, non ci stancheremo mai di ripetere, è stato capace di tornare sui propri passi, nonostante la marcia indietro non fosse gratis (per le casse societarie). Ciò che Moratti pensa dell’acquisto di Quaresma è stato riassunto da Fabio Monti sul Corsera di ieri: ha ulteriormente incrementato il buco di bilancio, ha messo in ombra Mancini e tolto spazio a Balotelli. Ricordiamo le sue parole (“Non volevo che il progetto-Mourinho nascesse incompleto”) e l’estenuante trattativa durata due mesi che testimoniano la mancanza di una ferrea volontà nell’acquisto dell’ex Porto. Chissà come appare oggi Special One agli occhi del suo presidente dopo la rinuncia a Quaresma? Senza contare che quache dubbio sul mercato a Moratti venne già in estate quando lo stesso Mourinho fece da garante per l’arrivo di Lampard. Beffato lui, beffata l’Inter. La fortuna di Mou (e Quaresma) si chiama Jorge Mendes, un uomo un procuratore. In meno di 24h è stato capace di far trasferire il suo assistito dall’Inter al Chelsea, (favorito dal fatto che Simao giochi nei Colchoneros e non nei Blues, ndr) e molto probabilmente ha gettato le basi per “convertire” (senza ulteriori esborsi?) l’acquisto di un pupillo rivelatosi inutile con un altro fedelissimo del tecnico: quel Didier Drogba mai amato (ricambiato) da Felipe Scolari. A meno che Mourinho non decida di allenare i Gamba Osaka o dei Red Bull New York (leggi).
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scritto da Fonz77 il 10 dicembre 2008 alle 0:13
Non vi parlerò della partita di questa sera. Sarebbe troppo facile criticare la formazione messa in campo nel primo tempo. Ancora più facile sarebbe contestare la scelta di mandare in campo Balou per Muntari invece che al posto dell’evanescente ManSini, ché in fondo lo sapevamo tutti che quello sarebbe stato il cambio deciso dal Mou.
Invece questa sera voglio parlarvi del Bidonde d’oro. Di quel Ricardo Quaresma che ha brillato, solitario, nel disastro di ManSini e Adriano (che riesce a svalutarsi sia che stia a casa “malato” sia che sia in campo facendo ammalare noi).
Troppo avventatamente hanno parlato i suoi detrattori che presto, credo fermamente, dovranno rimangiarsi tutta la loro torta di fango con l’aggiunta, come interessi, di un bel gesto dell’ombrello del Presidente e di un tanga di Shevchenko come contorno.
Questa sera Ricardo ci ha fatto vedere un lampo della sua classe.
In netto recupero si è dimostrato veloce, attento e capace di saltare l’uomo (o più d’uno) in quasi tutte le situazioni. Anche quando non ci è riuscito non ha mai ceduto il campo, guadagnando punizioni importanti. Lentamente sta aggiustando la mira passando dal centrare la X della Playstation alla K della Heineken (Cit. del Barista +1 che stava seduto accanto a me mentre buttavo giù il secondo boccale di Devil’s Kiss, altra panacea per superare questa sera incolume). Presto la buterà nel 7(7).
Abbiamo visto solo un bagliore di quello che è capace di fare e quando sarà in piena forma saranno in tanti a masticare amaro. Per loro possiamo iniziare a intagliare il cucchiaio di legno.
Migliore in campo. Una luce brillante in mezzo al buio.
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scritto da Mr Sarasa il 14 novembre 2008 alle 17:18
Nella conferenza stampa pre-Palermo si trovano alcuni spunti interessanti, segno che quando le domande sono fatte switchando il cervello su “on”, ci si possono aspettare risposte sensate ed equilibrate, è un peccato che ciò non possa essere fatto anche sulla tv di stato (è Varriale, bellezza…).
1) Prove tecniche di meritrocrazia: la non convocazione di Quaresma non è una bocciatura, e grazie al cielo perchè mi pare che nelle partite contro Reggina e Anorthosis qualche segnale di crescita ci fosse stato. E’ però un giusto segnale: vista l’abbondanza di scelta in attacco, e facendo i debiti scongiuri anti infortunii, giusto convocare chi è più in forma. Personalmente credo che le potenzialità di Quaresma siano ampie se fa l’esterno di centrocampo, decisamente minori tra i 3 davanti.
2) Ibra non riposerà neppure contro il Palermo: questo lo condivido decisamente meno, un po’ perchè smentisce in parte il punto precedente, un po’ perchè mi fa strano sentire motivata la scelta con un “Non è infortunato: quindi è in grado di giocare. La mia vera ambizione è vincere in casa con il Panathinaikos per essere qualificati al primo posto nel gruppo B della Champions, così a Brema potremo far riposare due o tre giocatori. Ma in campionato se l’Inter affronta il Milan, la Reggina o il Chievo è esattamente lo stesso”…vabbè, sperando ovviamente di essere smentito dai fatti.
3) Mercato di riparazione: “Sono soddisfatto della rosa. Il mercato di gennaio è quasi sempre per chi non lavora bene d’estate. Se Hernan può essere importante per un’altra squadra [il Real Madrid, a cui è stato accostato come sostituto dell'infortunato Van Nistelrooy], può esserlo anche per noi e entrare nella lista della Champions”. Credo non sia più speculazione fantasiosa immaginare un Crespo che subentra all’alcolista nella lista Champions, per il bene dell’Inter che viene senz’altro prima rispetto all’affetto paterno del presidente per Adriano.
4) Stampa: “Impossibile paragonare la stampa italiana con l’inglese, puoi farlo con quella spagnola o portoghese, magari. Ma quella inglese è totalmente diversa. Non ci sono quotidiani sportivi. Ci sono due pagine di calcio in ogni giornale. Abbiamo Sky Sport che dà il calcio tutti i giorni, il weekend con la Bbc. Dopo la partita c’è un’intervista flash di un minuto e una conferenza stampa di cinque minuti. La stampa inglese è fantastica…ma io sono portoghese, lavoro in Italia, rimpiangere il calcio inglese non mi aiuta e quello che succede qui non è un dramma perchè la mia formazione non è molto diversa.“: pienamente d’accordo, infatti vivo benissimo senza cazzette, ruttisporc o robanisti vari, però mi sa che questo scatenerà l’ennesima ridda di polemiche nei suoi confronti….Amen, ci siamo abituati da una vita…
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scritto da ex-collaboratori il 11 novembre 2008 alle 11:55
Giochiamo a carte scoperte. Quanto vale questo primato dell’Inter? Quanto vale l’apporto di Mourinho? Come sarà il futuro immediato dell’Inter? Proviamo ad analizzare la questione seriamente, senza infingimenti e soprattutto senza integralismi.
Josè Mourinho è alla guida da 4 mesi, in campo ha disputato una quindicina di incontri. I risultati sono buoni, non certo ottimi, per due motivi: non ha vinto partite che poteva vincere. I motivi di queste mancate vittorie, a fronte di una sola evitabile sconfitta, sono da registrarsi proprio nella ricerca esasperata della novità tattica, che vorrebbe in campo una Inter diversa da quella manciniana. Ricordiamo cosa disse Mourinho il giorno della presentazione: che a lui l’Inter di Mancini, seppure vincente, non piaceva. Il motivo era chiaro: l’atteggiamento troppo prudente, che in Coppa era addirittura remissivo. Mourinho ha avuto quasi sempre ragione quando ha affrontato questo argomento, ma non rende onore ai meriti del Mancio, che era difensivo per forza di cose. Chi ha visto giocare la sua Lazio (esattamente con un modulo Mourinhano, con Cesar esterno che accompagnava Corradi, mica Ibrahimovic) non può parlare di una squadra difensiva o poco divertente. Faceva un bel calcio e se non sbaglio vinse la Coppa Italia, contro la Giuve, e arrivò quarto in campionato, dietro le grandi. Con l’Inter ha semplicemente deciso di sfruttare al meglio le proprie potenzialità e il rendimento di alcuni giocatori lo dimostra: Ibrahimovic è migliorato, Cruz è riuscito persino a partire titolare, Crespo ha dato il suo contributo, Cambiasso e Zanetti si sono esaltati. Da centrale Stankovic ha fatto una stagione clamorosa, in coppia con Vieira, assolutamente monumentale quando è stato disponibile. E ovviamente non parliamo dei difensori centrali, tutti in stato di grazia. Il modulo raccolto, che limitava gli spazi, aggrediva e teneva palla, sfruttando al meglio le individualità, ha permesso di giocare bene anche con le riserve delle riserve, come Pelè e Jimenez.
Mancini però appartiene al passato. E’ la storia dell’Inter e ha avuto, come Mourinho, un gruppo di giocatori veramente forti. Mourinho ancora tenta di impostare il suo credo tattico, ma siccome non è stupido si sarà reso conto, a questo punto, che insistere potrebbe essere deleterio. Vincere al 91° equivale a vincere al 1° minuto e ogni partita ha una storia a sè, da raccontare. Con l’Udinese non abbiamo certo sofferto, ma pochi giorni prima abbiamo disputato un pessimo secondo tempo con i ciprioti, per non dire della partita giocata male con la Reggina. Si può archiviare tutto sotto la voce distrazioni? Non penso. Un occhio attento sa riconoscere le difficoltà tattiche avute dalla squadra e che si sono ripetute, in lungo e in largo, nella maggior parte delle gare disputate.
Mourinho spesso non ha avuto a disposizione il giocatore che potrebbe tenere insieme il modulo, cioé Muntari. Un centrocampista che sa cucire i reparti, stringersi e allargarsi, fare filtro e ripartire, oltre che inserirsi. Ma la sensazione generale rimane quella dello scollamento tra i reparti. Non si creano situazioni offensive nitide, non si gioca sulle fasce con i classici triangoli che fanno salire tutta la squadra, per avere qualcuno che colpisca di testa o concluda in mezzo all’area, non si stringono le maglie difensive in soccorso dei terzini, messi di fronte a 40-50 metri di campo, che ogni volta vengono concessi non appena le ali cominciano a tirare il fiato.
Il modulo, in buona sostanza, è troppo dispendioso per le caratteristiche dei calciatori attuali. E la troppa corsa limita comunque la lucidità, imponendo ritmi massacranti a giocatori che hanno bisogno di un supporting cast per esprimersi al meglio. Ibrahimovic e Maicon rendono molto meglio se riescono a smazzare assist, oltre che concludere. Quindi è assolutamente controproducente, anche a riguardo dell’intera stagione, schierarli punta centrale e terzino basso isolato, senza un uomo che copra veramente, non un Mancini, un Balotelli o un Quaresma che lo fanno (discretamente) per 20 minuti, per poi sfinirsi e mancare nella fondamentale fase offensiva.
Il punto è questo. Per segnare dobbiamo mettere una squadra iper-offensiva, che però prende gol pazzeschi, come il terzo con l’Anorthosis o il pareggio della Reggina, per non dire dei fianchi scoperti in occasione dell’assist di Kakà a Ronaldinho. Se invece non vogliamo prendere gol finiamo per tornare asfittici in attacco, con gol fortunosi, trovati su calcio piazzato, dopo aver tirato la bellezza di due sole volte in porta.
Ora, i critici dibattono se il campionato è sceso di livello oppure si è alzato, vista la congestione davanti. A me sembra che non sia cambiato nulla, eccetto che le squadre mediane sono migliorate nel complesso. Un cambiamento che deve però confermarsi sulla lunga distanza, cosa di cui dubito fortemente. Diverso è il fatto dei punti in meno ottenuti da Inter e Roma, rispetto all’anno passato. Ora, la Roma è in una fase disgraziata, ma l’Inter, se ci pensiamo bene, poteva avere anche 3-4 punti in più, riproducendo un campionato abbastanza simile a quello passato. E la sensazione che i punti siano stati persi a causa dell’eccessivo riformismo tattico non me la toglie nessuno. C’è stata finora troppa confusione.
Il fatto che siamo primi dice sostanzialmente che la squadra, nei valori tecnici, potrebbe essere persino migliorata dallo scorso anno. Ma adesso occorre dare stabilità al progetto tattico. I confronti con Mancini sono ingiusti e Mourinho fa bene a respingerli. La mia fiducia nei suoi riguardi è molto elevata, perché qualcosa si è visto. Ma ora deve saper riconoscere i limiti insiti nell’organico e procedere di conseguenza. Poi parleranno solo i risultati.
Ps.: Il mondo calcistico italiano con Mourinho si sta comportando veramente in modo vergognoso. Abbiamo accolto in Italia uno degli allenatori più apprezzati del mondo e seguitiamo a comportarci da villani, mostrandoci per quel che siamo: zoticoni, provinciali e tendenzialmente “mafiosi”. Quindi suggerirei di allargare quel dito davanti al naso anche al resto dei media che contestano. Tanto sono perle ai porci.
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scritto da errek il 10 novembre 2008 alle 11:39
Tempi di recupero: siamo ancora fiduciosi!
Quella fiducia che non ci ha abbandonato per tutti i novanta minuti. Sapevamo che avremmo segnato: un’invenzione di Ibra, un inserimento di Cambiasso, una discese delle sue di Maicon, o Cruz!
E Cruz è stato.
Ora possiamo discutere fino a domenica prossima se abbiamo giocato bene o male, meglio delle precedenti o se ci stiamo involvendo. Se il 433 è meglio del 424 o del 4231 anomalo. Era da vincere e abbiamo vinto.
Non è stata una bella partita, ma credo che ci dobbiamo abituare a non vedere molte belle partite con questa Inter e con questo allenatore.
Ed evitiamo per favore squallidi paragoni con l’Inter del Mancio.
L’unico paragone che io accetto è come i due trattano i giornalisti. E mi pare che entrambi sappiano il fatto loro.
Note positive io ne ho viste (ma io sono ottimista per natura; scrivo infatti queste due righe sperando che tutti capiscano):
Samuel! Ve lo aspettavate così? Lui in campo non solo è una garanzia ma succedono altre due cose estremamente positive: la prima è che non gioca Burdisso; la seconda che Cordoba ha un punto maggiore di riferimento e i suoi interventi ne guadagnano in efficacia e precisione.
Julio Cesar! Non serve quasi mai, ma quando serve è là. Puntuale.
Cambiasso e Zanetti da par loro, inutile ripetere le stesse cose ad ogni partita.
Fine delle note positive.
Ibra è stanco, Maicon pure, Maxwell sa e può fare molto di più. Vieira che si perde in un bicchiere d’acqua. Balotelli senza infamia e senza lode. Quaresma… Quaresma chi…?
Eppure, se ci fate caso, ognuno di questi ultimi, con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto segnare, e allora i commenti, le pagelle e il primato in classifica (ve lo ricordo sennò ce lo scordiamo) avrebbero avuto un altro sapore.
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scritto da Fonz77 il 2 novembre 2008 alle 0:45
E’ andata, non proprio come doveva andare, ma è andata. Non fosse perché martedì c’è una trasferta a Cipro, José dovrebbe prenotare un bel pellegrinaggio a Cordoba e accendere un cero di un Kg alla Madonna (quella vergine). Intendiamoci l’Inter ha corso e creato tanto, ma la fatica fatta in casa dell’ultima in campionato è difficilmente spiegabile alle mie oronarie.
Come sempre cominciamo dalle cose positive. Mario Balotelli, il migliore in campo, ha tenuto la fascia saltando l’uomo con un’autorità e una facilità quasi imbarazzante per un ragazzo della sua età. Si è accentrato quando poteva, ahimè mai abbastanza, ed è tornato a coprire a centrocampo. Manca solo il goal a suggellare una prestazione fantastica, meriterebbe di poter vedere più spesso lo spazio della porta.
Quaresma è finalmente riuscito a far vedere una discreta prestazione, sfortunato nell’occasione del palo, mette sui piedi di Vieira il pallone del raddoppio completamente alla cieca e una trivela finalmente azzeccata per poco non permette a Crespo di chiudere il conto. Fa tutti i movimenti giusti, ma manca ancora di velocità e ancora non riesce a saltare l’uomo, che in fondo è un po’ quello che si chiede a uno che gioca nel suo ruolo. Comunque in netto miglioramento, spero davvero che continui così perché mi seccherebbe dire che porto sulla maglia il numero di Coco invece che il suo.
Gli aspetti negativi ci sono e non da trascurare. Per quanto riguarda i giocatori stanno in un ManSini fuori dal gioco tanto quanto lo era stato Quaresma nelle gare passate e in un Ibra un po’ sottotono, che forse meriterebbe un po’ di riposo, insieme al Capitano.
Però è l’aspetto tattico quello che fatico a ingoiare del match di stasera. Per tutta la partita la squadra è rimasta divisa in due parti, difesa e attacco, senza riuscire a presidiare la zona mediana del campo, concedendo più del dovuto a una Reggina che, per quanto ci abbia messo il cuore e l’anima, di certo non rappresenta un avversario degno di questa Inter. I nostri avversari superavano il centrocampo in modo relativamente semplice, costringendo la difesa a un superlavoro che, di quando in quando può anche portare alle disattenzioni che sono state la causa del momentaneo pareggio.
Il 4-2-4 andava bene giusto quando si giocava a Kick Off sull’Amiga, ma il campionato Italiano si vince a centrocampo e sullo 0-2 forse dare alla squadra un maggiore equilibrio non sarebbe guastato. Ora capita che si sia vinto, nel recupero, con un goal su calcio piazzato di un centrale difensivo, un tiraccio di punta alla disperata (ma che stop da attaccante di razza ndL*******z).
Quando si vince va tutto bene, ma nulla mi toglie dalla testa che i problemi sono sempre gli stessi e che con un altro avversario non andremmo a dormire con il sorriso. Vedo almeno tre elementi che sui quali mi auguro che il Mou abbia da pensare:
1. Balotelli deve giocare di più
2. Ibra punta centrale con Crespo (o chi per lui) all’esterno non si può vedere
3. Last but not least, il chiaro scollamento tra il reparto offensivo e quello difensivo, il centrocampo deve avere un peso maggiore, l’assenza di Cambiasso e Muntari non può essere un’alibi
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scritto da ex-collaboratori il 29 ottobre 2008 alle 23:16
Dopo questo pareggio di Firenze scivoliamo dietro il Milan in classifica, che di dritto o di rovescio ha vinto la sua partita col Siena. L’Inter invece deve ritenersi ampiamente fortunata se ha chiuso con la porta inviolata, e non tanto per il possibile rigore negato su Pazzini (ma l’arbitro ha ignorato due gomitate contro Cordoba e Burdisso), quanto per il numero di cross concessi dalle fasce.
E questo dato, in controtendenza rispetto al numero di calci d’angolo concessi, la dice tutta sul reale momento della squadra. Difendiamo bene, anche con ordine, ma siamo comunque troppo leziosi. In più non sviluppiamo un autentico gioco di rimessa. Ma quello che manca attualmente è il gioco offensivo.
In particolare, come anticipato nei commenti, non riusciamo a portare nella tre quarti avversaria quei 5 o 6 uomini necessari per fare una manovra avvolgente. Quando l’abbiamo fatto abbiamo sprecato la più grossa occasione da gol, nella ripresa: Mancini ha spedito alto dopo un cross in mezzo di Maicon. Ma l’azione era partita da Maxwell.
La squadra è ossessivamente lunga, confusa, non gioca di prima e sullo stretto. In poche parole: non copre il campo e dunque non sale, lasciando fatalmente isolate le punte. Non porta la palla avanti con tocchi avanti e indietro, che consentirebbero ai terzini di farsi raddoppiare e salire in tranquillità, offrendo delle opzioni offensive attualmente sconosciute.
L’insistenza di Mourinho sul modulo a una punta, tra l’altro notoriamente poco ficcante, non fa altro che peggiorare la situazione. Così aumenta la sensazione di avere reparti slegati, ed è un peccato, perché l’abnegazione, da Obinna a Burdisso, da Ibrahimovic a Stankovic non manca. Il rischio è quello di far correre inutilmente la squadra a vuoto, sfiancandola in lunghi scatti in avanti, gestiti da difensori che non brillano per intelligenza calcistica.
Quando sono entrati Vieira e Crespo c’è stato un miglioramento dovuto alla maggior copertura del centrocampo. Nel caso contrario, la squadra rimaneva troppo scoperta sulle fasce, non concedendo calci d’angolo, ma cross puliti. La situazione si è ripetuta con l’ingresso di Quaresma e il tentativo di approfittare della stanchezza dei Viola, che avevano assenze pesanti. Considerando che abbiamo incontrato una squadra che gioca ed è in forma potremmo dirci mezzo soddisfatti. Ma non possiamo. Proprio a Firenze abbiamo visto giocare l’Inter in modo spettacolare, con Chivu a centrocampo e Jimenez in cabina di regia… quindi serve un momento di assoluta chiarezza.
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scritto da Nk³ il 24 ottobre 2008 alle 10:27
Toldo 6,5 - Pronti via, si scalda le mani con una punizione di Dellas. Poi ordinaria amministrazione, ma la difesa con lui alle spalle è tranquilla. Regala un brivido con un’uscita spericolata su Hawar. Comunque, nonostante le 37 primavere, Toldone c’è.
Maicon 7 - Non finisce mai di sorprendere. L’assist per Adriano è un incredibile mix di sapienza tattica e capacità tecnica. Altri terzini in passato sono stati così determinanti, ma loro perdevano tempo a dribblare gli avversari. Lui li travolge.
Cordoba 6 – Solita tranquillità in difesa, dove non patisce minimamente i 30 centimetri di differenza con Sosin. Con Mourinho per la prima volta in carriera intravede la linea di centrocampo e, quando può, non disdegna di scavalcarla.
Chivu 6 – Serata tranquilla. Gli attaccanti ciprioti non creano ansie, e lui non si complica la vita. Ottima la gestione della linea difensiva.
Zanetti 6,5 – Non inizia bene, poi esce alla distanza. Dopo più di 600 partite sempre sugli stessi livelli iniziano a mancare le parole.
Cambiasso 6,5 - E’ un piacere vederlo giocare. I ciprioti difficilmente arrivano dalle sue parti, e ancora più difficilmente lo superano. L’infortunio fa preoccupare molti, ma non dovrebbe essere niente di grave.
Stankovic 6,5 - Su alti livelli per tutta la partita, a differenza di Roma. Ordinato in fase difensiva, veloce nel far girare la palla, perfettamente sincronizzato con i movimenti di Muntari. Ottimi segnali.
Muntari 6,5 – Mezzala, mezzapunta, mezzo centrocampista e mezzo esterno: in totale fa due. Se questi sono i livelli ai quali dobbiamo abituarci, il futuro non è niente male.
Mancini 5,5 – Di stima. E’ un corpo estraneo: zero cross, zero spunti, zero pericoli, inesistente il feeling con Ibrahimovic visto nelle prime partite. Sbaglia un aggancio solo davanti al portiere. Su punizioni e calci d’angolo meglio stendere un pietosissimo velo.
Adriano 6,5 - Arruffone quando non ha lo spazio per partire palla al piede, ma quando lo trova lascia intravedere sprazzi dell’Adriano che fu. Impreciso alla conclusione, perfetto senza palla (chi l’avrebbe mai detto?). La torsione sul gol è roba da palati finissimi. Dicono di lui: “Alla sua età e con il suo fisico, se dorme e beve acqua può fare grandi cose”. 18 gol in Champions, mai nessuno come lui.
Ibrahimovic 7 - Un’iradiddio. La palla fra i suoi piedi è come in cassafore, fa sempre la cosa migliore e la fa con una classe da stropicciarsi gli occhi. Imperdonabile l’errore a tu per tu con Beqaj, ma se fa una stagione intera così…chissà.
Quaresma 6+ - Stavolta entra di più nel vivo del gioco. La trivela non manca mai e sbaglia uno stop solo davanti al portiere, come Mancini. Di più, rispetto al brasiliano, mette dentro un paio di cross e batte decentemente un calcio d’angolo.
Cruz sv – Pochi minuti, spedisce fuori di un niente la palla che potrebbe chiudere la partita. Tatticamente perfetto, come al solito.
Burdisso sv - Non giocava a centrocampo da Valencia, ma quello di mercoledì era un ruolo diverso. Semplice e pulito, cerca di mettersi in evidenza il meno possibile.
Mourinho 7 – Tiene alta la concentrazione con 8/11 della squadra di domenica, e non era facile. L’Inter sa quello che deve fare e lo fa dal primo all’ultimo minuto, con pochissime pause. Toldo titolare, dicono, è una delle classiche mosse con cui tiene in pugno lo spogliatoio e si fa amare dai giocatori. Avanti così.
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