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Ore 19: si chiudono le porte del Quark Hotel.

febbraio 1st, 2010 | 126 Comments | Posted in Calcio Mercato | di Nk
L'ATAHotel Quark di Milano

Trattative concluse all'ATAHotel Quark di Milano

Dopo un’ultima giornata frenetica, si chiude finalmente la finestra invernale del calciomercato. Una finestra che ha visto fin dal primo minuto (anzi, fin da dicembre) l’Inter molto attiva per puntellare la rosa con acquisti e cessioni che permettono di renderla sempre più simile ai desiderata di Josè Mourinho. Andiamo quindi a vedere come si sono mossi Marco Branca e Piero Ausilio in questo mese e a fare il punto della situazione su quella che, almeno a vedere i nomi “di secondo piano” è una nuova Inter.

Capitolo acquisti: il botto è stato fatto a dicembre o, a voler citare gli accordi sulla parola, addirittura ad ottobre. Si chiama Goran Pandev e sul suo ritorno a casa abbiamo già detto tutto qui. Quello che non abbiamo detto riguarda il rendimento del nuovo numero 27 nelle sue prime apparizioni in nerazzurro: ottima prestazione (con mezzo gol) al debutto contro il Chievo, assist per il definitivo 4-3 contro il Siena e perla su punizione nell’ultimo meraviglioso derby ma, soprattutto, presenza in campo concreta e convincente, tanto da permettere a Eto’o di restare fuori a recuperare la condizione e da mettere più di un punto interrogativo sulle nuove gerarchie del nostro attacco. Il tutto a costo zero.

L’emergenza invernale, però, era tutta a centrocampo. Dopo un mese intero passato a inseguire i nomi più vari (da Ledesma a Baptista, da Palombo a Simplicio), nell’ultima giornata succede di tutto: la dirigenza dell’Inter dopo quasi 48 ore passate ad aspettare una risposta da Lotito per Ledesma considera fallita la trattativa e si butta sulla pista Simplicio. Le basi per portare il brasiliano in nerazzurro sembrano solide: scambio di prestiti alla pari con Krhin, e a giugno lo sloveno di nuovo a Milano e Simplicio libero di sbarcare nella Roma giallorossa a costo zero. Le cose però si complicano in un primo momento per il rifiuto di Krhin e poi perchè, intorno alle 16, arriva direttamente a Moratti una telefonata di Lotito finalmente disposto a trattare Ledesma. Al presidente laziale viene (giustamente) sbattuta la porta in faccia e si torna a lavorare su Simplicio: si prova a inserire nella trattativa prima Fossati e poi Destro senza riscontrare i favori del Palermo. Alla fine, con Simplicio già a Milano, Krhin parla con i dirigenti del Palermo per avere garanzie tecniche sul suo impiego: garanzie che non arrivano e che portano il giovane sloveno a preferire la panchina dell’Inter a quella dei siciliani. Tutto saltato, anche perchè la ricerca di un centrocampista nel frattempo non era più una priorità per Branca e Ausilio.

Sì, perchè in mattinata, nell’ambito della trattativa che ha portato Jimenez a Parma, Marco Branca è venuto a sapere prima di tutti del mancato trasferimento di McDonald Mariga al City, e come al solito ha preso il telefono e composto il numero di Josè Mourinho. Scena già vista dalle parti di Monaco di Baviera quest’estate: tutti spiazzati e trattativa conclusa in meno di due ore. Kenyano, classe 1987, Mariga è il tipico centrocampista africano tutto forza fisica e capacità di corsa e in nerazzurro vestirà la maglia numero 17. Tatticamente molto intelligente, può ricoprire tutti i ruoli arretrati del rombo e giocare da centrale anche in un centrocampo in linea. Centrocampista di quantità e di qualità che nella realtà in cui si è trovato immerso fino ad ora ha fatto la differenza, mentre a Milano si troverà spesso tra campo e panchina, utile per il turnover. In chiave Champions non sposta  nulla, ma in quanto a equilibrio e completezza della rosa viene ad occupare il posto di Vieira e a dare un segnale molto forte alle dirette concorrenti per il campionato, squadre nelle cui rose gli “alter ego” di Mariga si chiamano Poulsen e Mancini quando non, addirittura, Faty. Segnale dall’interpretazione semplice e immediata: l’Inter c’è oggi e ha intenzione di esserci anche domani e dopodomani, senza lasciare agli altri neanche le briciole.

Marco Branca

Marco Branca

Ma è nel mercato in uscita che Branca piazza i suoi capolavori: dopo Burdisso ad agosto, riesce a liberarsi in un mese solo di tre “incedibili” come David Suazo, Patrick Vieira e Amantino Mancini: prestito secco al Genoa per il primo, rescissione consensuale e trasferimento al “Mancioster” (dove ancora non ha debuttato, causa infortuni) per il secondo, e chiusura con il botto del prestito gratuito con obbligo di riscatto per la comproprietà fissato a 4 milioni per Amantino, che spaventato da un trasferimento in una nuova città sceglie di andare nella zona malfamata della stessa in cui si trova. Cosa ci faccia Mancini al Milan e cosa ci faccia il Milan con Mancini resta un mistero: di certo peggio che da noi non può fare, ma ciò che conta è esserci liberati di un’altra balena arenata che da troppo tempo spiaggiava dalle nostre parti. Resta il solo Quaresma a questo punto, e resta una squadra decisamente più completa ed equilibrata di prima. Una squadra che in estate è stata rivoluzionata nell’undici titolare -grazie agli arrivi di Lucio, Motta, Sneijder, Eto’o e Milito- e ora è stata puntellata nelle riserve con, appunto, Pandev e Mariga. Una squadra in parte ringiovanita e sicuramente rafforzata, soprattutto dal punto di vista della “intencità” tanto cara al Mou. Una squadra che probabilmente con questo mercato non ha recuperato nemmeno mezzo punto nel gap che la separa dal Chelsea (non è certo nella sessione di gennaio che si può operare in tal senso), ma che certamente mostra a tutti, almeno in Italia, di non avere nessuna intenzione di abbassare la guardia nè di far cessare questo dominio incontrastato che dura da quattro anni e che, speriamo, dovrà durare ancora a lungo.

Una squadra che, per l’ennesima volta, gode del lavoro di un direttore tecnico che più passa il tempo, più si afferma come uno dei migliori in circolazione.

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Bentornato a casa, Goran

gennaio 4th, 2010 | 125 Comments | Posted in Calcio Mercato, Giocatori | di Nk

Pandev MacedoniaГоран Пандев nasce a Strumica il 27 luglio 1983. Fantasia, grande tecnica, buon dribbling e tanta velocità sono doti ideali per una mezza punta, 75 chili distribuiti su 184 centimetri sono caratteristiche fisiche perfette per una prima punta che faccia da riferimento in attacco: questo felice mix lo rende un giocatore tatticamente perfetto e un elemento più unico che raro nel panorama calcistico internazionale. Prima o seconda punta, trequartista o esterno, a destra o a sinistra: il macedone si cala perfettamente in qualsiasi quadro tattico, e questo è sicuramente uno dei motivi che ha fatto ricadere sul suo nome le scelte di Mourinho e della società.

Il talento cristallino è evidente fin da giovanissimo: a soli 16 anni si ritrova titolare nella squadra della sua città per una esperienza che, però, durerà pochissimo: l’occhio lungo degli osservatori dell’Inter finisce sul giovane macedone, e l’approdo a Milano è inevitabile. E’ il 2001 e il ragazzino di Strumica si allontana per la prima volta da casa per fare il suo ingresso nel calcio che conta. Una stagione brillante con la primavera dell’Inter rende chiaro a tutti che non è quello il suo posto, ma la prima squadra in quegli anni non era certo il modo migliore per far crescere un giovane e in campo ci andavano mostri sacri che non lasciavano nemmeno le briciole agli altri (chiedere ad Adrian Mutu): l’unica soluzione è il prestito. 5 gol in 40 partite fra Spezia e Ancona lasciano l’idea di un buon giocatore, con tanta fantasia ma poca concretezza soprattutto sotto porta. Uno da Serie A, sicuramente, ma nell’Inter di Ronaldo e Vieri per lui non può esserci spazio.

Goran PandevDa lì la decisione che oggi Mourinho prima e Oriali poi hanno definito “un grave errore”: nel 2004 cessione della comproprietà alla Lazio nell’affare Stankovic, nel 2005 -anche a causa di un nuovo contratto firmato dal giocatore con Lotito- l’altra metà del cartellino viene ceduta all’Udinese nell’ambito dell’operazione Pizarro. 4 gol il primo anno, poi l’esplosione: 12, 14, 19, 15…alla fine saranno 64 gol in 191 presenze con la maglia biancoceleste, e offerte che nel corso degli anni arrivano da tutta Europa: ma Bayern Monaco, Liverpool e Real Madrid non sono disposte ad arrivare alle folli cifre chieste da Lotito, il giocatore a Roma sta bene e ha un patto con il presidente: ora guadagna solo 500mila euro, ma presto arriverà il rinnovo. Magari a fine stagione, magari alla prossima, magari c’è da aspettare ancora un po’…ma la telefonata non arriva mai, e l’attaccante entra nell’ultimo anno di contratto deciso, a questo punto, a non rinnovare e ad ascoltare le proposte di altri club disposti ad offrirgli sei volte tanto. Si scatena l’ira di Lotito, che decide di mettere lui ed altri compagni nella stessa situazione fuori rosa. Il macedone è il primo a fare ricorso presso il collegio arbitrale della Lega Calcio, ed è il primo a vincerlo: il 23 dicembre 2009 il contratto viene risolto e la Lazio è costretta a pagare 160mila euro di danni più le spese processuali.

A questo punto il passaggio all’Inter diventa solo una formalità: l’accordo sulla parola esiste da mesi, il “risarcimento morale” per mantenere i buoni rapporti con la Lazio si troverà senza problemi, le parole del giocatore sono inequivocabili. Ma prima il ragazzino di Strumica torna a casa. Sposa la sua compagna di sempre, si riprende dallo stress del processo, si gode dieci giorni di vacanza nei quali può pensare alla sua nuova avventura e alla sua nuova vita. Fa la valigia e riprende quell’aereo che 9 anni prima, appena diciottenne, l’aveva accompagnato per la prima volta a Milano. Oggi è il capitano della sua Nazionale, oggi è un uomo maturo e un calciatore affermato. Oggi quella maglia nerazzurra non pesa più così tanto sulle sue spalle.

Oggi, finalmente, Goran Pandev può tornare a casa.

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Nel buio

novembre 18th, 2009 | 244 Comments | Posted in Calciopoli, Discussioni, Recensioni | di Mr Sarasa

Noto, leggendo qua e là tra i vari blog nerazzurri, che le dichiarazioni di Jean Claude (vado in) Blanc hanno dato non poco fastidio.

Per carità, fastidio più che legittimo, ma dov’è la novità? Questo francese dallo sguardo inebetito ci aveva già “deliziati” qualche settimana fa delle sue teorie su stelle, asterischi e compagnia cantante, quindi non commenterei oltre lasciandolo nel suo buio mentale che tanto l’interruttore penso sia proprio rotto…

Oggi vorrei parlare di un’altra situazione “poco luminosa” per il calcio italiano, il cosidetto “Lodo Pandev”.
La situazione di partenza è abbastanza chiara, c’è un giocatore con un regolare contratto di lavoro che scade al 30/06/2010 e (legittimamente) non vuole rinnovarlo alle condizioni che pretende il datore di lavoro.

Se al posto di Pandev, Lotito e della Lazio ci fossimo io, il mio direttore generale e la società dove lavoro, andremmo avanti fino a giugno, io a lavorare e lui a pagarmi, senza grossi problemi e poi arrivederci e grazie, qua invece la situazione si complica perchè il presidente della squadra biancoceleste ritiene di subire un danno dalla mancata “monetizzazione” di un giocatore che è cresciuto e si è fatto notare da quando gioca nella Lazio, quindi altrettanto legittimamente, dal proprio punto di vista, decide di non far più valorizzare dal suo dipendente-allenatore una risorsa che comunque se ne andrà via gratis.

Quello su cui il Presidente del Collegio Arbitrale dovrebbe esprimersi tuttavia è qualcosa di più grave che non una scaramuccia tra datore e dipendente-calciatore, ovvero se nel “non valorizzare” (= non far giocare) Pandev non siano stati messi in atto anche dei comportamenti rientranti nella categoria del “mobbing” e se non prefigurino pertanto la possibilità per il tesserato di svincolarsi con effetto immediato dalla società.

Non voglio assolutamente anticipare un giudizio personale su come debba o non debba pronunciarsi questo Organo della Giustizia Sportiva, la materia è controversa anche per chi se ne occupa di professione, penso tuttavia che quanto sta accadendo in questi giorni a Roma agli occhi del passante della strada (i miei) assomiglia sempre più ad una farsa, tra dimissioni, diffide, malattie reali o immaginarie ma che casualmente impediscono le sedute…

Insomma, per la credibilità del Calcio, questo è veleno puro, diserbante. Viene da chiedersi cosa sarebbe successo se al posto della squadra del Consigliere di Lega ed “efficentatore”  Lotito ci fosse stata una squadra di serie B o C, e bene ha fatto il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori ad alzare la voce. Non perchè avvenga una pronuncia favorevole o negativa, ma proprio perchè almeno una pronuncia arrivi!

A proposito di assenti (in)giustificati ai processi, è notizia dei giorni scorsi che i signori Ancelotti e Cellino, come dire, due persone per bene, non si sono fatti vivi benchè regolarmente convocati al Processo di Napoli su Calciopoli.  Mi viene in mente un amico “importante” di entrambi questi signori… forse che li ha già avvisati che con la prossima leggina in tema di giustizia, tra gli altri processi, verrà segato pure questo?

No, perchè se così fosse, come non capire i due impegnatissimi tesserati? Vuoi che non avessero di meglio da fare, a Londra o a Cagliari, che non prendere un aereo per partecipare ad un processo così instradato? (a scanso di equivoci, per chi non ci arrivasse, questa ricostruzione è una battuta ed è totalmente frutto della mia immaginazione; non lo dico per i lettori abituali, ma metti il caso che passi di qua qualcuno per caso…)

Vabbè, siamo stati nel buio anche troppo, per oggi, direi di tornare a riveder le stelle (due o tre che siano, Dante non era stato chiaro in proposito..), non prima di un’ultima tappa in questo “Dark Tour”, decisamente più piacevole delle precedenti: il 01/12 (con replica il 12/01) presso l’Istituto dei Ciechi di Milano va in scena lo spettacolo (al buio, sennò che centrava con questo post?) “Nel numero dei +” di Gianfelice Facchetti.

"Nel numero dei +" - La Locandina

"Nel numero dei +" - La Locandina

Non avendolo ancora visto, penso che le parole migliori per presentarlo siano quelle dell’autore stesso!

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