scritto da il 26 febbraio 2010 alle 8:27

Le pippe degli altri

Ve le ricordate tutte le menate di cravatta gialla su ranking Uefa e via discorrendo? Ed i soloni (più o meno incartapecoriti) che dall’alto della loro presunta imparzialità si auguravano che il calcio italiano tornasse ai suoi antichi fasti in Europa?

Bene, resettate tutto, contrordine.

Il calcio italiano resta come movimento nel suo complesso a distanza considerevole da Inghilterra e Spagna, ormai affiancato da Francesi e Tedeschi, talvolta umiliato persino da paesi che definire calcisticamente emergenti sembra spararla grossa, tipo la grecia… e dopo due settimane di partite di Champions ed Europa League possiamo trarre qualche considerazione.

La prima è che dopo una prima settimana a dir poco disastrosa, con il Milan sconfitto in casa, la Fiorentina defraudata in Germania, la Roma umiliata in Grecia e solo il contentino gobbo contro i bambini dell’Ajax, mi sarei aspettato che venisse presa un po’ meglio, dai presunti imparziali, la vittoria nerazzurra sul Chelsea.

Invece pare che l’analisi della partita possa ridursi ad un “c’era un rigore per il Chelsea” con l’aggiunta nelle migliori delle ipotesi di un “Eto’o non è lo stesso del Barça”: a parte il fatto che per i motivi già espressi nei giorni scorsi nei commenti, per me è tutto da dimostrare che quello sia rigore perchè ho dei seri dubbi sul contatto, e dando per scontato che qualcosa logicamente non è piaciuto neppure a me, della partita di mercoledì, pare passare in secondo piano il fatto che dopo anni di magra, negli ottavi, abbiamo vinto una partita e non contro l’ultima squadra del campionato uzbeco, ma contro il tanto osannato (soprattutto quando c’è da coprire una figuraccia del Milan…) Chelsea, primo in Premier League e che non perdeva in Champions League da ben 14 turni. Intendiamoci, possiamo ancora perdere rovinosamente il ritorno ed uscire, così come può cadere una cometa domani e steccarci tutti: proprio per questo sarebbe il caso di godersi il momento, e non parlo di noi tifosi che mi sembra che non abbiamo troppi di questi problemi, ma appunto i soloni di cui sopra: se non sfruttano le poche occasioni rimaste per parlar bene di quache squadra italiana in Europa, evidentemente preferiscono la parte dei “tanto peggio tanto meglio”. Contenti loro… Una piccola postilla la meriterebbero i vari Ziliani & co., capaci di ipotizzare “risarcimenti” arbitrali a NOI per i torti subiti dalla Fiorentina, che dire: Milito ammette la simulazione ed accetta il giallo come fanno le persone oneste, loro non potranno mai ammettere che fanno “solo” il loro sporco lavoro di servi del padrone.

La seconda considerazione è che ci sono altre italiane che non vincono in casa loro da più di un anno ormai, ma loro non contano, loro possono andare a Manchester e fargliene 2-3-4-10, senza subirne altrettanti. Eccoli quindi prodursi in dichiarazioni pro porcellotti, alla vigilia di Inter-Chelsea, come se perdere finora 3 derby e mezzo da Agosto ad oggi non fosse abbastanza, han gufato pure l’ex. E tanti saluti al tanto invocato (quando fa comodo) ranking Uefa, che a questo punto spero ci veda presto scivolare alle spalle deella Germania.

Infine, una nota di colore la merita il settantene. Una settimana fa disse “andiamo a fargli vedere chi sono i Romani”, forse pensando che i greci del 2010 siano tutti dei Leonida barbuti e mezzi nudi, che la buttano in rissa…

Prima di ieri ha rincarato la dose immaginando addirittura il ritorno della seconda Coppa continentale a Roma (cioè, ai SEDICESIMI, parlava di VITTORIA).

3-2 e 2-3. Così, per gradire.

Avanti così, o calcio italico…

P.S.: L’importante è abbassare i toni, comunque. Grazie Josè, per aver detto ancora una volta a questi rincoglioniti quello che vedrebbe chiunque non avesse gli occhi foderati di prosciutto!

scritto da il 25 febbraio 2010 alle 0:25

L’Inter… vista in tv.

Personalmente mi ritengo soddisfatto. Il 2-1 è risultato che rimanda totalmente il discorso qualificazione alla partita di Stamford Bridge, ma l’Inter vista stasera è stata quella che tutti noi ci aspettavamo.  L’approccio al match dei ragazzi è stato quello giusto: grinta, determinazione, cattiveria agonistica, voglia di soffrire.  Il gol di Milito dopo pochi minuti ci  ha sicuramente aiutato, confermando che “El Principe” in area di rigore ha l’istino del killer. Solita finta a sbilanciare l’avversario e solita conclusione perfetta a fulminare il portiere.  Il Chelsea, dopo essere passato in svantaggio, ha provato a venir fuori, riuscendo in alcune circostanze a metterci in difficoltà. La traversa di Drogba e un paio di contatti sospetti nella nostra area di rigore avrebbero legittimato una prima frazione di gioco finita in parità. Paradossalmente però il pareggio è arrivato invece ad inizio ripresa, quando sembravamo amministrare abbastanza agevolmente l’incontro. Purtroppo sul gol incassato pesa un errore abbastanza grave di Julio Cesar, sorpreso dalla conclusione dal limite di Kalou.  In altre circostanze questo episodio avrebbe sicuramente condizionato i restanti minuti dell’incontro, ma fortunatamente questa volta la squadra ha reagito bene, non perdendo la calma e trovando subito, quasi inaspettatamente, il gol del 2-1 con una splendida doppia conclusione dal limite di Cambiasso. E a questo punto, quando le passate esperienze farebbero temere un’Inter rinunciataria, intenta solo a difendere il vantaggio, la svolta: fuori Motta, dentro Balotelli, per un 4-2-3-1 molto offensivo per cercare di chiudere il match. Questo a mio modo di vedere è stato il capolavoro tattico e psicologico di Josè Mourinho.  Una mossa che a fatto capire come sia cambiata la testa di questa squadra. E proprio Mario, schierato in fascia destra a far coppia con Maicon, ha creato i maggiori grattacapi alla difesa dei londinesi.  L’impatto sul match di Balotelli è stato devastante. L’azione in cui con un colpo di tacco salta l’uomo e offre a Cambiasso l’assist per il possibile 3-1 ne è la dimostrazione lampante. Peccato che il tiro del Cuchu a botta sicura sia stato smorzato da un difensore. Nel finale di match il Chelsea ha provato a riaddrizzare il risultato, trovando però sulla sua strada Julio Cesar, pronto a riscattarsi dell’errore commesso in precedenza con un grande intervento su una conclusione di Lampard da pochi passi. Il monumentale Lucio, migliore in campo, ed un reparto difensivo molto attento hanno completano l’opera di chiudere in faccia la porta agli attacchi avversari.

La prima sfida è andata. Tra quindici giorni si andrà a Londra, con la consapevolezza di potercela fare. Sarà dura, ma se la squadra avrà lo stesso atteggiamento di stasera, le possibilità di qualificazione cresceranno esponenzialmente.

Avanti Inter, avanti Mou!

scritto da il 24 febbraio 2010 alle 12:48

“Il calcio giocato, ecco cosa amo”

Mourinho bacio“Questa è la conferenza stampa di Uefa Champions League, per la partita Inter-Chelsea, ed è per questa ragione che sono qui, sono qui perché devo stare qui, perché é Champions League, perché non sono squalificato, perché devo rappresentare il mio club insieme a un giocatore, e perché sono qui disponibile per parlare della gara di domani. Sono qui per Inter-Chelsea, per l’andata di Champions, e basta”

Stop alle chiacchiere, stop alle polemiche: si scende in campo per quella che, inutile negarlo, è una delle partita più importanti della stagione. Si scende in campo per un mezzo esame, possiamo dire.

E allora basta pensare al misero terzo mondo calcistico in cui viviamo: siamo in Europa, in casa nostra c’è il Chelsea. Liberiamo la mente e pensiamo solo a loro, come hanno fatto la squadra e Josè Mourinho in questi giorni.

Lo schieramento in campo, quindi: il Mou non svela minimamente le sue intenzioni, ben sapendo che la sua formazione è molto meno prevedibile di quella dei londinesi. A cominciare dal modulo: logica vorrebbe che non ci si discostasse dal 442 a rombo cui siamo abituati, ma più di una voce vede la squadra pronta a scendere in campo con il 4231 visto già contro Dinamo Kyev e Rubin Kazan. All’attacco e all’arrembaggio, per far capire chi è che comanda a San Siro. E del resto lo stesso Mou dice chiaramente che il problema non è di proiezione offensiva ma di intensità: intensità che non viene data dal numero di giocatori in mezzo al campo ma dal loro modo di intendere la partita. Dunque Sneijder dietro Eto’o e Milito, o Sneijder, Pandev e Eto’o dietro Milito? Dubbio numero 1.

Dubbio numero 2: la linea difensiva. Ovviamente certi del posto Maicon, Lucio e Samuel, l’infortunio ormai cronico di Santon lascia il dubbio sul terzino sinistro: Zanetti o Cordoba? E’ lo stesso Mou in conferenza ad analizzare la diversa impostazione nei due casi: “per la sua intensità di gioco Zanetti è un giocatore che a centrocampo ti dà tantissimo, ti dà quell’intensità che di solito le squadre inglesi hanno, perché in Premier si gioca così, e Zanetti per le sue caratteristiche potrebbe essere importante per noi in questo confronto di centrocampo”. Il prezzo da pagare, appunto, sarebbe Cordoba terzino sinistro: un giocatore in meno in proiezione offensiva e un marcatore sprecato, visto che il Chelsea non fa certo del gioco sugli esterni il suo punto di forza e tantomeno lo farà stasera, visto che a destra dovrebbe giocare Ivanovic. A meno di bloccare Samuel, Lucio e Cordoba dietro e concedere più spazio a Maicon in avanti, ma sarebbe una mezza rivoluzione rispetto al nostro solito modo di giocare.

...chiaro, no?

...chiaro, no?

La scelta tra Cordoba o Zanetti in difesa modifica anche, ovviamente, l’assetto (a 2 o a 3 che sia) del centrocampo: il Capitano sicuro del posto, Cambiasso e Stankovic…anche.  Ed è evidente come in caso di 4231 ce ne sia uno di troppo. L’idea potrebbe essere quella di una staffetta tra Stankovic (ancora non al meglio nonostante la spettacolare partita di sabato) e Cambiasso, salvo lasciare Muntari e Motta completamente fuori dai giochi (sicuri che il Mou si priverà con tanta leggerezza di entrambi i mancini?).

Ricapitolando, possiamo tranquillamente dire che il silenzio del Mou disorienta anche noi: a maggior ragione funzionerà con Ancelotti. In caso di 4231, comunque, avremo probabilmente Zanetti terzino sinistro e Cambiasso-Stankovic a centrocampo. In caso di rombo, invece, la linea mediana dovrebbe essere Zanetti-Cambiasso-Stankovic o, con Zanetti terzino, Stankovic-Cambiasso-Muntari. O magari Motta, perchè no.

Un po’ pochino per preparare una partita, vero Carletto?

scritto da il 23 febbraio 2010 alle 13:04

23 febbraio 2002

Il 23 febbraio del 2002 l’Inter era reduce dall’andata degli ottavi di Coppa UEFA: 3-1 in casa all’AEK Atene con gol di Zanetti, Kallon e Ventola.

Il 23 febbraio del 2002 l’Inter si preparava a disputare la 24esima di campionato contro l’Udinese: finì 3-2 con gol di Vieri, Ventola e Conceiçao.

L’allenatore dell’Inter era Hector Raul Cuper e la squadra si apprestava a vivere la più drammatica delle stagioni pre-calciopoli, culminata nel celebre 5 maggio romano.

La Champions League, in quella stagione, fu vinta dal Real Madrid di Chesar Sanchez e Fernando Hierro in finale contro il Bayer Leverkusen di Ballack e Lucio.

La Coppa UEFA fu vinta dal Feyenoord di Tomasson e di un giovanissimo Van Persie.

In Italia, fu la stagione del fallimento della Fiorentina, della cessione di Zidane al Real, dell’esplosione di Cassano, dell’eterna attesa di Ronaldo.

Storie di una vita fa.

Dal 23 febbraio 2002 è cambiato tutto.

O quasi.

Il 23 febbraio 2002, Josè Mourinho ha perso la sua ultima partita casalinga in campionato.

Mourinho

8 anni e 130 partite dopo, affidiamo a lui il destino della nostra squadra.

scritto da il 22 febbraio 2010 alle 22:43

Il cerchio del Karma

Fratelli Nerazzurri,
molti sentimenti abbiamo in comune in queste ore, ancor più di ciò che normalmente già ci unisce. Qui come altrove ne abbiamo dette tante sulla partita di sabato sera. Ci siamo divisi e abbiamo discusso, come spesso succede in unconsesso dove nessuno ha l’anello al naso (cit.).

Tutto questo accadeva poche ore fa eppure sembrano passati secoli. Quando il giudice sportivo ha comunicato le squalifiche e le multe che sono scese come una sporca pioggia sopra la Società Nerazzurra, tutto l’ambiente è stato scosso da un brivido.

Non pensate che io non provi gli stessi dubbi che hanno molti di voi, gli stessi timori che i giochi siano chiusi qui.
Troppo forti gli avversari, troppo disonesti con armi troppo subdole.

Eppure anche noi siamo forti. Forti come non lo siamo mai stati in questi ultimi vent’anni. Forti di un gruppo indistruttibile e compatto intorno al proprio condottiero. Forti della consapevolezza di combattere contro l’oscurantismo e l’ingiustizia.

Contro i furbi che vogliono che tutti si comportino da furbi e se non lo fai, se pensi che le regole debbano essere applicate, beh peggio per te, sarai il primo a sentire la frusta di quelle regole.

Non prendiamoci in giro, quella che dovremo combattere non è una battaglia facile. A troppi diamo fastidio, per le più diverse ragioni. Chi odia Mourinho, ci si preoccupa del fatto che con il campionato chiuso troppo presto sfumerebbero milioni di €uro di incassi televisivi e di scommesse (andate a leggervi le dichiarazioni dell’antennista).

Sia chiaro che combattiamo per la nostra sopravvivenza, perché solo gli dei sanno cosa resterebbe di questa squadra se dovessimo essere sconfitti. Questa è la nostra ora più cupa, più ancora del ’98 e del 2002. Ma questo è anche il momento in cui i nostri nemici (esatto, nemici, non avversari) dovranno capire che noi non ce ne andremo in silenzio, noi lotteremo fino alla fine.

Ci sarà forse un giorno in cui ci dovremo arrendere e scomparire con il capo chino e la schiena spezzata, ma quel giorno non è ancora arrivato!

Noi siamo ancora vivi, siamo ancora in piedi e per tutti gli dei abbiamo ancora la forza di combattere!

Se fino a ieri potevo percepire la furia cieca e il sangue agli occhi ora vedo un altro tipo di forza. Vedo una rabbia fredda e silenziosa pronta a scatenarsi con i fatti.

Il tempo delle parole è finito. Non otterremo giustizia chiedendola, la otterremo strappandola dalle mani dei nostri nemici.

Da qui alla fine della stagione dovremo essere tutti perfetti: giocatori, allenatore, società, tifosi.

Ci saranno dei torti. Ce ne saranno tanti e noi dovremo fare di tutto per non dare loro scuse a cui attaccarsi. Non una parola con gli arbitri, con i giornalisti, non una con i giocatori avversari o i loro panchinari.

Questo vale anche per noi tifosi. Zero striscioni. Nessuna considerazione per la terna arbitrale o per i nemici di turno. Perfino quando annunceranno le loro formazioni a San Siro dovremmo restare in silenzio. Che possano sentire il peso del nostro sguardo, mentre zitti, li giudichiamo. Sarà molto più terribile di qualsiasi insulto.

Per tutto il resto del tempo il Meazza dovrà essere una bolgia. Dovremo diventare una tifoseria Inglese. Dovremo cantare per l’Inter dal primo all’ultimo minuto.

Conoscete il cerchio del Karma? Un idea molto semplice in realtà, tutto quello che fai in vita ti tornerà indietro moltiplicato dieci volte. Anche tutto questo schifo tornerà loro addosso perché se vogliono giocare seguendo le regole alla lettera hanno trovato pane per i loro denti. Non sfuggirà uno striscione, una reazione contro l’arbitro o un coro o una protesta con tanto di dossier. Tutto questo d’ora in poi dovrà essere giudicato con lo stesso metro di giudizio applicato oggi, lo pretenderemo.

Non avverrà domani e forse nemmeno dopodomani, ma succederà potete starne certi.

Nel frattempo andiamo a prenderci ciò che ci spetta di diritto, ciò per cui abbiamo lottato e vinto e per ancora lotteremo e vinceremo.

All’erta fratelli.

Serriamo i ranghi. Alziamo gli scudi.

Stringiamoci a Josè Mourinho il condottiero, anche se dovesse essere l’ultima cavalcata insieme, faremo tremare i pilastri del potere, fino alla vittoria.

scritto da il 20 febbraio 2010 alle 23:11

Inter-Sampdoria: parla Mourinho.

Mourinho manette

“Soltanto in sei possono batterci”

scritto da il 20 febbraio 2010 alle 11:45

Inter, Sampdoria e dintorni: considerazioni sparse. Di Josè Mourinho.

Uno Josè Mourinho in grande spolvero presenta perfettamente in conferenza stampa la partita con la Sampdoria, non senza rispondere ad alcune domande sulle principali avversarie -morali o reali che siano- dell’Inter.

MourinhoREAL MADRID – In Spagna il quotidiano “Marca” ha pubblicato l’indiscrezione secondo la quale ci sarebbe stato un contatto tra il Real Madrid e i rappresentanti di Mourinho nei giorni scorsi.
Non entro in questo gioco, non è mio

Ennesima smentita, stavolta ben poco amichevole, su un possibile divorzio dall’Inter a fine stagione. Lo ha detto in mille modi, lo ha ripetuto in ogni lingua: lui non se ne andrà. La sua volontà è quella di restare fino alla scadenza del contratto, nel 2012. L’importanza della Champions League? La volontà di Moratti? Non può certo rispondere Mourinho. L’impressione, quasi la certezza salvo catastrofi, è che a luglio ci troveremo di nuovo a Los Angeles, con Josè da Setubal.

ROMA – La Roma in campionato sta bene, ha raccolto tanti risultati positivi, è un avversario che rispetto veramente. L’ho detto sempre. Sono forse stato uno dei pochi che non ha mai perso il rispetto e l’ammirazione per i giocatori fantastici che hanno. Inoltre la Roma è anche una società furba: nel momento del mercato prima sa piangere e dopo sa dire di no. Piange perché ha bisogno di un giocatore e non ha soldi per avere quel giocatore, però dopo quando qualcuno vuole comprare uno dei suoi sa dire di no. È una società molto intelligente. Ho rispetto per loro, per le loro qualità e per i loro risultati

Proviamo a tradurre? Il riscatto della comproprietà di Burdisso si fa complicato, per i giallorossi.

NAPOLI - Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha dichiarato che non la prenderebbe come allenatore. Andrebbe mai ad allenare una squadra con De Laurentiis come presidente?
“Non ha soldi per me… ” (ridendo)

Ultimo pensiero per l’omino che crede di essere a Hollywood. Preveniamo quelli che “Mourinho chiama sempre in causa qualcuno per fare polemica”: come si vede da queste due righe, rispondeva a una domanda. E inoltre era una semplice battuta. Sembra assurdo doverlo sottolineare, ma siamo arrivati a questo.

JUVENTUS – “Per quale ragione quando si parla di calcio italiano, in quello che succede nel calcio italiano, dobbiamo fare tutti come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia? O c’è coerenza o non c’è coerenza. Se oggi il signor Bettega dice che dobbiamo stare tutti zitti perché non si può parlare di Bayern-Fiorentina, perché di quella partita devono parlare solo Rumenigge, Van Gaal, Prandelli e Della Valle, allora siamo coerenti e stiamo tutti zitti… Però di area con 25 metri ce n’è solo una in Italia…”

Messaggio chiaro: nessuno può permettersi di dirgli cosa può o non può dire. Messaggio fra le righe: state a cuccia, che fino ad oggi è stato fin troppo tenero sull’argomento.

SAMPDORIA – La maggior parte della conferenza stampa, però, ha come protagonista la squadra di Del Neri, in campo stasera a San Siro. Innanzitutto Mourinho chiarisce il suo punto di vista sugli ultimi due non esaltanti pareggi contro Parma e Napoli: pareggi che il tecnico bolla come “positivi” non in sè stessi ma nell’ottica della continuità del campionato. Partendo dal presupposto che un momento di calo ci può stare e, soprattutto, che eravamo in un periodo in cui abbiamo giocato 4 partite in 10 giorni, il Mou non si lascia preoccupare da questa breve striscia negativa e guarda con tranquillità e fiducia alle prossime partite. O meglio: alla prossima partita, quella con la Sampdoria, perchè di Chelsea non vuole sentir parlare. “È una partita di campionato, abbiamo bisogno di punti, è la partita più importante che abbiamo in questo momento perché è la prossima. E io non cambio niente, non faccio turnover, non lascio giocatori a casa per riposare, non penso al Chelsea. Penso solo a questa partita, che rispetto. E rispetto l’avversario, per questa ragione farò giocare la squadra che mi sembra migliore: per vincere“. Più chiaro di così non poteva essere.

E allora dopo aver analizzato il momento della Sampdoria, che sta vivendo un campionato fatto di alti e bassi ma, come all’andata, viene da 4 vittorie consecutive, Mourinho chiarisce che giocheranno i migliori e ci prepara a vedere una formazione abbastanza prevedibile (a meno di pretattica, che il Mou potrebbe adottare per “vendicarsi” di Del Neri all’andata): Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti in difesa (con il capitano in preallarme nel ruolo anche per il Chelsea), Cambiasso, Stankovic, Motta e Sneijder in mezzo e Milito-Eto’o davanti. L’unico dubbio è fra Motta e Muntari a centrocampo, con Mariga che dovrebbe sostituire Stankovic quando il Drago, al rientro dall’infortunio, avrà finito le pile.

Le ultime parole del Mou sono sui casi più spinosi in rosa: Balotelli e Santon. Entrambi non convocati per la Samp, entrambi in forte dubbio per il Chelsea. Santon è in condizione di giocare a patto di dare per scontata la seguente infiammazione del ginocchio e aumentare, quindi, il rischio-operazione. Balotelli potrebbe giocare con un tutore ma non è al meglio. Per entrambi il tecnico si è detto pessimista, perchè non si sono allenati per tutta la settimana e, a quattro giorni dalla sfida, non è il modo migliore per prepararsi.

L’ultima considerazione riguarda l’Inter in generale. Una certezza, quasi una promessa: “l’Inter di oggi è una squadra migliore di quella della passata stagione“.

Chiaro, no?

scritto da il 10 febbraio 2010 alle 23:16

Giù di giri: Parma vs. Inter 1 – 1

Giù di giri, esordisce lo spot radiofonico di una nota casa automobilistica. Che ci si avvicinasse a questa gara con un certo calo di tensione era evidente.

Un recupero di campionato di una partita rimandata per neve che rischia di essere rimandata nuovamente per lo stesso motivo  non è il massimo per tenere alto il tasso di guardia. Per di più l’Inter vista negli ultimi tempi non sembrava proprio che potesse soffrire un Parma che, come spesso accade alle formazioni di Guidolin, ha perso smalto rispetto al brillante inizio di stagione.

Veniamo da un paio di settimane gloriose e se a questo aggiungiamo il calendario fitto di impegni e la marcia di avvicinamento al tiratissimo ottavo di Champions contro il Chalsea è evidente che gli ingredienti per sottovalutare l’impegno ci sono tutti.

Perfino da parte nostra, che infatti non ci siamo degnati nemmeno di fare un post preparatorio all’incontro. Valgono tutte le attenuanti del caso: chi lavora, chi ruba lo stipendio, chi finalmente dovrebbe smetterla di incidere passivamente sul bilancio famigliare (di nuovo complimenti al dottore), ma il punto rimane. La gara non era delle più sentite.

Mi si dice che tutte le partite di campionato valgono comunque 3 punti, ma ad essere sinceri credo che l’Inter un po’ rilassata di questa sera sia pienamente giustificabile.

Certo l’amaro in bocca rimane lo stesso, visto che per tutto il primo tempo e fino al loro goal, maturato su calcio piazzato, l’impressione era che avessimo completamente in mano le redini della partita. Il Mou non si smentisce e tenta subito di recuperare gettando Mario nella mischia, nella speranza di scardinare il blocco del Parma. Detto fatto, di nuovo su calcio d’angolo, arriva il goal. Sponda di Lucio e pareggio di Mario.

Balotelli e Lucio gol Parma

“Bene, adesso li frolliamo” è il primo pensiero che mi solca la mente, mentre sommessamente impreco contro il sito su cui sto vedendo la partita in streaming che mi obbliga a ricaricare la pagina ogni 60 secondi circa.

Passa qualche minuto ed ecco che l’arbitro caccia fuori uno dei loro per doppia ammonizione. Ci sta tutta da regolamento, ma in effetti è stato un po’ fiscale a ben vedere. Siccome siamo sportivi Matrix si stira saltando la corda al centro del campo. Le sostituzioni sono finite e il Mou gli chiede di stringere i denti e restare in zona d’attacco a fare da sponda per le punte. Cambiasso scala in posizione centrale e qualche rischio in più si corre, ma nulla di eccessivo.

Certo si potrebbe obiettare che, per come sono andate le cose, si poteva lasciare in campo Cordoba (uscito per Mariga) e togliere Materazzi che tra l’altro stava soffrendo la velocità di Biabiany, ma del senno di poi son piene le fosse.

Si gioca in pratica in 10 contro 10 e ancora non mancano le occasioni per vincere la partita, ma le idee sono un po’ confuse e la mira pure. Maicon spara alto concludendo una bella azione orchestrata con Pandev e Mario.

Peccato. Si è creato tanto, ma è mancata lucidità e cattiveria sotto porta. Una volta ogni tanto ci può stare e se proprio doveva essere meglio qui che a Napoli.

Quella di Mazzarri è tutta un’altra squadra e sarà bene ritrovare motivazione e concentrazione velocemente.

scritto da il 8 febbraio 2010 alle 16:27

Non pensavo che Mourinho fosse così bravo

Non pensavo che Mourinho fosse così bravo.

Gol Cagliari

Ero convinto portasse un valore aggiunto in Europa, ma temevo avrebbe pagato un prezzo salato in campionato, soprattutto contro le squadre della “colonna di destra” della classifica.

La sua prima stagione è stata superiore alle attese, ma non eccezionale: si è visto un buon calcio solo sull’asse Maicon-Stankovic-Ibrahimovic, e senza Ibra al suo meglio, non c’erano valide alternative al gioco d’attacco, mentre l’assetto difensivo pativa scompensi. Il 4-3-3 era naufragato, il nome di Quaresma destava i brividi, lo stesso Balotelli sembrava involuto, e il trattamento riservato a Cruz e Crespo mi aveva molto irritato.

La seconda stagione di Mourinho, invece, è finora splendida: l’Inter ha giocato 6-7 partite ad alto livello, ha mostrato di poter fare a meno di chiunque (diciamo quasi chiunque: Zanetti, Julio Cesar e Milito giocano sempre) e, soprattutto, si sono visti “schemi” palla a terra che rendono quasi impercettibile la partenza di Ibra. Anzi, senza Ibra si vede un calcio più imprevedibile e spettacolare.

I meriti di Mourinho sono innanzitutto di natura psicologica. A certi livelli, si tratta di gestire “prodotti finiti”, calciatori con minimi margini di miglioramento, e il primo compito dell’allenatore è convincerli ad allargare i propri orizzonti, giocando in ruoli diversi, “sacrificandosi” nell’interesse della squadra. Bisogna avere fortuna, servono calciatori dotati di una certa personalità e che non si sentano sminuiti se viene chiesto loro di marcare il centrocampista avversario, o ripiegare in area sui calci piazzati.

Il secondo merito di Mourinho è aver voluto Sneijder e Pandev, abbassando drasticamente la muscolarità della squadra, a vantaggio di un superiore tasso tecnico: magari il Chelsea smentirà questo ottimismo, ma – senza infortuni dell’ultima ora – questa Inter è più adatta alla Champions persino dell’Inter dei record, il carrarmato delle 17 vittorie consecutive. Lo è perché può gestire un discreto “possesso palla”, ha contropiedisti formidabili, ottimi tiratori di punizioni e attaccanti capaci di convertire in gol una palla sporca che schizza nell’area piccola. Il punto debole continuo a vederlo nella coppia di terzini, sperando che Santon acquisisca più sicurezza e Maicon esca definitivamente dal cono d’ombra.

Se Mourinho riesce anche in questo, ci aspetta una primavera indimenticabile. Sta per rientrare Stankovic, sta per svegliarsi Eto’o.

scritto da il 5 febbraio 2010 alle 14:16

Il gennaio della nuova Inter

MouGenoaCon Inter-Fiorentina, fanno 5 vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta. Per trovare un rientro dalla sosta di Natale su questi ritmi, dobbiamo tornare indietro al 2006/2007 (6-1-0), ai tempi in cui si ammirava una fascia sinistra arata da Fabio Grosso, ai tempi in cui Nick Burdisso  trovava spesso l’inserimento vincente, ai tempi di Arma Letale, ai tempi in cui ancora si favoleggiava di un ritorno ad alti livelli di Adriano (!)…dobbiamo tornare indietro a un’altra Inter, un’Inter che rincorreva la conferma sul campo dello scudetto vinto l’anno precedente, un’Inter che si apprestava a polverizzare tutti i record in un campionato ancora sotto shock per le vicende legate a calciopoli. Da allora ad oggi, in gennaio ci è toccato vedere spettacoli eufemisticamente “discutibili”: da un 2-2 in casa con la Juventus, ad una risicatissima vittoria con il Parma presa per i capelli con due gol in pieno recupero, dai  pareggi con Cagliari e Torino, fino alla clamorosa sconfitta con l’Atalanta dello scorso anno, passando sempre e sistematicamente attraverso pessime prestazioni alla ricerca di un gioco e di uno smalto che sembravano persi insieme agli avanzi del panettone.

Quest’anno invece la differenza, oltre che nei risultati, sta proprio nel gioco e nell’atteggiamento visti in campo. Vittorie stentate con Chievo e Siena e pareggio a Bari, sicuramente, ma altrettanto sicuramente grandi prove di carattere soprattutto con i toscani e in Puglia quando, sempre in svantaggio, sempre in difficoltà e sempre in piena emergenza-centrocampo, siamo riusciti a raddrizzare le partite solo grazie alla rabbia, allo spirito di sacrificio e alla coscienza di essere i più forti. L’apoteosi di questo mese di gennaio, la presa di coscienza definitiva di queste caratteristiche che pure avevamo già visto nel corso della stagione (basti pensare alle partite con Udinese e Dinamo Kiev) è stata sicuramente nel derby: sfavoriti (secondo alcuni) in partenza, nel momento migliore dei nostri avversari, con un arbitro che ha fatto ciò che ha fatto, in 10 prima e in 9 poi…siamo stati in campo correndo per 20 e siamo riusciti non solo a portare a casa i 3 punti ma anche a farlo senza il minimo affanno e la minima preoccupazione. Il tutto, in questo mese di gennaio, condito dal passaggio del turno in Coppa Italia ai danni della Juventus e dalla vittoria con la Fiorentina nella semifinale di andata (il ritorno è previsto nel calendario della Coppa Italia 2012).

Ma l’evidenza lasciataci da questo inizio di anno, appunto, non sta nei risultati. L’evidenza sta in una nuova consapevolezza della squadra, in un istinto omicida che sembra essersi impossessato degli 11 in campo e che non gli fa lasciare neanche le briciole agli avversari, indipendentemente dal contesto. L’evidenza sta nella voglia di lottare, di mangiare il campo, di battere tutto e tutti. In una nuova consapevolezza della nostra forza, in un nuovo salto di qualità dopo il primo operato dall’Inter di Mancini. Che sia quello definitivo? Forse sì, forse no…non è questo il punto. Ma questa Inter sa quello che vuole e sa come ottenerlo. Questa Inter è una squadra costruita ad immagine e somiglianza del suo tecnico, ed ora è chiaro a tutti. Una squadra che non vive più degli umori del Genio di turno, ma vince con Sneijder e senza di lui, con Eto’o e senza, con Balotelli e senza, addirittura -si può azzardare- con Milito e senza. E’ una squadra che sa come giocare e cosa fare per portare a casa la partita, e sa che può farlo contro chiunque. E’ una squadra che pensa al futuro sfida per sfida. Fateci caso: un anno fa di questi tempi era tutto un parlare di Manchester, un’attesa continua. Idem due anni fa per il Liverpool. Fra venti giorni arriva il Chelsea: sentito qualcuno parlarne? No. C’è il Cagliari, c’è il Parma, c’è il Napoli, c’è la Sampdoria. Poi ci sarà il Chelsea. Uno per uno, uno alla volta. Tutti affrontati con lo stesso spirito e la stessa concentrazione. Tutti affrontati con la stessa voglia e la stessa consapevolezza. La consapevolezza di essere forti, la consapevolezza di potersela giocare contro chiunque, di essere padroni del proprio destino. La consapevolezza di poter imporre la legge dell’Inter. La consapevolezza di Josè Mourinho.

Questa, oggi come non mai, è l’Inter di Mourinho.

Concentrati sul presente ponendo le basi per il futuro, in campo come sul mercato. Gli arrivi di Mariga e Pandev e gli operatori di mercato già al lavoro per l’estate sono segnali chiarissimi. L’organizzazione quasi ultimata del ritiro per la prossima stagione lo è altrettanto. Una società che in qualsiasi occasione fa quadrato intorno al tecnico, appoggiandolo in pubblico anche più di quanto sarebbe lecito aspettarsi, è una società che dà un segnale chiaro e preciso. Al tecnico e al mondo. Alla squadra e a noi. Questa è l’Inter di Josè Mourinho, che crede in lui e che si affida a lui. Oggi, domani e dopodomani. Perchè la strada tracciata è quella giusta, e ogni giorno che passa rappresenta una nuova conferma.