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scritto da Nk³ il 29 ottobre 2008 alle 0:04
Mentre la giustizia sportiva continua lentamente ma costantemente il suo processo di riabilitazione, noi ci sforziamo, pesando le parole, di chiamare le cose con il loro vero nome: associazione per delinquere.
Si è conclusa a Napoli la prima di (almeno) tre parti della requisitoria del pm Giuseppe Narducci nel processo penale relativo ai fatti di Calciopoli, e le parole del magistrato, affiancato dal pm Filippo Beatrice, pesano come macigni. Senza mezzi termini, si parla di una competizione “fra due sole squadre: la Juventus e il Milan” guidata dalla semplice logica di “vincere a tutti i costi”. Vincere cosa? Non un semplice campionato, non un semplice torneo. Bensì “due campionati: uno giocato sul campo, l’altro parallelo che si giocava prima, durante e dopo le partite ed era rimesso nelle mani di Moggi, Giraudo e dei loro interlocutori”. E, come se non bastasse, il campionato giocato sul campo è solo un accessorio, “diretta conseguenza di quello che si gioca nelle stanze del potere”.
Una associazione per delinquere cosciente e consapevole della propria esistenza, poichè è evidente che “i protagonisti parlano di sè stessi come di una organizzazione, una congrega di Luciano Moggi”. Una associazione per delinquere che gestiva tutto il mondo del calcio: dagli assetti dirigenziali della FIGC, attorno ai quali si era svolta “una lunga campagna elettorale destinata ad avere ripercussioni anche sugli assetti illegali dell’organizzazione”, ai risultati sul campo, decisi a tavolino da più persone che “cercano o riescono ad alterare più incontri di serie A nell’interesse della Juve”. Dalla lotta per la retrocessione, dove Carraro si proccupa del fatto che “si devono salvare Lazio e Fiorentina”, al potere dei designatori arbitrali Pairetto e Bergamo, che si scopre agente assicurativo di polizze vita milionarie a favore della Juventus.
E Narducci risponde anche a chi, ancora, ripete stancamente la solfa della mancanza di prove di una corruzione “in senso proprio” dicendo che sì, è vero, non ci sono prove in tal senso. “Ma vi è la prova granitica di come far parte di questo gruppo di potere fa grande differenza in termini di carriera e di retribuzione. Se si era graditi si arbitravano più partite e più partite di cartello, c’era la possibilità di arbitrare incontri internazionali. Si guadagna in prestigio, considerazione, potere e anche denaro”.
Non si salva nessuno dalla requisitoria del pm. Anzi sì, qualcuno si salva. Perchè Narducci non si fa mancare il vezzo di rispondere al tentativo di autodifesa più banale, più scontato e più…falso. E ci tiene a precisare che “Nelle migliaia di intercettazioni ci sono solo quelle persone perchè solo quelle colloquiavano con i poteri del calcio. I cellulari erano interecettati 24 ore su 24: le evidenze dei fatti ci dicono che non è vero che ogni dirigente telefonava a Bergamo, a Pairetto, a Mazzini o a Lanese: le persone che hanno stabilito un rapporto con questi si chiamano Moggi, Giraudo, Foti, Lotito, Andrea Della Valle e Diego Della Valle. Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo o Pairetto con il signor Moratti, o con il signor Sensi o con il signor Campedelli. Queste sono solo balle messe in giro e smentite dai fatti”. E anche dal punto di vista delle schede occulte e delle utenze nascoste non c’è discussione: “schede del signor Moratti e del signor Sensi non ce ne sono, ci sono invece quelle schede di cui abbiamo parlato”.
E allora mettetevi seduti comodi, cari amici lurker, fate un bel respiro e ripetete insieme a noi:
Sono solo balle smentite dai fatti.
Balle smentite dai fatti.
Balle smentite dai fatti.
Continua.
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scritto da ex-collaboratori il 28 ottobre 2008 alle 14:40
Come è possibile che una squadra campione in carica, prima in classifica in Champions e in campionato riesca a farsi del male da sola fino a mettere in dubbio la bontà di un progetto tecnico? E’ normale se si tratta dell’Inter e, se non ve ne siete accorti, Mourinho sta semplicemente varcando le porte dentate del tritacarne nerazzurro, quello che divora gli allenatori, anche se decorati e pluriscudettati.
Il problema è sempre il solito. L’incapacità della società di dare pieno supporto ad una causa, che sia una. Invece, ad Appiano Gentile prevale sempre la “teoria della ragazza solare”: quella che tiene un piede in due scarpe, per aver maggior libertà di movimento. Dividere le colpe per non incolpare nessuno, mettendo in crisi l’unico principio che nel calcio non può essere messo in discussione: la gerarchia.
Moratti, col suo fare naif, un quarto borderline e tre quarti bordello, non ha ancora capito che nel calcio la democrazia non esiste e che i calciatori sono subordinati all’allenatore, perché è lui che persegue l’obbiettivo (che coincide col mezzo) di far andare un gruppo di 30 persone in una univoca direzione.
Questo cancro che ha divorato anche altri in passato (e non dico Lippi, ma Mancini, Simoni, Zaccheroni) si è ripresentato puntualmente dopo qualche settimana, non appena si sono verificati i primi screzi tra alcuni giocatori e l’allenatore (nuovo anche rispetto a un certo tipo di informazione criptata, che filtra verso organi di stampa e tv non propriamente allineati alla nostra causa). Ricordate il caso Figo? Una società decente, preso atto del fattore squisitamente tecnico, avrebbe ceduto il portoghese all’istante, dando potere a Mancini, che invece fu depotenziato negli ultimi mesi, provocando – insieme ad altre cause – una caduta libera nelle prestazioni della squadra.
La storia si ripete con Cruz, Adriano e Balotelli a titolo diverso idoli di Casa Moratti, là dove regna l’utopia dei miliardi. Senza dimenticare che certi malumori provengono da un sottoutilizzo provocato dalla rosa che la società non è riuscita snellire, per colpa di ingaggi troppo onerosi e fuori mercato, devoluti dalla stessa società.
Mourinho a questo punto ha poche carte da giocare: ristabilire l’ordine interno, assumendo una disciplina più ferrea. Una disciplina che privilegia un nucleo forte, con il rischio di spaccare in due il gruppo. Tuttavia, se conta di poter andare avanti con 16-18 uomini va incontro a gravi problemi, determinati dai troppi infortuni. Intanto per domani rinuncerà ad Adriano, che sembra ricascare negli antichi vizi, in compagnia del censurato Ronaldinho.
Ad oggi il bilancio di Mourinho è positivo ma non troppo. Ci sono i punti, la difesa migliora, abbiamo alcuni giocatori che si stanno esprimendo bene. Ma la sensazione generale è che la squadra non abbia ancora assorbito le sue direttive tattiche e che il portoghese debba velocemente rendersi conto che in Italia c’è una cultura tattica estrema, che predilige sempre il risultato. Quindi non può far altro che insistere nel dare alla squadra una identità che, per adesso, sembra più figlia delle improvvisazioni che altro. E la società piuttosto che lasciar fare, deve dargli pieno supporto: pubblico, e soprattutto privato.
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scritto da errek il 27 ottobre 2008 alle 12:14
Non ci sono mezzi termini. E’ il destino dell’Inter: o la odi o la ami, e così con ognuno dei singoli componenti il team. Dal presidente all’ultimo dei magazzinieri.
Giudizi concordi su Moratti? Neppure uno; per qualcuno è un genio (per me); per altri un pirla a cui è stato affidato il giocattolo Inter per farlo stare lontano dalle decisioni della famiglia. Mourinho? Qualcuno sta già gridando “ridateci Mancini” anche se evita di specificare quale Mancini vorrebbe: quello che ha iniziato la sua carriera nell’Inter e dopo una serie di pareggi pareva già sul punto di essere cacciato via, nelle migliori tradizioni di casa nostra, o quello che stava per perdere uno scudetto già vinto a metà campionato.
E Ibra? Sbaglio o qualcuno tempo fa, nemmeno tanto, ventilava l’ipotesi di cederlo perchè ormai era rotto e i medici non sapevano guarirlo e allora meglio che facciamo un pò di soldi e li investiamo per comprare una quintalata di centrocampisti. Balotelli? Incompreso, deve giocare sempre, invece no non ha carattere, sì che lo ha ma è un carattere di merda, e comunque deve giocare al centro, no meglio a sinistra e poi come tira lui le punizioni, ma quando mai manco i calci d’angolo deve tirare, beh basta che faccia quello che gli chiede l’allenatore, sì ma se non gioca mai è chiaro che poi in campo fa quello che vuole lui.
Adriano? Ma quale alcolizzato, già sarà proprio drogato, lo recuperiamo, no, lo vendiamo se troviamo un pirla che se lo prende.
Probabilmente dovremmo aspettare un po’. Siamo in testa alla classifica dopo aver cambiato allenatore, modulo, schemi, calciatori e… divisa. Le altre non è che stiano meglio di noi e se lo scudetto si vince facendo un punto più degli avversari, direi che siamo sulla buona strada. La coppa a cui teniamo tanto sta andando bene. Son passati solo due mesi dall’inizio dell’attività agonistica. E’ vero che siamo nerazzurri, ma non è scritto da nessuna parte che dobbiamo vederla sempre nera, è lecito anche ogni tanto vederla pure azzurra!
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scritto da ex-collaboratori il 23 ottobre 2008 alle 15:28
Tre punti volevamo e tre punti sono arrivati, nel modo più normale possibile, con un gioco a tratti fluido, veloce, altre volte complicato, alla ricerca del tocco pregiato che ha spesso portato le nostre punte a scegliere le soluzioni difficili invece di comodi passaggi laterali.
Ma la partita è stata quella che è stata: una squadra che difendeva in 10 dietro la linea della palla e che non ne voleva sapere di alzare il capo e scoprirsi, anche sotto di un gol. Un avversario ostico, non tanto per il fatto che si chiudeva, quanto per l’ordine che l’allenatore Ketsbaia ha saputo dar loro. Una disciplina forgiata sulla stazza fisica e la voglia di soffrire.
Così l’Inter ha sbattuto contro un muro, tentando in tutti i modi di trovare la serratura dove infilare la chiave. Eppure il gioco, nel suo complessivo sviluppo, suggeriva come opzione favorevole quella di allargare sulle fasce, possibilmente con Ibrahimovic, causa la sonnolenza di Amantino Mancini. A volte dimenticato, a volte nascosto. Ci sarebbe stato pure un rigore, che avrebbe evitato ulteriori preoccupazioni. Ma la partita, né il risultato sono apparsi mai in discussione. Troppo evanescenti le punte dei ciprioti, di fronte a gente come Cordoba e Chivu, affiatati e alti come non lo sono mai stati.
Con questo successo ci apriamo la strada verso la qualificazione agli ottavi. A questo punto, dato che l’incontro fondamentale è a Brema, io mi aspetto che Mourinho cominci a sfruttare un po’ di più la rosa, lasciando a casa i sentimentalismi pro-Toldo o pro-Dacourt. A centrocampo abbiamo problemi, con l’infortunio di Cambiasso e il ritardo di Vieira. Una buona notizia è il recupero di Maxwell. Anche ieri abbiamo potuto notare l’assoluta differenza tra le corsie opposte: Maicon viaggia che è una meraviglia, Zanetti non supera mai la propria trequarti. Così facendo avremmo una risorsa in più per il settore nevralgico, dove siamo carenti.
Tornando alla più stretta attualità, Moratti ha parlato dell’acquisto di Beckham da parte del Milan e l’ha fatto usando una delle più belle e veritiere frasi mai pronunciate negli ultimi anni: “Il Milan considera futuro quello che ha già fatto, e quindi può fare scelte diverse”. Tradotto: il Milan può sempre raccontare ai suoi tifosi che hanno vinto tanto e giustificare la collezione di figurine. “Noi – ha proseguito il presidente – stiamo percorrendo un’altra strada… puntiamo su giocatori giovani e cerchiamo di costruire il futuro”.
E queste ultime parole – mi sembra – sono confermate dalle scelte di Mourinho, che sta lentamente facendo capire che non servono troppi rinnovi di contratto, da qui a gennaio.
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scritto da ex-collaboratori il 23 settembre 2008 alle 11:01
Una recentissima moda dei media italiani è la seguente: far esprimere i giocatori dell’Inter o possibilmente il presidente Moratti sulle altre squadre. E’ una versione remix del far parlare gli altri allenatori o i giocatori di Mourinho. In entrambi i casi si ottiene il risultato di scatenare una polemica e di mettere in buona luce Milan e Juventus. Oggi i giornali sono pieni di “Temo la Juve” e “Temo il Milan”, partorite dalla bocca del troppo loquace presidente nerazzurro.
Quelli che guadagnano solleticando gli juventini puntano sul fatto che, al momento, la gobba e l’Inter sono in testa appaiate. La cosa divertente è che sono gli stessi che l’anno scorso dicevano che la Juventus avrebbe vinto lo scudetto (dopo 3 partite e con l’Inter sconfitta a Istanbul). Gli stessi che persino Moggi ammoniva dal ripetere simili boiate, che tanto la Juventus avrebbe preso 15 punti di distacco. Che parlino di vendetta è poi totalmente patologico e non saremo noi a prestare i soccorsi. Idem quelli di RCS, mentre a Mediaset “preferiscono” puntare sul Milan, dopo la prima vera partita positiva della stagione!
In realtà Moratti ha detto una cosa talmente banale che mi chiedo come faccia ancora a sopportare certe insipide domande: chi teme di più delle avversarie? Posto che non dirà mai che non teme nessuno (anche se lo pensa, come noi), essendo la classifica quella che è risponderà in modo canonico: Milan, Juve, Roma e perché no? La Fiorentina. Perchè ha un allenatore bravo, una politica giovane e mille altri luoghi comuni.
Insomma, meno male che c’è Mourinho, che almeno è un tipo fuori dagli schemi, che usa l’intelligenza e lo spirito per comunicare, in questo mondo dominato da una superficialità sprezzante del minimo buon senso. Nel frattempo incombe la partita col Lecce e le principali incognite riguardano il centrocampo. Mourinho non cambierà formazione finché un giocatore si rende disponibile e dice di star bene.
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