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Hola Rafa!

giugno 9th, 2010 | 363 Comments | Posted in Allenatore | di Nk³

Mancava solo l’ufficialità, ora si può dire che è arrivata anche quella: Rafael Benitez Maudes è il nuovo allenatore dell’Inter.

Nato a Madrid nel 1960, inizia a giocare da centrocampista nelle giovanili del Real a soli 12 anni e vi rimane fino a 21, senza riuscire mai ad arrivare in prima squadra. Matura la consapevolezza del fatto che non è il calcio giocato la sua strada e decide di dedicarsi all’Università, lasciando però lo spazio per due brevi esperienze a livello locale nel Parla e nel Linares. A 26 anni lascia definitivamente il calcio giocato e inizia la carriera da allenatore, ancora una volta nelle giovanili del Real, ancora una volta dedicandosi alla squadra della sua città per nove anni: nel 1995, poi, il tanto atteso debutto nella Primera Divisiòn. Una salvezza tranquilla conquistata con il Real Valladolid, poi un anno in Segunda Divisiòn alla guida dell’Osasuna e due anni e una storica promozione conquistata all’Extremadura. Dopo un anno di pausa un’altra promozione, stavolta con il Tenerife, lo porta all’attenzione dell’ambiente calcistico spagnolo e gli consente l’accesso alla prima grande chance della sua carriera: il Valencia.

rafa_benitez_394752aEra difficile per Los Che immaginare risultati migliori di quelli ottenuti sotto la gestione Cùper, con due finali di Champions consecutive. Eppure Rafa Benitez porta tutti a ricredersi: dopo 31 anni la squadra torna a trionfare nella Liga. E per due volte: 2002 e 2004, anno in cui arriva anche il trionfo europeo che fa del Valencia l’unica squadra ad aver vinto sia la Coppa delle Fiere che la Coppa UEFA. Nell’albo d’oro del trofeo Benitez segue Mourinho, in un incrocio a quei tempi irrilevante ma che diventerà fonte di lunghe discussioni negli anni successivi.

Con il trasferimento di Rafa a Liverpool, infatti, gli scontri con il tecnico di Setubal diventano frequenti e ricchi di spunti polemici. Benitez diventa uno dei bersagli preferiti di Mourinho, che probabilmente non digerisce il fatto di trovarsi di fronte all’unico collega capace di batterlo per ben 5 volte, che su un totale di 57 sconfitte subite dal portoghese in carriera è un numero sufficiente per eleggere Rafa vera bestia nera del Vate di Setubal.

Il passaggio in Inghilterra rappresenta comunque la definitiva consacrazione nella carriera di Benitez. Dopo un inizio stentato che lo porta sull’orlo dell’esonero già a gennaio, il suo Liverpool decolla fino a conquistare un discreto quinto posto in Premier e soprattutto la vittoria della Champions League (di nuovo dopo Mourinho), in quello storico 25 maggio 2005 ad Instanbul che i tifosi italiani -chi per un verso chi per l’altro- non dimenticheranno mai. L’anno successivo arrivano la Supercoppa Europea e la Coppa d’Inghilterra, quello seguente c’è il Community Shield. Ma è dai piazzamenti che si può analizzare l’esperienza inglese di Benitez, è dai piazzamenti che prendono forza, paradossalmente, tanto i suoi sostenitori quanto i suoi detrattori.

Dopo la vittoria in Champions, infatti, Benitez subisce dapprima una brutta eliminazione agli ottavi ad opera del Benfica, salvo poi iniziare ad inanellare una serie di risultati di tutto rispetto: finale, semifinale e quarti, prima dell’ingloriosa eliminazione arrivata nell’ultima stagione addirittura ai gironi. La Premier, dall’altra parte: detto del quinto posto iniziale, arrivano poi due terzi, un quarto e un secondo posto (prima del settimo dell’ultimo anno) che portano il Liverpool a essere unanimamente riconosciuta come una delle “grandi” della Premier League senza però vederlo mai trionfare. Ed è questo il peccato che Benitez sconta agli occhi della Kop e dei (disastrosi) vertici societari: in una piazza “abituata” ai trionfi europei l’astinenza di una vittoria in patria lunga 20 anni non è ammissibile. Le partenze lente e le esplosioni primaverili tipiche delle squadre di Rafa non saranno mai digerite dai tifosi inglesi, che nell’estate appena iniziata si sono separati da lui con dolci e bellissimi ricordi e tanta riconoscenza, ma senza troppi rimpianti.

Inizia quindi oggi la stagione di Benitez all’Inter, il primo tecnico “normale” dopo anni di “speciali”.

Non c’è la fiamma della passione che brucia nei cuori nerazzurri e probabilmente neanche in quello del Presidente, ma forse è proprio questo il definitivo salto di qualità mentale fatto dalla squadra: non abbiamo più bisogno del condottiero, non abbiamo più bisogno del paladino. Ora ci basta un allenatore che sappia fare il suo mestiere e che sia cosciente del fatto che sarà lui a diventare grande con noi, che saremo noi a dare quel tocco in più al suo lavoro.

Restare tra le prime in Europa, continuare a vincere in Italia: questi sono gli obiettivi che è chiamato a raggiungere Benitez. Confrontarsi ancora una volta con il fantasma di Mourinho e ancora una volta non farlo rimpiangere.

E magari stavolta, con questa grande squadra ai suoi ordini, riuscire a batterlo definitivamente.

Benvenuto tra noi, Rafa.

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De allenatore

maggio 27th, 2010 | 144 Comments | Posted in Allenatore, Società, Video | di Taribo59

L’indimenticabile scena in cui Mou apre l’ombrello prima che venga a piovere mi sembra la quintessenza della sua personalità. Quella che aveva sedotto Moratti già prima che il portoghese scegliesse il Chelsea, e che oggi lo porta a Madrid, ancora più ricco di soldi e di “stimoli”, consapevole di correre un gigantesco rischio: abbandonare una squadra vincente per una che non ha mai saputo perdere.

Lo scrivo per l’ultima volta: Mou potrà anche vincere al Real, anzi è obbligato a farlo, ma non può far finta di non sapere che le Merengues sono il Potere, l’Istituzione, la Prosopopea incaranta dai Florentino Perez, a differenza di Inter, Chelsea e Porto, che dovevano fronteggiare club più potenti. Fatti suoi, comunque. Del resto, ha ammesso di aver cominciato a pensare al Real già 4-5 mesi fa (e prima o poi sapremo quando è avvenuto il primo contatto fra Jorge Mendes e gli emissari madridisti).

Si troverà un accordo, nessuno perderà la faccia, le clausole rescissorie sono fatte apposta per gestire le rotture, ed evitare che diventi una Guerra dei Roses. Se, poi, l’Inter riuscisse a scaricare Quaresma, o a farsi strapagare Maicon (puntando con decisione su Santon), tanto meglio. Il Real era, ai miei occhi, la squadra più antipatica del mondo – dai tempi della Quinta del Buitre e del miedo escenico, rinnovati dalla fuga notturna di Ronaldo – non diventerà certo più simpatica ora che ha Cristiano Ronaldo, Kakà e l’ottimo Mou.

Da tempo, Moratti è diventato post-ideologico. Incassata la clausola, finirà per aver pagato Mourinho come un Ranieri qualsiasi… Non è nemmeno sfiorato dall’idea dell’Inter Agli Interisti (sono lontani e spero irripetibili i tempi di Suarez, Corso e Marini sulla panchina nerazzurra). Moratti sa che ripetersi è difficilissimo, e non vuole un clone di Mou. Meno che mai un suo imitatore. Fosse libero, penso punterebbe su Guardiola. Leonardo mi sembra poco più di una suggestione (certo, ora che Berlusconi l’ha sputtanato con una delle sue uscite farneticanti, potrebbe aver voglia di dimostrare qualcosa). La sensazione è che si stia cercando uno spiraglio per mettere sotto contratto Capello o Hiddink.

Tutti sanno che Capello doveva arrivare all’Inter due settimane prima che scoppiasse Calciopoli (Moratti aveva già perduto fiducia in Mancini). Allora sarebbe stato un errore, domani chissà. Ma non vedo come la federcalcio inglese possa tollerare che il suo allenatore sia distratto durante il Mondiale. Oggi scommetterei su Hiddink.

Sulla figura dell’allenatore, consentitemi di citarmi (le “Confessioni di un interista ottimista” sono da tempo introvabili):

24b96762577fd6d49b0c3ad75373cee6_mediumIl più vittorioso fra gli allenatori di basket Nba dell’ultimo quarto di secolo, Phil Jackson, piaceva riunire i suoi migliori giocatori (fra cui Michael Jordan) in una stanza arredata con oggetti della cultura pellerossa; qui si metteva a leggere ad alta voce brani dal Libro della jungla, e preparava così le partite più importanti.

A certi livelli, il mestiere dell’allenatore diventa una questione psicologica, più che tecnica o tattica. Si tratta di gestire delle risorse umane, come dicono gli aziendalisti. Allenare vuol dire estrarre il meglio da ognuno, proteggere i giocatori dagli attacchi esterni, alimentare le speranze di chi vuole conquistare un posto

La difficoltà sta nel convincere una serie di individualisti a credere nel gioco di squadra, e questo può avvenire solo se vi vedranno la loro convenienza. Un buon allenatore sa che le motivazioni dei suoi uomini sono egoistiche: stare in campo il più possibile, segnare gol, avere più soldi e più successo. Trasformare queste aspirazioni in un impasto collettivo, può riuscire se il singolo acquista la consapevolezza che solo “attraverso i risultati del team può raggiungere i propri obiettivi personali” (sono parole di Ettore Messina, grande allenatore di basket). All’allenatore, inoltre, si chiede di fare da parafulmine, “tenere unito il gruppo anche a costo di averlo contro di sé… è importante avere poche regole ma che tutte, dalla prima all’ultima, siano rispettate”: queste, invece, sono parole di Velasco, il cui fallito trapianto dalla pallavolo non depone a favore dell’apertura mentale del mondo del calcio…

All’allenatore si chiede di insegnare tutto ciò che si può provare in allenamento – per esempio come comportarsi sulle “palle inattive”, da cui nascono almeno la metà dei gol – ma anche a reagire con prontezza di fronte alle situazioni impreviste. Non deve avere la pretesa di reinventare un gioco che, per sua natura, ha ben riassunto Cruyff, “consiste fondamentalmente in due cose. La prima: quando hai la palla, devi essere capace di passarla correttamente. La seconda: quando te la passano, devi saperla controllare”.

L’allenatore deve gestire i giocatori con equilibrio, senza teorizzare un egualitarismo smentito dalle diversità nel talento e nel carattere; la capacità di assumere responsabilità sotto pressione distingue un fuoriclasse da un calciatore normale.

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Grazie Presidente

maggio 13th, 2010 | 409 Comments | Posted in Allenatore, Società, Storia del Calcio | di Fonz77

Sono passati quasi due anni da quell’inizio di estate del 2008. Il Campionato era finito da poco nella doccia urbiacante di Parma, in cui Ibra aveva messo il sigillo definitivo ad una stagione difficile, combattuta sul filo degli infortuni e di drammatiche dichiarazioni.

Neanche il tempo di festeggiare ed ecco la notizia, che poi troppo notizia non era. Il Mancio esonerato. A dire il vero se lo aspettavano più o meno tutti… almeno all’80% (cit).

Non starò a nascondervi che per me fu un duro colpo, il Mancio per me rappresentava l’allenatore della svolta, quello che aveva riportato la squadra alla vittoria dopo una lunga attesa, quello che aveva un progetto di lungo periodo, tutto quello che ci era sempre mancato.

Chiunque abbia seguito la storia di Bauscia, in tutte le sue molteplici rappresentazioni, ricorderà forse che in quell’occasioni mi espressi in modo molto critico (eufemismo) nei confronti del Presidente Moratti. Quell’esonero troppo mi ricordava quello di Gigi Simoni all’indomani della vittoria contro il Real Madrid in Champions League, fatto scientificamente con lo scopo di portare Lippi sulla panchina della Beneamata la stagione successiva, con le conseguenze che tutti ricordiamo.

In quel momento era ovvio che il successore sarebbe stato José Mourinho, che già tempo prima era stato vicino alla panchina dell’Inter.

Sempre in quel momento, stimolato da errek, promisi di rimangiarmi le aspre parole espresse nei confronti del Presidente Moratti, nel caso in cui José Mourinho fosse riuscito nel compito per il quale, seppur non ufficialmente, il Mancio era stato esonerato in suo favore.

Riportare l’Inter a vincere la Coppa Campioni. Sì, dai quella che da un po’ chiamano Champions League. Questa era la mia condizione, perché posso accettare una debita dose cinismo a patto che seguano degni risultati.

I primi mesi della gestione di Mourinho non furono certo entusiasmanti. Gli acquisti estivi voluti dal tecnico si rivelarono ampiamente al di sotto delle aspettative, la squadra sembrava meno solida di quella guidata dal Mancio. La gestione degli uomini era, dal mio punto di vista, ancora meno soddisfacente. Uomini che negli anni avevano sputato sangue per l’Inter parevano messi da parte e il talentuoso Mario Balotelli era spesso relegato a seconda scelta, dietro all’imbarazzante Adriano, sul quale il tecnico sembrava incaponirsi ostinatamente.Tutto il gioco sembrava passare per i piedi e le magie di Ibrahimovic.

Il tormentone “Mourinho non mangia il panettone” sembrava ogni giorno più realistico. In quei giorni erano in pochi a sostenere, quasi ciecamente il Portoghese. La K Family, e pochi altri.

Ripensandoci ora non saprei dire quale fu precisamente il momento in cui le cose cambiarono come il giorno e la notte. Probabilmente il giorno di quella famosa conferenza stampa seguita a Inter-Roma. In quell’attimo fu chiaro che José aveva capito tutto della Serie A e che avrebbe ribattuto colpo su colpo a tutte le infamie gettate sull’Inter.

Fu un’epifania.

Poco più di una settimana dopo il Manchester ci eliminava dalla Champions League, ancora una volta agli ottavi. José si presenta in conferenza stampa e annuncia che è sicuro di vincere lo Scudo e che da quel momento sapeva cosa serviva per cercare di vincere la Champions.

Non c’è bisogno di ricordare oltre quel che è successo dopo. Lo sappiamo tutti.

Quello che invece è meraviglioso notare è che quelli che ridevano allora oggi sono in silenzio e la morsa al loro stomaco non è diversa dalla tensione che possiamo provare noi per l’attesa. Mi correggo: è diversa. La loro non è tensione, è terrore.

Sono terrorizzati anche solo all’idea che questa Squadra possa compiere un’impresa leggendaria, che possa realizzare un sogno. Che i Ragazzi possano regalarselo e regalarlo a noi tifosi.

Non riescono a crederci e francamente un po’ facciamo fatica anche noi, perché se ce lo avessero detto all’inizio della stagione avremmo fatto fatica a nascondere un sorriso un po’ beffardo ed amaro.

Sembra che sia passato un secolo e non pochi mesi eppure eccoci qui. Ancora in piedi, ancora in corsa con un Titulo, il più piccolino in saccoccia e pronti a lottare per gli altri due, in ordine crescente di importanza. Andiamo a giocarcela, certo presi da una certa emozione, ma senza alcun timore con il sorriso stampato sul volto, consapevoli che, comunque vada, siamo finalmente tornati Grandi.

Oggi, in anticipo, voglio mantenere la promessa fatta ad errek , anche se quel certo evento non si è ancora verificato.

Voglio scriverlo ora, che la nostra Storia deve ancora decidersi e avrei voluto scriverlo anche prima.

Per questa Stagione. Per questa Squadra. Per i nostri Colori.

Grazie Josè.

Per Josè.

Grazie Massimo Moratti, il nostro Presidente.

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Inter-cettati.

aprile 5th, 2010 | 457 Comments | Posted in Calciopoli | di SNIS

Puntuali, come un orologio sfizzero (cit.), tornano alla ribalta le voci del presunto coinvolgimento dell’Inter in calciopoli. I legali di Luciano Moggi infatti, nell’ambito del processo penale relativo allo scandalo calcistico in corso a Napoli,  avrebbero l’intenzione di richiedere l’acquisizione di alcune telefonate intercorse tra l’allora designatore Paolo Bergamo, Massimo Moratti e Giacinto Facchetti. I testi delle stesse sarebbero state fornite proprio dagli avvocati dell’ex dirigente bianconero.

Alla lettura di questa notizia, la prima considerazione che mi è sorta spontanea è stata la seguente: ma come, non ci hanno sempre raccontato l’accattivante tesi che proprio Massimo Moratti e Tronchetti Provera, all’epoca massimo dirigente di Telecom Italia, avessero architettato tutto, facendo in modo che le telefonate con protagonisti i dirigenti nerazzurri non fossero intercettabili dall’A.G.? Non era stata sempre Telecom a far si che le uniche chiacchierate compromettenti a venire alla luce fossero quelle nelle quali erano coinvolti dirigenti e personaggi di spicco legati a squadre avversarie dalla Beneamata? E adesso invece, in un batter d’occhio, tutto cambia. Per illustrarci quelle brillanti deduzioni pensate a quante parole di opinionisti più o meno eccellenti, fiumi di inchiostro utilizzati da quotidiani più o meno di parte e tastiere di pc ormai usurate appartenute a redattori di siti fegatosi siano andate inutilmente sprecate negli anni successivi lo scandalo per sostenere, peraltro senza alcun riscontro oggettivo, l’ipotesi di un Moratti genio del male e manovratore assoluto del complotto.

D’altra parte, prendendo in prestito il vecchio detto “mal comune mezzo gaudio”, ci hanno anche sempre rinfacciato come fosse strano che non esistessero intercettazioni con protagonisti dirigenti nerazzurri e che fosse impossibile che una grande società come F.C. Internazionale non avesse alcun tipo di rapporto con quelli che comunque all’epoca rivestivano le cariche dirigenziali del nostro calcio. Giustissimo, se non fosse però che le intercettazioni venute alla luce nell’estate del 2006 che tutti conosciamo fossero esclusivamente quelle con rilevanza penale. Perché è impensabile che in un fascicolo di indagine vengano acquisite tutte le migliaia di conversazioni intercettate, con protagonisti decine e decine di soggetti. Le telefonate di Moratti e Facchetti con Bergamo all’epoca non vennero rese note alla pari di quelle sicuramente esistenti ad esempio tra Bergamo, Pairetto o Moggi con amici, conoscenti o le rispettive consorti (perché anche qui è impensabile che nell’arco di quasi due anni non esistano telefonate di questo tipo), nelle quali magari gli interessate discutevano di argomenti di vita quotidiana, o semplicemente nelle quali le mogli chiedevano ai mariti di acquistare un litro di latte o un chilo di pane prima di rincasare. E questo perché? Il motivo è semplice: in quelle chicchiarate gli investigatori non rilevarono alcun elemento che potesse essere rilevante ai fini dell’indagine.  A spiegarcelo meglio sono gli stessi inquirenti del processo di Napoli: “Il significato attribuito alle telefonate non trascritte, tra le 171mila intercettate nel corso dell’indagine di Calciopoli, rappresenta un’opera di disinformazione allo stato puro“. Così fonti degli inquirenti che hanno condotto l’inchiesta napoletana sugli illeciti nel mondo del calcio commentano le notizie diffuse oggi. “Il reato – spiegano le fonti – non è parlare al telefono, ma è reato quando si stipulano accordi illeciti. Le vittime non possono essere trasformate in autori del reato” (ANSA).

Altra cosa che mi lascia stupito è che su un sito web di un giornale con diffusione a livello nazionale come la Gazzetta Dello Sport, si riportino i testi di dette intercettazioni riprendendole da un sito goBBo notoriamente di parte, citandone la fonte nell’articolo. Non sarebbe stato forse il caso di acquisirle direttamente dai fascicoli processuali o dagli atti presentati dagli avvocati di Moggi, per avere un quadro più chiaro? Per par condicio, a questo punto, invito i redattori della rosea a fare lo stesso con quanto pubblicato sull’argomento in varie epoche da Bausciacafè, naturalmente citandone la fonte. Scommettiamo che questo non accadrà?

Aggiornamento: qua trovate l’audio della “compromettente” telefonata in cui Paolo Bergamo contatta Massimo Moratti.

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In Champions a caccia di punti (e conferme)

ottobre 19th, 2009 | 174 Comments | Posted in Champions League | di Fonz77

MouGenoaAbbiamo ancora negli occhi le immagini dello strepitoso successo di Marassi (anzi AVETE, visto che io purtroppo mi sono dovuto accontentare degli Highlights in differita) e già ci prepariamo all’importante match casalingo contro la Dynamo Kiev.

C’è da sperare che una vittoria tanto netta, ottenuta contro uno degli avversari più temibili del campionato Italiano, abbia galvanizzato l’ambiente ed è quello che sostiene anche il Mou nell’odierna conferenza stampa.

Una certa dose di prudenza tuttavia è d’obbligo perché l’avversario nasconde molte insidie e anche su questo il tecnico si è espresso molto chiaramente. La Dynamo se l’è giocata a viso aperto contro il Barca, certo con i risultati che ben sappiamo, ma ha mostrato organizzazione e velocità.

Piedi ben piantati per terra quindi e niente gambe tremanti anche e soprattutto considerando che la stampa sta in queste ore ripetendo il copione che aveva sfoderato dopo il successo nel Derby e la vittoria di Parma.  Anche su questo il commento del Filosofo di Setubal non si è fatto attendere:

Ai giocatori ho detto di non leggere tanto i giornali che parlano male di noi, né quelli che parlano molto bene di noi dopo Genova (fonte: Gazzetta.it)

A detta di José il match di domani è importante, ma non fondamentale poiché ci sono in palio ancora 12 punti. Sono completamente d’accordo con lui a metà.

Se da un lato siamo ormai ben abituati a non considerare troppo ciò che dicono di noi gli scribacchini in merito alle nostre prestazioni in Europa, dall’altro vorremmo ritrovare quella grinta che ci vede vincenti da quattro favolosi anni in Italia anche nella massima competizione Continentale.

Il Presidente, giustamente euforico per lo 0-5 di Genova, ha chiesto proprio questo. Chiede che si vada in Europa, con convinzione e con la consapevolezza che se c’è quella le vittorie arriveranno. Perché il gruppo c’è e si è mostrato forte e coeso. L’eccellente campagna acquisti di quest’anno, unita a un vivaio che ben conosciamo, promette lo sviluppo di un progetto solido. Con queste basi è lecito aspettarsi un passo avanti anche dal punto di vista mentale (lascio che siano UN e la Miss a parafrasare in lingua corrente ciò che chiediamo ai ragazzi).

Dal punto di vista tattico non si può ancora dire nulla. Le scelte del Mou saranno condizionate dal recupero di almeno uno tra Eto’o e Milito. Mario è squalificato e Suazo, con tutto il rispetto, mi sembra proprio l’ultima spiaggia. In dubbio anche Cambiasso, mentre sicuro assente sarà Motta.

Degli avversari non aggiungo nulla in più perché la partita di domani la giocheremo soprattutto con noi stessi.

Su di loro un solo dubbio: l’uomo con il tanga farà serata con Giorgio oggi?

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Cinque partenze

marzo 19th, 2009 | Commenti disabilitati | Posted in Allenatore, Calcio Mercato, Discussioni, Società | di Taribo59

Se il calcio fosse un luogo razionale, dovremmo già essere strasicuri di cinque divorzi: 1) Trezeguet; 2) Mourinho; 3) Ancelotti; 4) Maxwell; 5) Ibrahimovic. Il punto è: chi se li prende?

Ranieri ha zittito Trezeguet con una foga eccessiva; il francese si era lamentato come si lamentano tutti, ma forse il tecnico bianconero ha scelto di cambiare modulo, e gli fa comodo se il francese se ne va. Purtroppo (per lui e la Juve) non si vede chi al mondo possa garantire 5 milioni di euro netti a stagione (fino al 2011) a un trentunenne che quest’anno è rimasto quasi sempre in panchina o in tribuna. Se vogliono cederlo, devono farlo giocare, ma il miraggio scudetto non è ancora svanito e il secondo posto darebbe comunque a Ranieri la patente di chi ha saputo migliorarsi rispetto all’anno prima. Qualche penna compiacente fa circolare la voce che il Milan possa essere interessato a Trezeguet, ma se Galliani compra un altro over 30, deve cercarsi un bunker e viverci in incognito.

Mi ricollego a Luis e al suo bel post di ieri: Mourinho e Moratti dovrebbero vedersi, al più presto, e valutare se e come proseguire insieme. Perché l’allenatore pare abbia preparato una lista di proscrizione con la quale metà degli allenatori di Serie A sarebbe capace di raggiungere la Zona Champions, e sapendo che l’Inter vuole liberarsene, questa dozzina di campioni o presunti tali non ha prezzo di vendita (chi può essere tanto folle da prendersi Vieira, Quaresma, Suazo, Materazzi e Mancini?). Gli unici a fine corsa sono Crespo, Cruz e Figo. Al contrario, i nomi voluti da Mourinho sarebbero costosissimi, e Moratti ha già dimostrato di disamorarsi in fretta degli allenatori che strapaga. Il portoghese ha commesso l’errore imperdonabile di puntare su Quaresma, ha fatto capire di disprezzare il mondo intorno al calcio italiano e se si convince che non vincerà la Champions nemmeno l’anno prossimo, potrebbe ascoltare le sirene (inglesi e madrilene).

Il terzo posto non basterà ad Ancelotti per dimenticare di aver fatto da parafulmine a una società che gli ha imposto scelte scellerate. Se la stampa sportiva italiana non fosse così incline alla “prostituzione intellettuale”, dovremmo leggere che per il secondo anno consecutivo il Milan ha regalato lo scudetto all’Inter, inseguendo il merchandising (magliette e amichevoli estere) mentre poteva disporre di un numero di campioni doppio rispetto a quello ai nerazzurri. Invece, si preferisce piangere sugli infortuni (come se l’Inter non ne avesse avuti), dimenticando che con un discreto difensore al posto di una delle tante stelle e mezze punte, il Milan starebbe là in cima. Ancelotti è il primo a saperlo, ma per lui c’è solo una panchina che vale la pena, quella di Madrid, e fino ai primi di luglio non si saprà chi paga (Florentino Perez?).

Su Maxwell è certo, su Ibra è probabile: se ne vogliono andare. Hanno lo stesso procuratore – che è anche quello di Maicon… -, un tipo sveglio che pur di guadagnare un euro ha già infinocchiato il Milan (trasferimento di Ibra dalla Juve all’Inter). Fosse per me, nessuno è incedibile, anzi Maxwell è cedibilissimo. Quanto a Ibra, non lo si può trattenere controvoglia: vuole la Champions, ogni volta che apre bocca fa capire di avere dubbi sul Progetto Inter. Conclusione: se Mourinho fa le valigie, se ne va anche Zlatan. Magari con la stessa destinazione.

Né Moratti né Mou possono stravincere. Serve un punto di equilibrio, che può assomigliare a questo: via Maxwell – uno dei pochi da cui ricavare qualcosa – via Quaresma e Suazo, fine-corsa per Figo, Crespo e Cruz (mi vien da piangere immaginandolo altrove). E tre arrivi “pesanti”: un centravanti e due centrocampisti. Totale: 10-20 milioni di deficit.Il mio timore è che sia Moratti che Mou, per puro orgoglio, tirino troppo la corda, fino a spezzarla. A quel punto chi potrà trattenere Ibra?

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Siamo senza parole, usiamo quelle degli altri

novembre 27th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Allenatore, Altre fonti, Champions League | di errek

MOURINHO, INTER E’ ANDATA MALE, MALE, MALE
Milano, 26 nov. – (Adnkronos) – ”Male, male, male”. Jose’ Mourinho boccia la sua Inter. I nerazzurri, sconfitti in casa dal Panathinaikos per 1-0, si sono comunque qualificati agli ottavi di finale di Champions League. ”Va bene la classifica, ma se devo pensare solo alla partita di stasera… male, male, male”, dice il tecnico portoghese ai microfoni di Sky Sport.

MORATTI, BICCHIERE MEZZO PIENO MA RESTA BRUTTA FIGURA
Milano, 27 nov. - (Adnkronos) – “Il bicchiere e’ mezzo pieno, ma resta la brutta figura”. Massimo Moratti non usa giri di parole per descrivere la situazione dopo il ko interno dell’Inter contro il Panathinaikos. I nerazzurri nonostante tutto hanno ottenuto la qualificazione per gli ottavi di Champions League, ma Moratti non e’ soddisfatto. “Il bicchiere e’ mezzo pieno per il fatto della qualificazione, che e’ molto importante -premette Moratti rispondendo alle domande dei giornalisti davanti agli uffici della Saras-. Non e’ dovuta a noi, ma al risultato delle altre squadre. Ci tranquillizza un po’. Sotto il profilo della soddisfazione ovviamente non c’e’. Resta la brutta figura da parte della squadra per aver perso questa partita. Anche se devo dire che, al di la’ di tutte le scuse psicologiche, di non motivazione e tutte le cose che si vogliono trovare, in realta’ il Panathinaikos ha giocato bene e in maniera intelligente, in una partita difficile”. Mourinho ha criticato l’atteggiamento della squadra ma ha fatto anche ‘mea culpa’. Un comportamento che e’ piaciuto a Moratti: “Io ho sentito che ha criticato anche se stesso. Ha criticato la maniera nella quale e’ stata affrontata la partita. E’ stato molto bravo nel fare questa analisi e nel giudicare l’andamento di questa partita. E’ stato molto umile e professionale. Ho visto i giocatori dopo la gara ed erano sinceramente molto dispiaciuti. Credo che a volte certe lezioni servano”. Per Moratti, comunque, gli esami veri in Europa devono ancora cominciare: “Il momento di crescita e’ quello delle partite secche. Nella fase a gironi ti puoi concedere qualche errore”.

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Il Quinto dice “Non devi rubare”

ottobre 29th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Calciopoli | di Nk³

MoggiMentre la giustizia sportiva continua lentamente ma costantemente il suo processo di riabilitazione, noi ci sforziamo, pesando le parole, di chiamare le cose con il loro vero nome: associazione per delinquere.

Si è conclusa a Napoli la prima di (almeno) tre parti della requisitoria del pm Giuseppe Narducci nel processo penale relativo ai fatti di Calciopoli, e le parole del magistrato, affiancato dal pm Filippo Beatrice, pesano come macigni. Senza mezzi termini, si parla di una competizione “fra due sole squadre: la Juventus e il Milan” guidata dalla semplice logica di “vincere a tutti i costi”. Vincere cosa? Non un semplice campionato, non un semplice torneo. Bensì “due campionati: uno giocato sul campo, l’altro parallelo che si giocava prima, durante e dopo le partite ed era rimesso nelle mani di Moggi, Giraudo e dei loro interlocutori”. E, come se non bastasse, il campionato giocato sul campo è solo un accessorio, “diretta conseguenza di quello che si gioca nelle stanze del potere”.

Una associazione per delinquere cosciente e consapevole della propria esistenza, poichè è evidente che “i protagonisti parlano di sè stessi come di una organizzazione, una congrega di Luciano Moggi”. Una associazione per delinquere che gestiva tutto il mondo del calcio: dagli assetti dirigenziali della FIGC, attorno ai quali si era svolta “una lunga campagna elettorale destinata ad avere ripercussioni anche sugli assetti illegali dell’organizzazione”, ai risultati sul campo, decisi a tavolino da più persone che “cercano o riescono ad alterare più incontri di serie A nell’interesse della Juve”. Dalla lotta per la retrocessione, dove Carraro si proccupa del fatto che “si devono salvare Lazio e Fiorentina”, al potere dei designatori arbitrali Pairetto e Bergamo, che si scopre agente assicurativo di polizze vita milionarie a favore della Juventus.

E Narducci risponde anche a chi, ancora, ripete stancamente la solfa della mancanza di prove di una corruzione “in senso proprio” dicendo che sì, è vero, non ci sono prove in tal senso. “Ma vi è la prova granitica di come far parte di questo gruppo di potere fa grande differenza in termini di carriera e di retribuzione. Se si era graditi si arbitravano più partite e più partite di cartello, c’era la possibilità di arbitrare incontri internazionali. Si guadagna in prestigio, considerazione, potere e anche denaro”.

Non si salva nessuno dalla requisitoria del pm. Anzi sì, qualcuno si salva. Perchè Narducci non si fa mancare il vezzo di rispondere al tentativo di autodifesa più banale, più scontato e più…falso. E ci tiene a precisare che “Nelle migliaia di intercettazioni ci sono solo quelle persone perchè solo quelle colloquiavano con i poteri del calcio. I cellulari erano interecettati 24 ore su 24: le evidenze dei fatti ci dicono che non è  vero che ogni dirigente telefonava a Bergamo, a Pairetto, a Mazzini o a Lanese: le persone che hanno stabilito un rapporto con questi si chiamano Moggi, Giraudo, Foti, Lotito, Andrea Della Valle e Diego Della Valle. Piaccia o non piaccia agli imputati non ci sono mai telefonate tra Bergamo o Pairetto con il signor Moratti, o con il signor Sensi o con il signor Campedelli. Queste sono solo balle messe in giro e smentite dai fatti”. E anche dal punto di vista delle schede occulte e delle utenze nascoste non c’è discussione: “schede del signor Moratti e del signor Sensi non ce ne sono, ci sono invece quelle schede di cui abbiamo parlato”.

E allora mettetevi seduti comodi, cari amici lurker, fate un bel respiro e ripetete insieme a noi:
Sono solo balle smentite dai fatti.
Balle smentite dai fatti.
Balle smentite dai fatti.

Continua.

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Benvenuto nel tritacarne

ottobre 28th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Allenatore, Società | di ex-collaboratori

logo interCome è possibile che una squadra campione in carica, prima in classifica in Champions e in campionato riesca a farsi del male da sola fino a mettere in dubbio la bontà di un progetto tecnico? E’ normale se si tratta dell’Inter e, se non ve ne siete accorti, Mourinho sta semplicemente varcando le porte dentate del tritacarne nerazzurro, quello che divora gli allenatori, anche se decorati e pluriscudettati.

Il problema è sempre il solito. L’incapacità della società di dare pieno supporto ad una causa, che sia una. Invece, ad Appiano Gentile prevale sempre la “teoria della ragazza solare”: quella che tiene un piede in due scarpe, per aver maggior libertà di movimento. Dividere le colpe per non incolpare nessuno, mettendo in crisi l’unico principio che nel calcio non può essere messo in discussione: la gerarchia.

Moratti, col suo fare naif, un quarto borderline e tre quarti bordello, non ha ancora capito che nel calcio la democrazia non esiste e che i calciatori sono subordinati all’allenatore, perché è lui che persegue l’obbiettivo (che coincide col mezzo) di far andare un gruppo di 30 persone in una univoca direzione.

Questo cancro che ha divorato anche altri in passato (e non dico Lippi, ma Mancini, Simoni, Zaccheroni) si è ripresentato puntualmente dopo qualche settimana, non appena si sono verificati i primi screzi tra alcuni giocatori e l’allenatore (nuovo anche rispetto a un certo tipo di informazione criptata, che filtra verso organi di stampa e tv non propriamente allineati alla nostra causa). Ricordate il caso Figo? Una società decente, preso atto del fattore squisitamente tecnico, avrebbe ceduto il portoghese all’istante, dando potere a Mancini, che invece fu depotenziato negli ultimi mesi, provocando – insieme ad altre cause – una caduta libera nelle prestazioni della squadra.

La storia si ripete con Cruz, Adriano e Balotelli a titolo diverso idoli di Casa Moratti, là dove regna l’utopia dei miliardi. Senza dimenticare che certi malumori provengono da un sottoutilizzo provocato dalla rosa che la società non è riuscita snellire, per colpa di ingaggi troppo onerosi e fuori mercato, devoluti dalla stessa società.

Mourinho a questo punto ha poche carte da giocare: ristabilire l’ordine interno, assumendo una disciplina più ferrea. Una disciplina che privilegia un nucleo forte, con il rischio di spaccare in due il gruppo. Tuttavia, se conta di poter andare avanti con 16-18 uomini va incontro a gravi problemi, determinati dai troppi infortuni. Intanto per domani rinuncerà ad Adriano, che sembra ricascare negli antichi vizi, in compagnia del censurato Ronaldinho.

Ad oggi il bilancio di Mourinho è positivo ma non troppo. Ci sono i punti, la difesa migliora, abbiamo alcuni giocatori che si stanno esprimendo bene. Ma la sensazione generale è che la squadra non abbia ancora assorbito le sue direttive tattiche e che il portoghese debba velocemente rendersi conto che in Italia c’è una cultura tattica estrema, che predilige sempre il risultato. Quindi non può far altro che insistere nel dare alla squadra una identità che, per adesso, sembra più figlia delle improvvisazioni che altro. E la società piuttosto che lasciar fare, deve dargli pieno supporto: pubblico, e soprattutto privato.

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Interista, prendere o lasciare

ottobre 27th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Allenatore, Campionato, Champions League | di errek

Non ci sono mezzi termini. E’ il destino dell’Inter: o la odi o la ami, e così con ognuno dei singoli componenti il team. Dal presidente all’ultimo dei magazzinieri.

Giudizi concordi su Moratti? Neppure uno; per qualcuno è un genio (per me); per altri un pirla a cui è stato affidato il giocattolo Inter per farlo stare lontano dalle decisioni della famiglia. Mourinho? Qualcuno sta già gridando “ridateci Mancini” anche se evita di specificare quale Mancini vorrebbe: quello che ha iniziato la sua carriera nell’Inter e dopo una serie di pareggi pareva già sul punto di essere cacciato via, nelle migliori tradizioni di casa nostra, o quello che stava per perdere uno scudetto già vinto a metà campionato.

E Ibra? Sbaglio o qualcuno tempo fa, nemmeno tanto, ventilava l’ipotesi di cederlo perchè ormai era rotto e i medici non sapevano guarirlo e allora meglio che facciamo un pò di soldi e li investiamo per comprare una quintalata di centrocampisti. Balotelli? Incompreso, deve giocare sempre, invece no non ha carattere, sì che lo ha ma è un carattere di merda, e comunque deve giocare al centro, no meglio a sinistra e poi come tira lui le punizioni, ma quando mai manco i calci d’angolo deve tirare, beh basta che faccia quello che gli chiede l’allenatore, sì ma se non gioca mai è chiaro che poi in campo fa quello che vuole lui.

Adriano? Ma quale alcolizzato, già sarà proprio drogato, lo recuperiamo, no, lo vendiamo se troviamo un pirla che se lo prende.

Probabilmente dovremmo aspettare un po’. Siamo in testa alla classifica dopo aver cambiato allenatore, modulo, schemi, calciatori e… divisa. Le altre non è che stiano meglio di noi e se lo scudetto si vince facendo un punto più degli avversari, direi che siamo sulla buona strada. La coppa a cui teniamo tanto sta andando bene. Son passati solo due mesi dall’inizio dell’attività agonistica. E’ vero che siamo nerazzurri, ma non è scritto da nessuna parte che dobbiamo vederla sempre nera, è lecito anche ogni tanto vederla pure azzurra!

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