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Lacrime avare

maggio 26th, 2010 | 157 Comments | Posted in Allenatore | di Luis
Esultanza ambigua.

Esultanza ambigua.

La conquista della terza Coppa dei Campioni è stata all’insegna delle lacrime. Lacrime a dirotto di una ragazza sugli spalti con telefonino e maglia del centenario, idem per un tifoso inquadrato mentre scattava una foto sotto le note di Pazza Inter, lacrime di Zanetti al triplice fischio con un viso scavato dalle rughe, lacrime di Mourinho prima con Moratti, poi con lo staff e infine con Materazzi, lacrime di cinquantenni davanti alla tv che faticavano a trattenere l’emozione dei ricordi. Insomma, il trionfo dei buoni sentimenti.

Ma (è giusto che ci sia un ma), sarebbe ora di finirla con la retorica dei buoni sentimenti. Anche perché ci hanno pensato subito alcuni protagonisti della finale a portarci con i piedi per terra. Il primo, ovviamente, è Mourinho, il quale merita tutta la nostra stima per come ha sposato il progetto, per il lavoro profuso, per aver adempiuto alla sua obbligazione di mezzi a prescindere dai risultati.

Ma (e qui il ma è davvero irrinunciabile) le lacrime, seppur emozionanti e adamantine, non possono valere 16 mln. Non vuole più allenare l’Inter per tutti i motivi più o meno condivisibili che ha elencato? Bene, 16 mln e amici più di prima. Nessuna manfrina, nessun Mendes di mezzo con operazioni ridicole, nessun richiamo ai sentimenti. 16 mln. Sull’unghia. Anche perché uno dei club più ricchi al mondo, capace di spendere 29 mln per Pepe, non può mostrarsi taccagno quando di mezzo c’è il miglior allenatore al mondo. Abbiamo una posizione aperta per Sneijder? Ecco, compensazione volontaria ai sensi dell’art. 1252 cc e ci sarà reciproca soddisfazione.

L’altro soggetto che ha brillato per tempismo (cit.) è stato il Principe. Nella notte che lo ha promosso Re e lo ha fatto entrare nella storia dell’Inter (e lì resterà per sempre) è riuscito a parlare di soldi in diretta tv con una lucidità impressionante salvo poi ritrattare come il peggior Roberto Mancini davanti ai pm di Napoli. Diego merita tutti gli elogi del caso, ma se vogliamo parlare di denaro, di investimenti e di strategia societaria deve sapere che ha 31 anni e che per 40 mln è libero di andare dove vuole con la stessa reciproca soddisfazione di cui sopra.

E lo stesso discorso vale per chiunque altro. Per il procuratore di Maicon (il Colosso ha detto che resta al 100%) o per il pizzaiolo del 2015. Perché, citando la frase di presentazione di Mourinho, l’Internazionale Football Club non è una banda di pirla.

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Milito e Cambiasso sono belli

marzo 30th, 2010 | 281 Comments | Posted in Senza categoria | di Grappa e Vinci

Ieri, a Monza, c’è stata una “conferenza” riservata ai bloggers, che annoverava come ospiti nientepopodimenoche Milito e Cambiasso. Ed io ero lì a tenere issato il vessillo di Bauscia Cafè. La cronaca:

Partenza alle ore 8,30: siamo io e due che non c’entrano un cazzo. Anzi, dai, uno dei due è il vignettista, quindi siamo io, uno che c’entra poco ed uno che non c’entra un cazzo. Il treno è curiosamente in orario, si sale, si viaggia, si fantastica su improbabili approcci a Milito. Tre ore e quaranta minuti dopo, l’intercity per Milano arriva in stazione con un ritardo di venti primi e quaranta secondi, onorando la sua leggendaria fama e facendo bellamente saltare la nostra coincidenza per Monza, e con essa la possibilità di arrivare in orario per il buffet.

Ma vabbè. L’evento si tiene nella sede italiana dell’Adidas, in un apposito spazio con tanto di mini-tribuna. Arrivati sul posto, è il momento delle identificazioni. “Sono di Bauscia Cafè”, affermo con baldanza alla tipa con le liste in mano. “Ehhhhmm”, le dicono gli altri due.
Diego ed Esteban sono in ritardo di una mezz’ora, probabilmente erano anche loro sull’intercity. Nell’attesa, uno degli organizzatori ci spiega che ha deciso di contattare Bauscia Cafè per “l’impressionante numero di commenti”, anche se temeva che sul sito fossimo “un po’ troppo focosi, visto il post dopo Inter-Chelsea con quel “sucatecelo” (ehm…)”. Ci spiega anche che è la prima volta che un’azienda come l’Adidas dedica un evento esclusivamente ai bloggers, rappresentanti di un settore in enorme sviluppo (e qui snocciolo gli stupefacenti dati targati Bauscia-Cafè, raccolti minuziosamente in questi mesi), e ciò mi fa sentire un vero ggiòvane new generation 2.0.

Dopo un’ora, finalmente, arrivano Milito e Cambiasso, accompagnati da un accattivante motivetto musicale, una luce tenue per creare l’atmosfera e uno scroscio di applausi. Tutti sfoderano macchine fotografiche e videocamere e li inquadrano con ingordigia, come fossero due animali rari. Rapidamente si passa alla messa in mostra delle scarpe per la Champions League, della quali vengono elencati gli innumerevoli pregi. Il presentatore parla anche della finale di Madrid esibendo il pallone con il quale la si giocherà, poi dichiara la sua ammirazione per Milito e per tutti i gol che ha segnato e che continuerà a segnare. Cambiasso si tocca le palle, Milito non so, ero coperto.

Quando le luci tornano normali, capiamo che è il momento delle domande. In testa ho questo brillante quesito: “Dopo quel che è successo soprattutto in questi ultimi tre mesi – anche in riferimento alla tua squalifica di due giornate, Esteban – non credete che ci sia un’attenzione eccessiva nei vostri confronti? Avvertite la sensazione che basti davvero un minimo errore per incorrere in punizioni anche piuttosto pesanti?”, ma tutti quelli che intervengono prima di me fanno esclusivamente domande sulle scarpe e su quanto influiscano sulle prestazioni, sul tiro, sul sesso, quindi, memore anche delle parole degli organizzatori (“non disdegnate qualche domanda sui prodotti Adidas”) decido di lasciar perdere ed adeguarmi. Prima ancora di aver formulato un quesito decente, mi ritrovo il microfono in mano: non ripasserà, è la mia occasione. Costretto ad improvvisare, il cervello suggerisce “Ciao, sono Andrea di Bauscia Cafè. Voi indossate scarpe nuove in ogni partita, giusto? Vi è mai capitato di indossare più volte lo stesso paio per, chessó, una questione scaramantica?”, ma il corpo non risponde. Quel che esce dalla mia bocca è “Ciao..ehm, volevo fare una doman..maa..voi indossate le stesse scarpe o le cambiate ad ogni partita?”, con un’aggiunta a proposito della questione scaramantica che Esteban dice di non porsi, proponendo un paragone con Fangio che, se fosse stato costretto a correre sempre con la stessa macchina, non avrebbe fatto una gran carriera. L’onore di Bauscia Cafè è comunque alto.

Qualcuno chiede di scegliere tra Milan e Roma la squadra che li spaventa di più, Esteban risponde “Inter” e strappa applausi (non sembrava intendere che l’Inter lo spaventi, ma che comunque sia se deve scegliere una squadra, in qualsiasi ambito, sceglie Inter), poi un ragazzo davanti a me chiede a Milito se con le scarpe vecchie avrebbe preso comunque palo o se l’avrebbe spedita da qualche altra parte, Diego ridacchia e prende nota dei suoi lineamenti per seguirlo e pestarlo a conferenza finita.

L’evento termina con Cambiasso che firma il pallone della finale di Champions a tutti i partecipanti e si concede per qualche foto, mentre Milito scappa da qualche parte per un’intervista.
Così ce ne andiamo, felici e con un pallone firmato, sentendoci pionieri di un mondo che avanza, ma anche affamati, assonnati e con poca voglia di rivedere l’Intercity.

Io sono quello a destra

Io sono quello a destra

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Fuori un’altra

novembre 30th, 2009 | 154 Comments | Posted in Campionato, Discussioni | di Nk³

E’ il momento di piazzare un colpo importante. Di fiaccare il morale dei gobbi e di fargli capire definitivamente chi è che comanda. Di costringerli a guardare la testa della classifica, lunedì prossimo, e pensare “va bene…se ne parla l’anno prossimo”.

Frey si arrende a Milito solo su rigore

Frey si arrende a Milito solo su rigore

Certo, lo sappiamo che non è elegante citarsi…ma questa era la conclusione del post precedente. E un passo importante verso il lunedì di cui si parla è già stato fatto: andiamo a Torino con 8 punti di vantaggio e con la seria possibilità di dover iniziare a guardare al Milan piuttosto che alla Juve. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro per dileggiare i gobbi. Lo schema di questo campionato sembra quello visto e rivisto negli ultimi anni: noi andiamo su regolari e due squadre dietro si alternano al secondo posto, perdendo punti altrettanto regolarmente. Merito di Marchisio che resta a bocca aperta a guardare Biondini che batte una punizione dal limite, merito di Nenè che un gol così non l’ha mai fatto neanche ai videogiochi, merito -grande merito- di Cannavaro e di chi lo considera ancora un giocatore di calcio. Merito soprattutto nostro, perchè in campo ci siamo scesi e il nostro l’abbiamo fatto.

Convinzione, si chiedeva, per riscattare la non-prova di Barcellona: e convinzione è stata. Per la prima volta Prandelli non viene con l’intenzione di fare catenaccio, ma quello che vede probabilmente rafforza le sue convinzioni sulle pavide scelte degli anni passati: viola completamente annichiliti, che si esibiscono in UN tiro verso la porta di Julio Cesar (su una splendida azione personale di Gilardino…peccato che in Nazionale sia chiuso da Amauri) e per i restanti 89 minuti guardano i nostri violentare il campo, violentare la loro difesa e, soprattutto, violentare il gioco del calcio con una serie di errori sottoporta mai visti prima.

El Principe mette ancora la sua firma

El Principe mette ancora la sua firma

E’ stata una partita strana, Inter-Fiorentina: una partita in cui Milito sbaglia due gol solo davanti al portiere tanto per cominciare…e già questo basta a fare notizia. Una partita in cui Zanetti non solo gioca veramente bene, ma si esibisce addirittura in un lancio in verticale (roba che non si vedeva dai tempi del Banfield), una partita in cui Eto’o tocca il punto più basso della sua esperienza in nerazzurro, quello dal quale ripartire e riaffermarsi sui livelli che tutti conosciamo. Ancora più incredibile, è stata la partita di Ricardo Quaresma: forse non il migliore in campo, sicuramente uno dei migliori. Pulito, semplice, convincente, istintivo: cose mai viste dal portoghese negli ultimi due anni. Forse il suo ingresso in campo a Barcellona non era un “segnale” da mandare a qualcuno, forse qualcosa sta veramente cambiando nella testa del nuovo numero 7 nerazzurro. Sicuramente San Siro ha capito che riempiendolo di fischi dopo 30 secondi non si ottiene niente, e quindi chissà…vedremo nelle prossime partite – senza aspettarci niente, per carità, che una rondine non fa primavera – se davvero possiamo contare in un elemento in più per il prosieguo della stagione. Non vogliamo un fenomeno: ci basta un giocatore di calcio.

Il rigore battuto dal Principe non finisce solo nella rete di Frey, ma anche in quella di Buffon. Sarà una settimana lunga, questa di avvicinamento a Juventus-Inter. Una settimana in cui ci si trova a contare 8 punti di vantaggio e la possibilità di spegnere definitivamente i sogni di gloria bianconeri già sabato prossimo a Torino. O, cosa forse ancora più importante, a valutare la possibilità di poter fare un po’ di turnover all’Olimpico in vista del Rubin Kazan. Sicuramente una settimana in cui il tifoso interista avrà più di un argomento sul quale interrogarsi: lo scarso rendimento di Eto’o innanzitutto, qualche frizione di troppo che si intravede tra il Mou e la società in secondo luogo. Soprattutto, l’ennesimo caso-Balotelli: tribuna con la Fiorentina, allenamento con la primavera (e con Arnautovic: non è un caso) oggi, prospettive tutt’altro che rosee nell’immediato futuro. Nella speranza che tutto questo porti a un’altra affermazione sul campo di Mario, nella speranza che tutto questo non intacchi la concentrazione dei ragazzi in vista di uno degli “scontri diretti” più inutili della storia della Serie A, noi ci mettiamo comodi e aspettiamo sabato con il sorriso sulle labbra.

Perchè, come dicevamo neanche una settimana fa, noi possiamo permetterci di prendere una lezione di calcio dai migliori del mondo e continuare a goderci vittorie presenti e, soprattutto, future.

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Tortellini, cotti e mangiati

novembre 22nd, 2009 | 59 Comments | Posted in Campionato, Pagelle | di SNIS

Ero già stato a Bologna nel lontano 1997. All’epoca finì 2-2, con una partita molto tirata e conclusa dal solito gol della bestia nera Paramatti, che a 10 minuti dalla fine infilò l’allora numero 1 nerazzurro Pagliuca.

Ieri invece al Dall’Ara non c’è stata partita. L’Inter ha avuto sempre in mano il pallino del gioco, controllando per tutti i 90’ il match, concedendo solo l’occasione sfruttata dall’altra bestia nera Zalayeta, per il momentaneo 1-1.

El Cuchu in contropiede: 1-3

El Cuchu in contropiede: 1-3

Entriamo allo stadio abbastanza tardi, quasi in contemporanea con i ragazzi per il riscaldamento. La curva ospiti è piena, ma anche negli altri settori si nota massiccia la presenza di supporters interisti. Da subito i nostri giocatori vengono accolti dai cori non proprio gentili dei tifosi bolognesi, con Mario bersaglio preferito degli insulti. Milito nel pre-match prova alcune conclusioni e pare ispirato. Impressione azzeccata visto che “El Principe” non tradirà le attese. Si parte e la squadra prende subito in mano il pallino del gioco, costringendo il Bologna nella propria metà campo. La compagine di Colomba invece pensa più a difendere che ad attaccare, schierando addirittura Di Vaio in fascia sinistra, a copertura delle discese di Maicon, che a fine gara risulteranno purtroppo rarissime e poco efficaci. A sinistra invece c’è spazio e Chivu può spingere. Proprio dai piedi del rumeno parte il primo tiro verso la porta di Viviano che devia: Cambiasso si avventa sulla ribattuta e rimette in mezzo in stile Milito a Kiev, ma stavolta i difensori avversari riescono a sbrogliare la matassa. Continua il forcing dei nostri con buone azioni sulle corsie esterne di Balotelli e Milito, che creano pericoli e fanno guadagnare una buona quantità di corner.

Proprio da un tiro dalla bandierina battuto da destra nasce l’azione del vantaggio: cross di Maicon, serie di rimpalli con Lucio che rimette il pallone verso il centro dell’area. Sulla sfera si avventa Milito e con una zampata delle sue mette la palla nel sacco. El Principe gioisce e noi con lui. Neanche il tempo di risistemare la sciarpa, spostatasi dal collo per l’esultanza, che il Bologna pareggia: lancio lungo per Zalayeta che con un taglio alle spalle sorprende la nostra retroguardia. L’uruguaiano è bravissimo a controllare la sfera e far secco Julio Cesar in uscita. 1-1 e a far festa adesso sono i bolognesi, andati a segno nell’unica volta in cui si sono affacciati in area. Ma i nostri non si perdono d’animo e ripartono all’attacco. Sale in cattedra Thiago Motta che si inventa due imbucate fantastiche: la prima è per Mario che, entrato in area, non riesce a battere Viviano, bravissimo nel rimanere in piedi  chiudendo così la conclusione del nostro numero 45. La seconda è per Stankovic che dal dischetto del rigore tocca di precisione. La palla supera Vivivano ma incredibilmente sbatte sul palo interno di sinistra, cammina sulla linea di porta finendo la sua corsa sul palo di destra ed infine tra le braccia del portiere. Incredibile! Ma l’urlo per il gol è solo rimandato: altro corner, stavolta dalla sinistra, colpo di testa di Mario e palla nel sacco per l’1-2. Zittisce tutti Balotelli, sino a quel momento oggetto di cori di ogni specie da parte dei tifosi avversari, mentre noi festeggiamo per la seconda volta.

Si  va al riposo e al rientro in campo Eto’o prende il posto proprio di  Super-Mario, ammonito nel primo tempo per un fallo in attacco abbastanza ingenuo. Ed è subito Eto’o a rendersi protagonista con un’azione sulla destra e successivo assist a centro area per Milito. Controllo, dribbling e tiro del Principe: sembra fatta, ma la palla incredibilmente non entra. Dalla curva pare che Viviano abbia fatto il miracolo, ma scopriremo solo dopo che è stata la traversa a negarci ancora una volta il gol. Il pallino del gioco è sempre in mano nostra e il Bologna non riesce ad uscire pericolosamente dalla propria metà campo. Prova e riprova arriva finalmente il terzo gol: lancio del Cuchu per Milito, bravissimo a scattare in fascia destra sul filo del fuorigioco portandosi dentro l’area, a difendere il pallone dall’attacco di due difensori e a chiudere il triangolo di 50 metri con Cambiasso, unico a crederci e seguire l’azione. Shoot di sinistro di Esteban e palla nell’angolo. Si esulta ancora e stavolta l’abbraccio con Cristina ha insita la consapevolezza che questo gol abbia messo definitivamente in ghiaccio il match.

Lo sa anche Mourinho che in vista di Barcellona sostituisce un grandissimo Deki con Vieira e Milito, migliore in campo, con Mancini. Ci si trascina stancamente verso la fine con i nostri che allentano un po’ la presa, lasciando spazio ad alcuni tentativi velleitari dei padroni di casa. In questa fase l’attenzione è più rivolta ai cori che alla partita ed è sorprendente vedere come sia mezzo stadio ad alzarsi in piedi all’immancabile “Chi non salta rossonero è!” e “Chi non salta bolognese è”. Nella gioia riusciamo ancora ad arrabbiarci per il cartellino rosso rimediato stupidamente da Maicon a tempo praticamente scaduto.

Finisce la partita e c’è il tempo anche per un saluto a distanza con il nostro Nino, che in collegamento telefonico dai distinti agita festante il cappello.
Ora Barcellona ci attende. Probabilmente mancheranno sia Ibra che Messi, entrambi infortunati. L’occasione è ghiotta, di quelle da non lasciarsi scappare, per imprimere finalmente la tanto auspicata svolta europea.

J.Cesar S.V. – Maicon 4 – Samuel 6,5  – Lucio 7 – Chivu 6,5 – Cambiasso 7 –Thiago Motta 6,5 – Zanetti 6,5 – Stankovic 7 (Vieira 6)– Balotelli 6,5 (Eto’o 6) – Milito 7,5 (Mancini S.V.).

Infine, un ringraziamento ai ragazzi del blog che mi hanno dato la possibilità di poter debuttare sul blog…per me è un onore e visto anche il risultato sul campo, non poteva esserci esordio migliore

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L’Inter si toglie la maschera

novembre 5th, 2009 | 133 Comments | Posted in Champions League | di Mr Sarasa
Ukraine Italy Champions League

I guerrieri della notte... di Kiev

In una partita di quelle da ricordare, finalmente la beneamata ha mostrato il suo vero volto anche in Europa, ieri sera.

Quando la partita inizia, anche lo spettatore comodo sul divano con riscaldamento acceso può ben rendersi conto che a Kiev fa un freddo boia, quando mai avevate visto tutti i nostri giocatori bardati di sciarpe, guanti e calzamaglie stile guerrieri ninja? Inoltre fin dal primo minuto c’è un piccoletto che corre come un ossesso, col 10, da centrocampo ad attacco, e sfiora subito un gol: è chiaro che ha freddo e corre per non congelarsi.

Poi, dal nulla di un primo tempo comunque dominato come possesso e circolazione del pallone, l’improvvisa botta di Culoshenko, un tiro con deviazione che nemmeno a provarlo per un anno in allenamento gli riesce.. insomma, dire che in quel momento si vedevano le streghe per una volta non centrava niente con l’Inter di Veron.

Eppure, nel primo tempo di ieri sera (che lo ribadisco, era molto più “nerazzurro” che “bianco”) mancava qualcosa, un dettaglio indispensabile in Champions: la pericolosità offensiva.
Si perchè non serve a nulla in Europa controllare il pallone se non riesci a proporre un’azione da gol veramente pericolosa, e del nostro primo tempo oltre al già citato tiro di Snejder ad inizio gara si ricorda giusto un tiro del Principe a due all’ora verso il portierone Ucraino. Inoltre, Cambiasso è parso abbastanza spaesato, con molti passaggi prevedibili, qualche errore e poca luce dispensata..

Proprio per questo, nel vedere i due cambi operati subito nell’intervallo da Mourinho non mi ha preso alcun timore per gli equilibri tattici, Balotelli ha raddoppiato il dinamismo in attacco che prima si basava soprattutto sull’olandese volante e Motta è rapidamente entrato in partita in mezzo al campo, le occasioni sono fioccate ben prima del pareggio (creando non pochi scompensi in chi vi scrive…).

Alla fine della fiera, pareggiamo (e poi vinciamo) con due gol che definire rocamboleschi non è eresia, dopo averne mancati 4-5 di limpidissimi, in pieno stile “pazza Inter”, ma il risultato è strameritato, nel secondo tempo più che la Dynamo Kyev avevamo di fronte la Dinamo Chievo, da quanto abbiamo creato.
L’importante è mantenere i piedi per terra, perchè come in campionato 7 punti non autorizzano già i caroselli allo stesso modo anche se siamo in testa in Champions ci sono 4 squadre in due punti e dobbiamo ancora giocare una gara tutt’altro che facile al Camp Nou, prima di Inter-Rubin Kazan a Dicembre.

Di sicuro, anche ieri una bella mazzata sui denti non solo dei gufi (ci stanno in fondo), ma soprattutto di quelli che fanno tanto gli sboroni che si intendono di calcio internazionale e poi sghignazzavano ai nomi nuovi dell’urna: se i campioni di Russia tolgono 4 punti su 6 al Barcelona, forse qualche riflessione in più sul nostro girone andrebbe fatta…

P.S.: abbiamo terminato il match con una disposizione tattica degna del Calcio Balilla, in quella che riprendendo un vecchio post definirei “Feijoada Cosacca”..

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Inter-Parma 2-0

settembre 13th, 2009 | 297 Comments | Posted in Campionato | di ex-collaboratori
Eto'o - Milito: Parma k.o.

Eto'o - Milito: Parma k.o.

L’Inter risponde a Gervasoni e si porta in scia della squadra allenata da Ciro Lippi. Partita complicata, come nelle aspettative, per l’atteggiamento tutto italiano di giocare chiusi come una cintura di castità a San Siro. Si, lo so, era la scusa preferita di Carlo Ancelotti (che ieri ha vinto il quinto scudetto di fila in Inghilterra) e di Adriano Galliani, ma noi siamo tetracampioni e abbiamo il diritto di dirlo. Il fatto è che Guidolin non si discosta molto dal prototipo di allenatore sopravvalutato, che grazie a buone entrature riesce a trasformare parole come “catenaccio” e “contropiede” in “temperamento” e “bel gioco”. D’altronde fa parte della ristretta famiglia dei Piagnetti, licenziabili e licenziati, ma sempre capaci di dimostrare il loro talento.

Il Parma è squadra svelta, con 7-8 giocatori dell’area ex-Gea, tra i quali spicca il nomade Nick Manofredda Amoruso, una vita passata sui campi consigliati da Lucky Luciano. L’Inter parte molto bene, Sneijder sfiora il gol al 10′, ma a parte questa azione e molti tentativi di partire con triangolazioni, c’è molta svagatezza in fase di impostazione e presentiamo un Maicon in versione lunatica, che a volte corre e a volte si ferma. Poco da fare dunque, il Parma non fa nulla per intimorirci e pertanto si archivia il primo tempo domandandoci se Mourinho presenterà il modulo fajolada, con 7 punte, Julio Cesar, Maicon, Zanetti e Lucio.

Pesano le ammonizioni e a questo punto il cambio è obbligato, fuori uno spento Motta per SuperMario Balotelli che funziona da grimaldello per scardinare il bunker dei parmensi. Infatti, il 3-5-2 di Guidolin è messo in crisi immediatamente da un attacco più largo e più propositivo, nel quale brilla ancora Sneijder, che ci prova anche su punizione. Milito è impreciso, svirgola qualche palla in mezzo all’area e sbaglia un gol clamoroso in un’azione da rivedere allo moviola. Patrick Vieira, nel frattempo, si trova sempre più a disagio con Biabiany, che alle 14 era partito affianco a Tonio Liuzzi con la Force Parma all’autodromo di Monza. Muntari sostituisce il francese, mentre Balotelli sbaglia da pochi metri l’ennesima occasione. In realtà il gol è nell’aria e ci deve pensare Samuel Eto’o, che si inventa un clamoroso tiro a giro sul sette, che abbatte la resistenza di Mirante (altro girandolo ex Juve, ex Siena, ex tutto). Passano pochi minuti ed è Wesley Sneijder a sbagliare il raddoppio, dopo un’incursione sulla destra di Eto’o: il tiro da due metri è altissimo e Mourinho lo cambia. Buona prova per l’olandese, tra i più mobili dei nerazzurri. Entra Khrin e gli under 20 in campo sono tre. Lo sloveno è reduce dalla partita con la nazionale maggiore, ma fa in tempo a partecipare all’azione del gol del raddoppio. Dalla fascia destra Balotelli in campo aperto innesca Milito, dimenticando l’egoismo di pochi minuti prima, il Principe controlla e piazza all’angolo di giustezza, chiudendo i conti. C’è giusto il tempo perché SuperMario si divori il gol del 3-0 e che Lucio faccia capire a Panucci che lui ai “codici italioti” non ci sta. Il ridicolo Rosetti placa la discussione e fischia tre volte.

Pratica archiviata dunque, vittoria meritata, considerando che il Parma non ha creato un solo pericolo, e pensiero rivolto alla Champions, al Barcellona, che ieri ha vinto con i gol di Messi ed Ibrahimovic. C’è poco da dire: soffriamo queste squadre catenacciare, ma abbiamo le risorse per venirne fuori, tenendo conto che anche i nostri erano reduci dal doppio impegno delle Nazionalil. Inoltre, l’assenza di Stankovic ha tolto dinamismo e precisione al centrocampo, attirando marcature fisse su Sneijder e Motta, con quest’ultimo poco incisivo. Mourinho ha azzeccato la mossa: allargare la difesa per piazzare le cariche di dinamite. E’ andata. Di partite così ce ne saranno altre dodici o tredici, dovremo farci l’abitudine.

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Il primo pagellone: tante sorprese, molti fazzoletti

ottobre 6th, 2008 | Commenti disabilitati | Posted in Campionato, Pagelle | di ex-collaboratori

Sono passate le prime sei giornate e l’Inter è tornata prontamente in testa. Adesso c’è la classica pausa di metà ottobre che fa da trampolino di lancio al periodo lungo di autunno, nel quale l’Inter di Mancini ha scavato il solco con le avversarie. Vedremo se questa Inter di Mourinho farà lo stesso, nonostante sia nuova come mentalità e impostazione e abbia diversi problemi con gli infortuni in difesa. Ma vediamo chi sale e chi scende dopo questa prima fase della stagione.

zarate mauroIn paradiso: Udinese, Atalanta, Catania, Palermo e Lazio. Spiace dirlo, ma l’Udinese di Marino si conferma ad alti livelli, con un gioco offensivo adatto agli uomini d’attacco della rosa costruita da Pietro Leonardi. Alexis Sanchez la sorpresa, ottima la conferma di Pepe e Inler Gokhan, la punta di diamante è sempre Antonio Di Natale. L’Atalanta di Del Neri in casa è un portento, ha gli uomini giusti per gli schemi preferiti dall’ex tecnico del Chievo, Doni poi fornisce la solita dose di esperienza e classe. Floccari è sempre presente. A Ballardini dovranno fare un monumento nel Canale di Sicilia, tra Cagliari e Palermo. Quattro vittorie su cinque, con la gemma dell’Olimpico di Torino. La squadra ha ritrovato stimoli ed è guidata da un lucidissimo Liverani. Cavani e Levan Mchelidze le sorprese. La Lazio di Lotito nel rapporto qualità/prezzo è forse la migliore, anche se l’acquisto definitivo di Zarate non è cosa sicura. Tipico attaccante da campionato italiano, che forma un bel tandem con Pandev. Matuzalem e Mauri giocano a velocizzare il centrocampo. Infine il Catania di Walter Zenga, che sviluppa un calcio che mischia una certa dose di culo, sagacia tattica, ammucchiate difensive e colpi di genio. Ma Walterone è Walterone è merita ogni bastonata sui denti (in senso affettuoso, ovviamente).

In Purgatorio: il Napoli, uscito malamente dalla Uefa, è comunque una squadra da prime sei-sette posizioni. Reja sta facendo pure turnover, anche se gli innesti di Maggio e Lavezzi sono imprenscindibili. La Fiorentina sta disputando un campionato contraddittorio: forse deve recuperare morale Mutu, che ancora è la brutta copia del calciatore che conosciamo. Gilardino segna a raffica, evidentemente a Milanello era soffocato dall’aria spensierata dell’allegra famiglia rossonera. Lo stesso Milan fa compagnia in questa speciale sezione: partito malissimo, si è ripreso per impantanarsi di nuovo a Cagliari. Fortunatamente per i cugini (non miei) Galliani tiene sempre aperto il libro nero delle vaccate e delle scuse. Bene hanno fatto anche il Genoa di Milito, fortissima in casa, e nei limiti delle loro possibilità il Siena e il Lecce.

All’Inferno per ora ci sono squadre come il Cagliari, che non ha mai giocato male, ma che deve decidersi a far fuori Larrivey, se vuole segnare. Oppure il Torino di De Biasi, tutto chiacchiere e distintivo, con una squadra poco equilibrata. O ancora il Bologna di Arrigoni, attualmente inguardabile e Chievo, Samp e Reggina che hanno fatto abbastanza ridere, male soprattutto la squadra di Mazzarri. Infine il magico duo Roma-Juventus, accreditato del miglior coefficiente di sfacciataggine nel rapporto dichiarazioni / realtà / vaccate / lsd / articoli di giornale / uso di fazzoletti. Gli alibi ci potrebbero essere (molte assenze rilevanti), ma la storia della sabbia dell’Olimpico di Torino, pronunciata da Ranieri per giustificare il pareggio interno col Catania è da antologia. O da esonero prematuro.

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