scritto da il 4 maggio 2009 alle 8:51

Sbrodolandia reloaded

corriereNon c’è niente da fare, è più forte di lui. Adriano Galliani è un generatore automatico di patacche. Per lui il Milan è la “squadra più” o che “meglio di” del mondo. Bastano 5 vittorie di fila, ottenute in questo campionato anche dal Cagliari di Allegri, per risvegliare l’uomo-cameriere che alberga dentro di lui. Cioè colui che deve glorificare le virtù del Capo e delle sue estensioni (organiche e non) e che trasforma tutto, anche le prestazioni sportive di Kakà, in una gigantesca macchina propagandistica al servizio dell’Imperatore.

Mourinho la scorsa volta ha detto una cosa particolare sul Milan, cioé che se avesse dichiarato ciò che pensava, in Italia sarebbe sembrato “una rivoluzione”. Una cosa che a Franceschini non è mai venuta in mente.

Quello che voleva dire Mourinho lo diciamo noi, parlando della società il cui presidente, cito la di lui consorte, “frequenta le minorenni”. Cioè che è facile fare i fighi, i presuntuosi, attaccarsi patacche (“siamo la squadra che gioca meglio”, al netto del recente furto al Chievo, con tanto di rigore netto negato a Luciano, si intende), parlare di rimonte, trovare scuse per gli infortuni, quando stai al coperto per tutto l’anno e i tuoi obbiettivi cambiano come la linea del mercurio dentro un termometro, accontentando quella marea di tifosi che chissà perché ogni tanto s’incazza. “Il nostro obbiettivo è arrivare tra le prime tre”, come se non ci fossero differenze tra vincere scudetto e arrivare secondi, non avendo mai dato fastidio alla prima, che ha concesso dei punti per distrazione, nel finale di campionato.

Facile fare gli sboroni dopo un po’ di vittorie consecutive, che strisce così l’Inter le fa da 3 anni, rinunciando ad autoproclamarsi chissà che cosa, quando nessuno parla della fallimentare campagna acquisti della tua squadra, nella quale il giocatore testimonial della campagna abbonamenti, pagato 25 milioni escluso l’ingaggio, viene spedito continuamente in panchina e nessuno si domanda perchè, mentre l’Inter ha avuto, come sempre, la faccia di dichiarare che l’acquisto di Quaresma era sbagliato. Rimediando con un prestito e senza pensare ad altro che al bene della squadra. Oltre agli scontenti che se ne vorrebbero andare (durante l’anno sono riusciti a scrivere che Cambiasso voleva andare al Napoli!), un vero evergreen della storia nerazzurra.

Facile fare gli sboroni dopo cinque vittorie consecutive e dopo aver rosicchiato 7 punti all’Inter, 4 dei quali li abbiamo concessi per autentici regali dei nostri, che altrimenti qui saremmo con la spumante in mano. Facile fare gli sboroni e potersi lamentare degli infortuni – senza che nessuno, in questo paese, abbia la dignità di mandare a fare in culo e ridere in faccia a questa gente, che crede di darla a bere a chiunque, per il solo fatto di far passare certe dichiarazioni per un tg delle redazioni sportive, troppo concentrate sui casi dell’Inter per rendersi conto che lo scorso anno i nostri, privi di Ibra, come vorrebbe Galliani, il campionato l’hanno vinto comunque.

Facile andare in tv nei baracconi di casa Mediaset a glorificare le strisce consecutive di vittorie, quelle fatte anche dal Cagliari di Allegri e un mese fa dal Chievo di Mimmo Di Carlo, quando per tutto l’anno non ci si mette la faccia, si rimediano delle lezioni di gioco dal Werder Brema, l’alter ego del Napoli nella Bundesliga, e si passa tutto il tempo a mettere il silenziatore alle varie fughe di notizie sull’allenatore, le frequentazioni dei giocatori e quelle del Presidente. Per non parlare dei numeri a casaccio sparati sulle moviole e ripresi subito dai camerieri muniti di tessera del giornalista, e dai lobotomizzati sparsi su tutto il territorio nazionale (alcuni anche muniti di blog, nonostante la manifesta incapacità di intendere e di volere mostrata ad ogni commento).

Molto più difficile è fare ciò che abbiamo fatto noi. Vincere. Tutto l’anno. Coi nostri errori, coi nostri difetti, con le nostre tipiche pazzie. Ma da veri primi della classe, che non hanno bisogno di scuse, cortigiani e proclami.

Tabellami sta min****“.

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scritto da il 1 maggio 2009 alle 1:43

La discesa percentuale della verità (e del buon senso)

mourinho-chiambrettisshot-4Mou Crudele
Giornata di conferenza ad Appiano dove Mou ha sempre dato il meglio di sé. Il nano presidente ha utilizzato il vice Adriano “cravatta gialla” Galliani per annunciare urbi et orbi (da intendersi non solo in latino) che “senza il goal di mano di Adriano saremmo stati a -1″. Evidentemente il “papi” non ha visto la puntata di Chiambretti Night con ospite Special One, nonostante la presenza della ballerina del Moulin Rouge Dana Matthews (forse perché non candidabile alle europee) e si è comportato come un Crudeli qualsiasi. Mou infatti ha rispolverato con altre parole il concetto della discesa percentuale della verità: “La tua verità, 2 minuti fa valeva il 50%, ora vale 33% e ti spiego perchè: goal di Ronaldinho con fuorigioco di Kakà è il 33%, mancata espulsione di Ambrosini altro 33% e goal di Adriano il restante 33%”. Ma a Cologno Monzese sanno come funzionano certe cose. Prima la versione ufficiale per giustificare il distacco dall’Inter erano gli infortuni (tesi rilanciata, in ritardo, dal fido Bronzetti), ora è un episodio giudicato regolare dallo stesso Collina. Sarebbe inopportuno ricordare ai dirigenti dei lobotomizzati il goal ingiustamente annulato ad Hamsik in quel di Napoli o il rigore per l’abbattimento di Luciano da parte di Dida non più tardi di 3 giornate fa o il double fischiato da Rizzoli contro il Palermo. La percentuale della verità scenderebbe ancora.

Il capitano dei lobotomizzati
Ieri abbiamo assistito all’ennesima prova che i calciatori, tranne qualche eccezione, non siano proprio intelligentissimi. Si prenda il caso-Ambrosini. Il testimonial del buon gusto avrebbe potuto limitarsi a citare la rimonta effettuata dal Milan di Zac, con lui in campo, ai danni della Lazio. Invece no. Ha voluto colpire (a salve) il bersaglio grosso: Mou ed i suoi “zeru tituli”. Neanche lui ha assistito allo show del Mou da Chiambretti, al quale ha ricordato addirittura un suo fallimento cinematografico, cosa che lo stesso presentatore aveva dimenticato. A Special One è bastato digitare Ambrosini su Google e trovare lo scheletro dello striscione nell’armadio. E a nulla serve il fatto che Ambrosini si sia scusato per quell’invito rivolto ai tifosi nerazzurri. Da oggi lui è quello che “non ha mai chiesto scusa” ed è “senza grande autorità morale per parlare in questo modo”. Insomma, il bazooka di Mou ha colpito ancora.

Il 5 maggio non esiste (solo per noi)
Più sofisticata la replica ai desiderosi di un altro 5 maggio. Quelli che “i nostalgici del wrestling”. Mou come fece con Barnetta, storpia quella data in 15 maggio e 25 maggio. Tra l’altro molte squadre hanno il loro 5 maggio, chi a Perugia, chi a Istanbul. Ma come è possibile occultare i caroselli fasulli di gobbi conniventi con l’ancient regime capitanato dal designatore Luciano Moggi, oppure quella che è passata alla storia del calcio come la “co-vittoria”?

La “complessità della questione”
A proposito di gobbi-subumani, una sottospecie in via di incremento del tifoso j**entino, è arrivata la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia che sospende la già irrisoria sanzione della Corte Federale in quanto decisione pubblicata nel solo dispositivo e non nelle motivazioni. “Considerato la complessità della questione proposta consiglia che l’esecuzione avvenga solo dopo che questa Alta Corte possa emettere una pronuncia dopo l’acquisizione della motivazione anzidetta”. Eh, sì, la questione è complessa, quasi come il processo di Garlasco, la cui sentenza è stata rinviata in attesa di una superperizia. E’ francamente difficile catalogare negro di m***a” come insulto razzista ripetuto in coro in 10 (dieci) occasioni, occorrono le motivazioni pindariche della Corte Federale. Ma sì, facciamogliela vedere J**e-Lecce ai subumani (cit.), facciamogli insultare la nuova dirigenza invocando GrazieMarcello o Antonio Conte e prendersela col settantenne. Per spettacoli così avremmo pagato noi il biglietto, nel frattempo andiamo alla Snai a giocarci i cori di insulti a Balotelli durante il match. Come dite? Non li quotano?

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scritto da il 21 aprile 2009 alle 19:01

Cronistoria di un grande colpo di mercato

emersonQuando era giovane e forte…
«Grazie al Milan per l’ interessamento, ma io la scelta l’ ho fatta. Il Milan lasci stare la mia situazione, io ho preso la mia decisione: andrò alla Roma e non esistono, quindi, altre possibilità per nessun altro pretendente». (Emerson, febbraio 2000)

Sette anni e diverse pubalgie dopo…
Ora è ufficiale: Emerson è del Milan. Adriano Galliani ha chiuso l’affare in serata a Madrid. Il centrocampista brasiliano passa al club rossonero a titolo definitivo ed è stato pagato circa 5 milioni di euro. Per l’ex giocatore di Juve e Roma un contratto biennale. Intanto Fabio Capello ha commenta così il trasferimento del brasiliano in rossonero: “Sono convinto che il Milan abbia fatto un grande acquisto. Dopo una stagione di alti e bassi, Emerson avrà voglia di riscatto e sarà una pedina molto importante nello scacchiere rossonero. Complimenti al Milan“. (Gazzetta dello Sport, 23 Agosto 2007)

Le prime roboanti dichiarazioni…
“Arrivo in una grande squadra, avrò responsabilità adeguate al club perché ci si aspettano cose importanti da me. Cercherò di dare il mio contributo, come sempre, in campo e fuori. Ma sono sicuro che non sarà tanto complicato come qui al Madrid, perché al Milan ti accolgono, l’ambiente ti aiuta, c’è un gruppo positivo. E intorno c’è un rispetto che qui è mancato. La cosa che più di ogni altra mi ha ferito”. (Emerson, 23 Agosto 2007)

Anche se l’allenatore fa capire qualcosa…
Che cosa le ha chiesto Ancelotti? «Niente. E questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere. Mi spiego: l’ allenatore si fida di me, mi conosce bene e sa cosa posso fare. E’ uno che parla poco, con tranquillità, ma quando apre bocca tutti lo ascoltano con attenzione e massimo rispetto. Naturalmente mi dà qualche indicazione, ma poi si affida a me. Non mi dice: “Puma, fai questo. Puma, fai quello”. In fondo lui se ne intende: a centrocampo ha giocato per tantissimi anni...» (Emerson, 15 Settembre 2007)

Milanello Bianco si mette in moto:
«È il colpo che ci aspettavamo. Non siamo in troppi a centrocampo, anzi ora potremo tirare il fiato qualche volta». (Rino Gattuso, qualche giorno dopo l’acquisto).

Non poteva mancare il plauso alla scelta epocale:
Emerson ha compreso i problemi relativi alla nostra fiscalità. In ogni caso la sua scelta ci fa capire quanto volesse venire qui“. (Adriano Galiani, commenta l’acquisto)

Un grande rinforzo…
L’ acquisto di Emerson non deve essere considerato un segnale di sfiducia ai giocatori che già sono qui. Visto che Seedorf gradisce giocare come trequartista avevamo solo cinque opzioni a centrocampo per tre posti. Anche il presidente Berlusconi è soddisfatto, lo ha detto anche ad Ancelotti. Il mercato è finito, adesso siamo al livello delle grandi potenze europee come Barcellona, Real e Inter“. (Adriano Galliani, il giorno dopo l’acquisto).

Lieto fine (con amnesia):
L’A.C. Milan comunica che il calciatore Ferreira Da Rosa Emerson ha chiesto e ottenuto di risolvere con effetto immediato, causa motivi personali, il rapporto con la Società. Nel ringraziarlo per quanto ha dimostrato nel corso dell’esperienza in rossonero, il Milan formula a Emerson i migliori auguri per il futuro (21 Aprile 2009).

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scritto da il 17 marzo 2009 alle 0:37

Avvertimenti

Faremo in modo che l’Inter non parli più del Milan e nessuno dei nostri tesserati parlerà più dell’Inter e del suo allenatore (leggi). Il Milan risponderà coi cannoni alle prossime eventuali uscite del portoghese sulla società Milan” (leggi). Adriano Galliani, 16 marzo ’09

Come riportato da watergate in un post precedente, la dinamica delle dichiarazioni di Mourinho non è riconducibile ad un attacco, ma ad una reazione. E questo nella maggior parte delle polemiche amplificate per poter gettare discredito su uno dei pochi personaggi che ha regalato spunti commerciali interessanti ai giornalai ed agli edicolanti. Categorie che devono restare distinte.

Il 3 marzo ’09, nella conferenza passata alla storia con il titolo “prostitussione intelectuale” Mourinho ha tirato in ballo la mancanza di critica nei confronti di un “Milan che finirà la stagione con sssero tituli e con giocatori che hanno una cultura vincente e tutto ciò di cui una squadra ha bisogno”. L’attacco, anzi, la reazione era ben chiara. Non era al Milan in sé, ma ad un certo modo di fare giornalismo (rectius servilismo, o meglio ancora, mediaservilismo). Certo, si potrebbe obiettare che parlare di Milan e parlare di prostituzione più o meno intellettuale sia la stessa cosa, visto che il Circo Togni Spa fa parte del portafoglio titoli di Silvio Berlusconi insieme a Mediaset, casa chiusa dell’informazione per eccellenza.

Chissà cosa avrà pensato l’antennista, promosso a televenditore dei diritti tv a sconto proprio per le casse del suo padrone (leggi)? La redazione di Ettorino Rognoni si impegna giorno e notte per celare i risultati negativi del Milan, per esaltare Pato, per dimenticarsi di Ronaldinho e delle suoi stravizi, per difendere Milan Lab nonostante gli infortuni e le ricadute, per confermare Ancelotti mentre si offre a Roma, Costa d’Avorio e Real Madrid e questo signore libero venuto dal Portogallo si permette di mandare all’aria un lavoro certosino e ormai consolidato? E’ necessario tornare sui giusti binari. “Faremo in modo che l’Inter non parli più del Milan”. Ma se Mourinho dovesse permettersi di nuovo, “il Milan risponderà con i cannoni“. L’avvertimento è chiaro, quasi cristallino oserei dire.

Quali potrebbero essere i cannoni di cui parla il geometra? La risposta è semplice: aumentare il livello di bombardamento mediatico nei confronti dell’Inter. Amplificare o creare casi ad hoc per avvelenare maggiormente il clima intorno a Zanetti&co. Far inventare la solita notizia infondata da qualche mediaservo con più immaginazione di altri. Giornate di straordinari aspetterebbero Staffelli ed i suoi tapiri (a proposito, ma “qui Milanello a voi Striscia” lo abbiamo sentito l’ultima volta per Borriello e Belen). Imitazioni ancor più unidirezionali (ben fatte, tra l’altro) orchestrate da Ziliani a Guida al Campionato. Verrebbe schierata anche la prima linea composta da Fede, Del Debbio, Brachino, Facci e Belpietro: l’intellighenzia di rete.

Mou è avvisato. Ma la sua battaglia andrà avanti. Non si farà di certo intimidire da chi la dignità (non solo professionale) l’ha messa in vendita qualche lustro fa. A meno che Galliani, visti i trascorsi nel settore dell’edilizia del presidente più titolato (in azioni) al mondo, non decida di assumere Lo Monaco. Il cemento a presa rapida mantiene sempre il suo fascino.

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scritto da il 20 febbraio 2009 alle 0:12

La mano in faccia

Virgilio è uno della Banda Bagaj. Virgilio ha una bambina di sei anni che si chiama Alice e che insieme a tanti altri bambini porta ogni volta allo stadio. Virgilio domenica sera era a San Siro per il derby, insieme alle amiche, amici e bambini del suo Inter Club. Virgilio adesso rischia di restare cieco da un occhio per il resto dei suoi giorni.

Il fatto

BBPoco prima dell’inizio della partita, un grosso striscione esposto dalla curva rossonera ostruisce la visuale degli abbonati dell’Inter nell’anello sottostante. Qualcuno da sotto tenta di danneggiare lo striscione, e dalla curva parte un manipolo che scende nel primo anello blu per vendicare l’affronto. Per ritorsione, un gruppo di ultrà milanisti tenta di impossessarsi dello striscione della Banda Bagaj, che in occasione del derby ha trasferito i suoi iscritti -tra cui donne e bambini- in quel settore. Volano i pugni. Gli steward sono pochi e presi in contropiede: Virgilio e i suoi amici si difendono, e i milanisti non riescono a sottrarre lo striscione. Nella colluttazione Virgilio è colpito da un pugno a un occhio, ed è subito evidente che sia successo qualcosa di grave. Viene trasportato al Fatebenefratelli nel reparto Oftalmico: il pugno –probabilmente con l’ausilio di un tirapugni o di un anello- gli ha letteralmente tagliato l’occhio in due. Viene operato il giorno dopo: il nervo ottico non è stato leso, scongiurando l’asportazione dell’occhio. Ma dopo l’intervento le condizioni restano critiche, al punto che in questa fase lo staff medico non azzarda previsioni sul recupero graduale della vista.

La notizia

La stampa ha riferito il fatto limitandosi a qualche dispaccio ANSA, liquidando la faccenda quasi con un senso di fastidio: la cosa importante era il fallo di mano di Adriano. Esempio eclatante: a pagina 8 della Gazzetta Dello Sport di lunedì 16 febbraio compare un trafiletto sulle coreografie delle curve, che dedica le seguenti quattro (quattro di numero) righe finali all’incidente: “C’è stata pure una rissa tra interisti e milanisti, finita a cazzotti, proprio a causa di alcuni striscioni”. Tutto qui. A caldo, sarà anche difficile capire con chiarezza cosa sta succedendo in un settore dello stadio in subbuglio. Ma nel corso delle ore, quando il tam tam inizia a ricostruire la dinamica dei fatti e le conseguenze per Virgilio, per i media cambia poco: si va avanti con qualche comunicato che accenna a ‘incidenti’ e ‘scazzottate’ tra tifosi, sette dei quali sarebbero finiti all’ospedale, con il più grave che ha riportato la frattura del setto nasale. Ragazzate, insomma.

Poi, ieri fa la comparsa il seguente comunicato: “(ANSA)- MILANO, 18 FEB – Ha riportato gravi lesioni all’occhio uno dei tifosi interisti feriti negli scontri con gli ultras del Milan all’inizio del derby. Lo ha riferito la Digos di Milano in una conferenza stampa sugli arresti di sette supporter rossoneri. Nel complesso i feriti sono sei, tutti tifosi dell’ Inter non appartenenti a gruppi ultrà. Uno di loro ha subito la frattura del setto nasale. La polizia prosegue l’esame dei filmati delle telecamere per identificare altri partecipanti ai tafferugli”. Imbarazzo generale, misto a silenzi infastiditi. Come a dire: vabbè, succede, se la sono voluta, e adesso non andiamo avanti a menarla con queste storie tra teppisti.

In attesa degli sviluppi, non possiamo non sottolineare qualche aspetto sconcertante e vergognoso dell’intera vicenda.

1) In primis, l’assurdità del fatto in sé: un gruppo di ultras che per quattro strappi al bordo di uno striscione troppo largo decidono di ‘vendicarsi’ attaccando fisicamente un gruppo di tifosi notoriamente pacifici e benemeriti come la Banda Bagaj -tra cui donne, ragazze e bambini-, contravvenendo a ogni codice di curva, di ogni provenienza e colore;

2) Il derby a Milano è vissuto da molti anni in un’atmosfera tranquilla, senza scontri e tafferugli tra le fazioni più estreme del tifo: una ‘non belligeranza’ che ha evitato sin qui tensioni e guai, al contrario di quanto si è visto in altre città (ricordate gli appelli contro la ‘genovesizzazione’ del tifo a Milano?). Fatti come quelli del 15 febbraio possono ingenerare una reazione a catena estremamente pericolosa;

3) Il modo in cui la situazione è stata affrontata dagli steward nel settore blu è stato a dir poco imbarazzante: erano in pochi, spaesati e soprattutto non preparati a fronteggiare casi del genere. Si fa un gran parlare di violenza negli stadi e di modello inglese: bene, che i cosiddetti addetti ai lavori (giornalisti ed ‘esperti’ compresi) vadano a farsi una full immersion in Gran Bretagna a constatare preparazione e reali mansioni di polizia e soprattutto stewards. Ma che ci vadano davvero, ad Upton Park o al Den, senza accompagnatori italiani e possibilmente non tra una visita e l’altra alla sala massaggi più vicina;

4) Il modo in cui i media -e soprattutto le TV- si sono occupati frettolosamente della vicenda è stato scandaloso. Che una persona corra il rischio di non vederci più da un occhio è un particolare irrilevante,da riferire in coda e in cinque secondi di orologio. Una affermazione in diretta TV su tutte: “La colpa è dell’Inter: non si possono spostare i propri abbonati nel settore sottostante la curva del Milan in un derby”. Si rimane talmente esterrefatti da non riuscire a rispondere. Si finisce davvero col tacere dall’imbarazzo, ed è proprio quello che vogliono: il silenzio.

BB“Non so come reagirei, al pensiero che i miei bambini vedano una scena del genere allo stadio, e che magari la vittima di tutto questo possa essere loro padre. Non riesco davvero a immaginare la mia reazione”. Me lo ha detto un amico stasera. Penso alla piccola Alice e alla paura che ha provato vedendo il suo papà ridotto in quello stato, e non riesco a immaginarlo nemmeno io, che non ho figli. Mentre il pensiero e tutta la nostra solidarietà vanno a Virgilio, resta una nota di fondo molto simile alla beffa, sfogliando i titoli dei giornali di questi ultimi giorni. “La Mano Sullo Scudetto”, “La Porta In Faccia”, “La Mano E’ Pulita”. Una mano in faccia, appunto.

“Cosa resta di un bel derby?”. Resti tu in un letto d’ospedale, con la paura del giorno in cui ti leveranno le bende.

[Glezos Alberganti su La Settimana Sportiva]

[Qui il comunicato ufficiale della Banda Bagaj]

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scritto da il 19 febbraio 2009 alle 9:53

Perchè noi sì e loro no

Dal 2006 a questa parte, cioé da quando si gioca ad armi pari, l’Inter domina in Italia. Questo dominio è stato talmente eloquente, che per sanarlo, i nostri avversari si sono tributati premi mai visti prima (tipo: campionato morale, la promozione dalla B alla A premiata in campo, il corteo per un pallone d’oro, esplosioni di gioia per Cicinho, una spettacolare presentazione per un prestito), un po’ come quando l’Inter dominava contemporaneamente anche nel mondo e ci si inventava le benedette Coppe delle Alpi. In ogni caso abbiamo assistito a questa tendenza che si può riassumere in una frase: a Milan e Juve – qualunque cosa accada – non va mai male*.

Dopo il Derby dominato dall’Inter, se uno di calcio ne capisce e sa notare le differenze che corrono tra una squadra che passeggia e una che divora il campo con tecnica e corsa, ne abbiamo lette di tutti i tipi, in media cose scritte per tenere buoni i tifosi della Juve e del Milan. Soprattutto di quest’ultimo. Chi ha dimenticato la frase di Galliani una volta preso Ronaldinho? Ora Ancelotti deve vincere lo scudetto. Sventolata così ai quattro venti sapeva di rivalsa.  Qualche mese dopo e 11 punti dietro, ci viene da chiedere ancora una volta: perché noi si e loro no?

Le differenza principali tra Inter e Milan sono societarie. Nel 2006 se Moratti avesse fatto il calcolo che l’Inter non poteva vincere mai per il potere trasversale di Moggi e compagnia, non avrebbe mai rinforzato la squadra. Invece, per essere sicuro di poter vincere e acquisire un reale vantaggio sul campo ha fatto una campagna acquisti mirata, non eccessivamente dispendiosa, ma probabilmente la miglior campagna di calciomercato degli ultimi 10 anni in Italia. Si è assicurato tre difensori esterni, autentica lacuna decennale (Grosso, Maicon, Maxwell), due centrocampisti di esperienza e valore come Dacourt e Vieira e, ovviamente, due attaccanti di spessore: Crespo e Ibrahimovic. C’è da dire che c’erano assai più dubbi sul secondo che sul primo, considerata la stagione deludente appena trascorsa alla Juventus.

Al Milan, al contrario, hanno iniziato a piangere. La Coppa dei Campioni, vinta grazie alla magia dei singoli e a una serie di combinazioni fortunate, nella quale ha giocato una grossa parte l’abitudine a vincere dei rossoneri, ha illuso Galliani, che ha ignorato i 28 punti di distacco effettivi, bollandoli come un episodio momentaneo.

Nell’anno seguente l’Inter ha provato a migliorare la squadra. Ci sono stati gli acquisti di Chivu, Suazo, Rivas e Jimenez. Il calciomercato non è stato perfetto, anzi. Ma inutile dirvi quanto oggi sia importante Chivu, mentre Rivas rimane un discreto back-up. Ciò che conta è che il progetto tecnico è sempre stato evidente. Piccoli ritocchi per migliorare dove si può, senza spezzare l’organizzazione di gioco. Al Milan hanno seguito i sogni. Dopo aver bocciato Oliveira prima ci hanno tentato con Ronaldo, poi è stata la volta di Emerson, infine, dopo l’ennesimo scudetto interista e altri 21 punti di distacco, ecco arrivare Zambrotta, Senderos, Shevchenko e Ronaldinho.

I colpi del Milan sono stati veramente all’insegna del marketing: si è speso molto per un giocatore (anzi due, se consideriamo Pato), mentre si è abbozzato per il resto, tentando prestiti o acquisendo giocatori che avevano già dato. La cosa assurda è che nelle intenzioni di Galliani questo doveva essere l’anno del cambiamento, soprattutto perché non c’era la Champions e i giocatori acquistati sembrava che avessero colmato le classiche lacune difensive. Invece, dopo gli ennesimi acquisti di metà stagione (Mattioni, Silva, Beckham), che avevano fatto dire ad Omini-de che il Milan meritasse quasi un nove e mezzo per i suoi movimenti… ci sono altri 11 punti da calcolare, a 11 partite dalla fine. Campionato aperto? Può darsi. Intanto il divario tecnico sul campo parla di 60 punti di distacco rimediati in nemmeno tre stagioni!

Il raffronto concreto poi sbiadisce se consideriamo che Mourinho, nuovo acquisto azzeccato dalla società, ha imposto un primo svecchiamento della rosa, integrando un ragazzo come Santon e impostando una difesa non più basata su Materazzi e Cordoba – gli anziani – ma su Chivu, Samuel e in seconda battuta Burdisso. Dacourt è stato ceduto, mentre ci sono serie riserve su Crespo e Cruz. I soldi non sono stati spesi benissimo: Mancini e Quaresma sono stati bocciati, ma c’è tempo e modo di recuperarli. Muntari è un acquisto condivisibile. Al contrario, a Febbraio del 2009, il Milan si interroga su una pesante ricostruzione che parte dal cambio dell’allenatore. Ma poi? E’ chiaro che per portare la difesa a livelli accettabili, non basta Thiago Silva, per quanto bravo e di prospettiva. Ma le lacune cominciano a intravedersi anche in altri settori. Tolto Pato l’attacco ha poco da dire, Borriello è sempre out, ma è pur sempre Borriello, un onesto giocatore e niente più. A centrocampo i limiti del trio Pirlo – Seedorf – Ambrosini appaiono oramai evidenti e si tende a ripetere l’errore compiuto in difesa: dar fiducia a giocatori incostanti, bloccati dagli infortuni, che invecchiano e nessuno se ne accorge (Gattuso è del 1978, Ambrosini del 1977, Seedorf del 1976) o tutti fanno finta di nulla.

Sono questi i motivi principali per cui loro non possono e noi si: non è questione di cicli, è questione di cattiva programmazione, di travisamento della realtà, aumentati dalla continua propaganda che si spande dall’ambiente rossonero, abile nell’avvolgere di nebbie un panorama sterile e deserto. Il Milan sta pagando a caro prezzo una gestione che vive ormai di lustrini e paillette, allineata agli umori politici del capo, che considera la sua creatura utile solo in funzione della vittoria e totalmente inutile nel caso contrario. Una società che quando perde si presenta Galliani e quando vince si presenta il Presidente, con una coppa in mano, in una delle tante trasmissioni confezionate dall’astronave madre, dove c’è la valletta di turno, guarda a caso nerazzurra, che si spella per i complimenti. Difficile pensare di vincere, quando – consci delle proprie debolezze – si pensa a tramutare le prossime sconfitte in eventi mediatici, destinati a un pubblico sazio sì di vittorie, ma ritenuto incline a esser preso in giro.

* Puntualmente la Gazzetta di oggi confeziona un altro spuntino mediatico per i milanisti, facendogli credere che il pareggio a Brema (in Coppa Uefa) sia una specie di rivincita per il Derby perso e gli 11 punti di distacco raccimolati. La leggenda dei lobotomizzati prosegue…

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scritto da il 17 febbraio 2009 alle 2:39

“Contrattempi in preparazione”

Ipse dixit, virtuosisti a confronto

Galliani: “Siamo più forti dell’Inter”. Sì, la conosciamo già. E a Natale ci riprenderete.
Galliani: “In una gara secca siamo più forti noi”. Indagato per false comunicazioni sociali.
Galliani: “La differenza con l’Inter? I punti persi con le piccole“. Inter, J**e, Genoa e Roma hanno guadagnato punti contro una grande.
Ancelotti: “Con Beckham lo scudetto sarebbe più facile perchè David ha dato un nuovo impulso sotto il profilo della qualità e dell’entusiasmo”. Usando il condizionale si evitano querele. Galliani prenda nota.
Ancelotti (pre-derby): “Ottimisti per lo scudetto”. Tonino Guerra è il suo ghostwriter.
Ancelotti (post-derby): “Non pensiamo allo scudetto”. All’UniEuro, domenica, c’è il fuori tutto.
Pato (1 – agosto): “Il Milan quest’an­no è fortissimo. Io sono sicuro: vincere­mo il campionato. Non dico arriveremo tra le prime. Dico vinceremo lo scudet­to”. Pato (2 – gennaio): ”Dobbiamo vincere questo scudetto”. Pato (3 – febbraio): “Sono sicuro che possiamo vincere lo scudetto”. Sono sicuro, dobbiamo, possiamo. Il trend non è rassicurante ma sta studiando da futuro Galliani. Ah, ieri sera ha scelto saggiamente la strada del no-comment, anticipando di alcune ore il suo antennista.
Kakà (dopo Napoli ed il famigerato “Comanda il Milan”): “Ha ragione Ancelotti, ora che siamo primi possiamo solo peggiorare”. Anche Ancelotti ha un contatto diretto con Dio.
Kakà: (Beckham, ndl) porterà altra qua­lità al Milan e per vincere questo campiona­to ci vogliono giocatori che mantengano alto il livello della squadra. Come Beckham“. E’ evidente il piano mediatico rossonero: dare la colpa allo Spice Boy per il titolo mancato.
Gazzetta: “Effetto Beckham sul derby: tutto deciso in pochi secondi”. Gli addebitano anche la sconfitta del derby. Se tre indizi fanno una prova…
Kaladze: “Sono contento di essere ritornato dopo un mese di stop (contro l’Irlanda del Trap, ndl), ho fatto tutta la partita, da tempo sto lavorando con la squadra e ora sono a disposizione del mister, poi è lui che fa le scelte. Io sono pronto”. A disposizione del mister…Mourinho.
Ancelotti (luglio ’08) : “Gli infortuni di Nesta e Borriello? Non si tratta di problemi gravi. Sono contrattempi che in una preparazione ci possono stare. (Febbraio ’09) Nesta: operazione alla schiena, tempi di recupero sconosciuti”. Borriello: operazione con sorpresa, stagione finita”. Dalla scoperta della disfunzione tiroidea di Ronaldo quelli di Milan Lab non azzeccano più un ca**o.

Il contrappasso dei mediaservi

Studio Sport bolla (3 volte in 2 servizi) come viziata da un fallo di mani la rete di Adriano anche se Brandi, Alberto Brandi, scrive testualmente: “La linea del designatore è che il primo tocco di Adriano con la testa “sani” la deviazione col braccio” (leggi). Insomma, la teoria dell’intervento prevalente utilizzata per affermare, con la consueta dose di salivazione, che il rigore fischiato da Gervasoni in Inter-Parma 3-2 non fosse da concedere. Dà sempre una sensazione piacevole assistere all’applicazione della legge del contrappasso. Anche se la squadra diretta da Ettorino Rognoni cerca disperatamente di trovare qualche cavillo a cui appigliarsi per stravolgere quello da loro stessi affermato poco più di un anno fa. Il tutto per giustificare una sconfitta di misura del Milan: risultato bugiardo, come il circo dei mediaservi. Per fortuna, a rendere dura la realtà, ci ha pensato il circo vero: il Medrano sul campo.

Il rigore su Stankovic

Grazie a Miss e Watch, ecco i link(s) (video, video) che dimostrano come Ambrosini non tocchi minimamente il pallone nell’intervento su Stankovic. Rigore ed espulsione. Così, per fare un po’ di cronaca, la partita è stata viziata (cit.): eravamo sullo 0-0.

Aggiornamento

“Milan bene, Pato bene, Beckham bene, Kakà bene. Squadra con qualità…undici punti di meno”, José Mourinho (quasi cit.).

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scritto da il 16 febbraio 2009 alle 2:20

Manrovesci (ovvero: una partita nella Fossa dei Coglioni)

Quando alle 15:15 pensavo di aver perso la possibilità di vedere il Derby con Fonz77 e LuisSuarez causa bizze di trenitaglia, ammetto di non essere stato un gran signore con il dipendente che avevo di fronte, ma penso di essere stato pienamente giustificato, se si aspetta una partita dal giorno dell’andata non esiste perderla per una banalità… soprattutto se la partita è LA PARTITA per chi vive e lavora all’ombra della madonnina, dove la rivalità si vive in ufficio, tra gli amici ed i conoscenti per 365 giorni l’anno.

Altro che “partita come tutte le altre”.

Stavolta poi l’occasione era doppia, l’ultima di un degno avversario come Paolo Maldini andava festeggiata a dovere, diciamo con una prestazione della sua difesa in linea con quest’anno, pensavo, certe cose bisogna godersele finchè si ha la possibilità, e una linea formata dal fantasma di Zambrotta, Nonno Maldini, Caccamerd Kalazzo e Fankulosky quando ti ricapita?

Comunque, risolto l’inghippo arrivo a Milano, un rapido passaggio per casa, e via al solito locale, con la compagnia allargata a 6 unità: prima sorpresa della serata, nella saletta destinata siamo i soli 6 interisti al 100%, al nostro lato 2 coppie bbilanisticamente moderate, sulla destra altro tavolo da 4 di gente capitata lì per caso, visto che applaudivano ogni azione pur non essendo giapponesi, ed infine sul lato opposto rispetto al nostro una tavolata di cacciaviti veraci, una sporca dozzina.

Pronti via, si capisce l’aria che tira, ogni nostra azione affonda come burro nei resti del bbilan e dal lato opposto si leva un olezzo, tipo di cacarella, culminata nell’azione in cui Ambrosini leva di un soffio la palla a Stankovic.

Primo miracolo divino realizzato per intercessione di Padre Kakà dalle tribune.

Poi l’etilic bomber, quello che alzava il gomito, si limita ad alzare il polso, e tant’è: scene di giubilo da parte di noi 6, segue replay che evidenzia il tocco in bagher, proteste dei cacciaviti, esultanza maggiore da parte di noi 6; a precisa domanda “ma siete contenti di un gol di mano?” la risposta è “si, avete rubato per 20 anni, ora pagherete TUTTOOOOOO“. Sguardi allibiti, ma ormai ci siamo esposti, le cose possono solo degenerare.

E infatti Fonz intona “Mimimimimì con le mani…“, il sottoscritto “che confusione/sarà perchè tifiamo/un giocatore che segna con la mano…“.

Il “miracle blade nerazzurro – serie 3 PERFETTA” (cit.) continua imperterrito la sua opera di incisione del burro, e di punto in bianco Caccamerd e Pirlonio si dimenticano la coppia balcanica che gli suona sta gran Balalaika: Ibra-Deki, 2-0 e nuova esultanza “AVETE UNA DIFESA DI MERDAAAAAA“.

Adriano si mangia l’inverosimile, e la prendiamo “bene”, ma il Mou proprio non ci ascolta e Julio Ricardo resta a scaldare la panca.

Altri improperi riguardano Caressa e consorte, mentre piano piano i biretrocessi rialzano la cresta e con loro i disperati (l’unico di loro con maglietta dal pessimo abbinamento cromatico sul 2-0 si era rimesso la giacchetta a coprire le sue vergogne, giusto per la cronaca), che vista la malparata si buttano sullo sfottò preventivo “eh, voglio vedere se fate gli splendidi col Manchester” mentre il più coglione inizia ad urlare “SETTEEEE, ve lo dico ora, SETTEEE” al che pacatamente rispondo “no, guarda che sono ancora DUE“.

Poi il fattaccio: Porcellotti manda in campo il campione olimpico di tuffi cinese, Inn Zaah Gyn, per dare profondità alla squadra che va a picco.

Secondo miracolo divino, golletto di Pato (nervosetto anche questa sera, chissà perchè visto che ha ripreso a fare gesti da asilo nido dopo la rete…), il coglione di cui sopra si fa sfuggire un “gli sputerei in faccia a quelli lì“, ottenendo cenni d’approvazione da parte di altri retro-cessi; fortunatamente si limita a dire minchiate facilmente smontabili (“c’era la tv in bianco e nero quando avete vinto la champions” – “si, ma quando siete andati in B era tutto a colori” ed un razzistico  “dategli una banana” riferito a Muntari da me difeso con “tu invece le raccogli col culo“).

Seguono sproloqui in stile cinematografico “io ho visto cose, che voi neanche sognate…“, poi il tuffatore segna in evidente fuorigioco, questi lesi non lo capiscono e SALTANO SUL TAVOLO (!), così quando vedono la bandierina sono ben visibili pure le nostre braccia ad ombrello ed il segno degli occhiali…

Il Mou ci sorprende con la feijolada-reverse, tutti dietro che manco il Trap, e quando entra Burdisso per il Dragone si capisce che c’è solo da guardare il cronometro, e sperare bene dopo aver sprecato così tanti gol… mentre Inn Zaa Gyn sfancula in tutti modi il guardalinee che ha la colpa di vederci bene, ma non riceve alcun cartellino, proprio come mister vasellina ambrosini, che randella a più non posso.

Finalmente, triplice fischio e “TORNATE A CASA A VEDERE BLADE RUNNER” è l’ultimo saluto ai coglionazzi.

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scritto da il 15 febbraio 2009 alle 11:25

E’ l’ora del derby (?)

Niente da fare, non ci si riesce. Arriva il derby, la sfida dell’anno, San Siro esaurito, centinaia di giornalisti accreditati, tutto il mondo che aspetta di sapere, e un povero blogger cerca lo spunto per fare un bel post epico, di quelli da film, di quelli da brividi lungo la schiena. Ma non ci riesce.  Non ci riesce perchè questo derby, diciamocelo, di epico non ha proprio niente.

ObiettivoCi sono i derby che decidono uno scudetto, i derby che entrambe le squadre possono usare per salvare una stagione, c’è stato persino il derby che per la classifica non contava nulla ma che poteva assegnare matematicamente il campionato…ma questo che derby è? E non parlo di “loro”, ovviamente: per loro è un derby fondamentale, una partita da vincere a tutti i costi per restare in qualche modo aggrappati a una pallida speranza di scudetto sperando che poi la Champions, lo spogliatoio, l’Apocalisse…chissà. Ma per noi, dico. Che derby è?

Nella peggiore delle ipotesi ci ritroveremmo con un vantaggio di “soli” 4 punti sulla seconda e 5 sulla terza, con le due sorellastre che devono ancora scornarsi fra loro. Un abisso, in ogni caso. Non abbiamo stagioni da recuperare nè panchine da salvare. Non siamo ad un punto di non ritorno. Non siamo in una situazione da dentro o fuori. Non abbiamo nessun progetto tecnico in discussione. E allora? E allora ecco che il derby diventa una normalissima partita di campionato, da affrontare con la solita concentrazione e la solita tensione, che mette in ballo i soliti tre punti. E niente di più. Ecco cos’è questo derby. Una partita che può ammazzare il Milan e al massimo ferire di striscio l’Inter, lasciandole in bocca lo stesso sapore amaro già provato dopo il Torino, per esempio. Una partita buona al massimo per giocare su qualche sfottò in più nelle prossime 24 ore, e nient’altro. Una partita identica a Inter-Genoa o a Inter-Fiorentina delle prossime settimane.

Una partita, soprattutto, che ne ha ancora tante dopo di sè e tutte che hanno almeno la stessa importanza (o maggiore, addirittura). E allora fuori Maicon se dovesse correre anche un minimo rischio di infortunarsi e con lui fuori tutti quelli che si trovano nella stessa situazione. Pensiamo al futuro, prima che a stasera. Perchè noi abbiamo uno Scudetto da vincere e una Champions in cui cercare di andare il più avanti possibile. Perchè noi non ci giochiamo tutto in una partita. Perchè noi non abbiamo bisogno di una vittoria stasera per dare un senso a una stagione ai limiti del ridicolo. NOI.

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scritto da il 12 febbraio 2009 alle 11:39

Verso il derby: meno 3

A scanso di equivoci, io sono fra quelli che baratterebbero la vittoria nel derby con un’eliminazione dalla Champions piena di recriminazioni (anche ai rigori). Lo so, Moratti ci tiene tanto alla Champions, Mourinho è stato preso proprio per puntare a quell’obiettivo, ma considerando la fallimentare campagna acquisti, il quarto scudetto consecutivo rappresenterebbe un risultato straordinario.

Un derby alla quinta di ritorno non può chiudere i giochi, resterebbero 42 punti da assegnare, ma è chiaro a tutti “quanto” ci si gioca domenica sera. Ci si gioca, innanzitutto, la rivincita sulla pessima partita d’andata, quando il Milan dominò per 70′ minuti, e l’Inter rischiò l’imbarcata prima di lanciarsi in un confuso, improduttivo arrembaggio. Il Milan ci diede una lezione tattica, non dubito che Mourinho abbia studiato alcune contromisure, ma l’incertezza sul risultato di domenica sera dipende da un paio di situazioni in cui eravamo e siamo inferiori.

Penso ai calci piazzati e alle triangolazioni palla a terra al limite dell’area. Pirlo e Seedorf, Beckham e Ronaldinho sono in grado di metterci in grave affanno. Non ho particolari timori circa il recupero di Kakà: lo considero improbabile, e poi abbiamo visto che Kakà e Ronaldinho tendono a elidersi. No, la mia preoccupazione sta nella qualità di palleggio dei rossoneri, tanto più significativa se riuscissero a passare in vantaggio e potessero gestire il contropiede (solo Cordoba ha la velocità per contrastare Pato, e non è detto che Cordoba sia in campo; e se andiamo sotto nel punteggio, temo che Muntari non arrivi al novantesimo).

Dipenderà, innanzitutto, dal ritmo della partita. Sotto ritmo, il Milan è ancora fra le 2-3 squadre più forti del mondo. Nella bagarre, negli strappi e nelle accelerazioni sta la diversa cilindrata fra le due squadre, e l’Inter dovrà farla valere, “picchiano” sui punti deboli dell’avversario. Rientra Kaladze, ma la difesa del Milan non è certo insuperabile. Semmai, è la nostra manovra d’attacco che deve sfuggire alla prevedibilità, approfittando del fatto che Ibra sarà sempre raddoppiato e porterà al largo 2-3 difensori avversari.

Fra le varie decisioni che Mourinho è chiamato a prendere (Santon o Chivu? Cordoba o Materazzi, accanto a Samuel?), credo che la più delicata sia quella del partner da affiancare a Ibra. Sembra scontato il rientro di Adriano, qualcuno ipotizza la riproposizione dell’Albero di Natale visto a Lecce, ma io spero venga data un’occasione a Cruz, l’unico attaccante in grado di aprire spazi e sostenere il centrocampo. Con Cruz in campo, credo che Stankovic potrebbe incidere come un coltello nel burro.

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