scritto da il 25 gennaio 2010 alle 22:56

Torna la rubrica “Trova le differenze”

PRIMA: al momento delle foto di rito delle formazioni.

Dai ragazzi, l’amore trionfa sempre, vinciamo facile!

DOPO: Minuto 17º del secondo tempo.

L’Inter sfiora il raddoppio, ma il palo si oppone. Milito in contropiede serve in modo splendido Pandev che svacalca con un tocco Dida, ma la palla colpisce il palo.

Jesus, speriamo non finisca come all’andata…

Immagini da Internet.

scritto da il 25 gennaio 2010 alle 9:50

PIU’ AMORE DI COSI’

La degna conclusione della settimana dell’amore non poteva che essere questa: settantamila tifosi allo stadio, milioni a casa, nei bar, nelle grotte, ovunque, a godere come degli assatanati. A veder realizzati i propri sogni, a spellarsi le mani per una squadra capace di andare oltre ogni più rosea previsione, oltre ogni immaginazione.

Ieri sera abbiamo goduto di una partita che di solito si gioca solo nelle teste di noi tifosi, una fantasia che, se raccontata prima, non sarebbe sembrata tanto più realistica di un 5-0 con tripletta di Muntari e sinistro di Julio Cesar su punizione. Abbiamo assistito a qualcosa di epico, di mai visto: uno spettacolo che solo questa squadra, con questo allenatore, può offrire, oltretutto nel derby, nella partita più importante del campionato. Un sogno, semplicemente. Il derby che speri di vincere da quando ti sei ammalato di Inter da piccolo, la partita che aspetti da una vita. Che non è il 4-0 dell’andata, perché è stato tutto troppo semplice.

Diciamocela tutta, se non si patisce, se non si soffre, si gode la metà. E ieri abbiamo avuto tutto, il piatto completo, ci porti tutto il menu grazie, vogliamo abbuffarci.

Abbiamo avuto il dominio incontrastato dei primi 25 minuti, la sofferenza successiva (dovuta più all’idea di essere in inferiorità numerica che ai pericoli portati dal Milan), il tiro che poteva chiudere i giochi finito sul palo e poi, subito dopo, un altro tiro, dello stesso, splendido giocatore, che i giochi li ha chiusi per davvero. Evidentemente non ci bastava, e ci siamo presi pure un rigore parato proprio a lui, all’alfiere dell’amore, all’orsacchiotto coccolone, scomparso nella serata in cui avrebbe dovuto girare per il campo con le alette e l’arco, dispensando passione con i suoi dardi. Ci siamo presi tutto, il jackpot di anni di frustrazioni e sofferenze, di ingiustizie ed inculate. La macchina ha cominciato a suonare ed abbiamo riscosso, e le monetine non la smettevano più di cadere, un’orgia di monetine, da non sapere più dove metterle.

Non abbiamo guadagnato solo tre punti, abbiamo buttato un macigno su questo campionato, dato una (ulteriore) botta che i milanisti difficilmente riusciranno ad assorbire. Partite come questa fanno scattare una cosa all’interno di una squadra: la consapevolezza di poter arrivare ovunque. E’ questo il bonus che ci siamo portati a casa, il surplus di questa indimenticabile serata.

Sono orgoglioso di tifare per una squadra vera, capace di essere più forte di tutto e di tutti, di non chinare il capo di fronte a nessuna avversità. Una squadra che non c’entra niente con questo campionato, con questi avversari, con questo sistema. Con calendari accomodati, rigori come se piovesse, saltelli, ululati, innamoramenti e pagliacciate varie.

Noi. Non. Siamo. Quella. Roba. Là.

Siamo l’Inter, una delle poche squadre al mondo per le quali vale veramente la pena di tifare.

Terminata una delle mie rarissime riflessioni pseudo-serie, vorrei passare ai ringraziamenti:

  • un ringraziamento particolare alla squadra dell’amore, che non si è smentita portandoci a vette orgasmiche che non credevamo essere di questo mondo;
  • un ringraziamento particolare a Rocchi, l’unico milanista in grado di fermare Sneijder;
  • un ringraziamento particolare a Fabrizio Bocca, che col suo “Anti-Inter? No, cercasi Anti-Milanha messo in guardia tutti noi, chiarendo una volta per tutte chi è che comanda in Italia;
  • un ringraziamento particolare agli applausi polemici, gesti di cui i tesserati interisti farebbero meglio a non abusare;
  • un ringraziamento particolare ad Ivan Zazzaroni, ed al “Mourinho è da un anno che non ne azzecca una” con cui mi ha deliziato durante la puntata di Dribbling di sabato;
  • un ringraziamento particolare a Beppe, Dinho, Janku, Dida e ai piccoli Abate&Antonini, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile;
  • un ringraziamento particolare a Gattuso, che per il secondo (oddio, forse per il ventesimo) derby di fila è riuscito a non toccare il pallone, finendo negli spogliatoi un’ora prima della fine della partita;
  • un ringraziamento particolare a Galliani, il milanista che ha mostrato il maggior impegno in questa settimana.
E, infine, un ringraziamento particolare (e questo per davvero) a Mourinho, mai come ieri sera uno di noi, Zanetti, l’unico calciatore in grado di giocare la miglior partita della sua carriera a 36 anni, e a tutti gli altri, a Milito, a Pandev, a Julio Cesar, a Materazzi con la maschera di Silvio, pure ad Arnautovic e Mancini, massì, grazie anche ai cani e ai porci, grazie a tutti perché, con una partita di calcio, mi avete reso davvero felice per una nottata, magari anche per più di una.
Non saremo la squadra dell'amore, ma facciamo del gran sesso

Non saremo la squadra dell'amore, ma facciamo del gran sesso

scritto da il 25 gennaio 2010 alle 2:02

Una sola grande firma

Josè Mourinho derby

scritto da il 24 gennaio 2010 alle 22:50

Dopo una vittoria si può dire?

Gianluca Rocchi, della sezione di Firenze

BUFFONE!

scritto da il 23 gennaio 2010 alle 15:24

Derby: Stankovic out.

Ed alla fine arrivarono le convocazioni: tutti recuperati tranne Stankovic (ed ovviamente gli assenti già noti, Eto’o, Chivu e Khrin).

Pare scontato il modulo che adotteremo, ovvero il collaudato rombo, con Sneijder trequartista e Zanetti, Cambiasso, Muntari e Motta a contendersi gli altri tre posti a centrocampo (probabile in particolare una staffetta tra l’italo-brasiliano ed il ghanese); in difesa Maicon-Lucio-Samuel, con il ruolo di terzino sinistro in dubbio tra Santon, Cordoba e Muntari, in attacco sicuro Milito, meno chiaro chi lo affiancherà dall’inizio tra Balotelli e Pandev.

I nostri avversari si schiereranno con il modulo che li ha rilanciati, il 4-3-3 atipico in cui un occhio di riguardo va riservato ai tre davanti, Ronaldinho-Borriello-Beckham, trio che ha fatto a pezzi le difese incontrate nelle ultime giornate; il centrocampo è probabilmente il loro attuale tallone d’achille, si affida alla forza fisica (ormai calante) di Gattuso ed al sacrificio di Ambrosini, mentre Pirlo si limita a poche illuminazioni per partita. L’importante è non rimanerne accecati, sennò anche quelle poche, possono far male. Rispetto all’andata il vero salto di qualità è stato fatto in difesa, dove affianco a Nesta e Thiago Silva hanno trovato continuità Abate ed Antonini (detto il non-giovane), purtroppo Kaladze e Jankulowsky sono solo un ricordo…

Che dire, ce la giochiamo, sulla carta non abbiamo proprio nulla in meno rispetto a questo milan, ma le partite non si giocano sulla carta, ci sta sempre la botta di culo, la svista arbitrale… davvero, non ha senso perdersi in troppe previsioni, il bello del calcio è anche la sua imprevedibilità.

Ed a proposito di sviste e casualità, dal brasile Adriano, probabilmente dopo una bella serata alcolica, ha rilasciato delle dichiarazioni senza senso a calciomercato.com in riferimento all’episodio chiave del derby di ritorno dell’anno scorso:

Ci sveli l’arcano? Era fallo di mano o no?
“Volevo colpire di testa, ma mancai la palla ed allora provai ad aiutarmi con la mano . Non è stato un gesto molto plateale, e l’arbitro ha optato per l’involontarietà. Era fallo, ma mi è andata bene . Era una rete importante sia per me che per la squadra”

Ora, ciò basta a qualche gonzo per riaprire sui forum interminabili discussioni sul potere dell’Inter, gli arbitraggi a favore, ed altre scemenze di sorta, peccatoche questa “ricostruzione” dell’acolista ex attaccante nerazzurro cozzi con una cosa molto semplice: la realtà.

Basta riguardare l’episodio infatti per notare subito che NON mancò la palla, la colpì anche se decisamente male e la palla carambolò sul suo braccio già largo.

Poi, se Adriano vuole dire qualcosa di più complesso, cioè che in una frazione di secondo si è reso conto che non l’avrebbe girata in rete e quindi l’ha colpita così male apposta per fare sponda sul braccio, allora gli chiedo scusa. Ho sempre pensato che fosse un deficente, invece era proprio un genio del male.

Va bene così.

scritto da il 18 gennaio 2010 alle 0:18

La squadra dell’amore

San Francisco, giugno 1967;  Milano, gennaio 2010. Due città diverse,  due realtà diverse, due periodi diversi. Ad unirle, un unico, grande, potentissimo filo conduttore: l’esplosione dell’amore.

In quell’estate di quarantadue anni fa, la zona di Haight-Ashbury si riempì di circa 100.000 giovani, che passarono le loro giornate facendo sesso, sperimentando ogni tipo di droghe ed ascoltando la miglior musica di tutti i tempi. Oggi, in un mondo impoverito, svuotato di quei valori di pace e fratellanza che avevano animato lo spirito dei ragazzi di San Francisco, una scintilla, inattesa ed improvvisa, è scattata a Milano, nello stadio Meazza. “Forse non tutto è perduto”, ha pensato chi, nella giornata di domenica, ha assistito alla straordinaria ondata di amore che si è sollevata dal prato dello stadio milanese.

“And here’s to you, Mrs. Robinson, Jesus loves you more than you will know..Wo, wo, wo”, cantavano Simon&Garfunkel sul palco del Monterey Pop Festival. “Cassu che legnata!”, pensava Ronaldinho dopo lo splendido gol del 4-0, quello che ha dato il là al proliferare della passione. Due modi diversi di giungere allo stesso risultato: al concerto ci si abbracciava e si cantava, a San Siro, con gli occhi colmi di lacrime di gratitudine, i tifosi scandivano i nomi dei loro beniamini, mentre i giocatori si scambiavano ripetuti attestati di ammirazione e di affetto reciproco.

Borriello (andando incontro a Ronaldinho): “Permettimi di abbracciarti, o incommensurabile campione”

Ronaldinho: “Per me è un onore essere accolto dalle tue braccia d’acciaio, insaziabile cannoniere. Sai bene quanta stima io nutra nei tuoi confronti, come calciatore ma soprattutto come uomo”

Beckham (unendosi all’abbraccio): “Vi sono grato per avermi accolto come un fratello, confermando le voci che mi erano giunte a proposito della bontà di questo ambiente. Grazie soprattutto a te, funambolico brasiliano, per illuminare le mie giornate con la tua contagiosa allegria”

Ronaldinho: “Essere apprezzato da un uomo della tua classe e beltà mi fa sentire orgoglioso del lavoro che sto facendo, e mi stimola ad impegnarmi sempre di più per aiutare i miei compagni a tagliare i traguardi che meritano”

Leonardo (spuntando da dietro con le braccia spalancate, pronto ad accogliere i suoi ragazzi in un caloroso abbraccio): “Per me è un onore poter dirigere un complesso di uomini della vostra caratura, e il calore col quale state ricambiando il mio affetto mi fa pensare che anche voi abbiate una notevole stima nei miei confronti. Su, presto, tornate a giocare: abbiamo di fronte un avversario coraggioso che merita rispetto, e dovremo tenere alta l’attenzione fino all’ultimo istante di gioco”

Tutti in coro: “Sarà fatto, Mister!”

Il pubblico dell'amore, insieme a squadra e dirigenti.

E così, dopo il triplo fischio finale dell’arbitro, San Siro o, più precisamente, l’intero popolo rossonero si è unito in un unico, grande abbraccio collettivo. Si esulta nelle case, nei ristoranti, nelle strade, ovunque: migliaia di tifosi rossoneri, dopo aver saputo il risultato dalla radio, sono scesi danzando dalle loro auto per festeggiare contagiando gli altri automobilisti ed i passanti, compresi quelli di fede avversa. Tutte le coppie del Paese sono state improvvisamente colte dal desiderio di concepire un figlio e si sono unite all’aperto, con un vasto pubblico intorno a fare il tifo. La crisi economica è stata sconfitta, ed ogni famiglia ha trovato davanti al proprio portone una busta gonfia di danaro ed una cesta piena di abbondanze, mentre fuori l’inverno è finito di colpo, i prati sono rifioriti e sugli alberi sono spuntati frutti da 15 chili, come nelle fiabe quando ci si libera dal maligno.

L’amore ha trionfato, come nel 1967, ed è tutto merito della splendida armata rossonera. Di fronte ad una simile ondata di bellezza, viene da chiedersi se davvero ci meritiamo, tra non più di una settimana, di condividere il campo con degli eroi del genere.

Noi speriamo di sì: ora bisogna vedere se a loro andrà, o se sarà il caso di spostare la gara in un giorno più consono. In tal caso, ci adegueremmo rispettosamente.

scritto da il 16 gennaio 2010 alle 12:16

L’ultima maschera

Venghino siori venghino!

Il limite della vergogna è stato finalmente superato, l’ultima maschera è finalmente caduta: l’AC Milan dispone a proprio piacimento dei calendari delle competizioni ufficiali nazionali, l’AC Milan scrive e risponde in nome e per conto della Lega Calcio. Nessuna maschera, nessuna vergogna: la Lega è casa nostra e ci facciamo un po’ quel che ci pare.

I fatti – I fatti ci parlano di un calendario stravolto. Milan-Udinese, quarti di Coppa Italia, era in programma per il 20 gennaio. Poi il 24 il derby di campionato, il 27 Fiorentina-Milan (recupero della diciassettesima giornata) e il 28 Inter-Juventus, quarti di Coppa Italia. A seguito della richiesta del Milan di rinviare la sfida dell’Udinese, invece, si giocherà prima il derby (confermato, bontà loro, al 24), poi il 27 Milan-Udinese, il 28 Inter-Juventus e il 24 febbraio Fiorentina-Milan.

Belgrado

Belgrado

Le motivazioni - Già, le motivazioni. Qui siamo alla parte comica: motivazioni non ce ne sono. Le motivazioni sono che il Milan non voleva arrivare stanco (?) al derby. Perchè evidentemente avendo una rosa inadeguata non è in grado di giocare due partite in cinque giorni. Il Milan non può arrivare stanco al derby, il Milan non ha una rosa adatta a sostenere tre competizioni, il Milan ha sbagliato la preparazione: spostiamo le partite. Le motivazioni sono che il Milan non vuole giocare contro l’Udinese. Le motivazioni sono che al Milan non sta bene la data del 20 gennaio.  Le motivazioni, per quel che ne sappiamo, sono che il 20 gennaio Galliani ha la cresima del figlio, o ha un torneo alla playstation, o vuole solo andare a letto presto. Motivazioni insulse o addirittura inesistenti, sicuramente non tali da giustificare uno stravolgimento ad hoc del calendario.

Ma le motivazioni, evidentemente, stanno nel considerare la Lega Calcio come una sede distaccata di via Turati. Il Milan chiede, la Lega risponde. Galliani ordina, Beretta esegue. Senza giustificazione alcuna.

Le conseguenze - E se prima eravamo nel comico, adesso scadiamo nel tragico.

Conseguenza numero uno: lo stadio Giuseppe Meazza di Milano ospiterà due partite, Milan-Udinese e Inter-Juventus, nel giro di 24 ore: cosa mai successa prima nella storia del calcio professionistico italiano. Due partite in 24 ore distruggerebbero qualsiasi manto erboso. A questo aggiungiamo che il manto erboso in questione è quello del Meazza, notoriamente non un gioiello da questo punto di vista. E aggiungiamo anche che il “trauma” per il campo si verifica alla fine di gennaio, periodo nel quale le temperature e le condizioni climatiche non aiutano certo il recupero del campo.

Marsiglia

Marsiglia

Conseguenza numero due: ad una specifica richiesta dell’Inter alla Lega Calcio, portata attraverso le parole dell’ad Paolillo, arriva una risposta attraverso un comunicato ufficiale…dell’AC Milan! Un comunicato semplicemente scandaloso per forma e sostanza. Per forma: perchè la richiesta -ufficiale- di Paolillo era rivolta alla Lega Calcio. A che titolo risponde l’AC Milan? Con quale autorità? Con quale capacità decisionale? Con quale riconoscimento di “controparte” per la questione in gioco? Per sostanza: perchè il contenuto del comunicato è inaccettabile. Vergognosamente ironico in alcune sue parti, scandalosamente arrogante in altre. Propongono il sorteggio, loro. Fanno anche la parte di quelli aperti ad ogni soluzione e di quelli che si prodigano per trovare un accordo. Prima giocano sporco, sistemando le cose come meglio gli aggrada -e, ripeto, senza motivazione alcuna-…e poi pretendono che gli sia detto anche grazie, magari, perchè loro “sono disposti al sorteggio”. L’arroganza smascherata. L’ultimo velo di Vergogna che cade, mostrando al mondo ciò che nascondeva. Noi abbiamo deciso così: adeguatevi.

L’AC Milan ha disposto per tre volte il rinvio della partita di campionato Fiorentina-Milan. L’AC Milan ha disposto il rinvio immotivato di Milan-Udinese. E chissà cos’altro ancora. E tutto questo non attraverso “oscure manovre di Palazzo”, ma attraverso comunicati ufficiali. L’AC Milan risponde di queste decisioni in nome e per conto della Lega Calcio che, in tutto questo, resta colpevolmente e assurdamente in silenzio, rispettando scelte, decisioni e risposte messe in atto dall’AC Milan.

Tutto il resto

Tutto il resto

Conseguenza numero tre: la creazione di un precedente pericolosissimo. Perchè quello che sta succedendo in questi giorni può significare solo due cose: o l’AC Milan può disporre a piacimento dei calendari e aggiustarseli come meglio crede in funzione di carichi di preparazione, lista infortunati o altre contingenze -cosa evidentemente inaccettabile in una Lega di (presunti) professionisti- oppure, in alternativa, da oggi qualsiasi squadra ha il diritto di chiedere il rinvio immotivato di una partita. E di ottenerlo: neanche compatibilmente con i calendari, ma indipendentemente da essi. Sì, perchè i calendari non erano affatto compatibili con questa decisione: sono stati forzati, sono stati deformati, sono stati adattati. Sono stati portati al punto da far giocare due partite nello stesso stadio a 24 ore di distanza. Sono stati portati al punto da “regalare” un turno infrasettimanale a due squadre impegnate in quei giorni in Champions League: il che suona quantomeno bizzarro, in un periodo nel quale si parla di prendere provvedimenti (l’anticipo al venerdì) per facilitare il cammino delle italiane in Europa.

Ebbene, l’AC Milan può tutto questo. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno che se Adriano Galliani vuole bere una tazza di the con gli amici, le partite del campionato si adattano di conseguenza. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno chi è che prende le decisioni in nome e per conto della Lega Calcio. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno che se vogliono rivolgere una domanda alla Lega Calcio italiana, devono sentirsi rispondere dall’AC Milan. Rappresentante ufficiale e tutore legale di una istituzione mai caduta così in basso.

Il Bari – Confermato il 4-2-3-1 con gli unici dubbi nell’undici titolare fra Santon (non ancora al 100%) e Cordoba in difesa e fra Cambiasso e Muntari a centrocampo (nessuno dei due ha i 90′ nelle gambe, prevista una staffetta). Il calcio d’inizio è previsto per le 20.45 di stasera allo stadio San Nicola, a meno che l’AC Milan non abbia qualcosa in contrario.

scritto da il 12 gennaio 2010 alle 9:33

Congasman, un modello da imitare

Ricordate tutti le disavventure di Adriano nelle sue notti milanesi, vero? Ricordate tutti le sue deprecabili abitudini, le ore piccole fatte in discoteca fra feste e “amiche”? Ricordate come  tutto questo veniva -giustamente- stigmatizzato dai giornali di tutta Italia?

Ronaldinho sambaMa sì che lo ricordate…Adriano era quello che sta in disco fino all’alba e fa arrabbiare Mourinho, che lo aspetta al varco per “avere una spiegazione sulla notte brava” e vederlo svolgere “un allenamento convincente” perchè no -che diamine- un professionista non si comporta così. Adriano era quello irrecuperabile e recidivo, perchè errare è umano ma perseverare è diabolico, e non solo frequentava postacci che non si addicevano a un professionista, ma vi teneva anche un “atteggiamento molesto” veramente riprovevole. Adriano era quello che se arrivava tardi a un allenamento di martedì, era perchè la domenica aveva tirato mattina in discoteca, perchè lui “proprio non riesce a fare a meno della disco”. Adriano era quello che faceva notizia anche se in discoteca ci andava mentre era in vacanza, anche quando era a migliaia di chilometri da Milano perchè, diavolo, “era senza la sua fidanzata”! E poi il concetto di fondo era sempre lo stesso: è un calciatore, un atleta, dovrebbe fare una vita casta e morigerata, senza stravizi. E invece guardatelo, questo ubriacone vizioso: sempre in discoteca, sempre a far casino. Ma dico, vi sembra un atteggiamento consono? Adriano era quello che faceva le “ore piccole in discoteca” e anche quando andava in gruppo era “il più tiratardi”. E anche quando era in gruppo gli articoli erano tutti per lui, perchè il suo amico lì poteva starci perchè tanto doveva stare fermo per due giorni. Guai a far notare il diverso trattamento dei due, all’epoca: il Gaucho era infortunato, il Gaucho aveva il permesso della società, il Gaucho era solo un ragazzo che voleva divertirsi…mica come quel cocainomane alcoolizzato vizioso, che senza discoteca non sa stare e senza importunare la gente neppure!

I motivi di queste rimembranze in libertà, vi starete chiedendo. Già. I motivi sono una “notte di festa a ritmo di samba”, passata a suonare “strumenti per cui nutre una vecchia passione”. I motivi sono “Pallone, samba e allegria. Calciatore di professione, percussionista festaiolo part-time. In campo come in discoteca sotto i riflettori c’è sempre lui”, che “quando inizia a ballare mette a segno la doppietta decisiva, poi non si ferma più” e “si ferma soltanto a tarda notte. Perchè per lui il calcio è samba e il samba è allegria”. E mi fermo qui solo perchè mi rendo conto che, continuando, finirei per riportare l’intero articolo. Un pezzo vergognoso, che non solo non condanna la “notte brava” di uno che “senza disco non può stare”, che non solo erra ma persevera, e che non è chiamato a nessun “allenamento convincente”, no…non solo non la condanna, ma la esalta. Lui non molla la squadra senza salire sul pullman che lo riporta a Milano (quante volte l’avete letta questa?), no: lui “saluta tutti e si infila nel risorante brasiliano” in allegria, dove brinda, si diverte e tutti vogliono una foto con lui. E lui gliela concederebbe anche però, perdindirindina, è tardi, deve andare via. A letto presto? “Nemmeno per idea”! Deve andare in discoteca! Insomma: è un uomo anche lui! Avrà diritto a divertirsi ogni tanto, no?

“Nemmeno per idea”, capito? Nemmeno per idea. In disco aspettano tutti lui (sì, perchè Adriano era uno squallido “habituè”, ora invece “aspettano tutti lui”), si diverte con una bionda innamorata (mica una zoccola, come quelle che frequentava Adriano) e, arrivata mattina, e solo quando si spegne la musica, lui va via. Fra gli applausi del pubblico ovviamente, che gli riserva un’ovazione.

Nessuna condanna, nessuna stigmatizzazione, nessuna promessa di non farlo più. Nessun addio, anzi: un gran bell’arrivederci. “Perchè domani è un altro samba”.

Mica come quello lì, che stava sempre in discoteca.

Venghino siori venghino, lo spettacolo dei giornalisti senza dignità va in onda senza sosta.

Venghino siori…

scritto da il 11 gennaio 2010 alle 14:51

Seggiolini (e non solo) in fiamme

Nella 19esima di Serie A, riflettori puntati sul der-B (cit.) d’Italia: in campo Juventus e Milan. Ferrara, dopo mesi di strambi tentativi, dimostra finalmente di aver trovato l’assetto vincente: 4-4-1-1 alla Mondonico, con Brazzo a far male sull’out di destra, Diego centravanti-ombra e Felipe Melo mediano-eclissi. In porta Manninger, il terzo pilota della Sauber. Dall’altra parte, Leonardo trema.

Inizia la gara, e sono subito emozioni: è Diego a prendere in mano la Juve, con un paio di ciabattate che scaldano il pubblico. Dopo mezz’ora di schermaglie da omaccioni, spazio alle belle arti: Cannavaro e Melo, appostati sul palo, improvvisano un passo di cancan, e poco importa se nel frattempo la sfera sfila loro vicino finendo sui piedi di Nesta, che segna: il vile pallone non può certo porre freni all’arte.

Felipe, almeno lui un suo pubblico ce l'aveva

Felipe, almeno lui un suo pubblico ce l'aveva

La reazione della Juve al gol subìto è furiosa, e si concretizza in un lungo rinvio di Manninger che supera di un bel po’ la metà campo. Felipe Melo, sempre più beniamino del pubblico, dimostra di essere effettivamente rinato: viene da chiedersi che razza di stronzo debba essere stato nella vita precedente, per meritarsi una reincarnazione del genere. Diego, nel frattempo, tira fuori tutta la sua personalità e maschera un rutto, scusandosi con Antonini che passava di lì.

Nella ripresa, la Juve non sembra in grado di rimontare. Il pubblico bianconero, trasudante competenza, individua l’uomo che cambierà la partita ed inizia a scandire il suo nome. Quando Del Piero si toglie la tuta, dagli spalti si leva un grido di giubilo, saltano i tappi, ci si abbraccia e si fa all’amore. Per sbloccare una gara che ormai va avanti per inerzia, ci vuole lui, ci vuole Alex. E’ lui che darà la scossa, come le vallette di Carlo Conti all’Eredità.

Col suo ingresso, viene finalmente ricomposta la coppia Del Piero-Diego, una delle più temute del calcio moderno insieme a Ronaldo e Vieri, Romario e Bebeto, Vialli e Mancini e Felipe e Melo. Pochi minuti dopo, Ferrara decide di esagerare, e mette dentro Ashton Kutcher per un Poulsen che è comunque piaciuto molto.

I cambi danno gli effetti sperati: Ronaldinho, su angolo di Pirlo, spizza il pallone che viene messo dentro da un reattivo Ashton, ben appostato a centro area. Per quella strana regola secondo la quale gli autogol, quando c’è di mezzo Ronaldinho, non esistono, il gol viene assegnato al brasiliano, che festeggia giustamente la prodezza. La Juve accusa il colpo, ma fortunatamente c’è Del Piero a tener su la baracca: con l’ennesima scimmiottata di Juninho dai 45 metri, il capitano suona la carica.

Leonardo, non pago del doppio vantaggio, butta nella mischia Huntelaar, lo Stevanovic dei poveri. Intanto sugli spalti i tifosi bianconeri, stanchi di vivere, si sfogano dando fuoco a una decina di seggiolini e manifestano la volontà di sacrificare Diego al Dio Sole.  Oltre ai seggiolini, vengono accesi anche un paio di chili di fumogeni, che riempiono il campo di una densa nebbia risparmiando al pubblico, se non altro, la visione degli ultimi tragici minuti. Della ridotta visibilità approfitta Ronaldinho, che segna e comincia a festeggiare da solo, visto che i compagni non ci capiscono un cazzo e brancolano per il campo in cerca di qualcuno da abbracciare.

Finisce dunque 3-0 per il Milan. Nella Juventus, che completa l’aggancio al Napoli, delude Amauri, che comunque dimostra di avere qualche potenzialità: se capovolto ed imbottito di detergente, potrebbe dire la sua anche contro lo sporco più ostinato. Il ritorno di Bettega ha restituito convinzione ai giocatori, che ora sono assolutamente convinti di poter arrivare dodicesimi.

Il Milan, con questa vittoria, dimostra la sua netta superiorità nei confronti dell’Inter e si porta in vantaggio nella fantaclassifica avulsa rispetto agli scontri con la Juventus. Dopo questo roboante trionfo, il fiato dei rossoneri sul collo comincia a farsi pesante.

Mettiamoci in salvo.

scritto da il 8 gennaio 2010 alle 11:55

Il der-B d’Italia

Adriano Galliani

Ti siamo vicini, Adriano

Ci risiamo: l’ha fatto di nuovo. Come ormai divertente abitudine prima di ogni Juventus-Milan, ecco puntuali le parole del geom. Adriano Galliani: “E’ Juve-Milan il vero derby d’Italia” condito, per non farsi mancare nulla, dalla solita favola sul club più titolato al mondo che ormai anche SportMediaset ha vergogna a riportare. Brutta storia i complessi di inferiorità.

Che poi, dico: sono anni che va avanti con questo ritornello. Solo lui e i suoi adepti, solo prima degli scontri con la Juventus. In un qualsiasi altro periodo dell’anno, provate a chiedere a una qualsiasi persona che cos’è il derby d’Italia. Non ne troverete uno che vi risponderà “Juventus-Milan”. Al limite qualcuno citerà la “polemica” (fra chi, poi? Per far polemica bisogna essere almeno in due), ma più per dovere di tifo che per altro.

I derby sono storie di scontri veri, di rivalità, di sangue negli occhi, di voglia di vincere a tutti i costi…cosa c’entra Juventus-Milan con tutto questo? E’ sicuramente una partita particolare, una partita ricca di fascino, una partita a suo modo storica (si è disputata in tutti i campionati della storia…in tutti tranne tre, ovviamente), ma la rivalità è un’altra cosa. Juventus-Milan è una partita tra amici, tra ragazzi che quando d’estate non hanno niente da fare si organizzano per tirare due calci a un pallone e poi andare a bere una bella birra insieme, tra persone riconoscenti che quando devono fare un favore a un amico non si tirano indietro (vero, signor Pieri?), tra persone disponibili che quando hanno bisogno non esitano ad aiutare l’un l’altro. Come si fa a chiamare derby quella che, piuttosto, somiglia a una scampagnata in famiglia, a un pic-nic al lago con gli amici?

L'accesa rivalità che caratterizza "il vero derby d'Italia"

L'accesa rivalità che caratterizza "il vero derby d'Italia"

E ancora, perchè tutta questa insistenza? Perchè tutto questo ridicolo sottolineare un qualcosa che non esiste? Perchè usare l’ennesima scusa per ripetere per la milionesima volta che “noi siamo il club più titolato al mondo”? Spero davvero di sbagliarmi, ma in questo punto d’onore che si fa il geometra ci vedo tanto la voglia -la necessità, quasi patologica- di buttarne lì un’altra per provare a mettersi sopra all’Inter. Come “lo scudetto mettilo nel culo”, come “voi vincete il campionato ma noi siamo il club più titolato al mondo”, come “voi siete primi ma noi un anno fa eravamo campioni del mondo per club”, come “noi siamo la squadra con più palloni d’oro”.

I complessi di inferiorità in età adulta, secondo Adler, sono strettamente correlati alla condizione di bambino viziato o trascurato. O meglio prima viziato, da un Presidente che lo ha fatto sentire importante come mai era stato nella sua storia, e poi trascurato dal Presidente stesso e da tutto il resto del mondo del calcio, che lo vede come un bimbo abbandonato al suo destino, mai cresciuto e con l’impossibilità di diventare grande. Per superare il complesso bisogna determinare come si è formata questa sensazione e poi smascherare i falsi obiettivi a cui il paziente tende e sostituirli con mete esistenziali più idonee. Focalizzare l’attenzione sull’abbandono subito da parte del Presidente e superarlo, per portare il paziente stesso a smascherare i castelli di carte che si è costruito (dal “club più titolato al mondo” in giù) e permettergli quindi di affrontare la sua vera situazione, di guardare in faccia la realtà senza manie di grandezza e sogni di gloria: questa la strada per una completa guarigione.

Il problema, però, è che a noi il geometra e i suoi adepti piacciono così. Noi, si sa, siamo dei bastardi senza cuore. Ipocriti, scorretti, razzisti e provocatori. E allora non muoveremo un dito per aiutare il geometra e i suoi seguaci ad uscire da questa brutta situazione. Anzi, rilanciamo: hai perfettamente ragione, Adriano. Juventus-Milan è il vero derby d’Italia. Perchè a noi di avversari al nostro livello non ne sono rimasti. Il nostro unico derby potrebbe essere ad Appiano fra Inter A e Inter B se non fosse che l’Inter, si sa, con la B non ha niente a che fare.

Affrontatevi, scornatevi, fatevi le vostre solite riverenze e lasciate punti sul campo, dunque.

Buon der-B a tutti!