scritto da il 12 marzo 2009 alle 2:08

Dall’11 marzo 2008 all’11 marzo 2010

E’ passato esattamente un anno dall’11 marzo del 2008, quando eliminati dal Liverpool, Mancini dichiarò che quelli sarebbero stati gli ultimi mesi alla guida dell’Inter. Da lì è iniziata ufficialmente l’era Mourinho. Ufficiosamente era cominciata anche prima.  L’11 marzo 2009 abbiamo assistito ad un’altra eliminazione, stavolta ad opera del MU non solo Campione del Mondo (torneo che potrebbe essere sponsorizzato dalla Birra Moretti), ma anche (e soprattutto) Campione d’Inghilterra in carica e prima con un distacco importante sulle rivali in Premier. Una delle squadre più forti del pianeta e sicuramente più forte dell’Inter.

Non era perciò difficile pronosticare il passaggio del turno della squadra di Sir Alex Ferguson. Passaggio che nel doppio confronto è stato senza dubbio meritato. Ad Old Trafford l’Inter ha pagato con gli interessi la fortuna avuta nella gara d’andata, due pali ed almeno 3 occasioni che avrebbero meritato miglior sorte. Ma gli errori in fase difensiva sono stati tutti dei giocatori nerazzurri. Inutile recriminare se dopo 4′ si è costretti a modificare l’atteggiamento tattico preparato alla vigilia. Ma, e qui si nota la differenza col passato, l’Inter ha avuto una reazione degna di nota, nonostante abbia giocato sotto ritmo. “Ad un certo punto si sentiva la paura nell’aere”, ha detto Mourinho al termine della gara. Verissimo, la sensazione che il goal fosse nell’aria era giunta anche dinanzi ai teleschermi. Purtroppo è rimasta tale. Cosa è cambiato in 365 giorni? Nulla, direbbero gli scettici, le vedove ed i burattini. Non è così, e non si tratta di vedere il bicchiere mezzo pieno. L’Inter si è scrollata di dosso la “paura“. Ha dimostrato di potersela giocare con una squadra ad essa superiore vendendo cara la pelle. Non l’avevamo visto al Madrigal, al Mestalla e ad Anfield Road.

Le prostitute intellettuali (alcune foto qui e qui) insisteranno con il leit motive: Mourinho è stato preso per vincere la Champions. Obiettivo fallito. Mourinho non è stato scelto per vincere la Champions. Il tecnico di Setubal ha come obiettivo principale quello di vincere. Tutte le competizioni. La “maratona”, alias il Campionato, la “competizione dei dettagli“, alias la Champions, la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana. E’ inutile negare che Moratti sogni la Champions, sarebbe un traguardo importante per consolidare un ciclo vincente, ma non è stata certo l’unica variabile considerata nel cambio della guida tecnica.

Dove intervenire e cosa migliorare per l’11 marzo 2010
La squadra in campo all’Old Trafford era la stessa delle ultime due stagioni. Senza Chivu e Mancini, con Adriano e Muntari per uno spezzone di partita. Nonostante i benefici della preparazione affidata a Rui Faria sia sul fronte della condizione che dell’infermeria, con questa rosa di calciatori non si può ambire alla conquista dell’Europa. Il vero errore della società e dei tecnici è quello di aver quasi completamente sbagliato le ultime due sessioni (estive) di mercato. Risolto una volta per tutte l’equivoco Ibrahimovic (non è una prima punta) e spiegatogli che il Pallone d’Oro è una competizione diversa dalla Champions, occorre affiancargli una prima punta di valore assoluto. Un campione. E’ necessario cedere Adriano. Il gesto tecnico impressionante su assist di Cambiasso non deve ingannare. E’ un ex atleta, la copia sbiadita del calciatore devastante che fu. Rinnovargli il contratto sarebbe un errore grossolano, meglio monetizzare. Crespo ha già le valigie in mano e, visto l’ostracismo di Mou, anche Cruz non dovrebbe rientrare nei piani.

Il capitolo centrocampo è il più delicato: non si può più fare affidamento su Vieira. Ormai gioca meno di 20 partite stagionali. Un lusso per squadra e bilancio, visto il suo ingaggio da 5,5 milioni netti, 11 lordi. Quella di Figo deve essere l’ultima stagione in nerazzurro. Zanetti sta per raggiungere le 36 primavere. Cambiasso non reggerà il ritmo di 50 partite stagionali, sperando che Maradona continui a non convocarlo. Occorrono almeno due (se non tre) innesti di valore. L’identikit prevede un tasso tecnico elevato, propensione al goal, senza trascurare quel dinamismo tanto caro al tecnico. Si deve insomma colmare la lacuna più evidente degli ultimi due anni. Non sarà facile trovare sul mercato due calciatori del genere, ma Moratti è in grado di fare offerte che non si possono riufiutare senza passare per (l’avv.) Tom Hagen, figlio adottivo di Vito Corleone.

La difesa non necessita di grandi ritocchi. Con Julio Cesar, Toldo, Maicon, Santon, Chivu, Samuel, Cordoba, Burdisso e Maxwell è uno dei reparti più completi, non solo della Serie A. Come scritto, gli investimenti propedeutici sono altri.

L’allenatore sarà il confermatissimo José Mourinho. Occorre assecondare le sue scelte, nonostante il clamoroso fallimento di Quaresma e cambiare la squadra a sua immagine e somiglianza, iniziando dalla lunghezza della rosa, i famosi 22 più 3 portieri e sfruttando al meglio l’abilità ed i contatti di Jorge Mendes, anche al costo di onerose commissioni. A parità di offerta economica, l’appeal di Mou a livello internazionale può essere un elemento da non sottovalutare. Senza contare che anche stasera ha zittito le prostitute intellettuali e, per la prima volta, difeso senza se e senza ma i “suoi giocatori”, come promesso nella prima conferenza stampa.

Per chi è uscito dalla Coppa Uefa, per chi ha come ultimo obiettivo il terzo o quarto posto, per chi viene paragonato al Circo Togni dai propri tifosi, per Milan Lab, per chi era falcidiato dalle assenze, per chi considerava una gufata pazzesca una semplice constatazione, per chi aveva l’obbligo di vincere il Campionato, per chi definirà fallimentare una stagione che vedrà il quarto scudetto consecutivo nella bacheca di via Durini, due parole: ssssero tituli.

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scritto da il 11 marzo 2009 alle 15:40

Man United – Inter: molto coraggio, molta fortuna.

Alla fine ce l’ho fatta. Ho resistito alla tentazione di andare a ricontrollarmi tutti i giudizi espressi all’indomani delle eliminazioni premature dell’Inter dalla Champions. Stamattina se ne sono lette comunque tante: applausi alla Juventus per la mancata impresa (una mancata impresa è una sconfitta prevista, dalle mie parti), addirittura ci sono giornali che colgono la palla al balzo per aprire una maggior linea di credito alla Juve in ottica scudetto (mentre altri giornalisti pensano che l’Inter debba perdere tutto, in caso di eliminazione… vero Caressa?) e insomma, il circo mediatico si è rimesso all’opera come se fosse ispirato dalla madre di tutti i bimbiminkia del paese. Quelli che insozzano i forum dei giornali sportivi e si ritengono soddisfatti della partita della Juve, nonostante sia stata eliminata da un mediocre Chelsea.

Veniamo a noi: che partita dobbiamo aspettarci? Beh è davvero complicato cercare di svelare l’enigma tattico rappresentato da una sfida tra allenatori che si conoscono bene e che condividono, più o meno, la stessa visione del calcio. Sir Alex lo scorso anno vinse la Champions con una squadra super-catenacciara, impostata sulle fasce in maniera difensiva, con uno spreco di qualità abnorme che faceva inorridire le belle penne di casa nostra (quelle del “miglior gioco d’Europa” per intenderci). E invece scoprì di avere tra le mani una grandissima squadra, che dominò in Inghilterra e trionfò in Europa. Nessun grosso successo arriva senza fortuna, e Ferguson l’ha cercata, affidandosi all’estro dei suoi fuoriclasse. Attenzione: il Man UTD esprime un gioco convincente, fatto di pressing, occupazione degli spazi, veloci ripartenze, possesso palla. Si può dire che il Manchester abbia tutto ed esprima un calcio all’ennesima potenza. Questo basta e avanza per dire che abbiamo poche chances e che queste chances paradossalmente risiedano in una serie di evenienze che non si sono mai verificate in occasione delle sfide con Valencia e Liverpool.

Primo: la condizione fisica della squadra è nettamente migliore. Abbiamo degli infortunati dietro e il recupero di Samuel è affrettato. Ma la squadra non cammina, lo dimostrano i secondi tempi disputati nell’ultimo mese. Si corre fino all’ultimo. Inutile dire che la scusa valida oggi per la Juventus non valeva per noi altre volte, ma siamo sempre al circo, lo sapete.

Secondo: due risultati su tre. Lo United deve vincere, non c’è altra scelta. Ciò significa che non potrà fare una tattica di mera speculazione. L’Inter al contrario scenderà in campo con il risultato ancora aperto. Non deve vincere per forza, non deve fare imprese spettacolari tipo rimontare un utopistico 2-0 dell’andata. Si ricomincia da zero, con un risultato che premia molto chi ha fortuna e dovremo averne.

Terzo: li abbiamo visti e assaggiati. Ci hanno fatto male, ci hanno investito con impeto nel primo tempo di Milano, hanno dominato, ci hanno fatto capire cosa significa essere sul tetto d’Europa e d’Inghilterra contemporaneamente. Bene, non hanno segnato. Non serve più avere paura ed essere inutilmente prudenti. Se i ragazzi l’hanno capito hanno sconfitto l’annoso problema di approccio alla gara. Se ci siamo fin dal primo minuto può capitare di tutto, non siamo così scarsi.

Una ipotesi di formazione è quella con un centrocampo folto e un Balotelli schierato alla Rooney:
Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Samuel, Santon; Cambiasso; Zanetti, Stankovic, Muntari; Balotelli; Ibrahimovic.

Non credo in Vieira titolare o in sorprese particolari come Amantino Mancini (non molto in forma per la verità). Serve coraggio, fortuna e voglia di non darla vinta.

Ferguson recupera Anderson e ha una varietà di colpi tali da permettersi il lusso di lasciare qualche big in panchina. Non mi aspetto una gabbia su Maicon, ma una squadra concentrata unicamente a pressare alto, per non permettere il contropiede. Se alzeremo la difesa, porteremo noi avanti il pressing, allora avremo tutto da dire. Altrimenti è inutile pernsare di uscire dall’Old Trafford con un risultato positivo.

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scritto da il 8 marzo 2009 alle 11:02

Il mese che decide tutto

La potenza è nulla senza Concentrazione.
Dopo la partita di andata col Manchester Josè Mourinho disse a proposito del ritorno, ormai incombente, “dovremmo essere bravi a sfruttare la prima occasione”. Sir Alex Ferguson, intervistato giustamente dalla Gazzetta, noto giornale della contea di Manchester, pensa che Mourinho punti ai rigori. Possibile? No, dato che con lo zero a zero interno la possibilità di andare ai rigori è assai minima. Forse pensa che ci affideremo in toto a Julio Cesar, ma io penso che Mourinho intenda riproporre a Manchester una Inter molto speculare a quella vista ieri. Stretta, corta, compatta e in grado di ripartire, magari tenendo lo United abbastanza lontano dall’area di rigore.

Per fare questo servirà la difesa alta. La linea difensiva però è un rebus, out Burdisso, ideale sulle palle alte, in stand-by Rivas, difficile dire come si presenteranno i due titolari, se saranno arruolabili e in che condizioni saranno: Samuel e Chivu danno una sicurezza sul piano tattico, ma mi accontenterei del solo The Wall in campo, essendo a corto di miracoli.

Cambiasso dietro? Se ci fosse comunque emergenza dovremmo adattare Cambiasso, con grande perdita per il centrocampo. Si può sperare in Vieira, nel recupero di forma di Muntari, in qualche apertura magica di Zanetti… ma la verità è che ancora una volta dovremmo affidarci ai nostri uomini migliori, se avranno la forza e la voglia di sputare sangue. Ibrahimovic ieri ha giocato bene, ma quando è lasciato solo in attacco si stanca prima e perde in lucidità. Il Balotelli visto ieri, del quale giustifico totalmente l’aspetto mentale, perchè certo lui ha passato una settimana assurda, non De Rossi, che immagino l’abbia spesa nelle sue note letture edificanti, vale il triplo di Adriano e deve giocare. Ma ogni calcolo rischia di diventare aleatorio con le incertezze che gravano sul reparto difensivo. Preferisco pensare che andremo all’Old Trafford a lottare e vada come vada.

Capitolo Campionato.
Mancano 11 partite alla fine del campionato e abbiamo 7 punti di vantaggio sulla Juventus.

Inter-Fiorentina
Inter-Reggina
Udinese-Inter
Inter-Palermo
Juventus-Inter
Napoli-Inter
Inter-Lazio
Chievo-Inter
Inter-Siena
Cagliari-Inter
Inter-Atalanta

Juve-Bologna, Roma-Juve, Juve-Chievo, Genoa-Juve, Juve-Inter, Reggina-Juve, Juve-Lecce, Milan-Juve, Juve-Atalanta, Siena-Juve, Juve-Lazio.

Posto che la Juventus ha un finale agevole abbastanza simile al nostro, con squadre già sistemate (a meno di un crollo del Siena: Torino, Lecce, Chievo e Bologna sembrano più deboli), il campionato si deciderà proprio in questo mese che ci separa dallo scontro diretto. Fare bottino pieno nelle prossime 4 giornate, questo è l’obbiettivo realistico che dobbiamo prefissarci, sapendo che così andremo a Torino per mettere la parola fine al discorso scudetto.

Balotelli e i telecronisti di Sky.
Ne abbiamo sentito di peggiori. Ma il telecronista di ieri, ogni volta che ci ricordava di essere uno sportivo, giudicando male qualsiasi fallo di Balotelli (spesso avvenuti per irruenza), merita di guardarsi 10 dvd di Rino Gattuso. Se ogni fallo meritasse l’ammonizione, Gattuso giocherebbe al massimo 15 partite l’anno.

I migliori e i peggiori.
L’Inter nel complesso ha giocato una buona partita. Il Genoa è stato pericoloso soprattutto nel primo tempo, nella ripresa l’Inter ha giocato più alta. L’occasione maggiore di Thiago Motta arriva per un classico errore di posizionamento di Cordoba. Il colombiano esce sulla destra per aiutare e coprire Maicon (6) su Milito e Jankovic, l’azione si ribalta dall’altro lato, Motta si butta nello spazio vuoto lasciato da Milito e colpisce a botta sicura. Cordoba (6) rincula in ritardissimo e ha pure la tentazione di allungare il braccio e affossare il brasiliano, che lo precede. Julio Cesar (7) salva. Nella ripresa è Biava ad andare vicino al gol, Cambiasso (7.5) è bravissimo, ma in difesa si comporta pur sempre da centrocampista. L’azione sul Cuchu è probabilmente viziata da fallo, ma non fa niente. Biava tira di poco fuori.

Molto bene Stankovic, Zanetti e Ibrahimovic. Ibra alla fine è stanco, ma al primo minuto è straordinariamente lucido (7.5). Fornisce anche l’assiste per il gol di SuperMario Balotelli. Zanetti nel secondo tempo sale in cattedra, erigendo una muraglia davanti a Cambiasso. Voto: 7. Stankovic fatica parecchio, perchè deve spremersi in un ruolo di raccordo, con un doppio lavoro assicurato dalla presenza di Figo e Mancini, che appaiono spaesati. Suo il lancio del gol iniziale. Tanta quantità e qualità, quando serve. Bene anche Burdisso, finchè è rimasto in campo. Conosce Milito e sa come prendergli le misure, il suo è un infortunio grave. Da rivedere il solito Muntari, abbastanza contenuto Santon, che pure ha fatto una sgroppata delle sue, prendendosi una punizione dal limite dell’area, sprecata da Balotelli. Caso a parte proprio SuperMario: tatticamente disciplinato, ha la lucidità di infilarsi nel mezzo della difesa genoana e perforare Rubinho.

I dubbi se la palla sia entrata o meno rimangono intatti. Certo non è scandaloso dare un gol del genere, dato che forse rimane sulla linea la proiezione della sfera. Questione di ombre insomma, che non tolgono nulla a una vittoria meritata, ottenuta su un campo fino a ieri inviolabile.

Voto 10 alla bentornata maglia del Centenario della Beneamata.

Marciapiedi e dintorni:
Il Giornale di Milano è tra quegli organi di stampa, praticamente il novanta per cento, che hanno volutamente equivocato il significato della storica conferenza stampa di Mourinho relativa alle prostitute intellettuali. Il Giornale e altri mass media hanno diretto le accuse del nostro tecnico a Milan, Juventus e Roma, invece di guardarsi dentro e riflettere. Pazienza.

Mettiamo chiarezza. Dal dizionario De Mauro – Watergate:

Prostituzione: attività di chi offre prestazioni di natura sessuale dietro il corrispettivo di un pagamento in denaro. Prostituzione Intellettuale: attività di chi offre prestazioni di natura intellettuale (sc.: scribacchini, giornalisti, redattori, inviati) dietro il corrispettivo di un pagamento in denaro, chiamato comunemente stipendio ed elargito da editori che perseguono uno scopo ben preciso nei confronti dell’Inter. La prostituzione intellettuale consiste nel coprire tutte le notizie che potrebbero mettere in cattiva luce le avversarie dell’Inter e dar risalto a tutti gli eventi negativi, inventati o reali, che accadono all’Inter.

Perchè ci si prostituisce: per fame, per mancanza di dignità, perchè si è vedove del Moggismo.

Il più chiaro esempio di prostituzione intellettuale è quella rivolta ai danni dell’Inter dal 2006 a questa parte. Lo scorso anno, per esempio, la Roma è la squadra che ha avuto più espulsi contro e se si guarda alla cifre nude e crude, si può notare che è stato un campionato equilibrato dal punto di vista arbitrale. I giornali hanno però insistito con la storiella degli “aiutini”. All’epoca della Triade le cifre della Juventus (e del Milan) erano assai differenti.

Il mitico anno del 5 maggio:
Juventus – 49 ammonizioni, 3 espulsioni, 7 rigori a favore e 2 contro
Roma – 63 ammonizioni, 6 espulsioni, 5 rigori a favore e 2 contro
Inter – 76 ammonizioni, 4 espulsioni, 6 rigori a favore e 5 contro

La Juventus negli anni di Moggi ha avuto un cartellino giallo ogni 12.9 falli. L’Inter di questo triennio uno ogni 7.5, senza contare le giornate di squalifica comminate via prova tv.

All’inizio del 2005 si ebbe il clamoroso record: 46 falli commessi dalla Juve di Capello. Una sola ammonizione comminata. Casarin disse: “A livello mondiale la media è di un’ammonizione ogni 7/9 falli, la Juventus viaggia in Italia a una media di 13/15″.

Quando alle avversarie dell’Inter, peraltro, capiteranno simili partite forse se ne potrà riparlare o sperare in inchieste future.

Intanto sembra che ci sia vita su Marte.
Rosella Sensi accusa Mourinho di istigare alla violenza, proprio nel giorno in cui la Uefa minaccia di levare a Roma la finale della Champions se proseguiranno i cori razzisti. Ribadiamo: la Roma è la squadra coi peggiori tifosi e coi giocatori più ignoranti in circolazione.

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scritto da il 25 febbraio 2009 alle 2:56

Inter-Manchester “post” partita

Note negative.
1) Il test match di stasera ha dato esito negativo. Le attenzioni (personali) della vigilia erano rivolte all’atteggiamento e non al risultato. Alla mentalità e non all’utopistico bel gioco. Ebbene, un primo tempo da brividi ha mostrato che non basta una conferenza stampa da manuale di comunicazione a caricare la squadra. Il lavoro che José era chiamato a fare sull’approccio alla sfida decisiva di oggi non è stato dei migliori. Primo tempo da brividi. Giocatori in campo con una paura di sbagliare evidente, poca concentrazione nel mantenere un ordine tattico basilare, centrocampo spesso fuori posizione e punte lasciate in balia dei difensori avversari. Lo United avrebbe meritato di chiudere in (doppio) vantaggio la prima frazione. Berbatov, Ronaldo e Giggs non sono riusciti a concretizzare almeno 3 nitide occasioni da rete. Non si ricordano, invece, parate di Van der Sar.
2) La scelta di Rivas è stata sbagliata, lo stesso Chivu ha sofferto Berbatov riuscendo poche volte nell’anticipo, beccandosi un giallo meritato e con una percentuale di palloni colpiti di testa davvero irrisoria. Muntari ha palesato tutti i suoi limiti in fase offensiva, con una tecnica inversamente proporzionale alla capacità di corsa (10 i Km percorsi), mentre puntare su Adriano ormai è come sfiorare l’accanimento terapeutico. Se nel derby almeno ha fatto a “sportellate”con quel che resta della difesa del Milan, regalandoci addirittura una progressione su un Maldini ormai agonizzante, oggi è stato semplicemente imbarazzante. Da rivedere il tiro ciccato nell’occasione più nitida creata dall’Inter ed uno stop con caduta qualche minuto dopo dalla stessa posizione. Il problema, per entrambi, è che il calcio è uno sport diverso dall’atletica o dalla lotta greco-romana.
3) Da Ibra ci si aspettava qualcosa di più. Qualche numero dei suoi vanificato con cross per il compagno fantasma, l’ostinazione a voler battere punizioni impossibili per le qualità mostrate finora e un’indisponenza verso Balotelli che andrebbe censurata. Non abbiamo bisogno del Totti nerazzurro in grado di firmare provvedimenti ai limiti dell’ostracismo, oltretutto penalizzanti per la squadra.
4) Ferguson è stato bravo ad ingabbiare anche l’altra fonte del gioco nerazzurro: non è un caso che Maicon abbia giocato una delle sue partite (a)normali.

Note positve.
1) Davide “Bambino” Santon: il migliore insieme all’Acchiappasogni. Ero scettico sulla sua presenza in campo, ma ha dimostrato personalità e carattere da veterano. A differenza di 9/11 dei suoi colleghi più anziani e (teoricamente) più esperti. In questo Mou ha avuto ragione: non esiste l’esperienza. “Mi vendo la grinta che non hai” cantava Renato Zero; ieri sera Santon ha girato il remake del video. E’ stato entusiasmante vedere C.Ronaldo in ripiegamento sulle sue avanzate.
2) Julio Cesar si è confermato all’altezza, fugando i residui dubbi sulla sua bravura nei calci da fermo. Strepitoso sul colpo di testa di Ronaldo, attentissimo su Giggs e sullo stesso pallone d’Oro che alzano la testa fintando il passaggio al centro e poi tirano verso la porta. Concentrato su Rooney nell’uscita finale: se siamo ancora in corsa il merito è in gran parte suo.
3) Il risultato. Credo che Mourinho avrebbe messo la firma per questo 0-0, proclami a parte. Si va a giocare ad Old Trafford consci del fatto che saranno loro a far la partita e saremo noi a sfruttare eventuali spazi in ripartenza. Ha ancora due settimane per colmare le lacune apparse evidenti anche agli occhi di Ferguson. Probabilmente confida nei rientri di Samuel e Vieira. La speranza è che dia una maglia da titolare a Balotelli (o Cruz) e che ci risparmi l’ennesima esibizione dell’attaccante sovrappeso. La buona sorte lo ha accompagnato per tutti i 90′, ma deve metterci del suo affinchè non diventi veritiera l’etichetta di “Cuper fortunato”.

L’Hombre Vertical dimenticò di farlo, ma a noi basta che spieghi ai “suoi giocatori” la regola dei goal in trasferta.

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scritto da il 23 febbraio 2009 alle 17:19

Inter – Manchester United – il prepartita

Inter – Manchester United – San Siro 24 Febbraio ore 20:45.

I più e i meno delle due squadre:

Inter Più: Per la prima volta in quattro anni arriva alle eliminatorie della Champions quasi al completo e con una condizione in crescendo. Lo scorso anno, dopo Dubai, la squadra era a pezzi, non correva, c’erano diversi infortunati e molti punti interrogativi, Ibra era più out che in, ed era in atto il dissidio tra Mancini e il dott. Combi. Quest’anno siamo più fortunati. Mancherà Samuel, ma possiamo accontentarci guardando alle assenze dello United.

Inter Meno: Chi ci assicura che basti tutto questo? Il gioco espresso non è mai stato brillantissimo (attenzione: non ho scritto bello, che è diverso). La squadra ha sofferto nel finale col Bologna e nel finale con il Milan, ma dopo 70 minuti di totale controllo. La condizione fisica non c’entra nulla. Forse la squadra si sente troppo sicura. E contro il Bologna o il Milan un certo tipo di atteggiamento può bastare, col Man UTD la concrentrazione e la pressione devono essere costanti.

Man UTD più: Lo scorso anno Ferguson fece ruotare i giocatori prima degli scontri con la Roma, preferendo gli impegni inglesi. Stavolta ha fatto giocare mezza squadra, ma ha diverse opzioni offensive, che gli trasmettono tranquillità. Una su tutte? Un Giggs in condizione strepitosa, che può assicurare venti minuti di grande vena. E una sicurezza che, a differenza della nostra, non diventa mai spocchia e poggia su successi internazionali consolidati.

Man UTD meno: La difesa è dimezzata. Col Milan nel 2007 mancavano 3/4 della difesa. Adesso i sicuri titolari sono Evra e Rio Ferdinand, ma con un buco nel mezzo molto evidente che potrebbe costringere Sir Alex Ferguson a esperimenti dell’ultima ora, si tenta il recupero in extremis del giovane Evans. O’Shea potrebbe farcela. Ma nel dubbio sulla destra potrebbe arretrare Fletcher.

Gli allenatori: la sfida è tra le più piccanti del calcio moderno. Josè Mourinho è in vantaggio sul collega scozzese in termini di scontri diretti, tra i quali spicca il celebre ottavo di finale della Champions League del 2004, che spalancò ai biancoblu del Porto la strada verso il trionfo di Gelsenkirchen. Mourinho si considera amico del collega e dice di stimarlo, anche di recente sir Alex ha dichiarato che il portoghese sarebbe il miglior successore nella panchina dei Red Devils. Inutile dire che ci sarà un match nel match.

La Tattica: Il Man UTD ha vinto la Champions League dello scorso anno con il catenaccio duro e puro, a partire dalla difficile sfida dell’Olimpico contro la Roma. Spesso si sono visti Rooney e Tevez rientrare per coprire, col solo Ronaldo pronto a ripartire per le vie centrali in contropiede. Con Berbatov hanno colmato la lacuna creatasi con la partenza di Ruud Van Nistelrooy.

Ma la sagacia tattica di Ferguson non si risolve solo nell’uso delle ali in ripiegamento (di moda in Inghilterra): i mediani fanno molto filtro e percussione e Scholes rimane un elemento di lusso nella manovra. Tiene palla, sa concludere e dettare i tempi, creando sempre la superiorità numerica a ridosso dell’area. Tuttavia il rosso potrebbe non partire titolare, proprio per dare spazio a Giggs e Park, in un centrocampo larghissimo e intasato. Esattamente come se lo aspetta il tecnico dell’Inter. Da tenere d’occhio Carrick, centrocampista moderno e sottovalutato.

Mourinho si considera un motivatore eccezionale, degno di queste sfide e basta sentirlo parlare per capire che non pecca di immodestia. Negli anni scorsi siamo andati a giocare senza la forza mentale necessaria, l’ha ribadito pure Stankovic. Malissimo come approccio nel ritorno di Valencia, dove non forzammo mai i ritmi, se non nell’inutile assalto finale, ancora peggio a Liverpool. con una squadra imbottita di terzini, che pur non concedendo nulla di pericoloso, non riusciva mai a ripartire. Se domani Mourinho dimostrerà di aver inculcato ai giocatori il coraggio di affrontare a viso aperto avversari blasonati, come facciamo in Italia, metà dell’opera sarà compiuta. Si potrà perdere e uscire, ma con un contegno commisurato alla nostra attuale identità di squadre vincente.

Le sfide nella sfida.

In Inghilterra si aspettano molto dallo scontro titanico tra Evra e Maicon, ex compagni di squadra al Monaco. Entrambi sono molto migliorati sotto l’aspetto difensivo, anche se Maicon atleticamente lo sovrasta. Molto dipenderà dal centrocampo, a meno che le emergenze non costringano Sir Alex a dirottare il francese al centro.

Ronaldo-Ibrahimovic: le grandi stelle si lanciano segnali, con interviste nelle quali ribadiscono la fiducia nei propri mezzi. Ma quanto conta il singolo in queste sfide? Moltissimo, soprattutto se la partita è tirata. Ronaldo è più risolutore, egoista di Ibra, che quando è in giornata crea spazi per i compagni, oltre che concludere. Ibra deve anche sfatare il falso mito che lo vuole in difficoltà nelle sfide che contano. In verità in questi anni è mancata tutta la squadra come approccio e non ho dimenticato le critiche trasversali lanciate a Mancini dopo la grigia gara di Anfield.

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scritto da il 20 dicembre 2008 alle 1:31

Sarà Inter-Manchester United

RonaldoE così, alla fine, l’urna ha parlato. Saccente, presuntuosa, beffarda come al solito, ha tirato fuori come un coniglio dal cilindro un triplice scontro Italia-Inghilterra. La tecnica, lo spettacolo, la velocità e la “simpatia” di Roma e Arsenal da un parte, la forza, la presunzione e l’orgoglio della classe media di Juventus e Chelsea dall’altra. E soprattutto il meglio che Serie A e Premier League possono offrire da due anni a questa parte: Inter contro Manchester United.

Era uno dei sorteggi più probabili e molti in casa nerazzurra addirittura se lo auguravano. Chiariamo subito una cosa: lo United tecnicamente è la squadra peggiore da affrontare, per qualsiasi avversario. I Red Devils sono i Campioni d’Europa in carica, con ogni probabilità fra due giorni diventeranno Campioni del Mondo, hanno fra le loro fila il Pallone d’Oro e talenti assoluti in ogni ruolo, in panchina c’è un mostro sacro come Sir Alex Ferguson, casa loro è uno dei regni più affascinanti e inquietanti del panorama calcistico mondiale. L’Inter vista fino ad oggi in Champions League non ha una sola speranza di passare il turno. Però.

Però un sorteggio migliore per l’Inter probabilmente non poteva esserci. E non è masochismo o autolesionismo, ma semplicemente l’ovvia conclusione di una serie di ragionamenti che ruotano intorno a questa partita. Tanto per cominciare non abbiamo di fronte nessuna “squadra rivelazione”, nessuna “piccola senza pretese”, nessuna “provinciale arrivata per la prima volta nel calcio che conta”. Nessun Valencia, nessun Villareal, nessun Anorthosis. Per una volta quelli che non hanno niente da perdere siamo noi. Affrontiamo la squadra più forte del lotto: perdere non può e non deve essere un dramma, vincere può essere il passo decisivo verso l’abbattimento di ogni ostacolo. Eliminare lo United dalla Champions League in una sfida di andata e ritorno è impresa in cui solo pochi eletti possono riuscire. Sbattere fuori il Manchester dal massimo palcoscenico europeo significa non avere più alcun limite, non vedere precluso nessun traguardo.

Inoltre c’è l’inutilità -evidente- di arrivare per esempio in semifinale battendo avversari di poco spessore per poi essere sbattuti fuori al primo vero ostacolo. Se si deve uscire, ottavi o semifinali non fa differenza. Sotto a chi tocca dunque, che male che vada ci concentriamo sul campionato senza fronzoli per la testa. E poi parliamoci chiaro: a noi le passeggiate non sono mai piaciute. Non siamo mai riuscite a farle. Noi, vittoria o sconfitta che sia, siamo una squadra da imprese leggendarie. Siamo la squadra degli spareggi scudetto, delle Coppe Intercontinentali alzate nel cielo di Buenos Aires e dopo lo spareggio di Madrid, delle rimonte impossibili fatte e subite. Noi perdiamo gli scudetti giocando contro chi non ha nulla da chiedere e li vinciamo quando davanti abbiamo chi lascia l’anima in campo. Ce la vedreste, una squadra così, arrivare in finale passeggiando sui Celtic, Bayern e Manchester menomati della situazione? Sarebbe antistorico, poco serio. Poco elegante, direi.

Lo dice anche la nostra storia recente. Quando superiamo i nostri limiti e le nostre paure lo facciamo in grande stile, esprimendoci al cento per cento. Per riportare a casa uno scudetto che mancava da 18 anni non ci siamo limitati a dimostrare di essere i più forti: abbiamo polverizzato ogni record, spazzando via 100 anni di Serie A come un mucchietto di sabbia. Lo stesso dovrà accadere, prima o poi, per la Champions League: mettere l’Europa ai nostri piedi, senza se e senza ma. Vincere in grande stile. Trionfare, al di là di ogni possibile obiezione. E per ottenere un risultato del genere, il primo passo non può essere fatto in uno stadio diverso dall’Old Trafford.

Dalla nostra parte un grande allenatore, che conosce bene la strada della Champions, conosce bene il Manchester United e ha un record a dir poco invidiabile nei confronti di Sir Alex Ferguson. Se sapremo seguirlo potrà portarci lontano. Se è in grado di far fare il salto di qualità che tanto manca in Europa, potremo vederlo subito. Altrimenti, senza drammi, testa bassa e lavorare per il quarto scudetto consecutivo. Che c’è chi sta peggio.
Da qui a marzo possono cambiare tante cose. Ma oggi, 20 dicembre 2008, una sola è la certezza: al Manchester United, nel sorteggio di Nyon, la fortuna ha voltato le spalle.

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