|
|
scritto da ex-collaboratori il 23 ottobre 2008 alle 15:28
Tre punti volevamo e tre punti sono arrivati, nel modo più normale possibile, con un gioco a tratti fluido, veloce, altre volte complicato, alla ricerca del tocco pregiato che ha spesso portato le nostre punte a scegliere le soluzioni difficili invece di comodi passaggi laterali.
Ma la partita è stata quella che è stata: una squadra che difendeva in 10 dietro la linea della palla e che non ne voleva sapere di alzare il capo e scoprirsi, anche sotto di un gol. Un avversario ostico, non tanto per il fatto che si chiudeva, quanto per l’ordine che l’allenatore Ketsbaia ha saputo dar loro. Una disciplina forgiata sulla stazza fisica e la voglia di soffrire.
Così l’Inter ha sbattuto contro un muro, tentando in tutti i modi di trovare la serratura dove infilare la chiave. Eppure il gioco, nel suo complessivo sviluppo, suggeriva come opzione favorevole quella di allargare sulle fasce, possibilmente con Ibrahimovic, causa la sonnolenza di Amantino Mancini. A volte dimenticato, a volte nascosto. Ci sarebbe stato pure un rigore, che avrebbe evitato ulteriori preoccupazioni. Ma la partita, né il risultato sono apparsi mai in discussione. Troppo evanescenti le punte dei ciprioti, di fronte a gente come Cordoba e Chivu, affiatati e alti come non lo sono mai stati.
Con questo successo ci apriamo la strada verso la qualificazione agli ottavi. A questo punto, dato che l’incontro fondamentale è a Brema, io mi aspetto che Mourinho cominci a sfruttare un po’ di più la rosa, lasciando a casa i sentimentalismi pro-Toldo o pro-Dacourt. A centrocampo abbiamo problemi, con l’infortunio di Cambiasso e il ritardo di Vieira. Una buona notizia è il recupero di Maxwell. Anche ieri abbiamo potuto notare l’assoluta differenza tra le corsie opposte: Maicon viaggia che è una meraviglia, Zanetti non supera mai la propria trequarti. Così facendo avremmo una risorsa in più per il settore nevralgico, dove siamo carenti.
Tornando alla più stretta attualità, Moratti ha parlato dell’acquisto di Beckham da parte del Milan e l’ha fatto usando una delle più belle e veritiere frasi mai pronunciate negli ultimi anni: “Il Milan considera futuro quello che ha già fatto, e quindi può fare scelte diverse”. Tradotto: il Milan può sempre raccontare ai suoi tifosi che hanno vinto tanto e giustificare la collezione di figurine. “Noi – ha proseguito il presidente – stiamo percorrendo un’altra strada… puntiamo su giocatori giovani e cerchiamo di costruire il futuro”.
E queste ultime parole – mi sembra – sono confermate dalle scelte di Mourinho, che sta lentamente facendo capire che non servono troppi rinnovi di contratto, da qui a gennaio.
Commenti (88)
scritto da ex-collaboratori il 19 ottobre 2008 alle 23:04
La strabiliante vittoria odierna all’Olimpico ha detto, a mio parere, cinque cose fondamentali sull’Inter di Mourinho, che possono essere prese come un traccia per il prossimo futuro.
1. Un centrocampo privo di Zanetti,ma con giocatori che stanno alti, sono veloci e ripartono, come Stankovic, Cambiasso e Muntari (o Vieira) è connaturato alle esigenze del modulo. Il calcio-melina, lento e ruminato del Derby, appartenuto all’Inter della seconda parte della stagione scorsa, è da archiviare per sempre.
2. La squadra, se schierata col 4-1-4-1 come oggi, con Ibra libero di fare male, e giocatori che rientrano e ripartono sempre, con la difesa corta, soffre poco, concede solo tiri da fuori e va via centralmente. La difesa non va in affanno, soprattutto da quando è rientrato Cordoba, che è sempre il nostro difensore più affidabile.
3. Il dinamismo di Vieira e Muntari serve a ficcare in profondità, inutile utilizzarli per battagliare in mezzo a due all’ora. Col finto 4-3-3 si può giocare! E giocare bene, perché non abbiamo visto solo uno strepitoso Ibrahimovic o il solito infinito Maicon. Cambiasso e Muntari hanno ridicolizzato Aquilani e De Rossi, mentre persino Quaresma e Obinna hanno tenuto le consegne tattiche, coprendo e ripartendo negli spazi.
4. Ergo: la vera forza della squadra non è più nella forza fisica, ma nella qualità e nella velocità, che possono dare elementi come Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Cambiasso, Muntari, Maxwell, Balotelli e Maicon. Siamo passati da una dimensione atletica a una tecnica, con giocatori meno possenti, ma più agili. Oggi i soli colossi in campo erano Ibrahimovic e Maicon.
5. La voglia di ripartire in contropiede costringe i giocatori a voler ricercare sempre il risultato. Se cominciamo ad adagiarci o finiamo per farci rimontare o non giochiamo per nulla, come nel derby. Ma se c’è la squadra corta, che ha fiato, sta attenta all’ordine tattico e riparte centralmente, anziché rallentare (come nel derby!) allora diventiamo pericolosi e il problema del gol svanisce. La squadra deve perciò completare l’evoluzione tattica: dai muscoli alla fantasia. Oggi abbiamo visto aperture di campo radenti davvero illuminate.
Commenti (43)
scritto da ex-collaboratori il 26 settembre 2008 alle 9:10
Ha ritrovato serenità. Ancelotti ha fatto chiarezza con la dirigenza sulla necessità di trovare un modulo che privilegi gli equilibri di squadra, sta recuperando dei giocatori.
L’uomo del momento: Alexandre Pato. Il giovane brasiliano ha patito un’estate di esami e bocciature, ma sta reagendo bene. E’ dimagrito e paradossalmente si sente responsabilizzato dagli evidenti problemi di Shevchenko e Ronaldinho. Dunga gli ha regalato nuovamente la nazionale e questo dovrebbe farlo sentire meglio.
La chiave tattica: L’assenza di Borriello è più grave di quanto si pensi, perché alzava il baricentro della squadra, forniva pericolosità aerea (in una squadra priva di saltatori) e appoggiava perfettamente su Pato e Kakà, rendendosi utile in ogni zona del campo. Ancelotti a questo punto ha l’alternativa Pato unica punta, con Seedorf insieme a Kakà e Flamini in mezzo. Ma potrebbe pure giocare Shevchenko (grande bestia nera dell’Inter), mettendo l’olandese nella posizione di Pirlo. L’aggressione su Cambiasso e Materazzi crea superiorità numerica in mezzo.
Il punto debole: Senza Borriello la squadra perde molto dal punto di vista atletico. E’ nettamente inferiore sulle palle alte e potrebbe essere costretta a costanti raddoppi sulle fasce, dove la differenza di passo tra interisti e milanisti è notevole.
La squadra ha un ottimo morale dopo la vittoria con il Lecce. E’ prima in classifica, ma a corto di uomini a centrocampo. Il gioco si esprime a tratti, ma quando attacca dà la sensazione di far sempre male. Mancini convocato in Nazionale contribuisce al morale alto.
L’uomo del momento: Maicon. Un altro brasiliano, il Colosso è insostituibile. Quando parte a destra crea sempre delle buone premesse. Punta, si allarga, crossa, conclude. Un terzino moderno completo che potrebbe mettere in difficoltà l’intero settore difensivo rossonero.
La chiave tattica: Dipenderà dalle scelte in attacco, ma la fisarmonica tra la punta centrale e le ali è necessaria per aprire e sconquassare la difesa. Il centrocampo sarà in inferiorità numerica, se Kakà e Seedorf ripiegheranno in mezzo. Ma le aperture per le fasce e la palla al centro su Ibra sembrano una buona chiave di volta per infilarsi. C’è da sfruttare il miglior slancio offensivo e la superiorità fisica.
Il punto debole: Non ancora al 100% fisicamente, la squadra tende a subire quando cala di intensità, allungandosi in due tronconi. Un fatto che Kakà potrebbe sfruttare alla perfezione.
Commenti (142)
scritto da ex-collaboratori il 22 settembre 2008 alle 10:49
Julio Cesar 7 – Vede per la prima volta il pallone al 25° della ripresa, ma nell’ultimo quarto d’ora la squadra smette di controllare e deve respingere gli assalti di Abbruscato e soci.
Maicon 7+ – Non c’è solo il bolide sotto la traversa che chiude una magnifica azione, ma un costante apporto sulla fascia, con la solita grinta e tecnica. Insostituibile.
Chivu 6+ – E’ al rientro dopo tanto tempo e si vede, ma nelle chiusure è puntuale. Non spinge adeguatamente come dovrebbe essendo fuori ruolo.
Materazzi 6+ – Domina sulle palle alte, lotta con ardore nel finale, lasciando un po’ troppo spazio agli arrembaggi di Bianchi e Abbruscato.
Burdisso 6+ – Come Materazzi. Fino a che la squadra controlla non commette sbavature.
Vieira 6.5 – Quando difendiamo e Cambiasso stringe sulla fascia è lui che deve coprire al centro. Lo fa e dominiamo nettamente, aggiungendo peso e qualità.
Cambiasso 6.5 – Da mediano è probabilmente sprecato, in quanto lascia una fase offensiva al collega Zanetti, certo meno dotato. Ma fa il suo e di più aggredendo e ripartendo subito.
Zanetti 6+ – Non è al top e si vede, ma fa il lavoro sporco. La posizione lo chiama a interpretare un ruolo di riproposizione che non è nelle sue corde.
Mancini 7 – Svaria su tutto il fronte d’attacco fornendo dribbling, assist e velocità. Ha un’intesa naturale con la squadra e molto entusiasmo.
Ibrahimovic 7.5 - Protagonista come sempre: segna il terzo gol, fa partire l’azione del secondo con un aggancio al volo, presenza fissa che incute timore.
Adriano 7.5 – Non ha segnato, ma forse è il migliore in campo. Ci mette impegno, forza e qualità. E’ sempre nel vivo del gioco, gira intorno a Ibra coprendo bene in ogni settore e aprendo il gioco con naturalezza.
Quaresma 5.5 – Entra sul 3-0 quando la squadra decide di rilassarsi, ma non fa molto per farsi apprezzare. Perde palloni e gioca in modo approssimativo.
Balotelli 5.5 – L’inesperienza lo porta a perdere palloni in inutili giocate personali, quando sarebbe meglio controllare il gioco e tenere palla.
Cruz s.v. – Entra per pochi minuti, fa rifiatare Ibra e rialza il baricentro della squadra.
Mourinho 7 – Stavolta i cambi gli danno un po’ torto, ma sul 3-0 ci può stare. L’idea di mettere Adriano è ottima e la squadra mantiene corte le distanze, ripartendo in modo pazzesco con azioni da manuale. Comincia a vedersi la sua impronta.
Commenti (590)
scritto da Fonz77 il 21 settembre 2008 alle 16:50
Torino – Inter ci restituisce solo impressioni positive. Anche se è vero che il divario tecnico tra le due squadre è impressionante, il Toro è sceso in campo con una disposizione solida concedendo pochissimi spazi, pressando alto e raddoppiando sempre le marcature. Tanto vale che ci abituiamo perché saranno in tanti a giocare in questo modo contro di noi. Se riusciranno a farlo bene come il Torino che si è visto nella prima parte della partita di oggi è tutto da vedere, onore al merito alla squadra granata per questo. Questo per quanto riguarda i nostri avversari, veniamo a noi.
Possiamo sezionare la partita in tre parti usando come linee di demarcazione il goal di Amantino e i cambi di Adriano e dello stesso Amantino. Cominciamo dall’inizio. A un Toro solido si è opposta un’Inter G-R-A-N-I-T-I-C-A. Non sarà stato calcio spettacolo, ma non passava una foglia. Non ci sono state distrazioni, la squadra era corta e Julio Cesar ha lasciato un biglietto in porta con la scritta “Sono in bagno, torno subito”. Un’Inter forse più chiusa rispetto a quella vista ad Atene, ma del resto il Campionato non è la Champions. A quanto pare i giornalisti (quelli del “not so special one”) non si sono accorti del fatto che Mourinho è perfettamente consapevole di come funzionano le cose nel campionato Italiano e ha reagito di conseguenza. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per vedere il gioco che ha in mente, come ha detto lui stesso. Nel frattempo José ci presenta una squadra compatta e spietata, attenta a non rischiare in difesa e pronta a sfruttare il valore dei suoi campioni alla prima occasione. Dopo il goal di Amantino, con complicità la deviazione di Pisano mi figuravo già le parole che si sarebbero spese sulla fortuna dell’Inter che vince grazie alle autoreti. Su Mediaset Premium avevano già cominciato, ma dopo solo tre minuti il Colosso gli ha tappato la bocca definitivamente.
Da quel momento in poi si è vista un’altra partita. Squadra sempre corta, ma più rapida e più disposta ad osare nelle ripartenze. Grandissimo lavoro di Amantino e soprattutto di Adriano nel ritornare a coprire in difesa, con il solo Ibra a rimanere oltre la linea di metà campo. Una nota su Adriano: penso sia ancora presto per dire che è ritrovato, molto spesso i suoi movimenti tra gli avversari sono stati un po’ lenti e goffi, ma ha corso per tutto il campo, tornando a coprire e rincorrendo ogni pallone. La volontà c’è e visto il personaggio scusate se è poco. Devastante l’azione del goal di Ibra: con tre passaggi Maicon (sarà difficile trovare un modo per farlo rifiatare ogni tanto) e Amantino lo hanno messo davanti al portiere. Doverose le sostituzioni perché sia Amantino che Adriano avevano speso tantissimo ed erano visibilmente in debito di ossigeno. Dopo di esse c’è stato il calo di tensione, peraltro di breve durata, che ha portato al goal del Toro. Balou e Quaresma non tornavano adeguatamente a coprire e i giocatori si potevano presentare davanti a Maicon e Chivu (buono al rientro) fino a quel momento indisturbati. Errore rimediato subito da Mario, ma non da Quaresma che infatti ha raccolto i rimproveri di Mourinho, è presto per preoccuparsi, ma José dovrà lavorare molto sul suo pupillo. Questo è forse l’unico sassolino di una giornata perfetta, che ci ha mostrato un’Inter molto concreta ed efficace.
Commenti (238)
|
|
Commenti recenti