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scritto da Mr Sarasa il 16 giugno 2010 alle 1:09
Ieri Branca ha lasciato aperto non uno spiraglio, ma proprio una voragine, alla cessione del nostro numero 13:
“Diego (Milito) è incedibile, Maicon forse no”
 Maicon che imita Ronaldinho
Bene, allora è il caso di ricordare che cos’è Maicon Douglas Sisenando. Ma non oggi (terzino risolvi-partite del brasile al Mondiale), bensì da almeno 3 anni.
E cosa verosimilmente continuerà ad essere per un periodo compreso tra i 3 ed i 5 anni a venire.
IL
PIU’
FORTE
TERZINO
DEL
MONDO
Non solo, è un vero e proprio “schema”. Palla a Maicon, appoggio su un centrocampista, palla di ritorno e slalom nella difesa avversaria stile coltello caldo nel burro.
A volte questo diventa un gol suo, altre un assist, altre ancora il segnale che da la sveglia ad una squadra solidissima ma a volte un po’ contratta.
Anni fa ne cedemmo un altro, di terzino brasiliano. Era abbastanza sconosciuto, cercammo di riprenderlo almeno 2-3 volte, col Real sempre a rispondere “picche”. Si dirà che Roberto Carlos era molto più giovane, ed è vero, però lo stesso non stiamo parlando di un giocatore in fase calante…
Maicon è arrivato nell’estate 2006, in questi 4 anni è cresciuto moltissimo tatticamente, ha imparato anche a difendere, magari a volte non è impeccabile nelle chiusure ma la difesa Julio-Maicon-Lucio-Samuel-Zanetti (o Chivu) è qualcosa che si vede raramente. Un mix fantastico di solidità difensiva e pericolosità nell’area avversaria.
La difesa (dicono) è la prima cosa che va registrata in una squadra, se non si hanno i Messi, per diventare vincente: bene, noi l’abbiamo impostata quando il Real pensò bene di “bocciare” Samuel, l’abbiamo messa a punto con Maicon e Julio ed in parte rinnovata con Chivu e Lucio in seguito.
Per quale motivo va smantellata in una delle sue colonne portanti? La risposta è semplice, dal punto di vista tecnico: NESSUNO.
Allora proviamo a considerare l’altro aspetto, che viene messo sempre sul piatto della bilancia, quello economico.
Una plusvalenza di una ventina di euro, in primis.
Niente male, si, ma per prendere il sostituto quanti ne verranno spesi? anzi, rettifico, per prendere un sostituto DI QUESTO LIVELLO.
Intanto bisognerebbe capire chi è il sostituto di pari livello a Maicon. Attualmente, nessuno, bisogna prendere un giocatore “di prospettiva”, o almeno una buona riserva di Santon, se davvero si vuole puntare sul giovane ferrarese reduce da una stagione ottima (la prima) ed una deludente (anche prima dell’infortunio). Mi permetto di dubitare di quest’ultima ipotesi, non credo che ora l’Inter voglia diventare il regno dello “speriamo bene”.
Allora in prospettiva chi ci mettiamo? Van Der Wiel non costa poco, ridurrebbe di molto gli effetti positivi della plusvalenza, con ciò riportando tutto il discorso su un binario squisitamente tecnico: lo scambio ne varrebbe la pena? Altro nome che gira è Aguirregarray… che però sarebbe da verificare in qualche club piccolo in Italia, prima di affidargli proprio quell’eredità. Almeno costerebbe relativamente poco, ma è appunto una scommessa. Bale è stato dichiarato incedibile dal Tottenham, il che rende la sua valutazione più vicina ai 20 che non ai 10. Ed è Bale, non Maicon.
Insomma, potremmo vedere altri nomi, di destri o mancini (ma Johnson mi fa ridere), ma non vedo nell’operazione nel suo complesso (cessione-plusvalenza-costo di sostituzione-differenza tecnica) un vero vantaggio economico, o anche quando c’è, è spropositato il rischio di flop.
Allora andiamo con la prossima favola che gira: “eh, ma l’anno scorso con Ibra ci è andata di lusso”. Certo, con tutti i distinguo del caso però: Ibra era potenzialmente visto come un rompipalle, in campo ed in spogliatoio, in più voleva andarsene lui. Ma soprattutto il Barça oltre ad offrire i soldi necessari per comprare Lucio, Sneijder, Motta e Milito, dava in cambio un certo ETO’O. Ad avere in cambio, per Ibra, solo denaro, ci sarebbe stata la corsa al rialzo del prezzo di ogni nostro obiettivo in attacco. Non sono dettagli.
Altro distinguo: non è che se ti va bene una volta, devi per forza sempre dar via qualcuno. O quantomeno, non i migliori. Non si può fare cassa con il pur simpaticissimo Muntari, per le esigenze che abbiamo? Anche perchè magari tra 12 mesi ci si trova come Ibra la sera del 28/04 o del 22/05.
A pensare cioè “avrò mica fatto la scelta sbagliata?”
Ecco, per tutti questi motivi, io che non ho fatto alcuna barricata contro il passaggio di Ibra al Barça (anche se mi dispiaceva eccome) ritengo di potermi idealmente stagliare davanti alla platea degli interisti, ma soprattutto rivolto verso Massimo Moratti e Marco Branca, fino a quest’anno impeccabili, e come novello Fantozzi pronunciare riadattata la mitica frase…
Non è necessario fare altrettanto casino dopo, però, sia chiaro, che nonostante tutto, non sarà “Crisi Inter”.
Sarà solo una cagata pazzesca.
scritto da Fonz77 il 30 ottobre 2009 alle 0:57
Mario Balotelli. Questa vittoria porta la sua firma marchiata a fuoco, con acciaio al calor rosso. Tutte le azioni passano da lui. Riceve palloni nelle situazioni più impossibili e li addomestica con dei tocchi di pura magia. SuperMario oggi era in serata strepitosa, virtualmente immarcabile. Vero protagonista della partita. Regia, Montaggio e Recitazione. Tutta farina del suo sacco.
Si procura il rigore del primo vantaggio facendo l’otto intorno ai difensori del Palermo, neanche fossero i birilli della prova per il patentino dello scooter. Vorrebbe tirare il rigore e si allontana stizzito quando il Capitano lo porta via prendendolo per mano, il primo rigorista è Eto’o (scusaci Mario, avresti anche ragione, ma le regole sono regole e ci ricordiamo ancora cosa succede quando si infrangono… come dici? Tu non tiri come Materazzi? Obiettivamente è un punto a tuo favore!).
Subito pace tra le punte nerazzurre, grazie all’azione diplomatica di Capitan Zanetti e del maestoso Deki, ed ecco così regalato anche il siparietto “volemosse bbene”. Poi dicono che lo Stadio non è più un posto per famiglie! Mario, dillo ad Abete che ti deve una birra.
Di nuovo da solo contro tre nell’occasione del raddoppio. Sovrasta tutti i difensori e insacca sul primo palo, andandosi a prendere l’ovazione di San Siro che non aspettava altro.
Da vero rapinatore il suo secondo goal, va a ribadire in porta un colpo di testa del Cuchu. Probabilmente sarebbe finito in porta lo stesso, Sirigu sembrava troppo in ritardo per poter recuperare, ma va bene così. Per quello che ha fatto in campo è ancora a credito.
Infine ancora protagonista sul goal del 4-0. Lanciato da solo verso l’area si porta sul fondo trascinandosi dietro i due centrali del Palermo. Difende palla si gira e la appoggia per Eto’o, che non deve fare altro che calare il poker sul piatto.
Quando all’inizio del scondo tempo accusa un malore ed è costretto a uscire la differenza si nota subito. Passa un minuto e il Palermo accorcia le distanze. Il nostro ritmo cala, la concentrazione dei nostri pure. Difficile mantenerla quando chiudi il primo tempo con 4 reti di scarto sull’avversario. La manovra rallenta e diventa prevedibile, il Palermo prende coraggio e gli svarioni di Cordoba e del Bambino, in coabitazione con Muntari mettono a dura prova le nostre coronarie.
La temperatura scende, il Severgnini Inter Club inizia a mugugnare alle nostre spalle. La febbre del mio vicino di posto sembra aumentare, cerco di tranquillizzarlo, ma io stesso ho dimenticato la sciarpetta a casa e non ho molto conforto da offrire. Non sento ancora il tragico odore della beffa, ma confesso di aver lanciato un paio di occhiate all’orologio.
Si fa male anche Eto’o, però ritroviamo il Principe Milito e Thiago Motta. Sono al rientro e si vede, manca la velocità e un po’ di lucidità, ma c’è la classe a sopperire. Motta inizia ad amministrare il possesso palla a centrocampo, mandando fuori giri i giocatori del Palermo.
Maicon, fà il Maicon e manda in goal il Principe che battezza nel modo migliore il suo ritorno.
Potremmo dirne tante ancora su questa emozionante partita: potremmo parlare dello strepitoso momento di Deki che anche oggi ha giocato in modo esemplare.
Potremmo compiacerci della potenza di un Maicon che a tratti continua ad essere irritante, talvolta lento a rientrare o svogliato nell’alimentare l’azione certo, ma che quando scala di marcia e affonda sul gas, non ce n’è proprio per nessuno. Semplicemente immenso.
Potremmo, appunto, ma scusate questa sera è tutta per lui. Mario Balotelli.
Segna e fa segnare. Terrorizza gli avversari. Incanta i tifosi con numeri di pura magia.
Per caso vi ricorda qualcuno?
scritto da Taribo59 il 30 marzo 2009 alle 18:01
È probabile che la stagione di Maicon sia finita, è certo che non giocherà il 18 aprile contro la Juve. L’Inter paga dazio alla nazionale brasiliana, e questo è un infortunio che può avere effetti devastanti, azzoppando uno dei 5 “highlander” (l’espressione è di Simone Nicoletti – iostoconmancini), quelli che Mourinho ha sempre mandato in campo.
Maicon Douglas Sisenando è secondo assoluto nella classifica dei minuti giocati (3560, pari al 94,9% del totale), è entrato in campo in 40 delle 41 partite ufficiali finora disputate dall’Inter, ha segnato 4 gol in campionato e uno in Champions, colpito 4 pali e fornito 7 assist. A mio sommesso parere, è stato il terzo calciatore più importante – dietro Ibra e Julio Cesar – di questa stagione nerazzurra.
Infortuni muscolari come quello che ha colpito Maicon sono, purtroppo, prevedibili. Il fatto che sia avvenuto in nazionale non mi toglie dalla testa che Mourinho avrebbe dovuto gestirlo con più parsimonia, ma mi rendo conto che non è facile rinunciare a una delle 2-3 migliori risorse offensive. Però, da almeno un mese il brasiliano appariva sempre meno potente e incisivo, e lo dimostravano i cross sparacchiati dalla tre-quarti campo, nel timore di non avere più il fiato per rincorrere l’avversario, avanzando quei 5-10 metri in più. E l’ultimo gol risale a Siena, 17 partite fa…
Ora, la perdita è assai grave, e Mourinho ha davanti a sé un problema di difficile soluzione.
- Arretrare Zanetti sembra la mossa con meno contro-indicazioni, ma in quel modo le rotazioni dei centrocampisti diverrebbero minime, e i rischi di “cottura” salirebbero esponenzialmente.
- Spostare Santon a destra e riproporre Maxwell, mi sembra improbabile, perché il brasiliano ha fatto dichiarazioni di rottura inconciliabili con un simile reinvestimento.
- Azzardare la difesa a 3, con Cordoba impegnato sul lato destro, mi sembra possibile solo in determinate partite, e non credo saggio improvvisare la difesa a 3 in piena volata-scudetto.
Ecco, lo scudetto: davvero – e non per scaramanzia – non riesco a capire come gli scommettitori possano offrire l’Inter a 1,06 e la Juve a 6,00. Sette punti di vantaggio sono tanti solo se l’Inter non perde all’Olimpico di Torino, altrimenti si tratta di gestire 4 punti in 8 partite (non proprio un gran margine, con 24 punti in palio). Sapevo che ci sarebbe stato da soffrire, almeno fino al 18 aprile, ora penso che la sofferenza sarà ancora più lunga.
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scritto da ex-collaboratori il 11 novembre 2008 alle 11:55
Giochiamo a carte scoperte. Quanto vale questo primato dell’Inter? Quanto vale l’apporto di Mourinho? Come sarà il futuro immediato dell’Inter? Proviamo ad analizzare la questione seriamente, senza infingimenti e soprattutto senza integralismi.
Josè Mourinho è alla guida da 4 mesi, in campo ha disputato una quindicina di incontri. I risultati sono buoni, non certo ottimi, per due motivi: non ha vinto partite che poteva vincere. I motivi di queste mancate vittorie, a fronte di una sola evitabile sconfitta, sono da registrarsi proprio nella ricerca esasperata della novità tattica, che vorrebbe in campo una Inter diversa da quella manciniana. Ricordiamo cosa disse Mourinho il giorno della presentazione: che a lui l’Inter di Mancini, seppure vincente, non piaceva. Il motivo era chiaro: l’atteggiamento troppo prudente, che in Coppa era addirittura remissivo. Mourinho ha avuto quasi sempre ragione quando ha affrontato questo argomento, ma non rende onore ai meriti del Mancio, che era difensivo per forza di cose. Chi ha visto giocare la sua Lazio (esattamente con un modulo Mourinhano, con Cesar esterno che accompagnava Corradi, mica Ibrahimovic) non può parlare di una squadra difensiva o poco divertente. Faceva un bel calcio e se non sbaglio vinse la Coppa Italia, contro la Giuve, e arrivò quarto in campionato, dietro le grandi. Con l’Inter ha semplicemente deciso di sfruttare al meglio le proprie potenzialità e il rendimento di alcuni giocatori lo dimostra: Ibrahimovic è migliorato, Cruz è riuscito persino a partire titolare, Crespo ha dato il suo contributo, Cambiasso e Zanetti si sono esaltati. Da centrale Stankovic ha fatto una stagione clamorosa, in coppia con Vieira, assolutamente monumentale quando è stato disponibile. E ovviamente non parliamo dei difensori centrali, tutti in stato di grazia. Il modulo raccolto, che limitava gli spazi, aggrediva e teneva palla, sfruttando al meglio le individualità, ha permesso di giocare bene anche con le riserve delle riserve, come Pelè e Jimenez.
Mancini però appartiene al passato. E’ la storia dell’Inter e ha avuto, come Mourinho, un gruppo di giocatori veramente forti. Mourinho ancora tenta di impostare il suo credo tattico, ma siccome non è stupido si sarà reso conto, a questo punto, che insistere potrebbe essere deleterio. Vincere al 91° equivale a vincere al 1° minuto e ogni partita ha una storia a sè, da raccontare. Con l’Udinese non abbiamo certo sofferto, ma pochi giorni prima abbiamo disputato un pessimo secondo tempo con i ciprioti, per non dire della partita giocata male con la Reggina. Si può archiviare tutto sotto la voce distrazioni? Non penso. Un occhio attento sa riconoscere le difficoltà tattiche avute dalla squadra e che si sono ripetute, in lungo e in largo, nella maggior parte delle gare disputate.
Mourinho spesso non ha avuto a disposizione il giocatore che potrebbe tenere insieme il modulo, cioé Muntari. Un centrocampista che sa cucire i reparti, stringersi e allargarsi, fare filtro e ripartire, oltre che inserirsi. Ma la sensazione generale rimane quella dello scollamento tra i reparti. Non si creano situazioni offensive nitide, non si gioca sulle fasce con i classici triangoli che fanno salire tutta la squadra, per avere qualcuno che colpisca di testa o concluda in mezzo all’area, non si stringono le maglie difensive in soccorso dei terzini, messi di fronte a 40-50 metri di campo, che ogni volta vengono concessi non appena le ali cominciano a tirare il fiato.
Il modulo, in buona sostanza, è troppo dispendioso per le caratteristiche dei calciatori attuali. E la troppa corsa limita comunque la lucidità, imponendo ritmi massacranti a giocatori che hanno bisogno di un supporting cast per esprimersi al meglio. Ibrahimovic e Maicon rendono molto meglio se riescono a smazzare assist, oltre che concludere. Quindi è assolutamente controproducente, anche a riguardo dell’intera stagione, schierarli punta centrale e terzino basso isolato, senza un uomo che copra veramente, non un Mancini, un Balotelli o un Quaresma che lo fanno (discretamente) per 20 minuti, per poi sfinirsi e mancare nella fondamentale fase offensiva.
Il punto è questo. Per segnare dobbiamo mettere una squadra iper-offensiva, che però prende gol pazzeschi, come il terzo con l’Anorthosis o il pareggio della Reggina, per non dire dei fianchi scoperti in occasione dell’assist di Kakà a Ronaldinho. Se invece non vogliamo prendere gol finiamo per tornare asfittici in attacco, con gol fortunosi, trovati su calcio piazzato, dopo aver tirato la bellezza di due sole volte in porta.
Ora, i critici dibattono se il campionato è sceso di livello oppure si è alzato, vista la congestione davanti. A me sembra che non sia cambiato nulla, eccetto che le squadre mediane sono migliorate nel complesso. Un cambiamento che deve però confermarsi sulla lunga distanza, cosa di cui dubito fortemente. Diverso è il fatto dei punti in meno ottenuti da Inter e Roma, rispetto all’anno passato. Ora, la Roma è in una fase disgraziata, ma l’Inter, se ci pensiamo bene, poteva avere anche 3-4 punti in più, riproducendo un campionato abbastanza simile a quello passato. E la sensazione che i punti siano stati persi a causa dell’eccessivo riformismo tattico non me la toglie nessuno. C’è stata finora troppa confusione.
Il fatto che siamo primi dice sostanzialmente che la squadra, nei valori tecnici, potrebbe essere persino migliorata dallo scorso anno. Ma adesso occorre dare stabilità al progetto tattico. I confronti con Mancini sono ingiusti e Mourinho fa bene a respingerli. La mia fiducia nei suoi riguardi è molto elevata, perché qualcosa si è visto. Ma ora deve saper riconoscere i limiti insiti nell’organico e procedere di conseguenza. Poi parleranno solo i risultati.
Ps.: Il mondo calcistico italiano con Mourinho si sta comportando veramente in modo vergognoso. Abbiamo accolto in Italia uno degli allenatori più apprezzati del mondo e seguitiamo a comportarci da villani, mostrandoci per quel che siamo: zoticoni, provinciali e tendenzialmente “mafiosi”. Quindi suggerirei di allargare quel dito davanti al naso anche al resto dei media che contestano. Tanto sono perle ai porci.
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scritto da errek il 10 novembre 2008 alle 11:39
Tempi di recupero: siamo ancora fiduciosi!
Quella fiducia che non ci ha abbandonato per tutti i novanta minuti. Sapevamo che avremmo segnato: un’invenzione di Ibra, un inserimento di Cambiasso, una discese delle sue di Maicon, o Cruz!
E Cruz è stato.
Ora possiamo discutere fino a domenica prossima se abbiamo giocato bene o male, meglio delle precedenti o se ci stiamo involvendo. Se il 433 è meglio del 424 o del 4231 anomalo. Era da vincere e abbiamo vinto.
Non è stata una bella partita, ma credo che ci dobbiamo abituare a non vedere molte belle partite con questa Inter e con questo allenatore.
Ed evitiamo per favore squallidi paragoni con l’Inter del Mancio.
L’unico paragone che io accetto è come i due trattano i giornalisti. E mi pare che entrambi sappiano il fatto loro.
Note positive io ne ho viste (ma io sono ottimista per natura; scrivo infatti queste due righe sperando che tutti capiscano):
Samuel! Ve lo aspettavate così? Lui in campo non solo è una garanzia ma succedono altre due cose estremamente positive: la prima è che non gioca Burdisso; la seconda che Cordoba ha un punto maggiore di riferimento e i suoi interventi ne guadagnano in efficacia e precisione.
Julio Cesar! Non serve quasi mai, ma quando serve è là. Puntuale.
Cambiasso e Zanetti da par loro, inutile ripetere le stesse cose ad ogni partita.
Fine delle note positive.
Ibra è stanco, Maicon pure, Maxwell sa e può fare molto di più. Vieira che si perde in un bicchiere d’acqua. Balotelli senza infamia e senza lode. Quaresma… Quaresma chi…?
Eppure, se ci fate caso, ognuno di questi ultimi, con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto segnare, e allora i commenti, le pagelle e il primato in classifica (ve lo ricordo sennò ce lo scordiamo) avrebbero avuto un altro sapore.
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scritto da ex-collaboratori il 7 novembre 2008 alle 12:40
La metafora del bivio l’ho usata in altri post e voglio evitare. Altre volte ho auspicato che Mourinho incominciasse a fare il turnover, per restituire un po’ di lucidità a Ibrahimovic, Maicon e Zanetti. Purtroppo non so cosa aspettarmi, per cui veniamo al dunque: l’Udinese.
Se c’è una squadra rognosa questa è l’Udinese. Non siamo riusciti a batterla nemmeno quando abbiamo distrutto tutti – nel campionato record di due anni fa. Certo, in casa abbiamo spesso vinto, ma ultimamente non ci gira proprio bene, come l’esordio della scorsa stagione, contrassegnato da un autogol al novantesimo abbondante.
Il problema resta comunque l’Inter. Se la squadra interpreta in modo giudizioso i propri compiti, ammesso che ne abbia, l’Udinese, per quanto temibile non può rappresentare un ostacolo. Altrimenti è meglio riporre i sogni di gloria in qualche valigia e aspettare i tempi migliori.
Di sicuro c’è che le coppe hanno parlato chiaro: l’Inter è la più indietro di tutte. Il Milan è entrato nel classico circolo vizioso del culo, che non è un ritrovo di sfaccendati a caccia di emozioni proibite. Se giocano male arrivano gli arbitri, quando non ci sono gli arbitri arrivano le invenzioni di uno dei loro abbronzati. Ieri nella contesissima Uefa Cup, i nostri parenti rinnegati hanno giocato veramente male, asfissiati dal calcio assonado dello Sporting Braga (e ho detto tutto, dato che l’unica Braga che io ricordi sia quella benedetta chiappona che faceva Dona Flor e i suoi due mariti e sapeva come cucinarsi il suo amante fantasma). La Roma è un enigma: nel senso che può vincere a Bordeaux, può surclassare il Chelsea, poi magari torna in Italia e le prende sonoramente. Se avessero avuto Galliani al posto di Rosella Sensi, avrebbero potuto dire che loro si allenano per la Champions e giocano bene solo con la musichetta.
Maggiore impatto ha avuto la prestazione della Juventus, che sinceramente mi ha colpito. Nel primo tempo non ha giocato splendidamente, ma non ha fatto nulla per incasinarsi la vita, ha tenuto botta e alla prima vera possibilità (leggi: autostrada del Brennero lasciata libera da Cannavaro) sono passati in vantaggio, sfruttando bene le abilità di Del Piero, che sul gioco da fermo rimane un interprete di primo livello.
La Fiorentina conferma di essere una squadra in qualche modo incompiuta, ma in campionato ha i mezzi per emergere e penso che sarà così. L’Udinese, per tornare a noi, ha dimostrato tutto il suo valore: hanno saputo tener botta prima di portare a casa una vittoria che ci sta tutta. E vincere in Russia, di questi tempi e nonostante le abbronzature, non è molto semplice.
Il problema dunque rimane l’Inter. A proposito dell’atteggiamento tattico di Mourinho m’è venuto da pensare ultimamente. Ma non è che essendo stato preceduto dalla meritata fama di allenatore difensivista, il nostro non abbia deciso di sconvolgere tutti con il suo alter ego zemaniano? Perché non è questione di equilibri tattici, di distanze o di interpreti. Se metti quattro punte e due centrocampisti, dopo un’ora ti trovi la squadra in asfissia e il centrocampo in mano all’avversario, a meno che non schieri Ray Misterio e Schwarzenegger, con la licenza di stroncare a vista le carriere degli avversari. Dico questo perché tutte le squadre di Mourinho, e quindi anche l’Inter-fotocopia-del-Chelsea, avevano nell’accortezza difensiva il primo grande valore. Cosa che era venuta fuori alla grande nelle prime uscite, quando infarciti di terze linee affrontavamo avversari di un certo tenore senza subire gol e nemmeno troppe occasioni. Questa grande qualità è stata consumata dalla voglia di stupire e di dimostrare che in Italia si può fare calcio offensivo. Meglio farebbe, a mio parere, se riprendesse il discorso interrotto a settembre: che cioé si può fare un calcio più compatto degli allenatori italiani.
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scritto da Nk³ il 4 novembre 2008 alle 17:29
E’ difficile commentare compiutamente una partita così. Non si sa da dove cominciare, da dove passare, dove finire. Non si sa bene neanche quale aspetto mettere in evidenza: tattica, episodi, singoli giocatori, casualità. E’ tutto molto difficile e troppo assurdo per essere analizzato, in realtà.
Succede che ci ritroviamo in una calda giornata novembrina su una altrettanto calda isola del Mediterraneo, mezza occupata e mezza no. Arriviamo lì, allenamento, pranzo, riposino, riscaldamento e si va in campo per la partita. Tutto abbastanza normale fin qui, al di là dei 26 gradi al 4 di Novembre e al di là del fatto di giocare contro una squadra di Famagosta che di solito gioca a Larnaca ma che stavolta si trova a Nicosia. Vabbè, ci si può passare sopra. Scendiamo in campo, 4-4-2, tutti al posto giusto. Difesa abbottonata, Maicon più davanti che dietro, centrocampo che blocca e riparte, ali discretamente in serata, Ibra che vuole spaccare il mondo e Balotelli che la mette dentro e fa vedere anche alcuni calci da fermo battuti per bene. Si fanno una decina di tiri in porta e non se ne subisce nessuno…ordinaria amministrazione contro una squadra decisamente inferiore. Dopo tutto questo, doppio fischio dell’arbitro e si va al riposo sul risultato di 2-2. No, scusate….volevo dire 2-2. Ma che succede? Sto cercando di scrivere in cifre due a zero ma viene fuori 2-2. Bah…sarà la tastiera rotta.
Si rientra dagli spogliatoi e, pronti via, una disattenzione della difesa e una cappellata di Burdisso lasciano la palla sui piedi di un attaccante dell’Anorthosis che non si fa pregare e la spinge dentro. 3-2. Uffa, ancora la tastiera…come dite? Siamo davvero 3-2? Guardo l’angolino in alto a sinistra dello schermo per la conferma e resto a bocca aperta: siamo davvero 3-2. Un tiro concesso, tre gol subiti. Roba che neanche all’Amiga. A quel punto la squadra va in confusione e, nonostante il tentativo di scossa dato da Mourinho con 3 cambi in contemporanea -mossa che mette in crisi persino la grafica dell’UEFA- ci vuole mezz’ora buona per rimettersi in piedi. Mezz’ora passata fra una assoluta sterilità offensiva e un paio di miracoli di Julio Cesar. Poi Cruz la rimette dentro e si ricomincia a giocare creando un paio di incredibili palle gol in 5 minuti..ma ormai è troppo tardi.
Cosa è successo? E’ successo che, banalmente, la palla è rotonda. Un Burdisso mai così inadeguato, un Ibrahimovic mai così sciupone e un gol, il secondo, mai così assurdo hanno stampato il risultato su un incredibile 3-3. Il problema non è il risultato in sè, nè come è maturato. Il problema è il contesto nel quale si colloca. Perchè uno svarione difensivo ci sta…ma 5 gol ridicoli presi in due partite iniziano a starci un po’ meno. Data la non-analizzabilità della partita, comunque, quello che resta è l’impressione delle prime 15 partite dell’anno nuovo. E’ l’impressione è quella di una squadra in continuo mutamento e alla continua ricerca di sè stessa, che sceglie di affrontare -e risolvere- i problemi uno alla volta, così come si pongono. Ripensando a tutte le parole spese in questi mesi, salta all’occhio come non sono più un problema determinati ruoli in campo, non è più un problema il fatto che si crea poco, non è più un problema il fossilizzarsi su un modulo, non è più un problema Balotelli, non è più un problema (almeno non lo è stato ieri sera, finchè s’è giocato) la “rottura” della squadra…ora c’è il problema dell’attenzione difensiva. Problema che, fra l’altro, è spesso tipico di squadre alla ricerca di nuovi automatismi. Si risolverà anche questo e, dopo, si risolveranno tutti quelli nuovi che si presenteranno: perchè il tempo inizia ad essere tiranno, ma i problemi non sono infiniti.
Certo, visto così è un bicchiere mezzo pieno…
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scritto da Mr Sarasa il 4 novembre 2008 alle 11:45
Archiviata la vittoria di Reggio con un bel “vaffanculo gufi di merda” (lanciato sabato, a due gobbi arrivati in anticipo sulla loro partita…), si pensa alla Champions. Prima però un passo indietro, proprio a sabato: Mourinho ha riferito di un episodio davvero sgradevole, capitato allo stadio: avendo donato un crocifisso preso a Fatima ad un ragazzo disabile (per chi crede a questo tipo di cose, senz’altro un gesto di carità cristiana, per un agnostico come me comunque un bel gesto di compassione) si è sentito accusare di avergli lanciato delle monete, persino dal Sindaco!
Chi scrive appartiene al gruppo dei più critici dell’allenatore, ma solo per cose legate al campo: penso che questo tipo di attacchi, al pari di quelli di cialtroni come l’a.d. del Catania, siano semplicemente vergognosi. Mi spiace che ancora una volta, nel ruolo degli “offesoni” si registrino personaggi meridionali (dopo Lotito e Lo Monaco, sto giro è toccato a “lo sindaco”) quasi a voler coltivare i soliti luoghi comuni che questo paese non riesce a scrollarsi di dosso.
Luoghi comuni tra i quali annovero anche il lungo collegamento di Dribbling, sabato scorso, da un “Napoli Club”: tifosi baffuti in occhiali da sole (al chiuso), l’immancabile striscione con errore grammaticale, i cori “olè olè olè, Po-cho, Po-cho”, un personaggio improbabile che regge per tutto il collegamento la prima pagina del Mattino di 20 anni fa, i soliti discorsi sul “grande cuore” dei napoletani, e l’immancabile aneddoto riguardante Maradona (che mi fa ritenere che se è ingrassato così tanto, la colpa sia dei tanti che almeno una volta gli avrebbero offerto una cena, visto che sembra che chiunque lo conoscesse benissimo…).
Vabbè, tiriamo una riga (in senso non-Maradoniano…) e veniamo a stasera. Si può conquistare la matematica qualificazione con due turni d’anticipo, contro un avversario non proibitivo che all’andata ci ha fatto scoprire un nuovo capitolo alla voce “catenaccio”. In attacco spero ovviamente che affianco ad Ibrahimovic ci sia Balotelli, che sabato ha mostrato di saper fare quanto richiesto e anche qualcosina in più. Spero soprattutto che gli venga concesso di fare più l’attaccante, anzichè l’ala, perchè se questi criprioti difendono di nuovo in 6, puoi “allargare” il gioco quanto vuoi, ma i cross poi finiscono in una selva di cactus…
Chiusura dedicata ad Adriano, Dunga e la società Inter. Ancora una volta gli si fa vedere la carota, mentre per me non ha ricevuto abbastanza dosi di “bastone”. Dunga lo convoca persino in Nazionale, per un’inutile amichevole col Portogallo a Brasilia appena prima di Inter-Juve. Qual è il problema? Che ha convocato pure Julio Cesar e Maicon. Mi chiedo: la società non potrebbe intervenire, in questi casi? Insomma, già proviamo a recuperargli l’alcolizzato, aspettiamo l’ut des a questo punto.
PS: Ieri nuova apparizione di Moggi, solito disco rotto, ma registro due piacevoli cambiamenti.
- l’ex d.g. della Juventus non ha quasi più voce, è visibilmente invecchiato, appare anni luce distante dal “re del mercato & non solo”.
- aumentano i giornalai che gli rispondono senza remore, un po’ perchè ha ripreso a cannoneggiare anche contro il Milan (quindi si becca l’intero plotone contro…), un po’ perchè fiutano che non conta più niente.
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scritto da ex-collaboratori il 1 novembre 2008 alle 10:31
La trasferta di Reggio Calabria dello scorso anno mise la parola fine all’esperienza di Adriano all’Inter, almeno sotto l’egida di Roberto Mancini. Un pallone appena sfiorato su punizione di Figo, con la successiva sostituzione e la sfuriata a fare da contorno a una partita maschia e complicata.
Proprio quella Inter di Mancini stava già attuando un robusto turnover, limitato solo dagli infortuni, che nel tempo sarebbero aumentati, costringendo la squadra a una lunga resistenza in primavera. Escluso Adriano, le cose oggi sono diverse: Mourinho ha una rosa lunga, tanti infortunati, ma fa poche scelte. Che questo sia un tratto distintivo dello Special One lo sapevano tutti, presumibilmente anche Branca e Moratti, che come prima richiesta non hanno avuto quella di comprare Lampard, ma di sfoltire la rosa (concetto espresso più volte, anche a riguardo della disciplina). Tuttavia, gli incontri ravvicinati nel tempo non consentono altre dilazioni: dobbiamo fare turnover, perché la poca brillantezza di Ibrahimovic, Zanetti e Maicon è apparsa evidente a chi ha l’occhio clinico, per queste cose.
Che Mourinho sia del nostro avviso non è scontato, anche se qualcosa ha fatto trapelare nel corso della conferenza stampa di ieri. Vieira è al rientro dal primo minuto, mentre Cambiasso verrà impiegato martedì, se tutto va bene. Diversa è la situazione dell’attacco, dove gli esclusi Cruz e Adriano, soprattutto il secondo, faticheranno parecchio a trovare spazio. In compenso tra oggi e martedì è quasi scontato che vengano impiegati tutti: Ibrahimovic, Quaresma, Mancini, Crespo e Balotelli. Obinna può essere la carta per stasera, ma non ne sarei tanto sicuro. Per la difesa Mourinho ha ribadito che guarda alla qualità e che si sente rassicurato dai recuperi di Materazzi e Samuel, ancora parcheggiati. Cordoba e Burdisso partiranno centrali, Chivu a sinistra, con Maxwell impiegato in Champions (una soluzione che non mi soddisfa per niente!). A centrocampo le scelte sono obbligate: Dacourt non è stato convocato, perciò saranno Zanetti, Stankovic e Vieira a spartirsi i compiti. Con i primi due apparsi davvero sfasati nelle ultime uscite.
C’è comunque una sola esigenza, che ci riporta alla ruvida vittoria di un anno fa: conta vincere e portar via tre punti, sperando che il tempo faccia assorbire le incomprensioni con Cruz (che per un anno è utile alla causa) e il modulo dell’allenatore. Il suo credo l’ha ribadito ieri: i giocatori devono applicarsi. Per Mourinho conta questo e dobbiamo provare a seguirlo.
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scritto da Nk³ il 24 ottobre 2008 alle 10:27
Toldo 6,5 - Pronti via, si scalda le mani con una punizione di Dellas. Poi ordinaria amministrazione, ma la difesa con lui alle spalle è tranquilla. Regala un brivido con un’uscita spericolata su Hawar. Comunque, nonostante le 37 primavere, Toldone c’è.
Maicon 7 - Non finisce mai di sorprendere. L’assist per Adriano è un incredibile mix di sapienza tattica e capacità tecnica. Altri terzini in passato sono stati così determinanti, ma loro perdevano tempo a dribblare gli avversari. Lui li travolge.
Cordoba 6 – Solita tranquillità in difesa, dove non patisce minimamente i 30 centimetri di differenza con Sosin. Con Mourinho per la prima volta in carriera intravede la linea di centrocampo e, quando può, non disdegna di scavalcarla.
Chivu 6 – Serata tranquilla. Gli attaccanti ciprioti non creano ansie, e lui non si complica la vita. Ottima la gestione della linea difensiva.
Zanetti 6,5 – Non inizia bene, poi esce alla distanza. Dopo più di 600 partite sempre sugli stessi livelli iniziano a mancare le parole.
Cambiasso 6,5 - E’ un piacere vederlo giocare. I ciprioti difficilmente arrivano dalle sue parti, e ancora più difficilmente lo superano. L’infortunio fa preoccupare molti, ma non dovrebbe essere niente di grave.
Stankovic 6,5 - Su alti livelli per tutta la partita, a differenza di Roma. Ordinato in fase difensiva, veloce nel far girare la palla, perfettamente sincronizzato con i movimenti di Muntari. Ottimi segnali.
Muntari 6,5 – Mezzala, mezzapunta, mezzo centrocampista e mezzo esterno: in totale fa due. Se questi sono i livelli ai quali dobbiamo abituarci, il futuro non è niente male.
Mancini 5,5 – Di stima. E’ un corpo estraneo: zero cross, zero spunti, zero pericoli, inesistente il feeling con Ibrahimovic visto nelle prime partite. Sbaglia un aggancio solo davanti al portiere. Su punizioni e calci d’angolo meglio stendere un pietosissimo velo.
Adriano 6,5 - Arruffone quando non ha lo spazio per partire palla al piede, ma quando lo trova lascia intravedere sprazzi dell’Adriano che fu. Impreciso alla conclusione, perfetto senza palla (chi l’avrebbe mai detto?). La torsione sul gol è roba da palati finissimi. Dicono di lui: “Alla sua età e con il suo fisico, se dorme e beve acqua può fare grandi cose”. 18 gol in Champions, mai nessuno come lui.
Ibrahimovic 7 - Un’iradiddio. La palla fra i suoi piedi è come in cassafore, fa sempre la cosa migliore e la fa con una classe da stropicciarsi gli occhi. Imperdonabile l’errore a tu per tu con Beqaj, ma se fa una stagione intera così…chissà.
Quaresma 6+ - Stavolta entra di più nel vivo del gioco. La trivela non manca mai e sbaglia uno stop solo davanti al portiere, come Mancini. Di più, rispetto al brasiliano, mette dentro un paio di cross e batte decentemente un calcio d’angolo.
Cruz sv – Pochi minuti, spedisce fuori di un niente la palla che potrebbe chiudere la partita. Tatticamente perfetto, come al solito.
Burdisso sv - Non giocava a centrocampo da Valencia, ma quello di mercoledì era un ruolo diverso. Semplice e pulito, cerca di mettersi in evidenza il meno possibile.
Mourinho 7 – Tiene alta la concentrazione con 8/11 della squadra di domenica, e non era facile. L’Inter sa quello che deve fare e lo fa dal primo all’ultimo minuto, con pochissime pause. Toldo titolare, dicono, è una delle classiche mosse con cui tiene in pugno lo spogliatoio e si fa amare dai giocatori. Avanti così.
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