scritto da il 7 febbraio 2009 alle 23:03

Mourinho: “Devo difendere la mia squadra”

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scritto da il 7 febbraio 2009 alle 10:53

Da Lecce parte la sfida al Milan

C’è poco da fare: la partita col Lecce è sicuramente importante, ma siamo già entrati in clima derby. Oggi ci sarà, piuttosto, il responso all’annosa domanda: quanto ci ha danneggiato il pareggio interno con il Torino? Se dovessimo passare a Lecce il pareggio di domenica sarà dimenticato, con un risultato negativo cresceranno i rimpianti, soprattutto in vista del Derby, che poteva essere affrontato con meno peso sulle spalle.

Il momento del Lecce è positivo: ha conquistato 8 punti nelle ultime 5 partite, esattamente come l’Inter, che però è squadra di alto livello. Beretta lo conosciamo, non ama scoprirsi, ma ho già ripetuto che la questione tattica delle squadre chiuse ha poco senso, se siamo noi i primi a non allargare il gioco.

La partenza di Quaresma e Dacourt toglie alibi a Mourinho, che si trova a gestire una rosa più ristretta, soprattutto nelle opzioni offensive. La convocazione di Balotelli (Mou si è detto soddisfatto del suo approccio in allenamento) fa da preludio ai prossimi rientri di Patrick Vieira e Walter Samuel, fissati per la sfida con i cugini. Nella lista però sono presenti anche Mancini, Figo e Jimenez, per cui è veramente strano pensare che uno dei due non possa essere schierato titolare. Ma siamo alle supposizioni. La squadra ha dimostrato di digerire meglio un modulo che predilige il dinamismo e la fisicità, dipende, insomma, dalle condizioni di Stankovic, che in molti danno titolare, ma che non rischierei così facilmente. Dietro potrebbe rientrare Chivu, ma l’opzione Burdisso resta comunque valida, con la conferma di Santon a sinistra e Maicon a destra. Muntari, Stankovic, Zanetti e Cambiasso formano il centrocampo titolare, mentre non è da escludere l’inserimento di Mancini affianco a Ibrahimovic, per cercare di allargare il centrocampo e chiudere gli spazi agli incursori di Beretta.

Dal canto suo il Lecce giocherà col coraggio che l’ha portata a raccogliere, a Via del Mare, la maggior parte dei punti. Tutto dipenderà dal nostro atteggiamento: se siamo quelli di Catania si vince senza problemi. Se siamo quelli di San Siro (tranne rare eccezioni) diventerà problematico affrontare anche il Derby.

Una cosa è certa: Branca ha parlato in settimana e ha dichiarato che arriveranno due acquisti di qualità. Forse ci si è finalmente convinti che il numero non fa la forza, e che servono almeno due innesti di livello superiore per poter ambire alle glorie europee. Dunque mi aspetto un girone di ritorno nel quale facciano la loro parte Santon e Balotelli, provando a inserire lentamente qualcun altro, per sposare il progetto Manchester United che a me sta molto a cuore. Venti giocatori più i portieri: giocatori giovani, meno inclini all’infortunio, con voglia di migliorare, 2 fuoriclasse da aggiungere a Ibra e Maicon nella zona sensibile del campo (un centrocampista di qualità e una punta di valore assoluto) e il contorno attuale di giocatori buoni, che sanno far gruppo.

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scritto da il 27 settembre 2008 alle 15:44

Stampa e TV: Mourinho ha capito tutto

josè mourinhoNella conferenza stampa pre-derby Mourinho torna a parlare coi giornalisti italiani e segna il solco definitivo, circoscrivendo il ruolo dei media nostrani a quella dimensione provinciale che li contraddistingue. Era necessario che qualcheduno parlasse chiaro, perché anche il mite Ancelotti si mettesse sulla scia. Mourinho dà l’affondo decisivo parlando del post-partita di Inter-Lecce e delle polemiche riguardanti la sua assenza:

“Vedo tutti preoccupati di piccole cose, che nello spettacolo calcio non significano niente, e nessuno preoccupato per uno sport che è importante nel mondo. Nessuno si preoccupa per il fatto che il calcio italiano è considerato un prodotto molto piccolo fuori dall’Italia, non paragonabile alla Premier League. Il Lecce mercoledì ha giocato con 3 portieri e 8 difensori eppure a fine gara tutti si sono preoccupati sul perchè a parlare con la stampa è venuto Baresi. Questo è il nostro mondo, che io ho scelto. La decisione di venire in Italia è stata mia, ma pensavo che l’Italia avesse più passione per il calcio e meno per tutto quello che c’è intorno. Non mi sono pentito comunque di essere venuto in Italia, assolutamente”.

L’accusa è diretta alla stampa specializzata che concorre al provincialismo del nostro calcio. Molti chiacchieroni, tanti in cerca di polemiche inutili, nessuno che si proponga con un’idea nuova. Mourinho, dopo aver distrutto Mario Beretta, affonda il coltello nella piaga, rende pan per focaccia a Claudio Ranieri che aveva parlato di mancanza di rispetto e a tutti coloro che hanno assaltato in modo rozzo Beppe Baresi:

“Qui c’è un allenatore che in due mesi ha studiato italiano 4-5 ore al giorno per arrivare in un paese nuovo e parlare con i giornalisti e con i tifosi, un allenatore che ha imparato a parlare in maniera sufficiente con i tifosi, con i giornalisti. E questa è una mancanza di rispetto? Negli ultimi anni mi è capitato di mandare i miei collaboratori 21 volte in conferenza e solo negli ultimi giorni si è parlato di mancanza di rispetto. Per Ranieri è stato difficile imparare dopo 5 anni good afternoon e good morning e poi proprio lui viene a dire certe cose? Solo Moratti mi può dire che Baresi non ha lo status per rappresentare la società, non un altro allenatore o un giornalista in tv. Se Moratti me lo dice allora parlo sempre io. Ma io prima di arrivare all’Inter ho indicato in un documento quali collaboratori volevo, con quali funzioni, e in quel documento c’è scritto che una delle ragioni per cui voglio una persona con un determinato profilo, con una storia nel club, è per avere qualcuno che possa rappresentarmi con dignità, con status, con classe davanti alla stampa e ai tifosi. Il problema è che qui non è stato rispettato Giuseppe Baresi“.

Infine sul derby. Per Mourinho il fatto che venga presto, non ad autunno inoltrato, potrebbe liberare le squadre dalla tensione. “Nel derby non c’è la squadra più forte: generalmente, chi vive il momento più negativo tante volte vince. Meglio che il Milan abbia vinto nelle ultime partite perché così arriviamo alla sfida alla pari psicologicamente”.

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scritto da il 25 settembre 2008 alle 18:29

Inter-Lecce, le pagelle

Julio Cesar 7 – Un tiro subito, una parata da campione: esattamente quello che si chiede al portiere di una grande squadra. Ci regala anche qualche brivido con un disimpegno all’altezza della bandierina del corner: il Lecce non fa spettacolo e allora, per gli spettatori di San Siro, si dà da fare lui. Partita numero 100 in nerazzurro.

Zanetti 600 - Siamo seri, come si fa a banalizzare con un voto una partita così? 5,5, 6, 6,5…cosa vuol dire? Parte da terzino destro come ai vecchi tempi, passa centrale di centrocampo, chiude da terzino sinistro. Non gioca la sua migliore partita e, come nelle ultime tre-quattro partite, perde addirittura un pallone. Forse il quinto nelle sue 600 partite con la maglia dell’Inter. Tutte affrontate con la stessa preparazione, la stessa determinazione, la stessa concentrazione. Tutte affrontate con lo stesso cuore. Grazie Pupi.

Cordoba 6 - Partita pulita, senza macchie: del resto giocare senza avversari non è poi così difficile. Va un po’ in difficoltà quando si ritrova a impostare il gioco sulla nostra trequarti offensiva…ma c’è da capirlo.

Burdisso 5,5 - Una disattenzione che poteva costar caro su Esposito nel primo tempo, qualche sbavatura, poi sparisce nel buco nero della nostra metà campo. Mostra ancora una volta di aver bisogno di un difensore che guidi la difesa per rendere al meglio.

Chivu 6 - Si lascia sfuggire Stendardo su un calcio d’angolo, poi in fase difensiva non si vede più. La fase offensiva non è il suo forte, o semplicemente non essendo ancora al 100% non si sente di affrontarla con costanza. Schierarlo a sinistra può essere una soluzione valida contro avversari di rango superiore, non in queste partite.

Vieira 6 - Alla quarta partita consecutiva da titolare non brilla come al solito: pochi inserimenti e la situazione ne richiedeva di più, ma la sua presenza in mezzo al campo la fa sentire sempre.

Cambiasso 7 – Meriterebbe anche di più per come guida il centrocampo soprattutto quando, nel secondo tempo, riesce con il Capitano a coprire una difesa composta ormai dai soli Cordoba e Burdisso. Si gioca il bonus non spingendosi in avanti nella prima parte di gara come la situazione imporrebbe.

Stankovic 5 - Al rientro dall’infortunio, Deki ancora non c’è. Si limita a giocare semplice -e questo è certamente un merito- ma per allargare le maglie del Lecce ci sarebbe stato un enorme bisogno delle sue aperture.

Mancini 6 - Guadagna la sufficienza per quell’aura di pericolosità che sembra avere intorno ogni volta che tocca la palla. Però si incaponisce troppo nell’uno contro tutti e, anche da destra, cerca sempre un dribbling di troppo prima di crossare. Velo pietoso sui calci d’angolo.

Adriano 5,5 - Piccolo passo indietro. Preoccupato di seguire i dettami di Mourinho, spesso resta troppo indietro e non fa sentire praticamente mai la sua presenza nell’area leccese. Nel primo tempo sbaglia un gol fatto.

Ibrahimovic 6,5 - Fin da subito si impegna per mettere il marchio sulla partita. Movimento costante, assenza di punti di riferimento, fisicità devastante. Stampa una punizione sulla traversa talmente forte che ride lui stesso. Poi il delizioso assist a Cruz.

Maicon 6,5 - La fascia di campo sotto la tribuna stampa per un po’ ha sperato in una sera di relax. Poi è arrivato il Colosso e ha subito iniziato a suonare la sua musica: nel secondo tempo abbiamo giocato solo dalla sua parte. La fascia di campo opposta sentitamente ringrazia.

Quaresma 5,5 - Meglio rispetto a domenica scorsa. Sembra cercare di più l’intesa con Maicon e giocare più semplice rispetto al solito. Il meccanismo, forse, si sta oliando. Mette una trivela fra Ibra e Adriano, a momenti fa gol lui.

Cruz 7,5 - Certezza granitica scolpita nella roccia. La sapienza tattica incarnata. Dopo il vantaggio si trasforma in vertice alto di un rombo di centrocampo e si permette il lusso di dare indicazioni a Cambiasso. Immenso.

Mourinho 8 – No, ok, non è stata una grande Inter. Non abbiamo giocato da squadra e non abbiamo trovato un metodo per aggirare il catenaccio del Lecce. L’idea delle 5 punte è geniale ma sa anche un po’ di “viva il parroco”. La partita del Mou è indubbiamente da 6, di stima. Ma non vogliamo darli due punti in più in pagella a chi si prende il lusso di giocare 100 partite consecutive in casa senza mai perdere? Cento, avete letto bene. 86 vittorie e 14 pareggi. Due punti in più ci stanno, su…

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scritto da il 25 settembre 2008 alle 10:45

Very Special One

Ieri sera sono uscito subito dopo la partita, il dovere chiamava e noi cumenda non dormiamo mai. Dopo una serata passata a discutere di ritorni di investimento e percentuali socetarie posso finalmente tornare a dedicarmi alla Beneamata. Sono tornato in tempo per vedervi tutti tra le braccia di Morfeo, mi restava solo una cosa da fare, rimboccarvi le coperte e raccontarvi una favoletta. Penso che si integri perfettamente con il bel post di Wat, lasciandogli l’analisi tecnica della partita e raccontando di un aspetto un po’ più evanescente.

C’era una volta (tutte le favole iniziano così) il catenaccio. Era un mostro terribile dotato di una corazza impenetrabile e nessuno sembrava in grado di sconfiggerlo. Affliggeva da anni il campionato di calcio italiano. Migliaia cadevano sue vittime gli spettatori, colpiti da narcolessia di fronte a partite di calcio più noiose di una lezione di algebra.

C’era una volta.
Ieri il mostro è caduto e il Cavaliere che lo ha ucciso si chiama José Mourinho.

Alzi la mano chi di voi non ha pensato “è un pazzo” quando ha visto la sostituzione di Chivu per Cruz.
Cinque attaccanti. C-I-N-Q-U-E. Una difesa a tre sulla carta, ma con Maicon praticamente sempre nella metà campo avversaria era quasi a due. Non so se si è mai visto nulla di simile, di certo non ricordo nessun allenatore Italiano che si sia preso un simile azzardo se non in una situazione disperata e in una partita da vincere per forza. Non so come la chiameranno i giornalisti. Follia. Disperazione. Tutto per tutto.

Io la chiamerò GENIO, voglia di vincere, palle d’acciaio e fiducia assoluta nel valore della squadra.

Fare quelle sostituzioni in quel momento è stato un messaggio chiaro rivolto agli avversari. Avete rinunciato a giocare e perfino a ripartire? Bene state pure dove state NOI siamo più forti e vi cucineremo a fuoco lento. Mi bastano due difensori due per tenere a bada una squadra simile, per il resto posso occuparmi di attaccare e segnare. E così è stato.

Tutti gli allenatori catenacciari di provincia sono avvisati.

Abbiamo detto che José lavora soprattutto sulla testa ebbene questo è un segnale chiaro. Si gioca per vincere. Sempre. Senza avere paura di nessuno o ad ammettere la propria forza. MAI.

CAZZUTI.

P.S. dal vostro Mr S. in esilioabbiamo assistito anche al turn-over in conferenza stampa, prima e dopo la partita. Ha già sottolineato Fonz nei commenti di ieri come questo non fosse un segno di snobismo, per me è anche qualcosa di più, lo vedo un primo passo nell’andare nella direzione del tanto invocato modello inglese di gestione del club, con un primo allenatore manager a 360° (alla Ferguson, che comunque da la sua impronta, soprattutto sul carattere della squadra) ed un vice coinvolto attivamente, in un percorso di crescita che possa portare nel tempo (non nel breve, ben inteso) ad un avvicendamento fisiologico ed indolore. Questi cambi di mentalità comunque non avvengono mai per decisioni SOLO del tecnico o SOLO della società, quindi lo interpreto come un ulteriore segno della sintonia tra le varie componenti dell’Inter. Un ottimo segno.

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scritto da il 24 settembre 2008 alle 22:43

Tre punti e un segnale importante

Il Lecce di Beretta si presenta a San Siro con un modulo super-difensivo, rinunciando perfino alle ripartenze. Ma è la manovra dell’Inter a essere troppo lenta. Nei primi minuti si sente subito la mancanza di Maicon e Maxwell. Arriviamo sulle fasce ma non mettiamo in mezzo. Così nella prima frazione creiamo veramente poco, se si esclude una punizione bolide di Ibrahimovic e un colpo di testa a botta sicura di Adriano. Ma c’è molta imprecisione e soprattutto poca concretezza. Ogni volta un tocco di troppo, errori in disimpegni e giocatori che soffrono il turno infrasettimanale.

Nel frattempo il Lecce ci tenta su calcio piazzato, con un colpo di testa che esce fuori di poco, poi è Julio Cesar a superarsi su Zanchetta. La ripresa è inevitabilmente più vivace. Beretta non modifica il proprio canovaccio: squadra raccolta, pochissimi uomini in avanscoperta. Passa il tempo e l’allenatore salentino sembra crederci, anche perché l’Inter fa confusione. La squadra adesso è composta da giocatori super offensivi. Fuori Vieira e Stankovic, pallidi e imprecisi, dentro Maicon e Quaresma. I pericoli arrivano. Da destra mettiamo spesso palloni pericolosi: prima Ibra devia una trivela del portoghese, poi uno scambio volante con Maicon porta il colosso davanti a Benussi e sbaglia. Il portiere leccese si supera su Ibra. Alla fine ci pensa el Jardinero Cruz, che entra al posto di Chivu, in un modulo che ha poco senso, se non quella di buttarla in mezzo e tentare. Quando arriva un cross preciso è Ibrahimovic a fare da sponda per Cruz che dal limite dell’area spara sicuro a rete. Uno a zero. A dieci minuti dalla fine è già molto. Sono tre punti e un preciso segnale. Certe partite si possono vincere solo in un modo e noi l’abbiamo trovato. La Juventus col Catania no.

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scritto da il 24 settembre 2008 alle 10:22

Inter-Lecce, servono turnover e 3 punti

cruzFino all’altroieri non sapevo neppure chi fosse l’allenatore del Lecce. Dite che basta come spiegazione del perchè non mi pare proibitiva la gara di stasera? No?  Neppure a me, quindi vediamo di trovare degli spunti di interesse in questa partita:

1) L’allenatore intanto: Mario Beretta, allenatore, milanista dichiarato, alla guida di quel Siena che ha giocato alla morte l’anno scorso alla penultima giornata, onorando certo lo spirito sportivo, ma finendo inevitabilmente sulle balle a qualche migliaio di tifosi interisti. Resta un dubbio, non secondario: se al posto dell’Inter ci fosse stata un’altra squadra, ci sarebbe stato lo stesso accanimento mediatico nell’incitare la squadretta di turno? Penso, tanto per fare un esempio, all’Udinese del 5 maggio 2002 che si salvò a Lecce giusto una settimana prima.

2) L’attacco del Lecce: salvo sorprese, dovrebbero esserci Tiribocchi e Konan, non quello che spezza le catene ma l’ex enfant prodige,  uno dei pochi che Corvino non sia riuscito a piazzare per qualche milionata, prima di essere assunto dai Della Valle; attacco da non snobbare, perchè Tiribocchi in due anni ha fatto una trentina di gol, da quelle parti.

3) Il turnover: in attacco (da noi) dovrebbero trovare posto Balotelli e Cruz, in una gara in cui possono e devono fare bene, per trovare anche più spazio in futuro; a centrocampo non sarebbe male far rifiatare qualcuno, ma il ventaglio delle scelte è davvero stretto.

4) In ogni caso, fino alle 23, vietato pensare al Derby, massima concentrazione per trasformare questa gara in un clone di quella di Torino, senza gli ultimi 20 minuti of course

5) Uso personalistico del Blog: un po’ di colleghi salentini e non, ma comunque pugliesi, vanno allo stadio e fanno gli sboroni inutilmente…

Probabili formazioni:

Inter: J.Cesar; Maicon, Cordoba, Burdisso, Chivu; J.Zanetti, Cambiasso, Stankovic; Balotelli, Cruz, Mancini.
Lecce: Benussi; Polenghi, Stendardo, Fabiano, Antunes; Munari, Zanchetta, Ardito, Caserta; Konan, Tiribocchi.

Ps.: nota a margine: su “La Stampa” c’è un’intervista a Sissoko che dichiara di giocare male perchè digiuna prima delle partite in ossequio al ramadan. Non so voi, ma per me uno così è, professionalmente parlando, un idiota. L’ultimo che abbiamo avuto di sto tipo mi sembra fosse Hakan Sukur, e ce ne ricordiamo bene… quindi complimenti ai gobbi per pescare sempre bene. Dalla regia mi dicono che anche Muntari osservi il ramadan. E quindi? A parte che Muntari non rilascia interviste per dire che è stanco, abbasso Juve comunque.

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scritto da il 23 settembre 2008 alle 11:01

Meno male che c’è Mourinho

corriere inter juveUna recentissima moda dei media italiani è la seguente: far esprimere i giocatori dell’Inter o possibilmente il presidente Moratti sulle altre squadre. E’ una versione remix del far parlare gli altri allenatori o i giocatori di Mourinho. In entrambi i casi si ottiene il risultato di scatenare una polemica e di mettere in buona luce Milan e Juventus. Oggi i giornali sono pieni di “Temo la Juve” e “Temo il Milan”, partorite dalla bocca del troppo loquace presidente nerazzurro.

Quelli che guadagnano solleticando gli juventini puntano sul fatto che, al momento, la gobba e l’Inter sono in testa appaiate. La cosa divertente è che sono gli stessi che l’anno scorso dicevano che la Juventus avrebbe vinto lo scudetto (dopo 3 partite e con l’Inter sconfitta a Istanbul). Gli stessi che persino Moggi ammoniva dal ripetere simili boiate, che tanto la Juventus avrebbe preso 15 punti di distacco. Che parlino di vendetta è poi totalmente patologico e non saremo noi a prestare i soccorsi. Idem quelli di RCS, mentre a Mediaset “preferiscono” puntare sul Milan, dopo la prima vera partita positiva della stagione!

gazzetta milan juveIn realtà Moratti ha detto una cosa talmente banale che mi chiedo come faccia ancora a sopportare certe insipide domande: chi teme di più delle avversarie? Posto che non dirà mai che non teme nessuno (anche se lo pensa, come noi), essendo la classifica quella che è risponderà in modo canonico: Milan, Juve, Roma e perché no? La Fiorentina. Perchè ha un allenatore bravo, una politica giovane e mille altri luoghi comuni.

Insomma, meno male che c’è Mourinho, che almeno è un tipo fuori dagli schemi, che usa l’intelligenza e lo spirito per comunicare, in questo mondo dominato da una superficialità sprezzante del minimo buon senso. Nel frattempo incombe la partita col Lecce e le principali incognite riguardano il centrocampo. Mourinho non cambierà formazione finché un giocatore si rende disponibile e dice di star bene.

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