Mou Crudele
Giornata di conferenza ad Appiano dove Mou ha sempre dato il meglio di sé. Il nano presidente ha utilizzato il vice Adriano “cravatta gialla” Galliani per annunciare urbi et orbi (da intendersi non solo in latino) che “senza il goal di mano di Adriano saremmo stati a -1″. Evidentemente il “papi” non ha visto la puntata di Chiambretti Night con ospite Special One, nonostante la presenza della ballerina del Moulin RougeDana Matthews (forse perché non candidabile alle europee) e si è comportato come un Crudeli qualsiasi. Mou infatti ha rispolverato con altre parole il concetto della discesa percentuale della verità: “La tua verità, 2 minuti fa valeva il 50%, ora vale 33% e ti spiego perchè: goal di Ronaldinho con fuorigioco di Kakà è il 33%, mancata espulsione di Ambrosini altro 33% e goal di Adriano il restante 33%”. Ma a Cologno Monzese sanno come funzionano certe cose. Prima la versione ufficiale per giustificare il distacco dall’Inter erano gli infortuni (tesi rilanciata, in ritardo, dal fido Bronzetti), ora è un episodio giudicato regolare dallo stesso Collina. Sarebbe inopportuno ricordare ai dirigenti dei lobotomizzati il goal ingiustamente annulato ad Hamsik in quel di Napoli o il rigore per l’abbattimento di Luciano da parte di Dida non più tardi di 3 giornate fa o il double fischiato da Rizzoli contro il Palermo. La percentuale della verità scenderebbe ancora.
Il capitano dei lobotomizzati
Ieri abbiamo assistito all’ennesima prova che i calciatori, tranne qualche eccezione, non siano proprio intelligentissimi. Si prenda il caso-Ambrosini. Il testimonial del buon gusto avrebbe potuto limitarsi a citare la rimonta effettuata dal Milan di Zac, con lui in campo, ai danni della Lazio. Invece no. Ha voluto colpire (a salve) il bersaglio grosso: Mou ed i suoi “zeru tituli”. Neanche lui ha assistito allo show del Mou da Chiambretti, al quale ha ricordato addirittura un suo fallimento cinematografico, cosa che lo stesso presentatore aveva dimenticato. A Special One è bastato digitare Ambrosini su Google e trovare lo scheletro dello striscione nell’armadio. E a nulla serve il fatto che Ambrosini si sia scusato per quell’invito rivolto ai tifosi nerazzurri. Da oggi lui è quello che “non ha mai chiesto scusa” ed è “senza grande autorità morale per parlare in questo modo”. Insomma, il bazooka di Mou ha colpito ancora.
Il 5 maggio non esiste (solo per noi)
Più sofisticata la replica ai desiderosi di un altro 5 maggio. Quelli che “i nostalgici del wrestling”. Mou come fece con Barnetta, storpia quella data in 15 maggio e 25 maggio. Tra l’altro molte squadre hanno il loro 5 maggio, chi a Perugia, chi a Istanbul. Ma come è possibile occultare i caroselli fasulli di gobbi conniventi con l’ancient regime capitanato dal designatore Luciano Moggi, oppure quella che è passata alla storia del calcio come la “co-vittoria”?
La “complessità della questione”
A proposito di gobbi-subumani, una sottospecie in via di incremento del tifoso j**entino, è arrivata la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia che sospende la già irrisoria sanzione della Corte Federale in quanto decisione pubblicata nel solo dispositivo e non nelle motivazioni. “Considerato la complessità della questione proposta consiglia che l’esecuzione avvenga solo dopo che questa Alta Corte possa emettere una pronuncia dopo l’acquisizione della motivazione anzidetta”. Eh, sì, la questione è complessa, quasi come il processo di Garlasco, la cui sentenza è stata rinviata in attesa di una superperizia. E’ francamente difficile catalogare “negro di m***a” come insulto razzista ripetuto in coro in 10 (dieci) occasioni, occorrono le motivazioni pindariche della Corte Federale. Ma sì, facciamogliela vedere J**e-Lecce ai subumani (cit.), facciamogli insultare la nuova dirigenza invocando GrazieMarcello o Antonio Conte e prendersela col settantenne. Per spettacoli così avremmo pagato noi il biglietto, nel frattempo andiamo alla Snai a giocarci i cori di insulti a Balotelli durante il match. Come dite? Non li quotano?
Minuto 85 di Juventus-Inter 2-3, Coppa Italia dello scorso anno, la partita delle prime due reti di SuperMario al Vecchio Comunale, quella che“valeva uno scudetto”(anche se Tuttosport il 19 maggio avrebbe titotalo “Sono 15″) e Camoranesi si fa espellere per un calcione nei confronti di Pelé. Minuto 82 di J**e-Lazio e l’oriundo “inniorante” si fa cacciare dal “nuovo” Rizzoli per proteste.
L’anno appena trascorso dalla squadra presieduta da uno schizofrenico, allenata da un “settantenne”scricchiolante, amministrata da Jean-Claude e diretta sportivamente da un prestanome (cit.), può essere riassunto dall’atteggiamento del centrocampista argentino. Non è cambiato nulla: a vincere qualcosa saranno gli altri. Anche Mou credeva che la Giuve avrebbe fatto più strada in Coppa Italia, escludendola dalla profezia degli “zeru tituli“. Niente da fare, c’era da aspettarselo: pur di smentire Mou, Ranieri avrebbe fatto qualsiasi cosa.
“Zeru tituli“ quindi, per smentire tutti i proclami e le eccessive aspettative di inizio stagione. Per zittire tutti quei tifosi, probabilmente giapponesi, che non hanno capito come la musica sia cambiata. Non ci sono più Moggi e Giraudo e i loro miracoli telefonici: le 3 espulsioni nelle ultime 3 gare sono solo uno dei tanti indizi. Neanche Agricola può iniettare una nuova dose di fiducia(?) a Nedved e Del Piero. Ma i nostalgici potranno brindare al ritorno di Lippi dopo il mondiale 2010. E’ lui che si è incontrato con Blanc, è lui che ha consigliato il rientro di Cannavaro, è lui il tutore invocato da De Paola qualche mese fa, sempre che il tecniconon venga sostituito dal fido Conte.
Il capitano della nazionale ita(g)liana ha detto che indosserà la maglia n° 29, il numero degli scudetti bianconeri (inclusi i dopati ed i rubati). Sono lontani i tempi in cui Guido Rossi lo mandò a calci metaforici nel sedere in conferenza stampa a fare una figura barbina (direi autoreferenziale) smentendo le parole pronunciate 24h prima. Ma stupirsi per gli atteggiamenti di Mr Neoton non ha senso. Meglio consolarsi con le immagini di Torres che lo ridicolizza più volte nel 4-0 di Anfield.
A dire la verità avrei scommesso sulla sua presenza a Milanello lo prossima stagione. Un difensore in piena età Milan (Lab), l’ennesimo Pallone d’Oro da sfoggiare nello spettacolo circense, un elemento in più per il fitto tour de force “amichevole”. Invece nulla: l’Albania, l’Arabia Saudita, lo Zimbabwe ed il Nepal dovranno accontentarsi di Shevchenko, Ronaldinho e Beckham. Oggi il notiziario della tv di famiglia ha giudicato la stagione del Milan positiva perché “il distacco dall’Inter è stato ridotto da 20 a 10 punti”. Con lo stesso metro si è probabilmente festeggiato anche il 5-2 con una selezione ungherese, una roba simile alla rappresentativa della Val di Non affrontata dall’Inter qualche anno fa a Brunico.
Chissà se qualcuno avrà il coraggio di usare l’aggettivo opportuno per definire la stagione delle seconde in classifica? Fallimentare, questo è il vocabolo corretto. Fallimentare. Zeru Tituli. Grandi campioni, ma -10. E’ curioso, tra l’altro, come a parità di risultati Ranieri con una rosa più equilibrata ma nel complesso inferiore venga crocifisso, mentre da Moggi a Mazzola, non si perde occasione per incensare Ancelotti. Misteri della fede. Non invidio le prostitute intellettuali: a Torino e Cologno Monzese ci sarà da lavorare più del solito per imbonire i lobotomizzati e i beoti. Il 17° scudetto lo dedicheremo a loro.
Ps: Anche durante J**e-Lazio ci sono stati altri cori offensivi all’indirizzo di Balotelli. Della madre per la precisione. Si aspetta un altro comunicato dei Drugati per conoscere se si riferissero alla madre naturale o a quella adottiva. Mi ero sbagliato: avevo parlato di “cori nuovi e fantasiosi”. Avevo avuto una dritta da Tuttosport. Da segnalare questa interessanteintervistarilasciata a Il Manifesto da Mauro Valeri, sociologo e direttore dell’Osservatorio sul razzismo ed anti-razzismo nel calcio, che spiega bene la situazione di Balotelli.
Pps: Secondo radiomercato l’ingaggio di Milito sarebbe davvero vicino. E se i soldi per “El Principe” si destinassero per Zarate?
Il più grande omaggio che potesse essere rivolto all’Inter è stato sentire tutti i tifosi juventini, della squadra che gioca in casa, esultare per essere riusciti a pareggiare nel recupero. Vederli tutti contenti per essere riusciti ad avere “solo” 10 punti di ritardo in classifica. Questo è il più grande riconoscimento della partita che abbiamo fatto, il più bell’omaggio che si potesse fare a una grande squadra come l’Inter.
Parole e musica di Josè Mourinho ai microfoni di Sky, anticipate 10 minuti prima da NkBauscia sul divano di casa sua che, nel suo piccolo, aveva detto esattamente le stesse cose usando solo toni un po’ più coloriti.
E’ un’Inter compatta e moderatamente concentrata quella che scende in campo al Comunale di Torino per l’attesissima (?) partita contro la Juventus. Due terzini bassi per controllare la spinta bianconera, due ali alte per mettere pressione alla difesa e Ibrahimovic lasciato solo contro Legrottaglie e Chiellini “sacrificato” sull’altare della superiorità numerica a centrocampo: è su Cambiasso, Muntari e Stankovic opposti ai soli Tiago e Poulsen che Mourinho intende giocare la partitia. Il primo tempo viaggia a ritmi bassi con una super palla gol di Balotelli salvata sulla linea da Tiago e una Juve che dà il tutto per tutto ed è leggermente più pericolosa, riuscendo però solo raramente a cogliere impreparata la nostra difesa. Nel secondo tempo i bianconeri probabilmente pagano gli sforzi del primo e guadagnamo metri su metri, fino allo splendido contropiede iniziato da Ibrahimovic e Stankovic e concluso in maniera splendida da Muntari e Balotelli: 5 tocchi al pallone per farlo viaggiare dalla nostra area dritto fino alle spalle di Buffon. Poco altro da segnalare in una partita che diventa sempre più nervosa e che porta prima al “tentato rosso” di Balotelli e poi al rosso diretto a Tiago che, scherzato malamente da Ibrahimovic, Muntari e dallo stesso Balotelli in 3 metri di campo, non può fare a meno di perdere la testa e farsi buttare fuori.
Sembra finita, ma al 92′, dopo un rigore dubbio non concesso a Ibrahimovic, su calcio d’angolo Grygera si trova tutto solo a un metro da Julio Cesar (salta la marcatura dello stesso Ibrahimovic, che perde tempo a rialzarsi in area avversaria) e mette dentro un pari che scatena la gioia di tutto il Comunale e la sopracitata ironia di Josè Mourinho e NkBauscia.
Questo è quello che è successo negli ultimi 90 minuti. Negli ultimi 8 mesi, invece, succede che l’Inter si ritrova sola in testa alla classifica con DIECI punti di vantaggio sulla seconda a sei giornate dal termine: nessuno in Europa può vantare un margine migliore. Un margine che matematicamente non vuol dire Scudetto, ma che non può che lasciarci molto tranquilli in vista dell’obiettivo finale: al di là dei 5 maggi e del ricordo dello scorso torneo, nessuna mente ragionevole potrebbe ipotizzare il crollo verticale di una squadra che stasera, una volta di più, ha dimostrato di essere perfettamente cosciente delle sue capacità e della sua forza, compatta e concentrata verso l’obiettivo finale. Non potremo vincerlo la settimana prossima a Napoli (avremmo eguagliato il nostro stesso record vincendo con 5 giornate di anticipo) ma dal 2 maggio in poi, ogni data diventa buona.
Tirate via le bandiere dall’armadio. Fate controllare i clacson. Lavate le casacche nerazzurre. Armatevi di trombetta.
E tenete le chiavi della macchina a portata di mano.
[in lontananza, nel salotto, sento Ranieri che cerca di giustificare la partita e tutto il campionato, provando a spiegare dove sono maturati i 10 punti di vantaggio dell'Inter sulla Juve. Te lo diciamo noi, Claudio: sul campo.]
Diciamocelo subito, grattate ammesse e concesse: la sfida di stasera non è decisiva, perchè qualsiasi sia il risultato non avremo nè la matematica vittoria (“Non esiste il quasi campione d’Italia. O lo sei o non lo sei.” - J.M. ), nè un reale timore che si riapra la lotta scudetto.
Juve-Inter di stasera è una gara da vincere per altri motivi, come “coccarda” supplementare su una stagione ampiamente positiva, da aggiungere a Roma-Inter, al derby di ritorno, a Lazio-Inter, ed ovviamente alla gara di andata, in cui il nostro dominio è andato ben oltre il risultato finale.
Inoltre c’è da chiudere di nuovo la bocca a questo fallito, che continua a sproloquiare (su campionati che non ha neppure vissuto da protagonista, impegnato a perdere altrove) per ingraziarsi una piazza che non lo sopporta anche al di là dei suoi demeriti, una piazza che vorrebbe illudersi di poter tornare a vincere presto, prestissimo, con solo un acquisto, cacciando il settantenne (che Mou si dice pronto a battere pure a beach-soccer) e confermando il blocco Moe Linaro-Joe Vinco-Gree Gear-Merdved-Zah Net Y… continuate così, fegati scoppiati.
Il Mou è stato chiaro, non va a Torino per giocarsi un pareggio, quindi l’unico dubbio che ho per stasera è: qual’è il mezzo migliore per farsi la Milano-Torino più comodamente/sicuri? la supersportiva del primo tempo con il Palermo (attacco tambureggiante, contro la scalcinata difesa bianconera) o l’autocarro che ha fruttato il gol vittoria a Udine (centrocampo più tosto, per non essere vulnerabili sull’unico piano su cui i gobbi possono ancora giocarsela con noi, ovvero la fisicità) ?
Personalmente sono per la prima ipotesi, due punte + deki, e spero che Mario tiri fuori dal cilindro qualcosa tipo il gol che lo presentò sul palcoscenico d’Italia:
mentre sarebbe ora che Ibra incidesse in una sfida contro la sua ex squadra, che evidentemente un po’ soffre…
Non vi nascondo che è un dubbio assai piacevole, soprattutto visto e considerato che solo 24 ore dopo, c’è chi vivrà Milan(o)-Torino con un vecchio apecar.
Seguiranno aggiunte post Dribbling, vediamo che cazzo si inventano oggi…
Aggiornamento: si son limitati ad una versione bignami della diatriba Raniero-Mou della stagione.
Ovviamente senza partire dall’inizio.
Nel segno del volemmose bene, che in RAI piace tanto… persino Giammarioli si è limitato ad intervistare il suo dietologo, stavolta…
Un Maicon è di troppo, Che Scandalo, Che regalo: l’Italia si è fermata 2 giorni (cit.). Una J**e da 10, Che grinta, Orgoglio J**e: l’Italia vive tranquilla (cit.). Siamo all’ennesima farsa mediatica: del primo goal nato da una spinta di Iaquinta e del mani nettissimo di Marchionni non sanzionato con il calcio di rigore non v’è traccia. E’ iniziata la solita campagna verso la seconda in classifica, mentre della terza si sono perse le tracce.
Le parole di Ranieri che ammette l’esistenza del rigore vengono usate contro Mourinho. Lo stesso Mourinho che a Siena aveva riconosciuto tranquillamente l’errore. Lo stesso Ranieri che a Reggio Calabria, la scorsa stagione, parlava di “punta dell’iceberg” commentando tre episodi sfavorevoli. Partita che diede il là ad una pittoresca lettera della società inviata a mo’ di protesta alla Figc. Senza contare editoriali dal titolo “Stravince Ranieri” e dal contenuto “prima con le sue scelte in campo, poi con il suo stile fuori”. Forse avrà consigliato lui l’ingresso di Terlizzi a Zenga. Il più obiettivo (sic), nella sua impostazione farsesca, è il quotidiano umoristico, che pur di non dare meriti al “settantenne” pubblica un fondo dal titolo “L’effetto Lippi”. Forse in memoria dei bei tempi furtivi.
A margine, la Snai ha deciso di quotare i giorni di stop di Kakà: i tre paladini dell’informazione riportano tre opzioni differenti: 15, 20, e (rischio) di un mese di stop. Vedremo chi avrà raccontato la verità.
“Secondo quanto scrive ‘La Stampa’, la dirigenza di Corso Galileo Ferraris starebbe infatti valutando attentamente il suo operato: nel mirino i troppi infortuni e le ricadute (ultima quella dello sfortunatissimo Cristiano Zanetti). Il direttore sportivo Alessio Secco e l’amministratore delegato Jean Claude Blanc avrebbero raccolto voci all’interno del club bianconero tra cui quelle degli stessi giocatori. Il cui punto di vista, stando al quotidiano, avrebbe contribuito al cambio di rotta. La svolta estiva potrebbe essere preceduta da una limitazione immediata del suo operato” (leggi).
Se fosse vero quanto riportato da La Stampa, sarebbe al limite del paradosso. Gli stessi giocatori della J**e, colpiti da infortuni e ricadute, avrebbero “testimoniato” davanti ai dirigenti contro lo stesso Agricola ed i suoi metodi. Troppo facile indignarsi per l’illecita somministrazione di farmaci finalizzata alla frode sportiva riconosciuta da una sentenza della Cassazione, abuso che avrebbe potuto compromettere la salute di alcuni calciatori ancora presenti in rosa. Più logico prendersela col povero Agricola, reo di aver favorito le ricadute dei soliti noti.
Ci appelliamo a Secco e Blanc: non può essere trattato in questo modo uno dei maggiori artefici dei successi bianconeri insieme a Moggi, Giraudo, Bergamo, Baldas, Pairetto e la “tribù” degli “schedati” sim. Le lacrime, gli abbracci e l’esultanza dopo la lettura della sentenza di secondo grado al processo doping non possono essere dimenticati. Fanno parte della storia della società. Non può essere Cristiano “pubalgia” Zanetti il casus belli per l’allontanamento del dott. Riccardo Agricola. E non possono esserlo nemmeno i pareri di Camoranesi, Buffon, Trezeguet, Montero, Zidane o Vialli. Per un semplice motivo: è caduto in prescrizione il 30 marzo 2007.
Buffon 5| Come le reti subite nelle ultime 2 partite. Con Manninger in porta, ben altri risultati. Ma le scelte spettano all’allenatore. Mellberg7| A fine gara si consola con il seminario “Quando Dio era J**entino” tenuto da Padre Legrottaglie.Legrottaglie 8 | Non si dà pace: la Bibbia conteneva la profezia sulla guerra Isrealo-Palestinese, ma non v’era traccia della sconfitta col Cagliari. Materiale per il seminario. Chiellini 5 Senza di lui la trappola del fuorigioco funzionava a dovere, parola di Copelli. Moe Linaro 9| Imparare lo stile J**e in poco più di un anno non è cosa da poco. Nell’azione del secondo goal stoppa il pallone quando aveva varcato interamente la linea laterale, ma non si fa tradire dall’emozione e continua senza timore. Prova di iniziazione superata.
Marcomarchionni 6| E’ giunto il momento di rivelare l’errore di trascrizione all’anagrafe. Gioca solo perché parente stretto dell’ad della Fiat. Sissoko 7|Smentisce con i fatti di non avere piedi fatati: il lancio a cercare Matri in occasione del terzo goal rossoblu è di una precisione imbarazzante. Zanetti 7,5| Avevano ragione Capello e Sensi quando non lo riscattarono alle buste. Da lì in poi solo delusioni e pubalgia. E un bel “Sono molto contento di giocare in una grande squadra e di prestigio come la Juve” datato maggio 2006 (leggi). E ancora delusioni e pubalgia. Nedved 4| Fa tenerezza vederlo mentre tenta i suoi salti dal trampolino con una agilità ridotta che ha già comportato la diminuzione del coefficiente (medio) di difficoltà. Si trasferisse al Milan: troverebbe una seconda giovinezza. Del Piero 5,5| Con lui in campo Tuttosport non ha potuto dare la colpa della sconfitta alla sua assenza. La panchina di De Paola è più traballante di quella di Ranieri. Amauri 2| E’ stato un anno a piangere perché Dunga gli preferiva tutti, da Adriano a Luis Fabiano passando per ErrepuntoOlivera, ed ora che lo chiama fa spallucce e si sottomette alla volontà di Cobolli&Gigli? Lo vogliamo nella nazionale italiana, giusto per leggere i critici dell’internazionalità dell’Internazionale esaltare la sua scelta dettata sicuramente dal cuore.
MarK Izeeo 7| Stavolta il nuovo Tardelli somigliava più ad un vecchio Tiago. Speriamo solo che in un lontano futuro non gli passi in mente di allenare l’Inter.Grygera 6| Giusto in tempo per assistere all’azione spettacolare del terzo goal. Puntuale, ma non nelle chiusure. Ya-Qeen-Tah sv| Entra ma ha la testa allo Zenit. Ranieri 7| Tra qualche mese si scoprirà che le sue mosse sono dettate da un famoso operatore nel campo delle scommesse. L’obiettivo? Favorire il sorpasso del Milan. Dalla regia (wat), mi segnalano un “Con Del Piero in campo mi sento più tranquillo” riferito nella conferenza pre-gara. Era chiaro che ce l’avesse con De Paola. Tuttosport 3|“Ridateci la J**e”, il titolo in prima pagina. Domanda: un modo soft per dire: Ridateci Lippi, Ridateci Moggi o Ridateci gli scudetti? Ai lettori(?) gobbi l’ardua sentenza. Noi abbiamo già quelle di Ruperto e San Dulli. Allegri 8 |Per definire questa stagione eccezionale, manca solo una vittoria a San Siro. Cellino 10| Le sua esultanza “alla Ibra” con le braccia allargate nella tribuna dell’Olimpico è una delle cose migliori della serata. (video, min. 3.00) Cobolli&Gigli 4,5| “Se l’Inter è una portaerei, la J**e è una corazzata“… Kotiomkin (cit).
Tutto dipende da noi. La vera anti-Inter non esiste, se non in quella mezz’ora cumulata di rilassamento generale che abbiamo avuto ieri. Perché i giornali italiani sono veramente incredibili. Ibrahimovic segna il gol del 3-2 al 78° minuto, dopo un dominio totale e un assedio incredibile che ha letteralmente sbriciolato il pur ottimo Chievo e per la Gazzetta dello Sport segna nei minuti finali e toglie dai guai l’Inter.
Nessuna parola sui piagnoni che rubano al 91° la vittoria interna contro il Cagliari, dopo che il pareggio di Perrotta è avvenuto su fuorigioco. Pazienza. Ancora più ridicoli sull’Ibra-indipendentismo (una corrente scismatica del nostro Ibraismo, religione alla quale siamo devoti) personaggi come Cerruti, sempre della Gazzetta.
Te lo posso dire Cerruti? Scrivi delle cazzate immani. Dai l’idea di non seguire la partita, fai notare che non hai visto le ripetute triangolazioni sulla fascia che hanno portato l’Inter ad abbattere il Chievo, per non dire della bellezza cristallina del gol di Deki, che se l’avesse fatto Ronaldinho, là in Gazzetta avreste ordinato lo Champagne.
L’anti-Inter non può essere la Juve. Non in modo credibile, la squadra di Ranieri è pratica, ma ieri ha giocato contro una difesa talmente burrosa, che se la metti a giocare ad Aprile si squaglia all’uscita dallo spogliatoio. La Juventus ha tirato in porta sei volte: miracolo di Abbiati, palo di Del Piero e 4 gol, tre dei quali realizzati dopo l’esecuzione del noto schema difensivo milanista “prego, si accomodi signora“.
Nelle analisi del giorno dopo (che sono quelle che leggo, in quanto non ho l’abitudine di sciropparmi i vari dopo-campo, nonostante la presenza – per la prima volta in due anni – di giocatori dell’Inter) manca sempre una considerazione fattuale. La Juventus ha già giocato contro l’Inter ed è sembrata una sfida tra due squadre di categoria differente, come un Udinese-Barcellona di Champions, per dirla tutta. Stesso campionato, ma una spanna di differenza in campo.
Amauri, che con il Milan ha giganteggiato nemmeno fosse Kevin Garnett sotto le plance, contro l’Inter avrà spizzato al massimo due palloni, per il resto si sa che è tornato a Torino con il poster omaggio di Samuel sotto braccio. E vogliamo parlare di Alex Del Piero? L’unica sua azione degna di nota a San Siro è arrivata al minuto 84, colpo di testa da calcio d’angolo, dopo una partita intera passata ad osservare l’ombra serpeggiante di Ivan Ramiro. E cosa vogliamo dire di Marchisio? Contro l’Inter subentrò al minuto secondo a tale Tiago Mendes, portoghese raffinato, nel senso che sembra si sia fatto di petrolio. Marchisio ieri sembrava Matthaeus. Contro l’Inter ha dovuto cambiare le mutande tre volte, dato che Stankovic e Cambiasso non lo facevano respirare. Per non dire del fatto che persino una damigiana ambulante come Adriano è riuscito nell’impresa di far implodere la premiata ditta Le Grottaglie – Chiellini.
Insomma, a ciascuno il suo. La Juventus ieri è apparsa molto brillante, ma con Camoranesi e Le Grottaglie in campo, contro di noi è stata spazzata via, sia sul piano del gioco, sia sul piano atletico. E non si può far finta che questa partita non sia mai stata giocata.
Il grosso problema è che al Milan sono ancora convinti che basti citare due nomi famosi per vincere. D’altronde hanno preso Beckham per questo, perché sono ancora convinti che Kaladze e Janku (lo chiamano affettuosamente così, fino a quando non decideranno di chiamarlo direttamente Vaffanku) siano due giocatori di calcio, invece che due cabarettisti in trasferta. Della partita di ieri mi sono rimaste impresse svariate cose, a parte le vaccate di Bergomi. Una è sicuramente la prestazione di Pato.
Vogliamo ricordare – santissima madre di Milanello – che Pato è costato 22 milioni di euro? E vogliamo parlare di Gilardino che segna gol a raffica? E vogliamo dire che ci siamo stancati di sentir chiamare “bel gioco” il calcio assonado di Ancelotti, che consiste nel tenere palla a due all’ora, far finta di dominare l’avversario e non muoversi in difesa?
Bah… tornando a noi, io dico che queste ultime partite del girone d’andata sono le più difficili. Ed è meglio avere un’avversaria relativamente vicina, in modo da tenerci svegli e reattivi. Un grosso problema, piuttosto, è quello di non avere cambi adeguati, soprattutto davanti. Fossi nella società svenderei la damigiana brasileira al Milan (se lo comprano convinti di realizzare un affare, tanto c’è mamma astronave madre che copre le ubriacature), mi libererei di un difensore, di Dacourt, di Hernan Piedi di Piuma Crespo e comprerei una punta e un centrocampista di ferro alla Muntari.
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Kakà: “Non ho l’ernia inguinale, ma solo un’infiammazione“. Giusto. Ma dato che senti dolore, ciccio, prova ogni tanto a cambiare postura sulla croce, che non ti fa male, dai…
Da quando il Milan è stato eliminato dalla Champions Galliani ha l’ossessione di occupare i titoli del mercoledì. Ieri, puntuale come un orologio senderosiano, Pellegatti ha fatto un’intervista a Shevchenko per Milan Channel, incentrata principalmente su Juve-Milan di domenica prossima.
Il succo del discorso di Sheva non poteva essere altrimenti, e riprende quello ossessivo di Galliani e Berlusconi nella settimana del derby d’Italia dominato dall’Inter: “Juve-Milan è la partita più importante e il vero derby d’Italia”. Inutile replicare a questa sciocchezza. I calciatori italiani si muovono a telecomando e mancano in senso pieno di quella minima cultura generale che dovrebbe consigliargli il silenzio, ogni tanto, per non evidenziare la manifesta stupidità.
La storia del calcio italiano non può essere sovvertita da questa ondata barbara di parvenu pallonari, saliti agli altari della cronaca penale in ogni scandalo che si rispetti (da Lentini a Meani, c’è sempre un file rouge et noir), il calcio italiano aveva 90 anni prima che Berlusconi acquistasse il Milan e in quei 90 anni la tradizione ha scritto pagine di leggenda indimenticabili.
Diverso è il discorso sulle tifoserie: tra Milan e Juventus è in atto un mutuo soccorso, accentuato dagli esiti della vicenda Calciopoli. Gli juventini non ci hanno messo molto ad amare i veri cugini milanisti, nonostante fosse evidente che il Milan non avesse pagato quanto doveva (ricordate quella famosa intervista fantasma di Moggi al Qn, immediatamente rimangiata?). In ogni caso ha ragione il nostro commentatore Sergio: Milan-Juventus negli ultimi 15 anni è sembrata di più un’amichevole nella quale il risultato è stato deciso a seconda delle convenienze del momento. Certo, è impossibile dimenticare l’arbitraggio di Tiziano Pieri a Torino. Ma nessuno di noi dimentica che ogni volta che l’Inter lottava per lo scudetto contro la Juventus, il Milan tranquillamente perdeva coi bianconeri.
Perché è lo stesso Pellegatti, forse per scaldare l’avvilito ambiente rossonero, a ricordarci costantemente che ogni volta che il Milan ha vinto a Torino poi ha vinto lo scudetto. Ma quante di queste volte ha lottato contro la Juventus per il tricolore? E cosa è successo quando il Milan non si giocava lo scudetto e se lo giocava l’Inter?
1996/97: Juventus-MIlan 0-0 (6-1 a Milano)
1997/98: Juventus-Milan 4-1 (1-1 a Milano)
2001/02: Juventus-Milan 1-0 (1-1 a Milano)
2002/03 Juventus-Milan 2-1 (vince il Milan 2-1 a Milano, quando la Juve è in calo e il Milan può arrivare secondo, finirà terzo)
2007/08: Juventus-Milan 3-2 (0-0 a Milano)
Un classico. Ogni volta che l’Inter lotta per lo scudetto contro la Juventus (e la Roma) e il Milan è tagliato fuori dalla lotta, ci sono sempre 3 punti regalati.Ma cosa è successo quando l’Inter e il Milan non lottavano per lo scudetto e la Juventus al contrario si?
2000/01: Juventus-Milan 3-0 (andata a Milano 2-2)
1999/00: Juventus-Milan 3-1 (al ritorno crollo della Juve che subisce la rimonta laziale: 2-0 Milan)
1994/95: Juventus-Milan 2-0 (andata 0-2 per la Juventus, agli albori del Patto Galliani-Giraudo)
E cosa è capitato, quando al contrario era il Milan a giocarsi lo scudetto, mentre la Juventus era tagliata fuori?
Insomma: c’è una straordinaria costante. Ogni volta che la Juventus lotta per lo scudetto e il Milan è tagliato fuori, la Juventus si becca 4 dei 6 punti disponibili, come minimo, con una sola eccezione nel 2000 (peraltro la Juventus si prende metà della posta, mai concede di più). I risultati e l’andamento si invertono se a lottare è il Milan e non la Juventus. Strane coincidenze, vero?
Messa in archivio la bella vittoria col Napoli, maturata nel più classico stile Inter (pressione e gran gioco, seguiti da un controllo totale che lascia inoperoso Julio Cesar), andiamo a parlare dei nostri rivali. La Juventus, come al solito, fa la sborona con le squadre piccole, meglio se coinvolte in Calciopoli. Ho visto la partita: fino allo 0-0 era molto equilibrata, ma la Reggina si fa sorprendere su una rimessa battuta molto velocemente. Tenta una reazione, ma prima di raggiungere il pari ci pensa Amauri a mettere al sicuro il risultato e da lì in poi c’è poco da dire. Vittoria meritata, sicuramente, ma è facile, ripeto, fare gli sboroni in casa se poi arrivi a Milano e tiri una volta sola in porta.
E veniamo ai nostri presunti cugini (non miei sicuramente). La leggenda dice che Ancelotti abbia pronunciato queste fatidiche parole sabato in conferenza stampa: “Da qui a Natale vogliamo ridurre il gap con l’Inter”. Dev’essere un vizio dei rossoneri: Galliani due anni fa, quando erano convinti di annullare gli 8 punti di ingiusta penalizzazione (meritavano la B) vincendo due derby altrimenti dominati dall’Inter, parlò sempre della stessa data. Ancelotti ricasca nel tranello, forse perché sa bene cosa lo aspetta. Questo Milan nazareno va raccontato. Ha avuto 6 rigori a favore, di cui uno solo nitido (l’ultimo di ieri), ha avuto dalla sua un calendario nettamente più abbordabile (ha affrontato l’Inter ancora in emergenza e in ricostruzione) e non è riuscita ad approfittare in toto del crollo della Roma e degli scontri diretti altrui. In compenso, quando per una volta è andata in testa (nella classifica più fake degli ultimi anni, che al confronto le tette di Cristina Parodi sembrano genuine) ha avuto dei bellissimi titoli di giornale (“Ancelotti fenomeno”, “Comanda il Milan”). Ieri a Palermo il calcio assonado di Carletto è nuovamente atterrato nella realtà dopo i “10 minuti tremendi di Portsmouth”.
Non è bastato il solito regalo arbitrale e la solita bislacca moviola a posteriori del duo Tombolini – Teo Teocoli. Nada, de nada. Alla fine i conti cominciano a tornare. Se il Milan ha potuto resistere all’Inter, in queste prime giornate, lo si deve unicamente agli arbitri, che le hanno consentito di vincere 3-4 partite, nelle quali non segnavano nemmeno se i portieri avversari fossero stati narcotizzati e presi a badilate sulla schiena dagli inservienti di San Siro, senza contare che hanno vinto il derby con un gol palesemente irregolare. In più, oltre ai rigori regalati, che hanno portato in dote 6-8 punti e senza i quali il Milan sarebbe appena sopra il Cagliari, c’è stato un evidente aiuto del calendario magico, che privo di teste di serie (sarà un caso) ha consentito alla squadra di Galliani di vivere di rendita, in attesa di incontrare la Juventus, la Roma, l’Udinese e la Fiorentina. Insomma, ieri si è visto chiaramente che il Milan è una squadra priva di anima, con il solo Ronaldinho capace di inventare qualcosa, ma con un gioco sterile, asservito proprio alla presenza del gaudente Gaucho. E ieri mancava Kakà, che sta giocando un campionato talmente brutto che al confronto quello giocato da Protti nella Lazio di Zeman sembra una stagione da incorniciare.
Il problema dei cugini è tattico: Ronaldinho e Kakà insieme, più una punta restia a tornare indietro a coprire, è un lusso che il Brasile del 2006 ha già pagato a caro prezzo. Certo, ti assicurano quei colpi che magari ti fanno vincere la partita (per adesso gli unici colpi sono stati i rigori e i gol in fuorigioco). Tanto più che la situazione è aggravata dall’evanescenza del centrocampo, che si regge sul solito Gattuso. Quando manca sono dolori. Anche perché Seedorf ha smesso di correre nel 1917, prima che si facesse tutta la Moscova a nuoto per trombarsi quante più bolsceviche possibili e Pirlo ha ormai intrapreso la via della regia metafisica. Non c’è, ma non si vede.
Per il Milan non c’è alcuna attenuante, nonostante gli sforzi mediatici dell’astronave madre. Nessuno ha costretto Galliani a comprare Shevchenko e Senderos, il noto elfo di World of Warcraft, al posto di un difensore coi fiocchi che giocasse, punto e basta, e difendesse alla bisogna. Certo, il campionato non è finito e tutto può succedere, ma l’occasione era troppo ghiotta per non sbertucciarli a dovere e ricordare loro qual è la prima squadra di Milano.
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