Si è svolta nel pomeriggio la riunione straordinaria dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, presieduta dal Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Pietro Ieva.
Oltre ai componenti ordinari sono intervenuti: il Direttore Generale della Federazione Italiana Gioco Calcio Antonello Valentini, il Direttore Generale della Lega Marco Brunelli, il Procuratore Federale della FIGC Stefano Palazzi, un rappresentante della Questura di Torino, nonché Marco Fassone in rappresentanza della Juventus F.C.
La riunione odierna è stata indetta per affermare la volontà, da parte di tutto il sistema di gestione della sicurezza degli eventi sportivi ed in particolare del calcio, di allontanare ogni forma di violenza – anche verbale – dagli stadi, sostenendo le iniziative della società sportiva ed affiancarla in questo impegno per il rispetto della legalità e dei valori dello sport.
Nel corso dell’incontro i componenti dell’Osservatorio hanno preso atto con soddisfazione del rinnovato impegno assicurato dalla Juventus FC nell’adottare tutte le misure organizzative di propria competenza, tese a garantire la sicurezza degli spettatori e ad allontanare le espressioni razziste dalle proprie curve.
Al fine di evitare, per il futuro, il ripetersi di tali deplorevoli episodi e tutelare inoltre la società sportiva, l’Osservatorio ha varato un pacchetto di misure in sei punti, condivise in una “logica di sistema” da tutti i rappresentanti di vertice delle Amministrazioni direttamente coinvolte:
rafforzamento del servizio di stewarding nelle attività di filtraggio e controllo sistematico del documento d’identità nei settori a specifico rischio;
contestuale implementazione dell’impiego di operatori di Polizia in uniforme ordinaria, in appoggio agli steward, per le esigenze di filtraggio e controllo documentale;
organizzazione, da parte degli organismi sportivi e della Juventus FC, di specifiche iniziative antirazzismo, da realizzare in occasione delle proprie gare, sia in casa che in trasferta;
raccordo più stretto tra gli organi della Giustizia sportiva ed i responsabili dei servizi di ordine pubblico, per l’attuazione di una compiuta attività cognitiva, che consenta di registrare tanto gli accadimenti quanto le misure organizzative pianificate ed efficacemente attuate dalla Società, idonee ad attivare le esimenti previste ed a rendere vani i tentativi ricattatori di alcuni tifosi;
la sensibilizzazione di tutti i soggetti competenti all’attuazione del piano di emergenza in caso di eventuale adozione della misura della sospensione temporanea o definitiva della gara.
adozione, da parte dell’Osservatorio, di determinazioni volte a sanzionare i comportamenti di quelle frange di tifoserie responsabili di manifestazioni o cori razzisti, salvaguardando nel contempo le tifoserie sane; in particolare potrebbero essere disposti:
la chiusura di specifici settori dello stadio che ospitano tali frange di tifosi;
il divieto di trasferta per le medesime e il coinvolgimento diretto della società sportiva nell’organizzazione delle trasferte della tifoseria sana.
(estratto dal comunicato ufficiale dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive “Nuovo vigore all’azione di prevenzione condivisa”)
Ricapitolando: maggiore coinvolgimento della società nella lotta al razzismo, zero responsabilità individuali -tanto per i responsabili dei cori quanto per quelli del servizio d’ordine-, blandi e genericissimi provvedimenti concreti.
Intendiamoci: qui non è questione di Juventus, di Inter o di chissà chi. Qui è questione di civiltà. Ormai da un campionato intero si sentono cori indecenti -non importa a chi sono rivolti, non importa quanto sono strumentali a danneggiare una società con la quale certi tifosi sono in “lotta”- sempre da un’unica parte di un’unica tifoseria. In casa e in trasferta, in Italia e in Europa. E dopo cinque mesi, cinque, l’Osservatorio del Viminale si riunisce, delibera…e a cosa arriva?
Al nulla.
Un comunicato lunghissimo e denso di paroloni a effetto e grandi concetti morali: “rafforzamento del servizio di stewarding”, “filtraggio e controllo documentale”, “iniziative antirazzismo”, “compiuta attività cognitiva” (ancora?), “sensibilizzazione dei soggetti competenti”. Provvedimenti concreti? La chiusura di una curva e il divieto di trasferta. Chiudiamo lo stadio a tutti, perchè quattro cani incivili non riescono a fare a meno di ululare alla luna nera.
Spendiamo fiumi di inchiostro e riempiamoci di belle parole, mostriamo la volontà di cambiare tutto…e torniamo nelle nostre case senza cambiare niente.
Juventus-Roma si giocherà con la Nord chiusa (e a forte rischio incidenti fra Drughi e Viking nella Sud, ma questa è un’altra storia), Inter-Juve sarà probabilmente vietata ai tifosi ospiti (perchè partire da Torino per andare a comprare un biglietto a Milano è impossibile, vero?). Poi? Poi giù di nuovo coi cori.
Cambiare tutto per non cambiare niente.
Restare schiavi di quattro cani incivili, che con un ululato tengono sotto scacco una società, un campionato, un intero movimento calcistico.
E noi lì a guardare.
Complimenti a tutti.
scritto da Mr Sarasa il 13 gennaio 2010 alle 20:47
Sarò onesto: domenica sera speravo in un bel pareggio e tanto brutto gioco, tra gobbi e biretrocessi… Pazienza, non si può avere tutto dalla vita, bisogna sapersi godere però anche i più piccoli piaceri: in questo caso, la situazione dei gobbi.
Che dire, una partita giocata oscenamente, un centrocampo ridicolo, tre attaccanti su tre impalpabili, Del Piero che sbaglia le punizioni, Ferrara che dopo aver perso una partita 0-3 non trova di meglio da fare se non polemizzare con l’unico allenatore che in 20 anni abbia fatto peggio di lui… ma può bastare tutto ciò a chi sportivamente desidererebbe la cancellazione dalle società professionistiche della Juventus F.C. s.p.a.?
No.
...e poi toccati!
Ieri la gazzetta in prima pagina titolava “Vedi il Napoli e poi”.
Ferrara avrà fatto scorta di cornetti, aglio e gesti apotropaici, visto che per chi non lo sapesse la frase (senza “il”) si completa con “muori”, ma la possibilità che effettivamente questa sera la squadra della sua città segni il capolinea della prima avventura in serie A (ma non certo l’ultima, come si conviene ad ogni raccomandato) di Ciruzzo il Troppo Buono esiste.
Ed allora, in un mero esercizio di stile (juve), vediamo quali meravigliosi scenari potrebbero aprirsi, considerando quali maestri pedatori sono attualmente liberi (di far danni):
L’era glaciale. Scongelato dal freezer, Dino Zoff è disorientato dal salto temporale essendo fermo al Maggio 2.006; crede che non sia successo nulla e si meraviglia delle piccole differenze che nota, soprattutto negli arbitraggi, mette Grygera trequartista scambiandolo per Nedved, non capisce perchè Moggi ora porti il parrucchino e si faccia chiamare Alessio, ed altri dettagli del genere. Ciò nonostante, qualifica una squadra non trascendentale alla Champions League, e quindi i dirigenti lo esonerano con una motivazione qualunque, tipo che bastava far marcare Zidane da Felipe Melo. Il Dino nazionale si rimette sotto ghiaccio in silenzio.
Il Calcio Champagne-League. Dopo aver letto la mirabolante intervista di Maifredi Gigi che si è detto in grado di vincere lo scudetto con questa squadra, solo una persona che col calcio non centri NULLA può credergli: ed infatti, ecco che Blanc lo nomina nuovo allenatore.
La brillante intuizione dell’allenatore (?) bresciano consiste nel far subito tesserare tutto il Maifredi Team (quei poveracci ex calciatori che per pagare debiti e cambiali non avevano di meglio da fare che mimare per Simona Ventura i gol segnati in serie A), per far capire ai giocatori quanto ridicoli sono i gol subiti.
Meno brillante invece l’idea di far giocare la juve come il milan di sacchi, ma con Grygera a chiamare il fuorigioco e Amauri (con i rasta) a trombare la moglie di Le Grottaglie: la squadra chiude il girone di ritorno con il triplo dei gol subiti in quello d’andata, ma riesce a salvarsi. Riscongelando in tempo Zoff.
La Gentile Signora. Claudio il Libico mette da subito in chiaro le cose: chiunque non termini gli allenamenti con un qualche pezzo (di maglietta, di pelle, o altro) di altri compagni tra i denti è fuori rosa. Della cura beneficia soprattutto Melo, che trova finalmente riconosciuta la sua ars randellandi, mentre ne fanno le spese i vari Marchisio, Diego, Del Piero e Giovinco, che finiscono smembrati. Blanc è soddisfatto, infatti pur senza guardare la classifica (Gentile porta la squadra ad una tranquilla salvezza) vede finalmente lo spirito giusto, e per ricompensarlo decide di investire nuovamente nel mercato estivo: Cassano arriva a Vinovo, Gentile viene ricoverato alla neuro il giorno dopo.
Cosa resterà di questi anni ’80. Lippi & Tardelli, ormai inseparabili, sbarcano a Torino reduci dai fasti irlandesi. I giocatori imparano a memoria tutti i proverbi possibili ed immaginabili, ma sbagliati. In campo il gioco latita, ma uno show del Trap a partita mette sempre tutti d’accordo, regalando titoli robanti a Tuttosport. Ai tifosi invece, i soliti sseru. Europa League.
L’inzaccherata. Alberto da Cesenatico ha giusto bisogno di sistemarsi definitivamente la vecchiaia con il consueto metodo: allenare sei mesi (o meno) ma in modo così incolore da poter fare quel che vuole nei restanti 24 mesi di contratto, che tanto in panchina andrà qualcun altro. Rivoluziona la squadra all’insegna del 3-4-3, ne subisce 5 dall’Ajax ma riesce a regalare anch’egli il 4° posto alla vecchia signora, per poi lasciar posto ad un De Biasi qualunque.
L’olandese al volante. Non paghi di aver speso 50 milioni per i Samba Brothers Melo & Diego, oltre a svariati bruscolini negli anni precedenti per i Thiago, Poulsen, Andrade, Amauri etc, si spendono gli ultimi soldi per garantire un lauto pasto quotidiano a Hiddink. Che forse è l’ipotesi più vicina alla realtà, intendiamoci, ma nemmeno quel vecchio marpione di Guus può fare miracoli con il materiale umano a disposizione. Non viene accolto bene tuttavia perchè gli ultras lo scambiano per Ancelotti: een varken niet kan trainen.
Ciro, un consiglio spassionato: vedi Napoli e poi… cerca De Laurentis. Un posto nel prossimo cinepanettone non si nega a nessuno.
Nella 19esima di Serie A, riflettori puntati sul der-B (cit.) d’Italia: in campo Juventus e Milan. Ferrara, dopo mesi di strambi tentativi, dimostra finalmente di aver trovato l’assetto vincente: 4-4-1-1 alla Mondonico, con Brazzo a far male sull’out di destra, Diego centravanti-ombra e Felipe Melo mediano-eclissi. In porta Manninger, il terzo pilota della Sauber. Dall’altra parte, Leonardo trema.
Inizia la gara, e sono subito emozioni: è Diego a prendere in mano la Juve, con un paio di ciabattate che scaldano il pubblico. Dopo mezz’ora di schermaglie da omaccioni, spazio alle belle arti: Cannavaro e Melo, appostati sul palo, improvvisano un passo di cancan, e poco importa se nel frattempo la sfera sfila loro vicino finendo sui piedi di Nesta, che segna: il vile pallone non può certo porre freni all’arte.
Felipe, almeno lui un suo pubblico ce l'aveva
La reazione della Juve al gol subìto è furiosa, e si concretizza in un lungo rinvio di Manninger che supera di un bel po’ la metà campo. Felipe Melo, sempre più beniamino del pubblico, dimostra di essere effettivamente rinato: viene da chiedersi che razza di stronzo debba essere stato nella vita precedente, per meritarsi una reincarnazione del genere. Diego, nel frattempo, tira fuori tutta la sua personalità e maschera un rutto, scusandosi con Antonini che passava di lì.
Nella ripresa, la Juve non sembra in grado di rimontare. Il pubblico bianconero, trasudante competenza, individua l’uomo che cambierà la partita ed inizia a scandire il suo nome. Quando Del Piero si toglie la tuta, dagli spalti si leva un grido di giubilo, saltano i tappi, ci si abbraccia e si fa all’amore. Per sbloccare una gara che ormai va avanti per inerzia, ci vuole lui, ci vuole Alex. E’ lui che darà la scossa, come le vallette di Carlo Conti all’Eredità.
Col suo ingresso, viene finalmente ricomposta la coppia Del Piero-Diego, una delle più temute del calcio moderno insieme a Ronaldo e Vieri, Romario e Bebeto, Vialli e Mancini e Felipe e Melo. Pochi minuti dopo, Ferrara decide di esagerare, e mette dentro Ashton Kutcher per un Poulsen che è comunque piaciuto molto.
I cambi danno gli effetti sperati: Ronaldinho, su angolo di Pirlo, spizza il pallone che viene messo dentro da un reattivo Ashton, ben appostato a centro area. Per quella strana regola secondo la quale gli autogol, quando c’è di mezzo Ronaldinho, non esistono, il gol viene assegnato al brasiliano, che festeggia giustamente la prodezza. La Juve accusa il colpo, ma fortunatamente c’è Del Piero a tener su la baracca: con l’ennesima scimmiottata di Juninho dai 45 metri, il capitano suona la carica.
Leonardo, non pago del doppio vantaggio, butta nella mischia Huntelaar, lo Stevanovic dei poveri. Intanto sugli spalti i tifosi bianconeri, stanchi di vivere, si sfogano dando fuoco a una decina di seggiolini e manifestano la volontà di sacrificare Diego al Dio Sole. Oltre ai seggiolini, vengono accesi anche un paio di chili di fumogeni, che riempiono il campo di una densa nebbia risparmiando al pubblico, se non altro, la visione degli ultimi tragici minuti. Della ridotta visibilità approfitta Ronaldinho, che segna e comincia a festeggiare da solo, visto che i compagni non ci capiscono un cazzo e brancolano per il campo in cerca di qualcuno da abbracciare.
Finisce dunque 3-0 per il Milan. Nella Juventus, che completa l’aggancio al Napoli, delude Amauri, che comunque dimostra di avere qualche potenzialità: se capovolto ed imbottito di detergente, potrebbe dire la sua anche contro lo sporco più ostinato. Il ritorno di Bettega ha restituito convinzione ai giocatori, che ora sono assolutamente convinti di poter arrivare dodicesimi.
Il Milan, con questa vittoria, dimostra la sua netta superiorità nei confronti dell’Inter e si porta in vantaggio nella fantaclassifica avulsa rispetto agli scontri con la Juventus. Dopo questo roboante trionfo, il fiato dei rossoneri sul collo comincia a farsi pesante.
Ci risiamo: l’ha fatto di nuovo. Come ormai divertente abitudine prima di ogni Juventus-Milan, ecco puntuali le parole del geom. Adriano Galliani: “E’ Juve-Milan il vero derby d’Italia” condito, per non farsi mancare nulla, dalla solita favola sul club più titolato al mondo che ormai anche SportMediaset ha vergogna a riportare. Brutta storia i complessi di inferiorità.
Che poi, dico: sono anni che va avanti con questo ritornello. Solo lui e i suoi adepti, solo prima degli scontri con la Juventus. In un qualsiasi altro periodo dell’anno, provate a chiedere a una qualsiasi persona che cos’è il derby d’Italia. Non ne troverete uno che vi risponderà “Juventus-Milan”. Al limite qualcuno citerà la “polemica” (fra chi, poi? Per far polemica bisogna essere almeno in due), ma più per dovere di tifo che per altro.
I derby sono storie di scontri veri, di rivalità, di sangue negli occhi, di voglia di vincere a tutti i costi…cosa c’entra Juventus-Milan con tutto questo? E’ sicuramente una partita particolare, una partita ricca di fascino, una partita a suo modo storica (si è disputata in tutti i campionati della storia…in tutti tranne tre, ovviamente), ma la rivalità è un’altra cosa. Juventus-Milan è una partita tra amici, tra ragazzi che quando d’estate non hanno niente da fare si organizzano per tirare due calci a un pallone e poi andare a bere una bella birra insieme, tra persone riconoscenti che quando devono fare un favore a un amico non si tirano indietro (vero, signor Pieri?), tra persone disponibili che quando hanno bisogno non esitano ad aiutare l’un l’altro. Come si fa a chiamare derby quella che, piuttosto, somiglia a una scampagnata in famiglia, a un pic-nic al lago con gli amici?
L'accesa rivalità che caratterizza "il vero derby d'Italia"
E ancora, perchè tutta questa insistenza? Perchè tutto questo ridicolo sottolineare un qualcosa che non esiste? Perchè usare l’ennesima scusa per ripetere per la milionesima volta che “noi siamo il club più titolato al mondo”? Spero davvero di sbagliarmi, ma in questo punto d’onore che si fa il geometra ci vedo tanto la voglia -la necessità, quasi patologica- di buttarne lì un’altra per provare a mettersi sopra all’Inter. Come “lo scudetto mettilo nel culo”, come “voi vincete il campionato ma noi siamo il club più titolato al mondo”, come “voi siete primi ma noi un anno fa eravamo campioni del mondo per club”, come “noi siamo la squadra con più palloni d’oro”.
I complessi di inferiorità in età adulta, secondo Adler, sono strettamente correlati alla condizione di bambino viziato o trascurato. O meglio prima viziato, da un Presidente che lo ha fatto sentire importante come mai era stato nella sua storia, e poi trascurato dal Presidente stesso e da tutto il resto del mondo del calcio, che lo vede come un bimbo abbandonato al suo destino, mai cresciuto e con l’impossibilità di diventare grande. Per superare il complesso bisogna determinare come si è formata questa sensazione e poi smascherare i falsi obiettivi a cui il paziente tende e sostituirli con mete esistenziali più idonee. Focalizzare l’attenzione sull’abbandono subito da parte del Presidente e superarlo, per portare il paziente stesso a smascherare i castelli di carte che si è costruito (dal “club più titolato al mondo” in giù) e permettergli quindi di affrontare la sua vera situazione, di guardare in faccia la realtà senza manie di grandezza e sogni di gloria: questa la strada per una completa guarigione.
Il problema, però, è che a noi il geometra e i suoi adepti piacciono così. Noi, si sa, siamo dei bastardi senza cuore. Ipocriti, scorretti, razzisti e provocatori. E allora non muoveremo un dito per aiutare il geometra e i suoi seguaci ad uscire da questa brutta situazione. Anzi, rilanciamo: hai perfettamente ragione, Adriano. Juventus-Milan è il vero derby d’Italia. Perchè a noi di avversari al nostro livello non ne sono rimasti. Il nostro unico derby potrebbe essere ad Appiano fra Inter A e Inter B se non fosse che l’Inter, si sa, con la B non ha niente a che fare.
Affrontatevi, scornatevi, fatevi le vostre solite riverenze e lasciate punti sul campo, dunque.
Ci risiamo. Ogni volta che si ritorna al Campionato dopo il turno di Champions, così come la domenica prima della Coppa bisogna dire, sembra prenderci un torpore soprannaturale, quasi a dire che in fondo non è poi nulla di speciale quello che ci aspetta nel week end.
E non va bene. Non va bene per niente.
Non tanto perché sarebbe un po’ come dare ragione a quei loschi figuri sull’altra sponda del Naviglio, che da anni ci martellano con il tormentone della “Coppa che è meglio del Campionato”, quanto per il fatto che gli avvoltoi sono sempre in agguato, ora più che mai.
Dopo la convincente vittoria in Champions, ma non senza qualche brivido tenendo sempre a mente che si trattava del Rubin di Kazan, sono tutti in attesa di un nostro passo falso, di un calo di tensione. Capitan Zanetti ha scaramanticamente esorcizzato questa eventualità parlando di una Giuve (cit.) ancora in corsa. Un modo come un altro per suonare la sveglia dopo tre giorni in cui non si è parlato d’altro che delle possibili avversarie agli ottavi e di Mario in Nazionale.
A proposito, Capello Grigio, non ha perso tempo e dopo le candidature di Balotelli in azzurro, giunte da più parti in settimana non ha perso tempo e ha pensato bene di ricordare a tutti che è lui il tizio che comanda: QUI.
Il parallelo con il caso Cassano è talmente evidente che non ho nemmeno bisogno di andare a spulciare negli archivi per dimostrare che Lippi aveva usato le medesime parole. Ci pensa lui ad accostare le situazioni nella stessa intervista.
Tranquillo Mario! Vai avanti per la tua strada, ché tanto sappiamo bene dove andrà a finire Lippi, non dovrai aspettare troppo per vestire l’azzurro.
Capello Grigio non manca di suonare la carica alla sua prossima squadra; impegnata in trasferta contro l’ottimo Bari. Reduci dalla batosta di Champions incontrano forse la migliore rivelazione del torneo, insieme al Cagliari di Allegri, che non a caso li ha pettinati alla grande. Si vede che il pastore manca da casa da troppo tempo, perché i Gobbi hanno dimostrato di non sentirci e invece di partire alla carica hanno suonato la ritirata. Nonostante abbiano giocato decisamente meglio rispetto alle ultime uscite (compresa la illusoria vittoria contro di Noi sabato scorso), non riescono a portare a casa neanche un punto e anzi incassano tre belle pere, riuscendo a segnare grazie alla prontezza del solito Trezeguet. Lo stesso che dichiarano bollito e cedibile all’inizio di ogni mercato estivo, ma che quando serve gli salva sempre la ghirba.
La nostra domenica è molto più tranquilla, almeno sulla carta. L’Atalanta è un avversario più che abbordabile e non solo per la sua posizione in classifica, a ridosso della zona retrocessione, ma anche perché il cambio di allenatore, in favore di Conte non ha dato la scossa e le vittorie si contano veramente sulle dita di una mano.
Ragione di più per non fidarsi.
Da un annetto a questa parte molte delle così dette “piccole” affronta in modo diverso le partite contro squadra più blasonate. Invece del buon vecchio catenaccio, che va benissimo sia chiaro, ma che spesso interpretavano in modo tremebondo, sfoderano aggressività, pressing e, quando ne hanno i mezzi, anche una buona organizzazione di gioco. Segno che forse qualche cosa sta cambiando nel calcio Italiano.
La squadra dell’altra sponda del Naviglio incontra un Palermo che non sembra pericolosissimo, anche dopo l’esonero dell’Uomo Ragno in favore di Delio Rossi, e in questo momento sembra proprio il Milan l’avversario più pericoloso in chiave scudetto. Il dubbio è solo quanto a lungo possano reggere questi ritmi, considerando le scarse alternative che hanno alla squadra titolare, ma fino ad ora la loro proverbiale fortuna li ha sostenuti.
Meglio pensare a noi quindi e portare a casa una vittoria, che è veramente il minimo sindacale a Bergamo.
Si tratta di un imperativo categorico, tanto più se consideriamo che qualunque squadra normale nelle nostre condizioni cavalcherebbe l’onda dell’euforia, mentre noi siamo costretti a fare i conti con le voci messe in giro da chi sa chi sulla solidità della panchina di Mourinho.
Va detto che in questo momento è solo TuttoJuve a continuare a battere su questo ferro, ma non ci sarebbero di questi problemi se alcuni azionisti (?), ex-dirigenti pensassero ai fattacci loro e serrassero la loro baffuta boccaccia.
Proprio ieri sera, a Sabato Sprint, su Rai Due, interpellato dai giornalisti, Mazzola è tornato sullo scambio di colpi a distanza con José, archiviando il tutto come un semplice scambio di battute e stando bene attento a non proferire parola in merito a un presunto cambio di allenatore. Piuttosto si è limitato a parlare genericamente di un approccio molto più critico dell’ambiente Interista (inteso come società, ma anche come tifosi), che porta a non riuscire a essere mai troppo sereni nemmeno dopo quattro anni di vittorie consecutive.
Forse, forse anche in questo atteggiamento conciliante del baffino possiamo vedere la mano della società, che in settimana si era espressa in modo molto secco e ironico in tal senso, come a ricordare che Mazzola non ha alcun ruolo né nella gestione ordinaria né in consiglio di amministrazione della società; di fatto dando ragione a Mourinho.
A quanto pare la società Inter sta iniziando a seguire la scia del suo Presidente, che, almeno in pubblico, non sbaglia un intervento da più di un anno. Come dovrebbe essere del tutto normale del resto.
Vincere quindi e basta. Per nessun altra ragione se non per il fatto che è del tutto normale.
A differenza di Nick, io questa sfida la sento eccome, quindi le balle mi sono girate dopo 5-10-15-30-45-60-90-95 minuti, indistintamente.
Una partita che doveva e poteva essere impostata meglio, da correggere in corsa e risolvere buttando il cuore oltre l’ostacolo nel finale: nulla di tutto ciò è accaduto, e ce ne torniamo da Torino ancora primi ma con la consapevolezza di aver ciccato l’ennesimo esame, per scarsa convinzione/preparazione, pur avendone i mezzi.
Davanti ad un pubblico di merda, va in scena uno spettacolo parimenti mefitico, con una squadra che rinuncia a giocare senza motivo ed una che non saprebbe come farlo, ma ci prova lo stesso.
Schierati dal tecnico portoghese con dei terzini più bloccati del motore di un cinquantino in regola ed un centrocampo in cui spiccano per assenza di fosforo Muntari (e vabbè, non è una notizia) ma soprattutto chi dovrebbe averlo, cioè Motta, la squadra non ha espresso una benchè minima parvenza di gioco, seppure di fronte avesse degli scarpari che non hanno espresso nulla di più.
Alla fine però anche in queste partite orribili vale la regola più antica del calcio: chi fa un gol in più, vince; noi siamo riusciti a farne uno solo con Eto’o che è parso decisamente in ripresa rispetto a domenica (non solo per il gol ma anche per diversi tentativi di proposizione e dialogo non solo all’indietro), e ne abbiamo subiti due da polli, il secondo in particolar modo sul capovolgimento dopo una serie di batti e ribatti in area juventina. Poi non si è visto più nulla, a parte una poco edificante rissa ed un paio di buoni calci d’angolo battuti da Balotelli non concretizzatisi.
Mi correggo, si è visto pure altro, cioè un nuovo gettone per Mansini e la nuova, agghiacciante acconciatura del centravanti aggiunto Materazzi… entrambe cose di cui avrei fatto volentieri a meno.
Così come farei volentieri a meno di parlare dell’arbitro (indecente ma non contro di noi, potevano esserci 2 rigori per parte e la partita sarebbe dovuta finire in 8 contro 8…) o del pubblico (l’ho già detto di merda?) che si è confermato quello che sapevamo.
Ovviamente il capitano cuor di leone è andato molto dall’arbitro per far interrompere la partita… 13 o 14 anni in A, ed ancora col pannolino.
Purtroppo però hanno vinto loro, con loro intendo la squadra-cancro del calcio italiano ed i loro beoti tifosi, non ultimo perchè Balotelli qualche segno di nervosismo mi è sembrato mostrarlo, anche in una prova comunque decente (un espulso da lui giustamente procurato, due bei corner, altre due o tre azioni in fascia e due errori grossolani su un campo fetente dove scivolavano anche i più esperti Milito, Cambiasso & co.).
Ovviamente si parlerà del nervoso Balotelli e non della stupidità di Felipe Melo, per dire, così come tra Motta e Buffon il secondo passerà sempre per il bravo ragazzo, peccato che abbia alle spalle una lista di cazzate fatte tale da mettergli un tutor.
Guardiamo il lato positivo: almeno non esonereranno Ferrara, così da ricordarci ancora, vedendo lui, Del Piero o Rampulla, più di 10 anni di porcate, dall’infermeria alla cabina telefonica.
No Nick, Juventus-Inter non sarà mai una partita con “solo” tre punti in palio…
C’era una volta Juventus-Inter. Una storia che inizia il 28 novembre 1909, quando Engler mette alle spalle di Pennano il pallone dell’1-0 definitivo in quell’Inter-Juve ricordata negli annali come la nostra prima vittoria in campionato. La prima di una lunga serie. Inter-Juve è una storia che inizia esattamente 100 anni fa e si spalma nel corso del tempo ammantando di sè tutta la Serie A, tutto il calcio italiano, tutta la nazione. Inter-Juventus le ha viste davvero tutte: da Meazza ad Herrera, da Sivori a Platini, da Matthaus a Zidane, da Ibrahimovic a Ibrahimovic. Una storia che, a volerla raccontare tutta, non basterebbe un blog intero: non solo per le epiche sfide sul campo, ma anche per il contorno, per le polemiche, per la rivalità storica -e unica in Italia- fra le due squadre. Inter-Juve è fatta anche di questo: di polemiche. Polemiche che iniziano il 16 aprile 1961 con una partita sospesa che verrà ripetuta mesi dopo, con Herrera indignato che manda in campo i ragazzini, con Moratti imbufalito che pianifica sulla carta la nascita di un dream team solo per farla pagare ai gobbi. Polemiche che da quel giorno sono costanti, continue, infinite. Polemiche che in un altro giorno di aprile, il 26 del 1998, esplodono ancora una volta nel famoso caso Ronaldo-Iuliano. Polemiche che non si placano mai, polemiche che invadono anche Calciopoli facendola diventare, di nuovo, un’altra Inter-Juve.
Nel 1961 in seguito a quell’affronto portato dalla Juve a tutto il calcio italiano nasce la Grande Inter di Moratti padre, nel 2006 in seguito ad un altro -l’ennesimo- affronto portato dalla Juve al calcio italiano nasce un’altra grande Inter, quella di Moratti figlio. In mezzo tante polemiche, ma soprattutto tante sfide particolari, significative, tante partite nelle quali si guardavano negli occhi e si affrontavano due squadre che a modo loro si rispettavano, che scendevano in campo sapendo di dover dare il 100% e di doversi giocare tutto, che si dannavano l’anima come se giocassero un derby. Perchè era Inter-Juventus. Perchè la classifica non contava, la condizione non contava, gli obiettivi non contavano. Contava solo vincere.
...e ora non c'è più
Oggi Inter-Juventus non è niente di tutto questo. Oggi Inter-Juventus è una sfida fra due squadre che sembrano non ritrovarsi a fondo nei loro nuovi panni: una onesta squadra da piazzamento che invece straparla di scudetto e, fra asterischi e apicoltura, vive ai limiti della legalità da una parte, una grande squadra in parte incompiuta e incapace di rendersi realmente conto della sua grandezza dall’altra. Inter-Juventus, sostanzialmente, non è più una lotta tra pari. Inter-Juventus è diventata una sfida importantissima, da vincere a tutti i costi, di quelle che danno un senso a una stagione…per una sola delle contendenti. L’altra ha da pensare ad altro. Ha uno scudetto da vincere, ha un cammino in Coppa da portare avanti, ha un vantaggio rassicurante in campionato da non disperdere.
Ecco, Juventus-Inter è una sfida tra due squadre che hanno 8 punti in classifica a separarle ma che, nonostante questo, sono prima e terza in classifica. Juventus-Inter è il più inutile degli scontri diretti. Juventus-Inter è una partita da affrontare e da vincere, per portare a casa i 3 punti e mantenere inalterato il vantaggio sulla seconda.
Come Inter-Fiorentina la settimana scorsa. Come Bologna-Inter due settimane fa.
Juventus-Inter è iniziata due settimane fa all’Olimpico di Torino, quando un gruppo di subumani di bianconero vestiti, durante Juventus-Udinese, ha pensato bene di intonare il famosissimo e simpaticissimo coro “se saltelli muore Balotelli”. Juventus-Inter è continuata il mercoledì successivo a Bordeaux quando gli stessi subumani, turbati dal fatto che qualcuno avesse sostenuto che quel coro non era razzista, lo hanno ripetuto e affiancato dagli altrettanto simpatici slogan “non esistono negri italiani” e “un negro non può essere italiano”. Così, a scanso di equivoci. Piacerebbe anche a me che un idiota non potesse essere italiano, ma tant’è: questi lo sono, e mi rassegno.
Il punto non è questo, però. Il problema in realtà nasce quando si cerca di inquadrare questi cori come “razzisti” o “non razzisti”. E’ ovvio che se qualcuno mi venisse a dire che “non esistono negri italiani” non è uno slogan razzista gli riderei in faccia io per primo…ma il discorso è più ampio e, se possibile, ancora più deprecabile.
Mario Balotelli non viene insultato per il colore della sua pelle. Fosse quello il motivo, sarebbero insultati anche Maicon e Muntari, Eto’o e Vieira.
Mario Balotelli non viene insultato neanche perchè è un gran giocatore. Fosse quello il motivo, Julio Cesar e el Principe non potrebbero azzardarsi a mettere piede in campo.
Mario Balotelli viene insultato per tutta una serie di altri motivi. Perchè va di moda, per esempio. Perchè ormai è prassi consolidata in tutti gli stadi italiani, per esempio. Perchè ha un carattere un po’ particolare e si punta a innervosirlo e a fargli perdere la testa in campo, per esempio. Perchè per quel suo carattere particolare non può attirarsi troppe simpatie, per esempio. Perchè uno che dopo che ti ha segnato un gol viene sotto la tua curva a mostrarti lo scudetto, non può starti simpatico. Perchè uno che dopo che ti ha segnato un gol si rivolge al tuo capitano e gli fa una linguaccia non puoi sopportarlo. Perchè uno che dopo che ti ha segnato due gol ti guarda e ti fa segno di tacere e di tenere per te gli insulti che gli hai vomitato addosso tutta la partita…beh, non puoi proprio non odiarlo.
E allora il problema è più ampio e più grave: il razzismo è uno scudo troppo comodo dietro il quale far nascondere questi insulsi individui. Il razzismo è solo un’aggravante: Mario Balotelli viene insultato per odio, per disprezzo, per rabbia. Mario Balotelli viene insultato come il “figlio di puttana” Materazzi, come il “mangiabanane” Gattuso, come il “frocio di merda” Del Piero, come “l’ignorante” Totti, come il “colluso” De Rossi. Mario Balotelli viene insultato in quello che i decerebrati da curva ritengono essere il suo punto più debole, quello in cui possono colpire, quello in cui possono far male.
E questo è inaccettabile.
Inaccettabile per Balotelli come lo era per Materazzi, per Gattuso, per Batistuta e per Del Piero. E’ inaccettabile e necessita di una presa di posizione forte, di una risposta decisa, di un segnale inequivocabile. Non possiamo concedere altro spazio a queste persone, non possiamo permettergli di offrire ancora questi spettacoli indegni, non possiamo permettergli di insozzare oltre una immagine del nostro calcio che già non risulta splendente. E nulla più di Juventus-Inter può servire a lanciare un urlo contro questa gente. Nessun gesto estremo, nessuna rottura con le istituzioni, niente ritiri “di forza”: solo il rispetto del regolamento. Questo chiediamo ai 22 in campo, questo ci aspettiamo che facciano: che al primo coro, alla prima alzata di voce, i capitani vadano dall’arbitro e insieme operino in tutti i modi necessari per mettere fine a quello scempio. Richiami dall’altoparlante, messaggi sotto le curve, sospensione temporanea e, se serve, sospensione definitiva. Nessuna paura per quello che potrà succedere, nessuna paura nel voler fare noi, per una volta, la parte di quelli che alzano la voce. E che non hanno paura a urlare tutto il proprio disprezzo in faccia ai subumani di cui sopra. Che non hanno paura a dissociarsene e a mettere bene in chiaro che il calcio è il nostro sport e la partita il nostro spettacolo. E che non abbiamo bisogno di loro.
“L’addio di Cobolli Gigli è stato deciso da John Elkann in nome dello svecchiamento, ideologia che il presidente Exor persegue con decisione. L’ha fatto alla Stampa, con la direzione di Mario Calabresi, lo vuole alla J**e. Ora che l’emergenza-scandalo è finita, ora che l’immagine della società è stata ricostruita, per Elkann bisogna passare alla fase successiva, quella della riconquista di una centralità bianconera nel Palazzo e sul campo. Più Blanc in Lega e dove si fa la voce importante (o grossa) e attraverso il presidente esecutivo far sentire il peso di Torino. Inoltre si risparmia lo stipendio di Cobolli”. Roberto Perrone, pag. 48Corsera.
Diciamolo subito, con Giovanni Cobolli Gigli esce dal mondo del calcio una persona divenuta subito un idolo. Dei tifosi nerazzurri. Esperto di c(or)azzate e portaerei ha sempre avuto un occhio di riguardo nei nostri confronti, anche perché voleva accertarsi che il suo calciatore preferito, Ibrahimovic, continuasse la brillante carriera. Ibra, uno dei pochi giocatori di cui era a conoscenza prima che gli inviassero un file dalla sede di Corso Galileo Ferraris con i nomi degli altri componenti della rosa. Fax arrivato in ritardo per via di perquisizioni di tutte le forze dell’ordine fino ad allora conosciute per cercare prove di un numero cospicuo di reati nell’estate del Signore 2006.
Anche se ancora oggi fatichi a riconoscere le sembianze di Molinaro, Poulsen, Tiago e Stendardo, prova un senso di acrimonia verso un allenatore Settantenne a cui aveva affidato le chiavi del mercato. Delle sue gesta ricordiamo la minaccia di ricorrere al TAR del Lazio per le sanzioni comminate dalla giustizia sportiva a seguito dello scandalo di Calciopoli. Non si è ben capito se perché ritenesse la Serie B una condanna troppo mite o perché il contratto di Zaccone scadesse due settimane più tardi e quindi volesse massimizzare le risorse a disposizione secondo il noto concetto economico riassunto dal “è già pagato”.
Notevole anche il modo in cui abbia cercato di ingraziarsi la tifoseria di Tuttospot con dichiarazioni portafortuna: “Tifo Roma”, disse alla vigilia di Parma-Inter, leggendo il gobbo. Sappiamo tutti come finì. In cuor suo, però, fu contento per la doppietta del Genio. Ci ha riprovato nell’ultimo derby della Madonnina: “Tifo Milan”. Esiti devastanti per la tifoseria biancorossonera.
Ci preme, però, aggiungere qualche considerazione sull’articolo di Roberto Perrone. E’ quantomeno ingeneroso liberarsi di un presidente del suo calibro per meri problemi anagrafici. A 64 anni non si è vecchi, ormai la scienza ha fatto passi da gigante. Senza contare la storia del tono della voce, come se Blanc fosse il compianto Sandro Ciotti. Inoltre, passi la questione dell’“emergenza scandalo”, ma dire che l’immagine della società sia stata ricostruita ci pare francamente un azzardo. Neanche la premiata ditta B&B (Berlusconi&Bertolaso) riuscirebbe nella ricostruzione di macerie di proporzioni così elevate.
Se il problema è lo svecchiamento, un consiglio fraterno a John: il posto da presidente (a)spetta a Lapo (quasi cit., manca un congiuntivo).
Il sospetto che la Juventus giocasse per interpretare una parte e non esserlo fino in fondo, mi era venuto guardando le partite di questo scorcio di campionato. Credo di averle viste tutte, in diretta o in differita, e Roma e Marassi a parte, ho come avuta la sensazione che qualcosa non quadrasse, che più che giocare per vincere, stessero giocando per dimostrare di poter vincere.
Il concetto è semplice: inebriati e pompati dalla stampa anti-interista e fiancheggiatrice, gli uomini di Ferrara si sono veramente convinti di poter vincere tutto (e non è detto che non lo facciano…) al punto che hanno dovuto intepretare il ruolo di quelli che “fanno sul serio”. Infatti, sono arrivate puntuali le incredibili pompe mediatiche di ritorno: dalla barzelletta di Ciro Guardiola (al massimo rimane Ciro Lippi o Ciro L.P. che canta “ca nisciuno è fess”, accompagnato da Apicella) al Diego Coimbra Lothar Armando da Cunha Ana Paula Ribas, dall’ItalJuve alla Juverdeoro, dipende da come si sveglia “Siam venuti di qui, per vedere segnare Amaurì” – vi giuro che la cantano… – e via discorrendo con dei peana mediatici che al confronto Goebbels è un Al Chato qualsiasi.
Ripagati da tanta moneta, i bianconeri hanno però dimostrato poca cosa. Nelle 9 partite giocate finora, in almeno 5 il risultato è stato ottenuto grazie a un fondamentale Buffon, che ha fatto molto di più di ciò che è capitato con Julio Cesar in qualche partita dei nostri. Un conto è fare una, due parate decisive, un’altra cosa è salvare per 5 o 6 volte la propria porta contro avversari come il Livorno e il Bologna. Con i primi risultati magri – qualcheduno parlava baldanzosamente di vincerle tutte – la squadra si è come sgonfiata, fino alla figuraccia di ieri, acuita dall’aggravante che sono stati messi in discussione gli investimenti milionari del mercato.
Non mi è sfuggito il fatto che le attenuanti non concesse a Mourinho per il grigio pareggio di Kazan’ siano state immediatamente concesse a Ciro Ferrara, dalle coorti brulicanti di vedove di Moggi che infestano quel puttanaio di immeritocrazia e calci in culo denominato RAI (“quando rientra Sissoko?” era la domanda più gettonata). Dovevate vederlo Ciro: avrebbe desiderato essere afono come il collega Leonardo, che ha mandato in avanscoperta il Tattico Mauro Tassotti (lo strizzacervelli è Favalli, che interpreta le gare come una terapia di gruppo). In realtà Zenga l’ha sovrastato sul piano tattico, dimostrando una conoscenza di calcio nettamente superiore. Non solo fisico, corsa, qualità e intensità, ma anche acume, intelligenza, preparazione. E Ferrara, da buon discepolo, mi ha ricordato quel Lippi nervoso che quando perde il bandolo della mattassa inizia a cambiare uomini e moduli, sperando che che il Culo prima o poi lo soccorra.
Ieri ero smanioso di commenti post-partita… non vedevo l’ora di beccare qualche farabutto sfrontato in versione Africano Minore, che osserva le rovine di Cartagine, ma pronto a radere al suolo le certezze dei punici bianconeri (“che famo Scipiò, glie mettiamo un pizzico de sale?”). Niente. L’assenza presenza-assenza di Mamarcel Desailly Sissoko dominava tutti i dibattiti, con un Mughini al limite della tragedia greca (la linea della farsa e della commedia plautina l’ha sorpassata da un pezzo), che si esibiva in un panegirico di Camoranesi Pro Domo Sua, che era meglio non averlo sbattuto fuori perchè così Zenga godeva il doppio… il che equivale a recuperare il bottino, rinunciando a sbattere in galera il ladro. Ah beato garantismo!
Insomma, tutto questo per dirvi sconciamente che la Juventus si sta dimostrando quello che è: la stessa squadra dello scorso anno senza un vero allenatore e con equivoci tattici superiori, un bluff cotto e mangiato che finirà col mandare all’ammasso milioni e milioni di fegati, ottenebrati dalla cabala oscura di Sir Bertrand Russell Mauro, l’opinionista senza cognome.
Nel frattempo Marcello Lippi ha comunicato le convocazioni per il doppio impegno dell’ItalJuve:
Portieri: Buffon, Maninngero, Chimenti
Difensori: Chiellini, Grosso, Cannavaro, Gamberini, Legrottaglie, Grigera, Bocchetti, Criscito
Centrocampisti: Gattuso, Palombo, D’Agostino, De Rossi, Marchisio, Saliamizzi, Pirlo, Camoranesi, Will E. Coyote, Pepe, Polse
Attaccanti: Iaquinta, Del Piero, Bettega, Rossi, Charles e Gilardino
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