scritto da il 2 dicembre 2010 alle 14:11

Pensieri in libertà.

Dopo un’po’ di tempo di assenza, causa vicissitudini varie, finalmente torno a scrivere sul blog. Come dite? Frega niente? Ok, me ne farò una ragione…

Di cose ne sono successe tante, ma negli ultimi giorni ce ne sono state alcune che mi hanno particolarmente stuzzicato la fantasia. In primis, fresca di giornata, l’eliminazione della J**e dall’Europa League. I bianconeri escono mestamente dalla prestigiosa competizione impattando per 1-1 contro i temibilissimi avversari del Lech Poznan, compagine conosciuta principalmente, più che per il blasone sportivo, grazie alla presenza all’interno del datato videogame Sensible Soccer. E pensare che proprio al team allenato dal sosia dell’ispettore Clouseau era stato assegnato a più riprese il gravoso compito di salvare l’onore dell’Italia in Europa.

A margine del big match Barcellona-Real di lunedì scorso, conclusosi con la disfatta dei madrileni, arrivano le dichiarazioni di Xavi Hernandez su Mou e l’Inter. Come non dar ragione al giocatore azulgrana? E’ vero, Mou e l’Inter non entreranno nella storia, semplicemente perché nella storia ci sono già. Ed entrambi ci sono arrivati varcando l’ingresso principale. Lo Special One aggiudicandosi a sorpresa la Champions con il Porto, vincendo poi con il Chelsea la Premier League dopo un digiuno durato più di 50 anni e, infine, riportando a Milano la coppa dalle grandi orecchie seduto sulla panchina dell’Inter. E mi fermo qui,  limitandomi a citare queste tre vere e proprie imprese, tralasciando la parte restante della miriade di traguardi raggiunti dall’allenatore di Setubal. E scusate se è poco. Il perché F.C. Internazionale sia già nella hall of fame del calcio mondiale invece lo sapete tutti, quindi evito di dilungarmi elencando tutti i trofei conquistati dalla Beneamate nei suoi 102 anni di storia. E di sicuro nella storia c’è già entrato anche il Barca in virtù delle tante vittorie ottenute, ma anche per essere stata l’unico club al mondo ad accendere gli idranti sotto il settore ospiti durante i festeggiamenti dei giocatori avversari che avevano appena raggiunto la finale di Champions. Motivi per i quali invece il signor Xavi Hernandez debba entrare nella storia del calcio mondiale, al momento, non me ne vengono in mente. La remuntada mettila nel culo (semicit.).

E veniamo agli affari di casa nostra. Domani sera si giocherà Lazio-Inter, gara valida per la quindicesima giornata di Serie A. L’insolito anticipo al venerdì sera impedirà a molti (tra cui il sottoscritto) di recarsi allo stadio per assistere all’incontro, ma come se ciò non bastasse anche il CASMS ha pensato bene di vietare la vendita dei tagliandi ai residenti in Lombardia sprovvisti di tessera del tifoso. Ora, signori miei, notoriamente esiste da moltissimo tempo un gemellaggio tra le tifoserie di Lazio e Inter e negli anni passati non si sono mai registrati disordini a margine di questa partita. Quindi, che senso ha questo provvedimento? All’Olimpico, impegni lavorativi permettendo, si riverseranno centinaia di tifosi nerazzurri provenienti dalle regioni limitrofe al Lazio e arriveranno comunque esponenti dei gruppi ultras della curva nord che, essendo sicuramente abbonati a S.Siro, sono di conseguenza in possesso di tessera del tifoso. A cosa serve allora impedire l’accesso all’impianto ai lombardi che seguono la squadra saltuariamente e, magari, sfruttando il ponte dell’immacolata, volevano abbinare la trasferta al seguito dei ragazzi ad un soggiorno nella capitale? Perché questa chiusura, quando invece poco meno di quattro mesi fa si è autorizzato l’esodo di massa dei tifosi romanisti per la finale di Supercoppa italiana disputata a S.Siro, avallando di fatto che si verificassero disordini sia all’interno dello stadio che in altri luoghi?  Spiegatecelo.

Aggiornamento: come fatto notare dall’utente Daniele (che ringrazio) nei commenti, il divieto è stato fortunatamente revocato. Chissà, magari al CASMS ci leggono…

Se qualcuno se lo stesse chiedendo, si, in questo periodo sono arrabbiato, nervoso, acido. Si nota molto?

scritto da il 23 giugno 2010 alle 14:01

10 contro 10

- Questo pezzo è stato scritto il 18 febbraio 2005, all’indomani della morte di Sivori, dopo aver letto decine di scontati e stucchevoli coccodrilli. -

Bèh, allora ve lo spiego io cosa era Sivori. Perchè di Sivori non c’è bisogno di “raccontare chi” fosse (per quello s’è sprecato abbastanza inchiostro e avrete già  trovato fin troppa carta), ma c’è bisogno di “spiegare cosa” fosse.

Il River: la maglia della vita

Il River: la maglia della vita

Nato nel 1935 a San Nicolas, entrò da bambino nelle Cebollitas (le Cipolline…), i pulcini del River. Già solo la storia del suo provino è una lezione sul calcio. Giocò malissimo, una partita orrenda, prese due pali estemporanei ma venne scelto tra decine di aspiranti campioni. Perchè?! Perchè l’allenatore delle giovanili disse che “un campione lo si vede dall’agio col quale tratta la palla: questo qua non la degna di uno sguardo ma ce l’ha sempre attaccata ai piedi. Gli altri spalmano il grasso sulle scarpette, lui sembra che le avvolga di carta moschicida!….”

Esordisce presto in serie A e si mette il luce giocando da numero 10 offensivo, non “dietro” le punte ma “assieme”.

E’ un 10 atipico, non il classico giocoliere fighetto. Non ha paura dei difensori ma li spaventa, non subisce i falli ma picchia per primo, non cade nelle provocazioni ma è lui a provocare.

Esemplare la sua moda di portare i calzettoni abbassati alle caviglie. In una delle prime partite in serie A subisce un calcione negli stinchi, tira giù il calzettone bianco e si massaggia la ferita sanguinante. L’autore del fallo si avvicina e gli ringhia “ti faccio i calzettoni a pois rossi, oggi!”. Sivori tira giù tutti e due i calzettoni (da quel giorno li porterà sempre così) e risponde: “Toh, così vedi meglio dove colpire!….”

Tira fuori tutto il carattere del “guapo de barrio”, così batte due volte i difensori: cornuti e mazziati.

E così, sprezzante del pericolo, correrà per i campi di mezzo mondo, provocando i difensori con quegli stinchi apparentemente indifesi, invitando i difensori a colpirlo (come farà Cassius Clay anni dopo…) per poi fargli falciare l’aria mentre lui li frega in tunnel.

Già, il tunnel. Il suo marchio di fabbrica, come impareranno presto i difensori della stessa Juve, la squadra che lo compra per 10 milioni di pesos nel ’57.

Sivori arriva alla Juve e fa subito un tunnel a Parola in allenamento. Parola è stato uno dei migliori difensori, colonna bianconera, e non accetta l’affronto.
Parola minaccia Sivori: “Ragazzino, non ti permettere più!..”
Risposta di Sivori: “Scommetti che te lo rifaccio quando voglio?!….”
“Scommetto!..”
“Una cena per ogni tunnel!…”
“Accetto!…”
E di cene ne pagherà parecchie, Parola……..

Nascerà un’amicizia, nonostante una battuta al vetriolo di Sivori a fine allenamento: “Ecco perchè ti chiami Parola!…..”

Maglia Inter

Un sogno: in nerazzurro di fianco a Mazzola

Un caratteraccio quello di Sivori, che lo porterà a scontrarsi anche con alcuni compagni, ad esempio Boniperti. Snob e presuntuoso, il piemontese cotonato rispecchia la mentalità provinciale torinese di chi si sente il numero uno nel pollaio e preferisce restare nella fanghiglia dell’aia pur di restar l’unico gallo. Ma la cosa che più di tutte fa infuriare Boniperti è il fatto che Sivori non entra per niente in competizione col capitano. Non se lo caga proprio, evitando la guerra che gli è totalmente indifferente e proseguendo per la propria strada. Questo impedirà a Boniperti di avere uno scontro diretto con l’argentino, impedendogli di tramare per la sua cacciata. Il fegato di Boniperti subirà duri colpi ogni qualvolta la famiglia Agnelli esalterà il divertimento procuratogli da Sivori, cosa che causerà un trauma a Boniperti. Da dirigente, infatti, avrà sempre una preferenza per una Juve più da muscolari atletici che da giocolieri imprevedibili. Meglio Haller e Brady di Platini (fastidioso capriccio dell’Avvocato…) e Maradona. Non a caso bocciato a 16 anni perchè gli ricordava troppo Sivori…….

Caratteraccio di Sivori che lo porterà però non solo a dimostrazioni di coraggio, ma anche a problemi disciplinari. Provoca e litiga con tutti, e non tutti gliela fanno passare liscia. Più di trenta giornate complessive di squalifica nel campionato italiano, praticamente un torneo intero, conseguite più col Napoli che con la Juve in realtà (chissà come mai…).

Napoli al quale arriverà dopo che Heriberto Herrera riesce a farlo fuori. Troppo limitato il paraguaiano per capire la grandezza delle prime donne, troppo grigio e triste l’ambiente per difendere uno come Sivori.

Qualcuno festeggerà, a Sivori resterà sempre il titolo di “miglior giocatore di sempre della Juve” e riuscirà a farlo infuriare solo il medesimo titolo che Boniperti attribuirà a Platini e che cercherà di spacciare come un giudizio dell’Avvocato.

Ma Sivori non se ne preoccuperà, come non si è mai preoccupato di nulla, da quando apparve sulla scena calcistica argentina. Con la sua faccia tosta si prese presto la maglia numero 10 della nazionale, in quel fantastico trio de “Los Angeles de la Cara Sucia” (il film più popolare all’epoca…) composto con Angelillo (il più grande centravanti venuto in Italia, numeri alla mano…) e Maschio.

Faccia scura, capelli corvini, testa enorme (Cabezòn , il suo primo soprannome…), Sivori dei tre è quello che apparve subito come il più buffo e il più pazzo. Ma un pazzo furbo, come impareranno quelli del Boca.

Spogliatoi

Gli spogliatoi: l'ultimo momento con i calzettoni alzati

Derby tra River e Boca, Millonarios in vantaggio per 1 a zero. “El Carriazo”, mediano gialloblu, fa un entrata assassina su Sivori che resta azzoppato per tutto il resto della partita. Ai tempi non hanno ancora inventato le sostituzioni, River in 10 contro 11 chiuso in difesa, Boca alla ricerca del pareggio che lo schiaccia in virtù anche della superiorità numerica perchè Carriazo (centromediano metodista del Boca..) abbandona l’inutile marcatura di Sivori e si lancia all’attacco come sarà solito fare Beckenbauer anni dopo.

Sivori lo capisce. Ricordate il film “Amici miei”?!..: “..cos’è il genio?! Fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione…”.

Sivori si porta goffamente nella propria area su un corner, va verso Carriazo e gli “gratta” le caviglie coi tacchetti. Carriazo si incazza e gli risponde per le rime. Sivori continua finchè Carriazo si sbraccia, Sivori gli mette una mano in faccia e una dove non si può dire. Ne nasce una colluttazione che finisce con pugni reciproci. L’arbitro espelle tutti e due. Dalla bocca di Carriazo escono tutte le bestemmie che un glottologo possa far risalire all’idioma ispanico, Sivori ghigna diabolico.

Uscendo dal campo, davanti alle panchine, Sivori viene investito dal suo allenatore disperato: “Cabròn de un cabezòn, ma che mierda hai fatto?!….”
Sivori, strafottente come al solito, non lo degna di uno sguardo e risponde quasi con fastidio (con l’aria dell’artista che concede il proprio autografo) dandogli le spalle: “10 contro 10, Mìster…..10 contro 10!…”

Sulla bocca del Mister che scuote la testa si allarga un sorriso beffato, mentre alla mamma di Sivori fischiano le orecchie. Ecco, questo era Sivori: un giocatore che aggrediva la partita invece che subirla, differentemente da tanti pari-ruolo che vestiranno in seguito le sue maglie e il suo numero.

Mitizzazioni, fantasie, mistificazioni di una mente malata e nostalgica. O forse no……….

scritto da il 31 maggio 2010 alle 11:10

25 anni dopo, la vergogna si ripete

Heysel-1

Ci sono i posti e i momenti per le polemiche, ci sono quelli per il tifo. Non ci dovrebbe essere posto per il tifo becero ma tant’é, la natura umana è fatta anche di beceraggine e quindi meglio che si sfoghi nel calcio piuttosto che altre cose. Però il rispetto per i morti, per il loro ricordo, dovrebbe essere più importante di tutto il resto, visto che il rispetto per la Morte é un fatto culturale talmente importante ed antico da dover prendere il sopravvento su tutto il resto. Se viene a mancare, vuol dire che siamo di fronte ad una situazione estrema, contro la quale ci vuole una forte presa di posizione prima di tutto di tipo educativo e culturale prima che un intervento di polizia.

Però la prima cosa da fare è fare i conti con la realtà. Rendersi conto che sì, siamo di fronte a una situazione estrema.

Prendiamo un paio di immagini dalla cerimonia di sabato:

- Prima scena: la Chiesa strapiena di esponenti della società. Era presente persino tutta la primavera: solo un’operazione di facciata o vera partecipazione al dolore? Dal momento che per far posto a tutta quella gente sono stati lasciati fuori dalla Chiesa i familiari delle vittime, la risposta può essere una sola

Heysel-2- Seconda scena: Michel Platini che rilancia la sua teoria secondo la quale “quando i trapezisti cadono si fanno entrare i clown”. Lo spettacolo doveva andare avanti per motivi di ordine pubblico. Probabilmente vero, verissimo. Il momento in cui il signor presidente dell’UEFA perde tutta la sua credibilità, però, è quello in cui dice che lui non voleva giocare, che è stato costretto. Le immagini dicono altro, signor presidente: la sua gioia incontenibile dopo il rigore realizzato, la vergognosa esultanza del suo compagno polacco per il rigore procurato, l’esultanza alla fine della partita, non sono reazioni di chi distrutto dal dolore non voleva giocare. E neanche il giro di campo fatto da lei e alcuni suoi compagni dopo la consegna della Coppa avvenuta negli spogliatoi è una reazione giustificabile per chi “non voleva giocare”. Ancora più grave, perchè il fatto che la Coppa non fosse stata consegnata in campo ma low-profile nel privato dello spogliatoio è il segno inequivocabile che sapevate. Sapevate tutto, caro presidente, come lei stesso ammette quando dice -mentendo- che non avrebbe voluto giocare: bastano queste sue dichiarazioni -unite alla non-cerimonia finale- a sbugiardare suoi compagni di allora che ancora sostengono di essere stati ignari di ciò che era successo. Sapevate tutto fin dal primo momento. Il suo compagno polacco sapeva tutto mentre esultava per il più farlocco dei rigori, lei sapeva tutto mentre correva roteando il braccio per il gol segnato, il compagno entrato al suo posto sapeva tutto mentre si prendeva il suo “cinque” carico di gioia, tutti i suoi compagni sapevano tutto mentre esultavano alla fine della partita. Il suo capitano sapeva tutto, e nei dettagli, quando il giorno dopo scese dall’aereo con la Coppa in mano. Una Coppa pesantissima, che ancora oggi non riuscite a trascinare.
Non è un atto d’accusa, signor presidente, è semplicemente il preambolo per una domanda: perchè continuare a mentire? Perchè continuare a violentare la memoria di quelle 39 persone e il dolore dei loro parenti, usati come fantocci in una operazione di immagine e privati persino di un posto a sedere durante un rito funebre?

- Terza scena: il discorso del nuovo presidente della Juventus. Al giovane Agnelli (qualunque sia il suo nome) va senz’altro il merito di essere stato il primo, a mia memoria, a “rinnegare” quella Coppa. Merito non da poco, anche se tardivo. Però vedere che per riempire 10 minuti di discorso non trova niente di meglio da fare che iniziare a cantare le meraviglie del “nostro nuovo stadio, che sorgerà dov’era il Delle Alpi” fa un po’ pena. Fa un po’ pena e lascia il retrogusto amaro, ancora, di una cerimonia messa su più per dovere che per reale convinzione, più per forma che per partecipazione al dolore, più per buttare fumo negli occhi che per ricordare realmente.

Perchè? Perchè signor Agnelli, perchè signor Platini? Perchè l’onore e la gloria di una società -peraltro già storica, amata e idolatrata oltre ogni limite- devono venire prima di una tragedia di queste dimensioni? Perchè un ruolo istituzionale, la gloria personale e la propria leggenda devono essere talmente incontrollabili da non far trovare la forza, in 25 anni, di dire “ho sbagliato”, di chiedere scusa, di chiedere perdono? La vita continuerebbe forse con una medaglia in meno, sicuramente con la testa più alta e una coscienza più leggera. Perchè neanche 39 morti consentono di mettere da parte un pezzo di latta e di disconoscerlo, di rinnegarlo, di sputarci sopra come qualsiasi appassionato di sport dovrebbe fare? Ritengo che sarebbe ormai troppo tardi, che sarebbe ormai inutile: ma non mi spiego come si sia potuti andare avanti 25 anni in queste condizioni.

Parliamo del tutto, ovviamente, tacendo dei soliti quattro imbecilli che anche in un momento del genere non trovano niente di meglio da fare che alzare cori da stadio, contestare, sbeffeggiare, esporre strisiconi.

Sono sempre in difficoltà a parlare dell’Heysel e mai avrei immaginato di trovarmi a parlarne su queste pagine. Però la pseudo-cerimonia di sabato mi ha fatto capire che sì, siamo di fronte a una situazione estrema. Forse irrecuperabile, anche ai più alti livelli. Questo calcio schifoso e corrotto sta iniziando a corrompere e seccare anche i sentimenti più ovvi, più banali, più scontati e quindi più forti. Perchè il rispetto per i morti dovrebbe essere più importante di tutto il resto. Se proprio non si riesce ad onorarli, però, sarebbe meglio tacere.

Ecco, fateci questo favore per il futuro, signori Agnelli e Platini: tacete. Lasciateci ricordare certi momenti nel silenzio della nostra vita. Non continuate a sporcarli, nel goffo tentativo di ripulirvi la coscienza.

scritto da il 28 maggio 2010 alle 12:27

Ma come li abbiamo ridotti?

Pubblichiamo senza commento. Non ce n’è bisogno.

Sospensione assegnazione Champions League 2009-2010

Si chiede l’apertura di un’inchiesta ufficiale da parte della UEFA per indagare sul comportamento tenuto dalla società calcistica Internazionale F.C. nel corso della champions league 2009/2010, in particolare si chiede

1) Di indagare se siano stati corrotti gli arbitri degli incontri Inter-Chelsea del 24 Feb 2010 e di Chelsea-Inter del 16 Mar 2010 dal momento che nei suddetti incontri sono stati negati alla squadra inglese ben 4 rigori netti e il calciatore Walter Samuel non è stato espulso

2) Di verificare la correttezza delle modalità del sorteggio dei quarti di finale di champions league che ha abbinato l’Internazionale FC alla squadra russa del CSKA Mosca, squadra nettamente più debole delle 8 qualificate ai quarti di finale.

3) Di indagare se siano stati corrotti gli arbitri degli incontri Inter-Barcellona del 20 Apr 2010 e di Barcellona-Inter del 28 Apr 2010 dal momento che nei suddetti incontri sono stati negati alla squadra spagnola ben 3 rigori netti e il calciatore Diego Alberto Milito ha segnato una marcatura in evidentissima posizione di fuorigioco

4) Di indagare se sia stato corrotto l’arbitro della finale di champions league del 22 mag 2010 che non ha assegnato un evidente calcio di rigore ai tedeschi per il fallo di mano volontario del calciatore dell’Internazionle FC Maicon Sissenando.

5) Di indagare sul comportamento offensivo tenuto dal calciatore Marco Materazzi durante i festeggiamenti per la vittoria della champions league, il quale indossava una maglietta gravemente lesiva della dignità della società sportiva Juventus FC.

6) Di indagare, a seguito dei fatti emersi dal processo di Napoli su Calciopoli, sui comportamenti tenuti negli scorsi anni dai tesserati dell’Internazionale FC, comportamenti che porterebbero all’automatca esclusione della società suddetta dalla partecipazione alle coppe europee.

Detto ciò si richiede l’immediata sospensione dell’assegnazione del titolo di campione d’Europa alla società Internazionale FC in attesa dell’esito dell’inchiesta suddetta.

scritto da il 10 maggio 2010 alle 8:48

E oggi chi si vergogna?

Presidente Sensi, si vergogna Lei questa settimana?

In fondo, non c’è molta differenza tra l’atteggiamento in campo della Lazio di domenica scorsa e quello del Cagliari su cui avete in pratica passeggiato… ho visto solo la sintesi, sia chiaro, che prima ero al Meazza con tanti altri vergognatissimi tifosi della beneamata, a tifare e soffrire contro un Chievo che su 4-1 non ha esitato a metterla dentro 2 volte, mica dei Jeda qualsiasi…

Ma lo so, pretendo troppo, Lei non si è vergognata dopo Bari-Roma, perchè dovrebbe farlo oggi?

Forse, ma neanche su questo punterei un euro, si sarà vergognata per l’ennesima mistificazione retorica di cui avete (come ambiente-Roma, società + tifosi) dato ampia dimostrazione ieri, con gli striscioni che giustificavano l’ingiustificabile gesto di violenza pura compiuto dal troglodita a cui da anni concedete tutto?

Si è vergognata nel vedere coinvolti in questa buffonata pure i figli di detto troglodita, in un’esposizione pubblica non dissimile come escamotage psicologico dai mafiosi che vanno alle processioni sacre? Se non si è vergognata lei di questo, spero che almeno l’abbia fatto la signora Ilary Blasi in Totti, brillante e simpatica showgirl che ciclicamente deve vedersi ridotta, nell’immaginario collettivo del Vostro ambiente, alla donna del maschio-alpha…

Si vergogna, signora (?) presidente, per le BUGIE di cui da sempre riempite i giornali con dichiarazioni tipo quelle del vostro allenatore su Mourinho (come se fosse il portoghese a guastare il clima in questo campionato di M####) o dei vostri giocatori (Juan: “Il problema Totti è stato creato all’esterno della Roma”; Pizarro: “basta con i moralismi, in questo ambiente non è il caso di farli, perché certe cose possono capitare a tutti…”)?

Mi indigno, altro che vergogna, in quanto contribuente RAI, nel sentire Galeazzi dire “è un peccato che un giocatore come Totti non vada al mondiale, però dopo l’episodio con Balotelli è inevitabile”: ma come, stiamo parlando di un giocatore FI-NI-TO, che cammina in campo (gli unici scatti recenti li ha fatti a palla distante mercoledì, prima su Milito e poi su Mario), che è umanamente parlando molto prossimo ad un escremento, e si sarebbe meritato di andare dove??? Ma mi faccia il piacere mi faccia…

Sempre a 90° minuto il cronista di Roma-Cagliari, il milanista Bizzotto, tutto raggiante, chiude il servizio snocciolando i numeri di Totti, a quanti gol dai 200 è arrivato, e sentenzia qualcosa del tipo “sono queste le uniche cose di cui parlare di Totti oggi”. Bravo, aggiungici pure il numero di cartellini rossi in carriera (14), caro numerologo.

Chi altro si potrebbe essere vergognato dopo le partite di ieri?

Così, a occhio, direi che dovrebbero vergognarsi i dirigenti della Pisella, per la quattordicesima sconfitta condita dal solito codazzo di petardi e disordini scatenati dai suoi beceri tifosi, quelli che inneggiano a Moggi, sugli incolpevoli sostenitori del Parma… magari a non dargli corda, “educandoli” diversamente, non si sarebbe arrivati a questo? chissà…

Mi vergogno io, come italiano amante del calcio, per il fatto che a quasi 20 anni di distanza, ancora ci sono tifoserie pronte a scannarsi per l’omicidio di un genoano, quindi spero che lo facciano anche tutti i responsabili di questa situazione: ma in tutto questo tempo, organizzare un amichevole, far chiarire le due tifoserie… sono cose così difficili?2

Chiudo con un uomo, ma che dico uomo, di più, un pagliaccio, che in questo clima così sereno la settimana scorsa ha espresso le seguenti parole misurate “auguro alla Lazio di marcire in serie B” da una platea modesta, con scarso seguito televisivo senza dubbio, un signore passato senza vergogna da Lotta Continua a Craxi, per poi approdare alla corte berlusconiana in qualità di buffone moggiano.

Caro pirla, ai gol della Lazio ho esultato anche (soprattutto) pensando alla tua faccia di c####, gli anatemi mettili nel c###.

P.S.: l’Atalanta è matematicamente terzultima, il Siena infatti non è andato oltre il pareggio con la Fiorentina. A meno di sconvolgimenti non certo preventivabili oggi, al pari della scoperta di marziani vivi nella prossima settimana, non è pronosticabile alcun ripescaggio multiplo. Il premio salvezza, promesso in caso di arrivo al terzultimo posto, dovrebbe essere ufficialmente svanito. Attendiamo trepidanti il nuovo escamotage per far transitare soldi (e motivazioni) dalla società Siena (e chi vi è dietro) ai suoi giocatori, in vista di domenica prossima.

scritto da il 30 aprile 2010 alle 10:11

El Kann ed altri animali

C’era una volta il 2003, sette anni fa, ma sembra una vita.

Di questi tempi, il mio prof di Finanza Aziendale subiva la beffa degli studenti milanisti, dopo l’Euroderby di ritorno in semifinale (da noi giocata dopo più di vent’anni dalla precedente), ed a Manchester andavano Milan e Juventus.

In quell’esportazione di trofeo Berlusconi, andava in scena in realtà molto di più, cioè la certificazione su scala europea della forza e del potere di due club che in Italia avevano dominato il decennio appena conclusosi.

Nell’altra semifinale tra l’altro i bianconeri avevano eliminato il Real Madrid, campione d’Europa ed Intercontinentale in carica, in una delle sue ultime interpretazioni da protagonista su scala europea prima di perdersi tra ali, punte, punticine e trequartisti.

Il confronto con oggi, è qualcosa di assolutamente godurioso, inimmaginabile per chiunque: il Real a parte i quarti di finale col Monaco dell’anno seguente (purgata dall’ex Morientes) ha collezionato una serie di SEI eliminazioni consecutive agli ottavi, ha cambiato radicalmente la sua intelaiatura almeno altre due-tre volte, a cifre folli, ma sono Milan e Juve le squadre su cui intendo maggiormente soffermarmi, nel day after della partita storica del Camp Mou.

Si, perchè laddove una volta il calcio italiano era controllato (direttamente, indirettamente, o comunque da protagoniste) da due società che magari usavano metodi discutibili (con i distinguo del caso, che non ho voglia nè tempo di fare) ma di sicuro erano il paradigma dell’efficenza e dell’organizzazione (a delinquere – magari – ma comunque organizzazione), ora siamo di fronte a due “bande dell’Ortica” composte però da soli “pali” sul modello della famosa canzone di Jannacci, vista la serie di mosse susseguitesi nel giro di 24 ore che definire “fuori tempo” è un eufemismo…

Da prima, nel giorno della radiazione del signor Moggi Luciano (che non gonverma e non sbendisce), il nuovo presidente Fiat John Elkann non trova di meglio che piazzare il cug-inetto Andrea Agnelli (universalmente considerato l’esponente familiare più vicino alla pluricondannata triade) alla presidenza della mefitica squadra di famiglia.

E’, l’Agnelli Andrea, una figura che pare uscita da uno sketch di Rowan Atkinson, mixato con l’imitazione di Gasparri fatta da Neri Marcorè. Insomma, il prototipo di uno sfigato, che non ha ben chiaro cosa stia lì a fare (ma evidentemente non è piazzabile in altri ruoli nel gruppo). Infatti si è già prodotto in mirabili supercazzole del tipo che rafforzeranno sia la struttura societaria in Corso Galileo Ferraris, sia la struttura sportiva di Vinovo…

ECHEVVORDI’? Mettono quattro tiranti?

Mah… il cugino più famoso intanto mostrava segni di insofferenza. Eh si, perchè dopo aver in 4 anni cambiato 4 allenatori con la promessa di un quinto a breve, aver avallato l’acquisto di una serie di brocchi strapagati quali Thiago, Felipe, Melo, Salami Izzic, (G)Righeira, Amauri, Andrade… dopo aver scolpito incancellabili nella storia bianconera figure quali Blanc, Secco, Cobolli e Gigli, la prospettiva di farsi rubare la scena dal MrBean di famiglia deve essergli sembrata terribile.

E così, ecco la nuova sparata ad effetto: «Nei prossimi giorni sarà definito un esposto alla Federcalcio per chiedere la revoca dello scudetto 2005-2006. In coerenza con quanto abbiamo sempre sostenuto: le regole valgono per tutti».

Poco importa che finora non sia emerso proprio nulla che non dico parifichi, ma nemmeno avvicini, a ciò che faceva la Juventus, l’Inter.
Stupisce soprattutto il tempismo: l’ex D.G. viene radiato, per quanto faceva? bene, lo stesso giorno chiedo la revoca dello scudetto assegnato a chi l’aveva ricevuto dopo le prime condanne.

C’è un altro passaggio buffo, delle dichiarazioni di El Kann:“Chiederemo giustizia ma non la riapertura del Processo sportivo nonostante il coinvolgimento in Calciopoli di altre squadre”

Certo che non chiederete la riapertura del processo sportivo, non potete ottenere nulla! Anzi, peggio ancora, a riaprire il processo sportivo, potrebbero finire sotto la lente di Palazzi pure le SIM svizzere, non note nel 2006…

Mentre tutto ciò andava in scena a Torino, l’astuto premier tra un brindisi per la defenestrazione di Bocchino ed un altro per la finale raggiunta dall’Inter non si lasciava sfuggire l’occasione di silurare pubblicamente Leonardo, a tre giornate dalla fine con il terzo posto non ancora matematicamente certo.

Il quale tamblè, passa da giovane scoperta e brillante mossa societaria, pompata in estate come la svolta Guardiolista di Milanello, ad un Ferrara qualsiasi.

Mah!

Di sicuro, Leonardo, testardo o meno che sia, per quanti errori possa aver fatto quest’anno, si trova in buona compagnia: da Zaccheroni a Zoff, passando per Ancelotti senza dimenticare ovviamente Capello, l’elenco dei sacrificati all’altare della competenza tecnico-tattica dell’ex allenatore dell’Edilnord è degno di un monumento ai caduti in guerra.

Il tutto ad un giorno di distanza dall’outing di Marina Berlusconi, che nel nome dell’amore comunica urbi et orbi che han chiuso i rubinetti, e che di calcio non ne capisce molto, ma non se ne occupa in fondo.

Sette anni in Tibet, ed il mondo appare diverso.

P.S.: non ce ne siamo dimenticati. Siamo andati a Barcellona per una scampagnata a base di uova e schiamazzi notturni, ma vi pensiamo sempre cari De Rossi e Rosella.

BOJINOV, HERNAN, BIABIANY, JIMENEZ… SIAMO CON VOI, SABATO POMERIGGIO.

NON PER ALTRO, SOLO PER LA REGOLARITA’ DEL CAMPIONATO, L’IMPEGNO DEI PROFESSIONISTI, LA DIGNITA’ E TUTTE LE ALTRE SEGHE MENTALI CHE QUOTIDIANAMENTE CI VENGONO RIPETUTE…

scritto da il 17 aprile 2010 alle 4:57

Vogliamo gli italiani

Gioco, spettacolo ma soprattutto fair play a San Siro, per “El Clasico” de noantri. La Juventus si presenta in campo decisa, coesa, determinata: tutti sanno quel che devono fare e mettono in pratica le indicazioni ricevute fin dall’inizio. Del Piero, incurante delle polveri vulcaniche, decolla al minimo contatto; Grosso fa il bullo sulla fascia; Chiellini infilza col gomito qualsiasi cosa si muova nel raggio di trenta metri. Iaquinta, per non sentirsi da meno, crolla ogni qualvolta il pallone gli si avvicina, senza provare nemmeno a controllarlo o, boh, a farci qualche cosa.

In questa bella atmosfera, prende vita una splendida sfida, piena di spunti tecnico-tattici. Fino all’espulsione di Sissoko, l’unico uomo in grado di atterrare Zanetti negli ultimi dieci anni, il pallone non rimane in gioco per più di sette secondi di fila, tra pestoni, gomitate, crolli e pianti. E meno male che a battere la fascia destra bianconera c’è uno Zebina particolarmente ispirato: le sue giocate sono autentiche boccate d’aria per gli esteti, soffocati dal tedioso susseguirsi di falli e falletti.

Dal campo arrivano lezioni di sportività da parte dei leggendari “italiani”, la leggendaria razza superiore della quale l’Inter è sprovvista. Emblematico, a tale proposito, il commovente episodio che vede protagonista un Chiellini che prima sgomita vistosamente Pandev e poi, vedendo sanzionato il suo delicato intervento, si mette ad urlare improperi contro l’arbitro battendosi i pugni sul petto e brandendo una clava. Ah, quando mai potremmo vedere un nostro giocatore esibirsi in un simile spettacolo? Quanto ancora dovremo aspettare per vedere finalmente la nostra squadra piena di italiani come un tempo, quando c’erano Vieri, Cannavaro, Coco, Morfeo e gli altri e tutti gli anni facevamo incetta di trofei?

Caricata dai nuovi (?) sviluppi (?!) di calciopoli, la Juve difende a pieno organico, supera spesso quota tre passaggi di fila e tira addirittura in porta: il fatto che tutto ciò basti a far pensare che “è una buona Juve” la dice lunga sullo standard di prestazioni alle quali questo squadrone ha abituato il pubblico. Purtroppo, mentre tifosi e commentatori sono in estasi e Del Piero ha ormai completato le procedure per un decollo definitivo, arriva l’espulsione di Sissoko a spezzare la magia. Una vera disgrazia: da questo momento in poi, la Juve è costretta a difendersi in massa, ripartire se proprio deve e tentare svariate conclusioni da fuori, vedendosi obbligata a snaturare il proprio gioco e la propria vocazione al futebòl bailado. Peccato.

L’Inter attacca con foga, ma non troppo. Milito (nell’occasione perso da Cannavaro) si esibisce in quello che ormai sta diventando un abitueè, ossia il colpo-di-testa-in-tuffo-da-un-metro-dopo-sponda-da-angolo che finisce misteriosamente non dentro la porta, mentre Eto’o, dopo essersi bevuto Cannavaro, ciabatta in curva un sinistro in caduta in pieno stile Martins. Cannavaro, per le buone chiusure di cui sopra, viene più volte citato come uno dei migliori in campo, il che la dice lunga sullo standard di prestazioni alle quali l’impavido capitano ha abituato il pubblico.

Il gol, comunque, è nell’aria: la pressione è alta, i giocatori della Juve prendono a comportarsi in modo curioso. Grosso spende falli inutili su avversari chiusi e col pallone che sta comodamente rotolando fuori, poi mette un dito in bocca a Milito intimandogli di smetterla; Zebina prosegue nella regressione che lo porterà ad essere una valida pedina per la seconda categoria del Montespertoli, dispensando preziosi assist ai giocatori neroazzurri. La partita, però, non si sblocca, e lo spettro di un infausto pareggio contro la squadra dei crolli e delle dita in bocca si fa sempre più minaccioso. Diego, dinamite pura nel piede destro, dimostra a più riprese di avere dentro di sé lo spunto che potrebbe portare al colpaccio.

Quando mancano quindici minuti al termine, la svolta: Iaquinta, ormai pesantamente contuso dopo gli innumerevoli crolli autoimposti, lascia il campo all’orgoglio tricolore, al figlio della patria, alla massima espressione della pura razza italica. E’ lui, l’eroe, la speranza di un paese intero. Farà sfracelli, come sempre.

Un minuto dopo, infatti, Maicon, pur essendo nato a 12000 km dal belpaese, sombrera proprio il nostro eroe, addomestica il pallone con la coscia e spara un mezzo esterno micidiale che trafigge Buffon, fatto di per sé assurdo vista la nazionalità del portiere bianconero, status che dovrebbe automaticamente garantirgli l’invulnerabilità. La gara è ormai in discesa per la squadra di Mourinho, che per dare la mazzata definitiva all’incontro dice a Muntari di togliersi la pettorina. Non appena il nostro eroe si alza dalla panchina, Balotelli sfonda la traversa con una fucilata in stile-Diego. Il Rummenigge del terzo millenio, poco dopo, ci prova da analoga posizione spaccando le mani a Julio Cesar, che riesce però miracolosamente a bloccare nonostante la cannonata gli sfondi i guanti e gli ustioni i polpastrelli, cancellando le sue impronte digitali.

Sulley entra e, come al solito, la sua prima giocata erutta musica e poesia: tocco morbido a liberare Milito che è solissimo ma si inzebina ed inciampa, dando l’impressione di non aver ben chiare le idee sul da farsi. Manca poco, ma il campione ghanese non vuole saperne di non lasciare la sua micidiale impronta sul match.

Impronta che, ovviamente, finirà per lasciare. Ricevuta palla sulla sinistra, dal suo celestiale mancino parte un cross chirurgico che Eto’o non può fare a meno di mettere dentro, chiudendo i giochi e rispostando le attenzioni del popolo juventino a quanto non sta accadendo a Napoli.

Finita la partita, c’è tempo per riflettere  sull’impresa di Amauri, capace di non toccare un solo pallone, e per gustarsi la degna conclusione della splendida serata di sportività della squadra bianconera: il toccante piagnisteo davanti alle telecamere, con le recriminazioni e mugugni di Chiellini e Zac nei confronti di quest’arbitro che ha falsato la partita con l’espulsione inventata di Sissoko. Il consueto aplomb dei settimi in classifica, che si scordano accidentalmente di citare come lo stesso Giorgione, Grosso e Felipe Melo meritassero tutti la doppia ammonizione, provvedimento che col codice Tagliavento sarebbe stato preso circa al settimo minuto di gioco.

Finisce quindi due a zero, un risultato che sancisce la prima vittoria alla vigilia di una partita fondamentale di Champions League. Che dire, speriamo che non porti merda.

mo

scritto da il 18 marzo 2010 alle 21:49

What is this?

Thank you very much Mr. Roy!

scritto da il 30 gennaio 2010 alle 15:32

Uno di noi

Il Lippi Bis

Il Lippi Bis

Sei arrivato in un pomeriggio di primavera, come il naso chiuso e gli occhi gonfi. Eri l’uomo che il tuo mondo invocava da tempo, uno che dopo poche ore aveva già rivoluzionato le metodologie d’allenamento della squadra. Con te sì, che era un’altra musica. Il settantenne, dopo la partita col Siena, era già un ricordo.

D’altra parte, tu sei un’altra cosa. Sei venuto su con le indicazioni dello stratega che portò Domoraud a Milano, che sconvolse il Brasile con la coppia Pirlo-Montolivo. Con un autentico genio del pallone come lui alle spalle, non potevi che diventare il grande tecnico che sei.

E così ti sei seduto su quella panchina, e non te ne sei più andato. Due partite, due vittorie: e chi sarebbe stato così pazzo da toglierti dal tuo posto, dopo una tale dimostrazione di forza? Di certo, non una dirigenza illuminata come quella juventina. Hanno fiutato qualcosa di grosso, hanno capito che avevano fra le mani il nuovo Guardiola, no, di più, il nuovo Wenger, massì, il nuovo Michels, il nuovo Gregucci, esageriamo, chi se ne frega.

Ecco allora che arriva il momento del mercato, con te, lì, in prima linea, a scovare talenti. Arriva una chiamata, è Lui, ti dice “prendi Cannavaro”,  e via, arriva Cannavaro. Altra chiamata, ancora Lui, “prendi Grosso”, e arriva Grosso. Un’altra chiamata, “ma chi è a quest’ora” dice tua moglie che non dorme da una settimana per tutte queste chiamate, “lo sai, devo rispondere”, le dici, è ancora Lui, “prendi Macellari”, “no ma sei sicuro? Macellari no, dai” “PRENDILO!!!”, ma la dirigenza non riesce a convincerlo a sposare il progetto Juve e non se ne fa niente.

A quel punto sale in cattedra Secco, che a dispetto del nome è un fiume in piena, pregno di intuizioni geniali, e piazza i colpacci. Vede un centrocampista brasiliano schiacciare il duo Pirlo-Montolivo nella Confederations, e se ne innamora. “Se è riuscito a sfuggire alla gabbia di Marcello, può fare qualsiasi cosa!!”, urla Alessio, con il pugno alzato, al CdA di giugno. “Andiamo a prendercelo!”, è la risposta degli altri presenti. Parte subito la chiamata a Corvino.

“Ehi, quanto vuoi per Melo?”

“Mah, una decina di milioni”

“Facciamo venti?”

“No guarda, ho detto dieci, non mi smuovo”

“Venti più Marchionni”

“No, no, al massimo me ne dai otto”

“Vabbè, ci risentiamo”

Poi riuscite a convincerlo, e piazzate l’affarone. Ormai scatenato, Secco ti porta pure Diego, il trequartista che inseguivate dal ’96, e Caceres, terzino selvaggio. Hai un’armata invincibile, e lo dimostri subito. A Roma è spettacolo: 3-1 per voi. I telecronisti sono in subbuglio, i tifosi sono in subbuglio, tutto il mondo è in subbuglio. Avete lo Zico del terzo millennio, il Dunga del terzo millennio,  mentre agli altri, in sede di mercato, sono toccate le briciole.

La cavalcata è inesorabile, e la terza stella sempre più vicina. A novembre scatta qualche campanello d’allarme, mannò, non è niente, c’è la sfida con l’Inter, c’è da saltellare come oranghi per un paio d’ore, altro che campanelli d’allarme. Lì realizzi il tuo capolavoro tattico: vinci senza nemmeno volerlo, così, per sbaglio, quasi chiedi scusa, alla fine. Ti presenti col Bayern pieno di baldanza, pronto a spazzarli via, però non vedi palla e ne prendi quattro. Sì, quattro. Quattro pere che significano Europa League.

No, via, tranquilli, è stato solo un incidente. E in effetti sì, è un incidente, ma un incidente di quelli tosti: un tamponamento fra aerei, un frontale fra treni, un macello. E non vincete più. Perdete con tutti, contro il Bari, contro il Catania, contro il Milan, contro voi stessi, fate le partitelle in allenamento ed entrambe le squadre perdono, è il disastro. Tu, col tuo carisma e le tue invenzioni tattiche, dai la scossa alla squadra, che ogni domenica che passa dimostra di aver ormai completato l’opera di trasformazione nel Milan di Tabarez. Sei un genio, Ciro, tant’è che sei amato anche e soprattutto dai supporter avversari, che sperano con tutte le loro forze che tu, da quella panchina, non ti debba alzare mai.

Purtroppo, in questo calcio senza sentimenti, senza amore (Leo e i suoi ragazzi non sono ancora riusciti a contagiarci), senza riconoscenza, uno come te, così sopra le righe, così diverso, così avanti, non poteva durare più di tanto. Sei praticamente esonerato dal 10 di gennaio, ma tu non vuoi saperne, sei Rocky, vai  avanti, non molli. Poi arrivano Ranieri e Riise e davvero sei alla fucilata. Poi perdi con l’Inter, anche qui nei minuti finali, con gol decisivo di Balotelli: è troppo anche per Blanc, sei fuori.

Niente sarà più lo stesso senza di te: il calcio, ieri, ha ricevuto un duro colpo. Da quando sei spuntato otto mesi fa, la domenica, oltre a vedere le partite, ci si divertiva, si facevano quattro risate. Ci davi sempre del gran materiale per passare delle allegre giornate in compagnia, ci hai conquistato col tuo sguardo perso nel vuoto, con il cambio Trezeguet-De Ceglie, col tuo dirne quattro a Maifredi.

Grazie, Ciro. E’ stato bello. Ci hai fatto sognare, e noi non lo dimenticheremo.

Torna, appena puoi.

scritto da il 29 gennaio 2010 alle 13:18

Questo post è un traghettatore.

È un peccato che Pep Ferrara non sia più con noi. Mi stava dando grandi soddisfazioni.

Però, d’altra parte…

L’ultima volta che l’ho visto traghettare, è stata una tristezza. Che serva da augurio a quellilì.